Destra di Popolo.net

“CHE VERGOGNA IL COMUNE DI PESCARA CHE NON CONDANNA IL PESTAGGIO DEL RAGAZZO GAY”

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

L’ANALISI DELLA SCRITTRICE PESCARESE DONATELLA DI PIETRANTONIO… GIOVANI MISERABILI E POLITICI INDEGNI

Non l’ho riconosciuta subito questa Pescara dell’aggressione omofoba a un ragazzo di venticinque anni, troppo lontana da come la immagino e la vivo. Ma in fondo io che abito nella provincia campagnola cosa ne so della città  dove vado per lo shopping, il cinema, qualche volta uno spettacolo, una cena o un concerto?
Tra una visita e l’altra la conservo, guardandola sfavillante dall’alto delle colline, come un posto delle occasioni, in cui si trova di tutto.
La più americana d’Italia, la Los Angeles del sud. Nel suo viaggio Piovene le aveva già  preso le misure nel ’56, parlando della sua inconsueta bellezza. E ancora non c’erano i grandi ponti strallati, quello del mare e il Flaiano, il palazzo Fuksas e le Torri Camuzzi. Ora lo skyline è tutto cambiato, e forse anche l’anima.
Non ci penso che nel pacchetto è compresa la violenza. Del mio capoluogo di provincia ho privilegiato l’immagine inclusiva e aperta, vivace e multietnica, di jazz e cultura. È tutto vero, ma non basta.
Gli agglomerati urbani non crescono gratis. Proliferano anche i loro cancri, i quartieri difficili, le zone fuori controllo. Gli edifici degradati del Ferro di Cavallo che forse verranno abbattuti, come se quello fosse sufficiente.
Cresce la mala educazione dei singoli che si coalizzano in branco e cercano nella movida un pretesto, uno spunto per attaccare chi appare diverso e disturbante.
Sono giovani miserabili, figli dell’ignoranza, o forse di quella parte della città  maschia e falsamente dannunziana che pure reclama di esistere. Analfabeti dei sentimenti, non sopportano la vista di due uomini che si tengono per mano.
Mi vergogno per loro, verguenza ajena, la chiamano gli spagnoli. Ma molto di più mi vergogno dell’istituzione che avrebbe dovuto rappresentare i cittadini nella condanna del pestaggio, nell’impegno a costituirsi parte civile in così gravi episodi di omofobia. Nella notte tra giovedì e venerdì scorso si erano accaniti in sette contro due, provocando fratture alla mandibola del ragazzo che è stato poi sottoposto a intervento chirurgico con applicazione di una placca al titanio.
Il consiglio comunale di Pescara ha lasciato cadere la mozione, nel silenzio dei troppi assenti — anche tra i banchi dell’opposizione – e dei presenti che non hanno trovato le parole per spiegare il loro voto contrario.
La stessa maggioranza di centro-destra aveva negato agli organizzatori dell’Abruzzo pride lo spazio intorno alla Nave di Cascella, troppo centrale, troppo visibile. Come la festa di certi parenti imbarazzanti il flash mob è stato spostato dal salotto buono della città  — buono anche per un comizio di Salvini, tempo fa – alla più defilata Madonnina.
I consiglieri contrari alla mozione hanno parlato dopo, reagendo alla pubblica indignazione: polemiche strumentali, hanno detto, e avremmo voluto che nel testo si condannasse ogni forma di violenza e allora perchè non vi dispiace del poliziotto aggredito in questi giorni sulla Strada Parco.
È il trito linguaggio della politica, a cui siamo abituati: sposta il problema, quando non sa risolverlo. Inutile scendere su quel terreno, sono specialisti nella tattica della diversione.
Vorrei invece porre domande molto semplici e dirette agli uomini e alle donne responsabili di quel voto scellerato.
Vorrei scendere di livello, dal piano della comunicazione a quello degli istinti, dei riflessi, quasi. Che cosa provano loro nel vedere la stessa scena che ha visto il branco aggressore: due ragazzi entrambi maschi che passeggiano mano nella mano nel centro della città . Che cosa gli muove in corpo, nello stomaco, sulla pelle, nei genitali. Vorrei sapere quello che gli rivolta. A loro, adulti, seduti sugli scranni del potere locale. Perchè sono sicura che è lì il nodo mai sciolto.
Forse bisogna ripartire dal basso e dal profondo per risalire ai comportamenti di superficie, che da quelle profondità  risalgono. Le scelte visibili magari vengono proprio da un disgusto non riconosciuto e inconfessabile. Poi lo si riveste di una bandiera.
Le stesse domande per chi mancava: ho la presunzione di credere che qualcuna di quelle assenze fosse strategica e perciò più vigliacca di un voto contrario.
E infine, per il poco che vale, la mia solidarietà  al ragazzo colpito e al suo compagno, a chi tra i passanti li ha difesi prendendosi qualche pugno, a chi ha presentato la mozione respinta, alla comunità  Lgbt di Pescara e del mondo.

(da “La Repubblica”)

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VOUCHER AL POSTO DEL RIMBORSO DEI SOLDI VERSATI: LA UE APRE PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

INCREDIBILE CHE IL GOVERNO AVALLI UNA APPROPRIAZIONE INDEBITA E NON ABBIA PROVVEDUTO A CANCELLARE UNA NORMA ILLEGALE… SE VOGLIONO FARE MARCHETTE A COMPAGNIE AEREE E TOUR OPERATOR LE FACCIANO CON I LORO SOLDI, NON CON QUELLI DEGLI ITALIANI

Dopo le parole sono arrivati i fatti. Come anticipato nei giorni scorsi da Repubblica, la Commissione europea ha avviato due procedure di infrazione contro l’Italia per aver calpestato i diritti di chi viaggia in aereo, traghetto e pullman, violando la normativa comunitaria.
L’oggetto del contenzioso è noto da tempo: alle compagnie di trasporti che cancellano un viaggio per motivi legati al Covid-19, l’Italia consente fino al 30 settembre di emettere un voucher di importo pari a quello del biglietto.
Senza dare al viaggiatore la possibilità  di scegliere tra questo e il rimborso entro una settimana, come invece prevede il regolamento 261 del 2004.
La procedura, che la Commissione ha avviato anche nei confronti della Grecia, può portare a pesanti sanzioni ma, al momento, è nella sua fase iniziale.
I due Paesi hanno adesso due mesi per replicare all’esecutivo Ue, anche se tra le due parti il dialogo è già  ben avviato da tempo, seppure sia improduttivo.
Già  nei giorni scorsi infatti i ministri Paola De Micheli (Trasporti) e Dario Franceschini (Cultura e turismo) avevano provato ad ammorbidire la Commissione proponendo di reintrodurre la scelta tra voucher e rimborso a partire dal prossimo 31 luglio.
Ma la trattativa non è nemmeno partita: troppo poco, considerato che la legge 27 del 2020, quella che ha trasformato in legge il Dl Cura Italia e ha introdotto il regalo alle compagnie aeree, viola apertamente un regolamento comunitario che, fino a febbraio, non era mai stato messo in discussione.
Che non ci sia spazio per trattative lo chiarisce lo stesso comunicato della Commissione, nel passaggio in cui dice che “durante la crisi”, l’esecutivo europeo ha “costantemente chiarito che i diritti dei consumatori restano validi anche in questo contesto senza precedenti, e che le misure adottate dalle nazioni a supporto dell’industria” non devono incidere su questi.
La seconda procedura di infrazione riguarda la stessa fattispecie – cioè il voucher imposto per legge – ma applicata ai viaggi a pacchetto, quelli “tutto compreso”.
In questo caso a emettere i buoni sono i tour operator, ma la sostanza non cambia perchè l’Europa dà  sempre ai viaggiatori il diritto di scegliere.
Questo secondo procedimento riguarda dieci Stati membri. Oltre all’Italia ci sono anche Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Francia, Croazia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovacchia.

(da agenzie)

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L’ANAC BOCCIA IL MODELLO GENOVA: “NON E’ TOGLIENDO LE REGOLE CHE IL SISTEMA FUNZIONA MEGLIO”

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

GIUDIZIO NEGATIVO DELL’ANTICORRUZIONE SUL DECRETO SEMPLIFICAZIONE CHE VUOLE ELIMINARE GLI APPALTI PER FAVORIRE LA TRATTATIVA PRIVATA… MENTRE LA MAFIA FESTEGGIA

“Non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio”. Va dritto al punto Francesco Merloni, presidente dell’Autorità  nazionale anticorruzione.
E il punto è il decreto Semplificazioni, che in questi giorni il governo sta – faticosamente – cercando di perfezionare.
“Sembrano riaffacciarsi ipotesi rischiose come quelle di un largo utilizzo dei ‘super-commissari’, del ‘modello Genova’ per alcuni appalti sopra soglia, con amplissime deroghe, e l’affidamento diretto fino a 150.000 euro senza alcuna consultazione delle imprese”, dice il vertice dell’Anac durante la presentazione della relazione annuale dell’Autorità , alla Camera.
Per Merloni, la proposta di modifica normativa, che vede inaspettatamente convergere Italia Viva e Movimento 5 stelle, non aiuterà  il sistema ma, al contrario, “le deroghe indiscriminate creano confusione e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa”.
Sugli appalti sottosoglia, sostiene Merloni, potrebbe succedere la stessa cosa che l’Anac ha rilevato con lo Sblocca cantieri: vale a dire nessun vantaggio macroscopico, nella pratica: “Dopo il provvedimento del 2019, vi è ora il rischio di uno sblocca cantieri-bis, con le stesse problematiche. Le perplessità  che l’Autorità  aveva su quel decreto trovano una conferma nei dati: a fronte di una crescita del mercato del 23%, quella degli appalti sotto soglia, oggetto delle semplificazioni normative, è stata di poco oltre il 10%. Dunque, non si è avuto nessun beneficio concreto, e il dato non deve stupire più di tanto: i cantieri più piccoli non avevano alcuna necessità  di sblocco, perchè già  ci sono gli strumenti per avviare e chiudere velocemente le gare”.
Non ci sta l’Anac a essere considerata un ente inutile. “Dietro consensi di facciata, abbiamo registrato resistenze, spesso silenziose e tenaci, accompagnate da tentativi di dipingere l’Autorità  per quello che non è mai stata e si è sempre sforzata di non essere, come un intralcio o un produttore di nuovi vincoli, solo perchè presente e attiva”, sostiene Merloni. Che continua: “Le resistenze restano. Nè si può immaginare un cambiamento immediato della cultura amministrativa”. Poi l’attacco contro chi considera “la normativa anticorruzione come un inutile aggravio. E’ un giudizio estremamente pericoloso”.
Lancia uno sguardo al presente, il vertice Anac, dopo aver illustrato, invece, il recente passato. Che racconta della riduzione degli appalti a causa della crisi sanitaria, dell’aumento di segnalazioni da parte dei whistleblower, delle mafie che ricorrono sempre più alla corruzione. E delle spese già  fatte per i dispositivi sanitari. Anche qui, non senza rischi.

(da agenzie).

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L’ITALIA DOVRA’ RISARCIRE L’INDIA PER I PESCATORI UCCISI DAI DUE MARO’: DOVE SONO I SOVRANISTI CHE PROTESTAVANO PER IL RISCATTO DI SILVIA ROMANO?

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

DOBBIAMO PAGARE UN RISARCIMENTO PERCHE’ IL GOVERNO DI CENTRODESTRA MANDO’ DUE MILITARI ITALIANI SU UNA NAVE MERCANTILE CHE AVREBBE DOVUTO ASSUMERE DUE CONTRACTOR PER LA MEGALOMANIA DELL’ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA OGGI SOVRANISTA?

Il tribunale internazionale dell’Aja ha detto che è l’Italia ad avere la giurisdizione per il caso dei due marò. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dunque, rientrano sotto il principio di immunità  in quanto funzionari dello Stato italiano all’opera all’epoca dell’uccisione di due pescatori indiani che si trovavano a bordo del peschereccio.
Verranno processati in Italia .   Ma c’è un aspetto che ha lo stesso livello d’importanza: l’Italia dovrà  procedere con un risarcimento India per quelle due persone uccise.
Come riporta il sito della Farnesina, i giudici dell’Aja hanno deciso che «l’Italia ha violato la libertà  di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 10 dicembre 1982, e dovrà  pertanto compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano “Saint Anthony”.
Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti».
Le cifre non sono ancora note e andranno concordate, sta di fatto che ci sarà  un risarcimento. Insomma, soldi dello Stato che dovranno essere versati, come richiesto dai giudici del Tribunale internazionale.
Una notizia che non ha provocato le stesse reazioni per quanto accaduto qualche mese fa dopo il rilascio di Silvia Romano, quando i sovranisti attaccarono il governo e la stessa giovane cooperante rapita in Kenya per via del riscatto pagato (con le cifre che non sono mai state rese note e che, probabilmente, non si sapranno mai).
E allora i sovranisti?
Eppure, questa volta, ai sovranisti non sembra interessare nulla dei soldi — «pagati con le nostre tasse» (cit.) — che l’Italia dovrà  versare nelle casse dell’India a titolo di risarcimento per l’uccisione di Valentine Jelastine e Ajeesh Pink da parte dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Insomma, figli e figliastri. Come accade ciclicamente in Italia.
(da agenzie)

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MARO’, IL TRIBUNALE INTERNAZIONALE DELL’AJA ASSEGNA IL PROCESSO ALL’ITALIA MA STABILISCE CHE LA RESPONSABILITA’ E’ DEI DUE NOSTRI UFFICIALI

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

L’ITALIA DOVRA’ RISARCIRE I FAMILIARI DELLE VITTIME: “HA VIOLATO LA LIBERTA’ DI NAVIGAZIONE”… I GIUDICI HANNO RICONOSCIUTO “IMMUNITA’ FUNZIONALE” AI DUE FUCILIERI… ORA IL PROCESSO IN ITALIA, MA QUALCUNO DOVRA’ FARSI UN ESAME DI COSCIENZA PER AVER DIFESO L’INDIFENDIBILE

Il Tribunale internazionale dell’Aja ha preso la sua decisione sul caso dei 2 marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: il processo viene assegnato all’Italia.
Ma Roma dovrà  pagare i danni alle famiglie dei 2 marinai uccisi e al capitano del peschereccio bersagliato al largo del Kerala il 15 febbraio del 2012.
I giudici internazionali riconoscono “l’immunità  funzionale” dei fucilieri di Marina per l’incidente: all’India viene quindi precluso l’esercizio della propria giurisdizione, certificando che i due militari erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni.
Ma sempre secondo il Tribunale arbitrale, “l’Italia ha violato la libertà  di navigazione e dovrà  pertanto compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony”, a bordo del quale morirono i due pescatori.
Un comunicato della Farnesina aggiunge che “al riguardo, il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti”, e la Farnesina precisa “l’Italia è pronta ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione”. Di fatto ammettendo la colpa dell’incidente e preparandosi a versare i risarcimenti.
Il Tribunale internazionale era stato costituito all’Aja il 6 novembre 2015, presso la Corte Permanente di Arbitrato, per decidere sulla controversia tra Italia e India sull’incidente in cui i due fucilieri avevano sparato dalla nave “Enrica Lexie” contro il peschereccio “St Anthony”.
Latorre e Girone erano stati arrestati quando la nave Lexie era stata fatta entrare in porto in India. E avevano poi trascorso molti mesi in detenzione in India, di fatto agli arresti domiciliari. I due sottufficiali di Marina erano poi rientrati in Italia rispettivamente il 13 settembre 2014 e il 28 maggio 2016.
Italia e India, dopo una lunga fase di scontro poltiico e giudiziario, avevano deciso di comune accordo di ricorrere al Tribunale dell’Aja perchè decidesse innazitutto a chi spettava la giurisdizione.
I due paesi si erano di conseguenza impegnati a svolgere il processo una volta attribuito a una delle due Parti. A questo punto quindi secondo l’Aja l’Italia dovrà  far ripartire il procedimento penale aperto a suo tempo dalla Procura della Repubblica di Roma.
Il Tribunale però ha rilevato anche che “l’Italia ha violato la libertà  di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Onu sul Diritto del Mare, e dovrà  compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano “Saint Anthony”. Il che di fatto riconosce all’Italia la responsabilità  dell’incidente.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

LA REGIONE SOVRANISTA DELLA BASILICATA HA LASCIATO SENZA STIPENDIO I MEDICI DELLE UNITA’ COVID DA BEN TRE MESI

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

SI SAREBBE INCEPPATO IL SISTEMA DEI PAGAMENTI: SIAMO NEL 2020 O AI TEMPI DELLE CARROZZE A CAVALLO?

La Gazzetta del Mezzogiorno oggi racconta che i medici «ingaggiati» per dare vita alle Unità  Covid in Basilicata non hanno preso nemmeno un euro da quando sono in servizio:
Le squadre sono state istituite alla fine di marzo e operano dai primi di aprile. Oggi, 2 luglio, nessuno dei medici delle dieci Unità  Covid (4 a Matera e 6 a Potenza, tutte attestate alle aziende sanitarie di competenza territoriale) ha ricevuto lo stipendio.
Al di là  dell’impegno professionale che andrebbe sempre riconosciuto, c’è anche da dire che molti dei medici inseriti nelle Unità  Covid sono neolaureati, senza un’altra fonte di reddito.
C’è qualcosa nel sistema dei pagamenti che si è inceppato. E pare che sia un problema soltanto lucano, perchè — da informazioni raccolte dagli stessi medici — in altre regioni i colleghi hanno ricevuto regolarmente le spettanze.
Cosa abbia determinato questo blocco dei pagamenti non è chiaro. Lo stesso Ernesto Esposito, capo della Task force regionale e dirigente del Dipartimento Sanità , dice di non aver avuto   indicazioni precise, se non la segnalazione di non meglio precisati problemi tecnici. Proprio ieri Esposito ha ricevuto una delegazione di medici delle Unità  Covid per esaminare la situazione.
Il dirigente si è subito attivato per cercare di sbloccare la situazione, chiamando in causa tutti i tasselli del   mosaico. Esposito si è detto fiducioso sui pagamenti a stretto giro, avendo avuto rassicurazioni in tal senso dai responsabili amministrativi.
Ai medici non resta che attendere gli sviluppi, ma non tollereranno ulteriori ritardi: il primo mese di slittamento può starci, considerando l’emergenza sanitaria e un organismo nato in quattro e quattr’otto. Il secondo pure. Ma a quattro mesi dall’inizio dell’attività  è giusto pretendere chiarezza e, soprattutto, il pagamento delle spettanze.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

LA NUOVA CANZONE DI FEDEZ CON SATIRA RIVOLTA A SALVINI E GASPARRI

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

“SENZA TESTA L’UOMO SOPRAVVIVE POCHI ISTANTI, ECCEZIONE FATTA PER GASPARRI”

L’irriverenza del rapper. Fedez è tornato a mettere in fila le parole e a trasmettere messaggi politici attraverso i testi delle sue canzoni.
Roses, la sua ultima hit insieme a Dargen D’Amico presenta dei contenuti piuttosto duri, che rischiano di scompaginare il dibattito politico del post-coronavirus e delle future mosse dell’attuale panorama istituzionale.
Ne ha per tutti, dalla maggioranza all’opposizione.
Ci sono riferimenti all’episodio del Papeete con Matteo Salvini e i mezzi nautici della polizia:
Quest’anno niente bagno
Ultima spiaggia, Salò
Salvini non può più rubare
I poliziotti in pedalò
Niente trenino, Brigitte Bardot
Chissà  se Totò userebbe Tik Tok
Ma l’attacco più duro arriva per Forza Italia con una stilettata a Maurizio Gasparri (che spesso ha litigato con Fedez via social network) e a Marcello Dell’Utri:
Senza testa l’uomo sopravvive pochi istanti
Eccezion fatta per Gasparri
Esco a prendere un po’ d’aria come ha fatto Dell’Utri
Ma mi rinchiudo in casa appena sento due starnuti (ecciù)
E se Fedez sembra molto critico nei confronti della gestione dell’emergenza coronavirus da parte della Regione Lombardia (prendo la pensione come Attilio Fontana è forse un riferimento alla gestione delle RSA durante la pandemia?), sembra essere molto più morbido con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per il quale — ultimamente — ha anche avuto qualche parola d’elogio per come ha gestito l’emergenza coronavirus:
Nuovi divieti dentro ai decreti
Meglio bimbe di Conte che bimbi dai preti
Sogno un rosè, il Salento per me
Ma c’è Rocco Casalino che mi caccia dal privèe
Il popolo dei social network si è scatenato: dopo la pubblicazione della canzone, infatti, sono stati tanti quelli che temono per possibili querele nei confronti di Fedez da parte dei politici protagonisti degli ultimi giorni.
Ma la satira politica, soprattutto in musica, non si discute: qualsiasi azione sarebbe quantomeno inopportuna. Tuttavia, si sa, sono tempi molto strani…

(da agenzie)

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OTTIMO ESITO DELLA MOBILITAZIONE PER “BERLUSCONI SENATORE A VITA” A MILANO: SONO IN 26 A PROTESTARE DAVANTI AL TRIIBUNALE

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA AVEVA CHIAMATO A RACCOLTA I MILANESI A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA

Non è certo da oggi che tra Silvio Berlusconi e la magistratura ci sono rapporti tesi, al punto che alcune sue posizioni sulla giustizia hanno trovato sponda anche fuori dal perimetro del centrodestra. A maggior ragione, aperture bipartisan nei suoi confronti hanno fatto seguito alle rivelazioni de Il Riformista sulla condanna subita nel 2013 per frode fiscale.
E, comprensibilmente, i suoi hanno suonato la grancassa con una grinta che non si vedeva da tempo.
Antonio Tajani, numero due di Forza Italia, ha parlato apertamente di “colpo di Stato giudiziario” e un’altra fedelissima quale Licia Ronzulli ha lanciato una campagna popolare per convincere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a nominare Berlusconi senatore a vita, come forma di risarcimento per quella che Mariastella Gelmini ha definito “non una sentenza, ma un’esecuzione politica per via giudiziaria”.
La proposta di Ronzulli è stata sposata dal quotidiano Libero, che ha iniziato a raccogliere le firme per sostenerla. Quante saranno le adesioni? Difficile dirlo.
Quello che già  si può dire è che, in quanto a consenso popolare, non si è partiti col piede giusto, almeno a giudicare dal video pubblicato sui social del partito milanese.
Nonostante la mascherina, si riconosce al centro della scena Fabrizio De Pasquale, capogruppo forzista a Palazzo Marino, il quale parla di “giovani, donne, seniores ed eletti di Forza Italia” che si sarebbero riuniti “spontaneamente” di fronte a Palazzo di Giustizia per gridare “Berlusconi senatore a vita!”.
Ma il grido è decisamente flebile, anche perchè nell’incerta inquadratura si contano solamente 26 persone: abbastanza per sfidare i magistrati in una partita di pallone, ma non certo per far breccia nell’opinione pubblica.
Magari qualcuno, per timidezza, sarà  rimasto dietro l’obiettivo, ma sono ormai dimenticati i tempi in cui Forza Italia riempiva le piazze. Anche per i tempi grami che corrono, l’adesione è stata davvero modesta, soprattutto pensando all’entusiasmo che il partito esibiva sui social: “Siamo sicuri che, per l’affetto che milioni di italiani nutrono verso il presidente Berlusconi, la raccolta di firme lanciata dalla senatrice Ronzulli insieme a Libero sarà  un successo. Forza Italia invita tutti ad aderire a questa iniziativa e sarà  presente anche sul territorio organizzando con i gazebo la raccolta di firme per coloro che ancora non usano la tecnologia”.
Nemmeno le bassissime percentuali che tutti gli ultimi sondaggi attribuiscono a Forza Italia potevano indurre a immaginare un flop del genere.

(da agenzie)

argomento: Forza Italia | Commenta »

L’IDEONA DI BERLUSCONI: ANDARE AL GOVERNO CON UNA NUOVA MAGGIORANZA SENZA M5S

Luglio 2nd, 2020 Riccardo Fucile

CON CHI NON SI CAPISCE, VISTO CHE CONTANO I NUMERI… “NO A UN GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE”

Silvio Berlusconi rilascia oggi un’intervista a Repubblica (o tempora! o mores!) per far sapere che gradirebbe molto entrare in un nuovo governo con una maggioranza non si sa quanto alternativa a quella attuale allo scopo di gestire la crisi del post-Coronavirus:
Secondo lei, il governo Conte resisterà  all’impatto della crisi economica d’autunno?
«Mi pare sempre più difficile, ma la voglia di sopravvivenza del ceto politico dei Cinque Stelle può fare miracoli. Il presidente Conte ha dato prova di sapersi destreggiare con abilità  fra le   contraddizioni della sua maggioranza. Peccato che tale abilità  sia utile solo a lui e non all’Italia».
La maggioranza ha numeri sempre più risicati. Pensa che altri senatori abbandoneranno, fino a far venire meno il sostegno al governo?
«Credo che fra i parlamentari, anche fra quelli della maggioranza, sia diffusa la consapevolezza del fatto che il paese su questa strada va incontro al disastro economico. Non escludo affatto che in alcuni di loro prevalga l’amore per la nazione rispetto agli interessi personali o di partito».
In caso di crisi, voi invocate elezioni. Non pensa che invece, alla luce dell’emergenza economica, si creerebbero le condizioni per un governo di unità  nazionale? Voi ci stareste?
«Non credo che ne esistano le condizioni e non credo servirebbe all’Italia un governo con forze politiche antitetiche fra loro. Noi e i   5Stelle, per esempio, abbiamo una visione diametralmente opposta su tutto. Se però in questo Parlamento si creassero davvero le condizioni per una maggioranza diversa, più efficiente, più rappresentativa della reale volontà  degli italiani, andrebbe verificata, naturalmente prima di tutto con i nostri alleati».
Contro il governo Conte intanto scendete di nuovo in piazza sabato a Roma. Ce n’era davvero bisogno, a un mese dal 2 giugno e con i focolai ancora attivi?
«Tutto si svolgerà  rispettando rigorosamente le disposizioni sanitarie, com’è logico. Le   manifestazioni di piazza sono una forma di partecipazione democratica che va sempre incoraggiata. In questo caso, si tratta di essere vicini alla parte più produttiva del Paese, che sta soffrendo gravemente»

(da agenzie)

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