Destra di Popolo.net

LA FORZISTA CALIGIURI CHE HA STRAPPATO IL SEGGIO A SALVINI IN CALABRIA: “DAL MINISTRO MI SAREI ASPETTATA PIU’ TRASPARENZA”

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

VINTA LA BATTAGLIA PER IL RICALCOLO DEI VOTI NEL SUO COLLEGIO: “SALVINI DOVEVA DIRE SUBITO CHE QUEL POSTO NON SPETTAVA ALLA LEGA”

“Emozionata? Mi aspettavo di esserlo anche di più. Ma sono rimasta appollaiata di settimana in settimana nella tribuna ospiti del Senato aspettando che mi proclamassero senatrice al posto di Matto Salvini. E, quando è accaduto, è stato soprattutto un sospiro di sollievo”.
Fulvia Michela Caligiuri, 46 anni, imprenditrice calabrese di Castrovillari con un’azienda agroalimentare, l’ha spuntata trascinando i seggi di Forza Italia al Senato a 62.
La maggioranza gialloverde a Palazzo Madama però non viene messa a rischio vista l’assegnazione ai 5Stelle di una senatrice umbra per il surplus di voti pentastellati in Sicilia e al leghista Stefano Corti del seggio del dem Patriarca in Emilia-Romagna.
Caligiuri, soddisfatta? È stata una battaglia contro Salvini
“Non ce l’avevo con un partito e il suo leader. Per quanto mi riguarda, avrei potuto avere contro Mario Rossi. Non mi sono accanita contro Salvini per spuntarla sul suo seggio, mi sono intestardita per via dell’errore chiaro ed evidente. Perchè un seggio veniva attribuito con tanta superficialità  al ministro dell’Interno. Mi è parso un eccesso di negatività “.
Perchè un eccesso?
“Mi sarei aspettata da Salvini, proprio perchè responsabile del Viminale, un comportamento più trasparente. Mi attendevo rispetto e garanzia sulle regole, dal momento che ricopriva un seggio che non apparteneva alla Lega. Che dicesse subito: non mi spetta”.
Il seggio conteso è stato quello plurinominale di Calabria I, in che senso non apparteneva alla Lega?
“In Corte d’Appello a Catanzaro è stato compiuto un errore con un’inversione di colonna tra Fratelli d’Italia e Forza Italia che alla fine ha portato al risultato vantaggioso per Salvini”.
Ma lei aveva avuto più voti
“Per me hanno votato 67 mila persone ma in tutto in Calabria,   Forza Italia ha ottenutto 183 mila consensi, mentre la Lega circa 49 mila.”
Ora Salvini risulterà  eletto nel Lazio e siederà  al Senato al posto della leghista Kristalia Rachele Papaevangeliu.
“Sì. La giunta per le elezioni è stata correttissima, ha fatto un lavoro egregio. Sa, io avevo quasi perso le speranze e non avevo neppure più voglia di salire da Cosenza a Roma perchè tutto si trascinava senza una conclusione. È arrivava la proclamazione e sono subito entrata nella mia funzione votando in aula”.
Quale è stato il suo primo voto
“Per la reintroduzione dell’educazione civica”.
Ma non è che alla fine anche lei tradisce Forza Italia e se ne va con la Lega?
“No, ho firmato ieri l’adesione al gruppo parlamentare di Forza Italia perchè sono convinta che siano i giusti ideali e io e il partito viaggiamo sugli stessi binari”.

(da agenzie)

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ORA SI SCOPRE CHE SILVIA ROMANO POTEVA ESSERE LIBERATA SUBITO

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

I RANGER TROVARONO IL COVO MA NON INTERVENNERO PERCHE’ DISAMATI… C’E’ STATA ANCHE UNA RICHIESTA DI RISCATTO ALL’AMBASCIATA ITALIANA CHE EMERGE SOLO ORA… IL GOVERNO ITALIANO LATITANTE

Dalle udienze a carico di due presunti responsabili del rapimento di Silvia Romano emergono particolari inquietanti
Silvia Romano poteva essere liberata il giorno successivo al suo rapimento, il 21 novembre 2018, ma i ranger del Kenya Wildlife Service, che avevano individuato il luogo dove la ragazza era tenuta prigioniera, non intervennero perchè disarmati: temevano di non essere in grado di contrastare i banditi con le poche armi che avevano a disposizione e quindi, su ordine, decisero di aspettare l’intervento della polizia.
Ma nell’attesa gang e ostaggio si sono allontanati facendo perdere le loro tracce.
È quanto emerge dalle carte processuali delle due udienze a carico degli imputati, Moses Luari Chende e Abdulla Gababa Wari.
Dall’incartamento emergono altri due particolari inquietanti: il rapporto della polizia mette in guardia dalle conseguenze provocate dal rilascio su cauzione dei due indiziati che potrebbero sottrarsi alla giustizia.
Inoltre, tra i capi d’accusa, l’organizzazione del rapimento per costringere l’ambasciata italiana a pagare un riscatto “come esplicita condizione per il rilascio della ragazza”. Un fatto inedito, dal momento che mai prima d’ora si sapeva di una richiesta di riscatto.
La prima udienza si è svolta nel villaggio di Chakama, quello del rapimento, per poter interrogare alcuni testimoni abitanti del posto, quello che ha venduto agli imputati le due motociclette utilizzate per il rapimento.
Uno dei due imputati, Moses Luari Chende, ha versato 25 mila euro di cauzione ed è libero: si tratta di una cifra decisamente alta per quelle zone, e la domanda che tutti si fanno è chi abbia fornito il denaro visto che, a quanto sembra, l’uomo vive con la sua famiglia in capanne di fango, in estrema povertà .
Secondo il capo villaggio «ora rischia di essere ucciso da chi ha ordinato il sequestro. Lui sa troppe cose e conosce i mandanti. Se lo ammazzano si porterà  il suo segreto nella tomba».
Silvia Romano è una volontaria italiana, oggi 24enne, rapita il 20 novembre 2018 nel villaggio di Chakama, in Kenya. La ragazza si trovava lì come volontaria dell’Onlus Africa Milele, che ha sede a Fano, nelle Marche, e da tempo curava progetti nella zona di Chakama.
La polizia ha spiegato che a rapire Romano sarebbero stati tre uomini armati. Secondo i testimoni i rapitori avevano come obiettivo proprio la ragazza, dal momento che al momento del sequestro si trovava nella sua abitazione.
Lo scorso 26 dicembre, due uomini ritenuti parte del commando avevano affermato che Silvia era viva almeno fino al giorno di Natale, quando fu venduta a un’altra banda. Ad agosto si aprirà  il processo a carico di una terza persona.

(da agenzie)

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L’ISTAT A GUIDA LEGHISTA CAMBIA PURE LE STIME DEL PIL PER AIUTARE IL GOVERNO

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

SE E’ VERO CHE RIVEDERE LE STIME DEL PIL E’ PREVISTO OGNI 5 ANNI, DIPENDE DA COME SI EFFETTUA: BASTA QUALCHE RITOCCO IN PUNTI CHIAVE E IL GIOCO E’ FATTO

L’Italia è a crescita zero, l’incremento dell’occupazione è un’illusione ottica e il reddito e la produttività  degli italiani calano: è il momento ideale, insomma, per annunciare che in autunno l’ISTAT cambierà  le stime del PIL, come ha annunciato ieri l’istituto di statistica.
Un annuncio che non poteva non scatenare perplessità  o ironie, come quelle che fa Carlo Cottarelli su Twitter ricordando che “Rivedere le stime del Pil è stato l’unico modo con cui si è riusciti a ridurre il rapporto debito pubblico/Pil negli ultimi anni. Mi sa che finisce così anche stavolta…”. Una battuta a cui persino l’account ufficiale di ISTAT su Twitter ha ritenuto di dover rispondere segnalando che si tratta di un atto dovuto:
“In Europa si è convenuto che tale operazione dovrebbe essere effettuata ogni 5 anni e, in particolare, negli anni con cifra finale 4 e 9. In effetti, l’ultima revisione straordinaria ad hoc è avvenuta in tutti i paesi europei — e ovviamente anche in Italia — nel corso del 2014 in corrispondenza dell’introduzione della nuova versione del Sistema Europeo dei Conti (SEC) — definita SEC 2010 — che ha sostituito il precedente SEC 1995.”
Eppure la nota non è bastata a placare i cattivi pensieri.
E il motivo lo spiega oggi Rossella Bocciarelli sul Sole 24 Ore, segnalando che se è vero che ex ante non si può essere certi che l’«operazione di manutenzione non ordinaria» della contabilità  nazionale si traduca in una rivalutazione del livello del Pil e in una ridefinizione migliorativa del recente profilo congiunturale e quindi, come scriveva l’ISTAT su Twitter, le modifiche introdotte con il ricalcolo potrebbero in teoria anche essere di segno opposto. Ma c’è un però:
Però alcuni indizi fanno pensare a una revisione in melius della ricchezza prodotta in Italia. La revisione di alcuni aspetti della struttura dell’economia italiana appare destinata ad essere assai importante, perchè accanto ai cambiamenti concordati con l’Eurostat, l’Istat intende introdurre molte modifiche sulla base delle nuove fonti e metodologie introdotte in questi anni per migliorare le stime. E vi sono dei capitoli che fanno pensare alla possibilità  di ottenere, alla fine dei conti, un rialzo del valore aggiunto e anche un incremento del valore aggiunto per unità  di prodotto, cioè della produttività .
E cioè quali?
Per esempio, vi sarà  una stima dei servizi di locazione e indicatori di quantità  delle case di proprietà  abitate dal proprietario, che generano un flusso di reddito da imputare ai consumi privati e al valore aggiunto.
E vi saranno anche nuove stime del sommerso, ottenute con una base dati che copre l’intero universo delle imprese italiane. C’è quindi la possibilità  che sia la statistica a migliorare l’immagine di un anno completamente immobile.

(da “NextQuotidiano”)

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DEPUTATI IN FERIE PER 38 GIORNI PER CONSENTIRE A SALVINI DI SCAPPARE DALLA MOZIONE DI SFIDUCIA

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

QUANDO I GRILLINI GRIDAVANO ALLO SCANDALO PER LA SOSPENSIONE ESTIVA E CHIEDEVANO DI LAVORARE ANCHE A FERRAGOSTO

Dopo l’ultima seduta prima delle ferie estive i deputati potranno godere di 38 giorni di ferie, avvicinandosi al record di vacanze più lunghe detenuto dalla scorsa legislatura, in particolare nell’estate 2017 quando le ferie di deputati e senatori toccarono quota 40 giorni.
L’Aula di Montecitorio tornerà  a riunirsi lunedì 9 settembre, e l’ordine del giorno sarà  la riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari.
Le Commissioni, invece, riprenderanno i lavori una settimana prima, il 2 settembre.
Il record opposto, ovvero di vacanze sobrie, si è verificato nel 2013 quando i giorni di sospensione furono solo 27.
L’Aula del Senato, invece, sarà  ancora impegnata con tre sedute per l’approvazione definitiva del decreto Sicurezza bis e le mozioni sulla Tav. Palazzo Madama chiuderà  i battenti da giovedì 8 agosto.
Il lungo periodo di sospensione ha suscitato la reazione delle opposizioni. “Si doveva consentire a Salvini di continuare a scappare dal Parlamento. Così hanno deciso di interrompere i lavori prima del consueto. E sono gli stessi che gridavano nel passato contro le ‘ferie’ dei deputati”.
“È una precisa esigenza di questa maggioranza – dichiara il deputato questore Gregorio Fontana – di non parlare di qualche cosa che mandi a pezzi l’attuale assetto politico che tiene in piedi il governo. Penso che Lega e M5S siano ben contenti di questo periodo di ferie”. “Una volta – ricorda Fontana – i grillini quando erano all’opposizione gridavano allo scandalo quando c’era la sospensione estiva e chiedevano di lavorare anche a Ferragosto. Invece adesso che sono al governo hanno cambiato idea”.
Se l’anno in corso può essere considerato l’anno delle ferie record della XVII legislatura, il 2013 va ricordato invece come l’anno della “sobrietà “, con soli 27 giorni di ferie per deputati e senatori, che diventano ancor meno se si calcola il rientro nei Palazzi per le sedute delle commissioni, che di norma   riprendono l’attività  almeno una settimana prima delle due Assemblee. Del resto, il 2013 è stato un anno di passaggio, con l’avvio della nuova legislatura e sotto la guida a palazzo Chigi di Enrico Letta, dopo il rigore e l’austerità  impresse dal governo Monti.
Sempre ripercorrendo i calendari di Camera e Senato, si può notare come la durata delle ferie estive dei parlamentari abbia subito un andamento per così dire in crescendo. Nell’estate del 2014 deputati e senatori si sono goduti il meritato riposo per 30 giorni: i lavori del Parlamento si conclusero l’8 agosto, con il primo via libera del Senato alle riforme costituzionali del governo Renzi, riprendendo l’8 settembre sempre con l’avvio dell’iter parlamentare delle riforme alla Camera.
Nel 2015 i giorni di ferie salgono a 35 (sempre considerando solo la ripresa delle sedute delle due Aule, e non anche l’avvio dei lavori delle commissioni), con il ritorno al lavoro l’8 settembre.
Due anni fa, nel 2016, i giorni di ferie crescono ancora arrivando a toccare quota 38 giorni, con ripresa dell’attività  il 12 settembre per la Camera e il 13 settembre per il Senato. Si arriva così al record del 2017, con la cifra tonda di 40 giorni di ferie.

(da agenzie).

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GROENLANDIA, SI SCIOLGONO I GHIACCI A VELOCITA’ RECORD, MENTRE CERTI COGLIONI SEDICENTI DI DESTRA NON HANNO CAPITO CHE QUELLA SULL’AMBIENTE SARA’ LA BATTAGLIA DEL FUTURO

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

FIUMI D’ACQUA SCORRONO SUL PERMAFROST, LIQUEFAZIONE AL RITMO DI 10 MILIARDI DI TONNELLATE AL GIORNO…E LA BECERO-DESTRA PENSA A IRONIZZARE SU GRETA

Fiumi che sgorgano dal nulla e da un momento all’altro si estendono a perdita d’occhio. Scorrono, in questo scorcio di mezza estate, sopra la Groenlandia, o meglio su quel che resta del suo ghiaccio eterno, sempre più scuro e rattrappito, in una parola agonizzante.
Le immagini aeree arrivate in queste ore dalla piu grande isola del pianeta fanno impressione.
Milioni – miliardi – di tonnellate d’acqua che scivolano velocemente verso il basso, in una terra che, a tutt’oggi, rimane ricoperta per l’82 per cento dal manto bianco perenne. Vallate pop-up che nascono e svaniscono da un momento all’altro per riformarsi altrove in un paesaggio dove la mutazione è diventata una costante
Nei giorni scorsi – come ha spiegato Ruth Mottram, climatologa dell’Istituto Meteorologico della Danimarca (del cui regno l’isola fa parte, come repubblica semi-autonoma) – la quota dello strato di ghiaccio soggetto a fenomeni di scioglimento è andata via via aumentando, fino a un picco del 56,5 per cento della sua estensione totale: è il record annuale, che potrebbe essere ritoccato in queste ore, prima che un temporaneo abbassamento termico rallenti il processo.
A raccontarla in cifre, fa persino più impressione.
Nella sola giornata di mercoledì, oltre 10 miliardi di tonnellate d’acqua sono stati riversati nell’Atlantico e nell’Artico, valore che fa salire a 197 miliardi di tonnellate la perdita totale di ghiaccio sull’isola in questa estate.
Per dare un’idea, un miliardo di tonnellate d’acqua corrisponde al volume di liquido contenuto in 400 mila piscine olimpiche; 100 milioni di tonnellate riversate negli Oceani – appena più della metà  del ghiaccio svanito a luglio, provocano l’innalzamento del livello marino globale di poco più di un quarto (0,28) di millimetro.
Qualche altro dato: lo “sversamento” totale di questo 2019, pari a 240 miliardi di tonnellate, avvicina il primato assoluto, i 290 miliardi di tonnellate di ghiaccio che si sciolsero nel 2012.
E di regola lo scioglimento prosegue per tutto il mese di agosto. In quella stagione record – almeno dal 1981, da quando cioè il fenomeno viene misurato presso lo Snow and Ice Data Center di Boulder, Colorado – il fenomeno interessò addirittura il 92 per cento del permafrost.
Per concludere, uno studio scientifico completato a giugno – opera di climatologi e fisici danesi e statunitensi – stima che lo scioglimento dei soli ghiacci della Groenlandia indurrà  un innalzamento delle acque oceaniche compreso tra i 5 e i 33 centimetri entro il 2100. L’ipotetica liquefazione totale dello strato bianco dell’isola sarebbe da sola in grado di elevare il livello marino medio di circa 7,2 metri.
Gli studiosi sono sicuri che quel record crollerà . Lo suggerisce la concatenazione degli eventi climatici che quest’anno si sono susseguiti nella terra artica. Ora il caldo, non solo intenso ma anche persistente, e in apparenza destinato a perseverare.
Ma prima, c’è stato un inverno particolarmente secco e avaro di precipitazioni: la neve fresca, oltre ad aumentare naturlamente la massa dei ghiacciai,   ha un ruolo “protettivo” quando arrivano le prime avvisaglie della primavera: “Il ghiaccio eterno è ‘uscito allo scoperto’ prima, quest’anno – spiega Twila Moon dello Snow and Ice Data Center – a causa del basso accumulo di neve e ghiaccio (“nuovo” n. d. r.)”.
Colpita già  da una prima ondata di caldo record – stagionale – nella prima metà  di giugno, l’isola subisce ora l’estremo slittamento verso nord della stessa vampata africana che a fine luglio ha portato temperature record tra Parigi, il Benelux e la Germania.
Il termometro si è spinto fino ai 22 gradi – che non è record assoluto, ma qualcosa di molto diverso dai 9-10 che fino a poco tempo fa rappresentavano la media dei mesi più “caldi”. L’ennesima riprova di un trend in apparenza irreversibile, come dimostrato dalla deriva degli iceberg che dal mare che costeggia l’isola raggiungono in massa le coste di Terranova. Come se non bastasse, all’estremo (quasi) opposto del Profonfo Nord, la Siberia è in fiamme.
Ondate come questa non sono una novità , ma, spiega Mike Sparrow dell’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite “oggi accadono con frequenza 10 volte superiore rispetto a 100 anni fa”.
E il profondo Nord (in generale i poli) sono le aree più vulnerabili. “Quando la temperatura media globale sale di un grado – prosegue Sparrow – puoi persino non accorgertene, se stai seduto a Londra o ad Amburgo – Ma questo è il valore medio, mentre la differenza è molto più accentuata verso l’Artide o l’Antartide”.
Se è vero che il picco sopra Nuuk e dintorni l’ondata africana sta per scorrere via, “tutto lascia pensare – dice Mottram – che avremo ancora temperature miti e cieli limpidi – e questi ultimi sono una concausa quasi altrettanto importante – rispetto allo sciolglimento del ghiaccio eterno. In altre parole, il fenomeno è destinato a persistere, anche se la il termometro smettesse di registrare valori eclatanti”.

(da agenzie)

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RUSSIA, TORNANO LE PROTESTE CONTRO LA DITTATURA, FERMATA L’AVVOCATESSA LJUBOV SOBOL: “AVETE PAURA DI UNA RAGAZZA AL VENTESIMO GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME?”

Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile

I CANDIDATI CHE NON PIACCIONO A PUTIN ESCLUSI DALLE ELEZIONI: E’ IL MODELLO SOVRANISTA CHE PIACE A SALVINI E ALLA MELONI

Migliaia di persone sono attese in piazza a Mosca per una nuova protesta contro la decisione della commissione elettorale di escludere dalle prossime elezioni comunali i candidati indipendenti.
Si tratta della seconda protesta di questo genere in meno di dieci giorni: nei giorni scorsi gli organizzatori e quasi tutti i candidati indipendenti più noti erano stati incarcerati.
Alcuni stati accusati di “disordini di massa”, imputazione per cui rischiano da 8 a 15 di carere. Finora l’unica rimasta in libertà  era stata l’avvocatessa e attivista dell’opposizione Ljubov Sobol, portavoce del leader dell’opposizione Aleksej Navalnjy, cui era stata negata la registrazione come candidato alla Duma della città  di Mosca nella 43a circoscrizione elettorale.
Ma stamane è stata arrestata mentre usciva dalla sede del suo partito per andare alla manifestazione.
“Perchè avete i caschi, avete paura di una ragazza al 20esimo giorni di sciopero della fame?”, ha chiesto Sobol ai poliziotti.
Gli agenti l’hanno quindi caricata a forza, facendola scendere dal taxi, su una camionetta della polizia. In segno di protesta contro la negazione della registrazione nelle liste elettorali, Sobol ha fatto uno sciopero della fame per oltre 20 giorni.
La settimana scorsa a Mosca sono state arrestate oltre 1.400 persone. Come una settimana fa, la manifestazione di oggi non è autorizzata e si svolgerà  lungo i viali della circonvallazione moscovita. Le proteste nascono dalla mancata ammissione, per presunti vizi di forma nelle firme di presentario delle candidature, dei candidati dell’opposizione alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale.
Oggi oltre 6.000 persone hanno già  annunciato su Facebook la loro partecipazione.

(da agenzie)

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DOVEVA ESSERE UNA RIVOLUZIONE, NON E’ NEANCHE UN PETARDO

Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile

IL GOVERNO CHE VOLEVA RIVOLTARE L’EUROPA NON RIESCE A FARE NEANCHE IL NOME DEL COMMISSARIO… LA VON DER LEYEN VA DA CONTE MA TROVA UN’ITALIA SMOBILITATA E PARALIZZATA DAI GIOCHINI DI SALVINI CHE SE NE FREGA DEGLI INTERESSI NAZIONALI

Perchè poi, quando si alimenta tutto questo mistero sui “nomi”, la verità  è che i nomi non ci sono.
Ci sono ipotesi, più o meno convinte, più o meno improvvisate e un alone di mistero per coprire il vuoto attorno a chi sarà  il commissario europeo che spetta all’Italia.
Ma non c’è, questo il punto, una strategia credibile costruita dal Governo italiano sul dossier, neanche sull’ultima nomina rimasta, l’ultimo strapuntino dopo il grande fallimento del negoziato attorno ai vertici europei, che registra l’Italia più debole e isolata.
È la fotografia di un reflusso, dopo i roboanti annunci alla vigilia del voto sulla “rivoluzione sovranista” che avrebbe portato a un cambiamento radicale nella tolta di comando dell’Ue.
Adesso non c’è certezza neanche sul commissario. Quale casella, pesante o un contentino. Quale figura, tra tanti nomi che vengono fatti che non parlano neanche inglese.
Ecco, la visita italiana del neo commissario Ursula von der Leyen si è rivelata, in definitiva, un semplice scambio di cortesia, più che un appuntamento negoziale vero. Perchè ha trovato un’Italia smobilitata, con il premier che, con la consueta eleganza, ha sondato e chiesto garanzie, affogando in una sorta di discorso sul metodo l’impossibilità  di un discorso politico, razionale, definito, supportato da una riflessione condivisa all’interno del Governo.
Anche la potente fabbrica degli spin che alberga a palazzo Chigi si limita a far trapelare che “nomi non ne sono stati fatti”, ma ancor più indicativo è che i più abili sarti della comunicazione fossero in vacanza, elemento che misura l’importanza attribuita all’incontro e il clima che si respira.
E il vero capo del Governo che dal Papeete Beach si diletta e diletta in un quotidiano panem et circentes, alimentando il mito dell’estraneità  all’establishment nazionale ed europeo, perchè in fondo cosa gliene frega al popolo di chi sarà  il commissario italiano nell’Europa dei banchieri e delle regole assurde, che magari esprimerà  qualche perplessità  sulla prossima manovra se costruita con l’intento di sballare i conti.
E cosa gliene frega che l’Italia è sempre più isolata rispetto al passato in cui — basta fare qualche nome: Prodi, Monti, Bonino, Draghi — era nel cuore apicale dell’Unione, dove le decisioni vengono prese e non subite.
C’è tutto questo dietro il mistero sui nomi, dati all’ultimo momento, come se la questione non fosse rilevante.
E su una trattativa che non decolla e non perchè c’è tempo fino a fine mese (gli altri paesi già  da tempo sono impegnati sul dossier), ma perchè manca la colla politica.
E l’Italia è arrivata tardi e male. La verità  è su questo che per Salvini si misura il peso dell’Italia in Europa, perchè in fondo la sua strategia “prescinde” da questo. E prescinde, sempre, da una assunzione di responsabilità  per cui, alla fine, è meglio dire “colpa degli altri”: vale per il Governo italiano, vale per l’Europa.
La solita ridda di voci attorno ai soliti nomi lascia intendere che il leader della Lega ha fatto davvero il minimo indispensabile preferendo stare “fuori”, sin dal voto contro la commissaria su cui si è diviso il governo e ha affondato l’unica vera, possibile, candidatura di peso, quella di Giancarlo Giorgetti.
Perchè magari i petali della rosa saranno anche nomi eccelsi della Lega — Giulia Bongiorno, Lorenzo Fontana, Massimo Garavaglia — ma il punto è che una strategia degna di questo nome si basa sul rapporto tra il nome e il portafoglio a cui si ambisce. Ed è chiaro che se l’ambizione, come ha spiegato il presidente del Consiglio, è di avere un portafoglio economico è altrettanto chiaro che alcuni di questi nomi sono palesemente inadatti. Insomma, nomina sunt conquaentia rerum.
Invece l’impressione è che la questione del commissiario europeo si sia ridotta all’ennesimo tassello di un gioco interno che poco a che fare con una visione dell’interesse nazionale e con il ruolo che il governo, nel suo insieme, vuole giocare in Europa: Salvini che dà  il nomi a Conte solo alla fine, Conte che fa trapelare la sua irritazione, un incontro inutile con il neo-commissario, Salvini che, fanno sapere i suoi, “adesso vuole vedere come si comporta Conte” e alimenta la suspense prima del suo comizio balneare di sabato sera in cui continuerà  a tenere sulle corde il governo.
Parliamoci chiaro: se l’intero gioco fosse stato coralmente gestito attorno a una figura credibile, il premier avrebbe avuto maggiori margini di azione e tutto sarebbe stato costruito con la consueta grancassa mediatica, non certo in un clima di vacanza, telefoni spenti, sospiri e misteri.
E magari qualcuno avrebbe fatto una telefonata al Quirinale che, si sa, non interviene su ciò che è di competenza del governo, ma certo ha cuore tutto ciò che attiene al peso e al ruolo che l’Italia agisce in Europa.
È chiaro che Salvini non ha fretta. E in questa sconfitta annunciata di un paese che, in Europa, rischia di doversi accontentare di uno strapuntino, c’è il gioco cinico e angusto di chi vuole tenersi le “mani libere”, nell’ambito di una “via nazionale” al sovranismo, fallita la rivoluzione europea.
Neanche il commissario. Sai che bella campagna d’autunno contro la perfida Europa dei tecnocrati, della Merkel, di Macron e della von der Leyen.

(da “Huffingtonpost”)

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URSULA VON DER LEYEN AVVISA L’ITALIA SUI MIGRANTI: “PIÙ EFFICIENZA, MA OCCORRE ANCHE PIÙ UMANITÀ”

Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile

L’INCONTRO CON CONTE A ROMA: “NUOVA RIPARTIZIONE DEGLI ONERI, MA SOLIDARIETA’ NON E’ UN UNILATERALE, L’ITALIA DEVE FARE LA SUA PARTE”

Un patto per le migrazioni e l’asilo. Una sfida, un impegno, una idea-forza per la “nuova Europa” targata Ursula von del Leyen, neo presidente della Commissione europea. “Vorrei proporre un nuovo patto per le migrazioni e l’asilo: abbiamo bisogno di una nuova soluzione, di una nuova boccata d’aria e questo fa parte del nostro mondo globalizzato”, dice prima dell’incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi.
“Sono consapevole che Paesi come Italia, Grecia e Spagna si trovano in una posizione geograficamente più esposta, sono in prima linea” rispetto alla sfida dei flussi migratori, “di questo dovremo tenere conto”, ha sottolineato ancora la presidente della Commissione europea. “E’ fondamentale poter garantire la solidarietà , ma non è mai unilaterale, è come minimo bilaterale – ha rimarcato – ma se collaboriamo insieme certamente riusciremo a trovare delle soluzioni per il futuro”.
Sul tema dei flussi migratori, spiega ancora, ”è certamente necessario rivedere il concetto di suddivisione, ripartizione dell’onere”. Parole che l’Italia accoglie positivamente.
“Noi vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti, ma anche umane”. Un passaggio che invece non può non essere letto come messaggio alla resistenza che l’Italia sta ponendo allo sbarco dei migranti dalle navi delle ong.
“Certamente – ha riconosciuto von der Leyen – non è un compito facile da realizzare, ma abbiamo tutti capito che non esistono soluzioni facili nè tantomeno risposte facili, soprattutto quando si tratta di una condivisione dell’onere. È certamente necessario rivedere il concetto di suddivisione, di ripartizione dell’onere”.
Poi, al termine dell’incontro, un tweet per auspicare una ripartenza nello “spirito di Alcide De Gasperi”.
Fuori dall’ufficialità , una fonte al seguito di von der Leyen confida ad HuffPost che l’incontro ha rafforzato la stima personale tra i due protagonisti. Anche su un tema particolarmente scottante come quello dei migranti.
Il premier, confida ancora la fonte, ha particolarmente apprezzato, sul tema migranti, l’impegno della von der Layen, ribadito anche nell’incontro, a lavorare con determinazione per dare un seguito concreto alla necessità , perorata da Roma, di una significativa “ripartizione dell’onere”.
Efficienza e umanità  non sono in conflitto, ma devono integrarsi nel patto evocato dalla ex ministra tedesca.
D’altro canto, era stata la stessa von der Layen a rimarcarlo il 10 luglio nel suo discorso da candidata alla presidenza, pronunciato al Parlamento europeo: “È un obbligo soccorrere tutte le persone in pericolo in alto mare. Aiutare i migranti che si trovano sulle imbarcazioni di fortuna è veramente un principio di base”, aveva sostenuto.
“È estremamente importante ridare vita alla missione Sophia, bisogna trovare una soluzione a questo problema”, aveva aggiunto von der Leyen.
Più efficienza, ma anche più umanità . Salvini avvisato.

(da “Huffingtonpost“)

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TRIESTE, I SOVRANISTI SI STRACCIANO LE VESTI PER IL BAGNO DI TRE MIGRANTI AFGHANI SUL MOLO, MA NON SULLE DECINE DI ITALIANI CHE SI TUFFANO DAI GRADINI DELLA SCALA REALE

Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile

I GIORNALI SOVRANISTI HANNO GLI OCCHI FODERATI DI PROSCIUTTO AVARIATO

Gli operatori di Tele4 si trovavano proprio in zona per alcune riprese giornaliere quando il giornalista Marco Stabile, durante il ritorno in redazione, si accorge da una foto pubblicata sui social dove tre ragazzi stavano facendo il bagno e stavano lavando i propri vestiti presso il Molo Audace di Trieste.
Di corsa, tanto da dimenticarsi di togliere gli occhiali da sole, si dirige presso il posto insieme al suo operatore per intervistare i tre che poi risultano essere afghani.
A seguito del servizio andato in onda il 30 luglio 2019 diverse testate giornalistiche, come Il Giornale, titolano il 31 luglio «Trieste, migranti si lavano e fanno il bucato in centro: “Pensavamo fosse una piscina”».
Quest’ultimo articolo è stato poi condiviso dal ministro dell’Interno Matteo Salvini il primo agosto 2019 commentando con un secco «Roba da matti!!!»
Foto scattata in «centro» a Trieste?
Da parte de Il Giornale c’è una forzatura nel titolo. Infatti, rispetto a Tele4 e ai quotidiani locali come Il Piccolo, ritiene che la foto sia stata scattata in pieno centro a Trieste mentre si tratta in realtà  si trovavano presso il Molo Audace. Dalla fotografia, dalle riprese ti Tele4 e tramite Google Maps è possibile trovare il punto dove si trovavano i tre:
Il Molo Audace si trova nelle dirette vicinanze di Piazza Unità  d’Italia, la principale e più conosciuta di Trieste. Per chi conosce la città  al sentire «centro» verrebbero in mente altri luoghi, come il Canal Grande dove troviamo il Passaggio Joyce e il Ponte Rosso.
La «piscina»
Arriviamo, infine, alla questione «piscina». Uno dei tre, intervistato da Tele4, avrebbe dichiarato di aver confuso il Molo con una piscina. Un fatto davvero insolito, visto che si trovava praticamente in mare e l’acqua non è nemmeno dolce. Ci si domanda se il migrante non avesse detto «swimming pool» bensì «swimming hole», ma nel servizio la sua voce viene coperta da quella del traduttore in italiano.
Una volta contattata la redazione del canale televisivo triestino, il giornalista Marco Stabile ci inoltra il video senza la voce dell’operatore italiano permettendoci di confermare le esatte parole del ragazzo: «swimming pool», piscina.
Come spiegato anche da Marco Stabile al telefono, è possibile che i ragazzi non abbiano mai avuto a che fare prima d’ora con il mare e che non sapessero che lavare i propri vestiti nell’acqua salata del molo non fosse proprio la soluzione ideale.
Certo è che affermando di averla confusa per una piscina risulta più facile la forzatura con il luogo riportato nel titolo de Il Giornale, e cioè il «centro»
Il divieto di balneazione
In un articolo del 31 luglio 2019 de Il Piccolo troviamo le dichiarazioni della Capitaneria di Porto in merito al divieto di balneazione, con multe che possono arrivare a 200 euro, ma in questo caso non si parla dei migranti afghani quanto di alcuni giovani che si erano tuffati accanto ai gradini della Scala reale proprio davanti a Piazza Unità  d’Italia di fronte ai cittadini triestini e i turisti presenti in zona.
Non solo, nell’articolo non si parla di un singolo episodio e che il gesto risulterebbe frequente nelle ultime settimane:
Scala Reale e Molo Audace scambiate per trampolini da tuffi. Nelle ultime settimane “clanfe” e gesti più o meno atletici di quel tipo sono stati spesso segnalati e immortalati sui social.
Gli autori per, è bene saperlo, rischiano grosso: chi viene beccato può andare incontro a multe salate, che possono sfociare anche nel penale. La Capitaneria di Porto avverte che non farà  sconti: dopo i richiami verbali dei giorni scorsi, quindi, si passerà  alla sanzione.
Si parla di social, infatti nell’articolo si riporta che diversi scatti fotografici sarebbero stati condivisi sui profili private e pagine Facebook il 28 luglio 2019. Non solo ragazzi e ragazze intenti a tuffarsi in acqua, ma anche ammollo seduti sugli ultimi gradini a godersi il sole. Gesti che vengono compiuti anche dai turisti, anche presso il Molo Audace:
Tra gli utenti dei social, c’è chi se la prende con i giovani, accusandoli di maleducazione, chi pensa che il gesto sia una semplice bravata, e chi addirittura le difende, ipotizzando che forse non erano a conoscenza del divieto di balneazione.
Stesso copione anche sul vicino molo Audace, dove a scendere dalle scalette in pietra, senza troppi pensieri, sono stati alcuni giorni fa anche alcuni turisti, che probabilmente per combattere la calura si sono fatti una breve nuotata.
Qualcuno ha cercato refrigerio, sempre in costume, immergendosi per qualche minuto, prima di riaffiorare e rivestirsi rapidamente. Tutto vietato.
Conclusioni
Il fatto è avvenuto realmente, tre afghani si sono recati presso il Molo Audace di Trieste — non propriamente «in centro» — per fare il bagno e lavare i propri abiti (non risulta da nessuna parte, neanche dalle foto, che abbiano usato prodotti o sapone per il lavaggio). Uno di loro ha realmente detto di fronte alle telecamera che credeva di trovarsi di fronte a una piscina, nonostante l’evidente visuale del mare aperto. Forse perchè non ne hanno avuto a che fare prima d’ora, del resto lavarci i vestiti è la scelta peggiore.
Il fatto che siano tre afghani arrivati da poco in Italia rende la notizia più appetibile per il grande pubblico rispetto a quella dei giovani e dei turisti che decidono di utilizzare le zone di fronte a Piazza Unità  d’Italia e dello stesso Molo Audace come zona di balneazione.
Un problema generale che riguarda più protagonisti, ma solo qualcuno è stato considerato dal ministro dell’Interno e dai media nazionali.

(da agenzie)

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