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LA RICERCA SU COSA ACCADREBBE IN UNA REGIONE SE SPARISSERO TUTTI GLI STRANIERI

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

VIA COLF, MURATORI, CUOCHI, BABYSITTER NEL LAZIO? PIL RIDOTTO DI 19 MILIARDI, 80.000 IMPRESE   E 300.000 POSTI DI LAVORO IN MENO, CROLLO DEL WELFARE, TRACOLLO DELL’INPS

Scompaiono colf, babysitter, muratori, infermieri, cuochi, commercianti e imprenditori. Le aule si svuotano, diminuiscono i matrimoni. Tremano le casse dell’Inps. Le città  sono in tilt.
Cosa accadrebbe se sparissero di colpo tutti gli immigrati in una regione come il Lazio?
Il pil regionale crollerebbe di 19 miliardi di euro, i conti della previdenza registrerebbero un buco milionario, salterebbero 80mila imprese e 300mila occupati.
Nel Paese dei porti chiusi e del “prima gli italiani”, la Uil del Lazio e l’istituto di ricerca Eures hanno immaginato cosa ne sarebbe di una regione senza stranieri.
Addio braccianti, colf e badanti. La ricerca prova a fotografare lo scenario che ci troveremmo di fronte se improvvisamente fossero espulsi dal Lazio i 680mila stranieri regolarmente residenti.
Si avrebbe intanto l’immediata diminuzione del 12,9% dell’occupazione: «La perdita del contributo straniero alla produzione agricola, la cui forza lavoro ufficiale è rappresentata per il 40% da migranti (a cui si aggiunge la quota di sommerso che raggiunge secondo le stime Istat il 70% della forza lavoro complessiva), determinerebbe il taglio di circa 20mila addetti.
Ancora più pesanti sarebbero le ricadute nel lavoro domestico dove gli stranieri rappresentano circa l’83,9% del totale degli addetti attualmente censiti dalle statistiche. Sommando la quota relativa ai lavoratori non in regola, si tratterebbe di un esercito di circa 200mila persone, la cui fuoriuscita avrebbe ripercussioni drammatiche. Basti pensare che nel nostro Paese solo il 10% di anziani e persone non autosufficienti è assistito in strutture residenziali idonee».
Tracollo dell’Inps. La ridotta presenza di anziani tra gli stranieri trova conferma anche nei dati relativi ai beneficiari delle pensioni: appena l’1% degli assegni complessivamente erogati nel Lazio è destinato a cittadini di nazionalità  straniera. L’esborso Inps per le 17mila pensioni degli stranieri è pari a 135 milioni di euro, mentre i contributi versati solo dai lavoratori dipendenti del comparto privato non agricolo ammontano a oltre mezzo miliardo di euro.
«Ciò significa — sostiene il segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica — che se ipoteticamente gli stranieri venissero espulsi dal nostro Paese, avremmo anche una diminuzione delle pensioni di anzianità  e un tracollo del sistema previdenziale».
Scuole vuote e addio sposi.
Allontanare tutti gli immigrati dalla regione significherebbe anche allontanare dalle scuole del Lazio i 64mila studenti stranieri regolarmente iscritti. Ciò comporterebbe un esubero immediato di circa 6.800 docenti.
Infine, una curiosità . Anche i matrimoni nella regione subirebbero un tracollo, perchè se tra i connazionali le nozze hanno subito un calo negli ultimi anni, tra gli stranieri si registra un incremento del 10,9% nell’ultimo quinquennio e un aumento del 39,2% nell’ultimo anno.

(da agenzie)

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“QUI NON MANGI SE SEI MAFIOSO O RAZZISTA”

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

IL CORAGGIOSO CARTELLO DI UN LOCALE DI   PALERMO

“Qui non mangi se sei mafioso o razzista”. Condizione scritta a chiare lettere all’ingresso. Vietato l’accesso al pizzo e all’odio.
Sabrina e Marco, anni di esperienza nel sociale, hanno dato vita a “Mignon” con questo spirito e con questi principi.
Cucina tradizionale, con le giuste contaminazioni dettate dal nuovo volto di Palermo e del mondo. Nuovi tratti che qualcuno vorrebbe provare a cancellare.
Il ristorante dei due ragazzi palermitani, con una bella esperienza di lavoro nel sociale, si chiama “Mignon” “Qui non ci sarà  spazio per mafiosi che chiedono il pizzo o per razzisti che odiano il prossimo”, dicono Sabrina Monici e Marco Romano a “Canta Stories”, giornale on line di racconti di vita quotidiana.per razzisti che odiano il prossimo“.
“Quando abbiamo deciso di mettere quel cartello sulla vetrina del nostro locale – dicono Marco e Sabrina- non credevamo di raggiungere così tanta partecipazione. Da Nord a Sud, sia dai singoli cittadini che ci hanno invaso di messaggi di incoraggiamento e di affetto, sia dai media. Ciascuno di noi è chiamato, in qualsiasi ruolo ricopra, ad incarnare e diffondere valori positivi come la pace, il rispetto e la legalità .
Nel negozio di Marco e Sabrina cucina tradizionale che si arricchisce di nuovi incontri, di tradizioni che arricchiscono. Cucine che si abbracciano e che si rispettano. Per questo, c’è anche cibo senza “strutto di maiale” per adeguarsi alla tradizione musulmana. E nello staff di “Mignon” c’è anche un ragazzo gambiano che grazie a questo lavoro potrà  ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.
I due ragazzi palermitani da anni lavorano nel sociale e sono impegnati in operazioni di riqualifica del territorio. Ora il cibo come terreno di incontro e di confronto. Marco e Sabrina hanno dovuto e saputo vincere la tentazione di mollare, sono riusciti a superare le pastoie burocratiche che non incoraggiano certo le difficili imprese, come l’idea di base che sta nella realizzazione di “Mignon”.
“Adesso – promettono i due ragazzi palermitani – vogliamo esportare anche fuori dall’isola le nostre creazioni, ma restando qui. Per lanciare un segnale: prima di essere imprenditori siamo membri di una comunità  che ha bisogno di esempi positivi e di coraggio

(da Globalist)

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DAGLI ALTARI ALLA POLVERE, LA LEGA PRIGIONIERA DI LEGNANO

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

DALLA BATTAGLIA CONTRO IL BARBAROSSA ALLE MAZZETTE

Dalla battaglia vinta contro l’esercito imperiale di Federico Barbarossa alle mazzette. Dalla gloria sul campo guadagnata dalla Lega Lombarda, guidata dal condottiero Alberto da Giussano, agli arresti per corruzione. Legnano, città  simbolo della Lega perchè il simbolo è qui.
E anche se Salvini ha provato a mandarlo in soffitta togliendolo dall’iconografia di un partito ora nazionalista e non più territoriale, l'”Alberto” – come lo chiamavano i leghisti della prima ora, quelli devoti all’ortodossia bossiana – ancora campeggia, formato spilla, sulle giacche degli esponenti del (fu) Carroccio.
Il brutto scorno dell’arresto del sindaco Gianbattista Fratus, oltre che sconvolgere i già  traballanti equilibri politici di Legnano, segna un clamoroso autogol nella parabola ascendente della Lega di Matteo Salvini.
Perchè l’eco delle manette, qui, ha un significato particolare: più complesso.
La politica, certo. La terra sotto i piedi della giunta traballava da mesi: sfiduciata dalla metà  dei consiglieri comunali, cade il 29 marzo scorso.
Ma il sindaco Fratus — eletto con la Lega nel 2017 — di lasciare la poltrona non ha mai voluto saperne. Dopodichè c’è l’aspetto simbolico, dove la leggenda si fonde con la propaganda. Legnano è la storia della Lega, la culla. E’ madre come lo sono – banalmente o enfaticamente – le madri di tutte le battaglie.
Da Legnano e dalle “schioppettate che abbiamo dato al Barbarossa” partiva la narrazione di Bossi nell’era del celodurismo padano. La data: 29 maggio 1176.
Le truppe di Alberto da Giussano, tra Legnano e Borsano, piegano il Barba-imperatore ponendo fine alla sua quinta e ultima discesa in Italia. Un successone. Che resta inciso a imperitura memoria nella storia del Paese.
Alla battaglia di Legnano fa riferimento il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro (“… Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano…”). Vanto dei legnanesi: grazie alla vittoria delle popolazioni italiane contro quelle straniere,
Legnano è l’unica città , oltre a Roma, a essere citata nell’inno nazionale italiano. Quello che la Lega di ieri si rifiutava di cantare e anzi schifava preferendo l’inno “padano” del Va’ Pensiero.
Poi sono arrivati Salvini e il “prima gli italiani”. Poi è successo: dai fasti guerreschi del XII secolo all’epoca della mazzetta infinita.
Legnano è caduta.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

LEGNANO, L’ASSESSORE ARRESTATA: “HO FATTO IN ACCORDO CON SALVINI PER IL BALLOTTAGGIO”

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

EMERGONO STORIE   DI MALFFARE E ACCORDI SPREGIUDICATI

Un mercato delle vacche: io do a te e tu dai a me.
“Prima del ballottaggio a livello regionale io ho fatto un accordo con Paolo Lalli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega in cui Paolo Lalli e Guidi, hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e che io in cambio gli avrei dato un posto, quindi devo mantenere questa promessa che ho fatto io, Gianbattista Fratus, per cui per Aemme Linea Ambiente non do nessun consigliere in quota a nessun partito. Li scelgo io quindi”.
E quanto emerge in una intercettazione dell’inchiesta sulle nomine a Legnano tra l’assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, finita ai domiciliari, e l’assessore comunale Letterio Monaco.
Una conversazione che sottende, a dire degli inquirenti, “le reali motivazioni sottese alla nomina di Martina Guidi”.
A parlare nell’intercettazione è l’assessore Lazzarini ma il riferimento è a quello che gli inquirenti chiamano il “pactum sceleris” tra il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus e Luciano Guidi, candidato come sindaco nella lista Alternativa Popolare ma sconfitto al primo turno e ago della bilancia nella vittoria al ballottaggio del primo cittadino leghista. Nelle parole intercettate dell’assessore Lazzarini, finita ai domiciliari, c’è “la chiave di lettura più genuina della natura costruttiva di genesi elettorale della nomina di Martina Guidi”, figlia dell’esponente politico.
In tre conversazioni telefoniche emerge più volte come la sua nomina è legata a un “accordo politico che aveva preso Gianbattista con Guidi… per il ballottaggio”.
In particolare nella telefonata del 19 marzo 2019 l’assessore Lazzarini rimarca al collega Munafò: “Non l’abbiamo sistemata noi la figlia di Guidi…le nomine sono del sindaco, il sindaco”.   Ed è ancora più esplicita quando cita che Fratus avrebbe fatto “un accordo con Paolo Alli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega” in cui “Paolo Alli e Guidi” avrebbero appoggiato il candidato leghista al ballottaggio in cambio di “un posto”, ossia la nomina di Martina Guidi nel cda di Aemme Linea Ambiente, azienda a capitale interamente pubblico. Una promessa poi mantenuta dal sindaco.
Dalle indagini su Piazza Pulita è emerso ”il prezzo” pagato dal sindaco di Legnano per l’appoggio elettorale. A raccontarlo nella conferenza stampa è il sostituto procuratore di Busto Arsizio, Nadia Calcaterra.
‘E’ emerso -ha sottolineato- come il sindaco nel 2017 abbia stretto un accordo in sede di ballottaggio con uno dei candidati che aveva perso al primo turno elettorale. In virtù di questo accordo il sindaco avrebbe assicurato, in cambio dell’appoggio elettorale promesso, una nomina, a lui o altra persona all’interno di una società  municipalizzata, situazione che effettivamente le indagini hanno permesso fotografare. Alla fine dello scorso anno il prezzo è stato pagato dal sindaco, il quale ha costretto a dimettersi una consigliera di una società  municipalizzata e al posto suo ha nominato la figlia del candidato escluso”.

(da Globalist)

argomento: Giustizia | Commenta »

SIAMO ALLA FRUTTA: E’ STATO UN AGENTE DI POLIZIA A INSULTARE SINISA MIHAJLOVIC CON “ZINGARO DI MERDA”

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

SINISA PLACCATO APPENA IN TEMPO PRIMA CHE SI FACESSE GIUSTIZIA DA SOLO… COSA ASPETTA IL VIMINALE A SOSPENDERE UN SOGGETTO DEL GENERE? O L’INSULTO FA PARTE DEL NUOVO CORSO ?

Sinisa Mihajlovic è stato insultato mentre si recava allo stadio Olimpico per assistere alla finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta
L’insulto razzista sarebbe stato pronunciato da un agente in divisa
L’insulto a Sinisa Mihajlovic non sarebbe arrivato da un tifoso ma da un agente in divisa. È questa la versione del tecnico del Bologna, rilanciata su Instagram anche dalla figlia Viktorija.
Secondo la ricostruzione dell’accaduta fornita dall’allenatore del Bologna, l’insulto sarebbe giunto durante un diverbio con un agente in divisa prima di entrare allo stadio Olimpico per la finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta.
Sinisa Mihajlovicsi si trovava in automobile insieme al direttore sportivo Bigon e all’avvocato del club, quando ha chiesto informazioni ad un agente circa l’accesso al vialone che conduce allo stadio.
L’agente lo avrebbe mandato a quel paese, scatenando l’indignazione dell’allenatore. Il diverbio è sforato, arrivando all’insulto «zingaro di merda» rivolto dall’agente in divisa a Sinisa Mihajlovic, che a quel punto è sceso dal veicolo confrontandosi fisicamente con l’agente.
A confermare che si trattava non di un tifoso ma di un agente sono stati anche i familiari di Sinisa Mihajlovic.
In primis la moglie Arianna Rapaccioni che sui social ha scritto «probabilmente si tratta di un rappresentante delle forze dell’ordine». Anche la figlia Viktorija ha condiviso le immagini del diverbio diventate virali in una storia Instagram. «Non si reagisce così, è vero» ha scritto la giovane nella storia «tante volte non ho condiviso le reazioni impulsive di mio papà , nonostante fossi sua figlia e nonostante io sia identica a lui in questo. Però mi sento di dire che siete davvero degli ignoranti. Parlo a tutti quelli che pensano che essere nati in Serbia voglia dire essere zingari! Così non è. E anche se fosse avete rotto il c***o a insultare la gente per la sua provenienza. Ah, un’altra cosa. L’insulto non è “zingaro”, ma “merda”. Se essere zingari vuol dire essere come mio padre allora ben venga».

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

DISORDINI CONTRO I ROM, INDAGATI 65 ESPONENTI DI CASAPOUND E FORZA NUOVA

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

A TORRE MAURA CONTESTATO ANCHE IL REATO DI RAPINA, A CASAL BRUCIATO QUELLO DI ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE, VIOLENZA PRIVATA… MA L’ERRORE E’ STATO QUELLO DI NON INTERVENIRE CON CARICHE,   ARRESTI E RISTABILIRE SUBITO LA LEGALITA’

La Procura di Roma ha iscritto 41 persone nel registro degli indagati, tra militanti di Casapound e Forza Nuova, per i disordini avvenuti lo scorso aprile nel quartiere di Torre Maura in relazione al trasferimento di alcune famiglie rom in una struttura della zona.
I reati contestati, a vario titolo, nel fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal sostituto Eugenio Albamonte, vanno da istigazione all’odio razziale, violenza privata, minacce, adunata sediziosa, apologia di fascismo e rapina in riferimento all’episodio dei panini destinati alle famiglie rom calpestati dai manifestanti.
La Procura di Roma ha inoltre iscritto nel registro degli indagati 24 persone, appartenenti ai movimenti di estrema destra Casapound e Forza Nuova, in relazione ai disordini scoppiati nella zona di Casal Bruciato, periferia est della Capitale, per l’assegnazione ad una famiglia rom di una casa popolare.
Indagate anche altre 16 persone, tra antagonisti e appartenenti ai movimenti per la casa, per il reato di corteo non autorizzato svolto, sempre a Casal Bruciato, l’8 maggio.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

SALVINI IN PREFETTURA A NAPOLI, SCONTRI TRA LA POLIZIA E CENTINAIA DI MANIFESTANTI, CARICHE E LANCI DI TRANSENNE

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

TENSIONI DAVANTI ALLA PREFETTURA

Scontri tra forze dell’ordine e manifestanti all’ingresso di piazza del Plebiscito, a Napoli, nei pressi del palazzo della Prefettura dov’è in corso il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal ministro Salvini.
La polizia ha effettuato una carica per allontanare i manifestanti che hanno lanciato delle transenne e dei fumogeni contro i poliziotti. La situazione è ora tornata alla normalità . I manifestanti, però, stanno stazionando nei pressi della prefettura.
“Napoli non si lega”. È questo il messaggio lanciato dai manifestanti al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in città  per partecipare in prefettura al comitato per l’ordine e la sicurezza. E per ribadire il messaggio cardine del corteo: un manifestante si è presentato con gli abiti di Pulcinella per dire: “statt ‘a casa toia”.
Molte le accuse mosse a Salvini tra cui quella gridata al megafono da attivisti: «Nel cosiddetto decreto spazzaclan non si dice niente delle mafie e ci si preoccupa di fare multe a chi salva i migranti».
In strada anche un manifestante con un cane vestito da uno striscione con la frase «lega uguale mafia».
insieme ai giovani attivisti anche molti cittadini comuni: «Anche chi lo guardava con fiducia ora la sta perdendo, hanno scoperto la fregatura, il vento sta cambiando»

(da agenzie)

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IL CANDIDATO DELLA MELONI CHE VUOLE “PIU’ SICUREZZA” MA HA COMMESSO 40 REATI

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

FIDENZA: RICCARDO SALA HA 40 PRECEDENTI PENALI PER 14 FURTI IN ABITAZIONI, INCENDI,   DANNI… SCOPPIATO IL CASO, IL PARTITO LO SCARICA

Candidato con Fratelli d’Italia, voleva fare in modo che la sua città , Fidenza, in provincia di Parma, potesse “ritornare ad essere più sicura”.
È quello che Riccardo Sala, di 35 anni, scriveva su Facebook qualche giorno fa, prima che fosse pubblicato il suo certificato giudiziario.
Si è scoperto che il candidato ha commesso, tra il 2005 e il 2009, quaranta reati. Tra cui 14 furti in abitazione, decine di furti comuni, danneggiamenti, incendi e porto illegale di armi.
Nel 2009 e nel 2010 aveva subito due condanne dal Tribunale di Sondrio, per i diversi reati. Scontando alla fine una pena ridotta a poco più di un anno. Una sentenza prevedeva anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Il partito di Giorgia Meloni, candidato a Fidenza insieme a Lega e Forza Italia, è stato costretto ad agire.
In una nota Fratelli d’Italia ha annunciato il ritiro della candidatura di Sala, anche se il suo nome resterà  formalmente nelle liste, che ormai sono chiuse.
Nell’escluderlo dalla squadra, il partito che fa della sicurezza il suo cavallo di battaglia, ha minimizzato la portata delle condanne: “Si tratta di eventi vecchi, che risalgono a oltre 10 anni fa, condanne per reati minori”.
Il problema, per il partito, “non è di incandidabilità , ma la scelta fatta insieme a Sala è stata che il suo cammino per queste elezioni si fermi qui”. La sua foto, intanto, è già  statastrappata di manifesti elettorali, che portavano la scritta: “Più sicurezza 24 ore su 24”.

(da agenzie)

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CHI E’ FRATUS, IL SINDACO LEGHISTA DI LEGNANO MOLTO VICINO A SALVINI

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

IL DEBUTTO IN POLITICA NEL 1999, ORA L’ARRESTO

Gianbattista Fratus, classe 1953, sindaco di Legnano dal 2017, leghista, uomo del Carroccio, vicino a Matteo Salvini che oggi, in merito all’inchiesta della Guardia di Finanza “Piazza Pulita”, dice “ho fiducia nei miei uomini e nella magistratura”.
Dal 2012 al 2013 ha lavorato all’ufficio acquisti dell’autostrada Pedemontana, mentre dal 1976 al 2007 è stato responsabile amministrativo della “Costruzioni Meccaniche TIGER s.p.a” di Castano Primo, paese in cui è nato. In politica dal 1999, prima di vincere le elezioni da sindaco a Legnano, Fratus era stato assessore provinciale (dal 2009, con delega presidenziale per lo sviluppo e le problematiche dell’Alto Milanese), consigliere metropolitano e comunale (dal 2012 al 2017), assessore comunale dal 2005 al 2007 con delega “Assetto e Gestione del Territorio, Ambiente” e ancora assessore allo Sport a Legnano dal 2002 al 2005. Fratus era anche stato vicesindaco di Legnano per la Lega Nord.
Dopo esser stato eletto sindaco, però, si è subito trovato a fare i conti con una formazione di Giunta piuttosto complicata: sin dall’inizio, infatti, ci sono state discussioni pesanti tra Forza Italia e Lega incentrate proprio sulla nomina di Chiara Lazzarini, ex presidente della società  partecipata Amga Spa, oggi finita ai domiciliari proprio per l’indagine ‘Piazza Pulita’.
Lazzarini, peraltro, risulta nel consiglio di amministrazione di Afol, ente metropolitano su cui i pm dell’inchiesta sulle tangenti in Lombardia stanno indagando per delle consulenze del valore di 38 mila euro.
All’epoca della presidenza in Amga Spa, Lazzarini era stata indagata, e poi era caduto tutto in prescrizione, proprio per la gestione della partecipata del comune. E sulla sua figura si sono giocati gli ultimi atti di una amministrazione comunale che per settimane è stata al centro di una lunga bufera politica.
Perchè Lazzarini a un certo punto viene nominata, a sorpresa, assessore alla Opere Pubbliche proprio dal sindaco, che per nominarla esautora l’assessora Laura Venturini, di cui solo due mesi prima aveva intessuto le lodi.
L’assessorato che finisce nelle mani di Lazzarini dispone di oltre 20 milioni di euro per realizzare le opere nel triennio 2019-2021. Ma la nomina di Lazzarini non piace neanche alla maggioranza, tanto che a fine marzo di dimettono tre consiglieri leghisti di maggioranza (Mattia Rolfi, il 25 marzo, e il presidente uscente del Consiglio comunale Antonio Guarnieri e l’ex consigliera comunale Federica Farina, moglie di Guarnieri, entrambi dimessisi il 26 marzo).
Sempre il 26 marzo si dimettono anche i consiglieri comunali dell’opposizione, dopo aver presentato il 19 marzo una mozione di sfiducia, di cui si è chiesto il voto a scrutinio segreto contro il quale si è dichiarato il vicesindaco Cozzi, contro Chiara Lazzarini. Tuttavia, all’epoca della mozione del Pd, era ancora pendente un’altra causa tra Amga Spa e lo stesso Comune di Legnano per avere un risarcimento danni. Ad ogni modo, durante il voto della mozione il Presidente del Consiglio Comunale abbandona l’aula e pure il sindaco Fratus esce: la mozione quindi non viene neanche messa in discussione. Il giorno seguente Cozzi, nel corso di una conferenza stampa, definirà  “pagliacci” i consiglieri di minoranza.
Non è finita qui, però: il 25 marzo si dimette il leghista Rolfi, lui parla di “motivi personali” ma in Comune qualcun altro parla di pressioni dall’alto.
Inizia una comunicazione tra Pd, presidente del Consiglio Comunale e una consigliera della Lega e si decide, dopo qualche giorno, di presentare congiuntamente le dimissioni insieme ai dissidenti leghisti. Al Consiglio Comunale del 26 marzo minoranze e dissidenti non si presentano, facendo così mancare il numero legale: la seduta viene rimandata.
A questo punto, mancando il numero legale anche nelle sedute successive, il sindaco ha chiesto le surroghe al difensore civico regionale, che interviene nei casi in cui il Comune non riesca a votare atti come il Bilancio (come in questo caso). A questo punto il difensore civico regionale concede le surroghe con nuovi consiglieri e si ristabilisce il numero legale. Il Pd, che nel frattempo era andato dal Prefetto, con il professor Onida ha anche fatto ricorso al Tar contro questa modalità , ma il Tar si esprimerà  il prossimo 8 giugno.

(da “La Stampa”)

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