Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
INVECE DI SPIEGARE PERCHE’ HA MENTITO SU SAVOINI, FUGGE DANDO DEL MALEDUCATO AL CRONISTA
Matteo Salvini continua a scappare per evitare di rispondere sull’incontro al Metropol e sui suoi rapporti con Gianluca Savoini: lo fa anche davanti alle telecamere di Report.
E sceglie il modo più sporco: dando a Giorgio Mottola del maleducato perchè gli fa domande. Il tutto è accaduto ieri sera a Cervia dopo un comizio elettorale.
Nel video si vede Mottola che domanda e la giornalista del Tg2 Spadorcia che interviene con un’altra domanda
Salvini si ferma a parlare con alcuni cronisti:
“Sono Giorgio Mottola di Report”, si presenta uno di loro. “Cosa si è detto con Savoini il 17 ottobre?”, chiede riferendosi all’ormai noto e più che discusso viaggio a Mosca di un anno fa cui ha partecipato anche l’ex portavoce del leader leghista, nonchè presidente dell’associazione Lombardia-Russia (ndr, Salvini l’11 luglio ha detto: “Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno, non so cosa ci facesse”).
“Siamo al 3 agosto, amico mio. Ci sono altre domande?”, replica il ministro dell’Interno, che su questo non ha voluto rispondere in Parlamento.
Mottola insiste: “C’è un’inchiesta in corso per corruzione internazionale. Lei ha mentito, ha detto ‘non sapevo che Savoini fosse a Mosca’. Come mai ha mentito pubblicamente, lei è un ministro dell’Interno”.
E la replica: “Sei un maleducato”.
Sigfrido Ranucci, curatore e conduttore di Report, ha commentato l’episodio con l’Ansa: “Credo che un politico, soprattutto quando ha tantissimi consensi, abbia l’obbligo di rispondere alle domande, perchè non risponde a un giornalista, ma al pubblico”.
“Oggi i politici sono abituati a monologhi su Facebook: se trovano qualcuno che fa domande, specie se ruvide, si sentono a disagio”, ha continuato Ranucci. “E sono mesi che inoltriamo le nostre domande all’ufficio stampa e allo stesso Salvini, che però non ci rispondono. E quindi l’unica maniera di porre al ministro i nostri quesiti è quella di andare dove si trova lui, anche se è scomodo e spiacevole, perchè gli scambi si risolvono spesso con battute che non portano alla formazione della verità . E invece un politico dovrebbe aiutare il giornalista a non sbagliare”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
“SONO TALMENTI DISPERATI DALLA PROSPETTIVA DI TORNARE A LAVORARE CON STIPENDI NORMALI CHE TENTERANNO QUESTA ULTIMA CARTA”
Quando la nave affonda i topi scappano. Di Maio sta giungendo al capolinea e quando
Salvini tirerà lo sciacquone Gigino finirà in una tonnellata di merda.
Il vecchio scaricherà prontamente il suo enfant prodige di Pomigliano e proclamerà Cuoredipanna nuovo leader stellare.
Bugani, scaltro politico sempre un passo dietro il leader giusto del momento, ha già fiutato l’aria e dopo aver speso per anni parole d’amore, molla Di Maio con un tempismo perfetto prima che si concretizzi la crisi.
Provoca la frattura facendo un’intervista in favore di Dibattista proprio mentre lo stesso e di Maio sono mediaticamente ai ferri corti. Nulla è casuale
Alle prossime elezioni m5s andrà da solo con Dibba premier.
Non guardate i sondaggi di oggi, spostare dieci punti in 4 mesi è roba da ridere, specie per una macchina elettorale come quella dei 5 stelle che alle politiche da il meglio di sè. Il centrosinistra unito andrà al 30% e il nuovo m5s cercherà di rifare la stessa operazione post voto che ha fatto con la Lega, ma questa volta con il PD (con cui Bugani ha ottime relazioni).
Lo chiameranno il governo di resistenza, la scusa sarà quella di fermare l’onda nera (ma a loro interessa un’altra cosa che si chiama poltrona) Bugani la vede così.
Si realizzerà questo scenario? Nessuna certezza ma questi disperati hanno troppa paura di dover tornare a lavorare a stipendi normali e questa è ormai l’unica carta che gli è rimasta da giocarsi. Ora sono quasi pronti a votarsi al nuovo leader.
Negli anni Bugani è passato dal “grande Favia!” al “Grande Luigi” per prepararsi ora al “Grande Dibba”. Lo conosco bene e come me tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui nei primi 5 anni di vita del movimento.
Per la sua capacità di riciclarsi con ogni nuovo capo assomiglia a Conrado Sol della serie El Chapo.
Giovanni Favia
(da FB)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
UNO DEGLI ESPONENTI STORICI DEL M5S, MOLTO VICINO A CASALEGGIO E GRILLO, MOLLA DI MAIO AL SUO DESTINO
“Mi dimetto da vice-caposegreteria di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, e lascerò anche i ruoli di referente del Movimento in Emilia Romagna e dei sindaci”: Max Bugani annuncia al Fatto che ha rotto con il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle: rimarrà consigliere ma offre anche il suo posto nella fondazione Rousseau.
Lo annuncia oggi a Luca De Carolis, facendo sapere che la mossa è una conseguenza dell’atteggiamento del vicepremier e bisministro nei suoi confronti:
“È iniziato tutto dopo la mia intervista al Fatto del 19 giugno, in cui auspicavo unità nel Movimento e sostenevo che Di Maio e Di Battista non sono alternativi ma complementari. Poche ore dopo mi chiesero di non rilasciare più interviste. E non capisco perchè, visto che io non volevo certo mettere in difficoltà Luigi. Ritenevo doveroso richiamare alla compattezza in un momento difficile, e invitare a non puntare il dito contro Di Battista o altri, perchè le diverse anime del M5S vanno tenute assieme”. Ma il leader l’ha presa malissimo.
“In quella circostanza ho capito che il mio ruolo veniva messo in discussione e che non c’era più fiducia in me. E nel giro di qualche giorno mi hanno fatto sapere che il mio stipendio da vice-caposegreteria sarebbe stato dimezzato per contenere le spese”.
Da lì inizia il grande freddo tra Bugani e Di Maio.
Ma tutto si spezza un paio di settimane fa, quando il socio di Rousseau attacca a muso duro il ministro dei Trasporti Toninelli e il sottosegretario Dell’Orco, invocandone la cacciata per il sì al Passante di Bologna.
“Lo ridirei mille volte, ho dato 14 anni di vita al Movimento e alle sue battaglie per la tutela dell’ambiente, contro opere inutili e costose come l’allargamento di un’autostrada”, rivendica Bugani.
E qualche giorno dopo gli è arrivato il conto:
“Il suo caposegreteria Dario De Falco, persona per bene, mi ha invitato a dimettermi e io ho replicato che Luigi poteva rimuovermi. Poche ore dopo mi hanno mandato un provvedimento con cui riducono il mio stipendio da 3800 a 1600 euro. Io non sono aggrappato ai contratti, e allora ritengo doveroso dare le dimissioni. Anche per il bene che voglio a Di Maio, nonostante in questi mesi non abbia condiviso molte sue scelte”. Nessun contatto con il vicepremier? “Non ultimamente”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
LE PROMESSE NON SONO STATE MANTENUTE, RICOMINICIA LO STATO DI AGITAZIONE
La Sardegna ha eletto un governatore appoggiato dalla Lega, Matteo Salvini aveva
annunciato il suo personale impegno per il latte a un euro allo scopo di fare campagna elettorale sulla pelle dei pastori sardi, e loro preparano la replica delle violente manifestazioni di febbraio quando le strade dell’isola vennero messe a ferro e fuoco dai produttori di latte che protestavano per i prezzi troppo bassi pagati dai produttori di Pecorino Romano (50-60 centesimi contro almeno l’euro richiesto).
In piena stagione turistica, la replica delle proteste di febbraio (latte sversato nelle strade e blocchi stradali, paralisi di alcuni porti) potrebbe avere ricadute disastrose per l’intera regione.
Spiega oggi Il Messaggero:
I produttori in inverno avevano cessato le proteste a fronte di tre impegni: il governo avrebbe ritirato il prodotto in eccedenza per fare alzare i valori; un nuovo regolamento del consorzio,attualmente sbilanciato a favore dei caseifici; una anticipazione immediata ai pastori di 72 centesimi al litro con conguaglio a novembre.
La delibera sul ritiro — dopo mesi di sollecitazione — è arrivata solo questa settimana: il ministero dell’Agricoltura — in accordo con i ministeri del Lavoro e degli Affari sociali — ha stanziato 14 milioni per ritirare le eccedenze tramite aste pubbliche.
Ma passeranno altri mesi per l’operatività prima che l’Agea stili i regolamenti con i criteri per comprare e poi per donare in beneficienza (e a chi?) il pecorino.
In alto mare anche la questione delle anticipazioni. Anzi c’è il rischio che sia un boomerang perchè il pecorino sardo dop continua ad essere venduto a valori ben lontani dagli auspicati 8,20 euro al chilo che avrebbero consentito ai caseifici di portare a 1,02 al litro il prezzo del latte
Nelle maggiori borse merci di venerdì il formaggio sardo è stato venduto mediamente ad appena 6,65 euro al chilo.
Quindi a novembre gli allevatori potrebbero trovare la cattiva sorpresa di dover restituire gli anticipi ricevuti. Infine — ed è il capitolo più controverso — l’approvazione mercoledì delle nuove norme del consorzio della Dop
Gli allevatori se da un lato annunciano un pacifico ricorso all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dall’altro minacciano nuove pesanti proteste.
Eppure nel consorzio ogni loro voto varrebbe quanto quello dei produttori: con 12mila allevamenti e 2,6 milioni di pecore garantiscono una produzione di 3 milioni di quintali di latte, che dopo la trasformazione in pecorino romano dop, vale 250 milioni di euro e per il 70% è esportato nel mondo.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
SENZA TANTE CAZZATE COME FA IL GOVERNO ITALIANO, E’ BASTATO IL COORDINAMENTO DELLA GERMANIA E IL CASO E’ STATO RISOLTO… E’ CHE IN ITALIA QUALCUNO SPECULA SULLA VITA DI ESSERI UMANI
Sono sbarcati a Malta i 40 migranti che erano a bordo della Alan Kurdi. Dopo l’annuncio del via libera allo sbarco, arrivato nella serata di ieri dal premier Joseph Muscat, i migranti sono stati trasferiti sulle motovedette delle forze armate maltesi in acque internazionali e trasferiti nel porto di La Valletta.
Restano invece ancora in mare i 123 migranti soccorsi in due distinti interventi da Opens Arms, la nave della Ong catalana che sta navigando tra Lampedusa e Malta. “Ancora una notte a bordo e continuiamo a non avere l’autorizzazione allo sbarco. E’ urgente e prioritario avere un porto sicuro” ha scritto in un tweet l’organizzazione umanitaria sottolineando che le storie dei migranti soccorsi “sono devastati”. Racconti raccolti dalla giornalista spagnola Yolanda Alvarez, che si trova a bordo.
“Abbiamo passato 9 mesi in un centro di detenzione, subendo anche violenze sessuali” ha detto una donna, mentre un nigeriano di 35 anni ha raccontato che, dopo esser fuggito alle violenze di Boko Haram, è stato costretto a lavorare gratis in Libia. “In Libia lavori e non ti pagano, non puoi essere felice, in Libia esiste ancora il commercio di schiavi”.
Consentire lo sbarco dei 40 migranti a bordo della Alan Kurdi è stato “un segno di buona volontà ” e di “buon senso comune”. Lo ha detto il primo ministro maltese, Joseph Muscat, durante un’intervista telefonica all’emittente privata maltese
One Radio dopo che ieri sera lo stesso premier aveva annunciato via Twitter che “in seguito alla richiesta della Germania, Malta permetterà ai 40 migranti della Alan Kurdi di entrare in porto”.
“Ho sentito che dovevamo accettare” la richiesta tedesca a carattere umanitario, ha specificato Muscat. La Alan Kurdi non è entrata nelle acque territoriali maltesi.
Il governo della Valletta ha disposto che i migranti fossero trasportati alla Valletta con un mezzo della Afm, le forze armate maltesi. Attorno alle 12 di oggi la nave della ong tedesca Sea Eye, secondo i dati del sito marinetraffic.com, risulta in navigazione da circa due ore alla velocità di 7 nodi verso est, in allontanamento da Malta.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ SI CONTINUA A NEGARE CHE BRUGIATELLI FOSSE UN INFORMATORE DELLA POLIZIA?
Ci sono ancora troppi misteri nella storia dell’omicidio di Mario Cerciello Rega. La vicenda
della pistola dimenticata da parte del carabiniere di Somma Vesuviana ucciso a Roma in via Pietro Cossa, accuratamente tenuta nascosta dai carabinieri fino al giorno dopo il funerale, non contribuisce a spiegare le altre contraddizioni o stranezze presenti nel racconto.
Una di queste è la curiosa assenza di video dell’omicidio nonostante le telecamere piazzate in zona e le prime dichiarazioni contraddittorie dell’Arma sul tema.
Un’altra, spiega oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, è la questione delle telefonate fatte quella sera.
Sotto la lente c’è l’accordo tra il mediatore dei pusher Sergio Brugiatelli e i due americani accusati del delitto. E soprattutto quelli con i carabinieri.
Rimane infatti tuttora oscuro il motivo che ha spinto i militari ad assecondare le richieste di Brugiatelli, nonostante fossero consapevoli che lo scambio prevedesse la consegna di un grammo di cocaina.
Già quel particolare era infatti sufficiente a dimostrare che l’uomo era al centro di un traffico illecito. E dunque non si comprende perchè – invece di denunciarlo – si sia deciso di pianificare un intervento per recuperare il suo borsello. Un’operazione alla quale Cerciello ha partecipato pur non avendo con sè la pistola d’ordinanza. Ricarica la tua Postepay.
Il gip sottolinea che «una delle telefonate effettuate da Brugiatelli alla presenza dei carabinieri Andrea Varriale e Cerciello Rega, fu registrata». Ma poi dà conto di altri contatti effettuati da diversi telefoni.
E soprattutto evidenzia le chiamate al 112 specificando che a un certo punto «Cerciello venne contattato sulla propria utenza cellulare dall’operatore della centrale del Comando del gruppo Roma». Perchè tanto impegno?
Che cosa c’era di così prezioso in quel borsello da determinare prima la mobilitazione dei carabinieri fuori servizio che si trovavano in quella piazza di Trastevere e poi l’operazione della pattuglia in borghese che dopo aver partecipato alla trattativa decise di andare nel quartiere Prati per effettuare lo scambio?
Particolarmente curiosa è poi la circostanza che nella conferenza stampa del comandante provinciale dei carabinieri Francesco Gargano e dei magistrati si sia negata l’esistenza di un omissis nell’ordinanza del giudice.
L’omissis sembra riguardare proprio il contenuto del borsello di Sergio Brugiatelli, che nel frattempo ha smentito quanto dichiarato dai carabinieri, ovvero che sia stato lui a mettere in giro la voce dei maghrebini come autori del furto (un comunicato poi sparito dal sito dei carabinieri li indicava anche come autori dell’omicidio).
Anche senza la smentita la storia continua ad essere curiosa proprio in virtù della registrazione su Whatsapp — effettuata proprio dagli uomini dell’Arma ma ancora non comparsa tra le prove — della telefonata tra Brugiatelli e Natale-Hjorth (che sapeva l’italiano) in cui i due si accordano per il cavallo di ritorno: dall’accento non si capiva che non erano nordafricani ma americani?
Nei prossimi giorni i pubblici ministeri coordinati dal procuratore Michele Prestipino valuteranno la sua posizione e analizzeranno la sequenza delle telefonate di quella notte.
I«punti oscuri» di cui ha parlato lo stesso magistrato non sembrano affatto chiariti. Compresa la dinamica dell’aggressione terminata con le 11 coltellate che Lee Finnegan Elder ha ammesso di aver inferto al vicebrigadiere. E soprattutto il punto focale: nel “cavallo di ritorno” di solito le forze dell’ordine mandano la vittima ad effettuare lo scambio e registrano tutto per avere la prova del ricatto: perchè nell’occasione sono stati mandati Rega Cerciello e Varriale?
Per quanto riguarda l’omissis, l’ipotesi più semplice è che Brugiatelli abbia dichiarato che nell’agendina del telefonino “marca Nokia, modello Ovetto” ci fossero contatti con i carabinieri. Ma questo presupporrebbe che Brugiatelli fosse un informatore. Circostanza negata sia da Brugiatelli che dai carabinieri.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 5th, 2019 Riccardo Fucile
IL RAZZISTA DI 21 ANNI CHE HA UCCISO 20 INNOCENTI E’ IL PRODOTTO DELLE BALLE CHE IN ITALIA FANNO CIRCOLARE I SOVRANISTI
Patrick Crusius, giovane suprematista bianco di 21 anni è entrato da Walmart a El Paso armato di un kalashnikov AK-47 e ha cominciato a sparare: i morti sono stati almeno 20, 26 i feriti. Poi si è arreso alla polizia.
L’Fbi sta studiando un manifesto di 4 pagine, intitolato “The Inconvenient Truth”, che si ritiene sia stato scritto proprio dal 21enne: fa riferimento al massacro a marzo, a Christchurch, e alla Teoria della Grande Sostituzione.
L’attacco sarebbe una risposta all’invasione ispanica del Texas e il killer si dice ispirato dal suprematista bianco Brenton Tarrant, autore della strage nelle moschee nella città neozelandese. “Probabilmente oggi morirò”, scriveva il giovane che ha postato il manifesto in un forum che raccoglie posizione estremiste, 8Chan, appena 20 minuti prima della prima telefonata di allarme alla polizia di El Paso:
Il manifesto proclama l’odio per immigrati e ispanici, illustra un piano dettagliato per separare le minoranze etniche in un zone recluse del Paese, illustra il timore che presto i bianchi saranno “etnicamente sostituiti”, accusa gli ispanici e gli americani di prima generazione di portare via il lavoro e annacquare la cultura statunitense.
L’attacco è una risposta — si legge — “all’invasione ispanica del Texas: loro sono quelli che istigano e non io. Io sto semplicemente difendendo il mio Paese dalla sostituzione etnica e culturale portata da un’invasione”. L’autore insiste che non e’ razzista e che le sue opinioni “sull’automazione, sull’immigrazione e su tutto il resto anticipano Trump e la sua campagna elettorale”.
Il giovane, di cui c’è una foto mentre entra nel locale — maglietta con le maniche corte, pantaloni lunghi color chiaro, occhiali e cuffie per proteggersi dal rumore degli spari, un fucile automatico imbracciato e pronto a far fuoco — si sarebbe fermato solo quando sono finite le munizioni ed e’ stato catturato dalla polizia senza opporre resistenza.
Tra i feriti, 9 sono in condizioni critiche ma stabili: ci sono anche due minori, tra i quali un bambino di due anni. Intanto la polizia ha perquisito la casa di famiglia, ad Allen, in Texas, a circa mezz’ora di auto da Dallas e oltre 9 ore da el Paso.
Tarrant è solo uno dei tanti che crede all’esistenza di un fantomatico piano segreto per sostituire le popolazioni native europee con i migranti provenienti dall’Africa. Quel piano si chiama “Piano Kalergi” ed in Italia ne hanno parlato tra gli altri Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Gianluigi Paragone.
Non deve sorprendere poi così tanto: Tarrant è tutto tranne che un pensatore originale. Quello che scrive lo ha letto altrove, su Internet, e non fa altro che ripetere una lezione ben assimilata. Quella secondo la quale i “bianchi” e “gli europei” sono in pericolo perchè gli immigrati di religione musulmana traghettati sulle nostre spiagge dalle ONG fanno più figli e ci stanno lentamente sostituendo.
Cose già sentite? Senza dubbio, visto che sono il nucleo della propaganda della quasi totalità dei partiti sovranisti europei (in Italia abbiamo Lega e Fratelli d’Italia).
E’ impossibile ignorare come tra la propaganda omicida di Tarrant e quella dei patridioti ci siano numerosi punti di contatto.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DI GIAMPAOLO PANSA A TPI
Il Bestiario di Pansa rinasce qui su un giornale online, creato da due ragazzi coraggiosi e
molto capaci. Rinasce alla faccia di Matteo Salvini, il dittatore leghista, e di Maurizio Belpietro, il proprietario del quotidiano “La Verità ” e del settimanale “Panorama”, il primo dei tifosi del Capitano.
L’insegna del Bestiario l’avevamo ideata Claudio Rinaldi e io, una domenica mattina di molti anni fa. Era stata decisiva l’opinione di Claudio che dirigeva “Panorama”. Voleva un’insegna corta, fatta di una parola sola. Lui ne propose anche una in latino, dicendomi: “Lo posso fare perchè sono un superlaureato all’Università Cattolica!”.
Nessuno di noi due avrebbe mai immaginato la morte violenta del Bestiario. Ucciso dall’ultimo proprietario del settimanale: Maurizio Belpietro. Giovedì 11 luglio 2019, poco dopo le nove del mattino, mi telefona e mi sorprende. Non mi cercava quasi mai, non l’aveva fatto neppure quando avevo lasciato il suo quotidiano, dopo aver letto un suo articolo di fondo che si concludeva con un lapidario “Forza, Salvini!” .
Il motivo della telefonata era sempre lo stesso: Salvini, anche adesso la passione di Belpietro per il Dittatore della Lega è rimasta intatta. Niente la scalfisce. A volte penso che, se mai il Capitano leghista fosse costretto a lasciare il mestiere della politica, Maurizio sarà l’ultimo ad abbandonarlo e sino alla fine griderà : “Forza Matteo!”.
Infatti Belpietro mi dice: “Giampaolo, tu scrivi troppo su Salvini. Ormai il tuo Bestiario è sempre dedicato a lui. Ogni volta lo critichi, lo accusi. Il ministro dell’Interno è diventato la tua ossessione. Non hai idea di quante lettere di protesta ricevo dai lettori di ‘Panorama’! Così non va bene, devi cambiare argomento e personaggio!”.
Gli replico: “Anche quello che tu stai facendo non va bene. Esiste un cardine della nostra professione, una regola che tutti accettiamo. La regola sostiene che l’editore non deve mai intervenire su quello che scrive un suo giornalista. Se non se la sente di condividerlo o di accettarlo, ha una sola strada: licenziarlo o impedirgli di scriverlo!”.
Lui mi risponde: “Giampaolo, non ho nessuna intenzione di licenziarti o di impedirti di scrivere per ‘Panorama’. Ma ti prego di non assalire di continuo il ministro dell’Interno che è anche il capo della Lega, il partito numero uno in Italia!”.
Ci lasciamo così. Sono sbalordito. In tanti anni di professione non mi era mai accaduto che un direttore-editore mi presentasse un ordine così tassativo. La mia prima reazione è di mandare al diavolo Belpietro e il suo “Panorama”. Non mi piace per niente la mossa contro di me. Fatta tra l’altro in assenza di Mauro Querci, il capo macchinista del settimanale, appena partito per le ferie: due settimane in Uganda. Mi sono subito chiesto se Querci sapesse delle intenzioni di Belpietro. Ho provato a cercarlo sul cellulare, ma non l’ho mai trovato: l’Uganda è molto lontana.
Ero infuriato. Soltanto mia moglie Adele, donna saggia, mi ha evitato di scrivere subito una lettera di dimissioni. Mi ha detto: “Giampa, aspetta. Stai a vedere che cosa succede e poi deciderai con calma!”. Ma che cosa poteva succedere? Non avevo più voglia di scrivere per Belpietro. Il suo “Panorama” mi sembrava una testata sempre più estranea a me. Comunque ho deciso di seguire il consiglio di Adele.
Ho ancora una annotazione. Avevo chiesto a Belpietro se avesse già dato una occhiata ai quotidiani appena usciti, zeppi di cronache sul Russiagate che coinvolgevano uomini molto vicini al capo della Lega. Ma lui mi ha risposto che non li aveva ancora letti.
A proposito delle lettere di protesta contro il Bestiario che Belpietro sosteneva di aver ricevuto, io non le ho mai viste. E lui non me le ha mai consegnate come avrebbe dovuto. E tanto meno si è offerto di farmele leggere. Esistono davvero? Mi viene in mente un vecchio adagio: a pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia quasi mai.
Ritornando al giovedì 11 luglio, lì per lì non mi resi conto che la telefonata di Belpietro altro non era che un avviso di sfratto. Lavorando da molti decenni nei giornali, pensavo che nelle redazioni i rapporti personali fossero diretti. Se un giornalista non piaceva più al direttore o all’editore, l’interessato veniva informato in modo esplicito che la testata non aveva più bisogno di lui. E dunque si preparasse ad andarsene nelle forme decise dal contratto di lavoro, compresa la liquidazione, grande o piccola che fosse.
Ma nel mio caso c’era di mezzo un leader politico importante e sempre più autoritario il Salvini della Lega. Un big che poteva fare la voce grossa con il direttore-proprietario di “Panorama”. Dunque il mio allontanamento si sarebbe svolto con modalità molto anomale. Poi tutto si chiarì qualche giorno dopo.
La mattina di martedì 16 luglio ricevetti una seconda telefonata di Belpietro. Mi sembrava imbarazzato e quasi incapace di comunicami che dovevo smettere di mandargli il Bestiario. Non pronunciò neppure il nome della rubrica. Borbottò soltanto: “Che ne dici, Giampaolo, se lasciamo perdere questa storia e ci salutiamo?”. Compresi che mi stava licenziando. Ma rimasi tranquillo, anche perchè tra noi due non esistevano problemi da risolvere. Non dovevo incassare nessuna liquidazione e dunque non esisteva nessun contenzioso da affrontare.
Rimaneva però una domanda: chi è stato a licenziarmi da “Panorama?” Maurizio Belpietro o Matteo Salvini? Ecco un enigma non difficile da risolvere.
Giampaolo Pansa
(da TPI)
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Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI QUESTUANTI A CACCIA DEL LETTINO PIU’ VICINO TRA SELFIE, BIRRE E DJ-SET
Il Papeete Beach come la villa Certosa che fu di Silvio Berlusconi. Con i questuanti, tra cui tanti parlamentari, che fanno chilometri e chilometri per un selfie, o se va bene, per una mini chiacchierata sull’attualità politica.
“Matteo, il governo andrà avanti? Quando vuoi, i territori sono pronti”. Qui, insomma, basta varcare l’ingresso del bagno di Massimo Casanova, europarlamentare e amicissimo del Capitano, sorseggiare qualcosa, e, oplà , ecco Matteo Salvini.
Il costume di scena, per far parlare di sè oggi, prevede bermuda, t-shirt nera della curva del Milan e un infradito.
Fa la spola fra la piscina del Miami Beach, dove si diverte con la piccola Mirta (“Ti porto un mojitino?”), e la spiaggia, dove non fa in tempo a guardare un sms sull’iphone, che si palesano decine e decine di tifosi come fosse un calciatore, o un tronista di Uomini e Donne.
Gode nell’essere il Re dei selfie della stagione estiva 2019. “Io mi farei una foto solo per mandarla a mio padre e farmi cazziare”, si diverte una ragazza che è a Milano Marittima per il weekend.
Figuratevi che a un certo punto, in mezzo a questo codazzo di gente si mimetizza uno che si chiama Arrigo Sacchi, classe ’46, nato a Fusignano, in provincia di Ravenna, ma soprattutto allenatore del Milan dei sogni. “Arrigo”, occhiale a goccia e fisico tiratissimo, si mette in coda come l’ultimo dei bagnanti del Papeete, ma quando tocca il suo turno, Salvini diventa euforico, e che fa?. “Mister, facciamoci un selfie?”.
Sacchi si concede e rivela: “In albergo troverai il libro del Milan 1989”.
Il leader del Carroccio prova a ripetere a memoria la formazione dei rossoneri da fare, ma sbaglia il numero 11. Non è Chicco Evani, ma Carlo Ancelotti, attuale allenatore del Napoli. “Matteo, un abbraccio e in bocca in lupo per tutto”, è l’arrivederci dell’ex ct degli azzurri.
Questo il colore di una giornata che è ormai la stessa da circa una settimana. Selfie, birretta, bagnetto, e ancora selfie, mojito, e tweet. Altro che Viminale.
Il dettaglio in più è il numero di parlamentari che conquistano un lettino, a pochi passi dal loro leader. Perchè si sa, ormai, il Salvini del post-Europee non parla più con nessuno, e quindi questa può essere l’occasione per scambiare un ragionamento sul futuro.
L’elenco è lungo. Fra volti e meno noti, si annoverano il capogruppo a Montecitorio, Riccardo Molinari, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, l’europarlamentare Isabella Tovaglieri, la presidente della Commissione Attività produttive, Barbara Saltamartini, il deputato Matteo Luigi Bianchi, il sottosegretario Jacopo Morrone, Luca Toccalini, e poi l’immancabile ministro agli Affari Europei, Lorenzo Fontana, con una polo dell’Hellas Verona.
Il clima è festoso, con Salvini che spadroneggia compiaciuto con i suoi uomini. A un certo punto il ministro dell’Interno scorge la sagoma di Molinari che si avvicina al bar. E allora Salvini gli dice: “Riccardo, se devi stare qui devi toglierti la maglia”.
Risate, pacche sulle spalle, e ancora una birretta. È tutto così il grande circo per far parlare di sè. Con i suoi che gli consigliano di staccare la spina, di abbandonare “quelli lì” al loro destino.
“La crisi può esserci in qualsiasi istante, anche a ferragosto”, assicura Molinari. “Il clima è molto caldo”, sussurra Fontana. Di certo c’è che “i cinquestelle non molleranno il governo perchè in tanti hanno acceso i mutui al Banco di Napoli”, è la tesi di un alto dirigente leghista che preferisce l’anonimato.
Fatto sta che qui, passando da un parlamentare all’altro, l’alleanza con Berlusconi sembra qualcosa appartenente al secondo scorso.
“L’unico dubbio di Matteo — svela Molinari — è se tenere dentro la Meloni e Toti”. Nell’attesa di decidere il da farsi, Salvini sogna l’Emilia Romagna, puntando le fiches su Lucia Borgonzoni. “La regione è contendibile”, avverte il giovanissimo vicesegretario Andrea Crippa.
Ma, soprattutto, Salvini dovrà vedersela con i leghisti del sud che non sembrano essersi integrati all’interno della galassia del Carroccio. Bastava oggi dare un’occhiata ai tavoli del ristorante del Papeete e accorgersi di questa distanza.
“Sembrano degli imbucati”, confessa un leghista d’antan. Con Salvini che per tutto il tempo dialoga con Lorenzo Fontana, che sfoggia un bermuda mimetico. E con attorno diversi tavoli occupati da eletti al sud che fanno a gara per incrociare lo sguardo del Capitano.
Dettaglio: poco dopo pranzo arriva al Papeete Beach, anche Nuccio Altieri, ex enfant prodige degli azzurri pugliesi, il cui testimone di nozze ai tempi che furono è stato Raffaele Fitto.
Ma oggi Altieri è presidente di Invimit (investimenti Immobiliari Italiani Sgr S.p.A. è una società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze) in quota Lega. E, qualcuno sussurra, in lizza per la corsa a governatore della Puglia.
Poi all’ora dell’aperitivo Salvini, il ministro dell’Interno, si trasforma nel re della consolle.
Il vocalist invoca il nome del Capitano e i ragazzi urlano: “Matteo, Matteo, Matteo”. I parlamentari sono tutti in una sorta di privee. Da Lucia Borgonzoni, ministro della cultura, a Claudio Durigon e Lorenzo Fontana. Curiosità : c’è anche la deputata berlusconiana Benedetta Fiorini. Insomma, dal doppiopetto alla musica house music è stato un attimo.
(da “Huffingtonpost”)
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