Destra di Popolo.net

BECERODESTRA CONTRO DIFESA DEL PIANETA? NULLA DI NUOVO, BASTA RICORDARE LE BATTAGLIE AMBIENTALISTE DI NOI GIOVANI RAUTIANI

Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile

NEGLI ANNI ’80 LE PRIME ESPERIENZE DI ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DI DESTRA RUPPERO IL MONOPOLIO DELLA SINISTRA, MA I TROMBONI DELLA DESTRA REAZIONARIA NON GRADIRONO NEANCHE ALLORA

Per pochi rappresentano un ricordo, eppure vi fu un periodo a cavallo degli anni ’80 in cui la destra missina si impegnò in molte battaglie ambientaliste, fino ad allora monopolio della sinistra.
Nacquero i Gruppi Ricerca Ecologica (GRE) con sedi in diverse città  italiane, grazie all’impegno di tanti amici sparsi per la penisola e una rivista nazionale “Dimensione Ambiente”.
Genova fu una delle città  all’avanguardia, con decine di iniziative e un bollettino ecologista “Onda Verde” e il Gruppo Ambiente, da me diretti.
Pulivamo spiagge, organizzavamo conferenze e confronti, facevamo volantinaggi continui su   temi specifici e locali, conquistandoci decine di articoli sulla stampa genovese.
Pagandoci tutto (dalla sede alla stampa su carta riciclata) di tasca nostra (in lire e non in rubli).
Le strutture ufficiali di Msi di allora si dividevano tra chi ci guardava con distacco e chi ci osteggiava, nulla di nuovo. Le giovani generazioni, allora come oggi, per i vecchi e giovani notabili, sono sempre guardate con sospetto (non sia mai che ci vogliano togliere la poltrona…)
Fu una esperienza che ci permise di entrare in contatto con tante realtà , ci costrinse a studiare e approfondire, ci permise di dare un’immagine di una “destra diversa”.
In linea con una visione del mondo che ci appartiene, quella di una società  dai valori “tradizionali”, lontana anni luce dal comunismo e dal neocapitalismo finanziario.
Oggi i sovranisti, denigrando i giovani che lottano per salvare il pianeta, dimostrano di essere agli antipodi di qualsiasi destra che non sia quella degli inquinatori, dei governi che prendono tangenti dai gruppi finanziari, della criminalità  che brucia abusivamente rifiuti e genera alluvioni e disastri ambientali perseguendo solo la logica del profitto.
Qualcosa sta cambiando nelle coscienze, nuovi giovani travolgeranno vecchie mentalità  al di là  degli schemi destra-sinistra, riportando al centro l’essere umano e la sua sopravvivenza.
Allora come oggi, sono le avanguardie a fare la Storia, non chi ha venduto il vostro futuro.

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DA QUANDO SOPRAVVIVERE E’ DIVENTATO DI SINISTRA?

Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI CONTRO GRETA E CHI DIFENDE L’AMBIENTE RAPPRESENTANO DEGNAMENTE LA DESTRA ECONOMICA E FINANZIARIA DI INQUINATORI CHE LI FORAGGIA

Oggi c’è lo sciopero del clima del movimento Fridays for Future. Migliaia di ragazzi scendono in piazza per chiedere ai governi di tutto il mondo di cambiare rotta sulle politiche ambientali per salvare il Pianeta.
Lo fanno seguendo l’esempio di Greta Thunberg, l’attivista svedese che un anno fa ha iniziato una battaglia solitaria per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi del cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.
Il ministro dell’Istruzione Fioramonti, forse per rendersi simpatico, ha avuto la bella pensata di emanare una circolare in cui consiglia di non tenere conto delle assenze di chi va allo sciopero. Subito leghisti come il senatore Simone Pillon sono insorti dicendo che oggi «i veri rivoluzionari andranno a scuola» parlando di ideologia di riferimento, di pensiero unico e di vergognosa manipolazione.
Non sia mai che effettivamente dei ragazzini possano realmente pensare che avere la possibilità  di sopravvivere alla generazione di Pillon in un mondo ancora abitabile possa essere una cosa per cui lottare.
No: senza dubbio qualcuno li sta manipolando esattamente come fanno con il gender e l’omosessualismo. Ma non sono quelli come Pillon che si vantano di pensare ai bambini   e di essere Pro-Life? Senza un pianeta dove vivere potrebbe risultare molto complicato essere pro-life.
Salvini invece ha detto di avere in simpatia la ragazzina svedese che è andata a parlare all’ONU, perchè ha l’età  di suo figlio. E ha aggiunto: «Poi, le proposte che ne derivano possono essere più o meno condivisibili, però mi piacciono i sedicenni che ci mettono la faccia». Insomma Greta è simpatica perchè ci mette la faccia, però il leader della Lega fa capire che le sue proposte per la lotta ai cambiamenti climatici non è che le condivide proprio. E infatti tramite la pagina della Lega arriva il solito sfottò mirato a suscitare i soliti insulti.
Ma Salvini, Pillon o la Ceccardi non sono certo gli unici che se la prendono con i “gretini”. Sul Tempo Osho ironizza sul fatto è «sempre mejo che annà  a skola». La Verità  invece propone «idee buone per resistere allo sciopero verde» dei manifestanti dei Fridays for Future. Il meglio del panorama giornalistico sull’argomento è rappresentato ovviamente da Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che su Greta “Gretina” (ma per carità  non è un’offesa, il suo è solo un vezzeggiativo) ha sbrodolato ovunque nelle trasmissioni televisive.
Oggi su Libero la solita Azzurra Barbuto, quella che qualche tempo fa aveva dimostrato che il riscaldamento globale non esisteva perchè a maggio faceva freddo, ci spiega che «il mondo non finirà  nel 2030 per l’inquinamento, come sostengono i seguaci di Greta» che più che il global warming vogliono evitare di scaldare sedie e banchi.
In compenso — dicono quelli di Libero — «ridurre del 50% in vent’anni le emissioni di anidride carbonica causerebbe una grave recessione». Ed è davvero un bel dilemma: salvare il Pianeta e le persone che lo abitano oppure salvare il sistema economico che sta distruggendo l’ecosistema?
«Quella del clima è una truffa colossale» scrive la giornalista di Libero. La quale evidentemente presto porterà  assieme a Feltri le prove scientifiche per smontare il rapporto scientifico dell’IPCC che spiega le conseguenze dell’aumento della temperatura globale di 1,5° rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale.
Perchè non bisogna dimenticare una cosa: sugli effetti del surriscaldamento globale il consenso scientifico (ovvero di coloro che si occupano dell’argomento in maniera scientifica) è coeso.
Non è Greta Thunberg che una mattina si è svegliata e ha deciso di fare la Cassandra dell’Apocalisse. Prima di lei lo hanno detto centinaia di scienziati e studiosi. Chi invece dice che è una balla di solito si appoggia alle battutine di Donald Trump o di Vittorio Feltri.
È scientificamente appurato che la CO2, l’anidride carbonica, emessa dalle attività  umane sia la causa principale del riscaldamento globale. Sono le emissioni delle attività  industriali ad aver causato un aumento vertiginoso di CO2 nell’atmosfera durante gli ultimi cento anni. Che i mutamenti climatici abbiano una causa antropica, ovvero siano causati proprio da noi e non dal Sole, dai moti millenari o da congiunzioni astrali è più che dimostrato.
E così sul Giornale e sul blog di Nicola Porro viene rilanciata la “petizione anti-gretini” di 200 scienziati che consigliano di non aderire a politiche di riduzione dell’anidride carbonica nell’atmosfera.
Ed è interessante notare che mentre l’IPCC ha prodotto studi e rapporti scientifica questa petizione si fonda su singole dichiarazioni e prese di posizione di scienziati anche illustri. Dichiarazioni che non sono uno studio scientifico ma la nota fallacia retorica dell’Argumentum ad Auctoritatem.
I fatti dicono una cosa molto semplice: la temperatura si sta innalzando e la causa siamo noi.
Possiamo anche non avere in simpatia Greta e pensare che sia “manovrata”. Ma Greta è solo un simbolo, confrontiamoci con i dati scientifici (il famoso binomio “fatti e logica” tanto caro a certi videoblogger). Ci sono prove scientifiche che dimostrano il contrario di quello che sostengono (da decenni) gli scienziati che denunciano un pericoloso aumento delle temperature e gli effetti a catena conseguenti? No.
In tutto questa discussione in Italia ci si deve affidare alle opinioni di gente come Feltri o come Giuliano Ferrara che da mesi martella sul Foglio (e assieme al Foglio) contro gli ambientalisti.
C’è l’editoriale dove l’Elefantino se la prende con Greta per “procurato allarme” e quello dove “spiega” che è sbagliato credere che “l’ominicchio abbia potere sul clima”. Ed in effetti noi ce la prendiamo tanto con Feltri e Libero, ma se c’è un quotidiano che ha pervicacemente continuato a sollevare dubbi sul riscaldamento globale è proprio quello diretto da Claudio Cerasa.
Il che se ci si pensa bene è ancora peggio visto che spesso e volentieri Il Foglio si pone come paladino della scienza contro l’antiscienza (ad esempio su vaccini e Xylella, per citarne un paio).
Il Foglio come baluardo della razionalità  scientifica e scientista però quando si tratta del global warming ci ha propinato perle come l’articolo “Sicuri che il clima sia peggiorato?” dove ci rivela la grande truffa: “Siamo convinti di vivere in un ambiente degradato. Ma le condizioni odierne sono molto migliori del passato“.
Ci si sofferma sugli sponsor della barca di Greta, perchè è meglio attaccare la persona o il personaggio. Oppure si esprime preoccupazione per un ambientalismo “che gioca con il capitalismo”. Ma nulla si dice sul capitalismo che gioca con gli ecosistemi, la vita delle persone e l’ambiente.

(da “NextQuotidiano”)

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“CI AVETE ROTTO I POLMONI”: IN ITALIA UN MILIONE DI GIOVANI IN PIAZZA PER LO SCIOPERO SUL CLIMA

Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile

IL FUTURO DEL NOSTRO PIANETA MOBILITA DIVERSE GENERAZIONI (IGNORANTI E INQUINATORI A PARTE)

Da Palermo a Firenze, da Trieste a Napoli. Sono tantissimi i giovani che stanno manifestando per il clima, in tutto il Paese.
“Considerando che a Roma ora sono circa 200 mila, a Milano anche, la stima del numero totale in Italia è di oltre un milione di persone”, ha detto all’Agi Gianfranco Mascia di Friday for Future.
A Milano il corteo è partito da Largo Cairoli: un risciò al posto del classico camion, cartelli con carta riciclata, tanti striscione. E un ‘albero’ da piantare, simbolo della lotta alla cementificazione. Il sindaco Sala si unirà  al corteo: “Sì faccio un salto, adesso c’è la riunione di giunta quindi ancora non so. Non so a che ora e dove raggiungerò il corteo”.
Ma quella del capoluogo lombardo, dove sono scesi in 150mila, è solo una delle 160 piazze che oggi, 27 settembre, si mobilitano per il futuro del pianeta.
A Torino spicca, tra gli altri, lo striscione: “Ci avete rotto i polmoni”. C’è un clima di festa, ma i giovani hanno le idee chiare. E vogliono salvare il loro avvenire.
Momenti di tensione si sono registrati solo a Palermo. Un gruppo di una trentina di giovani, vestiti tutti di nero, ha cercato di spezzare in due il lungo serpentone. Tanta gente, anche genitori con i figli delle scuole medie, ha rischiato di essere schiacciata sul cantiere della metropolitana. C’è stato un fuggi fuggi. In azione gli agenti antisommossa. Il blitz del gruppo in “nero” è avvenuto nella zona di via Ruggero Settimo, strapiena di ragazzi e genitori che manifestano per il rispetto dell’ambiente
Ci sono stati contatti fisici con alcuni degli studenti che stanno marciando in una clima di festa.
Serena l’atmosfera a Roma, dove ad accompagnare i giovani ci sono anche gli adulti. Nessun simbolo di partiti politici, ma tanti cartelli che chiedono un cambiamento urgente delle politiche ambientali: da ‘diritto al futuro’ a ‘stop emission’, passando per ‘vi siete goditi le stelle e ci avete lasciato un cielo a pecorelle’ o ‘ci avete rotto il clima’
A Venezia, invece, gli studenti hanno organizzato un flash mob: “Indosseremo maschera e boccaglio per dire che ‘abbiamo l’acqua alla gola”, spiegano. Hanno appeso uno striscione per ricordare che la città , in caso di catastrofi climatiche, sarà  la prima ad affondare: “Venice will sink first”.
“Abbiamo l’acqua alla gola per colpa del surriscaldamento globale e dell’innalzamento del livello del mare, ma anche perchè annaspiamo ogni giorno in un sistema scolastico sottofinanziato, vecchio e inadatto a rispondere alle nostre esigenze”, dichiara Tommaso Biancuzzi, Coordinatore Regionale della Rete degli Studenti Medi Veneto .
Viola Valabrega, Coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Venezia, spiega “Venezia sarà  la prima ad affondare. Noi studenti non possiamo più rimanere fermi a guardare. Vogliamo investimenti per una scuola e un pianeta che non ci lascino con l’acqua alla gola. Per questo oggi saremo in piazza, nella nostra città  come in tutta Italia!”
Fiumi colorati a Napoli, dove si vedono bandiere e striscioni. E si sente la musica. “Non rompeteci il futuro”, “La Terra è una sola”, si legge sugli striscioni. “Basta roghi e veleni”, si legge su uno striscione portato in corteo dagli studenti di Giugliano.
E la fondatrice del movimento, Greta Thungberg saluta l’Italia e le altre piazze di tutto il globo su Twitter: “Buona fortuna a tutti quelli che stanno scioperando in tutto il mondo. Il cambiamento sta arrivando!”.

(da agenzie)

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PERCHE’ LA RICHIESTA DI REFERENDUM DELLE 5 REGIONI GOVERNATE DALLA LEGA E’ SOLO PROPAGANDA E NON SARA’ DICHIARATO AMMISSIBILE

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

LE TRE CONTROMOSSE DI M5S-PD CHE FINIREBBERO PER FREGARE SALVINI

L’idea avanzata da Salvini: se 5 consigli regionali chiedono, a maggioranza assoluta, il referendum abrogativo sulla legge elettorale, tutti i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi in una consultazione referendaria ai sensi dell’ art. 75 della Costituzione. Mentre le forze politiche della nuova maggioranza parlano di approvare una nuova legge elettorale di tipo proporzionale per cercare di ingabbiare il leader leghista, Salvini corre ai ripari proponendo ai Consigli regionali di centrodestra, che attualmente sono una decina, di chiedere il referendum abrogativo sulla parte proporzionale del Rosatellum.
L’ attuale legge elettorale attribuisce circa 1/3 dei seggi col sistema dei collegi uninominali a turno unico e circa 2/3 col sistema proporzionale senza preferenze, con listini bloccati brevi e coi nomi dei candidati indicati sulla scheda elettorale.
Si tratta di un sistema con una forte componente proporzionale, ma l’ assenza del voto disgiunto e la possibilità  di formare coalizioni tra liste rappresentano una discreta correzione maggioritaria. Sufficiente per spedire Salvini al governo. Per questo Renzi e Grillo la vogliono sostituire con il proporzionale.
La proposta
Ed ecco che interviene la proposta della Lega: un referendum abrogativo che tolga la parte proporzionale dal Rosatellum e lo trasformi in un sistema puramente maggioritario, all’ inglese, con 618 collegi uninominali alla Camera e 309 al Senato. Vince in ciascun collegio chi prende un solo voto in più degli altri.
Trattandosi di referendum abrogativo, per la sua validità  occorre che si rechino alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto.
Un quorum molto alto che spiega la recente apertura di Salvini a Berlusconi. Tutto il centrodestra al 50% di votanti ci arriva sicuro.
Ma ci sono dei problemi.
Il referendum abrogativo, qualora fosse raggiunto il quorum e vincessero i sì all’ abrogazione, produce effetti giuridici immediati con la diretta caducazione delle norme di cui al quesito referendario. Ciò presenta una grana di natura giuridica.
La giurisprudenza costituzionale è orientata da tempo ad ammettere solo quesiti referendari che, nel caso producessero la conseguenza abrogativa delle norme di cui al quesito, sortiscano l’ effetto di una legge – seppur parzialmente abrogata – immediatamente applicabile senza la necessità  di un intervento parlamentare nel ridisegnare collegi o circoscrizioni.
Nel caso in questione, il quesito riguarderebbe l’ abrogazione dell’ intera parte proporzionale prevista dal Rosatellum, con la conseguente necessità  per il Parlamento di rimetterci le mani nel caso il referendum passasse, quantomeno per ridisegnare i collegi uninominali visto che oggi sono solo poco più di 1/3.
Oggi, a Rosatellum vigente, il territorio nazionale è suddiviso in 232 collegi uninominali per l’ elezione della Camera e 116 per l’ elezione del Senato. È difficile che un referendum abrogativo della parte proporzionale (collegi plurinominali) possa attraverso il quesito proposto agli elettori ridisegnare 618 e 309 collegi uninominali. Fatto sta che, solo per questo problema, il quesito potrebbe essere dichiarato inammissibile. Staremo a vedere
Ammettiamo comunque che il quesito superi il vaglio di ammissibilità . Pd e 5Stelle possono ricorrere a tre contromosse.
Le contromosse
La prima. Entro la data del referendum viene approvata dal Parlamento una legge elettorale proporzionale, in modo da rendere inutile il referendum abrogativo, perchè su una legge (il Rosatellum) che non c’ è più
La seconda.
Ammettiamo che Pd e 5Stelle non si muovano prima e il referendum passi. La maggioranza parlamentare giallo-rossa potrebbe fregarsene del voto popolare e approvare una legge elettorale proporzionale. Questo indipendentemente dal fatto se passi o meno la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.
Terza contromossa.
Questo nuovo centrosinistra potrebbe addirittura rispettare l’ eventuale esito abrogativo del referendum e approvare una nuova legge elettorale come da indicazione popolare, quindi maggioritaria. Ma a doppio turno, similare a quella francese. In questo modo, al secondo turno, 5Stelle e Pd (unitamente al nuovo partito di Renzi che nascerà  tra poco) sosterrebbero insieme i candidati dell’ uno e dell’ altro in tutti i collegi uninominali in cui si vota al secondo turno, in modo da far perdere i candidati di Salvini.
Insomma, la nuova maggioranza Pd-5Stelle potrebbe utilizzare il risultato per dar vita ad una nuova legge elettorale, sì, maggioritaria, ma col doppio turno alla francese.
Una bella fregatura per Salvini.

(da Libero)

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INDOVINATE CHI ERA MINISTRO DEGLI INTERNI QUANDO SONO ARRIVATI I TRE “PRESUNTI” TORTURATORI LIBICI A BORDO DELLA SEA WACHT?

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

L’ULTIMA MISERABILE POLEMICA DEI SOVRANISTI   CHE FINISCE PER RITORCERSI CONTRO SALVINI

«Carola ha dato un passaggio anche a tre torturatori libici», titola oggi il Giornale.
Carola è ovviamente la comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete. I tre torturatori libici invece — scrive sempre il Giornale — “sarebbero” arrivati a bordo della nave capitanata da quella che Salvini ha definito in varie occasioni comunista viziata, figlia di papà , vicescafista, sbruffoncella, fuorilegge, pirata, traghettatrice di migranti, delinquente che ha tentato di ammazzare dei militari italiani, complice dei trafficanti.
Salvini e Giorgia Meloni non hanno perso tempo a rilanciare la notizia pubblicata da Chiara Giannini e a puntare il dito contro Carola Rackete e contro i parlamentari del PD che prima dello sbarco dei migranti erano saliti a bordo della nave della ONG tedesca.
«Non solo ha violato le leggi e speronato una motovedetta della Guardia di Finanza — scrive l’ex ministro dell’Interno su Facebook — Carola Rackete avrebbe scaricato in Italia tre immigrati accusati di violenze, stupri, sequestro, omicidio».
Notate come anche il leader della Lega usi il condizionale, evidentemente nemmeno lui ha la certezza che la notizia sia vera.
I “fatti” per come li racconta il Giornale sono questi: tre uomini (di cui il Giornale fa nome e cognome) sono accusati di «associazione per delinquere dedita alla gestione di un centro di prigionia illegale, associazione finalizzata a commettere una pluralità  di delitti, “quali tratta di persone, violenza sessuale, tortura, omicidio, sequestro di persona a scopo di estorsione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”».
Sempre secondo il giornale i tre sarebbero (condizionale) stati a bordo quando sono saliti Fratoiani, Orfini, Delrio e Magi. Motivo per cui Salvini si dice pronto a denunciarli, per cosa
La notizia è che in Libia i migranti sono torturati, stuprati e uccisi, Salvini se ne è accorto?
Non risulta infatti che ci siano indagini o contestazioni di reato a carico dei quattro parlamentari. Ed in effetti come potrebbe, al momento in cui i tre presunti (un po’ di garantismo non fa mai male) torturatori libici erano a bordo della Sea Watch non erano stati identificati.
Questo perchè le operazioni di identificazione avvengono dopo lo sbarco.
Nè i parlamentari nè Carola Rackete quindi potevano sapere chi fossero quei tre. Infatti il Giornale scrive che si è giunti all’arresto dei tre uomini solo dopo che «erano stati riconosciuti da alcuni migranti sbarcati il 7 luglio a Lampedusa dalla nave Mediterranea».
Lo sbarco dalla Sea Watch è avvenuto il 29 giugno, ammesso e non concesso che i tre presunti torturatori non fossero tra coloro che si erano gettati in mare ed erano sbarcati nei giorni precedenti quando la nave era al largo dell’isola. Se sono stati riconosciuti il 7 luglio significa che le forze di Polizia che hanno preso in carico tutti i migranti dopo lo sbarco non avevano ancora scoperto del loro passato.
Il fatto che siano stati riconosciuti dai migranti sbarcati da quella che Salvini definisce “nave dei centri sociali” rende la denuncia del Giornale e di Salvini ancora più ridicola. Chissà : se quei migranti non fossero sbarcati o fossero morti in mare magari i tre “torturatori” l’avrebbero fatta franca.
Un vero garantista, uno che ad esempio difende a spada tratta l’amico Gianluca Savoini o il compagno di partito Siri, dovrebbe sapere che un conto sono le accuse (gravissime in questo caso) un altro sono le sentenze.
Infine un piccolo appunto: Salvini chiede oggi spiegazioni al Viminale. Dovrebbe chiederle a sè stesso visto che quando i tre sono sbarcati e sono stati arrestati il ministro era lui.

(da “NextQuotidiano”)

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CASO DJ FABO: DUE ANNI FA SALVINI CHIEDEVA CHE FOSSE GARANTITA “LA LIBERA SCELTA”, OGGI E’ DIVENTATO CONTRARIO

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

IL SOLITO VOLTAGABBANA CHE SOSTIENE TUTTO E L’INCONTRARIO DI TUTTO SECONDO CONVENIENZA ELETTORALE

Dalla libera scelta alla contrarietà  al suicidio assistito. Le opinioni possono cambiare facilmente. Anche quelle del leader della Lega, Matteo Salvini.
Che sul caso di dj Fabo sembra aver cambiato idea dal febbraio del 2017 — quando Fabiano Antoniani morì in una clinica svizzera — ad oggi.
Quando la Corte costituzionale ha deciso di sentenziare per una storica apertura al suicidio assistito proprio con la sentenza sul caso di dj Fabo. Le idee possono cambiare da un anno all’altro, certo.
Ma il punto è che anche Salvini sembra aver dimenticato quali fossero le sue opinioni sul tema solo poco più di due anni fa.
Subito dopo la sentenza della Consulta, infatti, Salvini si è subito lanciato in un commento indubbiamente critico verso la decisione dei giudici: “Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge”. Una frase dalla quale si evince che l’opinione del leader leghista sul tema sia sempre stata la stessa. Ma così non è.
Salvini solo ieri sera ha sottolineato la sua posizione, commentando a caldo la sentenza: “Parliamo con i medici, parliamo con le famiglie, però la vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro”, sono le parole pronunciate a margine di un’iniziativa a Tavernelle, in Umbria, programmata in vista delle elezioni regionali del 27 ottobre.
Ma le dichiarazioni di Salvini di due anni fa, per l’esattezza del febbraio 2017, sembrano essere ben diverse.
Allora, subito dopo la morte di dj Fabo, il leader leghista invocava il diritto di scelta per ogni cittadino.
Lo dimostra, per esempio, anche un suo post su Facebook: “Dolore, rispetto e una preghiera per la morte, e per la nuova vita, di Dj Fabo. Garantire la libera scelta di ogni cittadino, ma soprattutto assicurare una vita dignitosa a chi invece vuole continuare a combattere e ai suoi familiari: questo dovrebbe fare un Paese serio, cosa che oggi l’Italia non è”.
Non c’è solo il post su Facebook. Salvini ha espresso quel concetto in più occasioni, anche durante una conferenza stampa in via Bellerio.
In quel caso diceva espressamente: “Rispettando la libertà  di scelta di ciascuno l’Italia oggi dovrebbe legiferare”. Quasi le stesse parole pronunciate dai giudici della Corte costituzionale. E, ancora, Salvini affermava: “L’Italia non è un paese civile. La libertà  di scelta assolutamente sì, quello che può fare un paese civile è aiutare economicamente” chi si trova di fronte a situazioni di questo genere.
Parole ben diverse, dunque, da quelle pronunciate ora. Dopo un’esperienza di governo e con una campagna elettorale in corso.

(da agenzie)

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I VERDI EUROPEI E IL M5S CHE E’ IN MANO A UNA SOLA PERSONA (CASALEGGIO)

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

IN EUROPA IL M5S HA FATTO RICHIESTA PER ENTRARE NEL LORO GRUPPO MA I VERDI SONO PERPLESSI: “E’ UN PARTITO AZIENDA”

Oggi il MoVimento 5 Stelle Europa incontrerà  i Verdi, veri vincitori delle elezioni europee 2019, per cercare di trovare un’intesa che permetta ai grillini di entrare nel loro gruppo dopo il clamoroso fallimento della strategia di alleanze con il primo che passa decisa dal Capo Politico Luigi Di Maio.
Tuttavia il co-presidente dei Verdi europei, l’eurodeputato Philippe Lamberts, interrogato sulle aspettative per l’incontro di oggi con il M5S, non sembra essere esattamente entusiasta della questione: “Incontreremo i cinque stelle e ascolteremo quello che hanno da dire. Le nostre preoccupazioni sul M5s sono note. Nonostante votino come noi su moltissimi temi, abbiamo a che fare con un’organizzazione che non è un partito, ma un’azienda nelle mani di una sola persona” e questo “non è in linea con i criteri democratici”.
“Abbiamo visto che il signor Casaleggio, il vero capo del partito — ha sottolineato Lamberts — si sente perfettamente a suo agio quando incontra Steve Bannon, che non è esattamente uno dei pensatori chiave dell’ideologia ‘verde’. Siamo molto sospettosi sull’organizzazione, anche se cooperiamo molto bene con le persone” nel Parlamento Ue.
Lamberts ha dimostrato anche di aver perfettamente compreso le dinamiche della politica italiana: “Se vogliamo una cooperazione strutturale” con il M5s “gli ostacoli devono essere rimossi. Dopo la fine della coalizione con la Lega, un importante ostacolo è stato eliminato. Ma voglio sottolineare che è stato tolto da Matteo Salvini, non da Luigi Di Maio, Davide Casaleggio, Beppe Grillo”.
E ancora: “Se Salvini non avesse tentato il suo colpo quest’estate, i M5s sarebbe ancora insieme alla Lega”, ha aggiunto.

(da “NextQuotidiano”)

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L’USO DEL CONTANTE IN ITALIA E IN EUROPA

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

NEL NOSTRO PAESE SI PAGA IN CONTANTI L’86% DEGLI ACQUISTI CONTRO UNA MEDIA EUROPEA DEL 78,8%

In Italia si paga in contanti l’86% degli acquisti. In Europa la quota di pagamenti cash si ferma al 78,8%.
Questi sono i numeri che deve affrontare chi oggi propone la guerra al contante e le detrazioni per chi paga con il bancomat e con la carta di credito.
Mentre il resto del mondo ha già  ampiamente raggiunto la frontiera dei pagamenti con app e telefonini, con addirittura l’Africa subshariana saltata direttamente dal baratto al mobile payment, qui da noi ancora si discute di cash e carte di credito.
Nel Paese degli oltre cento miliardi di evasione, almeno dal 2002 si prova a mettere mano alla questione, con una schizofrenica altalena di innalzamenti e abbassamenti delle soglie all’uso del contante.
Spiega oggi Repubblica che dal 2002 al 2016 la soglia “generale” al contante è stata modificata per otto volte (l’ultima, l’innalzamento da 1000 a 3000 euro targato Renzi) e potevano essere nove in caso di governo gialloverde ancora in piedi («Fosse per me — la dichiarazione dell’allora ministro degli Interni Salvini — non ci sarebbe alcun limite ai contanti. Ognuno sia libero di spendere come e quanto vuole»).
Un ciclico allentamento delle soglie, in barba agli altrettanto periodici allarmi di Bankitalia: «Il contante — si leggeva, ad esempio, in un rapporto dell’Unità  di informazione finanziaria di Palazzo Koch — offre opportunità  per la corruzione e l’evasione fiscale». Concetto rafforzato un anno fa dall’indagine, sempre di Bankitalia, su 6810 Comuni, che dimostra come ogni 2 milioni in più di versamenti cash, i reati della criminalità  organizzata crescano.
Senza contare l’attuale giungla di limiti diversi per professionisti, famiglie e imprese: sono 17, dai 15 mila euro per gli acquisti degli stranieri ai 1000 per le rimesse dei money transfer, con in mezzo le regole sui pagamenti di pensioni, stipendi, affitti, tracciabilità  delle detrazioni fiscali.
Un mare magnum dove sguazza, appunto, l’evasione fiscale.
Proprio ieri l’Osservatorio Assofin-Nomisma-Ipsos-Crif, ha certificato che nel 2018 in Italia il numero di transazioni con moneta elettronica è cresciuto del 6,8%: «Ma l’Italia è ben al di sotto della media Ue e nel rapporto tra il valore delle transazioni e il Pil, si posiziona al 24° posto su 28 Paesi».

(da agenzie)

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SARA’ UN FRIDAYS FOR FUTURE SENZA PRECEDENTI: 160 CITTA’ IN ITALIA, 27 PAESI IN PIAZZA

Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile

SI PREVEDE UNA MAXI ADESIONE

Sciopero per il clima, si replica. In 160 città  italiane, giovani (e meno giovani) scendono in piazza per chiedere a governi e imprese azioni forti e immediate contro la crisi climatica.
È la terza volta che il movimento Fridays For Future, ispirato dall’attivista 16enne Greta Thunberg, organizza uno sciopero globale: la versione maxi di quelli che dall’inizio dell’anno si tengono ogni venerdì in tante città  del mondo, grandi e piccole.
E per rispondere a questa mobilitazione, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S) ha annunciato che il governo presenterà  il suo decreto ambiente il 3 ottobre.
Sarà  un decreto legge, cioè un provvedimento urgente, e non un semplice disegno di legge. Perchè, ha spiegato Costa “se c’è un’emergenza climatica, c’è anche un’emergenza legislativa”.
Il primo Global Strike sul clima è stato il 15 marzo, il secondo il 24 maggio.
Ma stavolta, il movimento ha fatto le cose in grande. Ha indetto una settimana intera di manifestazioni, dal 20 settembre al 27, la #WeekForFuture.
Venerdì scorso si è cominciato con cortei e presidi in 130 Paesi e quattro milioni di persone in piazza (secondo gli organizzatori). Per il resto della settimana, ci sono stati eventi di tutti i tipi: convegni, concerti, pulizie di spazi pubblici, sit-in, performance.
Il programma di massima è comune in tutte le città . Corteo e comizio in centro alla mattina, dalle 10 alle 13. Poi, ogni comitato locale può organizzare iniziative particolari.
Le richieste del movimento a livello nazionale sono quelle di sempre: abolizione dei sussidi alle fonti fossili, dichiarazione di emergenza climatica da parte del governo e degli enti locali (oggi l’ha dichiarata il Comune di Roma), decarbonizzazione dell’economia, giustizia climatica per i popoli più esposti.   Poi, ogni comitato locale porterà  le proprie battaglie: a Milano si chiederà  al Comune di ridurre il consumo del suolo, a Napoli ci sarà  un focus su rifiuti e roghi, a Roma si parlerà  di trasporto pubblico e piste ciclabili.
“La sensazione è che domani supereremo la partecipazione delle volte precedenti – spiega Vincenzo Mautone di FFF Napoli -. Per strada, sugli autobus, sentiamo gli studenti che parlano dello sciopero, che si organizzano per andarci”.
Per Francesca Travaglino, romana, “siamo cresciuti tantissimo. Al primo sciopero per il clima a Roma eravamo 12, per lo più adulti. Col tempo il movimento è cresciuto attraverso le assemblee, sono arrivati sempre più ragazzi”.
“Non ho avuto nessuna difficoltà  stavolta ad organizzare l’evento – racconta Miriam Martinelli, milanese -: I giovani oramai fanno da soli, arrivano in autonomia. Andremo in piazza tantissimi e determinati”.
Il ministro dell’Istruzione, il pentastellato Lorenzo Fioramonti, nei giorni scorsi ha mandato una circolare ai presidi invitandoli a giustificare gli studenti che andranno alle manifestazioni. La cosa ha suscitato molte critiche da parte delle opposizioni. Il movimento ha apprezzato, ma ha chiesto anche al ministro di fare qualcosa di concreto: soprattutto, inserire nei programmi lo sviluppo sostenibile e i danni delle fonti fossili.
Numerosi presidi hanno concordato con gli studenti di partecipare alle manifestazioni con uno striscione del proprio istituto, per dimostrare l’adesione dell’intera scuola. La preside del liceo Orazio di Roma ha dichiarato per l’istituto lo “stato di emergenza climatica” per giustificare gli studenti.
L’Università  di Genova aderisce allo sciopero. Nei cortei ci saranno anche le ong ambientaliste, Slow Food e Coldiretti.

(da agenzie)

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