Destra di Popolo.net

LA CANDIDATA DELLA BORGONZONI E LA BALLA DELL’INVASIONE DI BAMBOLE TRANS SE VINCE BONACCINI

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

PUBBLICA LA FOTO DI BAMBOLOTTO CHE SECONDO IL DAILY MAIL SAREBBE STATA TROVATA IN SIBERIA (E PRODOTTA IN CINA) E CHE NON C’ENTRA UNA MAZZA CON L’EMILIA ( AL MASSIMO CHIEDA SPIEGAZIONI A PUTIN)

Alla Lega e a Fratelli d’Italia non basta lo spauracchio di Bibbiano per convincere gli elettori a votare per Lucia Borgonzoni.
Ecco allora che si torna sui classici: il gender. Perchè, garantiscono alcuni candidati, in caso di vittoria di Stefano Bonaccini il gender trionferà  in Emilia-Romagna e sarà  la fine della società  occidentale e della famiglia naturale così come la conosciamo.
Ad aprire le danze è Laura Spaggiari, candidata con “PER-Progetto Emilia-Romagna”, una lista civica tutta rosa fluo che sostiene la candidatura della senatrice leghista. «Amici — scrive su Facebook — sareste d’accordo se all’asilo il vostro bambino giocasse con una bambola come questa, studiata per creare confusione nei nostri figli?». Allegata al post c’è una foto eloquente: una bambola “transgender” con codini, vestitino e genitali maschili.
Un chiaro esempio di educazione “gender” «uno schifo di ideologia del PD e dei 5S, e nella nostra Regione, grazie a loro, fino ad oggi ha regnato».
Se non fosse che la temibile bambola “transgender” non ha nulla a che fare con Bonaccini o l’Emilia-Romagna in genere.
La notizia del ritrovamento del reperto di ideologia gender arriva dal Daily Mail (notoriamente non una fonte affidabile) che dice che l’esemplare in questione sarebbe stato fotografato da una mamma sconvolta in Siberia (Russia) e che la bambola sarebbe stata prodotta in Cina.
La cosa ancora più interessante è che nella versione del tabloid britannico la bambola non è stata commercializzata come “transgender” ma come un normalissimo bambolotto.
Anche perchè nonostante i numerosi allarmi lanciati in questi anni non risulta che esista una linea di bambole “transgender”. Che il Gender voglia omosessualizzare i nostri figli (le bambine, per la precisione, visto che è venduta un gioco “da bambina”) a loro insaputa? E che c’entra l’Emilia-Romagna con la Russia di Putin?
Più sul pezzo (almeno geograficamente) Priamo Bocchi, candidato per Fratelli d’Italia, che sostiene che sostiene che grazie alla legge 15/2019 approvata ad agosto   «la regione Emilia Romagna promuove l’educazione gender nelle scuole e diventa un bancomat per le associazioni LGBT».
La legge per la verità  — così come tante altre — non promuove nessuna “educazione gender” ma si tratta di una norma contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità  di genere con la quale la Regione riconosce il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e si impegna e favorire una cultura del rispetto e della non discriminazione.
Ma non ci sono solo i valorosi candidati del centrodestra a lottare contro il demone dell’ideologia gender.
Il Comitato No Gender Provincia di Ravenna ha voluto scrivere una lettera aperta agli elettori cattolici in vista delle elezioni del 26 gennaio. Nel comunicato si informano i veri credenti che «la Legge Regionale sull’omontransnegatività , ed in particolare la parte inerente all’ideologia gender, è incompatibile con la fede cristiana».
La legge è la stessa citata sopra, non si capisce quale sia la parte “inerente all’ideologia gender” forse quella in cui la Regione si impegna in «attività  di formazione e aggiornamento del personale docente diretta a favorire inclusione sociale, superamento degli stereotipi discriminatori, prevenzione del bullismo e cyberbullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità  di genere».
Un passaggio questo che per i combattenti del gender viene letto così: «viene istituzionalizzata l’ideologia gender o identità  di genere, con il rischio che in futuro le parole maschio e femmina possano venire considerate degli stereotipi discriminatori». Il rischio ovviamente è inesistente, così come non c’è alcuna “negazione del dato biologico oggettivo”, semmai si va oltre il mero dato biologico.
Tra l’altro subito dopo in un impeto di confusione gender si sottolinea: «Considerato che come cattolici, crediamo che l’uomo sia stato creato a immagine di Dio, maschio e femmina», il che apre molte possibili discussioni sul fatto che Dio sia contemporaneamente maschio e femmina (lasciamo perdere che nella Bibbia sia Adamo ad essere creato a immagine e somiglianza di Dio e non Eva).
Davide Solaroli, già  candidato sindaco per il centrodestra a Lugo di Romagna e consigliere comunale d’opposizione, suggerisce invece di votare per chi promette «la fine dell’indottrinamento dell’ideologia gender e dell’abrogazione di leggi ideologiche» ma al tempo stesso scrive «vorrei progetti ed iniziative in ambito educativo ispirati alla teoria dell’indifferentismo sessuale e della fluidità  di genere (gender)».
Un lapus calami, perchè subito dopo chiede l’abrogazione della legge regionale contro l’omotransfobia (quella di cui sopra).
Solaroli, che venne sostenuto dalla Lega nella sua campagna elettorale, suggerisce di affidarsi all’analisi dei candidati fatta dal gruppo cattolico “Fatti Sentire”, il quale sostiene che il Partito Democratico sia “contro la famiglia” non solo a causa della legge contro l’omotransfobia — soprannominata “legge per discriminare le persone eterosessuali” — con migliaia di adolescenti “educati alle perversioni sessuali” con “conseguente epidemia di malattie veneree”, aumento degli aborti, potenziamento della fecondazione artificiale (alla quale in Italia possono accedere solo le coppie eterosessuali).
Un quadro apocalittico al quale solo Lucia Borgonzoni — quella che non sa nemmeno spiegare come funziona il MES o che non serve un referendum sull’autonomia in Emilia-Romagna — sembra potrà  porre rimedio.

(da “NextQuotidiano”)

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IL DIRIGENTE DI FDI CHE HA LASCIATO IL PARTITO PER IMBARCARSI SULLA SEA WATCH: “LE IDEE DI SALVINI NON SONO QUELLE DELLA DESTRA CHE HO CONOSCIUTO E AMATO”

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

“QUANDO MI SONO ISCRITTO HO INDICATO SUL MODULO CHE SCEGLIEVO QUESTO PARTITO PER CONTRASTARE I COMUNISTI PADANI DELLA LEGA, POI ME LI SONO TROVATI ALLEATI”

Da Giorgia Meloni a Carola Rackete, da Fratelli d’Italia alla Sea Watch.
È la scelta di Massimiliano Rugo, 45 anni, un passato da militare della marina e un presente come agente della polizia comunale.
Rugo ha riconsegnato la tessera di FdI, di cui è stato dirigente provinciale. Ha annunciato le dimissioni da capogruppo in consiglio comunale a Bibbona, in Toscana, e ha mandato una mail alla Ong per chiedere di essere imbarcato.
La svolta può sembrare radicale, ma da quello che riporta il Corriere della Sera sembra che fosse meditata da tempo: «Salvare uomini, donne e bambini non significa essere nè di destra nè di sinistra».
Non solo, la sua scelta arriverebbe anche da una presa di posizione netta contro la strategia dei “porti chiusi” messa in atto da Matteo Salvini:
«Quando anni fa ho chiesto la tessera di FdI nel modulo ho scritto che avevo scelto questo partito per contrastare l’avanzata dei comunisti padani della Lega all’interno del centrodestra. Che poi era la politica di Salvini che mi sono poi trovato alleato. I suoi pensieri non sono i miei e soprattutto non sono quelli della destra che ho conosciuto e amato».

(da agenzie)

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L’ARMA FINALE: LA BORGONZONI SCATENA CAGNOLINI CONTRO BONACCINI, MA GLI VA MALE ANCHE STAVOLTA

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

“E’ ALLERGICO AGLI ANIMALI”, MA BONACCINI LE RICORDA CHE LUI HA UN CANE E HA AVUTO GATTI E POI LE CHIEDE: “A PROPOSITO, TU QUANTI NE HAI?”

Cagnolini contro Bonaccini. Lucia Borgonzoni spara l’Arma Finale in questa ultima settimana di campagna elettorale pubblicando sulla sua pagina facebook “Un saluto da Holly” e sostenendo che il suo concorrente “è allergico a cagnolini e gattini, pensa che sia ridicolo parlarne”.
Wow, gliele ha cantate! E non solo: l’asso nella manica di Lucia Borgonzoni potrebbe anche essere quindi un gattino.
Stefano Bonaccini però pare non essersi accorto del pericolo e sulla sua pagina facebook ha intrepidamente risposto:
Cara Lucia, io ho un bellissimo cane, si chiama Romeo, ed ho avuto bellissimi gatti da quando ero bambino. Il punto non è amare gli animali, ci mancherebbe altro, ma avere qualcosa da dire sull’ Emilia-Romagna, piuttosto che postare solo foto di animali, di cibo, o mentre sei in compagnia della tua balia, che ti ha completamente sostituito in queste settimane. Tutto qui. Cordialmente.
Ps a proposito, tu quali animali hai?
E a questo punto la Borgonzoni dovrebbe rispondere: quanti animali ha? Sono microchippati? Ce l’ha un pitone, un geko, un’anatra, un’oca da spendere per raccattare qualche voto in più?
E promette, se diventa presidente dell’Emilia-Romagna, di adottare un cucciolo di pterodattilo?

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI ORA DICE CHE IL VIDEO DEL RAGAZZO DISLESSICO “E’ STATO UN ERRORE”. E ALLORA PERCHE’ E’ ANCORA LI’?

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

POI PROMETTE ASESSORATI AI DISABILI QUANDO IN LOMBARDIA LA LEGA HA TAGLIATO I FONDI PER LA DISABILITA’

”E’ stato un errore”. Questo il leader della Lega Matteo Salvini ha detto a “Non è l’Arena” a proposito del video pubblicato sulla sua pagina facebook in cui si ironizza sul discorso impacciato del ragazzo dislessico Sergio Echamanov a una manifestazione delle sardine.
Salvini non ha detto nulla sulle minacce che ha ricevuto Echamanov, il quale ha annunciato una causa nei confronti del Capitano. Ma soprattutto va segnalato che il video del 15 gennaio scorso è ancora lì, in tutta la sua infantile idiozia:
E va anche sottolineato che non è che Salvini e il suo social manager non sappiano come si tolgono i contenuti dalla pagina: quello che attaccava un’assessora di un paese dell’Emilia-Romagna che successivamente lo ha citato in giudizio lo ha tolto un paio di giorni fa, prima dell’udienza in cui il giudice gli avrebbe ordinato di cancellarlo.
Invece è bella la promessa dell’assessorato alla disabilità , visto che ricorda i metodi della politica: quando qualcosa non funziona, caccia fuori una commissione — si dice in Parlamento. Peccato che il tutto si vada a scontrare con l’amministrazione in concreto: in Lombardia il centrodestra ha tagliato i fondi ai disabili. L’opposizione ha votato una mozione per il loro ripristino.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

CAROLA E’ IN ANTARTIDE CON GREENPEACE

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO: “CONTENTA PER LA CASSAZIONE”… “PER LA QUERELA CONTRO SALVINI CREDO CHE A BREVE CI SARA’ IL RINVIO A GIUDIZIO”

“Carola è in Antartide con la nave di GreenPeace. È contenta della sentenza della Cassazione, ci ha ringraziato per il nostro lavoro difensivo. Quando saranno depositate le motivazioni cercheremo di utilizzarle per difendendoci davanti la Procura di Agrigento. Due i procedimenti ancora aperti contro Carola, quello per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina secondo me si chiuderà  in tempi brevi. La querela nei confronti di Salvini? Credo che a breve ci sarà  il rinvio a giudizio”.
Così Alessandro Gamberini, legale di Carola Rackete, è intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università  Niccolò Cusano. La Cassazione ha stabilito che l’arresto di Rackete era illegittimo.
“Le motivazioni non sono ancora state depositate – ha affermato Gamberini -. La Cassazione ha confermato che l’arresto era illegittimo. Certamente è un risultato che ci giova. Quando saranno depositate le motivazioni cercheremo di utilizzarle per difendendoci davanti la Procura di Agrigento. Carola al momento è in Antartide, per fare una battuta non voleva stare al fresco, voleva aria fresca. È in Antartide con la nave di GreenPeace. Penso sia una scelta di vita, di interesse e di impegno. Chi la conosce sa bene che non ha avuto particolari problemi nella vicenda della Sea Watch, sarei rimasto più traumatizzato io. È contenta, ci ha ringraziato per il nostro lavoro difensivo”.
“Dal punto di vista formale i procedimenti ancora aperti contro Carola sono due – ha continuato – favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, destinato nella mia valutazione a chiudersi in tempi brevi, e resistenza a pubblico ufficiale. La versione di Carola su questa vicenda è che lei stava entrando in porto molto lentamente, non aveva una telecamera laterale per vedere cosa le accadeva di lato, quando stava ormeggiando si è affacciata per verificare se poteva fare la manovra in sicurezza e quando si è accorta che c’era il naviglio della Finanza, ha bloccato la manovra ma le navi hanno un moto inerziale quindi quel piccolo tocco fu inevitabile. La querela nei confronti di Salvini? Credo che a breve ci sarà  il rinvio a giudizio. Dopo i post di Salvini che incitavano all’odio contro di lei ci sono stati episodi di minacce, verbali, scritte e anche fisiche, intemperanze di soggetti che l’avvicinavano e le facevano minacce”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA LEGA DENUNCIATA PER GLI SMS ELETTORALI AGLI ABITANTI DI CASTENASO

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

VIOLAZIONE DELLA PRIVACY: NESSUNO TRA QUELLI CHE HANNO RICEVUTO L’SMS HA AUTORIZZATO IL RILASCIO DEI PROPRI DATI, ORA LEGA DOVRA’ DIMOSTRARE COME HA OTTENUTO QUEI NUMERI

Gli estremi ci sono tutti. A dirlo è l’avvocata Cathy La Torre, attivista LGBTQI e esperta di privacy. Cofondatrice della campagna Odiare Ti costa, è stata premiata nel 2019 come migliore avvocata pro bono.
Proprio lei ha ricevuto centinaia di segnalazioni dai cittadini di Castenaso, la cittadina in provincia di Bologna salita alla ribalta per aver protestato contro Salvini — andato da loro per la campagna elettorale — ricordandogli che non più tardi di dicembre 2017 li aveva definiti «gli idioti del gommone» per aver sostituito nel presepe comunale la mangiatoia con un gommone.
Il contenuto dell’sms Lega? Un invito a votare Lucia Borgonzoni alle comunali.
L’sms della Lega: «il 26 gennaio VOTA LEGA per Lucia BORGONZONI»
In pochi minuti, ha dichiarato l’avvocata, le sono arrivate centinaia di segnalazioni per questo sms dagli abitanti del comune di Castenaso.
Tutti i messaggi e le e-amil ricevute specificano la stessa cosa: io i dati non li ho mai rilasciati.
L’sms invita in maniera diretta a votare per la Lega e per Lucia Borgonzoni specificando anche i nomi delle preferenze.
Poichè chi ha ricevuto l’sms ha specificato di non aver mai concesso i propri dati alla Lega o ai suoi candidati Cathy La Torre si sta attivando per segnalare l’accaduto al Garante per la Privacy.
Gli estremi per la denuncia, secondo la professionista, ci sono tutti. Considerato che il permesso di utilizzare i dati non è stato dato a nessuno Cathy La Torre farà  una «gigantesca segnalazione al Garante della Privacy» e qualora dovesse venire fuori che la Lega ha «ottenuto questi numeri in modo lecito non avranno alcun problema a dimostrarlo». Al contrario, invece, saremmo davanti a un «illecito gravissimo» le cui «responsabilità  e sanzioni potrebbero essere enormi».
Vedremo cosa emergerà  dopo le indagini di Garante e Polizia.

(da agenzie)

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IL BARBATRUCCO DI SALVINI SULLA GREGORETTI NON LO SALVERA’

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

PRIMA NO, POI SI’, IN AULA CHISSA’: TUTTI GLI ESCAMOTAGE PER SFUGGIRE ALLA GIUSTIZIA E AFFERMARE CHE LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI

«Amici, ho deciso. Domani chiederò a chi è chiamato a farlo, e anche ai senatori della Lega, di votare per mandarmi a processo»: Matteo Salvini a Cervia ha annunciato di aver cambiato idea per la miliardesima volta sulla nave Gregoretti e sul voto che oggi nella Giunta per le autorizzazioni a procedere certificherà  l’orientamento dell’organo preposto in attesa che il Senato si esprima sull’accusa di sequestro di persona.
Riassunto delle puntate precedenti: la maggioranza ha chiesto a più riprese di rimandare il voto sulla Gregoretti di una settimana per evitare di far fare al Capitano la scena della vittima prima delle elezioni in Emilia-Romagna. Un voto ha però sancito che si sarebbe votato oggi alle 17 grazie alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, che si è presentata a votare nonostante l’irritualità  della procedura.
A questo punto i senatori della maggioranza avevano deciso di disertare il voto di oggi in Giunta, lasciando Salvini a farsi salvare dalla Casta. A questo punto che succederà  in giunta? Servono 8 senatori su 23 per avere il numero legale. E ci saranno, contando il presidente Maurizio Gasparri di Forza Italia e gli altri tre colleghi del suo gruppo, i 5 della Lega e l’esponente di Fdl.
Restano fuori Rossomando, i tre renziani, i sei M5S, Grasso. Forse De Falco. Non ci sarà  perchè ammalato l’altoatesino Durnwalder.
Ma Salvini, come ha annunciato ieri, chiederà  ai senatori della Lega di votare sì. E allora come cambiano i calcoli?
Lo spiega oggi Liana Milella su Repubblica:
Siamo a 5 voti per il no all’autorizzazione, cui si contrappongono i 5 sì della Lega. In condizioni di parità , la proposta del relatore viene bocciata. Ma basterebbe un voto, quello di De Falco se decidesse di partecipare e votare sì, per fare la differenza. Poi toccherà  all’aula l’ultima parola. Lì la Lega sarà  costretta a chiedere il sì all’autorizzazione.
Se in giunta vince il sì al processo, l’aula prende atto e non vota più, a meno che 20 senatori non presentino un ordine del giorno per chiedere il voto.
Se invece prevale il no alla richiesta dei giudici, allora l’aula deve votare di nuovo.
In realtà  nulla vieta alla Lega di votare sì all’autorizzazione oggi e cambiare idea in Aula se e quando si voterà .
Nel senso che i leghisti sono capaci di fregarsene dell’evidente contraddizione politica e provare comunque a salvare il loro Capitano in Aula, dove i numeri sono comunque ballerini.
Intanto però la decisione di Salvini, presa senza consultare gli alleati sul cambio di marcia, mette in imbarazzo Fratelli d’Italia e Forza Italia, che si erano in precedenza espressi per il no.
Gasparri andrà  avanti: «Come presidente devo rispettare le procedure e votare entro mezzanotte. Come relatore ho scritto quello che pensavo il 9 gennaio, e di certo non cambio nè idea, nè il voto». La capogruppo di Fi Anna Maria Bernini ha già  detto come la pensa: «La nostra linea è garantista, votiamo sì alla relazione di Gasparri, quindi no all’autorizzazione, come abbiamo fatto per la Diciotti. Di certo non possiamo votare contro noi stessi». Idem il partito della Meloni.
Ma, ricorda oggi Il Fatto, al Senato le giravolte possono costare caro: evocando la sfiducia al governo, ad agosto, Salvini aveva innescato loshowdowndel Conte I. Aveva provato a ricucire ma ormai la frittata era fatta. E il gioco (per la Lega) è finito malissimo.
Inutile poi ricordare che Salvini fece lo stesso identico proclama anche l’anno scorso, di fronte alla richiesta di autorizzazione a procedere per il blocco della nave Diciotti, salvo poi approfittare della disponibilità  grillina per sgattaiolare e sottrarsi al giudizio della magistratura.
Stavolta però qualunque barbatrucco non lo salverà , come ricorda oggi Gad Lerner su Repubblica:
Salvini che pretende un’assoluzione a furor di popolo dagli spalti di uno stadio, fuori dalle aule del tribunale, è il portavoce di un tribalismo xenofobo che mira a travolgere le regole dello Stato democratico. Non sarà  certo un’azione giudiziaria a fermare l’offensiva della destra, ma c’è da sperare che gli italiani se ne accorgano in tempo.

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI INFANGA GUARESCHI, IL GRANDE SCRITTORE NON ERA UN SEQUESTRATORE DI PERSONE, ERA UN VERO PATRIOTA ITALIANO CON LE PALLE

Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile

OGGI IL VOTO SUL CASO GREGORETTI MENTRE CUOR DI LEONE PROVA A FARE IL MARTIRE… LE POSIZIONI ALL’INTERNO DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI

Nel giorno del voto in Giunta delle Immunità  al Senato per l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno accusato di sequestro di persona per il blocco della nave Gregoretti, Matteo Salvini alza il tiro.
Se fino a qualche giorno fa la linea era quella del no al processo, da alcuni giorni chiede ai suoi senatori di votare invece per il sì, per giocarsi la carta di “martire della giustizia” nell’ultima settimana di campagna elettorale prima del voto in Emilia Romagna. “Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà  bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto”, ha detto oggi il leader della Lega a margine di un’iniziativa elettorale della Lega a Comacchio.
“È sempre lo stesso film, Salvini ancora una volta fa uso politico della giustizia e sta costruendo un battage politico perchè pretende l’impunità “, taglia corto il segretario del Pd Nicola Zingaretti ai microfoni di Rtl 102.5.
Ma in Giunta, che si riunirà  nel pomeriggio, è previsto il caos.
Perchè, se è difficile che alla fine i senatori leghisti accontentino il capo, è quasi sicuro invece che la maggioranza non si presenterà , per togliere al leader della Lega l’alibi di una condanna da spendere nella settimana decisiva per le regionali. In mattinata un vertice di maggioranza farà  il punto sulla decisione da prendere.
Se assenti i componenti della maggioranza, resterebbero dunque 10 commissari: 5 della Lega (che voterebbero per il processo) 4 di Forza Italia e uno di FdI (che voterebbero invece contro). Il voto sarebbe 5 contro 5 e la proposta del relatore contro l’autorizzazione con un pareggio sarebbe bocciata.
Si avrebbe così il paradosso di andare in Aula il 17 febbraio – dove il voto della Giunta dovrà  essere confermato o annullato –   con la proposta di mandare Salvini a processo e la Presidente Casellati (ancora nel fuoco incrociato delle polemiche per aver preso parte al voto in Giunta contro lo slittamento del voto a dopo le elezioni) dovrebbe nominare come relatore proprio un esponente leghista, per chiedere all’Aula di rinviare a giudizio il suo leader.
Il presidente dei senatori di Italia viva Davide Faraone punta il dito: “Siamo al ridicolo: Salvini chiede ai suoi di votare sì per fasi processare. È veramente un pagliaccio e noi siamo stati bravi a scoprire la sua messinscena”.

(da “Huffingtonpost”)

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LIBIA, L’ACCORDO C’E’ MA SENZA AL SERRAJ E HAFTAR

Gennaio 19th, 2020 Riccardo Fucile

LA CONFERENZA DI BERLINO METTE D’ACCORDO TUTTI I BIG SULLA TREGUA: DA PUTIN A ERDOGAN FINO AGLI USA… MA I DUE RIVALI NON SI ACCODANO E NON SI INCONTRANO, ACCETTANO SOLO IL CESSATE IL FUOCO

Sulla tregua in Libia c’è l’accordo di tutti gli 11 tra paesi e istituzioni comunitarie rappresentate a Berlino. Da Vladimir Putin al turco Erdogan, l’egiziano al Sisi e i rappresentanti degli Emirati arabi uniti, gli Stati uniti rappresentati dal segretario di Stato Mike Pompeo, Francia, Germania, Gran Bretagna, Unione Europea, Algeria, Lega Araba, Unione Africana: nelle 4 ore di conferenza ospitate nella Cancelleria tedesca, nessuno di questi big player alza il dito per dire no alla bozza di conclusioni che parla di tregua e dice no all’opzione militare.
Tutti d’accordo, bozza di sei pagine e 55 punti approvata. Solo non si vedono nè Fayez al Serraj, alleato di Erdogan e premier del governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu, nè Khalifa Haftar, il generale della Cirenaica che nelle sue milizie conta mercenari russi, emirati, egiziani ed è considerato vicino anche a Macron.
Al Serraj e Haftar, i due rivali sul campo, sono a Berlino ma di fatto non siglano la bozza di accordo. Nè si stringono la mano. Non si incontrano nemmeno. Non intervengono a dire la loro in plenaria.
Restano fuori tutto il tempo e rigorosamente in stanze separate. Angela Merkel li incontra prima e dopo la conferenza, sempre in colloqui separati.
E’ la Cancelliera a informarli del fatto che tutti i ‘big’ riuniti a Berlino hanno approvato la bozza di conclusioni. Da loro riesce a ottenere la disponibilità  “per il secondo passo — spiega Merkel in conferenza stampa – cioè creare un comitato militare che possa intervenire” per monitorare il cessate il fuoco in Libia.
Non è poco, ma non basta per essere certi che domani in Libia non si sparerà . La stessa Merkel è cauta, benchè soddisfatta dell’esito della conferenza di Berlino, prova europea in grande stile per recuperare terreno sull’affare libico cercando di sfilarlo alla contesa dei pesi massimi Erdogan e Putin.
“Non abbiamo risolto tutti i problemi”, ammette la Cancelliera. E anche il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov non può che ammettere: è ancora “impossibile” organizzare un dialogo tra le parti in conflitto
Tanto più che il documento approvato a Berlino non parla di “sanzioni a chi viola l’embargo sulle armi alla Libia”, spiega sempre Merkel. “Il documento approvato oggi sarà  adottato al Consiglio di Sicurezza. Abbiamo detto che in caso di violazioni saranno fatti i nomi”.
Però, aggiunge, “credo che oggi sia stata creata la base per poter procedere con il percorso delineato da Salamè”, l’inviato dell’Onu in Libia, presente a Berlino insieme al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.
“Credo che sia un processo molto vincolante. Sono state concordate alcune cose in tempi molto brevi, con controlli serrati, per garantire che si possa giungere a una soluzione politica e a un cessate il fuoco permanente”.
Sulla carta, l’Ue riesce a rimettere l’affare libico sui binari della diplomazia delle Nazioni Unite. Tenta di ‘annacquare’ il potere di Putin e Erdogan in una tela multilaterale che per ora trova l’accordo di tutti e che, è l’argomentazione usata dagli europei con i libici, è la migliore garanzia per una Libia unita.
Riesce a tenere dentro questo schema anche gli Stati Uniti, la cui assenza dallo scenario libico ha agevolato l’entrata in campo di Turchia e Russia. Ma c’è da dire che a Berlino non viene Donald Trump in persona, al contrario di Putin.
Il presidente degli Stati Uniti invia Pompeo, peso massimo dell’amministrazione Usa ma non è il ‘numero uno’. “C’è attenzione da parte americana a coordinarsi con noi e con gli altri soggetti coinvolti e lavorare ai seguiti. Massima attenzione”, assicura Conte che lo ha incontrato.
Alla conferenza di Berlino seguiranno altri incontri, tra cui quello con i libici ospitato dall’Onu a Ginevra a fine mese.
Domani a Bruxelles un consiglio degli Affari Esteri farà  il punto della situazione alla luce dell’accordo raggiunto oggi.
La prospettiva, discussa qui oggi, è di rivedere la composizione del consiglio presidenziale libico, in modo che rappresenti tutte le parti in causa in Libia: non solo Tripoli, ma anche Tobruk.
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un passo indietro del premier al Serraj, sebbene non ammessa ufficialmente. Lui non la prende benissimo. Non a caso, al suo arrivo a Berlino accusa l’Ue, “arrivata tardi e male” sulla Libia.
Intorno all’ora di pranzo, dopo aver incontrato Guterres e Salamè in un hotel in Friedrichstrasse, vicino alla Cancelleria, Conte la mette così: “Non chiediamo a nessuno degli attori di fare un passo indietro, ma chiediamo decisi passi avanti verso la stabilizzazione e la pacificazione”. E poi si ritira per una chiacchierata di aggiornamento con il ministro Luigi Di Maio, che stamane ha incontrato i suoi omologhi turco Mevlut Cavusoglu ed egiziano Sameh Shoukry.
A Berlino si discute anche dell’invio di una forza di interposizione dell’Onu per il rispetto della tregua, opzione caldeggiata dall’Italia e sulla quale oggi è possibilista anche l’Alto rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell, il britannico Boris Johnson.
Ma non è roba che possa essere messa in atto domattina, anche perchè sconta la riluttanza della maggioranza degli Stati membri dell’Unione: a cominciare dai tedeschi per finire ai francesi. E comunque, prima c’è da vedere se la tregua sarà  rispettata.
La decisione sull’invio di una forza di interposizione spetta poi al “consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, dice lo stesso Conte ribadendo la disponibilità  dell’Italia.
Al Serraj e Haftar “non sedevano al tavolo” della conferenza di Berlino e dunque “formalmente non hanno condiviso i 55 punti” della dichiarazione, ma “sono stati costantemente aggiornati e confidiamo che si impegnino anche loro al cessate il fuoco”, sono le parole del presidente del Consiglio italiano.
Ma intanto oggi la conferenza di Berlino non è stata confortata da buone notizie provenienti dalla Libia. Anzi.
Dopo avere bloccato ieri i terminal petroliferi della Sirte, oggi le forze di Haftar hanno fatto interrompere la produzione del più grande campo petrolifero libico, quello di Sharara. Il petrolio resta nel conflitto, a dispetto di tutte le promesse di pace.

(da “Huffingtonpost”)

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