Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
COLPA DEL CALDO O MERITO DELL’INCHIESTA CONSIP CHA HA COINVOLTO UN GIONALISTA DEL “FATTO”?
Il MoVimento 5 Stelle, si sa, è un partito post-ideologico. Questo significa che è in grado di affrontare le sfide della realtà senza preconcetti.
Ad esempio non appena hanno iniziato a fioccare avvisi di garanzia nei confronti di esponenti politici pentastellati il partito di Grillo ha scoperto le insospettabili virtù del garantismo.
A targhe alterne ovviamente, perchè quando si tratta di 5 Stelle quello che vale per loro non vale per gli altri.
Non deve stupire quindi che ora i pentastellati abbiano deciso di schierarsi a difesa della libertà di stampa.
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Ma ovviamente anche in questo caso la difesa è interessata.
Si tratta, come si può immaginare, dell’inchiesta per la fuga di notizie sullo scandalo CONSIP. Ieri infatti la Guardia di Finanza ha perquisito l’abitazione romana del giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo. Lillo è indagato per pubblicazione arbitraria di atti nella vicenda che vede coinvolti anche il magistrato Henry John Woodcock e la giornalista Federica Sciarelli. Non è invece indagato nell’inchiesta per violazione del segreto d’ufficio in merito alla quale è stata effettuata la perquisizione.
Per la verità in quell’inchiesta Lillo è stato sentito in qualità di testimone in seguito ad un esposto presentato dagli avvocati di Alfredo Romeo “in cui si lamenta la pubblicazione di notizie coperte da segreto che peraltro avrebbero natura diffamatoria per la posizione del loro assistito”. In realtà gli inquirenti sono alla ricerca della fonte o della talpa che ha passato a Lillo le informazioni che poi sono finite nel libro “Di padre in figlio” su Tiziano e Matteo Renzi.
A quanto pare la Procura è convinta che si tratti di Woodcock e della Sciarelli. Lillo ha difeso l’innocenza del magistrato napoletano e della giornalista Rai e ha chiesto di essere sentito dai PM.
Rimangono molti punti poco chiari, uno su tutti chi sia la fonte di Lillo. Il giornalista del Fatto potrebbe rivelarlo agli inquirenti. Oppure i magistrati potrebbero risalirvi dall’esame del telefonino di Lillo.
Il dilemma del giustizialista: difendere i magistrati o i giornalisti?
La situazione insomma “è complicata” e andrebbe affrontata con una certa cautela perchè i fatti non sono ancora del tutto chiari.
Ma questa è una preoccupazione che non riguarda la deputata pentastellata Francesca Businarolo della commissione Giustizia della Camera.
In una nota diffusa alle agenzie la Businarolo chiede che sia garantita la libertà di stampa, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. Perchè si tratta di uno dei principali aspetti di un paese democratico.
L’attività nei confronti dei giornalisti Sciarelli e Lillo sembra diventare per il M5S un’attività persecutoria. Dovuta ovviamente al fatto che il lavoro giornalistico di Lillo ha portato alla luce l’inchiesta sugli appalti di Consip.
Ed è curioso che il MoVimento 5 Stelle ora scopra le virtù della libertà di stampa. Sembra incredibile che sia proprio quel partito che per anni ha stilato le liste di proscrizione dei giornalisti e che non perde occasione per attaccare i giornalisti pakati dai poteri forti delle peggiori nefandezze.
Perchè quando una notizia non piace il 5 Stelle trova sempre il modo di screditarne la fonte e l’autore.
Sembra ieri che Barillari minacciava di farla pagare cara ai giornalisti e ai “pennivendoli” (altro termine caro a Grillo) che parlavano dell’emergenza rifiuti in Lazio.
Ma quando invece si tratta di difendere l’onesto lavoro di un giornalista che ha “messo nei guai” Renzi allora la libertà di stampa è in pericolo.
C’è da chiedersi in che modo la fantomatica giuria popolare sulle balle dei media che i 5 Stelle volevano istituire possa difendere la libertà di stampa.
Ma sono dettagli, oggi è venerdì 7 luglio e il M5S difende la libertà di stampa.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI AMATRICE HA RICEVUTO LA BENEDIZIONE DI BERLUSCONI E SALVINI, PERPLESSA LA MELONI CHE VORREBBE RAMPELLI
Sarà il sindaco di Amatrice Luca Pirozzi il candidato del Centrodestra alla Regione Lazio.
L’ufficialità ancora non c’è ma il primo cittadino della città terremotata avrebbe ricevuto l’imprimatur più importante: quello di Silvio Berlusconi.
Pirozzi sfiderà Nicola Zingaretti per il centrosinistra e, molto probabilmente, Roberta Lombardi, che dopo la pace con Grillo è pronta a candidarsi con il MoVimento 5 Stelle.
«Ho talmente tante cose a cui pensare per la mia città , ogni giorno mi sento con Gentiloni, voglio essere certo che mantengano gli impegni. Poi, lo ammetto: mi sono arrivate da tutto il Lazio, da un movimento di persone che potremmo definire civico, molte richieste perchè io mi candidi a presidente della Regione. Ne riparleremo, vediamo, ma non ho parlato di questo con Berlusconi. Ma qualsiasi cosa io decida di fare, voglio spendermi in prima persona», ha detto Pirozzi oggi al Messaggero.
E la formula individuata per la sua candidatura sarebbe proprio quella della lista civica, anche se lui fa parte dell’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia e proviene da un’area culturale di destra.
Luca Pirozzi sarebbe gradito anche alla Lega di Matteo Salvini, che però nel Lazio non ha abbastanza voti da poter lanciare un suo candidato. Berlusconi lo avrebbe sentito nei giorni scorsi. Ma il punto è Fratelli d’Italia.
La Repubblica sottolinea che per FdI, esclusa Giorgia Meloni che dopo la corsa a Roma preferisce concentrarsi sulla partita nazionale, è pronto a scendere in campo Fabio Rampelli; per Fi, Antonio Tajani vorrebbe schierare il senatore Claudio Fazzone; l’altro big di rito aennino Andrea Augello spinge invece per l’ex eurodeputata Roberta Angelilli.
Di certo quella di Pirozzi sarebbe una candidatura in grado di spezzare gli equilibri e garantire una vera competizione alla Regione Lazio.
Dove ha grandi chances di farcela anche Roberta Lombardi, che non ha certo incassato l’entusiasmo di Virginia Raggi per la sua candidatura — “Dovrebbe concludere il lavoro in Parlamento secondo me” — ma può contare su un appoggio forte in tutta Roma da parte del MoVimento 5 Stelle, di cui è leader carismatica e apprezzata anche da chi contesta la sindaca di Roma.
Ancora Repubblica segnala che Zingaretti avrebbe qualche perplessità a tentare il bis.
Lo staff del governatore nega: «Nicola ci sarà ». Ma anche nel Pd i dubbi crescono. Anche a causa di una ritrovata freddezza con Renzi, che non avrebbe apprezzato la sua partecipazione alla kermesse di Pisapia.
L’alternativa, in tal caso, sarebbe l’eurodeputato Enrico Gasbarra, che però smentisce. Di sicuro c’è che senza Zingaretti la coalizione che vinse nel 2013 rischia di rompersi. E l’ala sinistra correre con un proprio esponente, magari il vicepresidente di Campo Progressista Smeriglio.
Ma una candidatura alternativa avrebbe il classico effetto del vaso di coccio tra i vasi di ferro.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
NEGATO DAL COMUNE UN PROVVEDIMENTO CHE VIETASSE LA VENDITA E IL CONSUMO DI BEVANDE IN VETRO
Mentre Chiara Appendino, indagata per le querele dei cittadini feriti in piazza San Carlo, non si presenta alla commissione d’indagine interna istituita in Comune per far luce su quel che non ha funzionato — dal punto di vista amministrativo — la sera del 3 giugno, nuovi particolari sulla difesa del presidente di Turismo Torino Maurizio Montagnese davanti ai magistrati continuano ad emergere e puntano il dito sull’amministrazione.
Ne parla oggi La Stampa in un articolo a firma di Simona Lorenzetti e Andrea Rossi:
L’interrogatorio è stato secretato ma filtrano alcuni dettagli sulla versione di Turismo Torino. In particolare, due versanti.
Il primo riguarda l’organizzazione. I vertici dell’ente di promozione sono stati convocati due volte in Comune, la prima dal capo di gabinetto Paolo Giordana.
Hanno ricevuto istruzioni, anche via mail, ma non esiste un documento in cui Turismo Torino venga ufficialmente incaricata di curare l’evento.
Questione formale: la committenza era nei fatti, tanto che l’ente si è subito attivato e ha chiesto patrocinio e suolo pubblico.
Insomma, un incarico vero e proprio non c’è ma era chiaro l’organizzatore, tanto che i referenti in Comune erano gli uffici che si occupano di eventi organizzati da terzi e non dalla Città .
Secondo aspetto è l’ordinanza anti vetro che, secondo alcune ricostruzioni, fu sollecitata durante la riunione del 31 maggio. O, per lo meno, fu chiesto se era intenzione della Città o della Prefettura disporre un provvedimento che vietasse la vendita e il consumo di bevande in vetro.
Risposta negativa: daremo una comunicazione agli esercenti. Di quel divieto non è rimasta traccia.
Così come si è perso l’avviso destinato ai bar di piazza San Carlo perchè rimuovessero i dehors:
Alle quattro del pomeriggio piazza San Carlo era già affollata da migliaia di tifosi. E mentre a terra cominciavano già a vedersi le prime bottiglie di vetro vuote i vigili urbani stavano notificando ai titolari dei bar del piazza l’ordine di servizio della Questura che prevedeva, tra l’altro, la rimozione dei dehors. Il documento, che in teoria avrebbe dovuto rimanere riservato e a uso interno, è finito nelle mani di numerosi commercianti. Una scelta obbligata, visto che un’ordinanza non è mai arrivata, nè da Palazzo Civico nè dalla Prefettura.
L’unico documento portava la data del primo giugno e si preoccupava solo di viabilità e divieti di sosta.
Perciò nel pomeriggio del 3 giugno è stata notificata quella della Questura, l’unico documento con cui si poteva chiedere di smontare i gazebo.
A pagina 8 il punto 6 affronta la «rimozione o messa in sicurezza dei dehors — fioriere — panchine e altri arredi mobili».
Viene, quindi, specificato che devono essere rimossi entro le 7 del mattino del 3 giugno. La richiesta di sgombero in sostanza è arrivata fuori tempo massimo.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
UNO PENSA SOLO AI RIMPATRI, A COLPIRE CHI SI SACRIFICA PER SALVARE ESSERI UMANI E A ELARGIRE SOLDI A UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, L’ALTRO MINACCIA DA MESI RITORSIONI CHE NON SI VEDONO
A Tallin, inutile girarci intorno, si è consumato l’ultimo atto dell’Unione europea, essendone venuti
meno i principi fondanti di solidarietà tra i popoli continentali.
Hanno gettato la maschera anche quei sedicenti europeisti alla Macron che, raccolti i voti degli anti-xenofobi, pensano poi di governare mutuandone la retorica populista.
Ma, al di là delle posizioni prevedibili e scontate degli esponenti degli egoismi dei popoli “ricchi” di fronte al dramma dei “poveri” che sfuggono da guerre e persecuzioni, induce a disgusto che, su proposta italiana del “poliziotto mancato” Minniti, si sia deciso di penalizzare le Ong, ovvero chi evita che i profughi affoghino, per favorire, con l’ennesimo sputtanamento di quattrini, chi specula su di loro, ovvero quell’associazione a delinquere che è la Guardia costiera libica (come da prove fornite da Amnesty International).
L’Italia rimane con il cerino in mano, come avevamo previsto e con un governo che parla ancora di “mediazioni”, “fermezza” e “valutazioni”, senza sapere che fare.
La strada maestra era semplice.
1) L’Italia a Tallin avrebbe dovuto porre solo una breve domanda: “Nell’estate del 2015 avete firmato un impegno a ricollocare nei 27 Paesi Ue 160.000 richiedenti asilo entro settembre 2017, di cui 40.000 dall’Italia. Avete una settimana di tempo per farci sapere quando possiamo mandarvi i 34.000 profughi che ancora sono nel nostro Paese”
2) Scaduti i sette giorni, visto che gli altri Stati non rispettano gli accordi sottoscritti, ci riteniamo liberi di non riconoscere più alcun trattato
3) Di conseguenza cessano i versamenti italiani alla Ue (differenza di 4 miliardi in negativo tra quanto versiamo e quanto riceviamo, a differenza della Polonia con attivo di 20 miliardi o Ungheria con attivo di 6)
4) Non partecipiamo più ad alcuna riunione, se non a quelle in cui faremo valere il diritto di veto su qualsiasi decisione che preveda l’unanimità
5) Continuiamo le operazioni di soccorso con l nostra Guardia costiera, come ai tempi di Mare nostrum, nessun coordinamento con altre unità navali militari Ue, solo con Ong
6) Contestualmente ai richiedenti asilo verrà richiesto quale destinazione finale intendono raggiungere: solo per quelli che indicheranno il nostro Paese sarà aperta la pratica, gli altri verranno indirizzati ai confini di Francia, Svizzera, Austria e Slovenia per proseguire il loro viaggio.
7) Chi riuscirà a oltrepassare il confine con mezzi propri non potrà piu’ essere “rispedito” in Italia. Non accetteremo, ad es., che le autorità francesi ritornino in Italia un profugo fermato a Nizza. A tal fine ogni tentativo sarà bloccato militarmente al confine . Finisce il giochetto di ricollocare in Italia 30.000 richiedenti asilo negli ultimi 12 mesi attuato da Francia, Svizzera e Austria. In pochi mesi diverse decine di migliaia di profughi lasceranno la penisola per il Nord Europa e si dimezzerà la pressione sul nostro Paese.
Queste sono misure reali da attuare senza neanche preavviso: se poi il Macron di turno ha qualcosa da dire, venga pure in Italia che gli spieghiamo cosa vuol dire “liberte’, egalite’ e fraternite'”.
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
NON SI TROVA PIU’ L’EFFIGIE DI MARMO DEDICATA AL PARTIGIANO GUIDO RATTOPPATORE…E SONO VOLATI GLI STRACCI TRA ACCUSE DI FURTO
Via dei Giubbonari torna ad essere la pietra dello scandalo per il Partito Democratico e per il MoVimento 5 Stelle.
L’altroieri i magistrati della sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio hanno assolto sei dei dirigenti che si sono dati il cambio alla guida del dipartimento Patrimonio del Campidoglio per l’assegnazione del circolo di via dei Giubbonari al Partito Democratico.
Gli spazi di via dei Giubbonari 40 il primo ottobre 1946 finirono infatti, secondo la Corte dei Conti, in concessione al Partito Comunista Italiano con un regolare contratto di locazione stipulato un anno più tardi e rinnovato di volta in volta prima «con dichiarazioni verbali e poi tacitamente».
E ora sarà un bel problema per il M5S, che voleva far partire il tour degli sfratti dai locali concessi ai partiti.
Per quelli di via dei Giubbonari, lasciato l’ottobre scorso dal PD, non c’è traccia di danno erariale. Ma sarà un bel problema anche per il Partito Democratico.
Perchè il presidente della commissione Trasparenza e consigliere capitolino del PD, Marco Palumbo, commentando la sentenza della Corte dei conti, oggi ha ricordato che a far chiudere il circolo fu Matteo Orfini: “Ringrazio pubblicamente Matteo Orfini per la grande operazione con cui ha chiuso il circolo per non si sa quale motivo, visto che per la Corte dei conti il contratto era regolare e una parte del debito era rientrato. Per fortuna che l’ha chiuso, così ora ci sono gli abusivi di fronte”.
Orfini e i suoi avevano fornito più versioni, non sempre concordanti, sulla vicenda.
Ma nel frattempo è scoppiato un nuovo giallo: quello sulla targa di via dei Giubbonari. Qualche tempo fa la targa venne rimossa su iniziativa della segretaria del circolo Giulia D’Urso, che successivamente ha lasciato il PD per aderire a MDP.
All’epoca si sostenne che era sparita o era stata rubata prima che la segretaria facesse chiarezza: aveva incaricato un marmista di rimuoverla e l’aveva fatta custodire, a suo dire, con la famosa iscrizione dedicata al partigiano Guido Rattoppatore nella cassaforte di una banca.
Ma nella seduta della commissione trasparenza capitolina di oggi, come riporta l’agenzia DIRE, Angel Marasca, “militante da venti anni del circolo Pd di via dei Giubbonari“, ha detto che la storia è falsa: “Fin dal 2016 è venuto fuori il tema del portarsi via la targa qualora il circolo avesse chiuso — ha spiegato Marasca — Io conoscendo le intenzioni di Giulia Urso, attuale presidente della commissione cultura del I municipio, ho chiesto alla presidente Sabrina Alfonsi di proteggere la targa. Alfonsi, il 30 ottobre, davanti alla stampa tutta, ha promesso di farlo”.
Ma qualcosa cambia nelle prime settimane di novembre “e io vengo a conoscenza — ha aggiunto Marasca — che per il 20 novembre erano già organizzati per portare via la targa con un marmista. Il 18 novembre ho fatto un esposto essendo a conoscenza di queste intenzioni, e mentre ero presso la stazione dei carabinieri mi telefonano e mi comunicano che la targa è stata già portata via”.
“La signora Giulia Urso, presidente commissione cultura I municipio, ha rilasciato dichiarazioni ai giornali dicendo che la targa dopo esser stata asportata dal marmista è stata depositata presso la banca Unipol — ha continuato Marasca — Siamo andati in banca e ci hanno detto che la targa non è mai giunta presso il caveau. Secondo noi la targa è stata, in tutti questi mesi, a casa di Giulia Urso che poi, quando ha lasciato il Pd per passare a Mdp ha detto di averla consegnata ai carabinieri, ma noi non gli crediamo”
Chi ha rubato la targa di marmo di via dei Giubbonari?
I cittadini hanno fatto denuncia quindi e sono partite le indagini ma nel frattempo il sovrintendente Francesco Prosperetti con una lettera, nel prendere atto dell’asportazione “ha invitato il condominio competente a chiudere il buco” ha spiegato oggi Palumbo.
Sta di fatto che non esiste un condomino competente poichè lo stabile non è abitato e quindi “oltre al danno anche la beffa del buco su un palazzo storico” sostengono i cittadini.
Ma in fondo la questione è più affettiva che altro. “Di Guido Rattopatore non abbiamo nemmeno una foto, vogliamo che la targa sia restituita al quartiere perchè nel 1947 i cittadini si sono autotassati per acquistarla e quindi appartiene a loro”, ha concluso Marasca.
Qui però è partita la polemica politica. La consigliera del Movimento Cinque Stelle in I Municipio Giusi Campanini ha infatti detto che nella vicenda della rimozione si prefigurano “due reati”: “Il primo è certo — da un palazzo tutelato è stata asportata una iscrizione, un reato penale punito dall’articolo 50 del Codice dei beni culturali prevede arresto da 6 mesi a un anno — e il secondo più discutibile — qualcuno si e’ appropriato di una targa pensando che fosse di sua proprietà — ma passa in secondo piano visto che siamo già di fronte a un reato”.
Ora, a parte che i reati di solito li accertano i magistrati e non certo i consiglieri (e che i reati sono tutti penali), la Campanini sostiene di aver chiesto alla presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi di sapere che fine avesse fatto la targa: “Mi ha risposto in Consiglio municipale l’assessore Pescetelli in maniera molto nebulosa dicendo che avrebbe chiesto ai vertici del circolo di informarsi presso la Soprintendenza per sapere come dovevano comportarsi, ammettendo di fatto che la targa l’avevano presa gli esponenti del Pd, ma la risposta non e’ stata messa a verbale. Prosperetti poi nella lettera che ha inviato parla solo di riempire il buco dicendo implicitamente che sapeva che la targa era stata presa da quelli del Pd”.
A quel punto “ho inviato una segnalazione al direttore del Municipio, al dipartimento Patrimonio del Campidoglio e alla Soprintendenza statale con preghiera di avviare l’iter di denuncia del reato ma non ho avuto nessuna risposta”.
Nel frattempo, ha continuato ancora Campanini secondo la DIRE, “il Comitato Targa Guido Rattoppatore ha fatto delle denunce, il 18 novembre al nucleo Carabinieri Tutela beni culturali e il 24 aprile alla Polizia giudiziaria del I Gruppo Trevi. Chi ha fatto la segnalazione ha saputo dai carabinieri che il pm non vedeva alcun reato annunciando in pratica la richiesta di archiviazione, ma la polizia giudiziaria non ha mai ricevuto la segnalazione di archiviazione”.
Adesso, ha concluso la consigliera municipale pentastellata, “nessuno risponde del furto della targa, nessuno risponde del danneggiamento di un bene tutelato e nessuno risponde ai cittadini che chiedono il ripristino della targa: appartiene al rione, visto che nel Dopoguerra, era il ’46, ci fu una colletta di cittadini e banchisti di Campo de’ Fiori per donare la targa al PCI. E nonostante l’ordine del 3 febbraio del soprintendente Prosperetti al condominio, che tra l’altro risulta inesistente, di riparare il buco, non è stato fatto neanche quello, il danno c’è e resta davanti agli occhi di tutti”.
E soprattutto: la situazione continua ad essere disperata, ma non seria.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
MA PER LA GIUNTA DI CENTRODESTRA I PROBLEMI SONO IMMIGRATI E PENDOLARI DELLE SPIAGGE LIBERE
Lo scorso 30 gennaio ha ricevuto dall’amministrazione comunale le chiavi della città per l’opera di
diffusione del ricordo dello sterminio degli ebrei, al quale sopravvisse grazie a una rocambolesca fuga verso l’Italia.
Oggi, Nina Otroshdenova, 91enne di origini russe e residente ad Alassio, quelle chiavi non le vuole più perchè «a queste non corrisponde il rispetto nè la sincerità ».
Parole che pronuncia con rabbia mentre, dal suo terrazzo, guarda sconsolata un panorama fatto di bidoni della spazzatura maleodoranti che sono diventati vicini di casa piuttosto scomodi.
«Tra puzza, mosche e topi, qui non si possono quasi aprire le finestre» precisa, mentre la nipote Valentina Zancarli cerca di consolarla come può.
L’abitazione “circondata” dai bidoni si trova al civico 165 di via Neghelli e affaccia sul deposito comunale di via Solferino dove, dai primi di giugno, in concomitanza con l’inizio del nuovo servizio di raccolta porta a porta, sono stati portati gran parte dei bidoni della spazzatura ormai dismessi con conseguenti effetti collaterali per chi abita in zona.
«I cassonetti sono sporchi e puzzano, per la gioia di insetti e topi — precisa la nipote Valentina — Mia nonna che, oltretutto, non può muoversi da casa a causa di un’ischemia, non può quasi uscire sul terrazzo: non è dignitoso vivere così. Cosa dovrebbe fare con questo caldo? Tapparsi dentro l’appartamento?».
Sarebbero numerosi gli appelli rivolti al Comune per trovare una soluzione, ma nulla sarebbe stato fatto: i cassonetti sono parcheggiati lì in attesa di essere smaltiti.
«Mi dicono sempre che la soluzione arriverà a giorni, ma quel giorno non arriva mai — continua Valentina — Ci sentiamo prese in giro. Proprio in queste ore ho contattato per l’ennesima volta gli uffici comunali, ma mi è stato detto che deve essere individuata la ditta per lo smaltimento dei bidoni e che ci vuole un po’ di tempo. Nel frattempo mia nonna deve restare segregata in casa sua?».
La cerimonia per la consegna delle chiavi della città sembra lontana: «Vogliamo restituirle, visto che a questo premio non corrisponde alcuna forma di rispetto».
(da “La Repubblica”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE FA IL PUNTO SULLA POLITICA ITALIANA
Silvio Berlusconi vuole Sergio Marchionne candidato premier per il centrodestra. Il Cavaliere lo dice in un colloquio con i direttori di Libero Quotidiano e il Tempo.
“Per il centrodestra punto su Sergio Marchionne. Tra non molto gli scade il contratto negli Stati Uniti, e se ci pensate bene sarebbe l’ideale (…)”
Il nuovo male secondo Berlusconi è il MoVimento 5 stelle.
“Come nel ’94 sento di dovermi dedicare al paese” ed elenca il nuovo “male” da evitare.
Ventitrè anni fa era lo sbarco a Palazzo Chigi degli eredi del Pci che se l’erano apparecchiata bene l’ascesa al potere. Ora è l’incubo del MoVimento 5 stelle, e l’eventualità (oggi lontana, ma domani chissà ) di un’alleanza con il Pd.
Perchè invece, lo dice esplicitamente, all’ipotesi di un accordo tra grillini e leghisti non ci vuole nemmeno pensare. “Sarebbe folle”.
Berlusconi poi va sul programma del centrodestra.
Flat tax al 20%, soprattutto spinge sui mille euro al mese di pensione per mamme e casalinghe.
E poi niente più bollo auto a chi ha un’utilitaria o usa le quattro ruote per andare al lavoro.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
L’ULTIMO SONDAGGIO YOUGOV DA’ IL LABOUR AL 46%, TORIES FERMI AL 38%
Le difficoltà nel governare della premier conservatrice Theresa May emergono tutte in un sondaggio
di YouGov che vede il Labour in testa con un vantaggio di ben otto punti, impensabile fino a qualche settimana fa.
Il partito di Jeremy Corbyn è infatti al 46% mentre i Tories sono fermi al 38%, seguiti dai Libdem al 6% e l’Ukip al 4%.
Continua così inesorabile il distacco dei britannici dalla premier May, ormai in calo di consensi che pare inarrestabile, dovuto in parte anche alo scarso appeal e alle gaffe del primo ministro.
Intanto il Times rivela il tentativo di “complotto” da parte di un gruppo della sinistra Labour che ha pubblicato una lista di deputati che non dovrebbero essere candidati nuovamente perchè su posizioni troppo moderate e liberal.
La dirigenza del partito si è però dissociata da questa iniziativa.
(da agenzie)
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