Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
3,4 MILIARDI COME RICHIESTI, RIMODULAZIONE DELLE TARIFFE E SOCIO DI MINORANZA AL 15%
La proposta di accordo con il governo per ripartire, a ormai due anni dalla tragedia del Ponte Morandi, è ora sul tavolo del governo dopo che un consiglio di amministrazione di Aspi in mattinata ne ha approvato i punti cardine.
Secondo indiscrezioni attendibili la società avrebbe accolto le richieste avanzate dai tecnici del governo nella riunione di mercoledì scorso e sarebbe disposta ad alzare l’ammontare del pacchetto di risarcimento da 3 a 3,4 miliardi.
Di questa cifra 700 milioni sono destinati alla ricostruzione del Ponte Morandi e a vari indennizzi per la città di Genova, 1,5 miliardi sono costituiti da opere di manutenzione straordinaria lungo tutta le rete autostradale in concessione, mentre la restante parte, cioè 1,2 miliardi, servirebbero a finanziare una corposa riduzione delle tariffe su uno schema preparato dall’Autorità dei Trasporti.
I tecnici dei ministeri del Mef e del Mit avevano infatti chiesto che lo sforzo sulle tafiffe fosse spalmato su tutto l’arco della concessione e non solo per i primi anni.
A questo pacchetto si aggiungono 14,5 miliardi di investimenti previsti fino al 2038 e 7 miliardi di manutenzioni.
Ma questo insieme di impegni per essere realizzabile richiede a monte una modifica del decreto Milleproroghe approvato a gennaio e che prevedeva un valore di indennizzo a favore di Aspi in caso di revoca della concessione di 7 miliardi, valore molto più basso dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008.
Questo è il punto più delicato di tutta la trattativa poichè in questo momento, essendo in vigore il Milleproproghe, le società di rating hanno declassato Aspi al livello di spazzatura con il conseguente blocco dei finanziamenti sul mercato dei capitali.
Ora si vedrà quale sarà l’atteggiamento a livello politico alla nuova proposta arrivata da Aspi. Lo scontro si è acceso nei giorni scorsi tra chi chiede la revoca della concessione a tutti i costi, in particolare molti esponenti dei 5 Stelle, e chi vorrebbe trattare una modifica della concessione con i Benetton.
Ma il tema è molto caldo come dimostra anche l’ultima minaccia – ribadita ancora dal premier Conte da Venezia – di arrivare alla revoca della concessione, se la nuova proposta non dovesse esser ritenuta sufficientemente positiva per l’interesse pubblico. L’esecutivo dovrebbe dare il suo verdetto nel Consiglio dei ministri in agenda per martediì.
Parallelamente dovrebbe svolgersi già oggi un cda di Atlantia in cui si dovrebbe formalizzare la volontà da parte del principale azionista di Aspi, con l’88%, di scendere al di sotto del 51% attraverso un aumento di capitale.
Questa disponibilità dovrà essere posta all’attenzione del governo anche se non fa parte del pacchetto proposto da Aspi, ma è un punto qualificante in quanto vorrebbe dire che la famiglia Benetton, attraverso Edizione Holdin e Atlantia, scenderebbe a una quota di circa il 15% di Aspi e permetterebbe al governo di assegnarsi una vittoria quasi piena, senza assegni a favore della famiglia veneta ma con soldi privati che rafforzano le società autostradali e permettono un forte sviluppo degli investimenti nei prossimi anni. A entrare nel capitale di Aspi, nel caso l’accordo tra società e governo andasse avanti, potrebbero essere sia la Cassa Depositi e Prestiti sia il fondo F2i e forse altri fondi infrastrutturali come l’australiano Macquaire.
Se l’indennizzo di legge tornasse ad elevarsi, oltre a riaprire il canale bancario di Aspi ci sarebbe un secondo risvolto: il valore della concessionaria salirebbe e Atlantia potrebbe più facilmente accettare un aumento di capitale per far entrare Cdp o F2i (con altri potenziali investitori), diluendosi dall’88 a sotto il 50%.
A quel punto, il governo non dovrebbe giustificare all’opinione pubblica un assegno alla famiglia Benetton per rilevarne le quote, mentre la holding dovrebbe rinunciare al controllo ma si ritroverebbe una partecipazione in una società rafforzata patrimonialmente (si parla di circa 3 miliardi) e dalle prospettive più solide.
Se le tessere di questo complicato puzzle non andassero a posto, la strada della revoca aprirebbe un contenzioso legale monstre, il problema di sostituire il gestore di 3 mila chilometri di strade e manderebbe all’aria la società .
(da “La Repubblica”)
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
CESARE BATTISTI HA GLI STESSI DIRITTI DI TUTTI I DETENUTI, SE HA RAGIONE O TORTO LO STABILISCE L’AUTORITA’ COMPETENTE NON IL TRIBUNALE DEI SOVIET SOVRANISTI… E SENTIRGLI DARE DEL COMUNISTA DA UN EX COMUNISTA FA RIDERE
Viene servito poco cibo e di scarsa qualità : questo il contenuto del ricorso presentato al tribunale di
Sorveglianza di Cagliari dall’ex latitante Cesare Battisti detenuto nel carcere di Massama a Oristano dove, ancora in regime di isolamento, sta scontando i due ergastoli cui è stato condannato per quattro omicidi commessi alla fine degli anni Settanta.
Questo regime alimentare metterebbe a rischio la già minata salute dell’ex terrorista. L’ex militante dei Pac, Proletari armati per il comunismo, soffre infatti di diverse patologie. Il poco cibo che gli viene somministrato in cella non sarebbe adeguato al suo stato di salute. Così Battisti, assistito dall’avvocato Gianfranco Sollai, ha presentato un reclamo in cui ha richiesto ulteriori esami clinici per ottenere pasti adeguati.
“Gli altri detenuti di Massama hanno la possibilità di cucinare, mentre lui no, perchè è in isolamento e, dunque, non può che servirsi dei cibi preconfezionati che passa la struttura”, ha precisato il difensore di Battisti.
L’avvocato Sollai ha già depositato la richiesta per ottenerne l’uscita dal regime di isolamento che il suo assistito avrebbe dovuto scontare solo per sei mesi, ma ancora in corso per carenze strutturali.
“Io capisco che queste considerazioni non facciano piacere all’istituto e probabilmente non è neanche colpa della struttura, ma le devo fare perchè sto male”, ha detto Battisti davanti ai giudici della Sorveglianza, come a rimarcare quanto sottolineato dal suo difensore, ovvero che “non si tratta di un capriccio ma di una questione di salute”.
“Battisti – spiega Sollai – si trova suo malgrado in isolamento forzato, per mancanza di spazi adatti alla sua situazione di alto sorvegliato di tipo 2. Il regime di isolamento per lui è scaduto formalmente il 14 luglio dello scorso anno e, nonostante le nostre richieste, ancora vive di fatto isolato, senza poter fare alcune attività ricreativa nè socializzare. A questo si aggiunge il problema dei pasti, perchè noi siamo quello che mangiamo e se la qualità del cibo è scarsa, ne va della nostra salute. Per questo abbiamo chiesto un controllo sulle condizioni di Battisti e, laddove venisse accolta la nostra richiesta, dovrà essere prevista per lui una dieta differente”.
Dopo il reclamo è intervenuto anche l’avvocato Paolo Mocci, garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale di Oristano: “Cesare Battisti non dovrebbe scontare la pena a Massama. Per il suo caso – un livello 2 di alta sicurezza- nel carcere oristanese non c’è l’assistenza carceraria adeguata”.
E continua: “È come per il ricovero in un reparto diverso da quello di cui si ha bisogno. È chiaro che l’assistenza viene assicurata, ma non può essere adeguata”.
Sul caso è intrervenuto anche Matteo Salvini: “Assassino comunista si lamenta del menù in carcere? Taci e digiuna, vigliacco” ha commentato il segretario leghista Matteo Salvini
La decisione sul reclamo verrà assunta nei prossimi giorni e presto dovrebbe essere fissata anche l’udienza sul regime di isolamento.
Sul caso è intrervenuto anche Matteo Salvini: “Assassino comunista si lamenta del menù in carcere? Taci e digiuna, vigliacco” ha commentato il segretario leghista Matteo Salvini.
Sarà opportuno ricordare all’insigne giurista tredici anni fuori corso:
1) Che un assassino sia “comunista”, nazista, sovranista, capitalista non comporta alcuna variazione delle norme penali.
Che la legge sia “uguale per tutti” lo insegnano al primo anno di giurisprudenza. Fa sorridere l’accentuazione ideologica del detenuto da parte di chi si è a suo tempo definito “comunista padano” e due giorni fa ammiratore del segretario del Pci, nonchè erede dell’elettorato “comunista”.
2) “Taci” non è previsto dal codice: le norme penitenziarie prevedono che se un detenuto ha rimostranze da fare o diritti da rivendicare puà farlo nelle forme previste.
Non siamo ancora nel regime di Al Sisi e di altri cari ai sovranisti.
3) “Digiuna” è consigliabile a chi è sovrappeso e a chi la pancia traborda dai pantaloni, non a un detenuto che rivendica una dieta particolare per patologie specifiche, ovviamente da dimostrare a chi di dovere (non ai politici)
4) Il detenuto Battisti avrebbe dovuto scontare il regime di isolamento per sei mesi, il termine è scaduto da un anno, come ricorda il suo legale.
Se fosse stata rispettata la norma, avrebbe potuto cucinarsi da solo in base alle sue necessità di dieta specifica.
La carenza è dello Stato che non l’ha trasferito altrove.
5) Occorre sempre ricordare che il rispetto delle leggi e delle norme penitenziarie sono a garanzia di tutti, sia di chi attualmente sconta una pena sia di chi prossimamente usufruirà , se condannato, delle medesime strutture.
E in quel caso difenderemo anche il suo diritto a pasti adeguati alle sue condizioni di salute.
Perchè questo è essere di destra e non sovranisti.
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
L’EX LEGHISTA GIANNI FAVA: “PER PRENDERE VOTI VA BENE TUTTO? NO”… “LA SINTESI DEL PENSIERO SOVRANISTA E’ OGNUNO SI FA I CAZZI PROPRI”
Un giorno in amico mi disse che “in politica, come in banca, avere ragione serve a poco”. Da allora rifletto spesso su queste battuta e mi sono convinto avesse detto la verità . Per questo non sono abituato a piccarmi utilizzando l’antipatica formula del “ve l’avevo detto io”. Ciononostante ci sono circostanze che rendono giustizia ad anni di distinguo e di critica molto spesso di difficile comprensione da parte di chi la politica non la mastica abitualmente o peggio non la capisce.
Quando in tempi non sospetti criticai l’alleanza della Lega di Salvini in Europa coi partiti delle destre populiste e sovraniste, in molti bollarono la mia posizione come il frutto incomprensibile di una forma perniciosa di critica ad oltranza a prescindere dal merito.
Ed invece era proprio il merito della questione a caratterizzare quello che consideravo e considero, un madornale errore politico. Ma alla fine il tempo rende sempre giustizia e gli accadimenti di questi giorni depongono in modo incontrovertibile a favore della mia aperta contrarietà a quell’alleanza innaturale.
Quando poi lo scorso anno questa si celebrò in modo plastico con la grande manifestazione di Piazza Duomo a Milano del 18 maggio delle destre cosiddette sovraniste, per la prima volta scelsi di disertare un’iniziativa di quel che ancora rimaneva del partito in cui ho militato per quasi trent’anni.
Anche in Quel caso la scelta non venne compresa da molti amici che al contrario, inebriati dai risultati dei sondaggi e dall’idea che purchè si prendano voti va bene tutto, mi criticarono apertamente dicendo che ero io quello che non capiva. Bene, oggi a distanza di un anno sono spariti tutti. Nessuno che commenti le ultime iniziative di quel presunto alleato che, insieme alla Le Pen e ad un gruppetto di destrorsi minori, da quel palco celebravano un matrimonio destinato a stritolare le palesi ambizioni da premier del neo incoronato leader sovranista locale: Matteo salvini.
Ma bastano le parole di questi giorni di Geert Wilders per chiudere in modo plastico quella disastrosa esperienza: “Il Primo Ministro italiano Conte è appena arrivato da Rutte per una cena e chiede molti soldi. I nostri soldi Ero lì. Con un cartello: non un centesimo in Italia! Dobbiamo spendere quei miliardi qui nel nostro paese per la nostra gente!”. Ecco in poche parole la sintesi del sovranismo: ognuno si faccia i cazzi propri! Punto.
Con buona pace dei teorici delle alleanze strategiche contro l’Europa. E questo avviene nel momento in cui il nostro sgangherato paese ha bisogno dell’Europa come non mai. Certo subito qualcuno obbietterà che questo Europa così non va. Che va cambiata. Che va riformata. Tutto giusto e tutto condivisibile.
A parte il fatto che a questa Europa oggi non c’è alternativa e pertanto semplicemente non ci possiamo permettere il lusso di sostenere che vada distrutta. E a non permetterselo in questa fase non può soprattutto il Nord. Un Nord orfano di classe dirigente e di rappresentanza politica nei ruoli chiave del paese e dell’Europa.
Un Nord alle corde, stremato economicamente e moralmente che al contrario ha bisogno di aiuto per la prima volta dopo decenni. Chiaro che nessuno avrebbe potuto prevedere lo scorso anno quanto sarebbe accaduto (tantomeno chi scrive), in ogni caso era facile prevedere non fosse quella la strada da seguire.
Del resto basterebbe leggere le dichiarazioni di Wilders di quel periodo per comprendere chiaramente cosa non andasse bene. Lo stesso in un’intervista al Corriere ebbe a dichiarare a proposito di Salvini e della sua nuova Lega: “Vero, non siamo uguali, ma siamo simili. E le cose in comune fra me, Salvini o Le Pen, sono maggiori di quelle d’altre coalizioni. Lavoriamo insieme, combattiamo le ingerenze di Bruxelles, vogliamo meno immigrazione e islamizzazione”.
Aggiungendo in seguito il sacrosanto principio per il quale mai un olandese avrebbe pagato un solo euro per risanare il debito pubblico italiano: “Il principio è che non si possono pagare più tasse in Europa in generale. Poi io penso che l’Italia possa fare al suo interno quel che vuole. E comunque non sarò io a pagare per i vostri problemi”.
Prosit! E adesso come la mettiamo? Fermo restando che sia giusto il principio per il quale ognuno paga i propri debiti, siano sicuri servano questi alleati alla politica di un movimento che in questi anni ha predicato salvifiche ricette a spese dello stato e dei pochi ed esausti contribuenti rimasti a pagare il conto?
Sbaglio o nel periodo in cui Salvini è stato al governo abbiamo ulteriormente aumentato il debito con manovre del calibro dei famigerati reddito di cittadinanza o quota cento?
E che dire di tutte le proposte di statalizzazione di servizi ed imprese private che molto dei presunti economisti della nuova Lega continuano imperterriti a sostenere a prescindere dalla realtà ?
E che dire delle fantasiose forme di debito vaticinate sempre dagli stessi dai fantasiosi appellativi anglofili tipo minibond? Serviva arrivasse un algido olandese per ricordarci che era tutto sbagliato? O bastava essere realisti e comprendere quanto il sogno autarchico e sovranista fosse strampalato per un paese che paga il peso di uno stato elefantiaco con uno degli apparati pubblici più ridondanti e costosi del pianeta?
A tutte queste domande retoriche la risposta la lascio ai lettori. Per il resto c’è la drammatica realtà di una politica che non si schioda dalla ricerca del consenso fine a se stesso e non propone nessuna formula realmente risolutiva. Ma lo sappiamo: in banca, come in politica, aver ragione serve a poco!
Gianni Fava
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
NUOVI DOCUMENTI A SUPPORTO DELL’IPOTESI ACCUSATORIA
Il conflitto di interessi legato alla fornitura di camici e altri dispositivi di protezione contro il
Coronavirus per oltre mezzo milione di euro da parte di Dama Spa, l’azienda di cui è titolare Andrea Dini, il cognato del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, non era un mistero in Regione.
È quanto emergerebbe dalle ultime novità dell’inchiesta in corso della Procura di Milano e per cui sono indagati — per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente — Dini e il direttore generale di Aria, Filippo Bongiovanni, che ieri ha lasciato l’incarico.
L’ipotesi che emergerebbe dagli ultimi documenti agli atti è che quell’ordine all’azienda per una fornitura di camici e altro materiale sia poi diventato una donazione, a conferma del fatto che molti sapevano in Regione che quell’operazione non era opportuna a causa del collegamento della Dama Spa con il governatore lombardo.
Fontana ha sempre sostenuto di non sapere nulla: tra i punti che si vogliono chiarire c’è proprio un suo eventuale ruolo.
Secondo quanto sta emergendo in queste ore, dietro alla rivelazione della vicenda ci sarebbe una persona insospettabile
Sono questi i nuovi elementi a supporto dell’ipotesi accusatoria e che emergono dai documenti acquisiti dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di finanza e in via di trasmissione ai pubblici ministeri dell’inchiesta, ovvero Luigi Furno, Paolo Filippini e Carlo Scalas, e al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli.
Gli inquirenti hanno anche interamente acquisito agli atti la versione integrale del servizio di Report su RaiTre da cui è nata l’inchiesta.
(da Open)
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
LE PAROLE CRIMINALI DI CHI STA MINIMIZZANDO SI SCONTRANO CON LA REALTA’
“Non è una foto di marzo o di aprile. In reparto abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti Covid con gravi insufficienze respiratorie”.
Tutto il clamore che ha sollevato il suo post pubblicato su Facebook Luca Alini proprio non se l’aspettava. “Era solo uno sfogo” precisa più volte.
Eppure le sue parole che esprimevano preoccupazione per l’arrivo di nuovi pazienti positivi al nuovo coronavirus al Covid all’Ospedale di Cremona, dopo otto giorni Covid free, hanno fatto il giro del web.
Quando HuffPost lo raggiunge al telefono, il 47enne cremonese doc, infermiere da 27 e da dieci al reparto di Pneumologia dell’Ospedale cittadino, si sta preparando per il turno del pomeriggio.
È la prima volta che ne parla con un giornale. Nel nosocomio oggi non ci sono stati nuovi ricoverati per Covid: “La situazione è stabile – riferiscono fonti interne – ma aver rivisto altri pazienti contagiati dopo giorni in cui avevamo tirato un sospiro di sollievo ha provocato in me e nei miei e colleghi una reazione immediata. Il timore è quello di precipitare di nuovo nell’incubo”.
Da cui il suo post su Facebook, nel quale Alini scrive anche di essere stato contagiato dal Covid e di non sentirsi “affatto tranquillo anche se gli esami dicono che in teoria sarei immune”.
Luca, si aspettava tutto questo clamore?
“No, mi ha spiazzato. Quel post è stato uno sfogo, per dare voce a quello che abbiamo provato io e i miei colleghi di fronte ai nuovi ricoveri per coronavirus dopo poco più di una settimana in cui l’Ospedale era stato Covid free”.
“Non è mia abitudine farmi dei selfie, nè tantomeno pubblicarli su Facebook”, si legge nell’incipit del suo sfogo. Perchè contravvenendo alle sue abitudini, ha scritto quel post allora?
“Per far sentire la mia voce e darla ai miei colleghi, a quelli che lavorano con me. Non sono un animale social, ho un profilo su Facebook e uno su Instagram, ma non conosco le dinamiche dei social network. Pensavo restasse limitato ai miei contatti, ma mi sono reso ben conto che poi, quando posti su Facebook ciò che scrivi poi diventa di dominio pubblico. Quando sono ricominciati i ricoveri per Covid mi è venuto d’istinto scrivere quelle parole, anche ripensando a ciò che io e i miei colleghi, e ovviamente i medici e gli operatori sanitari, abbiamo vissuto nei mesi dell’emergenza. Speriamo di non dover rivivere certe cose, quei mesi dell’emergenza hanno stravolto la vita di noi tutti”.
Hai voluto lanciare un messaggio preciso?
“Sì. Leggere e ascoltare le dichiarazioni di chi continua a sostenere che il Covid sia stato poco più di un’influenza, che colpisca per lo più persone anziane, magari affette già da altri problemi di salute, è insopportabile. È una cazzata, lo dico sulla base di quello che ho visto e vissuto”.
Ci sono nuovi focolai nel Paese. Nota un certo allentamento nel rispetto delle regole?
“Con la riapertura dopo il lockdown un calo della soglia di attenzione era prevedibile. Purtroppo vengono fatti pochi controlli. Non mi sembra il caso di arrivare ai pattugliamento delle strade come in Cina, ma bisognerebbe controllare di più. In generale bisogna stare molto attenti, il virus non è andato via”
“Ciò che abbiamo visto e vissuto non è spiegabile a parole”, sempre dal suo post.
“Il reparto di Pneumologia nei mesi dell’emergenza era pieno di 40-50enni, prima del Covid in perfetta salute o affetti da piccoli problemi come la pressione alta, molti sportivi. Tanti sono rimasti per giorni attaccati ai ventilatori e facevano una fatica enorme anche solo ad alzare un braccio perchè non riuscivano a respirare. Tutti gli anni nel reparto di Pneumologia, con il picco dell’influenza, abbiamo pazienti in ventilazione, ma arriviamo a dieci, dodici al massimo. Nei mesi della grande ondata, all’Ospedale di Cremona siamo arrivati a 400 ventilati. Questo lo dico per chi, da fuori, non sa e pensa ancora che il Covid sia stata una cosa normale. È invece è stata tutt’altro che normale. Ecco, non vorremmo mai tornare a una situazione del genere. Non si può continuare a leggere e ad ascoltare certe cose”.
A cosa si riferisce?
“A quello che sostengono i complottisti, c’è gente che dice che il virus non esiste. E invece c’è eccome e continua a circolare. Mi piacerebbe tornare ai primi di marzo e invitare queste persone a trascorrere una giornata nell’Ospedale di Cremona. Cambierebbero idea in cinque minuti, poi però scapperebbero. Ho provato a spiegarlo a qualcuno dei tanti che mi hanno attaccato su Facebook, ma non c’è verso. A chi non ha capito è inutile spiegare. Certe offese, certe dietrologie inutili, però, infastidiscono”.
Che le hanno scritto?
“Uno mi ha detto che sono stato mandato da Confindustria, un altro mi ha chiesto quanto mi avessero pagato per scrivere quel post. Noi infermieri riceviamo molta solidarietà , ma parecchi ci danno addosso”.
Nei primi tempi della pandemia stati definiti acclamati, definiti eroi. Lei si sente un eroe?
“No, non mi sento un eroe, così come non si considerano tali i miei colleghi. Anche durante la pandemia, certo in una situazione e in condizioni del tutto eccezionali, abbiamo continuato a svolgere il nostro lavoro. Non siamo eroi, però neanche fannulloni e “ruba stipendio”, come continuano a definirci da più parti”.
In un’intervista pubblicata ieri il dottor Bosio, primario di Pneumologia a Cremona, diceva di essere preoccupato “perchè le truppe, dopo la prova eccezionale sostenuta durante l’è reggenza, sono stanche”. Lei è stanco, Luca?
“Sono riuscito ad andare in ferie, quindi stanchezza e disagio fisico sono passati. Ora c’è quello che di questa drammatica esperienza è rimasto nella testa, il disagio mentale. E per quello ci vorrà più tempo e ognuno ha i suoi. Io, generalmente piuttosto equilibrato, ho cercato di elaborare, ma non credo di esserci ancora riuscito del tutto”.
(da Open)
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
“PER ZANGRILLO IL VIRUS NON ESISTE PIU’? LO VADA A DIRE AI PARENTI DELLE MIGLIAIA DI VITTIME CHE OGNI GIORNO MUOIONO DI COVID NEL MONDO”
«Qui ci sono topi di laboratorio che pensano di saperla più lunga di noi. E questi sono veramente
pericolosi». L’intervento del primario del San Raffaele Alberto Zangrillo durante la trasmissione In Onda ha creato polemica nell’ambiente di medici, virologi ed esperti che da tempo si occupano di seguire l’epidemia da Coronavirus.
Tra le risposte più dirette c’è stata quella di Enrico Bucci, biologo e professore alla Temple University di Filadelfia (Usa).
Difendendo l’ipotesi — contenuta in uno studio del suo Ospedale — che il virus abbia perso potenza, Zangrillo aveva rivendicato nel suo intervento a La 7 che «avendo vissuto la malattia nella sua versione più aspra e più violenta, mi sono indispettito quando qualcuno che aveva avuto solo la fortuna di avere il contatto con la provetta si permetteva di confutare quello che noi dicevamo».
«Salve, sono un topo di laboratorio. Mai vorrei disturbare con un mio squittio un luminare della clinica», ha scritto Bucci in risposta sulla sua pagina Facebook. «Però, c’è una cosa che non mi lascia tranquillo: tutti i libri di biologia di base, di virologia, di biochimica e biologia molecolare sembrano andare incontro ad autocombustione spontanea quando si odono certe parole: sarà per la vergogna?».
Nel suo post, Bucci elenca alcune dichiarazioni più famose di Zangrillo che non hanno avuto riscontro nella scienza o nel reale.
A partire dai posti in terapia intensiva che definiva sufficienti già il 29 febbraio («le terapie intensive sono pronte, no al contagio ossessivo») fino alla dichiarazione «il virus clinicamente non esiste più».
«Non deve averlo capito tanto bene nemmeno il virus — ha commentato Bucci — visto che sono continuati ad entrare pazienti in terapia intensiva e ad esserci morti fino a Luglio, pochi in Italia, tantissimi nel mondo, procurati sempre dallo stesso virus».
(da Open)
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
CHI SI ALLEA CON QUESTI SOGGETTI E’ SOLO UN TRADITORE DELL’ITALIA E COME TALE VA TRATTATO
«Non un centesimo all’Italia». È il cartello che Geert Wilders, leader dell’opposizione olandese, ha esibito fuori dal palazzo Binnenhof, sede del governo dell’Aja, dove è arrivato il premier Giuseppe Conte per un incontro con il primo ministro olandese Mark Rutte. «Ne abbiamo bisogno anche noi, per questo non daremo un euro all’Italia», ha dichiarato Wilders.
Un gesto che ha scatenato le reazioni del mondo della politica italiana: in molti infatti hanno chiesto alla Lega e in particolare a Matteo Salvini e Giorgia Meloni di prendere le distanze da Wilders.
«Wilders in Olanda non smette di attaccarci. Ma Salvini e Meloni sono suoi alleati, e tacciono. Nei fatti Lega e Fdi sono amici per la pelle di un nemico del popolo italiano e vogliono che l’Italia sia isolata in Ue», ha affermato il segretario del movimento Unione Popolare Cristiana (Upc) Antonio Satta.
Il deputato del Pd Filippo Sensi ha invece usato Twitter per commentare l’episodio: “Leggo che l’alleato olandese dei sovranisti di casa nostra va in giro a dire di non dare un centesimo all’Italia. Sarebbe doverosa ORA una presa di distanza da parte della Lega, compagna di gruppo parlamentare. La logica strumentale del Prima gli italiani si rivela un boomerang”, ha scritto Sensi.
Anche Emanuele Fiano, responsabile Esteri del Partito Democratico, ha voluto dire la sua: «Salvini in Italia non fa che ripetere il retorico e vuoto slogan “Prima gli italiani” e accusa in continuazione i suoi avversari politici di essere nemici degli italiani. Poi va in Europa e sceglie come compagni di viaggio personaggi come Geert Wilders, leader dell’opposizione in Olanda, che oggi, in occasione della visita del presidente Conte ha pensato bene di esporre un cartello con la scritta “Non un centesimo all’Italia”. Bell’amico. Salvini sceglie accuratamente in Europa alleati la cui ideologia sovranista lavora contro gli interessi italiani. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. È l’ideologia sovranista di cui si nutre Salvini che non può che essere nemica di ogni progetto di solidarietà europea. O sei per gli italiani o sei per i sovranisti. Deciditi, Salvini”, si legge in una nota.
(da agenzie)
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO LO SCOPPIO DELO SCANDALO E LA VENDITA DIVENTATA DONAZIONE, L’AZIENDA SI E’ TENUTA UN TERZO DEI CAMICI CHE AVREBBE DOVUTO CONSEGNARE
Repubblica Milano racconta oggi che nelle more dell’indagine sui camici di Dama SPA, ditta della
moglie e del cognato di Attilio Fontana, e Regione Lombardia, la procura cerca spiegazioni sulla mancata consegna dell’ultima tranche di 25mila pezzi. Intanto il dg di Aria Bongiovanni, indagato, chiede il trasferimento:
L’intesa sulla fornitura di 75mila camici – che permette a Dama di evitare la crisi produttiva durante il lockdown – porta a un ordine di acquisto del 16 aprile, con una prima consegna di 50mila pezzi alla Regione, poi destinata a ospedali, Rsa e medici di base. Ma dopo l’intervista in tv e la modifica del contratto di vendita in donazione (20 maggio) Dama, con Andrea Dini, informa gli uffici di Aria che non darà più esecuzione alla fornitura degli ultimi 25mila camici.
Nonostante la disperata carenza di dispositivi medici sul territorio lombardo. La procura sta così valutando se contestare anche il reato di frode in pubbliche forniture. Se la situazione di emergenza Coronavirus è stato utilizzato dalla Regione per giustificare l’affidamento diretto a una società collegata al presidente Fontana, perchè poi – nello stesso contesto emergenziale, con un bisogno quotidiano di circa 50mila camici in Lombardia – l’ente pubblico non ha preteso da Dama che la fornitura venisse portata a termine con la consegna degli ultimi 25mila capi, accettando invece che venisse interrotta?
La domanda è stata posta in questi giorni ai vari soggetti sentiti in procura, come l’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo, nominato responsabile della task force regionale per la produzione di mascherine e Dpi. Cattaneo (non indagato), sentito in procura due giorni fa, aveva ammesso di sapere dei legami di Dama con la famiglia Fontana e di essere stato lui a introdurla in Regione.
Chiarimenti sono stati chiesti anche due giorni fa dai pm a Carmen Schweigl, la responsabile della struttura gare di Aria, che ha gestito anche altri appalti su cui indaga la procura, come quelli sulle forniture di mascherine e l’affidamento diretto dei test sierologici all’ospedale San Matteo di Pavia.
Le risposte non hanno però convinto i magistrati, convinti che il carattere gratuito per la forniture non fosse stata pattuita in origine, e che quando la vendita è diventata donazione, Dama non si sarebbe più resa disponibile a portare a termine il contratto tuttora in vigore.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 11th, 2020 Riccardo Fucile
MA LA FORBICE SI ALLARGA AL 10% SE SI CHIEDE ALL’ELETTORE UNA PREVISIONE SU CHI VINCERA’
Un sondaggio di Troisi Ricerche sulle elezioni regionali in Puglia dice che Michele Emiliano sarebbe riconfermato alla guida della Puglia con almeno il 41,1 per cento delle preferenze, contro il 37,6 che porterebbe a casa l’eurodeputato di Maglie Raffaele Fitto, suo principale avversario nelle urne del 20 e 21 settembre
La forbice si allarga quando la domanda dei sondaggisti non è più “chi ha intenzione di votare come presidente della Regione?”, ma “secondo lei chi vincerà le elezioni regionali?”.
In questo caso quasi il 50 per cento di chi ha dato una risposta diversa dal “non so” indica Emiliano come vincitore della contesa lettorale di settembre.
Numeri alla mano, il presidente in carica sarebbe riconfermato con il 48,5 per cento dei voti. Invece soltanto il 38,9 per cento degli intervistati scommette su una vittoria del candidato di Fratelli d’Italia incoronato dalla presidente nazionale del partito, Giorgia Meloni.
Dieci punti di distacco, dunque, secondo i pronostici dei mille elettori – tutti maggiorenni e residenti in Puglia – che fanno parte del campione preso in esame dagli analisti di Troisi Ricerche. «Un campione casuale rappresentativo della popolazione residente, che abbiamo selezionato in base proporzionale per genere, fasce d’età e provincia residenza», scrivono i sondaggisti nelle cinque pagine del loro dossier.
Per quanto riguarda gli altri candidati, Antonella Laricchia del MoVimento 5 Stelle è accredita del 16,7% delle preferenze mentre il renziano Ivan Scalfarotto arriverebbe al 4%.
(da “NextQuotidiano”)
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