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I FATTORI DECISIVI DEL VOTO IN EMILIA-ROMAGNA: AFFLUENZA ALTA E VOTO DISGIUNTO

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

IL PRECEDENTE DELLE REGIONALI NEL LAZIO DOVE IL 15% DEI VOTI PER ZINGARETTI PROVENIRONO DAL VOTO DISGIUNTO

L’affluenza sarà  decisiva nel voto in Emilia-Romagna. Nel 2014 alle urne si presentarono 1 milione e 300 mila persone, pari al minimo storico del 37,7 per cento. È certo che nel voto del 26 gennaio l’affluenza tornerà  a salire e che proprio il numero dei votanti sarà  decisivo per l’esito della contesa tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni.
Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Lorenzo Giarelli racconta perchè:
“Il 37 per cento del 2014 era figlio di un altro mondo —spiega Roberto Weber, presidente di Ixè —ed era un segnale di disagio che il gruppo dirigente del centrosinistra non colse affatto. Oggi credo che sia ragionevole una stima superiore al 65 per cento”. Tra chi prega per un’affluenza alta c’è soprattutto Stefano Bonaccini, almeno secondo Antonio Noto (Noto Sondaggi): “Un dato alto favorirebbe più il centrosinistra, perchè se il centrodestra dovesse vincere credo lo farà  soprattutto grazie a quei delusi di sinistra che sceglieranno di rimanere a casa”.
Da considerare, però, saranno anche le zone geografiche in cui crescerà  maggiormente l’affluenza. Secondo gli istituti di ricerca, la Regione è infatti divisa in aree ben distinte: “Nei grandi centri come Bologna o Modena —spiega Noto —il centrosinistra è avanti, mentre l’area che confina con la Lombardia guarda a destra. La parte contendibile è sostanzialmente quella della Romagna”.
E poi c’è il voto disgiunto, ovvero la possibilità  di dare la preferenza a una lista e di votare il candidato governatore di un’altra lista. È possibile in Emilia-Romagna ma non in Calabria.
Ma c’è anche un precedente:
In una contesa così risicata, però,anche un paio di punti potrebbero essere preziosi. Il precedente, ben augurante per il centrosinistra, lo ricorda Weber e risale al 4 marzo del 2018, quando insieme alle Politiche nel Lazio si sceglieva anche il nuovo governatore: “Il 15 per cento dei voti incassati da Nicola Zingaretti, ovvero 150.000 voti, non erano collegati alle liste che lo sostenevano”. Conseguenza quindi di alcuni voti dati soltanto al segretario —senza specificare alcuna lista —ma anche di una buona quota di voto disgiunto: due elementi che ora potrebbero tornare comodi anche a Bonaccini.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ IL VOTO DISGIUNTO PUO’ DECIDERE LE ELEZIONI IN EMILIA-ROMAGNA

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

SECONDO L’ISTITUTO CATTANEO STAVOLTA IL VOTO DISGIUNTO POTREBBE TOCCARE IL 3-4% ED ESSERE DECISIVO… RIGUARDERA’ NON SOLO ELETTORI GRILLINI, MA ANCHE DI FORZA ITALIA E SINISTRA ESTREMA

Il voto disgiunto può decidere le elezioni in Emilia-Romagna. Mentre alcuni eletti del M5S hanno dichiarato che sceglieranno di votare la lista dei grillini e Stefano Bonaccini come governatore, Silvia Bignami su Repubblica spiega che a differenza del solito stavolta ci può essere una percentuale alta di chi sceglie questa possibilità :
«Stavolta – assicura il politologo del Cattaneo Marco Valbruzzi – il disgiunto può valere il 3-4%. E decidere il vincitore».
Non è sempre stato così. Più tecnicismo da addetti ai lavori che strumento di massa, il disgiunto non ha mai superato l’1-2%.
Stavolta però il Cattaneo registra «più disponibilità  a muoversi. Soprattutto dell’elettorato grillino». E infatti il M5S, che corre con Simone Benini e senza possibilità  di vittoria, ci pensa da giorni.
«Occhio elettori 5 Stelle – ha scritto sui social l’ex capogruppo in Regione Andrea Bertani – Abbiamo due cartucce in mano. Una è per scegliere il presidente, l’altra per scegliere la lista. Chi usa la prima cartuccia per fermare la Lega fa bene». Cioè fa bene a votare Bonaccini, per evitare di «fare opposizione ai citofonisti compulsivi».
Altri 5 Stelle, come l’ex eletta Raffaella Sensoli e il vicepresidente del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo, hanno già  dato lo stesso consiglio. Un gruppo di attivisti bolognesi, tra cui il grillino storico bolognese Filippo Boriani, spingono sul disgiunto. C’è chi pensa che persino Massimo Bugani, contrario alla corsa del M5S, potrebbe esser tentato da questa strada. E non è tutto.
«Al disgiunto potrebbe ricorrere anche una piccola parte di elettori di Forza Italia e di sinistra radicale – secondo Valbruzzi – I primi, secondo le nostre stime, più dei secondi, perchè il loro voto è meno ideologico. E perchè la sinistra estrema considera la forza di Salvini il prodotto delle colpe del Pd, dunque è meno incline a votare Bonaccini» spiega il politologo.

(da “NextQuotidiano”)

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MARCO TRAVAGLIO INVITA AL VOTO DISGIUNTO IN EMILIA-ROMAGNA

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

“CHI NON VOTA BONACCINI VOTA SALVINI, POI NON LAMENTATEVI”… “IL M5S NON DOVEVA PRESENTARSI IN EMILIA-ROMAGNA E IL CALABRIA, SE FOSSE VIVO GIANROBERTO CASALEGGIO NON AVREBBE FATTO QUESTO MADORNALE ERRORE”

Marco Travaglio oggi sul Fatto critica il MoVimento 5 Stelle per la decisione di presentarsi alle elezioni in Emilia-Romagna e Calabria e dice che Gianroberto Casaleggio avrebbe preso la decisione di ritirare il simbolo senza aprire consultazioni su Rousseau, a differenza di quello che hanno fatto il figlio Davide e Luigi Di Maio.
“Inutile ripercorrere qui gli errori commessi da 5Stelle e centrosinistra l’un contro l’altro armati. Di Maio aveva lanciato le candidature civiche giallo-rosa. Poi però si è subito arreso dopo l’Umbria, senza pensare che con più tempo e candidati più noti —tipo Callipo in Calabria —le chance di vittoria sarebbero aumentate. I guastatori renzian-calendiani e le beghe locali hanno fatto il resto. Con la ciliegina sulla torta di Casaleggio jr. che ha messo ai voti su Rousseau una scelta che il padre avrebbe fatto da solo: ritirare il simbolo in attesa di tempi migliori.
Ma ora la frittata è fatta e gli elettori non intruppati nella Lega e nel Pd che vogliono mandare nei consigli regionali i propri rappresentanti e, al contempo, evitare alle due regioni e poi all’Italia di cadere nelle grinfie degli squadristi, hanno una sola opzione: il voto disgiunto. Sulla scheda l’elettore può barrare due caselle: una lista e un aspirante presidente. Non ci vuole Nostradamus per sapere che in Emilia Romagna il governatore sarà  Bonaccini o Borgonzoni e in Calabria Callipo o Santelli.
Poi spiega che chi non vota Bonaccini e Callipo vota Salvini:
Invece, per i consiglieri regionali, contano i voti di lista. Chi vota 5Stelle (o FdI) e non vuole regalare i pieni poteri a Salvini con quel che resta di B., può scegliere la propria lista e, come governatore, Bonaccini o Callipo. Per il secondo —persona perbene e nuova alla politica —non occorre neppure turarsi il naso. Per il primo sì: molte ragioni avrebbero consigliato un candidato di discontinuità . Ma, a proposito di nasi, tra una puzzetta e una cloaca c’è una bella differenza. Chi non vota Bonaccini e Callipo vota Salvini.
Il voto disgiunto però non è possibile in Calabria, ma soltanto in Emilia-Romagna.

(da “NextQuotidiano”)

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LA BORGONZONI CONCLUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE DICENDO CHE BONACCINI ODIA CANI E GATTI, SAPENDO DI DIRE IL FALSO MA IN LINEA CON TUTTE LE CAZZATE CHE HA RACCONTATO

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

L’ULTIMA BUFALA   DI UNA POLITICA DA BAR

Una volta si usava la locuzione ‘politica da bar’. Ora, nel nuovo Millennio, la definizione più adatta sembra poter essere ‘politica da zoo’.
Capita sempre più spesso, infatti, che molti rappresentanti di partito — candidati o meno — decidano di utilizzare le foto in compagnia dei loro amici a quattro zampe per strappare teneri like social.
Lo fanno tutti, da destra a sinistra, quasi senza eccezioni. Poi c’è chi decide addirittura di chiudere con questo tema la propria campagna elettorale, accusando anche il rivale di odiare cani e gatti. Lo ha fatto la candidata leghista in Emilia-Romagna: A poche ore dal silenzio elettorale, ecco la bufala Borgonzoni contro Stefano Bonaccini.
Erano le 23.28 di venerdì sera, a 32 minuti dallo scoccare della mezzanotte che segna l’inizio del silenzio elettorale in vista del voto di domenica 26 in Emilia-Romagna (e anche in Calabria).
Sulla pagina Facebook ufficiale di Lucia Borgonzoni, compare un post con tanto di collage-foto che vede lei alle prese con una serie di scatti abbracciata a cani e gatti, mentre dall’altra parte c’è un Bonaccini con la faccia perplessa e con il simbolo del PD stampato in fronte.
Il tutto accompagnato, a margine, da una scritta: «Non ditelo a Bonaccini che pensa che siano ridicolo cani e gattini». Mentre il post social è lanciato così: «Non ditelo a Bonaccini del PD che si innervosisce! Viva i nostri amici a 4 zampe, certi non sanno che gioia e che tranquillità  possano dare», con tanto di emoji di un gatto e un cane. Ovviamente questa presa di posizione è una bufala Borgonzoni.
Come ricorda anche bufale.net, infatti, non è vero che il candidato del Centrosinistra in Emilia-Romagna odia gli animali (e, nello specifico, cani e gatti).
Il tutto è nato da una polemica dei giorni scorsi (era il 19 gennaio), quando sempre la candidata leghista attaccava per lo stesso motivo il suo rivale elettorale. E allora arrivò la replica dello stesso Bonaccini.
Il presidente uscente della Regione Emilia-Romagna, infatti, aveva criticato solamente questo abuso di foto in compagnia di animali (e cibo) fatto dalla sua rivale (e da Matteo Salvini) per creare empatia con i cittadini. Lui non odia affatto gli animai, dato che ha un cane (e ha avuto quattro gatti) e chiedeva di affrontare una propaganda elettorale facendo proposte agli emiliano-romagnoli, non cercando queste scorciatoie social. Forse è stata presa troppo alla lettera la definizione aristotelica dell’uomo come politikòn zà’on.

(da “NextQuotidiano”)

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PARLA LA VEDOVA DI PANSA: “BASTA SPECULAZIONI, GIAMPAOLO NON HA MAI VOTATO PER LA DESTRA”

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

POI SPIEGA IL MOTIVO PER CUI HA SCRITTO “IL SANGUE DEI VINTI”

Le polemiche sono nate (anzi, tornate a rifocillare le bocche tracotanti di odio) dopo la sua morte. Domenica 12 gennaio, Giampaolo Pansa ci ha lasciati per colpa di una diverticolite che, poi, è degenerata provocando altri danni al suo fisico.
E con il suo decesso sono tornate in auge le accuse nei suoi confronti per aver scritto quel libro, ‘Il sangue dei vinti’, in cui racconta la sua versione dei fatti su alcuni ‘crimini’ commessi dalla Resistenza durante gli anni della Liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti.
Ora, a due settimane dalla sua dipartita, è la vedova a prendere la parola, rispedendo al mittente le accuse.
«È abbastanza vergognoso insultare una persona che non può più rispondere. Mi chiedo quale umanità  portino dentro. Sono cose che qualificano chi le dice — ha detto Adele Grisendi rispondendo alle domande di Aldo Cazzullo de Il Corriere della Sera -. Hanno scritto volgarità : che non sapeva fare il suo lavoro, che scriveva male. Suvvia, come si può dire che Pansa scrivesse male?».
Ma le polemiche, come al solito, si spostano sulla politica. In molti, infatti, hanno sottolineato il ‘riposizionamento’ di Giampaolo Pansa da sinistra a destra.
La vedova sottolinea come lui non abbia mai votato (neanche una volta) a destra nelle sua vita.
Negli ultimi anni, infatti, si era disamorato di come il mondo della politica italiana si era trasformato e per questo motivo aveva deciso di non esprimere più preferenze elettorali. Ma la destra non c’entra dato che, come sottolinea Adele Grisendi, lui scrisse un libro su Matteo Salvini con un titolo che non era affatto criptico: ‘Il dittatore’.
«Proprio perchè era un uomo di sinistra sentiva il dovere di raccontare tutto quello che era accaduto in Italia durante e dopo la guerra — prosegue Adele Grisendi -. Guerra civile, come ormai la chiamano quasi tutti. Io so perchè nel 2003 è stato fatto Il sangue dei vinti».
La spiegazione è che Giampaolo Pansa pensava che a 58 anni dalla Liberazione (data in cui decise di pubblicare il suo libro tanto contestato) fosse arrivato il momento di sottolineare anche quelli che sono stati alcuni crimini commessi dai vincitori. Insomma, un testo post-ideologico.

(da agenzie)

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LE SARDINE NON SONO UN PARTITO QUANDO PRENOTANO LA PIAZZA DI BIBBIANO, MA LO SONO QUANDO ANNUNCIANO IL SABATO AL PAPEETE

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

DUE PESI E DUE MISURE, POI DICONO CHE LA GENTE PERDE FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI

Due pesi e due misure per le sardine.
Queste ultime avevano annunciato un evento di chiusura della campagna elettorale al Papeete, una sorta di luogo simbolo della narrazione politica di Matteo Salvini. Dalla spiaggia di Milano Marittima, infatti, il leader della Lega, in agosto 2019, aveva fatto cadere il governo, picconando definitivamente l’alleanza con il Movimento 5 Stelle. La Questura di Cervia, tuttavia, ha negato il permesso per la manifestazione delle sardine, «perchè rientra nei termini di un comizio elettorale di propaganda diretta o indiretta».
Un atteggiamento che sorprende, secondo il fondatore del movimento Mattia Santori, se si guarda soprattutto a quanto accaduto qualche giorno fa, il 23 gennaio, in occasione della doppia manifestazione a Bibbiano.
In quel caso, i rappresentanti delle sardine erano stati scaltri a prenotare piazza della Repubblica (quella più grande e centrale) prima dei rappresentanti della Lega che avrebbero voluto concentrare un evento importantissimo nella piazza della città  simbolo della loro propaganda degli ultimi tempi, quella — per intenderci — dell’inchiesta sulle presunte irregolarità  nell’affidamento dei minori.
Ma le autorità  avevano chiesto loro di fare un passo indietro e permettere alla Lega di svolgere in piazza della Repubblica la propria manifestazione, dal momento che un partito che si presenterà  alle elezioni avrebbe la precedenza rispetto a un movimento che, invece, non ha il proprio simbolo sulle liste elettorali.
Il caso in specie, invece, non è stato considerato per quanto riguarda la manifestazione del bagno al Papeete organizzato da Mattia Santori & co.
«Ci dispiace solo perchè il Comune di Cervia ci aveva dato una gran mano a organizzare e a gestire — ha detto il numero uno delle sardine -. Dopo che ci è stata tolta la piazza di Bibbiano e dopo che non ci è stata data la formula della manifestazione culturale a Bibbiano perchè non eravamo un partito, oggi scopriamo che invece non è così: oggi siamo considerati un partito».

(da “NextQuotidiano”)

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L’ARMA CERCA IL CARABINIERE CHE HA CONTATTATO LA SIGNORA BIAGINI PER CONTO DELLO STAFF DI SALVINI PER LA SCENEGGIATA SUL “TUNISINO SPACCIATORE”

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

“VOGLIAMO VEDERCI CHIARO”: SI VUOLE CHIARIRE IL SUO RUOLO E SE E A CHE TITOLO AVREBBE FATTO DA TRAMITE

Giovedì scorso la signora Anna Maria Biagini ha detto   di essere stata avvertita dallo staff della Lega dell’arrivo del Capitano: «martedì ho ricevuto una telefonata dal maresciallo dei Carabinieri che mi ha detto che sarei stata avvisata del suo arrivo da un collaboratore di Salvini. Si fidava ciecamente di me perchè sapeva che ho tutto in mano sulla situazione dello spaccio in quartiere, foto e prove».
Il maresciallo in questione presumibilmente è quello citato dalla donna durante la sua passeggiata con il leader leghista dove la signora spiega che è il suo punto di riferimento per le denunce relative allo spaccio di droga.
Rimane da chiarire a che titolo un militare dell’Arma si sia fatto coinvolgere in un’operazione di propaganda con diretta su Facebook e giornalisti al seguito.
La signora Biagini spiega «pensavo che ci sarebbe stato solo un colloquio con Salvini, poi è stato lui a trasformarlo in un evento pubblico».
In un’intervista a TPI la signora Biagini sostiene di non aver portato lei   Salvini sotto casa della famiglia tunisina: «non l’ho portato io è lui che ha deciso, mi ha soltanto chiesto dove poteva abitare, e io ho risposto».
Nel video (intorno al minuto 17:40) però si sente la donna dire che uno degli spacciatori abita al primo piano indicando il palazzo. A quel punto Salvini chiede «spacciatore tunisino, ma è regolare? C’è il nome sul citofono?» ed è sempre la signora Biagini a fare il cognome della famiglia di presunti spacciatori e a indicare quale campanello suonare.
Ora però l’Arma dei carabinieri vuole vederci chiaro.
Scrive il Corriere di Bologna che l’Arma verificherà  se il contatto c ‘è stato, chi è il maresciallo tirato in ballo e a quale titolo abbia sentito la signora.
Che nel video pubblicato dalla pagina facebook di Salvini fa un nome (a partire dal minuto 12), precisando che è quello del maresciallo Madonno: “Qua segnalo al maresciallo Madonno quello che cà pita…”
on è ovviamente detto che si tratti della stessa persona di cui la signora Biagini ha parlato alla Stampa.

(da “NextQuotidiano”)

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LA NOTIZIA NON SARA’ SE SALVINI VINCERA’ IN EMILIA-ROMAGNA MA SE PERDERA’, ANCHE SE NESSUNO LO DICE

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

UN ANNO FA ALLE EUROPEE IN EMILIA-ROMAGNA IL SEDICENTE CENTRO-DESTRA ERA IN VANTAGGIO DI 6 PUNTI, SE BONACCINI VINCESSE CON IL VOTO DISGIUNTO REALIZZEREBBE UN’IMPRESA IN UNA SOCIETA’ INTOSSICATA DALL’EGOISMO E DALL’ODIO… CHE PENA QUEI REAZIONARI CHE COMBATTONO I COMUNISTI ORA CHE NON CI SONO PIU’, CHISSA’ DOVE ERANO QUANDO NOI PRENDEVAMO SPRANGATE… ORA VOTANO LEGA PERCHE’ QUALCUNO PISCIA PER STRADA, IL MASSIMO DELLA RIVOLUZIONE SOVRANISTA: DIFENDERE I CONFINI DEL MURETTO DI CASA

Leggiamo in queste ore proclami di vittoria, preoccupazioni di sconfitta, come se l’esito del voto in Emilia-Romagna dovesse sconvolgere l’universo: non cambierà  nulla, la storia insegna che i criminali restano tali, gli onesti non diventano rapinatori e gli ignoranti non diventano colti all’improvviso.
L’unica nota di cronaca rilevante potrebbe essere giusto che Bonaccini, grazie al voto disgiunto, vincesse, recuperando i sei punti di svantaggio rispetto al centrodestra delle Europee di un anno fa.   In tal caso il merito andrebbe al fatto di avere ben governato la Regione e soprattutto all’impatto delle sardine che hanno movimentato un appuntamento elettorale dall’esito scontato.
Invece di interrogarsi sul cosa accadrà  al governo in caso di vittoria del centrodestra (nulla) i media farebbero bene a chiedersi cosa succederebbe in caso di sconfitta di Salvini (molto).
Non vincere con quel vantaggio o addirittura perdere per il leghista sarebbe l’inizio del declino (a vantaggio della Meloni, non fatevi illusioni).
Di Maio ha fatto il possibile per far perdere la coalizione di governo e ha tolto il disturbo un attimo prima, come quei basisti che non vogliono partecipare alla rapina in banca che hanno organizzato.
Risultato quasi scontato? Non è detto, tutto è possibile nel Paese che riesce a portare al governo tre megalomani di seguito (Berlusconi, Renzi, Salvini) con il contorno di mezze calzette, dando loro   a turno percentuali stratosferiche nel giro di pochi anni, salvo bocciarli poco dopo.
Schizofrenia politica di un elettorato che rappresenta una società  involuta e sempre più chiusa nel suo “particulare” (leggi egoismo).
Leggevo un paio di giorni l’articolo di un quotato giornalista che ha seguito per una giornata Salvini e parlato con i suoi elettori: mi è rimasto impressa la motivazione di una elettrice la cui unica preoccupazione e motivazione al voto per la Lega è perchè nella strada dove abita “qualcuno piscia contro il muro”, quindi “non c’e’ sicurezza”.
Non importa che diminuiscano rapine, furti e scippi, il problema è il muretto vicino a casa sua, quella “percezione” di insicurezza derivante dall’espletamente urgente di un bisogno fisiologico.
Dalla destra “alternativa al sistema” degli anni missini siamo passati all’alternativa al pisciatoio pubblico, un grande passo avanti, non c’e’ che dire.
Sempre nella tipologia sovranista ecco chi sacramenta contro “i comunisti” (che non esistono più) e per una volta lasciamo perdere i razzisti che odiano gli immigrati.
Personaggi anche attempati e livorosi che hanno manifestato in tarda età  il loro “anticomunismo” dopo esserci sincerati che in giro non ve ne fossero più.
Chissà  dove erano negli anni 70-80 quando   noi, giovani di destra,   ci aspettavano sotto casa per sprangarci o quando a scuola facevamo politica contrastando avversari finiti nelle Brigate Rosse, o quando ci incendiavano i centri librari o quando questi “rivoluzionari” venivano ai comizi stando a distanza sotto i portici facendo finta di guardare le vetrine (massimo esempio di coraggio militante).
Badate bene, questi soggetti oggi non odiano tanto i comunisti inesistenti ma piuttosto tutto quanto sa di socialità , solidarietà , umanità , comunità .
Chiunque aiuta i più deboli è un nemico perchè tutti devono essere marci come loro, razzisti come loro, egoisti come loro, evasori come loro, furbetti come loro.
Il reddito di cittadinanza, salvare i profughi, aiutare i senzatetto? Non gliene frega un cazzo, possono anche morire di stenti o annegati, questi vivono solo per se stessi: per loro solo diritti per gli altri solo doveri.
E’ la logica dei clan mafiosi, del “Cucchi era un tossico ” salvo sniffare cocaina , della ragazza violentata “perchè se l’e cercata” salvo che il violentatore non sia un africano, dei sindacati che devono sparire salvo correre ai patronati quando devono farsi fare i conteggi, dello schifo delle puttane per strada salvo andare a prostitute nigeriane. della “famiglia Barilla” a messa la domenica salvo rinnegare Cristo ogni giorno.
Vince l’egoismo nella società , si propaga liberamente l’odio senza muovere un dito e la politica vive istigando all’odio sociale e razziale.
Che volete che sia l’elezione in Emilia-Romagna di fronte a un Paese allo sfascio.

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I PROPRIETARI ITALIANI DEL NEGOZIO INDICATO DA SALVINI COME SEDE DELLO SPACCIO ORGANIZZANO #IOSPACCIOCAFFE’

Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile

LA REAZIONE DEI TITOLARI: UN EVENTO PUBBLICO PER DIMOSTRARE CHE NON SI SPACCIA: “DOMENICA CAFFE’ E CIOCCOLATA GRATIS A TUTTI, SIAMO GENTE CHE LAVORA E ILLUMINIAMO UN ANGOLO BUIO DELLA CITTA'”

Nella giornata di ieri, vi abbiamo parlato della storia di Matteo Salvini che, in tour elettorale a Modena, si era recato in un negozio di viale Crispi (al civico numero 38) per segnalare — su istigazione dei residenti dell’area, o meglio di alcuni di loro — una presunta attività  di droga all’interno dello stesso esercizio commerciale.
Nel video veniva dichiarato che nel negozio c’erano nigeriani che spacciavano, che il luogo era già  stato oggetto di un servizio di Striscia la Notizia e che le autorità  cittadine sarebbero dovute intervenire per fare qualche chiusura e per compiere qualche operazione di sicurezza.
Tuttavia, vi abbiamo anche raccontato che i titolari delle mura del negozio e dell’attività  sono italiani e che lo stesso esercizio commerciale di Modena è oggetto di una operazione di compravendita.
Pertanto, il video di Matteo Salvini — che ha dato origine all’equivoco sulla proprietà  e sulle attività  illecite che vengono compiute al suo interno — avrebbe danneggiato i titolari della struttura. A tal punto che questi ultimi si sono già  rivolti a un legale per tutelare la propria immagine.
Del resto, non è l’unica attività  a cui i proprietari si sono dedicati.
Domenica 26 gennaio, quando a Modena come in altre città  dell’Emilia-Romagna si andrà  a votare per le elezioni regionali, l’Openshop 24 ha organizzato un evento aperto al pubblico che si intitola #iospacciocaffè.
I titolari offriranno il caffè a tutti (a partire dalle ore 10) e la cioccolata calda ai bambini.
Nella descrizione dell’evento che è stato pubblicato anche su Facebook, i titolari dell’iniziativa hanno affermato: «Vogliamo mostrare a tutti che: crediamo nel lavoro, crediamo nel dialogo e nel confronto tra le persone, cerchiamo di illuminare uno degli angoli più bui della città , siamo convinti che le strade siano di chi le abita e le vive, e — infine — non spacciamo droga!».

(da agenzie)

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