Maggio 24th, 2019 Riccardo Fucile
LA DERIVA DI UN PAESE DOVE INFORMARE E’ UN RISCHIO
Il Capo della Polizia, Franco Gabrielli ha disposto nel giro di un’ora un’indagine interna, ha
identificato gli agenti che hanno condotto la carica, il funzionario che l’ha ordinata e consegnerà alla magistratura che procede per lesioni i risultati dell’inchiesta perchè valuti se vi sia stato, e da parte di chi, un uso illegittimo o sproporzionato della forza, come il racconto di Stefano accredita («Ero a terra, urlavo, ma loro non si fermavano» ). Perchè se così dovesse essere – garantisce il capo della Polizia – «non ci saranno sconti»
Un Paese che comincia a pensare che i giornalisti ma, meglio sarebbe dire, il giornalismo non è un bene di tutti, che la faccenda è materia di una corporazione inutile e spazzata via dal tempo, che, anzi, è venuto il tempo di togliersi i guanti e lasciare che qualche rompicoglioni abbia ciò che merita – in un vicolo, in una piazza, in rete – con una robusta dose di minacce (se necessario di morte) o di legnate, è un Paese che ha cominciato a perdere se stesso.
Che comincia a danzare pericolosamente su un abisso dove la logica del “redde rationem” deve progressivamente consegnare ogni presidio di libertà e chi la garantisce a una spaventosa conta.
O con me o contro di me. Dove ogni mediazione salta.
Dove l’informazione non ha più diritto di cittadinanza perchè ormai etichettata come «serva» o «bugiarda».
Dove a ogni poliziotto viene imposto di decidere in solitudine se essere moschettiere del Re o cittadino.
Il pomeriggio di Genova è un modesto avviso. Per tutti.
E che un giorno, speriamo non arrivi mai, nessuno dica di non essersene accorto.
(da La Repubblica”)
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Maggio 24th, 2019 Riccardo Fucile
APERTI DUE FASCICOLI SIA SUGLI AUTORI DEL PESTAGGIO AL GIORNALISTA (LESIONI AGGRAVATE CON L’ AGGRAVANTE DELL’USO DELLE ARMI) CHE SUGLI ANTAGONISTI
La Procura di Genova aprirà due fascicoli su quanto accaduto ieri pomeriggio durante il comizio di CasaPound e la manifestazione di antifascisti e antagonisti.
Un’indagine riguarda il pestaggio del cronista di Repubblica Stefano Origone e ha come ipotesi di reato le lesioni aggravate, con l’aggravante dell’uso dell’arma, e senza escludere che i magistrati vogliano fare luce su casi analoghi avvenuti.
L’indagine è affidata alla Squadra Mobile, che in primis procederà all’identificazione degli agenti. Un’altra inchiesta riguarda invece gli antagonisti accusati di resistenza, affidata alla Digos.
Entrambe le indagini, al momento, sono a carico di ignoti.
“L’importante sarà ricostruire i fatti e la verita storica, senza sconti per nessuno”, ha spiegato il procuratore aggiunto Francesco Pinto.
“Il clima del G8 è totalmente passato e fin dal primo mattino di oggi abbiamo raccolto massima collaborazione da parte delle forze dell’ordine, non abbiamo alcun motivo di dubitare sulla professionalità e onestà dei dirigenti di polizia”.
Gli inquirenti analizzeranno video e immagini e sentiranno testimonianze utili.
(da agenzie)
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Maggio 24th, 2019 Riccardo Fucile
ORA ANCHE IL SINDACO SI SVEGLIA: “NON ERA LA PIAZZA ADATTA”… GABRIELLI APRE UN’INCHIESTA INTERNA, SOLO SALVINI PARLA DI EROI, INDIGNAZIONE IN CITTA’
Una trentina di persone si è radunata davanti al Tribunale di Genova in attesa dello svolgimento
del processo a carico dei due militanti antifascisti fermati durante gli scontri di piazza avvenuti ieri durante il comizio di CasaPound.
Tra i manifestanti sono presenti alcuni portuali. Il processo si svolgerà con rito direttissimo alle 11. Al momento non si registrano momenti di tensione.
I due sono accusati di lancio pericoloso di oggetti e resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
La Procura ha aperto un’inchiesta sull’aggressione e il ferimento del giornalista Stefano Origone da parte di agenti della Polizia come ampiamente documentato da video.
Intanto divampa la polemica politica.
Il vicepremier esprime «Vicinanza al collega giornalista», ma ricorda anche che «ogni volta che ci sono i centri sociali in piazza c’è casino» e giudica i poliziotti come degli «eroi»
Gli risponde il deputato Pd Emanuele Fiano: «Il giornalista di Repubblica picchiato a terra da agenti in assetto antisommossa non aveva casco e bastone ma penna e block notes. Qualcuno, non noi, non il capo della Polizia o il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, disse una volta dal palco di Pontida, in campagna elettorale, che i poliziotti, con la Lega al governo, avrebbero avuto “mani libere”. Quel qualcuno è oggi Ministro dell’Interno. A lui quindi, al ministro Salvini, va la somma responsabilità , di stabilire ed indicare un limite che tassativamente non può essere superato, di rispetto per il diritto di cronaca e per il diritto di manifestare pacificamente. Non faccia il Ponzio Pilato e non si lavi le mani, con l’accusa di violenza ai centri sociali, perchè ieri è successo qualcosa d’altro. È successo che a Genova, la città del G8, si è voluta autorizzare una manifestazione di Casapound, pur conoscendo i rischi di ordine pubblico, e autorizzando poi cariche evidentemente anche contro chi nulla ha a che vedere con la violenza. Bene ha fatto il capo della polizia ad avviare immediatamente l’inchiesta interna. Male fa il ministro a non comprendere la gravità delle parole da lui dette in campagna elettorale ai poliziotti
“Se si ripresentasse un’occasione del genere forse cambiarei le aree date a CasaPaund». Il sindaco di Genova, Marco Bucci, è tornato sugli scontri di ieri. «Non posso negare spazi a una forza politica che si presenta alle elezioni. È contro la legge. Ma forse la location di piazza Marsala non è stata quella adatta.
Non è che volesse una grande intelligenza a capirlo in tempo.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI NON RIESCE A DARE UNA RISPOSTA SENSATA, VISIBILMENTE BOLLITO… E TIRA FUORI ANCHE L’IMMAGINETTA DI PADRE PIO, ORMAI NON SA PIU’ A CHE SANTO VOTARSI
Nuovamente ospite di Otto e Mezzo, il leader della Lega — in collegamento video con lo studio — non ha onorato la sua promessa di omaggiare con un mazzo di fiori la conduttrice di La7.
In una puntata di qualche settimana fa, infatti, Salvini aveva chiesto scusa alla Gruber per le sue frasi in merito alla sua presenza in trasmissione e aveva tirato fuori la storia del mazzo di fiori.
Dopo aver litigato praticamente su qualsiasi argomento trattato nel corso dell’intervista, Lilli Gruber ha apostrofato Salvini sul finale della trasmissione: «Io le sue rose non le ho ancora viste — ha detto la giornalista al ministro dell’Interno -: se le sue promesse elettorali vanno a finire come quella sul mio mazzo di rose, i suoi elettori stanno messi male».
Matteo Salvini ha prima provato a rintuzzare la battuta della Gruber, rincarando la dose e promettendole anche dei cioccolatini di Novi Ligure (dove questa sera il ministro terrà il suo comizio).
Poi si è limitato a un semplice sorriso di circostanza e ha borbottato qualcosa su «noi maschietti».
La conclusione definitiva delle schermaglie andate avanti per quasi tutta la durata della trasmissione, con Matteo Salvini che ha addirittura tirato fuori, a un certo punto, l’immaginetta di Padre Pio.
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Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SMONTATI ANCHE I TONI TRIONFALISTI DELL’EDITORE SULLE VENDITE ON LINE: E’ GIA’ PRECIPITATO AL 12° POSTO
Il successo online dei primissimi giorni del libro-intervista su Matteo Salvini non è stato seguito
dallo stesso successo anche nelle librerie.
‘Io sono Matteo Salvini — intervista allo specchio’ rischia di essere, almeno per quanto riguarda i dati delle vendite in libreria, un flop editoriale.
Nella prima settimana, quella che va dal 12 al 18 maggio, in libreria sono state vendute solamente 243 copie del libro pubblicato da Altaforte, la casa editrice vicina a Casapound.
L’intervista è stata scritta da Chiara Giannini, giornalista finita al centro della polemica, insieme alla casa editrice, nei giorni del Salone del Libro di Torino. La prefazione, invece, è stata affidata al direttore de La Verità Maurizio Belpietro.
Per un libro che viene descritto dalla stessa Altaforte, sul suo sito, come la risposta alle “cento domande all’uomo più discusso d’Europa”.
I dati sono quelli della Nielsen Bookscan, che si occupa proprio di raccogliere i numeri sulla vendita nelle librerie.
La Nielsen è una delle due società che si occupa di questi servizi statistici, opera in tutto il mondo e negli scorsi anni si è fusa con Bookscan.
In questa storia di classifica vengono considerate sia le librerie indipendenti che le grandi catene editoriali
I numeri fanno riferimento solo alla vendita fisica dei libri, escludendo quindi sia l’e-book che il mercato online.
Così come — ma con i libri appena usciti è un dato meno rilevante — l’usato e le bancarelle.
Va inoltre ricordato che molte librerie hanno scelto di non avere tra i loro scaffali copie del libro edito da Altaforte.
Per esempio, 120 librai della Feltrinelli avevano spedito negli scorsi giorni una lettera per chiedere che il libro-intervista fosse bandito dagli scaffali.
Nei primissimi giorni le vendite sembravano invece avere ben altro risultato. Tanto che tra il 9 e il 10 maggio il libro di Chiara Giannini è stato nei primissimi posti dei libri più venduti su Amazon. In quei giorni il libro-intervista non era ancora uscito in libreria ma era comunque possibile pre-ordinarlo.
Va detto che le classifiche di Amazon sono basate su un lasso di tempo molto ristretto (non sono su base settimanale o mensile) o sono quindi soggette a una forte variabilità . A due settimane di distanza — il libro di Salvini è sceso al dodicesimo posto nella graduatoria di Amazon.
I dati sulle vendite online avevano portato l’editore di Altaforte, Francesco Polacchi, ad esultare e ad esclamare che “il libro di Salvini è in testa alle classifiche”.
E aveva ironizzato tornando sulla polemica del Salone del Libro: “Il libro-intervista è il numero 3 dei libri più venduti su Amazon e sappiamo che Salvini verrà votato da un italiano su tre, quindi anche in ottica commerciale, non dico che lo compreranno uno su tre, ma sarà un best seller”.
Dati veri, ma solo per quanto riguarda le pre-vendite online dei primi giorni.
Ma aspettative deluse dal punto di vista della distribuzione nelle librerie, almeno per i primi giorni.
(da Fanpage)
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Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
NELLA SUA SETTIMANA PIU’ NERA, SALVINI CANCELLA IL TOUR IN EMILIA PER TENERSI LONTANO DAL LUOGO DELLA “FALLA” NELLA SUA SICUREZZA PATACCA
È la sua settimana nera, iniziata con Salvini che, in maniche di camicia e collo gonfio di rabbia, assiste in diretta tv allo sbarco della nave Sea Watch “a sua insaputa” minacciando denunce alla procura e vendette agli alleati.
Proseguita col rinvio del decreto sicurezza bis, la pistola fumante che voleva ostentare il “fannullone” del Viminale, che quest’anno ha lavorato solo 17 giorni, perchè troppo impegnato in chiacchiere e comizi.
La settimana si chiude con la fuga di Salvini dall’Emilia Romagna, ad eccezione di un passaggio a Piacenza.
Ma non ci sarà il giro che i suoi si aspettavano, perchè il ministro, evidentemente, si tiene alla larga da Mirandola, dove si è appreso che il giovane nord-africano che ha appiccato il fuoco al Commissariato doveva essere espulso, ben prima che appiccasse il fuoco al commissariato causando morti e feriti. Come ama ripetere il ministro “andava messo sul primo aereo”.
Immaginate cosa sarebbe successo a parti invertite, con al Viminale il ministro senza quid (Alfano) o il ministro con tanto di quel quid (Minniti) che, ai tempi, per contestarlo Salvini sosteneva che la sicurezza non è questione di numeri, ma di percezione.
Perchè i numeri raccontavano il picco dei rimpatri, la percezione ansiogena alimentata dalla grancassa dei media, compresa Mediaset, rappresentava una invasione di delinquenti con la pelle nera.
Ebbene, a parti invertite, come un lupo che sente l’odore del sangue, Salvini avrebbe fatto un comizio davanti alla sede della polizia bruciata. E invece, da ministro che recita l’improbabile spartito di uno che sta all’opposizione anche quando ha la responsabilità del governo, stavolta fugge.
Il Corriere di Bologna scrive che Salvini era atteso per un ultimo tour elettorale, a Ferrara, con possibile passaggio a Modena e Lugo, dove il partito si era già rivolto al prefetto affinchè il comizio si svolgesse in un clima sereno, quindi era una tappa piuttosto certa, non una eventualità sennò, su una semplice eventualità , non vai a scomodare la prefettura per salvaguardare l’ordine pubblico.
Poi il programma è cambiato, guarda caso dopo l’episodio di Mirandola.
Paura, quella mai, perchè per la “bestia” comunicativa leghista, il ministro è come lo spot dell’uomo Denim, che non deve chiedere mai. Non fugge, è macho per definizione.
È un fatto però che, fino a qualche giorno fa era atteso in Emilia e Romagna, e adesso se ne tiene alla larga.
In Emilia si vota, a Modena, Reggio, Ferrara, antiche roccaforti della sinistra, dove la Lega è diventata competitiva e la partita è tutt’altro che scontata rispetto a una volta. Però, proprio sul terreno della sicurezza, su Mirandola, i ruoli si sono invertiti.
Bastava ascoltare il sindaco di Modena, rivolgere a Salvini le domande che il ministro era avvezzo rivolgere agli altri: “Come è possibile che uno straniero irregolare sia potuto arrivare nel modenese a compiere il suo criminale gesto?”.
La verità è che Salvini ancora non ha fornito una ricostruzione dettagliata e convincete dell’accaduto, dopo che, a caldo, aveva provato a cavalcare il caso, “tutti casa”, prima di apprendere che il piromane si trovava a Modena perchè c’è stato qualcosa che non è andato nella gestione dei rimpatri, fiore all’occhiello della propaganda leghista, a dispetto dei numeri che dicono il contrario.
Fermato il 14 a Roma, raggiunto da un foglio di via, invece di essere rispedito a casa sua, circolava liberamente per l’Emilia. La sera prima era stato ricoverato all’ospedale di Mirandola, ma si è strappato la flebo dal braccio ed è fuggito.
Ed è stato trovato che girava, in stato di malessere, nei pressi della sede della Polizia che aveva bruciato proprio nel giorno in cui scadeva il suo decreto di espulsione.
Ieri a Mirandola si è presentato il sottosegretario Molteni, per spiegare che il giovane nordafricano aveva espresso intenzione di fare richiesta di asilo. E per questo non era stato espulso.
Il problema è che in questa versione c’è qualcosa che non va. È confusa, lacunosa, incerta nell’indicare le responsabilità perchè stavolta non sono scaricabili sugli altri, ma è evidente che c’è stata una falla nella catena di comando.
Diciamo le cose come stanno: se il ragazzo, come ha spiegato il Viminale, era minorenne, o presunto minorenne, non doveva essere lasciato per la strada a Roma ma preso in carico da Comune, perchè, come noto, ai minorenni non si può dare il foglio di via.
Se invece, come era effettivamente, era maggiorenne non si capisce perchè, dopo che è stato fermato, non è stato nè arrestato nè portato in un Cas (centri accoglienza straordinaria).
Ma, anche una volta dichiarata la volontà di fare richiesta di protezione umanitaria, è stato lasciato per la strada.
Però per la macchina della propaganda leghista attribuisce la prevenzione di questi casi al “decreto sicurezza 2”, un decreto fantasma, con tanta indulgenza sul “decreto 1” che ha già prodotto i suoi disastrosi effetti perchè la chiusura degli Sprar ha fatto saltare i meccanismi di inclusione e integrazione, proprio dei richiedenti asilo e protezione.
Col risultato che è finito in strada un esercito di invisibili, come il giovane di Mirandola.
In un paese normale il ministro dell’Interno andrebbe in Parlamento a spiegare perchè, nonostante il decreto di espulsione, quel giovane nordafricano era ancora a piede libero, che cosa non ha funzionato, di chi è la responsabilità .
E magari andrebbe, senza fare comizi, in quel commissariato di Mirandola come segno di attenzione. Come se fosse un ministro. Chi concepisce la politica solo come comunicazione, cambia l’itinerario del tour.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
AVEVA ANNUNCIATO CHE AVREBBE INCONTRATO GI STUDENTI DELLA DOCENTE SOSPESA … “LO ABBIAMO ASPETTATO, NON SI E’ VISTO, SIAMO DELUSI: DA UN ADULTO CHE RAPPRESENTA LE ISTITUZIONI NON E’ UN BELL’ESEMPIO”
«Giovedì prossimo sarò a Palermo a testimoniare la lotta alla mafia e per onorare la memoria
del giudice Falcone e dei caduti della strage di Capaci» così il ministro Matteo Salvini una settimana fa parlando del caso della docente dell’Itis Vittorio Emanuele III sospesa per quindici giorni perchè i suoi alunni avevano accostato la discriminazione nei confronti dei migranti nel Decreto Sicurezza alle Legge Razziali.
Salvini aveva anche fatto sapere che nell’occasione ci sarebbe stata anche la possibilità di incontrare la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, «e gli studenti di quella scuola per spiegare cosa sto facendo per la sicurezza del mio Paese e la distanza abissale tra le mie idee e progetti e le leggi razziali del periodo fascista».
Oggi Salvini era a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone, a cinquecento metri dal Vittorio Emanuele III. È la giornata del ricordo dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e degli uomini e le donne della scorta uccisi nei due terribili attentati del 1992.
Il ministro però a quanto pare non ha trovato il tempo per andare a fare quello che aveva promesso: incontrare gli studenti dell’Istituto che avevano accostato — in un lavoro per la Giornata della Memoria — il suo decreto sicurezza alle leggi razziali del 1938.
Gli studenti lo aspettavano, avevano pure preparato quegli striscioni che piacciono tanto al vicepremier.
Ma Salvini non è andato a confrontarsi o a incontrare gli alunni. Che si sia spaventato dopo aver visto gli striscioni?
Alessandro Tuti rappresentate d’Istituto del Vittorio Emanuele ha diffuso un comunicato stampa dove chiede come mai Salvini non abbia mantenuto la promessa: «i ragazzi del Vittorio Emanuele III erano aperti e pronti al dialogo, perchè il diritto di parola a noi negato, attraverso il provvedimento alla Professoressa Dell’Aria, noi lo riconosciamo a chiunque. Stamattina eravamo davanti alla nostra scuola con un messaggio scritto su uno striscione: Salvini noi siamo qua, cosa dovevi dirci?!, eppure sebbene ci hanno detto a più riprese che il Ministro sarebbe arrivato, non abbiamo visto nessuno».
Gli studenti dicono di essere “profondamente delusi dall’operato di un adulto che rappresenta le Istituzioni ai più alti vertici” dello Stato, non proprio un gran bell’esempio.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SUL MANIFESTO E’ FINITO TRA UN COMIZIO E L’ALTRO… E LUI SCARICA LO STAFF: “NON ME NE SONO OCCUPATO IO”
Non bastava la polemica con le associazioni antimafia che hanno scelto di non partecipare alla commemorazione di Falcone, nell’aula bunker dell’Ucciardone, per contestare la presenza di Matteo Salvini (tra i volti storici dell’antimafia che hanno boicottato la cerimonia ufficiale c’è anche Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, ucciso da Cosa Nostra).
Il ministro dell’Interno ha scatenato proteste anche per un manifesto elettorale a dir poco discutibile. Con la commemorazione – avvenuta alle 10 a Palermo – infilata subito prima di un comizio a Novi Ligure.
E con una carrellata di altri comizi per la giornata conclusiva di venerdì 24 maggio, con ben quattro appuntamenti tra Piemonte ed Emilia. E lo slogan “Prima l’Italia”.
Il ministro è stato costretto a difendersi rispetto alla polemica: “Sono venuto a Palermo da ministro. Non faccio io i manifesti elettorali”
Ma era sbagliato quel volantino? “Sì”, ha ammesso imbarazzato il leader della Lega
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
SALIRE SUL PALCO CON SALVINI PORTA SFIGA: WILDERS PASSA DA 4 A 1 SEGGIO
Urne chiuse in Olanda, primo Paese Ue al voto. 
Negli exit poll il Forum per la democrazia (Fvd, sovranisti moderati) nato solo tre anni fa, otterrebbe 3 seggi, un risultato che però è inferiore alle attese (intorno all’11%) e va letto in parallelo al crollo del Pvv di Geert Wilders (sul palco con Salvini a Milano), che passerebbe da 4 seggi a solo 1.
In totale quindi le destre euroscettiche manterrebbero 4 seggi totali, con un travaso di seggi dal Pvv al Fvd.
Gi exit poll Ipsos pubblicati dalla tv olandese danno come primo partito i laburisti, che conquisterebbe 5 seggi. Guadagna un seggio anche la sinistra verde di Gl, da 2 a 3, mentre ne perde uno il partito socialista (Sp).
I liberali di Libertà e democrazia (Vvd) guadagnano 1 seggio a scapito dei cristiano-democratici (Cda).
Perde due seggi l’altro partito che aderisce ai liberali europei, D66, che passa da 4 a 2. Stabile la coalizione conservatrice formata da ChristenUnie e Staatkundig Gereformeerde Partij, con 2 seggi.
Alle scorse elezioni politiche olandesi del 2017, il Pvv di Wilders aveva ottenuto il 13,1% (in linea con il 13,3% delle europee di 5 anni fa).
(da agenzie)
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