Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
IL GIOVANE CARABINIERE ESTRANEO AI REATI SI LAMENTAVA DEGLI ILLECITI DEI COLLEGHI CON IL PADRE
Giovane, riservato, timido ma determinato a non disobbedire alla divisa. Pur senza fare clamore.
Appare così R. B., l’unico militare non indagato nella storia che sta scuotendo l’arma. Lavora anche lui nella caserma Levante di Piacenza, sequestrata dopo che l’indagine della procura ha fatto emergere tutti gli illeciti – dallo spaccio alla tortura – che si svolgevano al suo interno. “Mele marce” hanno detto in tanti. Eppure tra loro c’era chi – senza gesti plateali, ma con le idee chiare, non si è legato alla schiera.
Un ritratto del giovane carabiniere – un individuo “dall’atteggiamento solitario, che non fa gruppo”, scrive di lui il giudice – è tracciato dagli stralci dell’ordinanza del gip in cui si parla di lui. Sono riportate le conversazioni del ragazzo con il padre. Parla di alcuni degli illeciti fatti dai colleghi, si dissocia, dice chiaramente che sono cose che non gli piacciono. “Io non voglio fare un falso ideologico!”, è una delle cose che dice al genitore, che si mostra d’accordo con lui.
Da questi colloqui, scrive il giudice Luca Milani, si evince “tutta la delusione del giovane militare dell’Arma per essere finito a lavorare in un ambiente in cui vengono costantemente calpestati i doveri delle forze dell’ordine, dove tutto è tollerato a condizione che vengano garantiti i risultati in termini di arresti”.
Per il magistrato, il ragazzo manifesta “una scarsa propensione a seguire i colleghi dovuta al suo forte disagio nel constatare le continue violazioni e gli abusi commessi all’interno della caserma di via Caccialupi”.
“Molte cose le fanno le cose a umma a umma, non mi piacciono”, ripete più volte al genitore, riferendosi ai colleghi poi arrestati, e spiegando al padre di non voler attestare falsamente “di avere fatto in una tot data un qualcosa che poi non è neanche vero”, commettendo quindi un falso
“Non si può fare così!”, gli dà ragione il padre. I compagni di caserma, dicono ancora gli interlocutori, questo atteggiamento “se lo possono permettere perchè portano a casa gli arresti”. “Perchè a te colonnello – dice R.B. – ti faccio fare bella figura, capito? Ti porto un sacco di arresti l’anno! Lavorano assai, ma perchè? C’hanno i ganci!”. E il padre: “Sì, sì, ho capito benissimo, io non sopporto questo modo di fare…”. Poi i due discutono di quello che deve fare il ragazzo. Concordano sul fatto che, per il momento, R. non si deve muovere: “Non sono nè carne, nè pesce, non so come comportarmi – dice il militare”.
A quel punto il genitore gli dà un consiglio: “Tu devi stare in stand-by, sperando che tutto vada bene!”, ribatte il padre e R.:“Lascio un pò passare così, anche passivamente, cioè non prendo tanto l’iniziativa!”.
Il riferimento è alla stesura di un verbale falso a cui ha assistito, decidendo di non intervenire. Il padre, così sintetizza il giudice l’ultima parte del dialogo, gli dice che “tutto questo gli deve servire come bagaglio di esperienza e aggiunge che di ‘cose storte’ ne vedrà tante nei piccoli reparti e pertanto gli consiglia, una volta fatta la sua esperienza decennale, di continuare la sua carriera in reparti dove può stare tranquillo”.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
LEGA E PD IN CALO, SALGONO M5S E FDI
Pd e Lega vicinissimi. Appena due punti di distanza tra il partito di Matteo Salvini e quello guidato da Luca Zingaretti, che restano dunque le principali forze politiche del Paese.
Da segnalare, dopo il costante calo degli ultimi mesi, la crescita del Movimento Cinque Stelle.
Recuperano anche gli altri partiti della coalizione di centrodestra, segnale appunto che al momento quello più in difficoltà è proprio il Carroccio.
Il grafico realizzato da Ixè evidenzia come Lega che Pd sono vicinissimi, a soli due punti di distanza. Entrambi i partiti, però, subiscono un calo.
La Lega resta il primo partito del Paese con il 23,7%, ma IL 34% registrato alle scorse europee sembra ormai uno sbiadito ricordo.
Il calo ormai da mesi del Carroccio porta così il Pd a vedere da vicino il suo principale avversario: i democratici questa settimana toccano il 21,8%.
Dopo un lungo declino, risale il M5s. I pentastellati raggiungono il 15,8%.
Bene anche gli altri due partiti del centrodestra: Fratelli d’Italia si porta al 13,9%, sempre più vicino al M5s, mentre Forza Italia, stabile, arriva al 7,9%.
Lontano dalla soglia si sbarramento Italia Viva di Matteo Renzi, con il 2,3%.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
“VOGLIONO SOLO OSTACOLARE IL NOSTRO LAVORO DI SOCCORSO”… IL 90% ARRIVA CON I BARCHINI DA SOLI E QUESTI STANNO A PENSARE DI ROMPERE I COGLIONI ALLE ONG … “HA TRASPORTATO PIU’ PERSONE DEL CONSENTITO”? DOVEVA FARLI AFFOGARE? MA VERGOGNATEVI
Dopo un’ispezione durata undici ore da parte della Guardia costiera italiana da ieri la nave l’Ocean
Viking è stata sottoposta a fermo amministrativo dalle autorità italiane a Porto Empedocle.
Protesta la ong Sos Mediterranee, che gestisce l’imbarcazione: “Palese manovra amministrativa vessatoria, volta a ostacolare il lavoro di soccorso delle navi delle ong”. Alnalogo provvedimento ha interessato quattro natanti negli ultimi tre mesi.
Il motivo principale del fermo è stato comunicato dalla Guardia costiera italiana, riferisce l’organizzazione: la nave avrebbe trasportato un numero di persone superiore a quello riportato nel Certificato di sicurezza dotazioni per nave da carico.
In un anno di operazioni, la Ocean Viking aveva già dimostrato, replica Sos Mediterranee “di rispondere ad elevati standard di sicurezza più di quanto sia solitamente richiesto ad una nave analoga. Non riusciamo a comprendere perchè le osservazioni sulla sicurezza della nave siano state fatte solo ora, dal momento che le condizioni della nave sono rimaste invariate rispetto alle ultime quattro ispezioni, comprese le due più recenti condotte dalla stessa Guardia costiera italiana, e non ci sono stati cambiamenti nelle norme di sicurezza per quanto riguarda ciò che ora viene contestato”.
L’armatore norvegese della Ocean Viking ed il noleggiatore, dicono i volontari, “hanno sempre rispettato e garantito il massimo livello di sicurezza per l’equipaggio e i naufraghi a bordo della nave. Quello che ci è chiaro ora è che, negli ultimi tre mesi, la stessa argomentazione sulla sicurezza è stata sistematicamente utilizzata dalle autorità italiane per trattenere quattro navi ong che conducevano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”.
Il direttore operativo della ong, Penard si domanda: “Come mai la sicurezza non era un problema per le autorità marittime quando, all’inizio di questo mese, la Ocean Viking ha dovuto attendere 11 giorni per l’assegnazione di un porto sicuro ed è stata invece costretta a dichiarare lo Stato di emergenza a bordo?”.
Operare nel Mediterraneo centrale, “significa trovarsi di fronte a ripetute situazioni di emergenza con un numero potenzialmente elevato di persone in pericolo imminente allo stesso momento (generalmente da 50 a 200 persone). Nell’ultimo decennio, la Guardia Costiera italiana ha salvato diverse centinaia di persone simultaneamente, a volte nel giro di poche ore. Questa è la realtà della crisi umanitaria su vasta scala che si sta verificando nel Mediterraneo”.
Del resto le persone che che si portano temporaneamente in salvo a bordo, si sottolinea, “sono, secondo la legge marittima, da considerarsi come naufraghi, persone salvate da una situazione di grave pericolo in mare, e non sono mai da considerarsi come passeggeri”.
(da Fanpage)
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Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
ANCHE UN ASSEGNO DI MANTENIMENTO DI UN MILIONE L’ANNO PER DEFINIRE LA FINE DEL RAPPORTO
Una buonuscita da 20 milioni di euro da Silvio Berlusconi a Francesca Pascale più un accordo di mantenimento da un milione di euro l’anno.
È questo, secondo il settimanale Oggi, il conto finale di dieci anni di relazione tra la ex valletta di Telecafone poi approdata al PdL e “il presidente”, come lo ha sempre chiamato lei con deferenza.
Quattro mesi fa un comunicato di Forza Italia aveva ufficializzato la fine della relazione: «Continua a sussistere un rapporto di affetto e di vera e profonda amicizia fra il presidente e la signora, ma non vi è fra loro alcuna relazione sentimentale o di coppia».
«Il mio rapporto con il presidente non si spegnerà così. Anche se è un legame che si è evoluto nel tempo e non è più catalogabile come relazione di coppia. L’amore può modificarsi, non può sparire», aveva risposto lei.
Che, fa sapere sempre Oggi, è stata in più di una occasione fotografata in compagnia della cantante Paola Turci, alla quale sarebbe legata da una «inseparabile amicizia» e con la quale «condivide l’impegno a favore di gay e lesbiche».
Il leader di Forza Italia è legato adesso a Marta Fascina, classe ’90, nativa calabrese di Melito Porto Salvo ma cresciuta a Portici, deputata di Forza Italia alla prima legislatura.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
TRA I REATI CONTESTATI ANCHE PERCOSSE E TORTURE NEI CONFRONTI DI SPACCIATORI A CUI VENIVA RUBATA LA DROGA PER DARLA AD ALTRI PUSHER AMICI
«Ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi! Noi non ci possono… a noi… siamo irraggiungibili,
ok?»: è Giuseppe Montella detto Peppe l’uomo accusato di essere il capo dell’associazione a delinquere che ieri ha portato all’emissione di provvedimenti di custodie cautelari nei confronti di dieci carabinieri: cinque in carcere, uno agli arresti domiciliari, tre hanno l’obbligo di presentarsi alla Polizia giudiziaria e uno non può lasciare Piacenza.
Ci sono 75mila intercettazioni che raccontano le vicenda della caserma Levante di via Caccialupo 2 che è stata utilizzata anche per un festino con un paio di escort, addirittura nell’ufficio del comandante Marco Orlando finito agli arresti domiciliari.
Spiega oggi Repubblica che dalle 326 pagine dell’ordinanza del gip Luca Milani, si capisce che non era un segreto che alla Levante le cose non andassero come dovevano:
Ne era a conoscenza il superiore diretto, il maggiore Stefano Bezzecchieri, comandante della Compagnia Piacenza. È l’ufficiale che scavalca il maresciallo alla guida della Levante e impone all’appuntato Montella di fare più arresti. «Vediamoci quanto prima a quattr’occhi, in borghese, al di fuori del servizio…», lo avverte al cellulare.
L’ordine è chiaro, va eseguito a ogni costo e con ogni mezzo. Pure se questo comporta, per usare le parole del giudice Milani, «la totale illiceità e disprezzo dei valori incarnati dalla divisa». Con l’unica garanzia dell’impunità , perchè, si legge nell’ordinanza, «in presenza di risultati in termini di arresti, gli ufficiali di grado superiore erano disposti a chiudere un occhio sulle intemperanze e sulle irregolarità compiute dai loro sottoposti».
Di nulla si sono accorti i tre comandanti provinciali che si sono succeduti a Piacenza dal 2017 ad oggi:
Il colonnello Corrado Scattaretico nel settembre del 2018 viene trasferito a Roma, in un ruolo di stretta fiducia dei vertici: vice capo-ufficio del vicecomandante generale dell’Arma. Il suo posto lo prende il colonnello Michele Piras, che arriva dal Reparto operativo di Catania, e lo mantiene fino al settembre dello scorso anno, quando è nominato dalla piacentina Paola De Micheli a capo della segreteria generale della neo-ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti. Viene sostituito dall’attuale comandante provinciale, il colonnello Stefano Savo.
Non si capisce perchè l’appuntato Montella sia un intoccabile. Ma c’è un episodio che risale al 12 aprile di quest’anno a confermarlo:
In pieno lockdown, e violando le disposizioni del governo, Montella dà una festa in giardino. Lorenzo Ferrante, in servizio presso la Centrale Operativa del Comando Provinciale di Piacenza, invia una pattuglia. Appena capisce che la casa è quella dell’appuntato, ordina alla pattuglia di lasciare il quartiere. Non solo. Chiama Montella «per scusarsi per il disguido», assicurandogli che «non avrebbe redatto alcun documento, per non lasciare traccia dell’accaduto».
Le percosse, le torture, i permessi agli spacciatori
Tra i reati più gravi contestati ci sono le percosse e le torture nei confronti degli spacciatori a cui veniva rubata la droga per darla al giro di pusher organizzato dai carabinieri. La Stampa racconta che il 27 marzo avviene un pestaggio particolarmente brutale di un egiziano.
Le foto mostrano larghe chiazze di sangue sul selciato, mentre l’uomo è a terra ammanettato. Nelle intercettazioni si sente parlare in napoletano stretto: «Ragazzi prendetegli lo Scottex che abbiamo nella palestra così si pulisce!». I pestaggi sono così violenti che ogni tanto hanno pure paura di avere esagerato. Dice un carabiniere dopo aver massacrato di botte un nigeriano: «Quando ho visto quel sangue per terra, ho detto: “Mo’ l’abbiamo ucciso”…». Non è vero, ma basta questo per parlarne alla fidanzata, come se fosse un lavoro faticoso: «Mamma mia quante mazzate ha pigliato… Colava il sangue, il sangue gli colava da tutte le parti… Sfasciato da tutte le parti, non parlava… Credimi che ne ha prese, ne ha prese…». L’8 aprile nelle intercettazioni ambientali si sente un pusher albanese pesantemente percosso. I carabinieri lo minacciano di andare avanti a oltranza a colpirlo con ogni mezzo: «Allora tu non hai capito che qua non comandi un cazzo, non hai capito un cazzo allora… Questo è il primo della giornata ok?».
Poi c’è la storia delle false certificazioni preparate per consentire ai galoppini di muoversi liberamente: «Vabbò senti a me ascolta me, tu prendi questo tanto ho messo il timbro. Tu te lo compili e lo sottoscrivete…».
“Nei capi d’imputazione 39, 46, 47, 48 e 50 — si legge nell’ordinanza — è stato posto l’accento sulla violenza che ha connotato le iniziative intraprese dai militari della stazione Piacenza Levante”. Le immagini recuperate dalla memoria del telefonino di Montella, ma anche quelle riprese dalla telecamera di sicurezza e le registrazioni audio “dei pestaggi compiuti presso la caserma e i riferimenti operati dai soggetti intercettati — aggiunge il Gip — contribuiscono a delineare un quadro indiziario solido e convergente”.
I “gravi indizi” sussistono in particolare per la contestazione del reato di tortura. “In quanto — scrive il giudice — la persona nei cui confronti sono state compite le condotte illecite, si trovava in una condizione di privazione della propria libertà personale, peraltro illegittima (non essendo ancora avvenuto il suo arresto) ed era stata costretta a subire le angherie di Montella e dei suoi commilitoni”.
A colpire la vittima sarebbe stato solo uno dei carabinieri ma, aggiunge il Gip, “non può essere escluso il contributo attivo fornito da tutti gli indagati, i quali erano intenti o a suggerire particolari tecniche di persuasione o comunque ad assistere ad un fatto di estrema violenza che mai dovrebbe verificarsi all’interno di un ufficio di pubblica sicurezza”. Non solo: “è indubitabile come, ascoltando i suoni dei colpi assestati e, soprattutto, dei lamenti e del pianto della vittima, quest’ultima abbia provato ‘acute sofferenze fisiche’ sufficienti” a poter configurare il reato di tortura.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
DALLA CLINICA DI VILLA BERETTA NON CI SARANNO BOLLETTINI MEDICI, IL PERCORSO RIABILITATIVO POTREBBE DURARE ANCHE UN ANNO E NON CI SONO CERTEZZE
Tra la camera di Alex e la palestra di robotica — uno dei fiori all’occhiello di Villa Beretta insieme alla terapia basata sulla realtà virtuale – c’è di mezzo un doppio piano di scale e tanta speranza. “E’ una tigre, ce la farà e da qui — vedrete – verrà fuori in piedi”, dice Jacopo.
Le protesi alle gambe come Zanardi, le stesse braccia possenti e (lui) tatuate; è un tifoso ed è in sala d’aspetto in attesa di una visita di controllo. In fondo, anche se la chiesetta di San Michele, là fuori, invita ad affidarsi alla fede, per la sorte di un atleta non c’è miglior preghiera laica del sostegno dei fan. Magari avrà ragione Jacopo: questo è, deve essere, “il luogo del risveglio”. E infatti agli amici toscani hanno detto così la moglie Daniela e il figlio Niccolò. “I medici lavoreranno per svegliarlo, poi si vedrà ”.
Daniela e Niccolò arrivano cinque minuti dopo le quattro del pomeriggio: scendono dall’auto, percorrono a passi svelti il viale del parcheggio lungo una fila di ibiscus bianchi e rossi. “Alex sta come avete letto”, fa Daniela Manni (riferendosi alle parole del figlio raccolte da La Stampa e Corriere della Sera), donna della vita di Zanardi, guardiana dell’uomo e del campione. Prima e dopo. La gara più lunga è iniziata, ieri è stato il primo giorno di “allenamento”. “Hanno incominciato a lavorare — raccontano dall’inner circle di Zanardi, il piccolo e affiatatissimo team composto dai familiari e dai professionisti che erano e sono vicini al campione e che dopo il secondo incidente si è come cementato intorno a quell’uomo forte ma ora fragilissimo -.
Sarà un allenamento lungo, intenso e doloroso”. Lungo quanto? Certamente mesi. Qualcuno, per non inciampare in eccessi di ottimismo, traccia un perimetro di “almeno un anno”.
Ma una cosa è certa: almeno in una prima fase, delle condizioni di Alex Zanardi, di come il suo corpo risponderà agli stimoli ai quali lo sottoporranno i medici, di quanti e quali passi il suo cervello farà dal buio alla luce, se si saprà qualcosa sarà soltanto perchè frammenti di notizie, forse, o magari no, filtreranno dalle persone più vicine all’atleta.
Quelle emotivamente più esposte dentro questa odissea fatta di sofferenza, angoscia, curiosità mediatica. Dai medici non uscirà nulla. “Non ci saranno bollettini quotidiani, non saranno date informazioni e i medici non rilasceranno interviste”, fa sapere la direzione sanitaria dell’ospedale Valduce di Como. Da cui dipende, formalmente, Villa Beretta.
In questa struttura nata nel 1946 grazie a un lascito della signora Teresa Beretta, diventato ospedale vero e proprio tre anni dopo, ha sede l’unità operativa riabilitativa: uno dei venti centri italiani specializzati nella cura di pazienti colpiti da gravi disabilità , soprattutto neurologiche (già si è detto degli altri vip transitati nelle corsie di Costa Masnaga, da Cossiga a Bossi passando dal presentatore Marco Columbro).
L’accordo di “riservatezza” sottoscritto dai vertici dell’ospedale comasco per proteggere Zanardi dalla pressione mediatica alza dunque un muro tra la clinica a tre piani (90 posti letto) dove il campione di paraciclismo continuerà il suo recupero dopo l’incidente del 19 giugno a Pienza, e il mondo là fuori.
“Papà ce la farà , io e la mamma gli parliamo” — ha detto ieri Niccolò Zanardi. Parole da figlio, parole piene di affetto. Parole che ieri — informalmente — medici e infermieri hanno commentato tra loro spiegando che se è vero, e lo è, che il corpo di Zanardi restituisce agli stimoli esterni, per esempio alle strette di mano, un primo accenno di feedback, è anche vero che queste reazioni vanno interpretate nella giusta misura: senza correre, insomma. “Iter del risveglio”. Lo chiamano così. E’ il sentiero lungo il quale il personale specializzato di Villa Beretta accompagnerà Zanardi in questi mesi.
Da più di dieci giorni il corpo di Alex non è più sedato: si è proceduto gradualmente, come prevede per casi simili il protocollo medico e farmacologico. Lo step successivo, con il trasferimento dal policlinico di Siena a Lecco, è proprio abituare il cervello a riaccendersi e i muscoli a riattivarsi. Quale ruolo può giocare la presenza dei familiari? “Un ruolo importante”, spiega un neurologo che chiede di non comparire per rispetto dei colleghi. “Ma decisivo sarà il lavoro di stimolazione neurologica e fisica. Se il paziente risponde la strada che all’inizio sembra in salita, e lo è, può lentamente posizionarsi su un piano più orizzontale”.
Sono tre le ipotesi in campo che possono determinare l’andamento della fase2 nel percorso di ripresa di un paziente come Zanardi.
Sono tre scenari. Vanno considerati in ordine graduale. Il primo: il paziente è completamente passivo, i terapisti allenano il muscolo manualmente, lui non si accorge di nulla. Il secondo: si procede con un elettrostimolatore. Il terzo: il paziente è “parzialmente collaborativo”.
La risposta a quale sia lo stato attuale di Zanardi, e fin dove ci si possa spingere nel sollecitare il suo corpo, può arrivare solo dall’analisi dell’ultima tac a cui è stato sottoposto. Sulla quale vige ovviamente il massimo riserbo. A Villa Beretta è sera. Daniela e Niccolò hanno già fatto visita a Alex (le visite sono contingentate, una al giorno, concordata con la caposala). Gli ultimi parenti hanno lasciato la struttura e il parcheggio si è svuotato.
Un piano della clinica fino al 1 giugno era destinato ai pazienti Covid. Un situazione straordinaria per una struttura che è il vanto di questo paesino di origine medievale, Costa Masnaga, 4mila abitanti nel cuore della Brianza. Poi, a emergenza finita, si è tornati alla normalità .
L’arrivo di Zanardi ha riacceso i riflettori. E pure le suggestioni: la sua nuova casa dista appena 17 chilometri dall’autodromo di Monza, la più amata dal campione dopo il Mugello. A Monza Alex avrebbe dovuto tornare in pista l’8 novembre a bordo di una Bmw per la GT3.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
CRITICANO BRUXELLES MA SONO DIVISI DA INTERESSI CONTRASTANTI
A questo punto la domanda è più che lecita: a cosa servono i sovranisti? 
Nati per lucrare sulla cattiva reputazione dell’Unione Europea (per alcuni versi giustificata), continuano a muoversi divisi per interessi nazionali.
L’ultradestra olandese che fa paura a Mark Rutte, per dire, rivendica il contrario di quanto dice Matteo Salvini: vuole che l’Olanda controlli l’Italia sulla spesa del recovery fund. E’ solo un esempio. Ma c’è dell’altro.
Ora che l’intesa è fatta, chi aveva scommesso sul fallimento non sa che dire. L’anti-europeismo arranca anche per un altro motivo specifico: stavolta, a differenza che in passato, sono le stesse forze europeiste al Parlamento europeo a intestarsi tutta la critica possibile all’intesa raggiunta ieri all’alba. Per migliorare l’Ue, puntando all’interesse comune.
Prova ne è la risoluzione di maggioranza che domani l’Eurocamera adotterà per piantare i suoi paletti all’intesa europea su ‘Next generation Eu’. Un testo durissimo che non lascia scoperto alcun aspetto di critica democratica all’accordo siglato dai leader. I sovranisti? Non pervenuti.
Non possono certo votare una risoluzione firmata da Popolari, socialisti, Verdi, liberali e sinistra. Ma oltre tutto, tra loro, sono sempre più divisi.
Si prendano Viktor Orban e il suo ‘amico’ polacco Mateusz Morawiecki. Loro due esultano per l’intesa in Consiglio europeo: hanno ottenuto un certo annacquamento della condizionalità che lega i fondi Ue al rispetto dello stato di diritto.
Come voteranno gli eurodeputati ungheresi di Fidesz, che nell’Europarlamento europeo rientrano nella famiglia dei Popolari (pur sospesi, non ancora espulsi)?
E che faranno i polacchi del Pis di Kaczynski che siedono nello stesso gruppo degli eletti di Fratelli d’Italia, i Conservatori e riformisti europei, critici dell’intesa firmata dai leader? Probabilmente dovranno allinearsi ai voleri dei loro leader: così si usa nelle loro democrazie illiberali.
Di fronte all’accordo raggiunto sul ‘Next generation Ue’, l’anti-europeismo sovranista perde la sua ragion d’essere.
Non solo perchè al netto di tutto un’intesa – storica, per la prima volta si piantano semi di debito comune europeo – c’è stata e chi scommetteva sul fallimento è evidentemente all’asciutto.
Ma anche perchè l’accordo dei leader mette a nudo le loro contraddizioni, il motivo per cui non può esistere un’internazionale sovranista e men che meno un gruppo parlamentare unico all’Eurocamera: Salvini ci ha provato e non ci è riuscito, naturalmente.
Però c’è qualcosa di più e di nuovo: stavolta la critica all’accordo se la sono intestata le stesse forze parlamentari europeiste al Parlamento europeo, anche loro con un bel po’ di contraddizioni rispetto ai loro leader nazionali, certo.
E’ la politica europea che tenta di farsi avanti e imporsi sugli interessi nazionali, ancora con scarsi risultati ma nelle democrazie liberali il tentativo potrebbe anche riuscire.
Chi ci perde realmente è chi aveva fondato un impero politico aizzando le masse contro Bruxelles e conducendo un gioco abbastanza facile: questa Europa ne ha fatte tante per distaccarsi dai bisogni reali dei suoi cittadini da diventare per certi versi indifendibile.
Ma è una visione che non può perdersi così perchè non ne guadagnerebbe nessuno. E ora qualcosa di nuovo c’è. C’è un’intesa insoddisfacente nei tagli a ricerca, digitale, sanità ma c’è anche l’antidoto nello stesso campo europeista o almeno un embrione di anticorpo politico.
A che serve dunque il sovranismo anti-europeista?
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SONDAGGIO WINPOLL: SU 10 GOVERNATORI DELLE REGIONI PROMOSSI ZAIA E DE LUCA, BENE ANCHE BONACCINI, EMILIANO, ZINGARETTI E ROSSI (TUTTI PD), BOCCIATI FONTANA, SANTELLI, CIRIO E MUSUMECI
Un sondaggio di Winpoll sui dieci governatori delle regioni più popolose promuove il governatore del Veneto Luca Zaia, che è apprezzato dal 77% dei suoi concittadini, seguito da Vincenzo De Luca con il 71% e il neorieletto Stefano Bonaccini con il 64%. Subito dopo ci sono Michele Emiliano, Nicola Zingaretti ed Enrico Rossi che arrivano o superano la soglia del 51%.
I bocciati, ovvero quelli che si trovano sotto la soglia del 50%, sono nomi che faranno scalpore.
Intanto si tratta di quattro governatori di centrodestra. E poi stupirà che quella con il minore gradimento è Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, che arriva ultima con il 36%, seguita da Alberto Cirio con il 39%, Nello Musumeci con il 40% e Attilio Fontana con il 40%.
Il sondaggio, basato su 3.500 interviste, realizzate dal 5 al 15 luglio, poneva agli intervistati la seguente domanda: «Mi può dire cortesemente quanto è soddisfatto dell’operato del presidente della sua regione?».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
NON SA NEANCHE CHE LA DETASSAZIONE E’ STATA ABOLITA DAL 1 GENNAIO
Dagli scranni della Lega al Senato, Matteo Salvini ha chiesto al governo di ‘copiare’ ciò che accade
in terra lusitana: detassazione completa per i pensionati che arrivano dall’estero, per i primi dieci anni.
Secondo il segretario del Carroccio, anche l’Italia dovrebbe pensare a una misura simile, ma si contraddice nel corso del suo discorso a Palazzo Madama.
Non si capisce, infatti, se il nostro Paese dovrebbe attirare anziani pensionati dall’estero, oppure spingere affinchè gli italiani non vadano all’estero.
Nel primo caso sarebbe un modello portoghese, nel secondo no. Anzi. Quel provvedimento è stato superato all’inizio del 2020.
Leggiamo cosa ha esattamente detto Matteo Salvini al Senato: «Ci sono in questo momento all’estero 373mila pensionati italiani che hanno preso la residenza all’estero. Per esempio in Portogallo, dove per i primi dieci anni non si tassa la pensione di chi si trasferisce lì. Proposta della Lega: usiamo una parte di questi millemila miliardi per copiare il Portogallo e rendere esentasse la vita dei pensionati nelle regioni del Sud del nostro Paese, la Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Calabria, la Sardegna. Sono anche più belle con tutto il rispetto del Portogallo».
Un modo che, seguendo questa linea di pensiero, dovrebbe spingere gli italiani a rimanere nel Bel Paese.
Al netto di questa ipotesi di detassazione, occorre sottolineare come in Portogallo quella legge sia stata superata, come spiega Il Sole 24 Ore.
All’inizio dell’anno, infatti, è stato deciso di non mantenere più l’aliquota azzerata per i primi dieci anni, ma di alzarla al 10%.
Inoltre, come stabilito dalla Corte UE, non basta la residenza a Lisbona, Oporto o nelle altre città : per ottenere quel beneficio occorre anche ottenere la cittadinanza portoghese.
Insomma Salvini ha fatto un paragone che non esiste piu’, qualcuno lo avvisi.
(da agenzie)
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