Luglio 4th, 2019 Riccardo Fucile
LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA: COSI’ LA MAFIA FACEVA AFFARI, TRA PARCHEGGI E NEGOZI
‘Ndrangheta, politica e gestione di attività commerciali e di parcheggi attorno all’aeroporto di
Malpensa. Sono gli elementi dell’indagine ‘Krimisa’ coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dai carabinieri del comando provinciale del capoluogo lombardo, che dalle prime luci dell’alba stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone in varie province italiane. Al centro dell’inchiesta ci sono le dinamiche della locale di ‘ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese), i collegamenti con la politica e le mire della criminalità sulle attività intorno allo scalo.
I politici coinvolti nell’indagine sulla ‘ndrangheta
L’indagine – ‘Krimisa’ è il nome greco di Cirò Marina – avrebbe accertato un legame tra l’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, di Forza Italia (già arrestato nel 2017 per tangenti), e alcuni esponenti della ‘locale’ di ‘ndrangheta. L’elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese).
Tra gli arrestati c’è un consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Enzo Misiano, accusato di essere il trait d’union tra l’ambiente politico locale e alcuni esponenti di spicco della cosca, e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese): avrebbe fatto da ‘talpa’ su alcune indagini.
E risulta coinvolto anche “un altro esponente politico di livello regionale, il coordinatore dei Cristiano-popolari Peppino Falvo”.
In particolare, da quanto emerge, l’associazione mafiosa riusciva a convogliare i voti dell’area varesina di Lonate Pozzolo, “cosa che hanno tentato anche nelle consultazioni elettorali del 2018, ma il loro candidato viene battuto”, spiega il pm Alessandra Cerreti. Uno scambio di voto che invece nel passato avrebbe funzionato.
Nell’inchiesta entra un pacchetto di circa 300 voti che fa dire agli inquirenti che alcuni incarichi a Locale Pozzolo e Ferno sarebbero state “espressione della capacità del gruppo criminale di veicolare considerevoli quantità di voti, barattandoli con la nomina di familiari e parenti a cariche politiche ed amministrative”.
La maxi operazione contro la ‘ndrangheta
In totale sono 400 i carabinieri impegnati nell’esecuzione dell’ordinanza nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. I destinatari del provvedimento (27 in carcere e 7 ai domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati perchè commessi avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell’associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.
Le mire della ‘ndrangheta su Malpensa
Le cosche, secondo gli investigatori, puntavano ai parcheggi attorno all’aeroporto e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. Il gip ha disposto il sequestro di due parcheggi privati, “Malpensa Car Parking” e “Parking Volo Malpensa”, oltre a metà delle quote della società “Star Parkings”, che non si trovano nell’area aeroportuale. In totale il decreto ha consentito di sequestrare beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro. I carabinieri sono riusciti a documentare summit criminali durante i quali, oltre alle questioni prettamente politiche, c’era anche la pianificazione imprenditoriale della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell’acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi poi collegati con navette all’aeroporto.
L’avvio dell’indagine ‘Krimisa
L’indagine, avviata nell’aprile 2017 e coordinata dalla Dda di Milano, ha consentito di accertare che “l’organizzazione era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali e che, dalla seconda metà del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due esponenti apicali della medesima consorteria criminale in forte contrasto tra loro”. Le prime mosse degli investigatori sono partite in contemporanea alla scarcerazione di Vincenzo Rispoli, capo della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo.
Si erano create quindi tensioni interne che erano state risolte grazie all’intervento dello stesso Rispoli e di Giuseppe Spagnolo, al vertice della cosca Farao-Marincola che comanda nell’area di Cirò Marina (Crotone) e in stretto contatto con quella di Legnano-Lonate. Gli investigatori sono riusciti a documentare alcuni incontri organizzati per decidere come risolvere le controversie e assegnare territori e competenze agli affiliati
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
TALMENTE IGNORANTI CHE NEANCHE HANNO CAPITO CHE I TRE MAGISTRATI DI AGRIGENTO NON SONO AFFATTO DI SINISTRA
Con i razzisti non mi metto neanche a discutere, non ho tempo da perdere. Non devo convincere nessuno, sento solo il dovere da “uomo di destra sociale” di raccontare fatti, denunciare mentalità , illustrare il clima che si respira.
Non faccio il samaritano, faccio politica da decenni con queste idee, conosco ambienti e persone, se uno vuole vivere nella fogna ha due alternative: continuare a sguazzarci (per interesse o coglioneria) o tirarsene fuori, non è problema mio, ma suo.
Il razzismo è trasversale: non è solo appannaggio di certa destra borghese “malpensante”, è diffuso anche nell’elettorato di certa sinistra populista (una volta si chiamava invidia sociale) e nell’elettorale attuale cinquestelle.
Si individua un nemico, si convince che sia la causa del vostro malessere, si istiga e si organizza l’odio, si raccolgono i frutti tra i coglioni che ci credono.
Nessuno si pone la domanda chi siano i manovratori esteri, chi la manovalanza italiana, da chi arrivano i finanzamenti.
Non sono tra i fessi che non si pongono la domanda su come mai certi personaggi, nonostante decine di denunce non abbiano mai fatto un giorno di galera perchè utili al sistema e ai servizi. Dejà vu.
Non sono tra i fessi che fingono di non sapere chi diffonde fake news a raffica da San Pietroburgo e dai siti di Bannon per scardinare l’Europa. Dejà vu
La mia destra è quella di Borsellino, quella della legalità , dei valori, del merito, dell’Europa nazione, dei diritti civili, della partecipazione agli utili dell’impresa, della comunità nazionale, della solidarietà sociale, dell’aiuto ai più deboli.
Dove non conta il colore della pelle, ma il cuore, il cervello, la capacità di sognare, di avere una visione del mondo, di pensare “oltre” gli interessi particolari.
Il razzismo non si combatte con il buonismo, ma contrapponendosi e restituendo i colpi con gli interessi. Fino a che è possibile nella piena legalità .
Se non vi fossero magistrati coraggiosi la mafia sarebbe ancora più diffusa, il razzismo ancora più esteso, il clima in Italia ancora più pesante.
Paolo Borsellino (la stella polare che la destra italiana non ha saputo cogliere) oggi sarebbe accusato di “essere comunista” da questi quattro coglioni da avanspettacolo che si sono scoperti “anticomunisti” quando il comunismo non c’e’ più e non si rischia più la pelle.
Paolo non guardava in faccia nessuno, non odiava nessuno, applicava la legge e difendeva lo Stato.
Come i magistrati di Agrigento che tutto sono salvo che di sinistra come qualche mentecatto sostiene. Come Pier Camillo Davigo, tanto per fare un altro nome.
C’e un nocciolo duro trasversale in Italia che resiste e ci mette la faccia, è il fronte di chi non molla sui valori.
E i valori e gli ideali motivano e portano in piazza dieci volte i numeri di chi “tiene famiglia e solido conto in banca”.
Ricordate quando Salvini chiede sui social “Io vado avanti, voi siete con me?”
Ecco, un giorno si volterà e non troverà nessuno.
Perchè si sono cacati addosso.
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SI E’ EVITATA LA PROCEDURA CACCIANDO 8 MILIARDI, IL DEM SASSOLI PRENDE LA PRESIDENZA MENTRE AI SOVRANISTI RESTANO SOLO GLI OCCHI PER PIANGERE
David Sassoli è rosso in viso quando prende la parola nell’aula dell’Europarlamento che lo ha
eletto presidente, gli si rompe la voce per l’emozione: “E’ un onore…”. “Visto che ce l’abbiamo fatta?”, ci dice raggiante l’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti uscendo dall’aula in un tripudio di gente che va e che viene, respiri di sollievo perchè l’ansia sulle nomine Ue è finita, accordo trovato ieri, tutto quasi fatto: il 16 luglio c’è il voto sulla presidente della Commissione Ue designata, la tedesca Ursula von der Leyen.
Quasi in contemporanea, a 440 km da Strasburgo, Bruxelles, il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici annuncia la decisione di chiudere la procedura per debito minacciata contro l’Italia. In Italia lo spread scende a 197 punti.
A Roma festeggia il Pd, festeggiano Giuseppe Conte, Giovanni Tria e anche Sergio Mattarella che contro la procedura si è speso molto.
Esulta su Facebook pure Luigi Di Maio, con un Movimento che ormai si è messo sulla scia del premier, non potendo contare nemmeno su un gruppo proprio in Europa dopo la debacle elettorale di maggio.
L’unico che mugugna è Matteo Salvini: il ‘vincitore’ delle europee in Italia, anche lui voleva evitare la procedura, ma l’obiettivo raggiunto gli viene a costare tanto.
Il governo ha dovuto mettere da parte oltre 7 miliardi di risparmi che non potranno essere toccati nella prossima manovra economica 2020, a meno di ulteriori scontri con l’Ue. Flat tax complicata da fare.
E c’è da dire che la battaglia per il commissario leghista — con portafoglio alla “Concorrenza”, sperano Conte e Salvini — è solo iniziata.
La posizione conquistata nelle istituzioni europee parla un linguaggio opposto al governo in carica.
Sassoli vuole “aprire il Parlamento al dialogo anche con le ong” che soccorrono migranti in mare, spiega in conferenza stampa, a proposito della protesta stamane di Open Arms che è arrivata con un’imbarcazione in uno dei fiumi proprio davanti all’Eurocamera per chiedere lo stop alla criminalizzazione di chi salva la gente nel Mediterraneo.
E come primo passo propone la “riforma del regolamento di Dublino”, che impone all’Italia di esaminare le domande d’asilo di chi arriva, riforma approvata dal Parlamento nella scorsa legislatura (con il no di Lega e M5s) e mai adottata dalle discussioni in seno al Consiglio europeo.
“Serve che gli Stati cedano sovranità al Parlamento — insiste Sassoli – l’Europa ha bisogno di cambiare per ascoltare la voce dei cittadini e anche la loro rabbia”.
E infine il nuovo presidente incontra von der Leyen, venuta già oggi in Parlamento per placare la rabbia di una parte del Ppe, in particolare di Weber, che ha sperato fino all’ultimo di diventare presidente della Commissione e che ora — se va bene — dovrà accontentarsi di presiedere l’aula dell’Europarlamento per la restante metà della legislatura, dopo Sassoli.
Ma per l’Italia il punto è il carattere della nuova presidente: tedesca, filo-austerity, un osso duro per i conti pubblici italiani. E’ vero che c’è la promessa di una vicepresidenza alla Commissione Ue per l’Italia — ne ha parlato anche il presidente uscente del Consiglio europeo Donald Tusk ieri — ma la casella è tutta da negoziare: prima von der Leyen deve ottenere l’ok del Parlamento a metà luglio e poi comporrà la squadra che pure dovrà passare il test all’Eurocamera a settembre.
Non sarà semplice. Oggi a Strasburgo la leghista Mara Bizzotto si è candidata alla vicepresidenza dell’Europarlamento, ha ottenuto 130 voti, ma non sono bastati per arrivare alla meta. Il pentastellato Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente uscente, ce l’ha fatta al secondo scrutinio con 248 voti, una vittoria se si considera che i 14 eletti cinquestelle non hanno un gruppo al Parlamento europeo.
Insomma il cordone sanitario anti-sovranista costruito dalla nuova maggioranza Ppe-Socialisti-liberali ha funzionato: strada sbarrata per i leghisti nei posti di comando.
Il commissario leghista ha davanti a sè le ‘forche caudine’ del Parlamento: dovrà essere promosso dalla sua commissione di competenza dopo l’estate e poi, insieme a tutta la squadra von der Leyen, dovrà ricevere l’ok dell’aula.
Paradossalmente, l’opposizione del Pd riesce a conquistare lo scranno più alto del Parlamento, un posto certo in una delle istituzioni europee.
E incredibilmente la spinta maggiore è arrivata proprio da Visegrad: l’Ungheria di Orban, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno benedetto l’intesa tra Merkel e Macron sul pacchetto von der Leyen e seminato così tanto scontento nella famiglia socialista che il Ppe non ha potuto che appoggiare il loro candidato alla presidenza dell’Europarlamento.
A quel punto, il resto è stato automatico: la delegazione italiana è la seconda nel gruppo Socialisti&Democratici dopo quella degli spagnoli che hanno ottenuto il posto di Alto Rappresentante per la politica estera al loro Josep Borrell. Sassoli candidato e vince.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
I DICIASSETTE PATRIOTI EUROPEI SONO A LICATA IN ATTESA DEL DISSEQUESTRO DELLA NAVE E DEL CAMBIO EQUIPAGGIO… OSCAR, 23 ANNI, CON GLI OCCHI LUCIDI: “NON DIMENTICHERO’ MAI QUEGLI INSULTI A LAMPEDUSA”
“Siamo molto felici, dopo tanti giorni difficili e pieni di angoscia, finalmente, tiriamo un sospiro di sollievo. Adesso non vediamo l’ora di riabbracciare la nostra capitana Carola”.
Sono le quattro del pomeriggio e al porto di Licata c’è un’afa insopportabile. L’equipaggio della nave Sea watch, attraccata nella notte al porto della cittadina dell’agrigentino, lascia in carovana l’imbarcazione da 600 tonnellate per fare una passeggiata fino al centro città in compagnia della cronista dell’Adnkronos.
A salutare il nuovo arrivo, un ingegnere navale che presto farà parte dell’equipaggio della Sea watch3, ormeggiata accanto alla Mare Jonio, entrambe sotto sequestro. Sorridono, si abbracciano, battono il cinque.
Sono in tutto 17 i componenti dell’equipaggio che è rimasto accanto alla comandante Carola per più di due settimane.
La nave è ancora sotto sequestro, ma loro sono liberi di muoversi. “Siamo stanchissimi. Ecco perchè stiamo iniziando ad effettuare il cambio d’equipaggio, se ce lo permettono, in attesa degli sviluppi giudiziari sulla nave sequestrata. Abbiamo bisogno di cambiare aria. Sono state settimane molto dure, sia dal punto di vista fisico, ma anche psicologico”, racconta Oscar in una intervista all’Adnkronos.
Oscar è uno studente tedesco di 23 anni che da tre anni fa il volontario sulla nave della ong tedesca.
“Finalmente possiamo sorridere – dice Oscar- passeggiando sotto la nave mentre i suoi compagni vanno al bar- Ieri sera è stato bellissimo vedere quelle persone che ci hanno accolto con degli striscioni di solidarietà . A differenza di quanto accaduto a Lampedusa, dove abbiamo ricevuto tanti insulti, nei confronti di Carola e di tutto il nostro equipaggio. E’ stato terribile. Un’esperienza che non dimenticherò mai. Ma ora vogliamo pensare al futuro. E alla nostra comandante che non vediamo l’ora di abbracciare”.
“Stiamo aspettando il dissequestro della nave per potere lasciare il porto di Licata – spiega ancora Oscar – perchè finora non abbiamo avuto il nulla osta per fare il cambio dell’equipaggio. Stiamo aspettando di capire cosa accade in questi giorni”.
La cronista mostra all’equipaggio le foto e i video della manifestazione di solidarietà che si è tenuta ieri pomeriggio a Palermo, con a capo il sindaco Leoluca Orlando e il rettore dell’Università Fabrizio Micari. “Ho saputo che ci vuole dare la cittadinanza onoraria della città – dice – siamo molto felici. Non ce lo aspettavamo, ma è meraviglioso”.
Oscar non ha ancora letto le dure accuse del ministro Matteo Salvini all’indirizzo della comandante Carola Rackete. Quando ascolta le ultime dirette Facebook del vicepremier allarga le braccia e dice: “Ma non è professionale dire queste cose…”.
Lo sguardo dello studente di Berlino si rabbuia quando ricorda i giorni trascorsi al limite delle acque territoriali e poi in rada a Lampedusa, fino alla sera dello sbarco, con i “momenti di caos” all’attracco. “I migranti a bordo erano terrorizzati, non capivano cosa stesse succedendo – racconta – Noi li abbiamo tranquillizzati ma anche noi avevamo paura, soprattutto per quelle grida contro di noi”.
Sul provvedimento firmato dalla gip Alessandra Vella, che ha sollevato tante polemiche, Oscar dice: “Ha detto che la scelta di portare i migranti a Lampedusa è stata giusta perchè i porti libici e tunisini non sono ritenuti sicuri, questo ci soddisfa molto”.
E ricorda la parte in cui la giudice per le indagini preliminari sottolinea che la nave della Guardia di Finanza “non è una nave da guerra”. Poi ha ribadito che la comandante “non voleva assolutamente fare del male ai finanzieri”. “Siamo soddisfatti per la decisione del giudice, che ci ha dato ragione”, ha detto ancora Oscar.
La passeggiata è finita e l’equipaggio si ferma in un bar per incontrare il nuovo componente dell’equipaggio che attende di avere l’ok per salire a bordo. La nave, intanto, resta ormeggiata al porto di Licata, in attesa degl ultimi sviluppi giudiziari. L’ultimo pensiero è dedicato a Carola Rackete. “Non vediamo l’ora di riabbracciarla…”, dice Oscar mentre gli occhi diventano lucidi.
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
NON SEMPRE L’IMPUNITA’ LO SALVERA’, ANCHE BATTISTI PENSAVA DI ESSERE IMPUNITO… E UNA EVENTUALE AZIONE CIVILE DI CAROLA LO PORTEREBBE A PAGARE UN RISARCIMENTO MILIONARIO
Questa giornata rischia di essere poco piacevole per il ministro dell’Interno nella sua guerra
personale contro la capitana della Sea Watch.
«Ha solo cercato di ammazzare cinque militari italiani», ha contestato Salvini nella diretta Facebook subito dopo la pronuncia del Gip di Agrigento Vella, totalmente favorevole alla operatrice della Ong tedesca.
E su Twitter ha scritto: «Nessun problema: per la comandante criminale è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perchè pericolosa per la Sicurezza nazionale (altra balla stratosferica, infatti la richiesta è stata respinta dalla Procura)Carola è cittadina comunitaria, il che imporrebbe la sua espulsione solo in caso di gravi comportamenti sanzionati da un giudice.
E il tentativo di «ammazzare cinque militari italiani»? E la qualifica di «criminale»?
Qui è Salvini, che da ministro ha un ruolo ufficiale, a rischiare: attraverso gli stessi canali giudiziari la destinataria delle sue accuse potrebbe chiedergliene conto.
In uno Stato di diritto non si può dare pubblicamente del criminale o accusare di tentato omicidio senza riscontri probatori.
E soprattutto non può proprio farlo il ministro dell’Interno, a meno di trincerarsi dietro l’insindacabilità delle sue affermazioni, perchè parlamentare.
Ma in quel caso l’ultima parola poi toccherebbe al Senato, come avvenne nel caso della nave Diciotti. Il che non esclude un’azione civile con richiesta di risarcimento milionario.
(da Open)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
UNO SCRIVE: “COLPIRNE UNA PER EDUCARNE CENTO”… TRANQUILLO, CHE QUANDO VERRANNO A PRENDERTI ALTRI 1000 RAZZISTI SARANNO EDUCATI
Da ore si parla incessantemente della stessa notizia: il Gip di Agrigento, Alessandra Vella, ha disposto la liberazione della capitana Carola Rackete, la comandante della Sea Watch
Chiunque mastichi un po’ di diritto sa che un arresto deve sempre essere successivamente convalidato da un giudice per le indagini preliminari e che non è raro che le misure cautelari applicate in attesa di processo vengano annullate qualora non sussistano le condizioni di legge.
Contro la Gip Vella si è scatenata una vera e propria gogna mediatica, condita da insulti e minacce di ogni tipo liberamente espressi sui social network e anche sotto i post del capo del Viminale.
“Il GIP di Agrigento si chiama Alessandra Vella. Colpirne uno per educarne cento. Domani provo a investirla con la macchina mentre corro a salvare vite umane. Sapete da chi andare”, ha scritto per esempio l’utente Twitter Patrizio Amabile, scatenando un putiferio.
Dopo essere stato segnalato in massa da una moltitudine di utenti, Amabile ha limitato il suo account e fatto sparire i tweet incriminati, che però grazie a screenshot e salvataggi su Archive.fo sono stati inviati all’attenzione della procura di Agrigento dall’utente @SonoClaudio.
Amabile, però, non è certo l’unico utente che ha insultato la Gip di Agrigento, in rete si trovano decine e decine di insulti sessisti e minacce di morte indirizzate alla giudice Vella.
“Puttana comunista di merda, verremo a cercarti, e non riderai più”, scrive @stelandis commentando un tweet che diffonde la fotografia della giudice.
“Alessandra Vella eversore”, scrive invece @gianvitosibilio mentre @Idealerandagio twitta: “#AlessandraVella con la sua vita agiata non è degna di giudicare nemmeno le suole delle mie scarpe che hanno fatto più strada di lei che invece ha preso l’ascensore! Dal sotto scrivania alla cattedra del tribunale!!!”.
“Il Gip di Agrigento è una grandissima testa di cazzo”, ha invece twittato l’utente Carmine Cataldi, facendo immediatamente dietrofront e twittando le proprie scuse perfino alla polizia di stato quando si è reso conto che il suo post stava per diventare virale.
“Ho rimosso immediatamente il tweet, sono sempre stato un cittadino onesto, esprimo la massima stima e ammirazione nelle forze dell’ordine e nella magistratura e tale inconveniente se si è verificato non accadrà mai più”, si legge in svariati tweet rimasti pubblicati sulla sua timeline.
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
LA DIFFUSIONE ATTRAVERSO GRUPPI CHIUSI SOVRANISTI PER SCREDITARE L’IMMAGINE DI CAROLA
La Stampa oggi, sulla scorta di un take dell’agenzia di stampa Adn Kronos, racconta la storia
di Giancarmine Bonamassa, ovvero dell’account su VKontakte che ha pubblicato la foto segnaletica di Carola Rackete :
L’account in questione, come noto, si chiama «Giancarmine Bonamassa». Contattato attraverso la chat privata di VKontakte, ha raccontato come è entrato in possesso di quello scatto che non doveva essere diffuso.
«Bonamassa» (lo scriviamo tra virgolette perchè non è ancora stato possbile parlare con, o incontrare una persona fisica) ha spiegato al reporter Simone Fontana di aver ricevuto la foto da una certa «Luisa», amministratrice di un gruppo chiuso su VKontakte e di uno su Facebook, dagli orientamenti che definire neonazionalisti sarebbe eufemismo
La pagina su VKontakte si chiama «Italia Fbannata» (un gruppo fatto di profili bannati da Facebook che si sono messi a usare il social russo e, cosa più singolar,e altri siti russi). Estrema destra, ultranazionalismo, neonazismo.
«Bonamassa» non ha voluto rispondere a domande su cosa faccia nella vita, e su dove viva. Chi gli ha girato la foto (in privato) gli ha detto che poteva pubblicarla, e lui l’ha fatto. Questa «Luisa», contattata a sua volta (sia pure nelle difficoltà dei gruppi chiusi) dice di aver trovato la foto in un gruppo chiuso su Facebook, molto sovranista, gruppo dal quale al momento sembrerebbe esser cancellata (o esser stata cancellata).
Mentre l’account di «Bonamassa» sembra essere il classico profilo che viene usato, senza che neanche si renda conto della gravità delle cose che pubblica, «Luisa» mostra una maggiore consapevolezza. Dice di essere in tantissimi gruppi chiusi, sia su Facebook, sia su VKontakte
Resta una domanda: com’è possibile che il pomeriggio stesso di sabato 29 (il giorno in cui a Rackete sono state scattate le foto segnaletiche) quella foto già circolasse in gruppi chiusi neonazisti su Facebook e VKontakte?
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
L’EX SINDACA GIUSI NICOLINI: “TUTTI QUELLI CHE ERAVAMO SULLA BANCHINA SIAMO STATI FOTOSEGNALATI, LA POLIZIA SA BENE COME IDENTIFICARE GLI AUTORI DELLE MINACCE”
Nessuno sta indagando per gli insulti, le minacce e le offese rivolte a Carola Rackete quando scendeva dalla nave.
Per questo da Torino è partito un appello al Presidente Mattarella intitolato “Questo non è il Paese che vogliamo”, a firma di numerose organizzazioni
La richiesta è semplice: indagare su chi ha detto quelle cose irripetibili, a chi ha minacciato, a chi ha insultato. L’appello, che ha gà raccolto 15 mila firme
L’ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini a sua volta ha annunciato “un esposto contro tutti i reati che secondo me sono stati commessi sulla banchina. Finora non risulta che nessuno di quelli che hanno minacciato la comandante della Sea Watch 3 siano stati indagati. Nei video non si vedono i volti ma si sentono le voci e c’era uno schieramento di forze dell’ordine mai visto prima, tutti noi che eravamo sulla banchina siamo stati fotosegnalati dalla polizia scientifica. Non dovrebbe essere difficile risalire a chi era lì e chi è stato responsabile delle violenze”
(da agenzie)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
“CHI CI CHIAMA VICESCAFISTI E NON DICE UNA PAROLA QUANDO A UNA DONNA VIENE AUGURATO DI ESSERE STUPRATA NE RISPONDERA'”
“Mi ha chiesto se era il caso di migrare in Australia ad occuparsi di albatros”. Giorgia Linardi,
portavoce della Sea Watch, racconta della battuta scherzosa di Carola Rackete, comandante della Sea Watch3, subito dopo la sua liberazione decisa dal gip Alessandra Vella. La trentunenne tedesca ha già lasciato Agrigento.
“Grazie ai legali e rassicurazioni all’equipaggio della Sea Watch”: queste le prime parole della capitana Carola Rackete, come riferito nel corso della conferenza stampa convocata dalle associazioni alla stampa estera, dalla portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi.
“Carola è una roccia, mi ha detto di ringraziare i legali per il lavori fatto insieme perchè Carola ha usato il tempo dell’isolamento per ricostruire l’accaduto – ha aggiunto, secondo quanto riporta l’Adnkronos – . Mi ha chiesto di mandare rassicurazioni e saluti all’equipaggio”.
“Carola sta bene. Ha trascorso tre giorni di isolamento, non si rende conto della risonanza che la vicenda sta avendo” – ha spiegato sempre Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, parlando della capitana Carola Rackete che stamattina ha lasciato Agrigento dopo la decisione del gip di non convalidare l’arresto.
“Che una nave umanitaria venga considerata la più urgente minaccia all’ordine pubblico, credo che questo renda ridicolo il Paese. L’ordinanza di ieri ristabilisce ordine sulla gerarchia delle norme e restituisce dignità al Paese” – ha spiegato la portavoce della Ong tedesca – . La capitana della Sea Watch Carola Rackete “è ancora in Italia, ma non è detto che vi si trovi nelle prossime ore o giorni” – ha continuato
Linardi durante la conferenza stampa convocata dalle associazioni che hanno disertato l’audizione in commissione parlamentare sul decreto sicurezza – .
“Rimarrà in Italia fino alla prossima udienza a suo carico il 9 di questo mese, ha confermato il padre, Ekkehart Rackete, in una intervista all’agenzia di stampa tedesca “Dpa”. Lo riporta l’Adnkronos. All’udienza preliminare del 9, Carola dovrà rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
“C’è stata una sensazione di abbandono da parte dei livelli nazionali e internazionali. Per 17 giorni la Sea Watch 3 ha tentato tutto ciò che poteva per un ingresso regolare. Non c’era nessuna alternativa a Lampedusa” – ha detto Linardi spiegando che la ong “non aveva nessuna intenzione di dirigersi verso paesi in guerra, ne’ in Tunisia dove proprio in quei giorni una nave era bloccata, ne’ a Malta più lontana di “50 miglia rispetto a Lampedusa”. “Il comandante Carola ha fatto il suo dovere, le autorità hanno ignorato il comandante, che ha quindi fatto rotta verso un porto sicuro”.
“Prendiamo atto che è una persona che ci insulta dalla mattina alla sera invece di ottemperare ai suoi compiti” – ha detto Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch parlando del ministro dell’Interno Matteo Salvini – . “Nessuno può chiamarci vicescafisti o quant’altro senza averne prova – ha concluso – e non dire una parola quando a una donna – ha continuato facendo riferimento a capitana Carola – viene insultata e le viene augurato di essere stuprata”.
(da “AgrigentoNotizie”)
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