Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
SAVOINI E I RUSSI SI SAREBBERO INCONTRATI ANCHE LO STESSO GIORNO DEL VERTICE TRA SALVINI E IL VICEMINISTRO KOZA CHE HA LA DELEGA ALL’ENERGIA
La trattativa Lega-Russia per la compravendita del petrolio non sarebbe iniziata la sera del 18 ottobre durante l’ormai nota cena dell’hotel Metropol di Mosca.
A ormai cinque mesi dall’inizio delle indagine gli inquirenti sembrano aver aggiunto un altro tassello alla ricostruzione dell’accordo che avrebbe dovuto portare nelle casse del Carroccio 65 milioni di euro.
Entro il prossimo 5 settembre la Procura dovrebbe consegnare i primi atti alla difesa, in vista del Riesame. E in quell’occasione il quadro dovrebbe essere pressochè completo, compresi gli addebiti nei confronti degli indagati.
Sono ormai noti i nomi dei tre italiani presenti alla cena dell’ hotel moscovita resa nota dall’Espresso. Ma ora i pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, dopo aver richiesto e ottenuto da uno dei due giornalisti del settimanale l’audio della conversazione e averne, attraverso una perizia, verificato l’autentitcità , stanno lavorando per ricostruire le identità degli interlocutori russi degli italiani: il presidente dell’associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini, l’avvocato Gianluca Meranda e il consulente Francesco Vannucci, tutti indagati per corruzione internazionale.
Dall’audio delle conversazioni, che era stato diffuso da Buzzfeed tre settimane fa, i magistrati avrebbero scoperto appunto un elemento non secondario della vicenda: la trattativa andava avanti da tempo.
I sei uomini, infatti, durante la cena, fanno riferimento a precedenti incontri.
In un passaggio del dialogo, incentrato sul tipo di carburante da inserire nell’accordo, un italiano, forse Merenda, dice: “come dicevamo a Roma”. Un evidente riferimento al fatto che la trattativa abbia avuto almeno un precedente nella Capitale.
Inoltre nell’audio ci sono più riferimenti a un incontro avvenuto il giorno prima.
«Quanto dibattuto ieri riguardava i due tipi di carburante, cherosene per l’aviazione o diesel», dice uno dei russi.
Siamo al 17 ottobre, giorno in cui Savoini si era incontrato a cena con il ministro degli Interni Matteo Salvini, con Ernesto Ferlenghi e Luca Picasso, presidente e direttore di Confindustria Russia, il consigliere di Salvini Claudio D’Amico e tre uomini dello staff del ministro dell’Interno.
Savoini ha informato Salvini della trattativa in corso?
Qualche ora prima il vicepremier del Carroccio aveva incontrato, in un appuntamento che non compariva sull’agenda ufficiale del ministro, Dmitry Koza, vice primo ministro russo con delega all’energia.
Evidentemente anche sulla scorta di queste informazioni gli inquirenti milanesi stanno cercando di capire l’ambito di provenienza dei tre interlocutori russi di Savoini.
Per l’Espresso uno sarebbe Ylia Yakunin, uomo d’affari vicino a Vladimir Pligin, del partito putiniano “Russia Unita”, mentre un altro potrebbe essere un funzionario pubblico russo.
Ma la procura dovrà sciogliere un altro nodo: chi ha registrato l’audio? Sarebbe stato, per i pm, uno degli italiani. Ma chi tra Savoini, Meranda e Vannucci. E, soprattutto, perchè fare in modo che diventasse pubblico?
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI NON SONO PIU’ DISPOSTI A FARE QUEI LAVORI CHE FACEVANO GLI IMMIGRATI… AVETE VOTATO LEGA? CAZZI VOSTRI, ORA “PRIMA GLI ITALIANI” ANCHE A SPEZZARSI LA SCHIENA NEI CAMPI
Sui 18mila lavoratori extra Ue ammessi in Italia, in Veneto ne potranno arrivare 831: 46 a
Belluno, 80 a Padova, 130 a Rovigo (insieme a Ferrara) 40 a Treviso, 20 a Venezia, 500 a Verona e 15 a Vicenza.
Pochi, troppo pochi per garantire una quota soddisfacente di lavoratori nei campi.
Le categorie non hanno preso bene questo dato, dovuto a un mix letale di porti chiusi, sbarchi diminuiti e autonomia differenziata in vista.
Il risultato, immaginabile ma non per chi abbocca alla propaganda populista di Salvini è duplice: da un lato ci sono pochi lavoratori disposti a raccogliere verdura per 6-7 euro l’ora, in turni massacranti di 10 ore; dall’altro quelli disposti a lavorare preferiscono il lavoro nero, come avvertono Cia nazionale e Confagricoltura Veneto.
C’è anche un problema sociale: “Ci sono decine di migliaia di residenti nelle liste di collocamento ma hanno scarsa disponibilità ad effettuare lavoro di manodopera nei nostri campi» spiega Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura.
In altre parole, gli italiani non sono disposti a fare il lavoro che di solito viene svolto dagli immigrati.
“Non escludo ci siano persone che sfruttano il lavoro: vanno perseguite” dice ancora Bassani, “ma sta di fatto che all’ultima selezione, su 500 persone scelte al Collocamento, alla fine della formazione ce ne sono rimaste 15. Perchè molti lavoretti in nero competono le nostre paghe. Se la frutta e la verdura la vogliamo pagare sempre meno, non c’è margine per i lavoratori e gli imprenditori. Bastano 15 centesimi in più al chilo nel prezzo finale a garantire il prodotto locale”.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
DOPO ESSERSI ECCITATI PER L’ASSENZA DI REGGISENO DI CAROLA, OGGI I SOVRANISTI DI LIBERO MANCANO DI RISPETTO A UN’ALTRA DONNA
Dopo la polemica sull’assenza di reggiseno di Carola Rackete, ora Libero punta il radar del body shaming contro la capomissione della Alan Kurdi, Barbara Held. Anzi, stavolta se la prende con la sua età , definendola «la nonna di Carola Rackete».
Ad accomunare le due donne è la nazionalità tedesca e la partecipazione all’attività umanitaria delle Ong. Nulla di più.
La penna di Libero però decide di trasformare Barbara Held nella «nonna di Carola Rackete» non in un editoriale retorico, magari cercando di creare un simbolismo di qualche genere.
La signora Held diventa nonna in una sola riga verso la conclusione dell’articolo che racconta lo stallo della nave della Alan Kurdi intorno alle acque di competenza dell’isola di Lampedusa, dove stava attendendo notizie sullo sbarco.
Nel pomeriggio di venerdì la Alan Kurdi ha fatto sapere di aver deciso di cambiare rotta e dirigersi a Malta: «Bisogna trovare una soluzione, in fretta, non metterla sulle spalle di quelle persone che hanno sofferto così tanto» scrive nel tweet Barbara Held.
Trattasi quindi di un articolo di cronaca dove la nota di “colore” diventa però il titolo. L’età di Barbara Held non viene mai citata, ma la donna viene definita come «anziana» e «sorta di “nonna” di Carola Rackete, anch’ essa tedesca».
Barbara Held, capomissione della Alan Kurdi, si è fatta “notare” dopo aver pubblicato su twitter un video in cui mostra che tra i 40 migranti soccorsi mercoledì ci sono anche due donne, di cui una incinta, e tre bambini, uno di questi con una grande cicatrice su una spalla.
«Le persone che abbiamo soccorso ci hanno detto che preferiscono essere gettate in mare piuttosto che tornare in Libia. Non lasceremo che succeda» dice nel video pubblicato sul canale twitter della Ong Open Arms dopo il soccorso.
Barbara Held, 52 anni, è un medico specializzata in emergenza a bordo delle navi. Ha partecipato a diverse missioni con la Ong Sea Eye, prestando soccorso ai migranti salvati in mare a bordo della Sea watch 2.
Nel 2016 raccontava di alternare il suo lavoro a bordo delle navi da soccorso con quello a bordo di navi da crociera, ma le immagini di disperazione a cui ha assistito l’hanno convinta a concentrarsi sempre di più sul lavoro con la Ong.
«Ho visto i morti galleggiare nell’acqua» raccontava in una intervista del 2016 a proposito di una missione appena conclusa: «Ad un certo punto ho scoperto qualcosa di molto colorato, che pensavo fosse spazzatura. Mentre ci avvicinavamo, mi resi conto che c’era una donna alla deriva in un abito molto colorato. Al suo fianco c’era qualcosa avvolto nello stesso tessuto colorato — suo figlio. Una coppia legata l’una all’altra da una corda e galleggiava senza vita nell’acqua. Ho subito dovuto pensare alla coppia di Pompei aggrappata l’una all’altra in agonia».
I racconti delle persone soccorse in mare, il ricordo delle urla nella notte che chiedono aiuto: immagini che nei racconti di Barbara Held tornano costantemente. «Sono madre di due figli, che stanno bene e al sicuro grazie ad un destino favorevole ad un passaporto “giusto”» diceva in un video pubblicato da Sea Eye del 2018, parlando con alle spalle il porto e le croci nere in ricordo delle morti in mare.
Parlava dei migranti che preferirono gettarsi in mare piuttosto che salire sulla motovedetta libica: il terrore di tornare indietro li aveva spinti fino alla Sea Watch che era stata obbligata a rimanere in disparte.
Lei racconta di averli raccolti, mentre la guardia costiera libica minacciava la Sea Watch. In quell’occasione salvarono poco più di un centinaio di persone. Una missione che è un imperativo morale: «L’accoglienza e l’integrazione di così tanti rifugiati è certamente una sfida. Ma con le persone che sono già in viaggio, tutti abbiamo una responsabilità » diceva a proposito delle prime reazioni della Germania all’arrivo dei migranti soccorsi nel Mediterraneo.
«È abbastanza normale per noi medici aiutare tutti, indipendentemente dal fatto che siano responsabili dei propri problemi di salute o che abbiano un’assicurazione sanitaria. Non aiutiamo solo le persone che pagano».
Ora a bordo della Alan Kurdi, a capo della sua missione, Barbara Held ha deciso di fare rotta verso Malta, ciò che conta per lei è tenere le persone soccorse lontane dalla Libia e dalla Tunisia, dove tornerebbero a essere prigionieri.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
LA CIRCONVENZIONE DI INCAPACE COMINCIA A PERDERE COLPI: MOLTI RICORDANO A SALVINI CHE RACCONTA BALLE E I MIGRANTI CONTINUANO AD ARRIVARE IN ITALIA
Ai porti chiusi di Salvini ormai credono solo lui e il suo social media manager.
Sulla pagina Facebook del Capitano è stato postato questo contenuto che riporta un titolo di Libero che risale a ieri e che recita: “Idee chiare, coraggio e si vince”. Perchè l’articolo è di ieri (mattina)?
Perchè nel frattempo si è scoperto ieri che 50 naufraghi della nave Gregoretti andranno in strutture della Chiesa a Rocca di Papa, esattamente come è successo nel giugno 2018 con tanto di shock dei patridioti quando si accorsero che Rocca di Papa era in Italia.
Salvini quindi tenta per l’ennesima volta il numero della circonvenzione di elettore incapace, e c’è da dire che visto che gli riesce così bene da un certo punto di vista fa bene a provarci.
Il problema è che i social network di Salvini cominciano a riempirsi di persone che fanno notare al Capitano che è tutta una presa in giro.
Perchè se vanno a Rocca di Papa rimangono in Italia e non era questo che era stato promesso.
l fatto che la Chiesa li porti pur sempre in Italia è ben presente ai fans del Capitano, anche se lui dice che l’Italia ha vinto perchè non ha preso “migranti” e che chi la dura la vince.
In particolare c’è anche chi dice che in effetti “ma non vedi che te pijano in gio? Porti chiusi come dici tu ma sbarcano tutti ma fammi il favore va’”,
E c’è anche chi ricorda che ne arrivano a igliaia con i barchini.
E il bello è che la strategia della crisi sui migranti finora si è rivelata un fallimento, visto che soltanto il 5% è stato effettivamente finora ricollocato.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
UN PESCATORE OFFRE I CORNETTI AI BAMBINI A BORDO
Gli sbarchi continuano in Sicilia su tutta la costa.
Dopo i trenta sbarcati indisturbati a Torre Salsa, nell’Agrigentino (di cui molti irreperibili) oggi sono anche arrivati due barchini direttamente a Lampedusa.
Mentre Salvini schierava le truppe per difendere i sacri confini per impedire l’attracco ad Open Arms, due barche hanno bucato la “sicurezza nazionale” arrivando indisturbate fino al molo Favaloro di Lampedusa.
Questa mattina, intorno alle 5, infatti con due piccole imbarcazioni sono arrivate sull’Isola 29 persone (26 uomini di cui 17 presunti minori e tre donne delle quali una minorenne).
I migranti appena scesi sul Molo Favaloro sono stati accolti da un pescatore lampedusano che ha regalato cornetti ai minori.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
IL VERGOGNOSO EPISODIO AVVENUTO QUESTO POMERIGGIO A PESCARA… LA FUGA NEL BAR E L’ARRIVO DELLA POLIZIA… ATTENDIAMO DI SAPERE SE LA TEPPA LEGHISTA E’ STATA IDENTIFICATA
La misura era colma già da tempo e quanto accaduto a Pescara conferma che un certo tipo
di linguaggio, sdoganato e diffuso da Matteo Salvini, ha tana libera tutti togliendo da alcuni italiani qualsiasi inibizione.
L’ultimo episodio è stato denunciato da Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. Il politico era impegnato in un’intervista nella cittadina abruzzese, quando un gruppetto di facinorosi sostenitori del leader della Lega è arrivato davanti a lui insultandolo.
Lui e il giornalista sono stati costretti a fuggire in un bar per allertare le forze dell’ordine.
L’aggressione, per fortuna, non è stata fisica ma solamente verbale.
Le parole d’odio lanciate contro Gianfranco Rotondi, però, sono l’emblema e la sintesi del clima esacerbato che si vive nel nostro Paese: «Traditore! Porco! Maiale! Non parlare male di Salvini».
Questi i toni che hanno portato lo stesso vicepresidente dei deputati di Forza Italia a interrompere l’intervista e barricarsi in un bar. Da lì è poi partita la telefonata alle forze dell’ordine.
Gianfranco Rotondi, intervistato poco dopo la sua denuncia social dall’AdnKronos, ha raccontato come sono andati i fatti di questo folle pomeriggio a Pescara: «Sono stato costretto a rifugiarmi in un bar. Era un’intervista video per un sito, quando due persone sui 30/35 anni si sono avvicinate a me e al giornalista urlandomi ‘traditore, maiale… parli male di Salvini. La mia era un’intervista politica. Per poco non mi mettevano le mani addosso… Ci siamo rifugiati nel Caffè Berardo».
E le responsabilità sembrano essere ben note, non tanto per l’esecuzione materiale del vile gesto, ma per il modus operandi che, negli ultimi giorni, è diventato insostenibile per un Paese che finge di essere civile.
«Dopo quanto mi è accaduto penso sia il caso di porre la questione al Presidente della Repubblica — ha proseguito Gianfranco Rotondi all’AdnKronos — ma Matteo Salvini, questo ragazzo che se non si dà una calmata non so quanto va lontano, è il garante della sicurezza in questo Paese o è il principale agitatore? Non dico che è lui il responsabile di quanto accaduto, però si è creato un clima infame: e se il ministro dell’Interno si permette di usare espressioni come zingaraccia è facile che a qualcuno venga in mente che se non la pensi in un certo modo sei un traditore della patria».
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
“INCONCEPIBILE NON ESSERE STATI SOLIDALI CON UN COLLEGA, SIETE PROPRIO MESSI MALE”
Matteo Salvini che attacca il giornalista Valerio Lo Muzio, insultandolo pesantemente davanti a tutti nel corso di una conferenza stampa, è una scena che – purtroppo – si è già vista.
Ricorda per i toni duri dello scontro, ad esempio, quanto avvenuto nella sala stampa della Casa Bianca, il 7 novembre del 2018, fra il presidente Donald Trump e il giornalista della Cnn Jim Acosta.
Intorno ad Acosta si strinse la solidarietà dei giornalisti americani, anche di testate concorrenti. Durante la conferenza stampa presso il ristorante del Papeet beach, a Milano Marittima, l’attacco di Salvini a Lo Muzio è avvenuto nel silenzio dei giornalisti presenti, ad eccezione ovviamente dell’inviato di Repubblica Carmelo Lopapa.
Come ci si comporta negli altri Paesi nel caso in cui il potente di turno se la prende con il giornalista che gli rivolge una domanda scomoda?
Alcuni corrispondenti dall’Italia iscritti alla Stampa Estera commentano l’episodio.
“Se Salvini, che non hai mai nascosto una sua grande ammirazione per Trump, ha deciso di imitare lo stile del Tycoon di attaccare e insultare i giornalisti che il presidente Usa descrive come ‘nemico del popolo’, siete messi male voi italiani”, commenta Trisha Thomas, corrispondente della Associated Press e presidente dell’Associazione Stampa Estera.
Barbie Nadeau, collaboratrice della Cnn e del The Daily Beast: “Quando lavoriamo insieme, siamo una sorta di ‘troupe’ con gli altri giornalisti, noi svolgiamo un lavoro comune, che è la ricerca sempre della verità . E se qualcuno fa un attacco ingiustificato a un collega giornalista, dobbiamo rispondere tutti insieme”.
Chris Livesay, corrispondente Public Broadcasting Service (la tv pubblica nazionale Usa): “Io difenderei al massimo la libertà della parola, non so dire come si potrebbe manifestare questa difesa a seconda della particolarità della situazione. Ma questo è il nostro incarico di giornalisti, anche difendere un altro collega. Anche se questo collega sta esprimendo un concetto che non condivido e non sostengo. Ma quando vedo un giornalista che rappresenta il pubblico attaccato per esprimere la sua voce e il suo diritto a parlare, ebbene sì: io sarei insorto in sua difesa”.
Eric J. Lyman, freelance che lavora per Usa Today e Washington Times: “La stampa italiana sente molto la concorrenza tra giornalisti di diverse testate, mentre c’è molta più collaborazione, ad esempio, tra giornalisti americani. Non c’è l’idea di ‘fregare’ la concorrenza: magari c’è questo eccesso di competizione tra testate che potrebbe spiegare il comportamento dei giornalisti durante l’attacco di Salvini a Lo Muzio, il pensare ‘non è un mio problema perchè lavoro per un’altra testata’. Non si sa mai cosa uno farebbe se si trovasse in quella situazione, mi piacerebbe pensare che io inscenerei una protesta”.
Philip Willian, giornalista inglese ex The Guardian, ora Times, ex presidente della Stampa Estera: “Direi che per i giornalisti britannici c’è una lunga tradizione di tentare di fare il cane da guardia nei confronti dei politici e dunque per noi è normale fare domande il più difficile e aggressive possibile. Se il politico non risponde, si ripete più volte la domanda insistendo. In Gran Bretagna c’è una situazione di conflittualità tra la stampa e la politica che penso sia utile, un bene per la società . Quando ero presidente della Stampa Estera in carica abbiamo avuto ospite Salvini e mi è piaciuto cominciare la conferenza stampa con la domanda più difficile che mi è venuta in mente. E lui si sorprese”.
Courtney Walsh, di Fox News: “L’attacco ai giornalisti in questi giorni è un atto di discredito a tutta la stampa. Ricordo l’episodio che ha visto protagonista Jim Acosta, fu davvero umiliante e scioccante. Il caso di Lo Muzio mi fa venire in mente che anche io fui protagonista di un un episodio analogo: qualche anno fa assistetti su un autobus a un pestaggio di un immigrato da parte della polizia, filmai l’episodio e anche io fui pesantemente minacciata. E nessuno mi difese. Fui scioccata, impaurita e sorpresa. E mi sorprende ora che nessuno sia intervenuto in difesa del vostro collega. Mi provoca un gran dispiacere questo clima di paura e di minaccia contro i giornalisti”.
“Oggi – conclude Trisha Thomas – in molte parti del mondo i cronisti vengono screditati quotidianamente, accusati di diffondere notizie false che sono spesso semplicemente notizie non gradite alle persone al potere. Questo processo di delegittimazione dei media ha avuto effetti corrosivi, con l’aumento della sfiducia in tutte le istituzioni. I pericoli di questa tendenza sono palesi. Il valore di una stampa libera e indipendente è oggi più che mai necessaria. Getta le basi per la democrazia, è fondamentale per la giustizia e per i diritti umani, ed è una delle garanzie più importanti contro l’autoritarismo e gli abusi di potere”.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
ANNUNCIA UNO SBLOCCO DEI LAVORI CHE IN REALTA’ NON C’E’ E PUBBLICA LA FOTO DI UN ALTRO TRATTO DI AUTOSTRADA
Ieri il ministro delle Infrastrutture che non si è dimesso nonostante gli stiano facendo la
TAV in faccia ha annunciato sulla sua pagina Facebook lo sblocco dei lavori dell’Asti-Cuneo. Ci sono due dettagli interessanti sulla questione: in realtà non c’è nessuno sblocco e la foto che mostra è sbagliata.
Il dettaglio della foto sbagliata è segnalato dalla Stampa di Torino: il tratto indicato dal ministro è quello successivo alla parte dell’opera dove, non è ancora certo quando, i cantieri potranno riaprire.
Sul moncone della foto, i lavori sono fermi da dodici anni. E nonostante l’atteso via libera del Cipe — il Comitato interministeriale per la programmazione economica —, il viadotto interrotto a Cherasco sembra destinato a rimanere tale e quale.
I cantieri, infatti, potranno ripartire solo nella parte dell’autostrada compresa tra la tangenziale di Alba e Verduno, tratto per il quale ci sono i progetti definitivi e gli espropri in corso.
Tra Cherasco e Verduno — il tratto della foto -, invece, dopo aver abbandonato l’idea del tunnel nella collina, non c’è un tracciato definito.
Si dovrà progettare e dovrà superare la valutazione d’impatto ambientale, oltre che la conferenza dei servizi e altri passaggi burocratici. Serviranno anni, oltre a tutti quelli già trascorsi: nell’area del viadotto interrotto, simbolo dell’opera incompiuta, non si vedono operai dal 2007.
Il governo per l’ennesima volta sta prendendo in giro i cuneesi e i piemontesi: Toninelli finge di aver sbloccato un’opera che si poteva iniziare un anno fa mentre in realtà rimanda (ancora una volta) le prescrizioni dell’Autorita’ di regolazione dei trasporti e la condivisione dei piani finanziari con la Commissione Europea. E come sempre a data da destinarsi.
Salvini, Conte e Cirio festeggiano per un piano illegittimo, che mette il Paese a rischio di una procedura di infrazione, aumenta le tariffe autostradali e regala a vita la concessione della A4 Torino-Milano ai Gavio.
Inoltre, non si approvano progetti definitivi per il tratto da Cherasco a Verduno, si mette sulla Torino-Milano un valore di subentro che sfiora 1 miliardo di euro, fuori da ogni parametro italiano ed europeo, con il quale nessuno tranne Gavio partecipera’ mai alla gara nel 2026.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 2nd, 2019 Riccardo Fucile
LA BARCA LI HA LASCIATI SULLA SPIAGGIA, TRE HANNO AVUTO UN MALORE, MOLTI SONO RIUSCITI A FUGGIRE
Sbarco, alle prime luci dell’alba, di circa trenta migranti. Alcuni di loro sono riusciti a fuggire, altri sono stati fermati dalle forze dell’ordine.
Tre di loro, hanno accusato un malore, e sono stati accompagnati al pronto soccorso. I migranti, sono sbarcati nei pressi di Torre Salsa, per poi darsi alla fuga.
Sul posto si sono precipitati i carabinieri del comando provinciale di Agrigento, i poliziotti delle Volanti coordinate dal commissario capo Francesco Sammartin, la guardia di finanza e la Capitaneria di porto. Sono, attualmente in corso, le ricerche dei migranti che sono riusciti a fuggire.
Le forze dell’ordine stanno setacciando la zona, cercando gli immigrati nei pressi della statale 115 e non solo. E’ stata un’operazione complessa, una barca ha accompagnato i migranti fino a Torre Salsa
(da AgrigentoNotizie)
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