Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
DIPENDERA’ DA CHI SI AFFERMERA’ NEL BALLOTTAGGIO
Dopo il voto di domenica, si aprono due scenari per il nuovo consiglio comunale, con la Lega e il Pd che dominerebbero la scena in consiglio, la prima in caso di vittoria di Bucci, il secondo se il vincitore fosse Crivello.
Ecco le due ipotesi di consiglio Comunale
Vittoria di Marco Bucci:
Coalizione di centrodestra 24 seggi + Bucci, così ripartiti:
9 Lega nord
6 Lista Bucci
5 Forza Italia
3 Fratelli d’Italia
1 Direzione Italia – Lista Musso
Coalizione di centrosinistra: 10 seggi, così ripartiti:
6 Pd
3 Lista Crivello
1 Crivello (se Crivello rinunciasse entrerebbe 1 consigliere di “A Sinistra”)
5 M5S
1 Chiamami Genova
Vittoria di Gianni Crivello:
Coalizione di centrosinistra 24 seggi + Crivello, così ripartiti:
14 Pd
7 Lista Crivello
2 A Sinistra
1 Genova Cambia
Coalizione di centrodestra 10 seggi, così ripartiti:
3 Lega nord
3 Lista Bucci
2 Forza Italia
1 Fratelli d’Italia
1 Bucci (se Bucci rinunciasse, entrerebbe il primo non eletto della Lega Nord)
5 M5S
1 Chiamami Genova
(da “il Secolo XIX”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL NUOVO SINDACO MARTELLO VUOLE PIU’ GARANZIE SULLL’ACCOGLIENZA
Parla di «una rivincita consumata a sangue freddo» Salvatore Martello, Totò per gli amici, il
nuovo sindaco di Lampedusa che spodesta Giusy Nicolini. L’avversaria di sempre. Entrambi Pd. Con circoli separati.
E con rivincita covata da cinque anni, da quando Martello cominciò a gridare all’impostura vedendo l’ex segretaria di Legambiente volare sulle prime pagine di tutti i giornali accanto a Papa Francesco, Obama e Renzi che l’ha voluta in segreteria nazionale Pd.
Immagini e storia che Martello, sindaco per due legislature fino al 2001, proprietario di alberghi e leader dei pescatori di Lampedusa, liquida infierendo: «Ladra di medaglie».
Il buio dell’isola
Lei non incassa e respinge al mittente epiteti e provocazioni, ma deve fare i conti con lo scrutinio che fa trionfare con 1.566 voti Martello condannandola addirittura al terzo posto con 908 voti, dopo il giovane assicuratore e giornalista scelto dal Movimento Cinque Stelle, Filippo Mannino, che ha raggiunto quota 1.116.
In coda la pasionaria della Lega Nord, Angela Maraventano, ferma a 231 voti.
Questo il verdetto dei quattromila lampedusani affluiti ai seggi in massa, con una percentuale che sfiora il 79 per cento.
Per una notte tutti svegli. Anche quando nell’isola è andata via la luce per un guasto e lo scrutinio s’è bloccato per riprendere prima dell’alba.
Accoglienza da modificare
Alla stessa ora in cui una motovedetta della Capitaneria rientrava dopo una missione di soccorso con 102 migranti recuperati vicino alle coste libiche.
Un’altra operazione che Giusy Nicolini, premio Premio Unesco per la Pace, forse avrebbe visto come un buon segno in caso di vittoria, riproponendo l’immagine di una Lampedusa che apre le braccia.
Mentre per Martello è la conferma che «adesso sul piano dell’accoglienza, o meglio dell’organizzazione dell’accoglienza, deve cambiare tutto».
Eccolo pronto ad una rivoluzione copernicana che forse non piacerà a molti: «Le nostre braccia restano aperte, ma vogliamo prima sapere quali sono le regole date: quanti ne possono arrivare, quanto tempo debbono restare, dove debbono stare».
Migranti e reti metalliche
Riferimento esplicito alla gestione dell’hotspot, del Centro di contrada Imbriacola, a quattro chilometri dalle spiagge, circondato da reti metalliche e agenti di guardia. Perchè Martello è categorico: «Non ne possiamo più di vedere sciamare i migranti ovunque. Debbono dirci se da quel Centro si può entrare o uscire senza problemi. Stabiliamo le regole. Si dica se reti metalliche e poliziotti servono solo per non fare entrare i lampedusani nel Centro accoglienza».
Il medico di «Fuocoammare»
Una provocazione da Martello spesso riproposta negli anni dell’era Nicolini trovando spazio fra i suoi concittadini e molto meno sui mass media concentrati su eventi come l’Orso d’oro vinto a Berlino da «Fuocoammare», il docufilm di Gianfranco Rosi.
Con un protagonista, Pietro Bartolo, il coordinatore del Poliambulatorio, sempre associato dalla stampa alla sindaca che Renzi volle al suo fianco per la cena con l’ex presidente degli Stati Uniti, Obama.
Ma queste vulcaniche elezioni rivelano adesso che fra sindaca e Bartolo c’è stata una frattura e che il medico famoso per avere curato migliaia di migranti in campagna elettorale non stava dalla sua parte.
Fa parte di quelle che Martello continua a chiamare «le imposture» di un’era, adesso alla svolta: «A cominciare dagli sbarchi. Se non c’è una emergenza perchè continuano a portare migranti a Lampedusa, anzichè sulla terra ferma, da Porto Empedocle a Pozzallo o Augusta? E’ arrivato il momento della chiarezza».
Il segretario amareggiato
Ma c’è chi interpreta tutto questo come una fase di restaurazione in un’isola dove ormai da quasi dieci anni esistono due circoli Pd, uno gestito dal marito della ex sindaca, Giuseppe Palmeri, e l’altro da Martello.
Una guerra fratricida che ha visto schierare Renzi solo da una parte. Come lo stesso segretario provinciale di Agrigento, Peppe Zambito, scrittore e organizzatore di kermesse letterarie, amareggiato per Giusy: «Forse ha avuto troppi riconoscimenti e per molti siciliani non va bene. Siamo così bravi a farci del male da soli, da sempre».
La sindaca e il repulisti «a mia tutela»
Non ha il tempo di ringraziare nè Zambito nè centinaia di amici ed estimatori che inviano messaggi la ex sindaca.
Si affaccia per un istante dalla porta del suo ufficio al municipio di Lampedusa. Telegrafica: «No, non ho tempo di replicare a Martello. La mia priorità adesso è un’altra. È’ svuotare la stanza e fotocopiare carte a mia tutela».
E infatti copia su pendrive i file del computer, cancella documenti e corrispondenza privata, fotocopia interi faldoni e ne cestina altri.
Un repulisti fatto con l’ansia di non consegnare pezzi di via propria a chi succede. Sintomo di una diffidenza che sfocia nell’istinto dell’autotutela.
Preoccupata da come carte e impegni di questi anni potrebbero essere malamente interpretati.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
OCCHIO A SCARPA, IL CANDIDATO DI SINISTRA SENZA PD CHE E’ ARRIVATO A SOLI DUE PUNTI DAL SINDACO
Quando alla fine alle 6 del mattino è andato a dormire, con i risultati che lo davano praticamente a due punti da Federico Pizzarotti, Paolo Scarpa deve aver sorriso e pensato un po’ anche a suo nonno.
“Era un ferroviere e a differenza di chi mi indica solo come parte di una borghesia intellettuale è anche da lì che provengo. Perchè in fondo Parma è una città articolata, dove il popolo, anche i più poveri, andava al Regio a vedere l’Otello confondendosi fra i velluti rossi. Bene, c’è ancora molto di quella città : è innovatrice, esce dai sistemi tradizionale, ed è da lì che vogliamo partire in vista del ballottaggio”.
Qualcosa di nuovo, questo ingegnere 60enne passato per vari partiti ma oggi senza alcuna tessera, lo ha fatto davvero: candidato come frontman del centrosinistra (ha vinto le primarie) è riuscito a portarsi testa a testa con il sindaco senza praticamente avere il Pd alle spalle.
Fra due settimane, quando gli elettori dovranno scegliere fra lui (32,5%) e l’ex grillino (34,9%), “rischia” davvero di diventare l’effetto sorpresa, come fu allora Pizzarotti quando sfidò la sinistra.
Perchè se tanto si celebra la rivincita di Pizzarotti su Grillo, dall’altra parte c’è una Parma che ha confluito centinaia di voti su unico tema: la sicurezza.
Con le arterie della città che si riempiono di spacciatori notte e giorno, la candidata della Lega di centrodestra Cavandoli ha preso quasi il 20% e il microcosmo degli altri candidati, tutti con tematiche anti microcrimalità , ha racimolato altri punti.
Adesso si tratta di vedere dove andranno questi voti.
Forte astensione (53%), elettorato del Pd spaccato fra Pizzarotti e lei (soltanto il 15% dai Dem) e un 32% conquistato pescando fra votanti vari, non solo del centrosinistra. Come arriva Paolo Scarpa al ballottaggio?
“Nella Parma che ha scelto la nostra lista c’è un elettorato nuovo. E questo è molto bello. E’ vero, abbiamo scelto di non correre sventolando la bandiera del Pd ma come lista civica con un programma definito e preciso, chiamando a raccolta chi era interessato. C’è una città che non ha lavoro, che si sente insicura, che vede i problemi della sanità , dell’università , della sicurezza e ci ha dato fiducia. Eravamo mediaticamente in svantaggio, poco conosciuti, eppure talloniamo il sindaco uscente, che evidentemente non è riuscito a convincere, e il 25 giugno ce la giochiamo: speriamo i parmigiani capiscano l’importanza di tornare alle urne, che non è solo mettere una crocetta, ma espressione di libertà “.
In vista del voto pensate ad alleanze? Come accaparrarsi i voti della Lega e di tutti quei cittadini preoccupati per la sicurezza?
“Parma non è Caracas, non può esserla. Non è possibile che gli spacciatori siano ovunque e dominino il territorio. E’ scivolata in una spirale negativa da cui dobbiamo uscire e possiamo farlo con i 10 punti del nostro programma. Io vorrei, al di là di dialogare con la Lega o altre forze, che gli elettori capiscano questo: se nei loro desideri, anche se hanno votato Lega o centrodestra, c’è l’obiettivo a noi comune di migliorare la sicurezza allora dovrebbero votarci. Il sentirsi a casa, sicuri, non è un’esclusiva della destra. Anche per questo insieme a sanità e lavoro abbiamo messo la sicurezza al primo posto”.
Pizzarotti cinque anni fa vinse anche grazie ai comizi di Grillo, poi ripudiato. Voi invece non avete portato a Parma nessun big del Pd. Ora ci state pensando?
“A noi interessa dialogare con i cittadini: il nostro è un civismo che non è anti partito, anzi. Mi hanno fatto piacere le telefonate dei politici, il sostegno, la chiamata del segretario regionale del Pd: ma il punto è che noi crediamo che la sfida vada vinta senza ostentare il simbolo e solo parlando di programmi concreti. Come mettere sedi della polizia municipale in ogni quartiere”.
Con il sindaco non siete molto amici. Qual è stato il più grave errore nell’amministrare la città ?
“Io lo rispetto. Ma è una persona che dice a M5s di non aver guardato al territorio quando curiosamente non lo ha fatto nemmeno lui. Non solo non è stato in grado di arginare problemi quali sicurezza o disoccupazione, ma ha lasciato cadere nel degrado molti aspetti, svalutandoci: non contiamo più in Iren, abbiamo perso il bando della storica azienda di trasporti, l’Università arranca. Parma è qui e non in tv, dove va sempre il sindaco uscente a parlare solo dei suoi conflitti con Grillo. Non mi piace il suo liberismo sfrenato. E poi ha sempre questo atteggiamento irrisorio, come quando sono usciti gli exit poll e lui e i suoi giocavano a Risiko, sicuri di vincere. Invece oggi i dati dicono un altra cosa”.
Dicono che potete farcela. Tanto che Pizzarotti ha detto di non avere paura di perdere ma di aver telefonato al lavoro per sapere della sua aspettativa.
“Io mi preoccupo della città e non di loro. Sa cosa le dico, le leggo la frase che mi ha appena mandato un amico, che condivido. E’ di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci””.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
UN MOVIMENTO SENZA TESTA E SENZA VOLTI, CON UNA LEADERSHIP VACUA COME QUELLA DI DI MAIO
Imitando il gambero, Beppe Grillo si ritrova un Movimento — malgrado il tempo avanzi e
l’esperienza pure — senza testa e senza volti, senza speranze di mettere a frutto ciò che dice di voler fare e di saper fare: il buon governo.
In nessuna città gli hanno creduto.
Non a Genova, la sua Genova, che avrebbe dovuto sperimentare una forma più larga di selezione della classe dirigente e si ritrova nella casella ingiallita dell’ininfluenza, nè a Taranto, capitale della crisi sociale ed economica, città martire dei Cinquestelle.
Che sono spariti da nord a sud, nei grandi capoluoghi e nei centri più piccini. Ingoiati come un sol boccone da competitori non di primissimo pelo, anzi: gli stessi di sempre.
La lezione è dura e quasi senza appello: un movimento deve custodire i voti sapendo offrir loro una guida credibile, larga, che appaia e si muova fuori dai binari consueti ma lo faccia con il sale in zucca, con una visione e un obiettivo da offrire.
Grillo paga l’inconcludenza della esperienza romana, così drammaticamente rilevante, e la vacuità della leadership nazionale affidata a Luigi Di Maio.
A parte la cravatta e i modi gentili, molto affettati, un po’ tardo-democristiani, Di Maio cosa esprime?
Quale energia creativa, quale competenza, quale tensione, quale visione?
I cinquestelle hanno gambe forti e un consenso che non si esaurisce certo in questa tornata elettorale, ma vengono recintati nel loro luogo d’origine: popolo senza voce, protesta senza proposta.
E il recinto, ed è ciò che deve impensierirli di più, è costruito dal sempiterno Silvio Berlusconi, immobile nei suoi anni, nel suo sorriso di plastica, nella sua eccentrica condizione di padre della Patria benchè le leggi della Repubblica lo considerino indegno e incandidabile
Il centrodestra raccoglie voti in uscita dai cinquestelle e voti in uscita dal Pd, altro partito che se la passa non benissimo, costretto a fare i conti con la fragilità e l’ambiguità della segreteria renziana che oscilla come un pendolo tra l’uno e il suo opposto.
Ora è destra e ora è sinistra. Il moto perpetuo dà l’idea che Renzi nasconda all’ombra del proprio ipercinetismo l’assenza di reputazione politica.
Questo voto consegna alla debacle i cinquestelle ma giudica Renzi come il passato, o forse anche il trapassato.
Ecco che spunta il centrodestra. Non ha fatto nulla per vincere, ma è la squadra più capace a curare i propri interessi.
Ieri Matteo Salvini era il più fiero avversario del Cavaliere, oggi appare come l’alleato tranquillizzante, anzi — ed è questa la novità direbbe il grande Lucio Dalla — il socio di maggioranza della sempiterna SpA.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
I PROCURATORI DEI DUE STATI: VANTAGGI INDEBITI OTTENUTI DAL TRUMP INTERNATIONAL HOTEL APERTO L’ANNO SCORSO… COME TITOLARE DI CARICA PUBBLICA NON PUO’ AFFITTARLO
Violazione delle clausole anticorruzione della Costituzione statunitense.
E’ con questa accusa che i procuratori generali del Maryland e del Distretto di Columbia citeranno in giudizio Donald Trump.
Il presidente degli Stati Uniti, scrive il Washington Post, viene incolpato di aver approfittato della sua posizione per ottenere benefici finanziari per milioni di dollari da governi stranieri quando era già in corsa per la Casa Bianca.
Se il tribunale federale accoglierà la richiesta dei procuratori Karl Racine (Distretto di Columbia) e Brian Frosh (Maryland) questi chiederanno subito di poter visionare la dichiarazione fiscale di Trump, che l’immobiliarista diventato presidente non ha mai voluto svelare.
Il tycoon, ricorda il quotidiano, ha deciso di “mantenere la proprietà delle sue imprese” dopo aver assunto l’incarico di presidente.
Si è limitato a trasferire il controllo a due dei suoi figli, Donald Jr ed Eric, per evitare conflitti di interesse durante il mandato.
La citazione giudiziaria, la prima di questo genere avviata da istituzioni pubbliche, si basa però sull’accusa che in realtà il presidente non abbia separato la sua attività privata di uomo d’affari da quella di presidente.
I due procuratori, entrambi democratici, sottolineano per esempio che Eric Trump ha detto che il padre avrebbe ricevuto regolari informazioni sullo stato di salute del trust.
Al centro del caso vi è la vicenda del Trump International Hotel, aperto l’anno scorso dello storico edificio della Posta di Washington.
Secondo i due procuratori, la U.S. General Services Administration (Gsa) ha erroneamente permesso alla compagnia di Trump di continuare a prendere in affitto l’edificio, malgrado vi sia una clausola del contratto che esclude ogni persona con una funzione pubblica elettiva.
L’agenzia governativa aveva inizialmente stabilito che Trump dovesse uscire dall’affare dopo essere stato eletto.
Ma dopo che Trump ha proposto un aumento del bilancio per la Gsa, questa ha dichiarato che non vi erano problemi nell’affitto della vecchia sede della posta. Diversi stati stranieri si sono serviti dell’albergo dopo che Trump è diventato presidente.
L’ambasciata del Kuwait vi ha organizzato un evento, che inizialmente era programmato in un altro hotel. L’Arabia Saudita, primo paese straniero visitato da Trump, vi ha prenotato stanze in diverse occasioni.
L’ambasciatore della Georgia vi ha alloggiato in aprile, facendo i suoi complimenti via Twitter.
Oltre ad approfittare del suo ruolo di presidente per ottenere vantaggi personali, Trump fa anche concorrenza con il suo hotel a due centri congressi di proprietà pubblica, uno a Washington D.C e l’altro nel Maryland, argomentano i due procuratori.
La citazione giudiziaria potrebbe aprire un nuovo fronte per Trump, già impegnato sul fronte Russiagate.
Tanto più che Racine e Frosh intendono chiedere subito di visionare la cartella delle tasse del presidente. Trump si è sempre rifiutato di farlo e la questione, ritengono i due procuratori, rischia di arrivare fino alla Corte Suprema con il presidente che dovrà spiegare perchè ritiene di avere il diritto di mantenerla riservata
Racine ha spiegato di essersi sentito obbligato ad agire anche perchè il Congresso, controllato dai repubblicani, non sembra aver affrontato seriamente la questione del conflitto d’interessi di Trump.
“Portiamo avanti la citazione perchè il presidente non ha adottato i passi adeguati per separare sè stesso dai propri affari”, ha spiegato al Washington Post. Scopo della citazione è chiedere al tribunale federale una ingiunzione contro Trump perchè smetta di violare la costituzione. Sarà la Corte federale a stabilire in che nodo ciò dovrà realizzarsi.
Un’analoga denuncia contro Trump, accusato di violare il divieto costituzionale per i funzionari pubblici a ottenere benefici di ogni genere da governo stranieri, era già stata presentata in gennaio da un’organizzazione civica, la Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (Crew).
Il presidente del Crew Norman Eisen, ex avvocato per le questioni etiche dell’allora presidente Barack Obama, ha salutato l’azione dei due procuratori generali, da lui ritenuti “ricorrenti ideali” per una causa di questo genere.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
750 FERMI A MOSCA, 950 A SAN PIETROBURGO, NAVALNY NUOVAMENTE ARRESTATO… LA SOLITA DEMOCRAZIA DELL’EX AGENTE DEL KGB
Il leader dell’opposizione russa Alexey Navalny è stato arrestato dalla polizia all’ingresso della
sua casa a Mosca, mezz’ora prima dell’inizio della protesta anti-corruzione da lui stesso organizzata, nel giorno delle celebrazioni per la Festa Nazionale russa.
Il noto blogger è accusato di “ripetuta violazione delle norme sull’organizzazione delle manifestazioni” e di “resistenza a un ordine di un funzionario di polizia”.
Lo riporta Interfax che cita la polizia stessa. Sono reati di carattere amministrativo e ora un tribunale dovrà decidere se convalidare il fermo. Rischia “30 giorni di arresto amministrativo”
E’ stata la moglie del blogger, Julia Bulk, a dare la notizia dell’arresto di Navalny, usando l’account Twitter del marito.
Alexey, spiega la donna, ha chiesto che non vengano cambiati i piani per le proteste previste oggi nel centro di Mosca.
In un video di questa notte, il blogger aveva deciso di spostare il luogo della protesta da quello approvato dalle autorità , la prospettiva Sakharov, a uno non concordato con l’amministrazione comunale: la centralissima via Tverskaya, a pochi passi dal Cremlino, dove si celebra il giorno di festa nazionale.
Questo nuovo percorso è stato poi autorizzato dal comune di Mosca che ha comunque vietato ai partecipanti di esporre striscioni e intonare slogan.
A Mosca gli arresti sono saliti a 100, mentre a San Pietroburgo, dove la manifestazione non è stata autorizzata, i fermi sono “oltre 300”, così riporta Fontanka, che cita i dati diffusi dal Comune
Proprio su via Tverskaya, i sostenitori del blogger avevano marciato pacificamente contro Dmitry Medvedev, ma senza autorizzazione, il 26 marzo, quando la prima protesta si era conclusa con un migliaio di fermi, tra cui lo stesso Navalny e alcuni giornalisti.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
SOLO 8 SU 140 I COMUNI DOVE ANDRA’ AL BALLOTTAGGIO… MA ANCHE SALVINI TREMA SE PERDE A VERONA E PADOVA HA POCO DA ESULTARE
Beppe Grillo ha ritrovato la password del suo blog e a mezzogiorno e mezzo ha commentato i risultati del primo turno delle amministrative.
Pochi minuti dopo Luigi Di Maio su Facebook ha espresso tutta la sua soddisfazione per l’importante riconferma del sindaco di Sarego (seimila abitanti in provincia di Verona) e per la conquista di Parzanica che già fece esultare Vito Crimi.
Beppe Grillo però non si perde d’animo: se il M5S non è arrivato al ballottaggio nelle principali città italiane non è colpa del MoVimento. E non è nemmeno colpa sua se a Genova il 5 Stelle non ha centrato l’obiettivo del secondo turno.
È chiaro che è colpa dei genovesi che non si sono fidati di lui.
Ma allora perchè il M5S non ha vinto?
Secondo Grillo è perchè gli altri partiti “si sono camuffati” e i comuni sono stati conquistati da “ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico”.
Insomma i vecchi partiti hanno capito che se togli al M5S l’argomento del “non votare per i vecchi partiti” presentando liste civiche allora il MoVimente non ha nient’altro da dire o da proporre.
Scacco matto al 5 Stelle? È presto per dirlo ma lamentarsi che gli altri hanno vinto perchè erano di più è abbastanza ridicolo. Soprattutto in democrazia.
Grillo però è ottimista e vede il bicchiere mezzo pieno: «abbiamo confermato Roberto Castiglion sindaco di Sarego, facciamo gli auguri al neosindaco di Parzanica e ce la giochiamo al ballottaggio in una decina di comuni, tra cui Carrara».
E cosa dire del fatto che rispetto al 2012 il M5S ha triplicato i ballottaggi? Un altro grandissimo successo, lo sanno tutti che anche nel calcio dei bambini tre traverse sono un gol.
Non una parola sull’aver perso Parma o Mira. L’importante è non mollare mai!1
Nemmeno Luigi Di Maio, che in teoria è stato il responsabile enti locali quando era nel Direttorio, è disposto a far autocritica. Anzi, copia pedissequamente alcune parti del post di Grillo. Senza nemmeno citarlo. Originale.
A guardare i numeri quel “triplicato i ballottaggi” significa che su 140 comuni in cui si è votato e il MoVimento ha presentato una lista il M5S andrà al ballottaggio in otto di essi.
Ma anche Salvini ha poco ha esultare aperchè molto dipendà dai risultati dei ballottaggi. Non solo Genova, ma soprattutto Verona dove se la dovrà vedere con il suo “nemico” Tosi e Padova dove il risultato è tutt’altro che scontato, avendo il leghista Bitonci ottenuto meno del previsto, nonostante l’alleanza dell’intero centrodestra.
Insomma, sconfitta di Grillo a parte, per tutti gli altri faranno testo solo i risultati finali dei ballottaggi.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO NICOLAS BAY ELIMINATO AL PRIMO TURNO, PERSI 4 MILIONI DI VOTI IN 15 GIORNI… CINQUE ANNI FA CON IL 13,6% OTTENNE 2 SEGGI, ADESSO HA IL 13,2%
Il “primo partito di Francia”, come amava definirsi il Front National, perde l’Eliseo, crolla alle
legislative e resta con un pugno di mosche e spaccato al suo interno.
Finito in una spirale negativa dalla sera del duello televisivo, in cui Marine Le Pen candidata alle presidenziali fu ridicolizzata da Emmanuel Macron, il FN non è riuscito neppure nel traguardo di portare 15 deputati in Assemblèe Nationale, il minimo per poter formare un gruppo parlamentare.
Il segretario Nicolas Bay è stato eliminato al primo turno, il Front rischia ancora una volta l’emarginazione politica.
Ma quel che è peggio, il movimento sembra ormai irrimediabilmente dilaniato al suo interno.
Finora il pugno duro di Marine ha tenuto a bada il malessere. Ma dopo anni di battaglia con il padre e fondatore del partito Jean-Marie, un’incompatibilità evidente con la nipote Marion — che si è ritirata temporaneamente dalla politica — vive adesso da separata in casa con Florian Philippot, numero 2 e “stratega” del partito.
Marine ormai può solo a puntare a vincere il ballottaggio domenica prossima nella sua circoscrizione, dopo aver ottenuto il 45% stasera contro il 20% della principale rivale, Anne Roquet, di En Marche!.
L’obiettivo dell’uscita dall’euro — che Marine Le Pen vorrebbe abbandonare per manifesta impopolarità presso i francesi — resta una priorità per molti nel partito, compreso Philippot.
Questi ed altri temi, come l’alleanza con i sovranisti di Nicolas Dupont-Aignan (che avrebbe dovuto diventare il ‘suo’ primo ministro), sono i nodi da sciogliere in un prossimo futuro che si annuncia caldissimo nel partito.
Il segretario del Front National, Nicolas Bay, è stato eliminato al primo turno nella sesta circoscrizione della Seine-Maritime, ottenendo solamente il 22,78%.
In base al sistema elettorale francese, probabile che il partito dell’estrema destra francese confermi i numeri del 2012, quando conquistò due soli scranni parlamentari. Secondo le previsioni più ottimistiche, potrebbe arrivare a 10, ma anche in questo caso cambierebbe poco. La legge francese prevede un minimo di 15 deputati per formare un gruppo parlamentare, un numero ad oggi irraggiungibile che vanifica qualsiasi speranza .
Resta il risultato disastroso: quattro milioni di preferenze in meno rispetto alle presidenziali , un risultato peggiore di quello rimediato alle elezioni di cinque anni fa, quando il Front National era riuscito a raggiungere il 13,6%.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL PARTITO DELLA LE PEN IN PIENA CRISI VA ADDIRITTURA SOTTO LA PERCENTUALE OTTENUTA CINQUE ANNI FA
I risultati definitivi delle elezioni legislative francese, diffusi dal ministero dell’Interno nella notte, confermano il trionfo del movimento del presidente Emmanuel Macron «La Republique En Marche» (LREM), che conquista il 32,32% dei voti, davanti ai gollisti de Les Republicains, che resistono ma si fermano al 21,56%.
Al secondo turno, secondo Le Monde, «La Republique en Marche», che dopo la vittoria alle presidenziali conferma la spinta propulsiva, conquisterà la quasi totalità dei 577 seggi, ottenendone tra 415 e 455, quando per la maggioranza assoluta bastava vincerne 289.
«La France insoumise» (LFI), il partito di sinistra radicale di Jean-Luc Melenchon, ha conquistato il 13,74%.
Precipita al quarto posto il Front National di Marine Le Pen, che non va oltre il 13,20%, addirittura sotto la quota ottenuta cinque anni fa.
Nelle elezioni caratterizzate da un astensionismo record (51,29%) che non si vedeva da sessant’anni a questa parte, amara sconfitta anche per il Partito socialista francese (Psf) che passa dai 280 seggi di cinque anni fa ai 20-30 seggi previsti oggi, con il 9,51%.
(da agenzie)
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