Destra di Popolo.net

IL PAESE DOVE I MIGRANTI SALVERANNO LA CROCE ROSSA E IL SERVIZIO DI AMBULANZE

Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile

A GATTORNA 12 RICHIEDENTI ASILO SI SONO ISCRITTI AL CORSO PER VOLONTARI DELL’ASSISTENZA A TITOLO GRATUITO

I migranti ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria della Fontanabuona diventano l’asso nella manica per salvare il comitato di Gattorna della Croce rossa di Gattorna, oggi in grandi difficoltà  a garantire tutti i servizi in essere per la carenza di volontari.
Al corso di formazione di nuovi volontari che prenderà  il via il prossimo giovedì 23 aprile, infatti, saranno iscritti, in buon numero, gli immigrati ospiti dei due Centri che la cooperativa Lanza del Vasto gestisce a Serra di Cicagna (otto uomini, tra africani e bengalesi, arrivati a maggio 2017) e Lumarzo (altri cinque, da queste parti da un paio di mesi).
«Di questi, al momento, possiamo dire che dodici si iscriveranno al corso, nell’ottica di diventare volontari, ed io stessa condividerò questa esperienza con loro — dice la responsabile del progetto di Cas in Fontanabuona, Valeria Raso — Due di loro, senegalesi, hanno già  prestato servizio nella Croce rossa del loro paese».
Potrebbero essere i soli iscritti o comunque non avere troppa compagnia dalla gente del posto. E sanno che si tratterà  di assoluto volontariato: «Ovviamente, non avranno da questa esperienza nessun guadagno».
Piuttosto, per la Cri, sarà  una bella boccata di ossigeno su diversi servizi: «Questo è il corso base, per cui non potremo, poi, utilizzarli nelle emergenze, senza contare che, per quelle, la non piena conoscenza della lingua sarebbe un problema — considera il presidente del comitato, Enzo Panzarella — Per il resto, ci saranno sicuramente utili». «All’inizio avevamo ipotizzato volontariato in lavori sul territorio — commenta Raso — ma dai Comuni in zona non abbiamo avuto proposte. Questa attività  può essere ancora più utile sul piano sociale».
Al momento, il comitato Cri di Gattorna non è destinato, nell’immediato, nè alla chiusura nè al fallimento: il bilancio 2017 si è chiuso con entrate per 75mila euro e costi per 91mila, ma è una cifra che si può riequilibrare.

(da agenzie)

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COME GLI ABITANTI DI MULTEDO SONO STATI PRESI PER IL CULO DALLA GIUNTA LEGHISTA

Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile

DEI SETTE MILIONI PROMESSI AL QUARTIERE DAL SINDACO BUCCI NEI GIORNI DELLA “RIVOLTA CONTRO I PROFUGHI” NON HANNO VISTO UN EURO… E DA SETTE MILIONI TEORICI SONO GIA’ DIVENTATI TRE IPOTETICI

Ricordate i 7 milioni per Multedo?
Quelli che il sindaco Marco Bucci aveva promesso al quartiere, in termini di investimenti e riqualificazione, il 18 ottobre 2017, per rincuorare i cittadini nei giorni complessi dell’arrivo dei migranti all’ex asilo Contessa Govone.
Per chiedersi che fine abbiano fatto, quei soldi, c’è persino chi ha creato una pagina Facebook sarcastica
Il problema è che i 7 milioni sarebbero già  diventati 3. Perchè 4 mancanti, che qualcuno pensava potessero arrivare dalla Regione Liguria, dalla Regione non arriveranno.
Almeno non nel 2018, nè nel 2019.
A tornare sull’argomento, durante l’ultimo consiglio regionale, è stato il consigliere Pd Giovanni Lunardon, con un’interrogazione a cui ha risposto la vicepresidente Sonia Viale.
Il consigliere di minoranza ha chiesto se fosse che il Comune di Genova aveva fatto pervenire una richiesta di finanziamento per interventi sugli spazi pubblici e sulla piscina di Multedo e se la Regione avesse stanziato, e dal quale capitolo, 4 milioni a fondo perduto.
Sonia Viale ha escluso che siano state finora prese decisioni in merito con l’ultima variazione di bilancio.
E fino ad oggi dei 7 milioni promessi neanche un cent ha raggiunto Multedo.
Potrebbe essere un motivo per scendere di nuovo in piazza per protestare stavolta contro la giunta leghista di Genova, ma chissà  come mai stavolta nessuno protesta…
Forse perchè allora la protesta era fomentata proprio da qualche esponente della becerodestra locale come abbiamo ampiamento dimostrato in precedenti articoli sul ruolo di certi capipopolo che ora stanno zitti per interesse?

(da agenzie)

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UN ANNO DI GARASSINO, SOLO PAROLE: DA TOLLERENZA ZERO E EFFETTO ZERO

Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE LEGHISTA ALLA (IN)SICUREZZA DEL COMUNE DI GENOVA, EMBLEMA DEL FALLIMENTO DI UNA GIUNTA BECERA

E’ utile provare a mettere in fila le cose. Perchè, anche se non appare, un pensiero di fondo c’è. Ed è quello di fare, per dirla alla genovese, tanto “sciato” a fronte di una sostanziale assenza di risultati.
Perchè in un anno di mandato l’assessore Garassino porta a casa assai poco
L’ annunciata “ tolleranza zero” si è ridotta a un ben più modesto “effetto zero”.
Basta l’elenco di alcune delle questioni che in tempi non tanto lontani sono state tra le più gettonate dall’allora opposizione di Tursi e da buona parte dell’informazione cittadina
Il mercatino di Corso Quadrio assunto come emblema dell’illegalità  è stato semplicemente trasferito a Bolzaneto acquisendo nel solo spostamento il carattere della legalità .
Sottoripa, dove transita un milione di turisti, affonda nel degrado.
Via Prè continua a rappresentare il modello di una difficile convivenza. Per non parlare della Maddalena. Spaccio e prostituzione non hanno allargato la morsa con cui tengono molti dei vicoli in pugno.
La movida, compreso urla, suoni e deiezioni umane, continua fino all’alba nella sovrapposizione tra la legittimità  di “vivere la notte” e il consumo/abuso di alcool e stupefacenti.
Le iniziative contro gli esercizi non in regola sono di fatto quelle varate dalla giunta precedente.
I migranti continuano a raccogliere l’elemosina senza che si sia varato un piano capace di trasformare l’accoglienza in integrazione.
E ancora: nessuna nuovo intervento su Sampierdarena e tantomeno sulle periferie, norme anti- azzardo al palo.
Dunque delle promesse elettorali e dell’allarme sicurezza così tanto enfatizzato cosa è rimasto ad oggi? Nulla.
Quali idee nuove per garantire realmente un più alto decoro urbano? Nessuna. Insomma se si dovesse trarre da tutto ciò una valutazione delle capacità  di governo della Lega e della corrispondenza tra urla e fatti la conclusione non potrebbe che essere assai sconfortante.
Giovano comunque all’assessore Garassino sia una certa compiacenza mediatica sia l’evidente contiguità  politica con tanti veri o presunti comitati di cittadini che sono scivolati in un improvviso silenzio.
In questo anno dunque non è cambiato niente nel bene o nel male? Non è neppure così.
Perchè ciò che è profondamente mutata è la logica narrativa, lo spostamento dal piano della realtà  a quello del simbolico, la pratica dell’annuncio assunto come realizzazione.
La muscolarità  del linguaggio diventa rassicurazione verso gli elettori che il “ vento è cambiato”. Che la stagione del “politically correct” si è finalmente conclusa, che il buonismo è stato mandato in soffitta.
Da qui la sfilza di provvedimenti inapplicabili e costituzionalmente discutibili, l’imbarazzante elogio dei “calci in culo”, i concioni sui “diritti e doveri” indirizzati a coloro che di diritti ne godono ben pochi, l’assoluta inconsapevolezza con cui vengono affrontate questioni, come la non relazione tra povertà  e malattia, che sono parte della storia moderna dell’Occidente.
Di fatto, per usare un’espressione giovanilistica, tanta “ fuffa”. Ma non solo.
Perchè c’è oggettivamente un arretramento culturale che non sta tanto nella critica di un solidarismo astratto che non vede come le vittime del degrado e dall’assenza di regole condivise siano spesso i cittadini più fragili, ma nel ruolo stesso dell’istituzione che a fronte della propria impotenza e inadeguatezza sa solo indicare “ capri espiatori” e nemici sociali.
Cancellando le ragioni dell’inclusione, delle pari opportunità , del recupero di chi il destino ha messo ai margini della comunità .
Ecco di gradini in questo senso ne sono stati discesi tanti negli ultimi mesi. Nè serve una contrapposizione del tutto estemporanea come quella sorta di “ je suis clochard” che ha animato la protesta di alcuni gruppi contro le minacciate sanzioni a chi per sua sfortuna è davvero costretto a rovistare nella spazzatura.
Perchè ciò che è in discussione non è l’opportunità /necessità  di conservare il decoro degli spazi urbani, di evitare aree “ off limits”, di valorizzare la dimensione pubblica, cioè per tutti, di piazze, giardini, panchine, palazzi.
Addirittura di produrre bellezza a fronte dei tanti sentimenti di insicurezza e disagio. Questo è la base di un’etica della responsabilità  che dovrebbe appartenere non solo alle istituzioni ma a tutti i cittadini
La questione è il come.
Trasformare problemi sociali in temi di ordine pubblico non solo è il modo peggiore ma anche, e ne abbiamo quotidiana dimostrazione, il più inefficiente.
Utile per un titolo di giornale o per un talk show stile “bava alla bocca”, ma del tutto incapace di cambiare davvero le cose. Al massimo si raggiunge l’obiettivo di spostare il degrado un po’ più in là . Con buona pace di quelli che ci vivono.
Quando invece proprio sulla sicurezza reale e percepita si dovrebbe disegnare un nuovo impegnativo piano che riguarda l’insieme delle azioni comunali, dai lavori pubblici ai servizi sociali, alla scuola, alla cultura, alla polizia municipale.
E la loro integrazione con l’associazionismo civico e le forze dell’ordine. Tutt’altra strada da quella fatta e annunciata in questo anno.

Luca Borzani
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI SPARA UN’ALTRA BORDATA MICIDIALE SULLA FREGAT(UR)A SOVRANISTA: “CON SALVINI E LA MELONI FUGA DELLE IMPRESE E CRAC DELLE BANCHE”

Aprile 14th, 2018 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA E LEGA LITIGANO TUTTO IL GIORNO: DAL “MEGLIO TACERE” AL “SERVE VOTARE SOLO FORZA ITALIA”

Le consultazioni al Quirinale con la delegazione unica hanno avuto un effetto solo sulla coalizione del centrodestra: Salvini e Berlusconi sono quasi al punto di urlarsi contro.
Fuori dalla Sala della Vetrata Salvini aveva scandito: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e indiviata dalle altre forze politiche stanno animatamente discutendo al loro interno”.
Nel giorno in cui è maturata la crisi siriana si può dire che è successo di tutto nell’alleanza che a più riprese ha rivendicato per sè l’incarico per guidare un governo. A Salvini che ha commentato in senso critico i bombardamenti americani in Siria, Berlusconi ha risposto “meglio tacere“.
A Forza Italia che ha continuato a difendere Berlusconi dagli attacchi di ieri di Di Battista, Salvini ha risposto con un post su facebook in cui ha messo sullo stesso piano l’ex deputato dei Cinquestelle e il leader di Forza Italia che si insultano a vicenda, dice.
Ma soprattutto Silvio Berlusconi ha piazzato una specie di ordigno sotto al tavolo del centrodestra unito.
Un video esclusivo del Corriere.it ha riportato il passaggio di un suo discorso a una cena elettorale in sostegno del candidato presidente in Molise Donato Toma durante il quale il leader di Forza Italia spiega che il voto molisano può decidere il destino dell’intero Paese e forse dell’Europa.
“Se Forza Italia perde qui in Molise c’è il rischio che questa situazione potrebbe dare luogo a un governo Lega-Fratelli d’Italia (con il M5s, ndr) che, al di là  di quello che potrebbe succedere da noi, provocherebbe la fuga d’imprese, la fuga di capitali, la fuga dei fondi di investimenti e quindi un disastro nei mercati azionari. L’Europa ci isolerebbe completamente, banche che fallirebbero e quindi ci sarebbe per l’Italia un destino assolutamente da scongiurare. Quindi è importante che usciti da qui stasera diciate ad amici parenti conoscenti che è importante che da queste elezioni Forza Italia esca con un grande risultato di molto superiore alla Lega e che il centrodestra ottenga con il suo candidato una grande importantissima vittoria”.
Un discorso che arriva dopo lo show di Berlusconi all’uscita dalle consultazioni al Quirinale, che già  aveva lasciato furente la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e che aveva irritato non poco i dirigenti leghisti.
Insomma, mai come in queste ore il centrodestra è alla lite, per paradosso proprio mentre cerca di mostrarsi unito.
Salvini ormai è una pentola a pressione, pronta a esplodere: “Continuo a mantenere un atteggiamento zen, sereno, costruttivo, pacifico e di buon senso — dice durante una diretta facebook — Non capisco le polemiche e gli insulti. Non capisco Di Battista e non capisco Berlusconi: si mettono sullo stesso piano“.
Un’uscita che — in un continuo ping pong — ha l’effetto di inacidire ancora di più l’atmosfera.
“Parliamo di cose serie” ha risposto Berlusconi a chi gli chiedeva un commento. “Parliamo di cose serie” ha ripetuto a chi gli chiedeva cosa ne pensava della minaccia di Salvini sulle elezioni anticipate.

(da “il Corriere della Sera”)

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NEANCHE I MISSILI DI TRUMP SMUOVONO I PARTITI SUL GOVERNO, TUTTI ASPETTANO MATTARELLA

Aprile 14th, 2018 Riccardo Fucile

FORZE POLITICHE FOSSILIZZATE SULLE PROPRIE POSIZIONI, C’E’ ORMAI CHI PENSA AL GOVERNO DI TUTTI

Nemmeno i missili di Trump su Damasco riescono a smuovere le forze politiche italiane sulla formazione di un governo dopo il voto del 4 marzo.
Eppure di urgenza ha parlato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri, al termine del secondo giro di consultazioni al Quirinale. Niente.
A parole, l’urgenza viene raccolta, ne parlano sia Matteo Salvini che Silvio Berlusconi, ma nei fatti non ci sono passi in avanti.
In altri tempi, di fronte ad un’escalation militare come quella partita stanotte da Washington, si sarebbe già  parlato di governo di unità  nazionale. Ma questo non succede. O meglio: il governo di tutti o di responsabilità  nazionale resta all’orizzonte, ma nessuno tra le forze politiche se lo intesta, nemmeno Pd e Forza Italia che sarebbero favorevoli. Mai come oggi, l’iniziativa viene lasciata al Capo dello Stato
Mattarella, che ha sentito il premier Paolo Gentiloni sull’attacco statunitense, aspetterà  il dibattito di martedì in Senato sulla Siria prima di compiere il suo prossimo passo formale.
Forse già  martedì sera, visto che le circostanze internazionali non permettono dilazioni. Ma non prima di martedì: la crisi siriana, ribadiscono dal Colle, non porta il capo dello Stato ad accelerare e prendere decisioni nel weekend.
E sarà  Gentiloni a riferire all’aula, in seguito all’attacco aereo della scorsa notte e in risposta alla richiesta avanzata da tutti i partiti nell’ultimo dibattito a Palazzo Madama mercoledì scorso.
Non ci sarà  un voto, ma il dibattito sì. Sarà  importante, anche ai fini del rebus italiano sul governo. Servirà  infatti a dare una fotografia formale delle posizioni dei gruppi parlamentari sulla crisi internazionale in Siria. E chissà  che vengano fuori sorprese.
Che sia solo dimostrativo o peggio l’inizio di una terza guerra mondiale, l’intervento militare statunitense non piace a nessuno tra i partiti italiani. Salvini, il più vicino a Trump (e Putin) tra i leader italiani, lo definisce “pericolosissimo” e dice addirittura di apprezzare “l’operato di Gentiloni degli scorsi giorni e di queste ore: il suo equilibrio e la sua misura”.
Da parte sua, il premier ha sentito l’omologa britannica Theresa May, alleata di Trump nel raid notturno insieme a Macron. Fitti i contatti con Berlino, dove Angela Merkel condivide l’approccio italiano e dove si prova a rilanciare un “format internazionale” sulla Siria, d’accordo con Parigi.
Ad ogni modo, Gentiloni mette in chiaro che l’attacco “non è partito da basi italiane”, auspicando che “non ci sia un’escalation”.
Luigi Di Maio non condanna l’attacco, anzi ribadisce che si deve “restare al fianco dei nostri alleati” del Patto Atlantico, ma chiede che si fermino le armi, spazio alla diplomazia dell’Onu in una Europa “unita”.
Berlusconi non si pronuncia sull’intervento militare ma coglie la palla al balzo per dire che “dovremmo con sollecitudine avere un nostro governo. Questa crisi deve accelerare la sua formazione”.
E’ un fritto misto che però contiene un approccio comune: diverse gradazioni di imbarazzo o contrarietà  rispetto all’azione di Trump. Anche il Pd, che ribadisce (come Di Maio) l’appartenenza dell’Italia all’alleanza Atlantica (“Non è in discussione la collocazione internazionale dell’Italia”, sono le parole del coordinatore della segreteria Lorenzo Guerini), lontano da microfoni e taccuini si pone il problema che sull’altra sponda dell’Atlantico oggi c’è Trump, avversario dei Dem. E lì negli Usa i Dem sono furiosi per la scelta del presidente di bombardare. Come uscirne?
Ufficialmente Forza Italia rilancia su un governo di centrodestra. Salvini chiede a Berlusconi e Di Battista di smetterla con gli insulti reciproci sperando in un incontro con Di Maio: domani saranno insieme al Vinitaly a Verona, ma non è affatto detto che sia questa l’occasione per un colloquio approfondito.
Berlusconi lo snobba: “Parliamo di cose serie…”. Il Pd, che ieri ha rinviato la sua assemblea nazionale anche per apparecchiare una posizione più flessibile sul governo, mette nel conto una disponibilità  al governo di tutti ma non lo vede all’orizzonte.
Nessun passo in avanti, nessun cedimento.
Tutti aspettano Mattarella per giocare su un campo nuovo, forse inedito. Se sarà  governo di tutti, certo nemmeno Pd e Forza Italia vogliono proporlo ora: lasciano l’iniziativa al capo dello Stato. Ma se sarà  così, quello della Lega e quello del M5s resterà  un no secco?

(da “NextQuotidiano”)

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LA CARTA DEI RENZIANI PER LA PARTITA DI PALAZZO CHIGI

Aprile 14th, 2018 Riccardo Fucile

UN GOVERNO ISTITUZIONALE GUIDATO DA UNA FIGURA DI COMPROMESSO

Giovanna Casadio e Tommaso Ciriaco su Repubblica raccontano che all’interno del Partito Democratico c’è spazio per entrare nella partita di Palazzo Chigi.
Anche Matteo Renzi e i suoi sarebbero pronti a giocare, ma soltanto dopo il fallimento dell’asse Lega-M5S e il ritiro dei due candidati Salvini e Di Maio:
Per il club dei ministri guidato da Dario Franceschini, bisogna dialogare con tutti e da subito.
Per i renziani, ufficialmente pietrificati nella trincea dell’opposizione, occorre consumare prima alcuni passaggi.
Far fallire esplicitamente, quasi fragorosamente, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Lo spiraglio, però, è ormai aperto. E i dem, dietro la regia di Matteo Renzi, al momento giusto andranno a vedere le carte. L’unica strada, tra l’altro, per rispondere alle aspettative del Quirinale, che ha sollecitato una soluzione rapida della crisi.
Il fattore tempo è fondamentale, in questa tortuosa sequenza di spinte contrapposte che alla fine consigliano al Pd di “scongelarsi”.
Finchè l’esecutivo grillo-leghista sembrava procedere a gonfie vele, infatti, il margine di ragionamento dei democratici era prossimo allo zero.
Ma qualcosa si è inceppato, allontanando quell’orizzonte e complicando i piani della Casaleggio associati. Poi è arrivato Sergio Mattarella, che ha voltato la clessidra della crisi e ha promesso battaglia allo stallo. Che fare, ecco l’unica domanda che ha monopolizzato il venerdì renziano
Secondo il retroscena non è questo il momento di muoversi per aiutare il Quirinale nella soluzione della crisi. Ma quel momento potrebbe arrivare presto, dopo lo stop ufficiale al dialogo tra il M5S e il centrodestra:
La risposta l’ha imposta proprio il leader, dando seguito a una svolta elaborata nei giorni scorsi. Molte tappe devono ancora consumarsi, prima di poter vedere davvero il Pd alzarsi dalla panchina e scendere in campo in questa crisi.
Prima deve infrangersi il dialogo tra centrodestra e cinquestelle. E realizzarsi un passo indietro simmetrico dalla premiership di Salvini e Di Maio. A quel punto saranno i renziani a muoversi. Convocando una direzione, forse anche i gruppi parlamentari. E sarebbe con ogni probabilità  Renzi a intervenire per imporre una nuova linea, rompendo un silenzio che si prolunga da molti giorni.
L’approdo finale dei democratici, ovviamente, è ancora ignoto. Anche perchè nel Pd le opinioni divergono a tal punto da scuotere il partito dalle fondamenta.
Per Franceschini, ad esempio, è possibile un patto di governo, un vero e proprio accordo politico in cui il primo interlocutore non può che essere il Movimento cinque stelle. Per alcuni renziani, invece, un dialogo ragionevole non può che iniziare dal centrodestra, guidato da una figura di compromesso diversa da Salvini. Tutti, ovviamente, sono disposti a ragionare di un esecutivo istituzionale.

(da agenzie)

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CONFALONIERI LO AVEVA DETTO UN ANNO FA, ORA BERLUSCONI SI E’ ACCORTO CHE “LE MIE TV HANNO NUTRITO I POPULISTI”

Aprile 14th, 2018 Riccardo Fucile

BELPIETRO, DEL DEBBIO E GIORDANO E” UNA VITA CHE TIRANO LA VOLATA A SALVINI, ISTIGANDO ALL’ODIO… LA PATETICA FIGURA DI SALVINI DA MATTARELLA CON GIORGETTI CHE SI NASCONDE IL VISO TRA LE MANI

«Le nostre tivù hanno nutrito i populisti», impreca ora Berlusconi.
Era marzo di un anno fa quando Confalonieri disse al Foglio che in certe trasmissioni si stava «esagerando». E si chiese: «A che serve? E a chi giova?».
Un anno dopo, le parole del presidente di Mediaset possono apparire una profezia. In realtà  era solo la previsione di chi   fiuto politico dietro l’immagine del «lobbista».
Allora Confalonieri difese le trasmissioni del Biscione e i suoi conduttori, «che sono bravi e non propongono fake news, ma c’è talvolta un eccesso nel racconto che non mi piace».
È vero che ieri il direttore generale di Mediaset, Crippa, ha smentito «scenari complottisti» dietro il cambio della guardia che riguarda tre volti noti come Belpietro, Del Debbio e Giordano: «Sono nostre colonne che torneranno presto sui nostri schermi. Parlare di una rivoluzione anti-populista è un falso».
Restano tuttavia agli atti gli interrogativi di Confalonieri e le imprecazioni postume di Berlusconi, che porta nel cuore «l’azienda» e la sponsorizza in ogni dove.
Persino l’altro ieri ne ha parlato durante le consultazioni al Quirinale. È successo quando Salvini – presentando a Mattarella la parte del programma sul lavoro – ha spiegato «l’importanza del made in Italy, che vogliamo valorizzare».
«In effetti – si è introdotto il Cavaliere – serve valorizzare le aziende del nostro Paese. Mediaset, per esempio, è una bella realtà . Virtuosa e italiana».
Incurante di finire in fuorigioco per conflitto d’interessi, è come se il leader di Forza Italia avesse voluto esternare l’ansia per il futuro del Biscione, assediato da quei «populisti» che le sue tivvù avrebbero «nutrito».
Una versione che Confalonieri respinge. E chissà  se prima o poi dirà  in pubblico ciò che sostiene da un mese a questa parte in privato.
Anche davanti a Berlusconi: «Basta con la storia del timore per le aziende. Abbiamo attraversato tante stagioni politiche: la Dc di De Mita, il Pci di D’Alema e di Veltroni, l’era di Prodi con Gentiloni alle Comunicazioni che ci fece un po’ sudare… Ma siamo qui, siamo una società  quotata in borsa, con migliaia di persone che lavorano. E non dobbiamo temere nessuna ritorsione. Anche perchè noi lavoriamo bene, ospitiamo tutti e li trattiamo alla pari: che si tratti di Renzi o di Di Maio. Lo dobbiamo al nostro pubblico, dato che campiamo con la pubblicità ».
Chi è seduto ai tradizionali pranzi di Arcore ha sentito il patron del Biscione fare spesso questo discorso nelle ultime settimane, soprattutto quando a tavola venivano prefigurati scenari apocalittici per le aziende in caso di rovesci politici.
«Scusate, non capisco questa concitazione. Calma e gesso. Anche perchè io penso che Salvini non romperà  il centrodestra. Scusate, ma che convenienza ne trarrebbe?». Raccontano che così Confalonieri faceva riprendere colore all’amico di una vita. Eppoi è convinto di quello che dice: «Salvini non romperà . Fa il suo gioco, è normale. Ma si troverà  un’intesa. E si farà  un governo».
Non è dato sapere a quale tipo di governo e a quale intesa Confalonieri faccia riferimento, anche perchè le divergenze tra Berlusconi e il capo della Lega sono sotto gli occhi di tutti. Si va dalle questioni politiche e si arriva persino a quelle calcistiche. Tra i due, davanti al capo dello Stato, è andata in scena una spinosa controversia che Mattarella non pensava di dover dirimere.
D’un tratto, mentre si parlava di programmi, il Cavaliere si è messo a discutere di calcio: «Da italiano ho sperato che la Juventus riuscisse a vincere in Champions league. Avevo gioito per la Roma e pensavo che se dopo il Barcellona avessimo eliminato il Real Madrid, ci saremmo presi una piccola rivincita dopo l’esclusione dai Mondiali, battendo i migliori club della Spagna. Invece, peccato…».
Accomodato accanto a lui, Salvini ha preso ad agitarsi. E tutti hanno capito che si stava trattenendo, finchè rivolto verso Mattarella ha detto: «Presidente… Posso? Mi scusi eh, ma io ho goduto. Sono stato contento per la Roma, ma da milanista con la Juve non ce la faccio».
Raccontano che Giorgetti si sia coperto il volto con le mani, fino a quando non ha visto il capo dello Stato sorridere divertito per questa particolare diversità  di vedute tra alleati.
È stata una breve pausa, poi: «Allora, riprendiamo…».

(da “il Corriere della Sera”)

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ATTACCO RAZZISTA A CASA KYENGE, IMBRATTATE CON STERCO ALCUNE PARETI: AVRANNO PERSO PARTE DELLA MATERIA DI CUI SONO FATTI

Aprile 14th, 2018 Riccardo Fucile

IL SINDACO: “GESTO BARBARO E INTIMIDATORIO”… PAROLE DI CONDANNA DA PARTE DI FORZA ITALIA, SILENZIO DA LEGA E FDI

Alcuni ignoti si sono introdotti, nella notte tra venerdì e sabato, in casa dell’europarlamentare modenese, Cècile Kyenge, imbrattando le pareti della sua abitazione con frasi razziste.
Lo fa sapere il segretario Pd della stessa città  emiliana, Davide Fava, che esprime solidarietà  alla Kyenge e definisce il blitz «un gesto chiaramente intimidatorio nei confronti del lavoro di Cècile, e di disprezzo dei valori di integrazione e inclusione che, prima come ministro e ora come europarlamentare, continua a difendere con convinzione e capacità ».
«Per il suo impegno e per la sua storia, è diventata un simbolo. Siamo vicini a lei e ai suoi familiari – conclude Fava – e condanniamo con fermezza questi gesti barbari e intimidatori. Il clima di odio sociale, prevalentemente alimentato sui social media ora sta, purtroppo, tracimando anche nella realtà  quotidiana, forse rafforzato dalla vittoria alle elezioni politiche di forze che, non di rado, hanno assunto posizioni dichiaratamente razziste e xenofobe. Confermiamo la nostra fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura nell’auspicio che riescano al più presto, e senza indugio, a individuare e punire i responsabili di un atto così vile e odioso».
Solidarietà  anche da Fi
«Vorrei esprimere la mia personale solidarietà  alla collega europarlamentare Cecile Kyenge, la cui abitazione in Emilia è stata presa di mira da un vile attacco vandalico – dichiara in un nota l’europarlamentare di Forza Italia, Stefano Maullu -. La politica, oltre a tutto il resto, ha il fondamentale compito di combattere ogni forma d’odio, e il razzismo è una di queste».

(da “La Stampa”)

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L’ARCIVESCOVO DI BOLOGNA INVITATO AL CENTRO SOCIALE TPO

Aprile 14th, 2018 Riccardo Fucile

PRESENTA IL LIBRO “TERRA, CASA, LAVORO” CON I DISCORSI DI PAPA FRANCESCO… NE DIBATTERA’ CON LUCIANA CASTELLINA

Metti una sera in uno storico centro sociale bolognese, a parlare dei discorsi di Papa Francesco ai movimenti popolari con l’arcivescovo di Bologna, don Matteo Maria Zuppi.
L’incontro, fissato per il 16 aprile, sarebbe stato semplicemente inconcepibile coi suoi predecessori: sia il cardinal Biffi, quello dell’Emilia “sazia e disperata”, sia il suo successore Carlo Caffarra erano su posizioni ben più conservatrici rispetto a monsignor Zuppi, che proviene dalla comunità  di Sant’Egidio e ha sempre avuto una sensibilità  particolare per le tematiche sociali.
Per questo motivo il Tpo, realtà  con esperienze e forme di lotta a volte turbolente che gli hanno attirato inchieste della procura, lo ha invitato alla presentazione di “Terra, casa, lavoro”, libro che raccoglie tre interventi del pontefice agli incontri mondiali a Roma (nel 2014 e nel 2016) e in Bolivia (nel 2015). Il centro sociale lo ha chiamato, e il vescovo ha risposto che non mancherà .
La pubblicazione, curata da Alessandro Santagata per l’editore Ponte alle Grazie, aveva già  fatto discutere l’anno scorso quando era stata distribuita dal Manifesto, quotidiano comunista.
La presentazione al Tpo, almeno per i più tradizionalisti, ha lo stesso sapore vagamente eretico, anche perchè a dialogare col prelato ci sarà  pure Luciana Castellina, fra i fondatori del Manifesto ed esponente di primo piano dei movimenti fioriti a sinistra del Pci nei primi Anni 70, prima di essere eletta in parlamento con Democrazia proletaria (sarebbe poi rientrata nel Pci per poi scegliere Rifondazione comunista).
Al centro sociale bolognese, quasi minimizzano: “E’ una normale presentazione — dice Domenico Mucignat -: Santagata ce l’ha proposta dopo l’uscita del suo libro con Il Manifesto lo scorso anno, noi abbiamo invitato la Castellina e il vescovo, ed entrambi hanno accettato”.
All’origine dell’iniziativa, l’interesse comune per gli argomenti trattati: “Da anni abbiamo rapporti con Joao Pedro Stedile e il movimento brasiliano di occupazione delle terre Sem Terra — aggiunge Mucignat -.
Dalla lettura degli interventi del Papa, d’altra parte, emergono passaggi sull’accoglienza per tutti, tema che fa fatica a trovare spazio nella sinistra italiana, oltre alla sua attenzione per il protagonismo dei movimenti”.
Quanto alla partecipazione del vescovo di Bologna, il Tpo precisa che “questo non è un incontro con la diocesi e il nostro spirito resta laico, ma la figura di Zuppi, che è sensibile alle tematiche sociali e ha guardato con interesse all’esperienza di accoglienza del centro sociale Là bas (un’altra realtà  antagonista bolognese sgomberata la scorsa estate, ndr) è molto diversa da chi lo ha preceduto. Non ci saremmo mai sognati di invitare Caffarra o Biffi. Ricordo che al Là bas venivano ospitati una ventina di senza fissa dimora, in maggioranza stranieri, e le persone lavoravano nei mercatini agricoli, non era solo un dormitorio”.
Secondo Mucignat, il Tpo è più in sintonia con le idee del vescovo che con quelle del Pd: “Rispetto alla sinistra di Renzi e Minniti, o della vicepresidente della regione Emilia Romagna Gualmini, siamo sicuramente più in consonanza con lui, soprattutto su temi come la convivenza: Zuppi ha fatto una campagna di apertura delle parrocchie ai migranti”.
Detto questo, “antagonisti siamo e antagonisti rimaniamo, ma la nostra storia è cambiata negli anni, oggi gestiamo una polisportiva con 500 iscritti, ed è importante vedere se si può interagire con altre figure lontane da noi, come l’arcivescovo. Si può aprire una discussione su certe tematiche. Al corteo contro Minniti, del resto, hanno partecipato anche dei cattolici”.

(da “La Stampa”)

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