Destra di Popolo.net

UN MINISTRO DEGLI INTERNI IN CONSOLLE TRA CUBISTE E CORTE DEI MIRACOLI

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

UN PAESE DEL GENERE PUO’ GIUSTO AMBIRE AL COMMISSARIO EUROPEO PER I TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI

Matteo Salvini sale in consolle al Papeete beach di Milano Marittima, dove è in corso la festa della Lega Romagna: in costume da bagno, il vicepremier e   leader leghista ha raggiunto il deejay.
Il ministro dell’Interno, un cocktail in mano, ha posato per foto e selfie: in suo onore dalle casse è partito l’inno di Mameli, cantato dai giovani in spiaggia che ballavano insieme alle cubiste
Cosa ci fa il Ministro dell’Interno, il paladino della sicurezza e della legalità , il Capitano degli italiani a torso nudo al Papeete Beach, dove sta trascorrendo le vacanze, in consolle, accanto a due figuri tatuati, cuffie in testa, facendo ballare la folla?
Uno spettacolo talmente surreale che non ci sono neanche parole per commentarlo.

(da agenzie)

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CHE COMICHE: I SOVRANISTI DANNO LA CACCIA ALLA CHARLOTTEA, UNA NAVE ONG CHE NON ESISTE

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

DA BARCA A VELA A NAVE DA 30 METRI, IL DELIRIO SOVRANISTA: IN REALTA’ E’ SOLO IL PICCOLO GOMMONE RIGIDO AL SEGUITO DELLA ALAN KURDI

Avete presente il periodo del calciomercato? Tutti i tifosi si travestono da ragionieri, iniziano a fare le analisi dei bilanci delle varie società  arrivando a proprie verità  da rilanciare sui social. Tutti esperti di tutto.
E il sovranismo in Italia, è sempre più assimilabile al tifo smodato della gente. A testimoniare tutto ciò è il caso della Charlottea, la presunta nave Ong che soccorre migranti in mare ma che è invisibile ai radar.
A tutti, ma non a quelli dei sovranisti che, però, non si sono resi conto di essere andati in tilt. Si trattava, infatti, solamente del gommone che viaggia in mare legato alla nave Alan Kurdi.
La storia della Charlottea (che, in realtà , si chiama Charlotti 4) è la sintesi di fin dove possa arrivare la caccia ai fantasmi.
A raccontare la cronistoria, questa triste (ma divertente cronistoria), è stato Matteo Villa su Twitter. In un lungo thread, il ricercatore dell’Ispi per l’area europea (ed esperto di flussi migratori), ha ripercorso passo per passo tutte le condivisioni di vari profili social di esponenti spinti del sovranismo italiano.
Il tutto è partito da post che sono stati ripresi da due testate (che non brillano per un racconto reale della realtà ).
Grandi accuse alla Germania. «La Charlottea è roba loro ed è una nave che viaggia al fianco della Alan Kurdi!». La notizia, pian piano, si ingigantisce. Come le dimensioni di questa imbarcazione.
Nei tweet di Francesca Totolo, infatti, questa fantasma della Ong passa dall’essere una barca a vela (chissà  perchè) al diventare una nave di oltre 30 metri. Un’evoluzione spaventosa. E continua sempre a viaggiare a breve distanza dalla Alan Kurdi. Una cosa assai sospetta.
La ricerca sui radar impazza e i sovranisti continuano a denunciare questa nave Charlottea che non compare ma è lì. Tutti lo sanno e nessuno lo dice.
Ed ecco che il complotto è servito: a gestire tutto è il governo tedesco, quell’Angela Merkel nemica degli italiani.
La vicenda prosegue, con nuovi tweet per tutta la giornata di ieri.
Sempre condivisi dai ‘bandierini“ (neologismo per sintetizzare i sovranisti su Twitter, per via delle bandiere tricolore al fianco dei loro nomi). Fino a questa mattina, quando viene svelata la vera identità  della Charlottea.
Ma quindi, alla fine, che cos’è questa nuova nave tedesca, lunga 30 metri, operata da una Ong e che chiaramente vuole mettere in difficoltà  l’Italia?
La famosa Charlottea, la nave Ong fantasma a cui i sovranisti esperti di radar del Mediterraneo stavano dando la caccia, non è altro che il gommone rigido che viaggia attaccato alla Alan Kurdi. E non si chiamava neanche Charlottea.La nave fantasma è in realtà  un gommone attaccato alla Alan Kurdi
Una storia che farebbe ridere, se solamente non fosse la triste immagine riflessa nello specchio della triste società  italiana che crede di essere esperta di tutto (senza sapere, spesse volte, nulla) e lanciando notizie prive di fondamento.
Il problema non è solo scriverle, ma condividerle. E il problema non è solo condividerle, ma anche non avere il minimo senso di critica di quello che viene propinato.
Come la Charlottea, che in realtà  è un gommone chiamato Charlotti 4.

(da agenzie)

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FATTORI (M5S): “NON VOTERO’ LA FIDUCIA MA IL GOVERNO REGGERA'”

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

“DI FATTO HA L’APPOGGIO ESTERNO DI FDI E DI QUEL CHE RESTA DI FORZA ITALIA”

Gli occhi sono puntati sul decreto sicurezza bis, eterna bandiera di Matteo Salvini e fonte di malessere per i Cinquestelle (almeno per una parte del Movimento, come provano i 17 voti mancati nel passaggio del testo alla Camera).
Lunedì approderà  in aula a Palazzo Madama ed Elena Fattori, senatrice M5S da sempre critica soprattutto sulla linea dura del Viminale in materia di migranti, si prepara allo strappo.
La fiducia sul provvedimento sembra ormai certa, il ministro dell’Interno la reclama. Ma questo non cambia l’orientamento di Fattori. “La fiducia non la voto”, dice.
Anche se dovesse mettere a rischio la tenuta del governo?
“Il governo non è a rischio. Avrà  una maggioranza bulgara”.
Ci saranno senatori di Forza Italia e di Fratelli d’Italia che lasceranno l’aula per abbassare il quorum?
“Beh, di fatto questo è un governo di centrodestra con l’appoggio esterno della destra più estrema di Fratelli d’Italia e la tolleranza di quello che resta di Forza Italia”.
Lei lascerà  l’aula o voterà  no?
“Sulla liturgia devo ancora prendere una decisione”.
Qual è l’aspetto peggiore, secondo lei, di questo decreto?
“Il reato di salvataggio delle vite in mare”.
E le pene più dure per i reati commessi durante le manifestazioni?
“Io ho proposto un emendamento opposto. Ovvero un inasprimento degli stessi reati compiuti al di fuori delle manifestazioni che invece per loro natura sono più soggette all’alzarsi dei toni. Tra l’altro quando intervengono a questi eventi gli agenti sono addestrati e protetti da caschi e scudi. Molto più gravi i reati equivalenti al di fuori di queste situazioni controllate”.
Lei non è stata espulsa, a differenza di altri suoi colleghi senatori. Come mai?
“Mi auguro che sia cresciuta la ‘tollerenza’ ma temo non andrà  così dopo questo ulteriore strappo. Se non sarò espulsa continuerò a combattere per il Movimento a cui gli italiani hanno dato fiducia a marzo e che sicuramente non aveva tutto questo in programma. Altrimenti vuol dire che quel Movimento che in tanti abbiamo contribuito a far crescere non esiste più”.
E se dovesse finire fuori dal Movimento, cosa farà ?
“Fuori dal Movimento non mi ci potrà  mettere nessuno. Semmai fuori dal partito di Luigi Di Maio, che è cosa ben diversa”.
Lei ha già  espresso solidarietà  nei confronti degli attacchi subiti dal nostro giornale e in particolare dal videomaker Lo Muzio. Pensa che l’escalation di aggressività  manifestata da Salvini in questi ultimi giorni continuerà ?
“Non mi sembra che qualcuno dei suoi colleghi ministri sia disposto a frenarlo. Per questo credo che il governo durerà “.

(da “La Repubblica”)

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I 33 MILIARDI DI TASSE CHE PAGHIAMO IN PIU’ RISPETTO ALL’UE

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

SI PAGA DI PIU’ PERCHE’ C’E’ CHI EVADE LE TASSE… LA FLAT TAX UTILE SOLO AI REDDITI ALTI

Nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in più rispetto all’ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell’Unione Europea.
Si tratta di un differenziale che ‘pesa’ quasi 2 punti di Pil.
In termini pro capite, invece, abbiamo corrisposto al fisco 552 euro in più rispetto alla media dei cittadini europei.
A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia che ha comparato la pressione fiscale dei 28 Paesi dell’UE e, successivamente, ha calcolato il gap esistente tra l’Italia e ciascun Paese appartenente all’Unione.
In attesa che la manovra di Bilancio 2020 chiarisca come verranno “recuperati” i 23,1 miliardi di euro necessari per evitare che dal prossimo primo gennaio l’Iva torni ad aumentare, la Cgia ricorda che la pressione fiscale “reale” presente nel nostro Paese è di ben 6 punti superiore al dato “ufficiale”.
Il nostro Pil, infatti, come del resto quello di altri Paesi dell’Ue, include anche gli effetti dell’economia non osservata che, secondo le ultime stime dell’Istat, ammontano a 209 miliardi di euro all’anno.
Questa “ricchezza”, generata dalle attività  irregolari e illegali, se da un lato non fornisce alcun contributo all’incremento delle entrate fiscali, dall’altro accresce la dimensione del Pil.
Rammentando che la pressione fiscale si ottiene dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, se dalla ricchezza prodotta (ovvero dal denominatore) togliamo la componente riconducibile all’economia “in nero”, il risultato del rapporto (vale a dire la pressione fiscale) in capo ai contribuenti onesti aumenta, consegnandoci un carico fiscale “reale” molto superiore a quello “ufficiale” (48 per cento anzichè 42,1 per cento).
Tornando ai dati della comparazione, sempre nel 2018 è emerso che in Europa solo Francia, Belgio, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia hanno pagato mediamente piu’ tasse di noi.
La “sorpresa” viene da Parigi: ogni cittadino d’Oltralpe ha versato al fisco 1.830 euro in piu’ rispetto a noi. In termini assoluti il divario fiscale e’ a noi favorevole e ammonta a 110,7 miliardi di euro.
Rispetto agli altri principali competitori, invece, “soccombiamo” sempre. Se avessimo la pressione fiscale della Germania verseremmo 24,6 miliardi di tasse in meno (407 euro pro capite), dell’Olanda 56,2 (930 euro pro capite), del Regno Unito 114,2 (1.888 euro pro capite) e della Spagna 119,5 (1.975 euro pro capite).
La flat tax può costituire la medicina che consentirà  alla pressione fiscale italiana di scendere ad un livello accettabile?
Se i numeri in circolazione in queste settimane saranno confermati, pare che già  oggi sulla maggior parte dei contribuenti Irpef gravi un’aliquota effettiva inferiore al 15 per cento. Pertanto, l’applicazione della tassa piatta rischia di interessare un numero ristretto di soggetti con redditi medio-alti.

(da agenzie)

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TOTI VIA DA FORZA ITALIA MA IN POCHI LO SEGUONO

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

PER I SUOI FEDELISSIMI NON ERA QUESTO IL MOMENTO DELL’ADDIO

Un salto nel vuoto senza rete di protezione. Così in molti, nel centrodestra e non solo, descrivono la mossa con cui Giovanni Toti ha rovesciato il tavolo uscendo, di fatto, da Forza Italia dopo mesi da separato in casa.
Soprattutto perchè — i suoi fedelissimi lo confermano — non era questo il momento pensato per l’addio: le polemiche dei giorni scorsi servivano a preparare le dimissioni dal ruolo di coordinatore, per poi giocare il ruolo del dissidente interno al partito ancora per qualche mese, lavorando, nel frattempo, ad un nuovo soggetto elettorale.
Piano impedito dalle contromosse di Silvio Berlusconi, che in poche ore ha messo all’angolo l’ex consigliere politico: prima lanciando il progetto “Altra Italia” rivolto alla galassia di centro, il contrario dell’intesa con Salvini e Meloni propugnata da Toti; e poi, nel pomeriggio di venerdì, “licenziandolo” da coordinatore attraverso una nota stampa, senza nemmeno aspettare la fine della riunione in cui dovevano formalizzarsi le dimissioni. Così l’ex volto di Mediaset si è trovato costretto a rilanciare, anche mediaticamente, sbattendo la porta: “Ognuno per conto suo, buona fortuna a tutti”, ha detto ai giornalisti all’uscita della sede di San Lorenzo in Lucina.
E c’è già  chi vede Toti destinato al dimenticatoio politico, insieme agli altri ex delfini che negli anni passati hanno sfidato il Cavaliere
Non è detto che vada così, anche se c’è ancora molta incertezza su chi davvero sarebbe disposto a seguire Toti in questa nuova esperienza.
Il piano iniziale, quello di dar vita a una sorta di “movimento dei governatori”, è naufragato per i forfait decisivi del piemontese Alberto Cirio e del siciliano Nello Musumeci.
Nonostante i buoni rapporti con Toti, nessuno dei due ha scelto di presentarsi alla convention. “L’Italia in crescita” del 6 luglio scorso al teatro Brancaccio di Roma, la rampa di lancio del nuovo soggetto.
Anche se non mancano ipotesi più ottimistiche, in Parlamento la pattuglia “totiana” può contare sicuramente su otto deputati (Manuela Gagliardi, Osvaldo Napoli, Claudio Pedrazzini, Daniela Ruffino, Giorgio Silli, Alessandro Sorte, Stefano Benigni e Vittorio Sgarbi) e quattro senatori (Massimo Berruti, Paolo Romani, Gaetano Quagliariello e Luigi Vitali).
Se così fosse saremmo sotto alle soglie minime — 20 alla Camera, 10 al Senato — necessarie per dar vita a gruppi autonomi. Anche i primi sondaggi non sorridono all’ex direttore di Studio Aperto: una rilevazione commissionata da Berlusconi in persona a Renato Mannheimer ha stimato il nuovo partito non oltre il 2% dei consensi.
“Toti non riesce ad avere nè un’identità  politica in grado di drenare consensi al leghisti, che insisterebbero su Salvini, nè una fisionomia moderata capace di attrarre i forzisti, sostanzialmente ancora legati a Berlusconi”, ha spiegato il sondaggista a Il Secolo XIX.
Nemmeno nella sua Liguria, dove spera di attingere più consensi, il governatore può contare su endorsement di rilievo.
Parte, anzi, gravemente azzoppato dalla rivalità  con Claudio Scajola, sindaco di Imperia ed ex ministro di Berlusconi, ras incontrastato della Riviera dei Fiori. La storica diffidenza tra i due si è esacerbata lo scorso anno, con il rifiuto di Toti di sostenere Scajola nella corsa alle comunali.
Ma anche chi gli è più vicino, come l’ex presidente della Regione Sandro Biasotti, ha accolto con freddezza lo strappo: “Non so cosa sia successo, anche perchè mi sembra che il mio partito abbia iniziato un importante percorso di rinnovamento con primarie aperte. Sono profondamente dispiaciuto di questa rottura che spero sia solo momentanea e che nei prossimi giorni cercherò di analizzare meglio”, dichiara, in un chiaro invito a ricucire. Dopo un’iniziale sintonia si è defilato anche il sindaco di Rapallo Roberto Bagnasco, mentre con quella di Savona, Ilaria Caprioglio — già  “totiana” di ferro — i rapporti sono logori da tempo.
Al momento, in Forza Italia, Toti può dare per scontato solo l’appoggio dei membri della sua giunta: l’assessore alla Comunicazione Ilaria Cavo, quello all’Urbanistica Marco Scajola (nipote di Claudio) e quello alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone. Anche uno dei due consiglieri regionali azzurri, Angelo Vaccarezza (ma non l’altro, Claudio Muzio), dovrebbe aderire al nuovo partito, oltre a Lilli Lauro della lista Toti.
Un po’ poco, se si considera che l’obiettivo era svuotare le fila del partito a livello regionale.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL SINDACO DI VALENCIA AL GOVERNO SPAGNOLO: “ACCOGLIAMO NOI I MIGRANTI DI OPEN ARMS”

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

“LE VITE DI QUESTE PERSONE NON POSSONO ASPETTARE OLTRE”

Non tutti sono dei criminali nell’animo come tanti odiatori seriali che sono arrivati al potere.
Il sindaco di Valencia, Joan Ribà³, ha annunciato di voler accogliere la Open Arms, imbarcazione della Ong spagnola Proactiva, che giovedì aveva tratto in salvo 55 persone nel Mediterraneo e venerdì altre 69 con “segni inequivocabili della violenza” subita in Libia. Tra loro, due donne incinta evacuate dalla Guardia Costiera italiana.
Valencia, ha affermato il sindaco “è una città  di accoglienza, aperta e con il dovere etico ed umano nei confronti delle persone che rischiano la vita per fuggire dal terrore, la guerra o la miseria”.
Il primo cittadino ha annunciato in un comunicato che la giunta municipale, assieme alla Generalitat, solleciterà  il governo di Madrid perchè apra il porto a questa imbarcazione con 122 migranti
Le autorità  cittadine hanno concordato di offrire a nome del porto di Valencia l’accoglienza alla nave della Ong nel caso in cui questa non trovi un porto più vicino e sicuro dove sbarcare
Il sindaco ha espresso fiducia nel fatto “che il governo non esiterà  a schierarsi sulla stessa linea” del governo municipale e autonomo valenciano: “Le vite di queste persone non possono aspettare oltre”.
“Vogliamo seguire la strada che abbiamo intrapreso con l’Aquarius”, ha indicato Joan Ribò. “Valencia e i valenciani vogliono ispirarsi ai valori della solidarietà , benessere e libertà  che l’Europa ha sempre rappresentato”.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

IL SERVILISMO DELLA MELONI ARRIVA A GIUSTIFICARE UN ATTO ILLECITO: “CI STA CHE SI FACCIA VEDERE AI BAMBINI COME FUNZIONA UNA MOTO D’ACQUA”

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

CERTO CHE CI STA, BASTA PRENDERLA A NOLEGGIO COME FANNO I POVERI CRISTI E PAGARE IL DOVUTO, NON FARSI SCARROZZARE GRATIS DAI MEZZI DELLE FORZE DELLORDINE PERCHE’ TUO PADRE E’ MINISTRO

Ormai è noto che Giorgia Meloni, un passato da baby sitter, si sia specializzata in badante di Matteo Salvini.
Mentre Toti veste la livrea XXL del maggiordomo un po’ troppo sovrappeso, la Giorgia bada ora non solo a Matteo ma anche ai suoi figli, in attesa di una poltrona ministeriale che la ripaghi di tanto servilismo sovranista.
“Ci sta anche che ogni tanto si faccia vedere ai bambini come funzionano questi mezzi”. Sono le parole con cui Giorgia Meloni commenta il caso del figlio del vicepremier Matteo Salvini sulla moto d’acqua della polizia a Milano Marittima.
Certo che ci sta, basta prendere a noleggio una delle tante moto d’acqua che impazzano negli stabilimenti balneari, accompagnatore compreso, pagare la dovuta tariffa oraria e far fare ai figli il giro previsto.
Cose che magari non si possono permettere tanti papà  e mamma, ma sicuramente alla portata di chi guadagna 10.000 euro al mese come lei e il suo protetto.
Altra cosa è farsi scarrozzare gratis sui mezzi della polizia solo perchè il padre è un ministro o un politico affermato: questo, qualora alla Giorgia, “campione della legalità “, non fosse chiaro si chiama “peculato d’uso”, pena prevista fino a 4 anni.
La leader di Fratelli d’Italia poi dice: “Se è stato un errore è un errore che viene fatto molto spesso, perchè ne ho visti parecchi di bambini…”.
E qui i casi sono due: o ha visto bambini su moto d’acqua privati e allora fa la “finta tonta” o li ha visti su mezzi della polizia e allora ha omesso di denunciare un reato.
Conclusione: la destra della legalità  non è rappresentata dalla Meloni ( e non vogliamo infierire ricordando i tre esponenti di Fdi arrestati in un mese in tre episodi diversi per rapporti con la ‘ndrangheta).

argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »

LA DIGOS CONVOCA IL VIDEOMAKER DELLE IMMAGINI AL FIGLIO DI SALVINI SULLA MOTO D’ACQUA

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

SI INDAGA SULLE MINACCE RICEVUTE DAL GIORNALISTA DA PARTE DELLA SCORTA DI SALVINI, ANCHE LA PROCURA APRE UN FASCICOLO

Il reporter Valerio Lo Muzio è stato convocato dalla Digos. Mentre la procura di Ravenna ha avviato gli accertamenti sulla vicenda della moto d’acqua e del figlio del ministro dell’Interno Matteo Salvini, finalmente arriva la richiesta di testimonianza al giornalista:
Dopo gli insulti e le minacce a Lo Muzio («Sappiamo dove abiti», gli ha detto, tra l’altro, un uomo della scorta di Salvini), il capo della Polizia Franco Gabrielli ha chiesto al questore di Ravenna Eugenio Rosario Russo di fare i dovuti accertamenti. Ma soprattutto ha assicurato che non ci saranno sconti nei confronti di chi ha provato a impedire a un giornalista di fare il suo lavoro.
È questo, infatti, l’aspetto più grave della vicenda. La Digos di Ravenna ha convocato il cronista. L’appuntamento è per lunedì mattina alle 10.30. I dirigenti gli hanno chiesto un incontro per comprendere bene la dinamica dei fatti, come sono andate le cose e valutare così come andare avanti nell’inchiesta. La procura aspetta una relazione completa da parte delle divise prima di decidere, a sua volta, se e come muoversi.
Intanto la questura di Ravenna sta istruendo un “procedimento amministrativo” attraverso il quale dovrà  verificare il comportamento dei poliziotti tenuto sulla spiaggia di Milano Marittima.
In particolare l’inchiesta interna condotta dal questore Rosario Eugenio Russo, servirà  a capire se vi siano stati dei comportamenti illegittimi da parte dell’agente che ha fatto salire il figlio del ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla moto d’acqua di servizio.
E se vi siano state irregolarità  da parte dei poliziotti che hanno identificato e tentato di intimidire il giornalista di Repubblica, Valerio Lo Muzio.

(da agenzie)

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I DUE VIGILI CHE SMETTONO DI LAVORARE PER FARSI UN SELFIE CON SALVINI

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

MILANO MARITTIMA, DALLA NUOVA SEDE DEL VIMINALE: OPERAZIONE SPIAGGE SICURE CON SELFIE INCORPORATO

Il Corriere della Sera racconta oggi in un articolo a firma di Antonio Crispino un divertente aneddoto che riguarda l’operazione Spiagge Sicure messa in campo dal ministero dell’Interno e il modo in cui viene eseguita.
Non sfugga il tono assolutamente agiografico nel racconto del quotidiano, visto che nell’articolo si scrive che i titoli dei giornali “rovinano l’umore del vicepremier“, così come ai bei tempi rovinavano la nottata al Caro Silvio, e si dipinge il ministro dell’Interno come intentissimo a lavorare nonostante sia al Papeete Beach (e non negli uffici del ministero) e che la sua cortesia nei confronti dei fans non risulta finta:
“A colazione si commentano i titoli dei giornali, che in genere rovinano l’umore del vicepremier, ma si ragiona anche sulla candidatura di Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna. Salvini non scolla gli occhi dal cellulare almeno fino a quando sull’uscio del suo ministero virtuale non si forma la fila di persone che gli chiedono un selfie. Lui accontenta tutti con una cortesia che non risulta finta. Verso le 10.20 continua le sue telefonate dalla prima fila del Miami Beach, spiaggia gemella del Papeete. Altra fila di sostenitori. Tra loro anche due vigili della Polizia locale che a bordo dei loro segway sospendono per un attimo l’operazione «Spiagge sicure» e si mettono in fila per la foto.”

(da agenzie)

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