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TRAVAGLIO E IL SUICIDIO PERFETTO DEL M5S IN SEI MOSSE: DALL’UNO VALE UNO ALL’UNO VALE L’ALTRO, UNA SELEZIONE ALLA CAZZO

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DEL “FATTO” ENUCLEA “LA RAFFINATA STRATEGIA” CHE HA PORTATO AL DISASTRO E ANTICIPA LA PROSSIMA MOSSA

Marco Travaglio nell’editoriale sul Fatto Quotidiano di oggi ci racconta le regole del suicidio perfetto del MoVimento 5 Stelle che hanno portato i grillini alla sconfitta alle elezioni amministrative di giugno.
La prima mossa è ovviamente la defenestrazione di Federico Pizzarotti:
Hai un sindaco, Federico Pizzarotti, che 5 anni fa ti ha fatto conquistare il primo capoluogo: Parma. Non ruba, governa benino, fa quel che può e annuncia solo quel poco che fa, sottovoce. È anche un gran rompicoglioni, refrattario agli ordini di scuderia. Tenerselo stretto e coprirlo di attenzioni,oltre a levargli ogni alibi per la fuga, sarebbe la migliore smentita ai detrattori che dipingono il Movimento come una caserma agli ordini di Grillo & Casaleggio. Ergo lo scaricano con una sospensione disciplinare di un anno, lo attaccano un giorno sì e l’altro pure, non lo chiamano mai, lo regalano agli avversari e candidano al suo posto un carneade che non mette in fila due parole in croce. Risultato: 3,18%.
La seconda e la terza mossa sono le fallimentari strategie del Capo a Palermo e a Genova. La quarta mossa è Taranto:
Taranto è l’ideale per i 5Stelle: il governo annuncia il “salvataggio”dell’Ilva che avvelena la città , con 6 mila esuberi. Difficile mancare il ballottaggio. Ma si trova il modo: il vertice cittadino sostiene un candidato, ma altri Meetup si mettono di traverso con altri nomi (esattamente come a L’Aquila, a Piacenza, a Padova ecc.). Da Roma si pensa di non presentare il simbolo, magari appoggiando l’ex procuratore anti-Ilva Sebastio, sostenuto da liste civiche. Idea troppo brillante: si rischierebbe di vincere. Infatti subito accantonata. Le Comunarie last minute le vince con ben 107 voti l’avvocato Francesco Nevoli. Che inizia la campagna elettorale alla vigilia del voto. Risultato: solito ballottaggio destra-sinistra.
La quinta mossa l’abbiamo vista ieri: si dà  la colpa alle liste civiche coi partiti dietro; si vanta la “crescita lenta, ma inesorabile”; si esulta per i trionfi di Sarego e Parzanica; si fanno sparate anonime sui giornaloni contro i pochi volti noti e vincenti.
E la sesta mossa?
Vista la strepitosa riuscita del sistema di selezione a caso o a cazzo, si completa l’opera passando direttamente dall’“uno vale uno” al “l’uno vale l’altro”.
Al posto delle Comunarie, sorteggio dei candidati dagli elenchi telefonici.

(da “NextQuotidiano”)

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IMPOSIMATO: “CASALEGGIO INVITA LA GENTE SBAGLIATA, DI MAIO E’ UNA DELUSIONE, NON E’ ALL’ALTEZZA”

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX CANDIDATO AL QUIRINALE PER IL M5S: “I VERTICI DEL M5S SONO DEGLI INCAPACI”

“Sono incapaci”. Il giudice Ferdinando Imposimato, ex candidato al Quirinale dei 5 stelle, è durissimo nei confronti dei vertici del MoVimento.
In un’intervista al quotidiano la Stampa spiega che cosa c’è che non va e cosa pensa dei leader.
Grillo lasciamo perdere, non parlo con Grillo. Ho un buon rapporto con Davide Casaleggio, ma ultimamente le sue scelte mi lasciano perplesso. A Ivrea ero stato invitato non per parlare, ma per sentire. Io che sono stato il candidato al Quirinale del MoVimento? Io che sono un simbolo per loro, il giudice coraggio per i ragazzi grillini? E invece a parlare c’erano personaggi come De Masi. perchè, ho pensato, devo andare ad ascoltare uno che ha fatto campagna per il Sì al referendum? E poi avevano chiamato gente della Trilateral…
Il giudice spiega cosi queste contraddizioni
Certamente il M5s vive di contrasti interni. Io sono contro le correnti, ma sono anche per il dissenso motivato. E se non sono d’accordo, lo dico. Scrivo e parlo per quella parte del moVimento che vuole salvare il MoVimento.
Sul vicepresidente della Camera e candidato premier in pectore, Imposimato dice
Per me è stata una delusione Luigi Di Maio. L’ho sostenuto, ma non credo sia all’altezza della situazione. Se tu ti metti a fare una legge elettorale così sballata, fatta di nominati, con un accordo opaco con Renzi e Berlusconi, vuol dire che non sei capace.

(da “Huffingtonpost”)

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VERONA POTREBBE ESSERE LA CAPORETTO DI SALVINI: LA BISINELLA OTTIENE UN’APERTURA DAL PD

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

“LADY TOSI” PER 1.200 VOTI BRUCIA ALLO SPRINT LA SALEMI, ORA PUNTA AL TRAGUARDO FINALE…. TOSI SPARA A ZERO: “DAL PUNTO DI VISTA DEI VALORI, SIAMO AGLI ANTIPODI TOTALI DA SALVINI”

È quasi giorno quando l’urlo liberatorio di Flavio Tosi spazza via la tensione. Anzi, la paura. Il fortino del sindaco uscente di Verona ha retto per una manciata di voti: sono solo 1200 le preferenze che separano Patrizia Bisinella, compagna del primo cittadino, dalla candidata di centrosinistra Orietta Salemi.
Milleduecento voti che consentono alla prima di accedere al ballottaggio e condannano la seconda alla delusione più cocente, perchè arriva a un soffio dal traguardo.
Un solo punto percentuale ha separato le due aspiranti sindache che, fino all’ultimo scrutinio, sono rimaste in gioco per sfidare al secondo turno del 25 giugno il candidato del centrodestra unito Sboarina.
Solo quando restavano poche sezioni da scrutinare, è arrivata la certezza che ha smentito gli exit poll e le proiezioni circolate dopo la chiusura dei seggi: il feudo di Flavio Tosi, per dieci anni alla guida della città , alla fine non è caduto. La fidanzata del sindaco arriva al ballottaggio.
E ora si apre una nuova partita, dall’esito per nulla scontato.
In due settimane lady Tosi, senatrice che ha deciso di seguire il compagno nella nuova esperienza di Fare! lasciando il gruppo della Lega a Palazzo Madama, ha dalla sua ancora qualche carta da giocare.
Convincere gli astenuti, per esempio, e sono tanti. A Verona l’affluenza si è fermata al 60%, quasi dieci punti in meno alle elezioni del 2012 quando a votare si recò poco meno del 70% degli aventi diritto.
Non solo: come riportano le analisi di flusso di Youtrend, il 36% degli elettori che nel 2012 scelsero Tosi ha preferito Sboarina (centrodx). Solo il 24% di coloro che scelsero l’ex leghista cinque anni fa ha poi votato la sua fidanzata, Bisinella.
C’è un largo margine su cui lavorare. Ma la spinta decisiva può arrivare dal Partito Democratico.
“Flavio Tosi ha votato sì al Referendum, su quella città  dovremo riflettere bene”, ha detto Matteo Ricci, responsabile nazionale Pd per gli enti locali.
È un’apertura importante, soprattutto perchè arriva a caldo, dopo poche ore dall’esito. E perchè è rivolta, di riflesso, a Tosi, sindaco uscente ma onnipresente, durante tutta la campagna elettorale (non c’è foto di Patrizia Bisinella senza che vi sia anche il suo compagno, come un candidato-ombra).
Solo poco tempo fa luogotenente del Carroccio, e leader saldo della Liga Veneta, ha condotto un’eterna lotta con il nemico Salvini al quale sperava, non senza qualche velleità , di sottrarre la guida del partito.
Consapevole di essere arrivato alla fine del suo percorso al Comune ha tentato di soffiare la candidatura per la Regione Veneto a Luca Zaia. Di fronte al rifiuto del leader leghista, si è messo nelle condizioni per farsi cacciare.
Di qui è partita l’iniziativa politica di Fare!, con un gioco di sponde tra Verona e Roma. Mentre in Veneto si consumava la scissione, nella Capitale un gruppetto di parlamentari abbandonava il gruppo del Carroccio sia alla Camera che al Senato, strizzando l’occhio al governo.
Tra questi, c’era anche Patrizia Bisinella, senatrice e fidanzata di Tosi. Gli ex leghisti sono diventati renziani. E ai diversi incontri a Verona tra l’allora premier Renzi e il primo cittadino sono seguiti messaggi di stima reciproca.
Così le truppe tosiane hanno aderito convintamente alla campagna per il Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre.
Secondo le cronache locali non in maniera disinteressata: Tosi, ha riportato L’Arena di Verona, avrebbe ottenuto in cambio la promessa di una modifica, tramite decreto, al testo unico sugli enti locali per candidarsi per un terzo mandato. Modifica poi mai arrivata dopo la vittoria del No e le dimissioni di Renzi.
Quindi la discesa in campo veronese della “morosa”, Bisinella, che non disdegnerebbe affatto l’appoggio del Pd: “Vediamo, io ho sempre messo al centro del mio programma i temi della famiglia, del sociale, che mi stanno molto a cuore”.
Tant’è che il leder del Carroccio Salvini è preoccupato e furibondo: “A Verona ci sono i renziani compatti contro la Lega”
Dal canto suo Tosi non nasconde il sollievo: “Se la mia fidanzata Patrizia Bisinella diventerà  sindaco nuoterò per 10 Km nell’Adige. Se le cose vanno bene lo farò entro luglio”, ha promesso il primo cittadino. “Siamo andati a letto alle 7 di stamattina. Io non sono riuscito a dormire, ero carico di tensione, mi sono mangiato il fegato tutta la notte”.
Quanto al probabile appoggio della sinistra, “c’è già  stata una dichiarazione di sostegno da parte del sindaco Ricci, che ovviamente ringraziamo”.
Quindi vi voteranno? “Mi sembra abbastanza naturale – dice a Un Giorno da Pecora – noi siamo civici puri, pragmatici ed attenti al territorio. Dall’altra c’è Salvini, dal punto vista valoriale siamo agli antipodi totali”, dice Tosi.

(da “Huffingtonpost”)

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NESSUNO PUO’ RIDERE

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

CATASTROFE M5S. EMORRAGIA DEL PD, CALO DI FORZA ITALIA

La catastrofe dei Cinque Stelle, rimasti fuori da tutti i ballottaggi. Il crollo di Forza Italia, mascherato (in parte) dalla rinascita di un centrodestra a trazione leghista.
E l’allarmante emorragia del Pd, in forte calo rispetto alla volta scorsa.
Sono questi i tre titoli di una tornata amministrativa rimasta sottotraccia, sino all’apertura delle urne. E segnata da un sostanziale disimpegno dei leader nazionali, a partire da Renzi che finora non ha partecipato a nessun evento elettorale a sostegno dei suoi candidati.
C’è un dato preliminare che spiega molto.
Lo sottolinea Federico Fornaro, senatore mpd e grande esperto di flussi elettorali: “È ripresa la fuga dalle urne degli italiani. Nei 1005 comuni chiamati al voto la percentuale di votanti è stata del 60,07 per cento contro il 66,85 per cento delle precedenti elezioni.
Tendenza all’incremento dell’astensionismo che si rileva anche nei 25 comuni capoluogo di provincia che passano da una media del 64,96 per cento al 58,68 per cento del 2017”.
Le regioni dove il calo è più evidente sono Emilia e Liguria, due regioni tradizionalmente rosse. Il picco negativo, nazionale, è Genova con solo il 48,38 per cento dei votanti, dato che ha un grande valore politico.
Ed è proprio in Liguria che il Pd, ma anche il centrosinistra nel suo insieme va male. A Genova la volta scorsa Doria al primo turno prese il 48,3 con 127.477 voti. E vinse. Questa volta Crivello, candidato di tutto il centrosinistra, va al ballottaggio col 33,39 (in termini assoluti 76.407 voti) dietro il candidato del centrodestra Marco Bucci (38,80). Oltre 55mila (il 23,88) furono i voti del Pd nel 2012 (a cui sommare le civiche).
Stavolta il Pd si è fermato a 43mila voti (19 per cento). Dodicimila in meno rispetto alla volta scorsa, solo parzialmente confluiti nella nei 6.500 voti di una lista di Sinistra.
Ancora più eclatante il caso di La Spezia, dove il candidato del Pd Paolo Manfredini arriva secondo dietro al candidato del centrodestra Pierluigi Peracchini: 25,07 contro 32,61. Manfredini raccoglie in tutto diecimila voti, rispetto agli oltre 20mila di Massimo Federici, il candidato del centrosinistra che cinque anni fa vinse al primo turno.
Questa volta al primo turno il centrosinistra vince solo (si tratta di due conferme) a Cuneo e Palermo.
Anche se, nel capoluogo siciliano, lo spettacolo è davvero pirandelliano. Leoluca Orlando batte il candidato del centrodestra Fabrizio Ferrandelli, questa volta sponsorizzato da Totò Cuffaro ma la volta scorsa candidato proprio dal Pd contro Orlando.
A sostegno di Orlando c’è il Partito democratico che ha combattuto il sindaco uscente fino al giorno prima che si presentassero le liste. C’è anche se non si vede, perchè rinuncia al simbolo per nascondersi nel sistema di liste civiche.
Un sistema di liste, ultima nota paradossale, che raccoglie qualche punto in più del candidato.
Qualche nota pirandelliana si intravede anche a Cuneo dove Federico Borgna, il vincitore, la volta scorsa si presentò a capo di una coalizione centrista e sconfisse l’allora candidato non suo Pierluigi Garelli, sostenuto appunto dal Pd.
Complessivamente il trend del centrosinistra attesta una grande fatica a confermare il dato del 2012.
Dove si vinceva, oggi si rincorre. Nei 22 comuni in cui si svolgerà  il secondo turno il centrodestra partirà  in vantaggio in 15 – erano solo 2 nelle precedenti elezioni – ed è secondo in 5 (erano 8).
Il centrosinistra, invece, arriva al primo posto nel primo turno solamente in 4 comuni — rispetto ai 13 del passato – e dovrà  rincorrere in 16.
Sostiene Fornaro, dati alla mano: “È evidente che i ruoli tra la ‘lepre’ e chi rincorre tra centrodestra e centrosinistra si sono invertiti. Appare dunque assai improbabile che il centrosinistra possa riconfermare le sue 14 amministrazioni comunali uscenti e fino ad ora gli unici due sindaci già  eletti (Borgna a Cuneo e Orlando a Palermo) nelle precedenti competizioni non correvano sotto le insegne del Pd e alleati”.
Oltre a Genova, La Spezia e Parma, il Pd è secondo anche ad Asti, Como, Lodi, Monza, Piacenza, Rieti, Taranto, Oristano.
Mentre è avanti ad Alessandria, Pistoia, Lucca e L’Aquila. Tutte città  già  governate dal Pd e dal centrosinistra. Il calo è evidente.
A Piacenza, ad esempio, il candidato Paolo Rizzi raccoglie il 28,19 per cento (11.856 voti) e il Pd il 18,50 (7.232 voti). La volta scorsa il candidato del centrosinistra prese il doppio 22.878 e il Pd quasi 11mila voti.
A Taranto il candidato Riccardo Melucci raccoglie 16.634 voti, rispetto a Ippazio Stefano che la volta scorsa ne raccolse oltre 50mila. A Pistoia, Samuele Bertinelli, nel 2012 aveva stravinto al primo turno con il 59,04 e il Pd oltre il 33 (12.438 voti) per cento, ora è al 37,46 co Pd al 23,18 per cento (8.243 voti).
Secondo l’analisi complessiva di Youtrend, basata sui dati dei 142 comuni superiori ai 15mila abitanti, il quadro è questo. Il Pd, a livello nazionale, si attesta al 16,6 per cento; i partiti della sinistra il 6,9, Forza Italia al 7, la Lega al 7,8; Fratelli d’Italia al 2,5, il movimento a Cinque stelle al 9.
Scomposti per aree geografiche: il Pd al sud è al 12,5 (mentre il centrosinistra al 34), al centro il 18,8, al nord il 17,9. Il dato del centrodestra però deve tenere conto del fatto che Forza Italia si presenta ovunque, mentre la Lega non ha liste in tutti i comuni in cui si vota. Disaggregandolo, emerge il forte calo del partito di Berlusconi, che ormai ha consensi da partitino.
La ri-surrezione del centrodestra è dovuta innanzitutto alla ritrovata unità  a sostegno dei candidati, dopo che nel 2012 Forza Italia e Lega andarono separate ovunque. Ma il rapporti di forza sono invertiti rispetto ad allora. Traina la Lega un po’ ovunque. Ad Alessandria la Lega è al 13,82, Forza Italia al 10,46; a Cuneo 6,34 a 3,17, a Lodi 14,22 a 3,8, a Monza 14,21 a 12,97, a Padova 6,63 a 3,91, a Verona 8,86 a 3,43, a Genova 12,95 a 8,08, a La Spezia 9,28 a 6,95, a Piacenza 12,9 a 8,44.
Dati solo parzialmente compensati dalla presenza di liste civiche, di area Forza Italia. Tra tutte, la più politica è quella “arancione”, a Genova, del governatore Giovanni Toti a sostegno di Marco Bucci (che si è attestata al 9,76 per cento).
Il calo azzurro è così evidente che si propaga anche a Sud, con dati impensabili fino a qualche tempo fa.
All’Aquila, Forza Italia è al 9,92 ma la Lega è al 6,91. Forza Italia nel centrosud è sopra al 10 per cento solo a Rieti, Frosinone, Trapani e Oristano.
Picchi, che solo in parte compensano la debacle totale in alcune zone del paese.
Come a Parma, con gli azzurri al 2,9.
Secondo Youtrend, la Lega è il primo partito del centrodestra al Nord col 12,6 per cento, mentre al centro i consensi sono il 6,1. Forza Italia, invece, al Nord è al 7,8 per cento, al Sud è 6,3, al centro al 6.
Un crollo, appunto, coperto dal dato politico complessivo di un centrodestra che, unito, torna competitivo.
Grazie alle altrui debolezze.

(da “Huffingtonopost“)

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GRILLO E’ UN LEADER ADEGUATO AL SUO RUOLO?

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

IN 5 ANNI LA DISTANZA TRA IL PESO NAZIZONALE DEL M5S E QUELLO LOCALE NON SI E’ ACCORCIATA MA SI E’ ADDIRITTURA ALLARGATA

Il Movimento 5 Stelle sta facendo in queste ore quello che ogni organizzazione politica fa istintivamente: negare con tutte le sue forze qualsiasi debacle, o anche solo arretramento, della sua sigla alle amministrative di domenica.
Sappiamo che è un processo doloroso ammettere i fallimenti, ma negarli serve solo a renderli più acuti e più ingarbugliati.
E in effetti ingarbugliata è un buon aggettivo per descrivere la condizione odierna dei pentastellati.
Una analisi che viene fatta circolare dai grillini in queste ore per dimostrare che non hanno perso nelle urne di domenica, risulta, involontariamente, utile per capire esattamente il contrario, cioè una delle ragioni della sconfitta.
Curata da www.byoblu.com, l’analisi compara le amministrative del 2012 e quelle di adesso, dimostrando che nei primi 25 comuni in cui si è votato I 5 Stelle sono addirittura cresciuti — la tesi è che solo questa è l’unica valutazione giusta perchè le comparazioni si possono fare solo su elezioni identiche.
Ma eliminare dalla misura, come si fa in questo caso, la strepitosa affermazione del 2013 che fece del M5S la seconda forza politica del Paese, il risultato delle Europee, nonchè le amministrative che hanno portato i pentastellati alla guida di città  come Roma e Torino, serve alla fine solo a sottolineare quanto scarso è rimasto il peso grillino sul territorio a fronte della accelerata crescita nazionale.
Che in cinque anni di forte legislatura la distanza fra la grandezza del peso nazionale di M5s (oggi calcolato sopra il 30 per cento) e il suo peso locale non si sia accorciata ma si sia addirittura allargata, indica un punto di debolezza diventato a questo punto strutturale.
Problema non da poco: se questa è la radiografia della composizione del Movimento, la forza che si candida fra pochi mesi al governo rischia di essere un gigante dai piedi di argilla.
Davvero la causa di questo gap fra locale e nazionale è da attribuire alle faide e alle divisioni interne?
L’idea di uno scontro fra pragmatici (modo per dire governisti) e ortodossi (modo per dire radicali), è facile da offrire e da alimentare.
Ma è una modalità  che rimanda a partiti strutturati, in cui l’impatto della discussione si diffonde con geometrie piramidali.
Il M5S è un movimento il cui dibattito interno, che pure spesso si è appalesato in forme molto acute, rimane fluido, difficile da ingabbiare – insomma, per quanto suggestivo, è difficile vedere in Di Maio un Amendola e in Fico un Ingrao che scuotono l’albero dalla chioma alle radici.
La storia dei 5stelle nei vari territori d’Italia in questi ultimi anni appare piuttosto il terminale (fluido appunto) di molte visioni e interpretazioni, il frutto ritardato della occasionalità  e diversità  da cui è nato il Movimento, l’esplosione di una molteplicità  di voci che finisce spesso in individualismi.
È come se sui territori la ricchezza che M5S ha portato nella politica nazionale sia diventata sfaldamento: un gap tremendo di peso, rivelato anche dall’incredibile distanza fra i nove milioni di votanti che i pentastellati muovono e le poche migliaia di votanti che sul blog decidono la selezione dei candidati alle varie cariche.
Più che la causa, gli scontri interni degli M5S vanno dunque visti come il punto di caduta di questa instabilità .
Che i due assi di sviluppo, quello nazionale e quello locale, non si siano armonizzati in cinque anni chiama invece in causa una forte mancanza di leadership.
Di una mano sicura nel dipanare i problemi, di una mente chiara nell’indicare soluzioni e progetto. Un ruolo che certo non poteva essere assunto dalla prima fila dei nuovi dirigenti. Per leadership pensiamo ancora oggi a quella che ha assicurato Gianroberto Casaleggio.
Dopo di lui il M5S è rimasto effettivamente nelle mani del solo Beppe Grillo, su cui ora pesa in effetti la responsabilità  maggiore delle scelte fatte e di quelle che i pentastellati dovranno fare.
È un leader adeguato al suo ruolo Beppe Grillo?

(da “Huffingtonpost”)

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I DELIRANTI CALCOLI DI MARIO ADINOLFI SUI RISULTATI DEL POPOLO DELLA FAMIGLIA CON CUI CERCA DI MASCHERARE IL FLOP

Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile

“SIAMO IL QUARTO POLO”: IN REALTA’ HA PRESO SOLO 8.759 VOTI IN 14 COMUNI

Il giorno dopo le elezioni nessuno si stupisce troppo delle sciocchezze pronunciate dai leader di partiti e movimenti. Tra chi si premura di dire di aver vinto e chi si affretta a ricordare di non aver perso è spesso difficile trovare un vincitore nella graduatoria della sparata post elettorale.
Per nostra fortuna, tuttavia, quest’anno viene in nostro soccorso Mario Adinolfi, ex candidato segretario del Pd e membro della segreteria democratica e da qualche anno leader del “Popolo della famiglia”, movimento sempre in prima linea contro “la teoria del gender” e spesso finito al centro delle cronache per sparate omofobe .
Il motivo per cui Adinolfi stavolta merita 5 minuti del nostro tempo è la sua analisi post voto, in cui afferma che il “Popolo della famiglia” sarebbe ormai il “quarto polo” della politica italiana, dopo centrosinistra, centrodestra e 5 stelle.
“Il Popolo della Famiglia dimostra con le amministrative 2017 d’essere un movimento radicato e popolare, che ha la soglia di sbarramento nazionale del 3% alle politiche già  dentro al mirino – si legge sul Facebook ufficiale del movimento – La media nazionale di queste amministrative è proprio immediatamente a ridosso del 3%. […] Il quadro politico del paese è diviso in tre tronconi: centrodestra e centrosinistra che si sfidano ai ballottaggi, M5S che soffre una concreta emorragia di consensi, parte dei quali vengono intercettati dal Popolo della Famiglia che cresce proponendosi come solo vero quarto polo, come alternativa politica alle coalizioni esistenti in termini di approdo valoriale, a difesa della famiglia naturale e dei principi essenziali e per questo non negoziabili, dunque con un’identità  molto definita e come tale percepita e premiata dal cittadino elettore”.
Il buon Adinolfi sciorina tutta una serie di numeri e percentuali per dimostrare la sua teoria del quarto polo.
Peccato che, proprio come la teoria del gender, questa storia del quarto polo sia una gigantesca bufala.
Prendendo infatti tutti i casi citati da Adinolfi, riverificandoli e sommando il tutto sapete cosa si ottiene?
8.759 voti in 14 comuni. E questi sarebbero i numeri del “quarto polo”
Ma andiamo più nel dettaglio e vediamo i casi e le cifre citate da Adinolfi con, di fianco le mie precisazioni (prese dal sito del ministero dell’interno)
Adinolfi segnala i seguenti risultati:
Pietro Marcazzan – Goito: 14.86% – Lista arrivata terza su tre con in totale 711 voti;
Mirko De Carli – Riolo: 14.38% – Lista arrivata terza su tre con in totale 355 voti;
Emanuele Locci – Alessandria: 7.03% – Il Popolo della famiglia ha preso in realtà  lo 0,84% e 323 voti. Il 7% si riferisce alla somma di tre civiche;
Mirco Ghirlanda – Zevio: 4.75% – Lista arrivata quinta su 5 con in totale 337 voti;
Gianfranco Zecchinato Gallo – Teolo: 3.66% – Lista arrivata quinta su 5 con in totale 165 voti;
Filippo Grigolini – Verona: 3.36% – Questo in effetti è un buon risultato: 3.723 voti;
Lorenzo Damiano – Conegliano: 2.97% – 396 voti totali;
Luca Grossi – Crema: 2.93% – Lista arrivata quinta su 5 con 379 voti
Alberto Cerutti – Borgomanero: 2.77% – Lista arrivata sesta su sei con 259 voti;
Maurizio Schininà  – Savigliano: 2.22% – Lista arrivata quinta su 5 con in totale 199 voti
Luigi Sposato – Padova: 1.56% – Lista che ha preso in realtà  lo 0,27% e 245 voti;
Manuela Ponti – Monza: 1.26% – Lista arrivata settima su 7 con 579 voti;
Lucianella Presta – Grugliasco: 1.11% – Lista arrivata ottava su 8 con 176 voti totali;
Stefano Arrighi – Genova: 0.39% – Lista arrivata addirittura nona su nove con 912 vot
Ai casi sopra citati andrebbero aggiunti un paio di comuni in cui il Popolo della famiglia si è presentato in coalizione, ma che poco cambiano sotto un aspetto numerico
Ora che conoscete le cifre nel dettaglio ditemi voi con quanta onestà  intellettuale si può affermare, con neppure 9mila voti, di aver fondato il quarto polo della politica.
Benvenuti in Italia…

(da “L’Espresso”)

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BALLOTTAGGI PADOVA E VERONA: DOVE IL “CENTRODESTRA UNITO” RISCHIA DI PRENDERE DUE SBERLE STORICHE

Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile

QUANDO IL MATRIMONIO DI CONVENIENZA POTREBBE NON BASTARE… POSSIBILE IL RIBALTONE CON L’APPOGGIO DI LORENZONI A GIORDANI E DELLA SALEMI ALLA BISINELLA… IN QUEL CASO PER SALVINI SAREBBE UNA BOTTA MICIDIALE

Potranno anche sembrare separate in casa, eppure Lega Nord e Forza Italia riescono a vincere soltanto se riescono a trovare una formula di convivenza che le tenga unite.
E come in tutti i matrimoni che hanno qualche ruga, anche loro devono mandare giù più di un rospo per evitare che finisca a torte in faccia e che se ne avvantaggi il centrosinistra.
Il primo verdetto in Veneto lancia questo segnale, significativo anche per la politica nazionale.
Cominciamo da Padova che costituisce l’esempio più eclatante di baruffe tutte interne al centrodestra.
A novembre il sindaco Massimo Bitonci fu mandato a casa, con la complicità  di due consiglieri azzurri. La pace elettorale ha riportato Bitonci candidato, con Forza Italia costretta a chiedere scusa e a diventare una specie di ruotino di scorta del presidente della Liga Veneta.
Un primo risultato si è visto perchè il commercialista di Cittadella ha superato il 40 per cento con 39.158 voti, lasciando a 11 incollature (29.25%) l’imprenditore Sergio Giordani del centrosinistra (28.487 voti).
Tutto secondo i sondaggi, che però avevano messo in allarme Bitonci, indicato come soccombente in caso di ballottaggio.
Infatti, il terzo incomodo, il professore universitario Arturo Lorenzoni alla testa di due civiche di area centrosinistra, ha avuto una performance inattesa, sfiorando il 23 per cento.
Insomma, l’aritmetica dice che l’elettorato di centrosinistra e dintorni supera abbondantemente quota 52 per cento.
Un altro matrimonio combinato è stato celebrato a Verona, la città  dell’amore.
Anche qui Forza Italia e Lega Nord hanno scelto la mediazione, nel tentativo di togliere elettorato di centro a Patrizia Bisinella, compagna del sindaco uscente Flavio Tosi, che ha fondato Fare! dopo essere stato espulso dalla Lega.
Il calcolo non era campato per aria. Eppure la Lega ci ha rimesso la faccia, visto che aveva già  presentato pubblicamente il proprio candidato, poi ritirato in tutta fretta per far posto all’avvocato Federico Sboarina.
Forza Italia, in una città  a tradizione di centrodestra, non è mai sembrata avere in mano il pallino, anzi la scelta di Sboarina è stata percepita come frutto di un accordo di palazzo tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
I risultati non del tutto positivi si sono visti. Forza Italia è precipitata al 3.43 per cento con soli 3.767 voti. Nel 2012 il Popolo della Libertà  correva da solo e raggiunse il 5.29 per cento (8.88 per cento al candidato Luigi Castelletti). Ma anche la Lega Nord ne è uscita ridimensionata in modo drammatico, visto che cinque anni fa poteva contare sul candidato Flavio Tosi e ora se lo è trovato contro.
La percentuale di 8.86 punti (9.726 voti) non può dirsi esaltante per il Carroccio, considerando che il 13.66 per cento di consensi alla lista del sindaco non va considerato in quota leghista.
Nel 2012 Tosi con la propria civica superò il 37 per cento e il partito arrivò al 10.72 per cento.
L’operazione di occupare con Sboarina il centro non può dirsi completata con successo.
Anzi, ha dovuto prendere atto che la compagna di Tosi, Patrizia Bisinella, è lì vicino, distanziata di 6 mila voti che non sembrano incolmabili, visto l’appeal dimostrato dalla coppia ex leghista con Verona.
E quindi il centrodestra rischia di perdere anche qui, dopo aver vinto il primo turno.
E così il discorso si sposta sul centrosinistra, che potrebbe anche riuscire nell’impresa di vincere a Padova e di far perdere il centrodestra a Verona, ma non per meriti propri.
Orietta Salemi del Pd a Verona è fuori dal ballottaggio ma i suoi voti saranno decisivi per il recupero della candidata di Tosi, che sul referendum istituzionale aveva preso una posizione pro-Renzi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SUL WEB GLI INSULTI AI TERREMOTATI CHE HANNO VOTATO “SBAGLIATO” ALL’AQUILA

Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile

IL SEMPRE EQUILIBRATO POPOLO DELLA RETE SOMMERGE DI IMPROPERI CHI HA VOTATO PD E CENTRODESTRA

Gli italiani continuano a deludere gli italiani. Dopo lo psicodramma penstellato sulla sconfitta del M5S alle amministrative di domenica va in scena quello di chi commenta i risultati elettorali nelle aree terremotate.
A quanto pare il fatto che a L’Aquila si vada ad un ballottaggio tra PD e Centrodestra (con il PD al momento in netto vantaggio). Come è possibile si chiedono alcuni elettori del 5 Stelle (ma anche del centrodestra) che i terremotati continuino a votare per il Partito Democratico?
Laggente alla scoperta dei misteri della democrazia
Se alcuni attivisti ed elettori pentastellati augurano ai tarantini di morire “di veleni” per non aver votato M5S le cose nelle zone terremotate non vanno meglio.
Ai fini analisti politici dell’Internet non è infatti sfuggita un’evidente contraddizione. Quella dei terremotati che votano per far vincere i vecchi partiti, quelli che ci hanno mangiato sulla ricostruzione.
Il pessimo risultato del M5S a L’Aquila fa intuire da che parte provengano gli insulti nei confronti degli abitanti della città  colpita dal sisma del 2006.
Come è possibile che in una città  dove ancora ci sono i segni del terremoto e la ricostruzione non è ancora stata ultimata il PD continui a vincere?
Non sarà  colpa di quel dentista che “ha avanzato soldi con la ricostruzione” (dei ponti dentali) o di tutti gli altri collusi? La delusione è palese: quel misero 5% del candidato pentastellato è davvero troppo poco.
Evidentemente all’Aquila come a Palermo hanno votato mafiosi e corrotti.
È incredibile come la cautela professata dal MoVimento quanto si tratta di commentare i risultati di elezioni all’estero (un classico il mantra “rispettiamo la volontà  popolare”) non valga in Italia.
Eppure che differenza c’è tra commentare il voto USA dall’Italia e quello delle comunali dell’Aquila da un’altra città ? Non si dovrebbe rispettare il voto?
Ovviamente l’ipotesi che i voti siano stati modificati o truccati per non far vincere il MoVimento non viene scartata.
Più di qualcuno sente “puzza d’imbroglio” e teme che i voti siano stati pilotati.
Ma è solo un pensiero fugace: la realtà  è che gli italiani sono una massa di pecoroni e i terremotati sono degli stronzi. Se le meritano le macerie.
Il tribunale elettorale dell’Internet ha completato lo spoglio e l’analisi dei voti. Per gli elettori dell’Aquila e di tutte le zone terremotate che oseranno eleggere un sindaco non honesto il giudizio sarà  sempre quello: delusione, sconforto, rabbia.
“I terremotati da oggi in poi non hanno più diritto di lamentarsi. Così come i cittadini di Taranto non potranno più protestare per l’ILVA”
È facile immaginare che, se persone come queste avessero il potere assoluto che il M5S insegue da anni, probabilmente costringerebbero gli abitanti di Taranto a fare i suffumigi direttamente dentro lo stabilimento dell’Ilva e magari chiuderebbero gli ospedali che curano i malati di cancro.
C’è chi si incarta con le percentuali e racconta che “l’80% ha votato PD” quando in realtà  il candidato del centrosinistra andrà  al ballottaggio con qualcosa di molto vicino al 47%.
I campioni della solidarietà  e del levarsi gli stipendi per aiutare gli italiani ci spiegano bene l’obiettivo di certe trovate.
Come già  dopo le elezioni a Mirandola i 5 Stelle sono sorpresi dal fatto che una volta ricevute le donazioni i cittadini delle zone terremotate votino come preferiscono senza essere riconoscenti al M5S.
Facendo una notevole confusione tra Amatrice (che non era al voto) e L’Aquila qualche buon samaritano fa sapere che ora non farà  più l’amatriciana con i guanciali di loro produzione e nemmeno con le lenticchie (di Castelluccio si immagina).
Da ora in poi non riceveranno nemmeno un centesimo!
Non si meritano nulla, insiste il nostro attivista generoso: nè soldi, nè cibo, nè vestiti. E stasera tutti a letto senza cena!
Anzi, se fosse possibile chiedere indietro anche i soldi che ha donato è meglio. E qualcuno, sapendo bene come vanno le cose, scrive che non ha dato soldi, ma solo abiti usati (e con le tarme e i piocchi!!1).
Quegli “stronzi appecorati e pecoroni” meritano di stare in mezzo alle macerie e guai a loro se si lamentano.
Saranno mica gli effetti del terremoto sulla memoria delle persone?
Chi lo sa, nel dubbio non si meritano nulla!

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

SABRINA TADDEI, LA CANDIDATA M5S CHE INSULTA GLI ELETTORI CHE NON L’HANNO VOTATA

Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile

CANDIDATA SINDACO A LARIANO, HA OTTENUTO SOLO IL 4,7%: “VI VENDERESTE ANCHE VOSTRA MADRE, MERITATE DI RIMANERE SENZA ACQUA”

Sabrina Taddei, candidata del MoVimento 5 Stelle a Lariano, non è andata proprio benissimo alle urne: ha ottenuto appena il 4,7% dei voti ed è arrivata ultima tra i quattro candidati nella tornata che ha rieletto il sindaco uscente Maurizio Caliciotti. Lei però non è stata sportivissima.
Su Facebook con molta lungimiranza ha scelto di prendersela con gli elettori che non l’hanno votata, accusandoli di essere addormentati e abituati ad eseguire gli ordini dei signorotti locali che li hanno comprati:
Ringrazio i pochi elettori che ci hanno votato ed i miei compagni di avventura. Almeno sono stati voti sinceri, non estorti con compromessi e dati ad una UNICA LISTA, PRIVA DI ACCOZZAGLIE. Avete dimostrato di essere lo stesso identico paese RETROGRADO di anni fa in mano ai soliti lecchini che sanno raggirare chi HA FAME E CHI SI VENDEREBBE ANCHE LA MADRE’. Non lasciate spazio all’INFORMAZIONE. Vi muore la gente vicino e non vi preoccupate di saperne l’origine. Siete ADDORMENTATI, abituati ad eseguire ordini dei SIGNOROTTI LOCALI CHE SANNO COME COMPRARVI.
NON AVETE LA concezione di cosa sia PENSARE LIBERAMENTE. Per voi certi concetti PURI non sono neanche “pensabili” o COMPRENSIBILI e non penetreranno nelle vostre menti condizionate. E quindi vi meritate giorni e giorni SENZA ACQUA, scene tristi di persone povere che rovistano nei cassonetti, disagiati e disabili senza sussidi, intimazioni di sfratto, dinieghi a domande di lavoro e di piu’ che i vostri figli vi abbandonino perchè non avete pensato al loro futuro. Buon quinquennio PAESE CHE SA DI VECCHIO !

Poi ha concluso dicendo che si meritano di rimanere senza acqua, con lo sfratto e con i figli disoccupati.
Se ha usato gli stessi toni durante la campagna elettorale, si capisce come mai il risultato sia stato deludente.
Nei commenti al post la Taddei, a chi le chiedeva conto di quanto scritto, rispondeva di non voler cancellare nè scusarsi di nulla ed esortava a fare lo screen dello status. C’è da segnalare che sulla sua pagina, aggiornata fino al giorno delle elezioni ma non oggi, la candidata sindaca di Lariano dichiarava di ispirarsi a Berlinguer.

(da “NextQuotidiano”)

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