Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
“SALVINI FA IL BULLO IN EUROPA E POI SE LA FA SOTTO SE SALE LO SPREAD”…. BERLUSCONI RISCOPRE DI ESSERE “LIBERALE”
Silvio Berlusconi boccia il referendum di Matteo Salvini sulla legge elettorale in un’intervista rilasciata a Francesco Verderami sul Corriere della Sera e spiega che è meglio lavorare in parlamento invece che in piazza.
Salvini le chiede la prova d’amore: appoggiare il referendum sulla legge elettorale per evitare il ritorno al proporzionale. Accoglie la richiesta o serve prima un accordo politico?
«Dopo la prova d’amore viene il matrimonio riparatore o il delitto d’onore, tutte cose che non farebbero bene al futuro del centrodestra. Questi temi richiedono invece serietà , perchè la legge elettorale è il cuore della democrazia rappresentativa. In attesa che i nostri tecnici approfondiscano la proposta referendaria, sarebbe piuttosto opportuno che il centrodestra definisse una proposta unitaria da presentare in Parlamento».
Anche perchè senza un chiarimento preventivo sul progetto di coalizione, firmereste una cambiale in bianco a Salvini.
«Il nostro centrodestra è da sempre chiarissimo: liberale, europeista, garantista, cristiano, riformatore. Un centrodestra di governo. Sta a noi rafforzare il profilo liberale della coalizione. Noi saremo, come sempre, il cervello, il cuore, la spina dorsale liberale della coalizione».
Già che ci sta, Berlusconi ricorda a Salvini che fare i bulli con l’Europa per poi farsela sotto quando sale lo spread e firmare gli accordi con l’Unione che fino a ieri era odiatissima non fa parte delle strategie elettorali di Forza Italia:
Uno degli aspetti da chiarire riguarda la collocazione europea della coalizione. Per esempio: oltre ad appoggiare il commissario italiano Paolo Gentiloni, lei ha sostenuto l’elezione di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione. La Lega no. Ritiene che Salvini abbia commesso un errore?
«Penso di sì, perchè la signora von der Leyen è espressione della grande famiglia dei cattolici liberali, il più grande gruppo politico europeo antagonista della sinistra. Io lavoro in Europa anche perchè si possa giungere ad una sintesi fra i popolari, i liberali, i conservatori e i sovranisti responsabili. Un centrodestra europeo in nome dei valori di libertà , di dignità della persona, dello Stato di diritto, della tolleranza che sono propri della civiltà europea».
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LA CONFIDENZA DEL CAVALIERE AI SUOI A BRUXELLES CONFERMA GIUDIZI PASSATI QUANDO LO DEFINI’ UN “LERCIO BUFFONE”… E SILVIO SI SPOSTA SULLE POSIZIONI DI MARA CARFAGNA
«Ho un problema in casa. Quella cosa lì la pensa anche la mia compagna (Francesca Pascale,
ndr), lei non sopporta Salvini. Dice che è il male. E che io non posso abbracciarlo, politicamente s’intende, eh..»: Silvio Berlusconi lo ha confessato ieri al ristorante dei Mep (member european Parlament) di Strasburgo all’ora di pranzo durante un raduno di eurodeputati di Forza Italia, secondo quanto racconta oggi Carmelo Lopapa su Repubblica.
E “quella cosa lì” che pensa Francesca Pascale è la stessa cosa che pensa Mara Carfagna, ovvero che Forza Italia si stia schiacciando troppo sulla Lega, non offrendo così un’alternativa credibile nel campo dell’offerta politica all’elettore di centrodestra che non apprezza il Capitano del Carroccio.
Per questo oggi Silvio ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera per spiegare che è contrario alla proposta di legge elettorale da fare tramite referendum partorita da Calderoli e che a questo punto rischia di fare una brutta fine, anche perchè non c’è il tempo materiale per farla votare da cinque consigli regionali entro il 30 settembre per andare al voto in primavera (svegliatevi, bambine!).
Che a Francesca Pascale non stia simpaticissimo Salvini non è una novità : qualche tempo fa sul suo profilo Instagram campeggiava una foto con didascalia “Inginocchiati ai meridionali, troglodita”. In un’altra occasione lo aveva definito “lercio buffone”.
Il punto però è sempre lo stesso, ovvero che Salvini ha i voti e la Lega ne ha sei volte quelli di Forza Italia. Questo è un buon motivo per raffreddare le acque da parte del Cavaliere.
Ma è anche un buon motivo per puntare al proporzionale più che al maggioritario dove verrebbe inghiottito.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
PER ESSERE ELETTO OCCORRE CANDIDARSI, PER FARLO SONO NECESSARIE NUOVE ELEZIONI: LA RIVOLUZIONE DI DIBBA E’ QUELLA DELLA POLTRONA
Massimo Gramellini oggi sfotte un po’ Alessandro Di Battista per l’uscita di ieri che, dietro a un attacco al Partito Democratico, nasconde un attacco al MoVimento 5 Stelle che ci ha fatto il governo insieme, ovvero a Conte, Di Maio e Beppe Grillo che quell’accordo lo hanno voluto.
“Essere Di Battista è veramente una pacchia. Accendi il computer, scrivi che il Pd è «il partito più ipocrita d’Europa» e ti godi lo spettacolo dei tuoi alleati di governo che si arrabbiano e di Gigino che deve sopire, mediare, trangugiare. Tu intanto ti sei già spostato su un’altra panchina, pronto a puntare il dito su qualcos’altro. Non diventerai mai un leader, al massimo il capo della corrente di Peter Pan, ma riceverai un sacco di pacche sulle spalle. E poi vuoi mettere il divertimento di una vita così gelosamente ostile a qualsiasi irruzione del senso di responsabilità ?
In realtà Dibba ha ben presente che se cade il governo Conte Bis non ci sono attualmente alternative rispetto al voto: il M5S il governo con la Lega lo ha già fatto ed è andata come è andata.
E d’altro canto a Di Battista non piace nemmeno la Lega, perchè Salvini è uno dei responsabili della distruzione dell’Italia: lo ha detto tante volte, così come ha detto che se il M5S avesse fatto il governo con uno di quei partiti lui lo avrebbe lasciato. Nel frattempo il M5S ha fatto un governo con la Lega, un governo con il PD e Dibba è ancora là :
E poi Alessandro Di Battista era talmente contrario (fino a ieri) al governo con il PD che il 31 agosto scorso mandava ultimatum al partito che voleva (secondo lui) far saltare l’accordo con il M5S:
Questa non è una casualità : a Di Battista conviene tornare a candidarsi e ad essere eletto. Per farlo bisogna che si torni a elezioni. La storia è davvero tutta qua.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
“CHI STA FUORI DOVREBBE DIRE NON SOLO COSA NON FAREBBE, MA ANCHE COSA FAREBBE AL POSTO DI CHI STA DENTRO”
Abbiamo visto molte cose curiose durante quest’estate pazzerella: abbiamo visto Salvini dare il
via a una crisi di governo al Papeete per ottenere le elezioni o un rimpasto, non ottenere nulla, strisciare per chiedere scusa e non ottenere nulla di nuovo.
Abbiamo visto Beppe Grillo caldeggiare e ottenere un governo con il Partito Democratico. Abbiamo visto Matteo Renzi caldeggiare e ottenere un governo con il MoVimento 5 Stelle.
Ci mancava di vedere Marco Travaglio contro Alessandro Di Battista.
Oggi, grazie all’uscita del Dibba di ieri, vediamo anche questo. Travaglio prima dice che il post del Dibba contiene una frase sbagliata: “da fuori si vedono le cose in modo più limpido”. Eh no: chi sta “fuori” può snobbare alcuni dettagli che chi sta “dentro” deve considerare”.
Poi riepiloga tutte le circostanze che hanno portato il M5S al governo con il PD, compresa la situazione di grande forza nei numeri in parlamento dei grillini, che rischia di non ripetersi in caso di nuovo voto:
Di Battista scrive di essere “sempre stato contrario a un governo col Pd”: quindi lo era anche nel 2018, quando il M5S propose un governo al Pd renziano? E perchè non lo disse? Se invece quel “sempre” è limitato all’ultimo mese, perchè dare tanto peso al partitucolo di Renzi, che un anno fa era il padrone del Pd? Cosa sia il Pd lo sappiamo da sempre e l’ha confermato il voto salva-Sozzani. Ma, in un sistema proporzionale e tripolare, o si sceglie il male minore, o si guardano governare gli altri coi popcorn in mano.
E il male minore, per il M5S, non è forse un governo Conte con ministri M5S agli Esteri, alla Giustizia, al Lavoro, all’Ambiente, al Mise, alla PA, all’Innovazione, all’Istruzione e allo Sport? Chi sta “fuori ” dovrebbe dire non solo cosa non farebbe, ma anche cosa farebbe al posto di chi sta “dentro”.
Altrimenti continuerà a sognare un monocolore 5 Stelle e poi si sveglierà con un bel tricolore Salvini-Meloni-Berlusconi.
Giusto, finirebbe con quel tricolore. Ma quel tricolore al Dibba, che s’inventa che il PD ha portato l’Italia in guerra con la Libia per non citare chi ce l’ha portata (Berlusconi) non lo disprezzerebbe per nulla, visto che almeno sarebbe di destra e non di sinistra.
E soprattutto, Travaglio sottovaluta il fatto che Dibba vede, appunto, le cose “da fuori”. Se invece si rivotasse, lui si ricandiderebbe e vedrebbe le cose “da dentro”. Questo gli interessa. Per questo vuole che fallisca il governo M5S con il PD. La storia, in realtà , è davvero tutta qui.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LO STUDIO DEL JOURNAL OF ENVIROMENTAL PSYCHOLOGY
Le norme sociali che oggi troviamo scontate sono traguardi raggiunti da altri giovani in altri “scioperi scolastici” In vista dell’imminente summit sul clima alle Nazioni Unite, previsto il 23 settembre, in molti si staranno chiedendo a cosa serva scioperare per il clima, a parte suscitare l’interesse di una organizzazione internazionale, dove tanti diplomatici esprimeranno le loro argomentate opinioni durante la giornata.
Anche l’utilità di un fenomeno virale può essere sottoposta a verifica — con tutti i limiti del caso — da parte dei ricercatori, ed è quanto è successo.
Lo studio di cui trattiamo è stato pubblicato sul Journal of Environmental Psychology e mostra come questo genere di manifestazioni potrebbe smuovere i «fattori psicologici più importanti» per mobilitare le persone nella lotta ai cambiamenti climatici, proprio il genere di problema di cui accennavamo in un recente articolo
Cosa smuove le persone?
Da una parte infatti ci sono la comunità scientifica e gli addetti ai lavori, che nelle migliaia di stazioni meteorologiche sparse nel mondo misurano e certificano l’aumento delle temperature; dall’altra invece ci sono tutti gli altri, singoli individui che hanno una diversa percezione del fenomeno, spesso distorta dai luoghi comuni.
La ricerca si è svolta in Australia, dove recentemente il cambiamento climatico è stato riconosciuto come un’emergenza sanitaria. A un ampio campione di persone è stato chiesto quanto erano disposte a fare per contribuire. I risultati ottenuti sono stati integrati a quelli di altri studi dove vengono suggeriti diversi fattori che influenzano la volontà ad agire nelle persone:
fattori socio-demografici;
conoscenza dei cambiamenti climatici;
esperienze personali di eventi meteorologici;
valori morali.
I ricercatori hanno concluso che le variabili più significative sono invece tre:
affetto;
inefficacia della risposta di mitigazione;
norme sociali.
La prima variabile riguarda quanto i cambiamenti climatici sono percepiti come spiacevoli; la seconda si riferisce al pessimismo con cui guardiamo alla possibilità di fare qualcosa di efficace; infine le norme sociali, divise in «descrittive» (quanto le persone importanti per te stanno facendo) e «prescrittive» (quanto queste persone si aspettano da te).
L’importanza dell’effetto di aggregazione
I ricercatori suggeriscono che proprio manifestazioni di questo tipo possano contribuire a far capire a sempre più persone la reale entità del fenomeno. L’effetto di «aggregazione» andrebbe quindi ben oltre l’esempio individuale.
Da soli è difficile pensare di poter fare qualcosa, mentre partecipare a un evento più ampio e — perchè no — anche vagamente ribelle, come l’atto “marinare la scuola” per un giorno, aumenta la possibilità di promuovere le nuove norme sociali alle persone che ci stanno attorno, come quando i nostri genitori protestavano nelle Università per difendere i diritti delle donne o politiche meno repressive.
Oggi certi comportamenti che prima erano accettati vengono percepiti come maleducati, bigotti o reazionari, proprio in virtù del fatto che a un certo punto qualcuno ha deciso di scendere in piazza e manifestare, per lo più pacificamente; aderire a degli scioperi; ispirare summit di organizzazioni internazionali, eccetera.
C’è ancora tanto lavoro da fare, ma non possiamo certo dire che queste iniziative non abbiano sortito alcun cambiamento in norme sociali che oggi potrebbero addirittura sembrarci scontate.
(da Open)
argomento: Ambiente | Commenta »