Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO CHE HA FATTO LA RICHIESTA: “HO PRESO UNA PIZZA E NON POTENDO ESSERE CON VOI VI MANDO QUALCOSA DI CALDO”
“Ai clochard della stazione di Bari, stazione centrale, o ai senzatetto”. 
Si legge così sullo scontrino di un ordine inviato da un ragazzo barese alla pizzeria Break 184: ha voluto mandare dieci piadine rollè a quanti ogni sera attendono davanti alla stazione l’aiuto delle associazioni locali, per avere un pasto caldo.
Lui ci ha pensato per tempo, e ha inviato il suo ordine su Just eat, specificando il luogo per la consegna a domicilio.
E sulla distinta ha voluto anche aggiungere: “Sono un giovane ragazzo 25enne. Stasera ho ordinato una pizza e non potendo essere fisicamente con voi per condividerla ho deciso di mandarvi qualcosa qualcosa di caldo. Forza e coraggio!”.
E’ stata la stessa pizzeria che ha ricevuto l’ordine a diffondere la notizia sulla sua pagina Facebook, ringraziando il ragazzo: “Questa lieta sorpresa ci ha spiazzati – scrivono – Chiunque tu sia, benefattore 25enne, massimo rispetto e stima per te e il tuo gesto di grande valore. Ci hai ricordato che, oltre a tutto il marcio a cui siamo abituati, esiste ancora tanta bellezza d’animo intorno a noi. Grazie per averci commossi”.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO ABATE, QUANDO ERA A VARESE, AVREBBE FAVORITO DEGLI IMPUTATI EVITANDO DI INDAGARE SU DI LORO
La procura di Brescia sta conducendo un’inchiesta nei confronti di Agostino Abate, sostituto procuratore già stato a Varese e trasferito dal Consiglio Superiore della Magistratura a Como per alcune irregolarità che avrebbe commesso nella sua professione.
Della vicenda ne dà notizia il Corriere della Sera, scrivendo che il magistrato sarebbe indagato per abuso d’ufficio e favoreggiamento.
In pratica, avrebbe aiutato le persone sulle quali stava indagando a uscire senza problemi da una sua inchiesta.
I magistrati bresciani Mauro Leo Tenaglia e Sandro Raimondi (che ora opera a Trento) hanno acceso i riflettori su alcune indagini condotte da Abate intorno a una clinica privata di Varese per un caso di presunto mancato pagamento di tasse, contributi e multe per 3,3 milioni.
Tanto che gli accusati non sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati da Abate che non avrebbe nemmeno svolto approfondimenti e anzi avrebbe disposto alla Guardia di Finanza di non seguire più la vicenda.
E avrebbe anche conservato le denunce per due anni senza valutarle.
Quindi, la procura di Brescia competente ha deciso di indagarlo.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile
UN’ALTRA RISORSA PADANA AUTORE DI UN DELITTO FAMILIARE EFFERATO
Giovanni Volpe, ex bidello a Cantù di 78 anni, è stato pugnalato. Ad ucciderlo il nipote Luca
Volpe, classe 1992, che avrebbe compiuto il gesto dopo una lite nata per futili motivi. Tra i due c’era stato qualche diverbio anche nel passato.
Sono stati i vicini di casa a dare l’allarme. Avevano sentito dei rumori sospetti e hanno allertato il figlio della vittima, Paolo Volpe che subito è accorso per capire cosa stesse succedendo.
Al suo arrivo però ha trovato il padre riverso a terra in una pozza di sangue, già morto. A quel punto c’è stata la chiamata ai Carabinieri della Compagnia di Cantù che dopo una rapidissima indagine hanno rintracciato il nipote.
L’omicidio si è consumato all’interno di una palazzina al civico 13 in via Monte Palanzone.
Alcuni vicini in via Monte Palanzone raccontano: “Luca era cresciuto col nonno. Negli ultimi tempi però Giovanni ci diceva di avere paura dei suoi comportamenti”. L’uomo quindi non si sentiva più al sicuro insieme al nipote che aveva cresciuto con tanto amore.
Il giovane, dopo l’omicidio, si era rifugiato in un albergo a Novedrate. In questo momento si trova in carcere al Bassone con l’accusa di omicidio volontario. E’ in attesa dalla convalida dell’arresto.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile
HANNO CONFESSATO: VOLEVANO RUBARE LA PISTOLA DEL VIGILANTE PER VENDERLA, DUE HANNO 16 ANNI, IL TERZO NE HA 17
“Un branco di lupi che hanno atteso l’agnello”. Così il questore di Napoli, Antonio De Iesu, parla dei due 16enni e dell 17enne accusati di avere colpito selvaggiamente con il piede di un tavolo da cucina e aver ucciso il vigilante Francesco della Corte.
“Un evento crudele, abietto, drammatico, ai danni di una persona onesta, un lavoratore, un padre di famiglia – dice il questore di Napoli – da parte di tre ragazzi provenienti da un quartiere a rischio”. I tre volevano rubare la pistola ( senza riuscirci) per rivenderla.
Sono tre minorenni, infatti, i responsabili della morte della guardia giurata Francesco Della Corte, aggredito a colpi di bastone lo scorso 3 marzo mentre stava chiudendo la stazione della metropolitana di Piscinola, a Napoli, e deceduto due giorni fa in ospedale.
I tre, due 16enni ed un 17enne, sono stati fermati dalla polizia, su disposizione della Procura per i Minorenni, con l’accusa di tentata rapina e omicidio doloso. I ragazzi hanno confessato l’aggressione e sono stati portati nel carcere di Nisida.
Nei confronti dei tre è stato emesso un decreto di fermo al termine dell’inchiesta della Polizia, coordinata dalla procura dei minori di Napoli. I giovani erano tutti e tre incensurati e non frequentano alcun istituto scolastico.
Il vigilante Della Corte, 51 anni di Marano, fu ripetutamente picchiato e ferito alla testa mentre stava effettuando gli ultimi controlli prima di chiudere il cancello d’ingresso alla stazione della metro. Quando i poliziotti del commissariato di Scampia arrivarono alla stazione di Piscinola, lo trovarono inginocchiato vicino all’auto della società per cui lavorava – la Security Service – con il viso completamente insanguinato e una vistosa ferita in testa. In un cassonetto nei pressi dell’auto gli agenti trovarono un bastone di legno e la borsa di Della Corte.
Portato all’ospedale Cardarelli e operato d’urgenza al cervello, il vigilante era stato tenuto in coma farmacologico, ma nella notte tra giovedì e venerdì è morto.
“Ora chiedo giustizia”, è l’appello ella moglie. “Siamo arrabbiati – spiega la cognata Matilde – perchè non è giusto che una persona perbene, dedicata solo al lavoro, esca di casa la sera per lavorare e non torni più”.
I tre minorenni accusati di aver aggredito e preso a bastonate il vigilante Francesco Della Corte, poi morto dopo due settimane d’agonia, volevano rapinarlo della sua pistola. È quanto ha ricostruito la Polizia al termine dell’indagine che ha portato in carcere i tre con l’accusa di tentata rapina e omicidio doloso.
Gli uomini del commissariato di Scampia sono risaliti ai due sedicenni e al diciassettenne sia attraverso le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza sia grazie ad una serie di intercettazioni e di interrogatori di persone sospettate di aver avuto un ruolo nella vicenda.
I tre, secondo quanto ricostruito, avrebbero atteso l’arrivo del vigilante alla stazione della metro per impossessarsi della pistola e poi, armati di due piedi di un tavolo in legno trovati in strada, lo hanno aggredito alle spalle, colpendolo ripetutamente alla testa.
“Volevano impossessarsi della sua pistola per venderla e ricavarne 5-600 euro”, ha detto il dirigente del commissariato di Scampia, Bruno Mandato, nel corso di una conferenza stampa in Questura. Della Corte, a causa delle profonde ferite, è morto qualche giorno fa nell’ospedale Cardarelli. Uno dei tre ragazzi aveva fumato qualche spinello prima di entrare in azione. I ragazzini non sono però riusciti a prendere l’arma poichè Della Corte la teneva ben nascosta in una tasca della giacca.
Fondamentale,B per l’individuazione dei responsabili, è stato l’acume investigativo di poliziotti, abituati a indagare negli ambienti della criminalità organizzata: dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza, non particolarmente nitide, è stata isolata la singolare andatura di uno dei tre ragazzi, riguardante la movenza del braccio sinistro. Poi con l’agente di quartiere è stato possibile rintracciare il soggetto e, quindi, anche i suoi complici.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2018 Riccardo Fucile
LA DICIOTTENNE MIRIAM E’ MORTA DOPO 12 GIORNI DI COMA: RITARDI NELLE INDAGINI E DIMESSA SENZA ACCORGERSI DI UNA EMORRAGIA CEREBRALE
È nata a Roma e cresciuta a Ostia Mariam Moustafa, la diciottenne egiziana picchiata da una
baby-gang di ragazzine inglesi nel centro di Nottingham.
L’aggressione alla giovane studentessa di ingegneria deceduta mercoledì scorso dopo 12 giorni di coma risale al 20 febbraio. La ragazza ha cittadinanza italiana: si è trasferita oltremanica insieme alla famiglia quattro anni fa.
I parenti di Mariam hanno puntato il dito contro i sanitari che avevano dimesso la giovane poche ore dopo il ricovero senza accorgersi di un’emorragia cerebrale e hanno accusato la polizia di non aver indagato su un’aggressione di chiara matrice razzista (l’unica ragazza fermata, una 17enne, è stata già rilasciata).
Intanto le autorità egiziane si sono mosse per chiedere ai colleghi britannici di condividere le informazioni e consegnare alla giustizia i responsabili il prima possibile.
I media egiziani hanno denunciato i ritardi nelle indagini e sui social è partita la campagna con l’hashtag “i diritti di Mariam non andranno persi”.
La Procura di Roma ha aperto una indagine in relazione alla morte di Mariam. Il fascicolo, nel quale si ipotizza il reato di omicidio, è stato affidato al sostituto procuratore Sergio Colaiocco.
La 18enne, che studiava ingegneria al Nottingham College, è stata aggredita alla fermata dell’autobus all’esterno del Victoria Centre, in Parliament Street, il 20 febbraio alle 20.
Ha cercato di fuggire alla furia del gruppo, che l’aveva trascinata per terra per oltre venti metri, salendo a bordo di un autobus. Il branco, composto da una decina di ragazze, l’ha però seguita e ha continuato a picchiarla anche sul mezzo, finchè non è intervenuto l’autista che le ha bloccate. Mariam aveva già perso i sensi.
È stata portata al Queen’s Medical Center dove i medici l’hanno dimessa poche ore dopo. Il giorno seguente è stata ricoverata d’urgenza al Nottingham City Hospital dov’è morta dopo dodici giorni di coma.
Il gruppo aveva ripreso tutta l’aggressione con il cellulare e condiviso poi i filmati con gli amici.
La famiglia non ha dubbi: l’aggressione è per motivi razziali. Lo hanno raccontato il padre, Muhammad, e la sorella minore, Mallak, ai media britannici.
Lo zio di Mariam, Amr ElHariry, ha anche riferito che sua nipote stava camminando per strada quando un gruppo di ragazze di 15-17 anni le ha urlato contro, chiamandola “black rose”, “rosa nera”, una chiara allusione al colore della sua pelle.
Mariam e Mallak erano già state aggredite quattro mesi prima ma “la polizia non aveva fatto nulla per individuare i responsabili”.
La sorella ha anche dichiarato di aver visto alcune di quelle persone coinvolte “deridere il coma” di Mariam su Instagram. In rete circolano anche alcuni video dell’aggressione.
La famiglia se la prende anche con i medici che l’hanno dimessa dopo poche ore. Lo zio ha detto che sua nipote è stata ricoverata in ospedale verso le 21, ma è stata dimessa alle 2 del mattino, anche se stava ancora soffrendo. “Siamo arrabbiati per il fatto che l’ospedale l’abbia dimessa e non sia stato in grado di individuare un’emorragia cerebrale”, ha confermato.
La polizia di Nottinghamshire ha confermato che è in corso un’approfondita indagine e ha chiarito che “al momento non ci sono informazioni per suggerire che l’aggressione sia stata motivata dall’odio ma continuiamo a mantenere una mente aperta”. Nei giorni scorsi una ragazza di 17 anni era stata fermata con l’accusa di aggressione aggravata ma è stata poi rilasciata su cauzione. Diversi altri giovani sono stati invece interrogati.
Ora gli inquirenti attendono i risultati dell’autopsia per chiarire meglio le cause del decesso cercano possibili testimoni, anche utilizzando il video di una telecamera dell’autobus assicurando che il caso viene seguito con la massima attenzione.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
I VITALIZI SONO STATI ABOLITI DA MONTI NEL 2011, ORMAI LA PENSIONE DEI PARLAMENTARI E’ SU BASE CONTRIBUTIVA… AUGURATEVI CHE IL DDL RICHETTI CHE VUOLE RENDERE LA NORMA RETROATTIVA PER PURA DEMAGOGIA NON SIA MAI APPROVATA, ALTRIMENTI MILIONI DI ITALIANI SI VEDREBBERO DIMEZZARE LA PENSIONE
Non passa giorno che gli italiani non siano bombardati dalla bufala che vede uniti non a caso i due ballisti professionisti Di Maio e Salvini: “appena governeremo aboliremo i vitalizi”.
Come si sono sentiti al telefono, l’unica cosa su cui si sono dichiarati d’accordo i due vincitori delle elezioni del 4 marzo, è stato quello di mandare questo messaggio tarocco agli italiani, noti creduloni.
Allora facciamo chiarezza, poi liberi di farvi prendere per il culo da chi vi pare.
I vitalizi — una pensione aggiuntiva che in diversi casi in Italia superava i contributi effettivamente versati — sono stati aboliti alla fine del 2011 dal governo Monti.
Il nuovo regolamento di Camera e Senato li ha ribattezzati “pensione dei deputati” e “pensione dei senatori”.
Il metodo con cui vengono calcolate è diventato “contributivo”: significa che l’assegno è legato ai contributi che vengono effettivamente versati.
Il risultato è stata una significativa riduzione dell’importo.
Secondo i calcoli della Camera dei deputati, un deputato neoeletto e che concluderà il suo mandato senza ricandidarsi potrà godere di una pensione aggiuntiva di poco meno di 1000 euro una volta compiuti i 65 anni.
Se invece sarà rimasto in carica per due legislature, potrà andare in pensione a 60 anni ottenendo circa 1.500 euro (una cifra comunque piuttosto contenuta).
QUINDI I VITALIZI SONO STATI ABOLITI DA OLTRE SEI ANNI.
Secondo punto: sia il M5s che Matteo Richetti (Pd), hanno proposto una ulteriore modifica, estendendo le nuove norme previste anche agli ex eletti.
In pratica una estensione retroattiva puramente demagogica e palesemente INCOSTITUZIONALE come hanno fatto notare il vice ministro Morando e qualificati giuristi.
Non solo, ma estremamente pericolosa per i cittadini comuni che sono andati in pensione solo in parte con il metodo contributivo perchè metterebbe le mani in tasca a chi è già in pensione.
Una volta applicato IL PRINCIPIO DELLA RETROATTIVITA’ ai legislatori si passerebbe ai comuni cittadini e milioni di italiani si troverebbero con una pensione dimezzata.
Tanto per capire in che mani siamo finiti.
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
LA SINTESI: BERLUSCONI E ‘ LA COPIA SBIADITA DEL LEADER CHE FU, SALVINI UN INCAPACE A GUIDARE UNA COALIZIONE CHE USA SOLO COME UN TAXI
Si può riassumere così, in modo un po’ gergale, ma efficace: il centrodestra non riesce a mettersi
d’accordo neanche sul candidato di una piccola regione del Nord come il Friuli, dove si vota tra poche settimane, figuriamoci sulle presidenze delle Camere. Per non parlare del governo del paese.
E qualcuno questa considerazione l’ha fatta, in una tante nervose riunioni di queste ore.
Non è solo una questione di “metodo”, o meglio di assenza di metodo, a determinare la confusione dal Friuli in su: a chi spetta la Camera, a chi il Senato, chi incontra chi per tessere alleanze.
L’assenza di metodo è solo la punta dell’iceberg di un “pasticciaccio” ben più profondo. E non è un caso che, gira e rigira, si è arrivati al punto, proprio oggi.
Il punto lo ha esplicitato, con adamantina chiarezza, il professor Renato Brunetta, uno che, quando si arriva al dunque, non si sottrae dalla pugna per rifugiarsi in formule ambigue o nelle timidezze di circostanza.
Brunetta dice due cose.
Primo: “Salvini non è il leader del centrodestra, è semplicemente il leader del partito che all’interno del centrodestra ha avuto più voti e che sulla base delle regole che ci siamo dati ha il compito di fare, se riusciremo a farlo, il governo.
La leadership di una coalizione si conquista giorno per giorno con la condivisione e la pari dignità “.
Secondo: “Non sta nè in cielo nè in terra che Salvini sia candidato premier e ottenga la presidenza del Senato. O c’è collegialità e pari dignità o salta tutto”.
Parole che suonano come un warning ma anche, al tempo stesso, come un grido di dolore, da parte di un partito che, per la prima volta da cinque lustri, viene bistrattato e trattato con poca dignità da un leader, arrivato primo e autoproclamatosi leader di tutti.
E rivelano un enorme non detto in questa storia c’è: che cosa succede se Salvini rompe tutto, tirando dritto sulle presidenze in accordo coi Cinque Stelle, poi giocando a modo suo la partita del governo, ovvero del non governo, e magari arrivando a un punto in cui la scelta è tra la padella di un governo della Lega con i Cinque Stelle e la brace delle elezioni anticipate?
La risposta non c’è, perchè questa prospettiva terrorizza gli azzurri (e non solo) costretti ad affrontare questa fase in una condizione psicologica nuova: senza dare le carte e senza tanti margini di manovra, rispetto al gioco di sponda tra Di Maio e Salvini, perchè le due debolezze di Forza Italia e Pd non fanno una forza.
Andate a parlare con i colonnelli del leader della Lega per capire come sono cambiati i rapporti di forza. Fanno un ragionamento molto semplice. Questo: “In questa situazione una presidenza ci spetta e basta, vediamo se Camera o Senato. Dice Berlusconi: se ti prendi il Senato poi non puoi avere il premier pre-incaricato. E chi lo ha detto? Quando comandava lui e aveva i numeri, Berlusconi era a palazzo Chigi, Schifani Senato e Fini alla Camera, tutti del Pdl. Ora i numeri dicono che tocca a noi. Anche perchè il pre-incarico vai a vedere come va a finire. Una presidenza ci spetta, la prendiamo, poi si vede”.
È un po’ la famosa teoria che è meglio l’uovo oggi che la gallina domani. E che rivela quanto la prospettiva di formare un governo stia a cuore a Matteo Salvini.
Assai poco, perchè questo richiederebbe, da subito, una logica di coalizione e anche un lavoro per “allargare”, dal momento che i numeri non ci sono. Invece ognuno segue un suo schema, tutti parlano con tutti, non si capisce chi comanda, dove si decide, il ruolo dei singoli leader nell’alleanza.
E poi, parliamoci chiaro: Silvio Berlusconi è solo la copia sbiadita di quel che è stato e non è più, incapace di calarsi nella nuova situazione che si è creata, di prendere una iniziativa, di immaginare una mossa per il dopo voto dopo una campagna elettorale sbagliata, con un alleato-avversario più forte di lui che ha, definitivamente consegnato al passato la suggestione di un centrodestra berlusconi-centrico.
L’altra sera, durante il vertice, aveva mostrato apertura ai grillini quasi spingendosi a prospettare un governo di tutti, il giorno dopo ha dichiarato che li caccerebbe dalla porta.
Voi capite che è assai difficile ravvisare in questi cambi repentini la lucidità di una tattica o la coerenza di un pensiero. Piuttosto, e chi lo conosce bene se ne duole, certificano solo che, diciamo così, il tempo passa. Quella vecchia volpe di Ignazio La Russa ha capito dopo il vertice che, andando avanti così, si rischia davvero di favorire che, in mancanza di alternative, si creino le condizioni per l’abbraccio tra Salvini e Di Maio.
Si sa come vanno certe cose in politica: cammin facendo, ci si prende gusto e ciò che oggi è tattica per spaventare gli altri domani può diventare strategia in assenza di alternative.
E per sparigliare ha candidato per la presidenza della Camera Giorgia Meloni.
Un nome assolutamente spendibile, anche a giudizio di parecchi del Pd, lasciato cadere — almeno per ora – da Forza Italia, dove l’argomento del giorno era il candidato in Friuli.
Neanche lì c’è l’accordo, figuriamoci sul resto. Un pasticciaccio, anche abbastanza brutto.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
NELLA PAGINA LINKEDIN AVEVA INSERITO UN TITOLO INESISTENTE
Quel master in “business administration” è scomparso ieri pomeriggio all’improvviso: era il titolo più prestigioso che Rocco Casalino, responsabile della comunicazione di 5 Stelle, vantava nel suo curriculum.
La pagina Linkedin che conteneva il master in economia nell’università di Shenandoah, in Virginia, è stata fatta bloccare dallo stesso Casalino, nel pieno della bufera esplosa sui social.
Casalino, uno dei guru dell’immagine di M5S, da anni esibiva un titolo falso: “Nessun studente con quel nome e quel cognome ha frequentato la Shenandoah University e ha conseguito alcun titolo nell’anno indicato”, scrive in una mail la segreteria dell’istituto, svelando la bufala.
E’ stato un imprenditore toscano, Paolo Polverosi, a insospettirsi e a chiedere informazioni all’Università statunitense.
Casalino, fra l’altro, avrebbe dovuto frequentare i corsi nello stesso anno, il 2000, in cui ha partecipato al Grande fratello. Falso. Tutto falso.
E, seppur senza riferimenti specifici, il “master in economia negli Stati Uniti” è un titolo che Casalino aveva scritto nel curriculum allegato alla scheda di candidatura alle Regionali lombarde del 2013.
“Non so cosa sia successo, non mi occupo io dei miei social e dopo l’esperienza del Grande fratello, facendo il giornalista, non ho posto grande attenzione all’elaborazione dei miei curriculum”, dice Casalino. “L’unica cosa vera è che ho una laurea in ingegneria elettronica con indirizzo gestionale e ho fatto il giornalista. Ho già provveduto a fare bloccare tutto”.
Resta la gaffe, se non l’onta, di quei titoli fantasma, dichiarati per anni.
Lo show, adesso, sembra non piacere più neppure all’interessato: “Mi spiace davvero per quello che è accaduto”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
DI MAIO 98.471 EURO, TONINELLI 94.086 EURO, DI BATTISTA 113.471 EURO, PAOLA TAVERNA 103.456 EURO, CARLA RUOCCO 94.239 EURO, GIULIA GRILLO 100.219 EURO, BONAFEDE 186.708 EURO
Quanto guadagnano i grillini in parlamento? Il capo politico e candidato premier del Movimento
5 Stelle, Luigi Di Maio, nel 2017 ha dichiarato 98.471,04 euro.
Dei suoi nuovi capigruppo, al momento, si conosce la documentazione patrimoniale del solo Danilo Toninelli, che guiderà la squadra pentastellata al Senato, il quale ha dichiarato un reddito imponibile di 94.086 euro.
Alessandro Di Battista nel 2017 dichiara 113.471 euro mentre Paola Taverna ne dichiara 103.456. Seguono Laura Bottici con 99.699 euro, Nicola Morra che dichiara 99.465 e Carla Ruocco che si piazza a quota 94.239.
La capogruppo alla Camera per il M5S Giulia Grillo ha dichiarato nel 2017 un reddito imponibile pari a 100.219. Lo si legge nella documentazione pubblicata sul sito della Camera.
Il deputato M5S Alfonso Bonafede, avvocato e indicato come ministro della Giustizia nella squadra pentastellata di governo, dichiara nel 2017 un reddito imponibile pari a 186.708 euro. E’ quanto si legge nella documentazione pubblicata online sul sito della Camera.
Il garante del M5S Beppe Grillo ha dichiarato nel 2017 420.807 euro: l’anno precedente aveva dichiarato ‘appena’ 71.957 euro.
Per quanto riguarda i capigruppo in pectore, il deputato uscente e neo-senatore Danilo Toninelli ha dichiarato nel 2017 un reddito di 94.086 euro, mentre l’imponibile della collega Giulia Grillo si attesta a 100.219 euro.
Ma ci sono anche i morosi 5 stelle. Sono oltre 400 mila euro i redditi dichiarati dai deputati del Movimento 5 Stelle sospesi o espulsi per non aver versato la quota al fondo per il microcredito.
All’appello manca la dichiarazione patrimoniale di Andrea Cecconi, che dovrà essere disponibile da lunedì prossimo, per legge.
Nel dettaglio, Ivan Della Valle ha guadagnato 98.471 euro nel 2017, mentre Girolamo Pisano 109.487, Silvia Benedetti 98.471,04 ed Emanuele Cozzolino 97.819.
L’altra deputata citata tra i “morosi” lo scorso 14 febbraio, Giulia Sarti, infine, ha dichiarato 98.471,04. Maurizio Buccarella ha dichiarato un reddito imponibile di 105.086 euro nel 2017; Carlo Martelli 100.255 euro; Elisa Bulgarelli di 99.699 euro. La senatrice Barbara Lezzi, coinvolta nella vicenda restituzioni ma soltanto multata, ha dichiarato 95.922 euro.
(da agenzie)
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