Gennaio 17th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO L’ALLARME BOMBA DI IERI, CRESCE LA PREOCCUPAZIONE E LA TENSIONE PER L’ENNESIMA PROVOCAZIONE LEGHISTA
C’è stato un allarme bomba Bibbiano. Questa mattina, l’ufficio dello sportello sociale ha
ricevuto più chiamate anonime che avvertivano della possibile presenza di un ordigno pronto a esplodere all’interno della struttura. Ovviamente, queste minacce non si sono concretizzate, anche se il comune è stato costretto a evacuare i suoi dipendenti.
La delegata ai servizi sociali dell’unione dei comuni della Val d’Enza ha sottolineato: «C’era stata un’escalation di minacce, poi le acque si erano calmate. Dopo la chiusura delle indagini è ripreso questo clima di odio insostenibile intorno a noi».
Qualche giorno fa, nel comune di Bibbiano, si sono concluse le indagini preliminari relative al caso conosciuto al grande pubblico con il nome di Angeli & Demoni.
Per il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti non c’è più alcuna misura restrittiva. Del resto, il suo coinvolgimento è stato del tutto marginale, dal momento che le indagini a suo carico riguardano un presunto abuso d’ufficio per la concessione di una struttura pubblica ai servizi sociali che sono al centro dell’inchiesta.
Sono 26 le persone che rischiano il rinvio a giudizio dopo questa fase, in merito ai presunti abusi nell’affidamento di bambini ad altre famiglie rispetto al loro nucleo d’origine.
Bibbiano è stato al centro di una polemica politica decisamente stucchevole, che ha portato più volte ad alzare i toni. Proprio per questo motivo, in una Emilia-Romagna che si appresta ad andare al voto il prossimo 26 gennaio, Bibbiano è diventato anche un luogo simbolo, dove la Lega — che con Lucia Borgonzoni cerca di contendere la carica di presidente della Regione a Stefano Bonaccini — ha intenzione di svolgere una manifestazione il prossimo 23 gennaio.
Alla stessa manifestazione hanno dichiarato di voler prendere parte anche le sardine.
I due gruppi stanno chiedendo in queste ore la stessa piazza della Repubblica, proprio davanti al municipio di Bibbiano dove si è verificato l’episodio dell’allarme bomba.
Per questo motivo, le autorità della Val d’Enza, rappresentate anche dal vicesindaco di Bibbiano Paola Tognoni, hanno chiesto ai due gruppi politici di soprassedere sulla possibilità di organizzare una manifestazione.
«Chiediamo buon senso agli organizzatori — ha detto il presidente dell’unione dei comuni Franco Palù — e, per questo motivo, li invitiamo a non venire a Bibbiano”
Si preannuncia una chiusura della campagna elettorale infuocata in Emilia-Romagna, con la piazza di Bibbiano che rischia di trasformarsi nell’ultimo scontro a tre giorni dal voto delle Regionali in Emilia-Romagna tra Matteo Salvini e gli attivisti delle Sardine.
A dirimere la questione ci dovrà pensare il prefetto e il questore e la decisione sembra tutt’altro che semplice.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2020 Riccardo Fucile
COME MAI LA LEGA NON HA ANCORA PRESO PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL SUO VICECAPOGRUPPO?
Il livello politico della Lega è questo: a novembre il vice-capogruppo della Lega di Ferrara Stefano Solaroli ha tentato di convincere la consigliera Anna Ferraresi a dimettersi in cambio di un posto da «dipendente comunale a tempo indeterminato».
Un posto senza concorso nè selezione che sarebbe stato assegnato direttamente dal sindaco.
Il problema è che il posto di lavoro promesso (fare la hostess per un servizio di trenini turistici) è quello offerto da una società privata che non solo non assume personale a tempo indeterminato ma nemmeno si fa consigliare o mandare i dipendenti dal comune.
E allora cos’era quell’offerta? Di sicuro un tentativo di risolvere “il problema” rappresentato da una consigliera leghista diventata “scomoda” o troppo difficile da gestire.
Secondo la Ferraresi fintanto che le sue denunce portavano consensi alla Lega allora andava tutto bene. Dopo la storica vittoria alle comunali però la Ferraresi non ha smesso di fare quello per cui era stata votata, e questo poteva rappresentare un problema per la macchina della propaganda che voleva raccontare come il cambiamento promesso fosse già in atto. Gli attriti hanno cominciato ad essere sempre più evidenti.
Ad esempio in un altro passaggio dell’inchiesta di Alessio Lasta — una conversazione tra la Ferraresi, il vicesindaco Nicola Lodi e Benito Zocca, capogruppo della Lega — la consigliera comunale chiede come mai anche dopo la vittoria elettorale la Lega tenesse costantemente un atteggiamento di sfottò nei confronti degli avversari politici.
Il vicesindaco Nicola “Naomo” Lodi risponde: «Se non abbiamo un livello mediatico alto perdiamo le elezioni. Tu credi che le cose che scriviamo le scriva sempre io? La mia pagina è gestita da 6 persone. Se invece tu vuoi fare la moderata, hai sbagliato partito».
Una piccola rivelazione su come funziona il mondo della “Bestia” leghista nelle sue declinazioni più locali. Un personaggio come Lodi, dice di avere sei persone che lavorano alla comunicazione della sua pagina da settemila like e soprattutto “confessa” che tutto si riduce al tenere alto il livello dello scontro.
E poi magari qualcuno ancora si stupisce se Salvini mette alla gogna chi non la pensa come lui o diffonde fake news sugli avversari politici.
Non si capisce in che modo il Comune di Ferrara avrebbe potuto intervenire nella scelta dei dipendenti di una società privata che come unico rapporto con gli enti pubblici ha il fatto che opera in concessione (per la cronaca il trenino è arrivato con l’insediamento della Giunta Fabbri).
Eppure qualche giorno dopo quella conversazione Solaroli invia tramite WhatsApp la bozza del contratto per hostess del servizio.
Una bozza che — conferma il Presidente della società City Red Bus che gestisce il servizio — sembra essere molto simile a quella del trattamento economico offerto dalla società dei trenini turistici a Ferrara.
Ma le assunzioni non le fa il sindaco, e nemmeno pare credibile che il Comune paghi ad una società privata lo stipendio di una dipendente, inquadrandola anche come dipendente comunale.
L’audio c’è come pure il messaggino su WhatsApp. Una proposta buttata lì per far convincere la Ferraresi ad andarsene e a presentare le dimissioni sapendo bene che sarebbe rimasta con un pugno di mosche in mano? A questo punto è possibile.
Da parte sua il sindaco di Ferrara Alan Fabbri ha rifiutato di commentare ai microfoni di Piazza Pulita la vicenda «certamente deprecabile» ma ha fatto sapere tramite un comunicato di non essere stato a conoscenza di quella conversazione e di quell’offerta fatta da Solaroli (il quale alla Ferraresi ha detto che invece il primo cittadino era informato) promettendo approfondimenti e minacciando querele per chi offende il buon nome della città .
Al post del sindaco si è fatto intervistare invece Nicola Lodi che ha detto di non essere a conoscenza dell’offerta fatta da Solaroli (al contrario di quello che sosteneva il consigliere comunale che diceva di averlo informato). Il vicesindaco si riserva di “valutare” quanto accaduto ma ribadisce che «tutti lo sapevano che Anna Ferraresi era in cerca di lavoro. Quando Solaroli offre un posto di lavoro sbaglia dicendo che era un posto comunale che non è mai esistito» e poi si è lanciato in un fantastico “e allora il PD” d’ordinanza.
Per il momento nessun provvedimento nei confronti di Solaroli perchè «quella era una conversazione privatistica tra due privati» che per pura coincidenza però erano anche due consiglieri comunali della Lega.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 17th, 2020 Riccardo Fucile
NELL’AUDIO REGISTRATO IL VICECAPOGRUPPO DELLA LEGA IN COMUNE AFFERMA CHE IL SINDACO ERA INFORMATO DELL’OFFERTA (LUI OGGI NEGA)
A Ferrara c’è una giunta leghista, guidata da Alan Fabbri, eletto nell’ultima tornata dello
scorso 26 maggio.
Una testimonianza raccolta dalla trasmissione Piazzapulita getta un’ombra molto lunga sulla Lega Ferrara, proprio alla vigilia delle elezioni regionali.
Anna Ferraresi, una consigliera della Lega di Ferrara dissidente con i vertici della giunta, ha raccontato della proposta ricevuta dal vice capogruppo Stefano Solaroli.
Quest’ultimo, le avrebbe offerto un posto da dipendente comunale a tempo indeterminato, ovviamente incompatibile con la carica rivestita dalla stessa Anna Ferraresi in consiglio comunale. Secondo la consigliera comunale, infatti, questa mossa sarebbe stata indispensabile per «toglierla dal cazzo», evitando ulteriori imbarazzi al gruppo della Lega a Ferrara. Anna Ferraresi, infatti, nel corso dei suoi interventi in consiglio negli ultimi mesi aveva denunciato più volte il degrado di alcune zone della città .
«In poche parole — ha rivelato la donna a Piazzapulita — la proposta è stata: tu ti levi dal cazzo come giustamente, o ingiustamente per meglio dire, il vicesindaco auspicava e noi ti diamo un lavoro».
Oltre alla testimonianza della consigliera della Lega, c’è anche un audio in cui si sentono le parole di Solaroli. Quest’ultimo ha proposto alla Ferraresi un posto come hostess nel nuovo servizio di mobilità urbana interno alla città Estense.
«Sai che c’è questo nuovo servizio del trenino? — si sente nell’audio — C’è bisogno di una hostess che accolga le persone che vanno sul trenino e spieghi loro un po’ come funziona. A me sei venuta in mente tu, prima di tutto perchè sei una rompicazzo, così ti cavo dai coglioni e non ti vedo più».
Il vice capogruppo in consiglio comunale, inoltre, ha fatto riferimento anche al sindaco e al vicesindaco di Ferrara, Alan Fabbri e Nicola Lodi. Entrambi sarebbero stati d’accordo con la proposta fatta. La conclusione, poi, è quasi profetica rispetto all’esito della proposta: «Se lo sputi fuori, mi brucio io».
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2020 Riccardo Fucile
SOVRANISTI CON I SOLDI DEGLI ALTRI: STANNO IN EUROPA SOLO PER SUCCHIARE MILIARDI DI CONTRIBUTI
Polonia e Ungheria non sono in linea con i valori dell’Unione Europea e il Consiglio europeo sta facendo poco e male per riportarle all’ordine.
Ha il tono pesante la risoluzione approvata oggi dall’Europarlamento a Strasburgo con 446 voti favorevoli, 178 contrari e 41 astensioni.
Il testo mette in stato d’accusa non solo i governi di Varsavia e Budapest, per violazioni dello stato di diritto, ma anche il modo in cui il Consiglio degli Stati membri sta portando avanti il suo lavoro di verifica sui due paesi membri, in forza dell’articolo 7 del Trattato.
In sostanza, il Parlamento chiede di poter partecipare alle audizioni che, è la denuncia, “non sono organizzate in modo regolare, strutturato e aperto”.
La risoluzione tocca il nervo scoperto dei rapporti tra i partiti europeisti e i nazionalisti Jaroslaw Kaczynski, premier della Polonia, e Viktor Orban, premier dell’Ungheria. Non a caso nei giorni scorsi all’Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo circolavano minacce e timori su un possibile avvicinamento dei due alla Lega di Matteo Salvini e addirittura la possibilità che nasca un unico gruppone di sovranisti, oltre cento eurodeputati.
Ieri, Ryszard Legutko, co-presidente dell’Ecr, il gruppo dei Conservatori e riformisti che ospita anche gli eletti del Pis di Kaczynski, ha smentito le voci su un gruppo unico con Salvini. E così ha fatto il capogruppo dei sovranisti di Identità e democrazia Marco Zanni. Ma è certo che l’area politica a destra del Ppe è in movimento. Anche perchè il 4 febbraio la famiglia dei Popolari potrebbe effettivamente espellere Orban, il quale potrebbe così entrare nell’Ecr, visti i suoi buoni rapporti con Kaczynski. O magari nel gruppo Identità e democrazia?
Meno probabile, secondo i ben informati in Parlamento. Ma tra i Conservatori e riformisti ci si interroga sull’eventualità che Orban chieda di aprire le porte del gruppo anche ai 29 eurodeputati della Lega. E non tutti sarebbero d’accordo. Ecr ospita anche gli eletti di Fratelli d’Italia. Ma non solo: c’è qualcuno che anche per il semplice arrivo del nazionalista Orban potrebbe andarsene a cercare casa nel Ppe.
Con la Brexit poi, a fine mese, potrebbero esserci molti movimenti tra i gruppi (magari anche la decisione finale dei Verdi sul ‘che fare’ con i 14 eletti del M5s).
Ad ogni modo, oggi il Parlamento ha affermato che le audizioni in corso con Polonia e Ungheria non hanno portati questi paesi a riallinearsi ai valori fondanti dell’Ue. La Polonia è nel mirino per la riforma della giustizia, lesiva dell’indipendenza della magistratura come contestano i magistrati polacchi di recente in piazza. Per l’Ungheria l’allarme è concentrato sul funzionamento del sistema costituzionale ed elettorale, l’indipendenza della magistratura, la corruzione, la tutela della vita privata e la protezione dei dati, la libertà di espressione.
Nella risoluzione adottata, i deputati sottolineano che le relazioni e le dichiarazioni della Commissione e degli organismi internazionali, quali l’Onu, l’Osce e il Consiglio d’Europa, indicano che “la situazione sia in Polonia che in Ungheria si è deteriorata sin dall’attivazione dell’articolo 7, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea”.
Le audizioni del Consiglio, a norma dell’articolo 7, “non sono organizzate in modo regolare, strutturato e aperto”. Per questo motivo, il Parlamento chiede al il Consiglio di rivolgere raccomandazioni concrete agli Stati membri in questione, indicando anche i termini per l’attuazione di tali raccomandazioni, al fine di assicurare il rispetto delle leggi dell’Ue.
“L’incapacità del Consiglio di applicare efficacemente l’articolo 7 continua a compromettere l’integrità dei valori comuni europei, la fiducia reciproca e la credibilità dell’Unione nel suo complesso”, si legge nella risoluzione.
Inoltre, il Parlamento invita la Commissione ad avvalersi appieno degli strumenti disponibili per far fronte a un evidente rischio di violazione grave da parte della Polonia e dell’Ungheria dei valori su cui si fonda l’Unione, con particolare riferimento alle procedure d’infrazione accelerate e alle domande di provvedimenti provvisori dinanzi alla Corte di giustizia Ue .
I deputati ritengono che la proposta motivata della Commissione relativa allo Stato di diritto in Polonia abbia un ambito di applicazione limitato e invitano il Consiglio a valutare se sia possibile affrontare le presunte violazioni dei diritti fondamentali in Polonia nel contesto delle audizioni in corso.
I deputati esprimono “profonda preoccupazione per il fatto di non aver potuto partecipare alle audizioni, in particolare nel caso dell’Ungheria per il quale è stato il Parlamento ad avviare il procedimento ai sensi dell’articolo 7. Ribadiscono inoltre che il Parlamento dovrebbe avere la possibilità di presentare formalmente la sua proposta al Consiglio”.
Infine, nella risoluzione si sottolinea “l’imminente necessità ” di un meccanismo dell’UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, quale proposto dal Parlamento. Si tratterebbe di un esame annuale indipendente, basato su riscontri oggettivi e non discriminatorio, che valuti, su un piano di parità , il rispetto da parte di tutti gli Stati membri dell’Ue dei valori stabiliti dall’articolo 2 del Trattato dell’Unione.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile
“LA COSA INACCETTABILE E’ CHE HA CERCATO DI RIDICOLIZZARE UN ESSERE UMANO, MANIPOLANDO IL VIDEO”
«Non è importante se io sia o non sia dislessico, non mi vergogno di ciò che sono, anzi ne
sono fiero. Quello che è veramente importante è il comportamento di un senatore, che fa rabbrividire».
Sono queste le prime dichiarazioni ufficiali di Sergio Echamanov, il ragazzo di 21 anni che a San Pietro in Casale, in provincia di Bologna, è salito sul palchetto della manifestazione delle Sardine.
Il suo intervento è stato poi condiviso sul profilo di Matteo Salvini, che ha fatto ironia sul suo modo di comunicare senza sapere che Sergio soffrisse di dislessia.
«La cosa inaccettabile è che ha ridicolizzato un essere umano, indipendentemente dalla mia condizione», scrive in una nota.
Il giovane ha deciso di querelare il segretario della Lega per l’atto di «bullismo» nei suoi confronti. Come riferito dall’ufficio stampa delle sardine, domani, 17 gennaio, Sergio da Bologna farà altre dichiarazioni sulla vicenda.
Nella nota diffusa, Sergio accusa Salvini anche di aver «ritagliato il video del discorso a suo piacimento»: «Non ha messo la parte in cui facevo autoironia perchè non mi ero preparato un intervento. Non ha nemmeno messo quella in cui parlavo del fatto che i libri, la cultura, la musica e il teatro sono la chiave per imparare ad amare il diverso».
«Dovrebbe rappresentare il popolo italiano, dovrebbe rappresentare i cittadini, invece ha già messo alla gogna negli ultimi mesi tante persone, sardine e non, solo per propaganda», continua.
«Ho parlato su quel palco con il cuore, e molto emozionato», scrive ancora nella nota. «Per fortuna, aggiungo, c’è ancora qualcuno che cerca di essere se stesso senza finzione e senza bugie. Siamo in un sistema democratico e tali comportamenti vengono puniti dalla giustizia».
Il suo commento alla vicenda si conclude con un invito a tutte le persone vittima di qualsivoglia atto di «bullismo»: «Per questo un invito che faccio a tutte le persone è: abbiate sempre il coraggio di denunciare qualsiasi atto di “bullismo”, offline o online. Denunciare sempre!».
(da Open)
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Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA DI PARTIRE ERA STATO CONTESTATO ANCHE IN AEROPORTO A ROMA DA UN GRUPPO DI PROFESSIONISTI
Comincia malissimo l’ennesimo minitour di Matteo Salvini in Calabria. A dieci giorni dall’appuntamento con le urne per il rinnovo del governo regionale, a Lamezia Terme il leader della Lega non ha trovato folle pronte ad acclamarlo, ma un muro di gente che a suon di fischi ha fatto concorrenza al volume da disturbo della quiete pubblica degli amplificatori piazzati accanto al palco.
Ma in realtà , già da Roma, la cavalcata del “Capitano” era iniziata in modo assai meno trionfale del previsto.
Al gate in attesa di imbarcare sull’aereo, più di uno si è avvicinato per un selfie, ma non molto lontano c’è chi non ha gradito per nulla la cosa. “Ma questi non si ricordano di quando questo signore buttava fango sul Sud o si augurava eruzioni?” ha iniziato a commentare a in modo da essere sentito un gruppo di professionisti, subito guardati in cagnesco dal codazzo del leader della Lega.
Salvini ha calmato gli animi, è arrivato il momento di imbarcarsi e la cosa si è conclusa senza incidenti.
E appena atterrato la piazza di Lamezia di certo non gli migliora l’umore. In piazza, a contestarlo il leader leghista ha trovato almeno trecento persone, esattamente quante si sono assiepate sotto il palco montato per lui. Ma decisamente più rumorose e colorate.
“Salvini gennaio in Calabria è il mese del porco” si leggeva su uno dei cartelli, “Lamezia non si lega” su un altro. O ancora “Salvini non sei malato, solo figlio sano del patriarcato”.
Niente sigle, niente bandiere, un po’ di sardine, ma soprattutto gente comune. “Noi siamo venute apposta da Cortale – paesino della provincia a mezz’ora di curve da Lamezia – per dire che questo qui non ci rappresenta” dice un gruppo di arrabbiatissime signore, armate di fischietti.
Da programma, loro e gli altri contestatori non avrebbero dovuto essere lì, ma limitarsi ad un corteo nelle vie vicine.
Quando però i manifestanti hanno puntato sulla piazza, erano troppi per poterli contenere. Uno schieramento di polizia si è limitato a tenerli sufficientemente lontani dal palco, ma non è certo riuscito a silenziarli.
E loro non si sono stancati un momento di fischiare, gridare slogan o invitare Salvini ad andar via.
Lui ci ha provato ad ignorarli. Protetto dal volume da discoteca degli amplificatori ha iniziato a rivolgersi alla piazza come se i contestatori non esistessero, sciorinando il solito copione da campagna elettorale.
Strali contro “la sinistra dei banchieri” e contro “i fenomeni che vogliono rimpiazzare i calabresi che scappano con barchini e barconi”, promesse di “case popolari e contributi regionali prima per i calabresi”, di ospedali da riaprire e di modello Friuli da applicare in Calabria. Ma è un copione ormai noto anche a chi dei suoi lo ascolta.
Salvini è distratto, scarico. Gli amplificatori fanno il loro lavoro ma dal fondo della piazza arrivano i fischi, le urla, le contestazioni. E alla fine lui sbotta. “Lì ci sono i figli di mamma e papà che hanno fallito il loro progetto educativo, forse – minaccia – dovremmo reintrodurre la leva obbligatoria”. Ma la folla risponde “scemo, scemo”. “È già successo, dipende dallo spessore culturale di chi mi contesta – ribatte lui dall’altro lato della piazza -. È questione di buona educazione” dice con ironia che non riesce a nascondere l’irritazione.
Un paio di accenni alla “famiglia composta da mamma e papà ” come unica possibile e alla legge sulla legittima difesa perchè “la Calabria è aperta alle persone per bene ma di scippatori, stupratori e malfattori ne avete le palle piene”, due battute velenose su Renzi e Zingaretti ed è tutto finito. “Andate a fischiare loro”.
Dodici minuti in tutto di comizio, poi spazio ai selfie. “Chi vuole una foto si accomodi alla mia destra, sinistra non riesco a dirlo” urla Salvini, pronto al consueto rito
Dalla piazza i contestatori più volte gli urlano “te ne vai o no?”, ma lui imperterrito sorride a comando all’obiettivo. Di sottofondo, una compilation strettamente italiana. Ma oltre alla sovranista Cuccarini, gli altoparlanti rilanciano le hit più note di Vasco Rossi, Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, che più volte hanno fatto sapere di non gradire che i propri pezzi risuonino nelle piazze leghiste. E mentre Salvini scatta selfie, si ascolta persino Lucio Dalla che canta “una famiglia vera e propria non ce l’ho e la mia casa è Piazza Grande”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile
IN 12 SOCIETA’ PUBBLICHE SI PASSA DA UN AMMINISTRATORE UNICO A UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE CON 5 MEMBRI: UN MILIONE DI EURO SPUTTANATO E 40 NUOVE POLTRONE
La giunta regionale della Sardegna, guidata dal leghista Christian Solinas non è riuscita ad
approvare il bilancio entro i termini di legge, ma non rimane con le mani in mano. Ad ottobre la Giunta ha approvato un Disegno di legge concernente “Norme di semplificazione, razionalizzazione e distinzione delle funzioni di direzione politica e direzione amministrativa nell’ordinamento degli enti, agenzie, istituti e aziende della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell’ambito regionale”.
La proposta di legge deve ancora essere licenziata dal Consiglio Regionale, e le opposizioni promettono battaglia.
Che cosa fa questa delibera? In buona sostanza dietro il proposito di razionalizzare e semplificare si nasconde la volontà di riesumare i consigli di amministrazione degli enti pubblici, aboliti con un referendum regionale nel 2012 (nel 2016 la riforma della pubblica amministrazione interverrà in maniera analoga sulle partecipate).
La legge prevede infatti per una serie di dodici enti locali la nomina di un consiglio di amministrazione che nella maggior parte dei casi è formato da cinque componenti di cui tre designati dalla Giunta regionale e due in rappresentanza degli enti locali (o in alternativa da tre componenti nominati dalla Giunta regionale).
Si tratta di agenzie e società pubbliche che fino ad oggi sono governate da un amministratore unico.
In questo modo la giunta a guida leghista aumenterà la spesa pubblica improduttiva di oltre un milione di euro e — soprattutto — assegnerà 40 nuove poltrone che non produrranno niente di buono per i cittadini ma consentiranno alla maggioranza di assegnare lauti stipendi a qualche amico.
Già nel dicembre scorso Massimo Zedda aveva sollevato la questione del grande impegno profuso dalla giunta Solinas nell’attività di nomina e creazione di poltrone. Scriveva Zedda che la nuova maggioranza insediatasi lo scorso anno «si propone solo l’aumento del numero delle province da 4 a 8, senza che queste abbiano in cassa un solo euro da spendere per creare sviluppo, senza ulteriori competenze e senza personale, l’unica realtà saranno tante poltrone da assegnare» e che lo stesso si intende fare nella Sanità con la creazione al posto dell’azienda unica della Sanità di «8 Asl, con 8 direttori sanitari, 8 direttori amministrativi, ai quali si aggiungerà la Asl zero».
Tutto mentre grazie all’esercizio provvisorio (fino a marzo) sono bloccati appalti, concorsi e bandi di programmazione delle opere pubbliche.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile
L’EURODEPUTATO RINALDI SISTEMA SUL BANCO UE IL TRICOLORE QUANDO GIA’ SONO ESPOSTE TUTTE LE BANDIERE NAZIONALI … QUELLO STESSO TRICOLORE CON CUI ANNI FA I LEGHISTI “SI PULIVANO IL CULO” (E NESSUNO DEI NEO-SOVRANISTI A SUO TEMPO SI E’ MAI DISSOCIATO)
Antonio Maria Rinaldi, eurodeputato della Lega, ha esposto la bandiera tricolore dai banchi del parlamento europeo. La motivazione di questa scelta sarebbe stata dettata dal fatto che il Parlamento Europeo vieterebbe l’esposizione in aula delle bandiere nazionali: «Io con orgoglio — ha detto Rinaldi — rispondo sventolando il Tricolore!».
Ovviamente, non è vietato esporre le bandiere nazionali.
In aula i vessilli dei singoli Stati membri sono collocati alle spalle della presidenza:
Tutte le bandiere nazionali sono esposte dietro il banco di presidenza. L’aula del parlamento è la casa della democrazia non il circo. L’Italia si difende con il serio lavoro non strumentalizzando il tricolore.
Il punto 3 dell’articolo 10 del regolamento del Parlamento europeo specifica il divieto per i deputati di esporre striscioni in aula e, con essi, anche le bandiere nazionali, «che sono
esposte — per tutti — alle spalle dei banchi della presidenza».
Precedentemente, ai deputati era permesso di portare un piccolo vessillo nazionale sul proprio banco, sia a Bruxelles, sia a Strasburgo. Con la nuova presidenza di David Sassoli si è cercato di far rispettare quello che semplicemente è il regolamento d’assemblea.
Per questo, l’esposizione dei vessilli fatta da Antonio Maria Rinaldi (che, tra l’altro, si è fatto fotografare con il tricolore al contrario) rappresenta una polemica priva di senso proprio all’origine: non è stato vietato nulla, anzi è stato dato seguito a un regolamento sul quale si era sempre sorvolato.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile
PER IL 29% DEGLI ELETTORI GRILLINI SE NE DEVE ANDARE, PER IL 22% DEVE ESSERE AFFIANCATO DA UN ALTRO, PER IL 15% DEVE LASCIARE UNA DELLE DUE CARICHE, SOLO PER IL 12% STA FACENDO BENE ENTRAMBE LE COSE… LA TRE DONNE PREFERITE SONO RAGGI, APPENDINO E LOMBARDI
In attesa degli Stati generali del M5s che dovrebbero riformare l’organizzazione del Movimento, tra i pentastellati è sempre più infuocato il dibattito interno sul ruolo del capo politico
È la leadership di Luigi Di Maio a tormentare il M5s in queste settimane di durissime polemiche interne. Il sondaggio Emg-Acqua di Fabrizio Masia per Agorà ha chiesto agli elettori, e in particolare a quelli grillini, cosa dovrebbe fare il capo politico del Movimento per uscire indenne dalla bufera pentastellata.
Per un terzo degli elettori grillini, Di Maio può anche tenere l’incarico di ministro degli Esteri, ma dovrebbe cedere quello di guida del Movimento per aprire una gestione collegiale.
Lo salvano invece ma chiedono di allargare il comando a un’altra persona il 22%.
Solo il 12% degli elettori grillini pensa che Di Maio stia facendo bene con i due incarichi.
Una delle ipotesi emerse nei giorni scorsi è stata quella di affidare la co-gestione del Movimento a una figura femminile.
Per gli elettori grillini si prefigura un ballottaggio tra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, invocata dal 25%, e quella di Torino, Chiara Appendino, preferita dal 20%. Il 16% vorrebbe invece la consigliera regionale del Lazio Roberta Lombardi, mentre il 10% pensa a Paola Taverna.
(da Open)
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