Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
UNA CASERMA DI PIACENZA TRAMUTATA IN SEDE DI UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE… ORA SI FACCIA PIAZZA PULITA, LA STORIA EROICA DELL’ARMA NON PUO’ PIU’ ESSERE INFANGATA DA CRIMINALI IN DIVISA
Una caserma dei Carabinieri posta sotto sequestro e dieci militari sotto custodia, di cui cinque in
carcere e uno agli arresti domiciliari, per reati definiti “impressionanti”.
I provvedimenti di custodia cautelare nell’operazione sono in totale 22 di cui dieci carabinieri: oltre ai sei arrestati, tre hanno l’obbligo di presentazione alla Polizia (più un agente della Guardia di finanza) e uno l’obbligo di dimora.
È un’inchiesta senza precedenti quella condotta negli ultimi sei mesi dalla Procura della Repubblica di Piacenza e che ha travolto la caserma “Levante” di via Caccialupo. È la prima volta in Italia che una caserma viene messa sotto sequestro. Solo un militare di quella caserma è rimasto pulito.
Per i militari coinvolti il Comando generale dell’Arma ha disposto “l’immediata sospensione dall’impiego”. Il comando generale, sottolinea una nota dell’Arma, ha contestualmente disposto la “valutazione amministrativa dei fatti per adottare, con urgenza, rigorosi provvedimenti disciplinari a loro carico”.
“Un carabiniere favoriva e proteggeva i pusher”
I reati contestati vanno dal traffico di droga all’estorsione e agli arresti illegali fino alla tortura: l’indagine avrebbe scoperchiato anni di illegalità . Sotto la lente sono infatti finiti presunti reati commessi a partire dal 2017. Tutto è nato da un’indagine sul traffico e lo spaccio di stupefacenti, che vedrebbe fra i suoi esponenti di spicco un graduato dei carabinieri, in servizio presso la stazione Piacenza Levante, che sfruttando la sua divisa avrebbe gestito un’attività di spaccio attraverso pusher di sua fiducia.
Il carabiniere, inoltre, li avrebbe agevolati nella compravendita di grandi quantità di droga garantendo protezione in cambio di un tornaconto economico. Nelle trecento pagine di ordinanza sono descritti anche “arresti completamente falsati e perquisizioni arbitrarie”. “Non vi era non solo l’obiettivo di procacciarsi la sostanza stupefacente ma anche di sembrare più bravi degli altri” dimostrando un alto numero di persone arrestate. “Peccato – ha precisato il pm – che questi arresti si basavano su circostanze inventate e falsamente riferite al pubblico ministero di turno”
L’intercettazione: “Schiaffoni come in Gomorra”
“Fatti gravi che non intaccano la fiducia nell’Arma”, ha detto, riporta il sito della ‘Libertà ‘ il procuratore capo Grazia Pradella, che in conferenza stampa ha ribadito il concetto: “Siamo di fronte a reati impressionanti se si pensa che sono stati commessi da militari dell’Arma dei carabinieri. Si tratta di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato. Una serie tale di atteggiamenti criminali che ci ha convinto a procedere anche al sequestro della caserma dei carabinieri per futuri accertamenti”.
”Tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi nel lockdown, con il più totale disprezzo dei decreti emanati dalla presidenza del consiglio. Solo un militare della caserma non è coinvolto. Faccio fatica a definire questi soggetti ‘carabinieri’ perchè i comportamenti sono criminali. Non c’è nulla di lecito nei comportamenti. Non c’è stato nulla in quella caserma di lecito”, ha aggiunto Pradella, che ha citato un’intercettazione: “Il malavitoso dice: hai presente le scene di Gomorra, guarda che è stato uguale, tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato”.
Vittime di brutali pestaggi erano, secondo gli inquirenti, soprattutto gli spacciatori che non volevano collaborare ed entrare nella rete clandestina di gestione della droga nel quartiere che, secondo le accuse, i militari avevano creato.
Il carabiniere intercettato: “A noi non arriveranno mai”
“Minchia adesso ti devo racconta quello che ho combinato…ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi! Che se va bene…ti butto dentro, nel senso a livello di guadagno”. In ”poche parole abbiamo fatto una piramide: sopra ci siamo irraggiungibili, ok? A noi non ci deve cagare nessuno”: lo dice in un’intercettazione un carabiniere coinvolto nell’indagine della procura di Piacenza che ha portato all’arresto di alcuni carabinieri e al sequestro della caserma di Levante.
“Però Davide i contatti ce li ha tutti lui, quelli grossi! – prosegue il carabiniere nell’intercettazione – Lui siccome è stato nella merda, e a Piacenza comunque conosce tutti gli spacciatori, abbiamo trovato un’altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori”.
”Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba… vendi questa qua, altrimenti non lavori!”, si legge ancora in un’intercettazione, e” la roba gliela diamo noi! Poi lui… loro a su… a loro volta avranno i loro spacciatori… quindi è una catena che a noi arriveranno mai”.
Le misure cautelar
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse nei confronti di 12 soggetti, di cui 5 appartenenti all’Arma dei carabinieri mentre ai domiciliari sono finiti 5 persone, di cui 1 appartenente all’Arma, il comandante della stazione Levante. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, invece, è scattato per 3 militari appartenenti all’Arma e per 1 appartenente al Corpo e l’obbligo di dimora nella provincia di Piacenza per un Ufficiale dell’Arma (il comandante della compagnia di Piacenza).
Il comandante dei carabinieri: “Un colpo al cuore”
Tra le ipotesi d’accusa – secondo quanto riportato dal giornale piacentino Libertà – ci sarebbero anche certificazioni fornite da un carabiniere in modo da consentire a spacciatori piacentini di raggiungere Milano per rifornirsi di droga durante il lockdown. “Per noi è un colpo al cuore — ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Savo, come riporta la testata piacentina -. Da parte nostra c’è totale disponibilità a collaborare per fare piena luce sui fatti”.
Il ministro Guerini: “Episodi inqualificabili”
Commentando quanto emerge dall’inchiesta, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini parla di “accuse gravissime rispetto a degli episodi inauditi e inqualificabili. Fatti inaccettabili, che rischiano di infangare l’immagine dell’Arma, che invece è composta da 110.000 uomini e donne che ogni giorno lavorano con altissimo senso delle Istituzioni al fianco dei cittadini. Sono loro il volto della legalità , a ciascuno di loro oggi esprimo la più profonda riconoscenza e vicinanza”.
“Il Comandante Nistri – puntualizza Guerini – mi ha confermato di aver immediatamente assunto tutti i provvedimenti possibili e consentiti dalla normativa vigente nei confronti del personale coinvolto”.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IN EFFETTI LA LEGA HA SPUNTATO CONDIZIONI MIGLIORI: 49 MILIONI IN 76 ANNI
Durante la conferenza stampa organizzata insieme al responsabile economico della Lega Alberto Bagnai, Matteo Salvini è stato chiarissimo nello spiegare cosa c’è che non va nell’accordo per il Recovery Fund: “I soldi arriveranno fra un anno se l’Italia farà le riforme nel campo delle pensioni, del lavoro, della giustizia e dell’istruzione decise dall’Europa. Si tratta di un prestito che va restituito con i versamenti annui: dovranno essere restituiti fino al 2056”.
Diiciamolo francamente che il Capitano ha ragione: si potevano spuntare condizioni migliori.
Come quelle che ha spuntato la Lega, condannata a restituire i 49 milioni di euro di contributi pubblici in quanto provento di una truffa ai danni del Parlamento. Nel febbraio 2019 il Fatto pubblicava un articolo che riepilogava termini e condizioni di quell’accordo:
Il punto di partenza erano i 48,8 milioni che i pm intendevano sequestrare al partito in quanto presunto provento di una truffa ai danni del Parlamento. Ogni bimestre, si disse, verranno prelevati 100 mila euro da uno specifico conto fino all’estinzione del debito. In concreto fanno 600 mila euro ogni dodici mesi per 76 anni. La Lega dovrebbe estinguere il debito entro il 2094 (ammesso che sopravviva tanto a lungo).”
Insomma, mentre all’Italia, secondo quello che dice Salvini, per restituire i soldi del Recovery Fund ci vorranno 36 anni, la Lega impiegherà ben 76 anni a restituire i 49 milioni che secondo il tribunale deve restituire.
Non c’è che dire, nell’occasione la Lega ha trattato meglio di Conte. Forse è meglio mandarci loro la prossima volta a Bruxelles.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA SOVRANISTA ALLE VONGOLE HA DELLE IDEE, MA SE NON VI PIACCIONO NE HA DELLE ALTRE
Giorgia Meloni ha delle idee, ma se non vi piacciono ne ha delle altre. 
Dopo aver rimarcato ieri per un’altra volta la sua distanza da Matteo Salvini con il riconoscimento dell’onore delle armi a Giuseppe Conte sul Recovery Fund, oggi rilascia un’intervista al Messaggero per dire come spenderebbe i soldi e l’inizio della risposta è tutto un programma
Come spenderebbe i soldi?
«La stagione delle marchette, dei bonus e dei provvedimenti assistenziali modello reddito di cittadinanza va archiviata definitivamente. Perseverare su quella strada vorrebbe dire dare ragione ai Rutte di turno. Serve un forte rilancio degli investimenti pubblici virtuosi, per costruire infrastrutture materiali (autostrade, alta velocità ferroviaria) e digitali (banda larga su tutto il territorio azionale), diminuire il divario tra Nord e Sud, mettere in sicurezza il nostro territorio fragile dal rischio sismico e idrogeologico, riformare una volta per tutte la pubblica amministrazione per snellire la burocrazia e far arrivare i soldi a chi ne ha bisogno. E poi la scuola, per fermare il nuovo esodo dei nostri giovani verso l’estero. Usare le risorse europee per questi scopi deve consentire una volta per tutte di liberare altre risorse per quello shock fiscale che imprese e famiglie aspettano da tempo».
Ora, posto che Meloni ha ragionissima quando dice che i soldi devono essere spesi per gli investimenti pubblici (e infatti il governo a cui lei ha partecipato li ha affossati), forse lei stessa non ricorda quello che ha proposto di dare mille euro a tutti quelli che ne facevano richiesta durante il lockdown (e i controlli, secondo lei, sarebbero dovuti scattare dopo)
“Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito 1000 euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca. Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. SUBITO!”
Molto interessante il modo di pensare la politica economica da parte di Giorgia: mentre il governo approntava strumenti come la Cassa Integrazione Guadagni e i 600 euro per le Partite IVA, lei avrebbe voluto non solo regalare mille euro a chiunque ne faccia richiesta (ma non bisognerebbe prima vedere se ne hanno diritto?) e non diceva come e chi ne avrebbe diritto e se si trattava di un regalo o di un prestito, e secondo lei bisognava che il cittadino li avesse da una banca, che quindi dovrebbe essere costretta a sussidiare qualcuno senza che nessuno prima controlli se è giusto o meno.
D’altro canto che la Meloni sia una esponente di primo piano del sovranismo alle vongole, quello che regala senza verificare e poi magari strilla “Al ladro!” quando qualcuno ne approfitta, è indubbio.
Ma allora non si capisce cosa abbia da ridire sul reddito di cittadinanza.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
TUTTI I COMPAGNI SOVRANISTI DI MERENDE CHE SOFFRONO PERCHE’ L’EUROPA HA SALVATO L’ITALIA
Il Fatto Quotidiano oggi elenca in un articolo tutti i rosiconi del Recovery Fund, ovvero quelli che ieri hanno preso malissimo l’accordo al Consiglio Europeo sui 750 miliardi che ha portato all’Italia. Il primo in rassegna non poteva che essere il Capitano dopo la sua lisergica conferenza stampa:
La prima sintesi brutale è proprio di Salvini che lascia per un giorno la spiaggia e di mattina si presenta incravattato alla Camera insieme all ‘economista Alberto Bagnai: “È una super fregatura”.
L’i ntroduzione, forse ispirata ai fasti del Papeete, è molto sobria: “È stata u n’eurosbornia ”. Poi l’affondo: “È una resa mani e piedi alla Commissione, non c’è nessun regalo”, dice con fermezza.
Ma il leader della Lega non si ferma qui: quello che è stato approvato è “un Super Mes ”. Qualunque cosa voglia dire. Salvini in testa ha una sola parola che ripete a macchinetta: “Prestito, prestito, prestito”. Che, ovviamente, “andrà restituito” a prezzo di “ta — gli e sacrifici”, ovvero “l’eliminazione di Quota 100” e una nuova “tassa sulla casa”. Ma —conclude Salvini, che non mette mai limiti alla provvidenza — “non lo permetteremo: la Lega sarà il santo protettore degli italiani”.
Al suo fianco il responsabile economico della Lega Bagnai che per tutta la giornata cannoneggia il governo, dipingendo Conte come il nuovo Leviatano che affama il popolo: “È una crudeltà nei confronti degli italiani — spiega — così si illudono che arriveranno 750 miliardi”.
È lo stesso Bagnai che a metà maggio parlava, per la partita europea, di “somme irrisorie”, nella migliore delle ipotesi “30 miliardi per tre anni a partire dal prossimo” e comunque “non più di 100”, o è un omonimo? No, è proprio lui.
A giugno, a Sono le Venti, Bagnai era lapidario: “Quando l’Europa inizierà a fare debito comune, lo ammetterò”. Ora che è successo, il senatore leghista non riesce a farsi una ragione dei 209 miliardi portati a casa dal governo: “Non è chiaro quanti soldi andranno all’Italia ”, ripete smarrito per i corridoi di Palazzo Madama.
La stessa tesi era già stata anticipata in mattinata sui giornali vicini alla Lega.
La Verità titola sul “governo da manicomio” e poi, più in piccolo, ammette i soldi in arrivo, ma con “un bel guinzaglio”.
Libero invece, non tenta nemmeno la mediazione: “Vince l’Olanda. Giuseppe si è fatto fregare, diritto di veto sui soldi all’Italia”.
Poi c’è la versione secondo cui sì, è una vittoria per l’Italia, ma il merito non è certo di Conte ma di Francia e Germania. In prima pagina su Repubblica campeggiano le pagelle: “Merkel e Conte battono Rutte”.
E invece no, perchè a pagina 4, il titolo diventa: “Vince l’asse tra Berlino e Parigi”. E Conte? Solo “un buon risultato ”.
Spassoso invece il titolo del Giornale di casa Berlusconi che, pur di non riconoscere i meriti del premier, arriva a “riabilitare” l’ex “culona” (copyright B.) Merkel e Macron che “salvano” addirittura l’Italia.
Facciamo loro una statua in Largo Chigi
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
COME MAI NON HA SCRITTO CHE “QUACUNO PENSA AGLI IMMIGRATI E DIMENTICA I CITTADINI”?
In un video pubblicato su Facebook possiamo vedere l’allagamento di Schio causato dal nubifragio
in Veneto.
Nella zona tra Schio e Thiene: pioggia, grandine e forti raffiche di vento hanno spazzato il territorio, mandando sott’acqua il centro della città di Schio.
Le strade, tra cui via Pasubio, si sono trasformate in fiumi, con negozi e attività commerciali allagati; acqua anche sotto ai portici di via Rompato.
Il nubifragio ha interessato anche i paesi vicini, con grandine e forte vento anche a Malo, Torrebelvicino e Santorso.
Ora, come tutti sapranno in Veneto governa la Lega e infatti Salvini, a differenza di Palermo, non ha scritto che qualcuno lì pensa agli immigrati e dimentica i cittadini. Eppure anche lì è bastato un temporale e la città è finita sott’acqua. Non è strano?
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
DA CHI STRILLAVA “VOGLIO FARMI PROCESSARE” ALLA FUGA DEL CONIGLIO
Il voto del Senato sul caso Open Arms era previsto da tempo, fin da quando la Giunta per le Immunità di Palazzo Madama — in prima istanza, come da procedura in questi casi — aveva dato parere contrario all’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno.
Insomma, era un evento solo da calendarizzare e oggi è arrivata la data della votazione parlamentare: giovedì 30 luglio.
Ma i leghisti sembrano essere sorpresi di questa decisione e, come rilanciato dai canali social ufficiali, da alcuni parlamentari e dal segretario stesso, hanno fatto riemergere l’hashtag Io sto con Salvini.
Il leader della Lega ha voluto ringraziare chi ha riportato in auge quell’hashtag su Twitter.
Io sto con Salvini, scrivono sui social. Ma il voto in Senato è l’ultimo passo di una procedura che i parlamentari conoscono bene. Anche in caso di parere negativo della Giunta per le immunità di Palazzo Madama, deve arrivare anche il voto parlamentare. Insomma, a decidere sull’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega è sempre il Parlamento. Ed era già previsto (senza data, fino a oggi) questo voto.
Occorre ricordare che la Giunta ha già detto no al processo per il caso Open Arms e la posizione di Italia Viva sarà decisiva al Senato.
Ma in Giunta, nei mesi scorsi, aveva già dettato la linea verso il parere negativo. Inoltre, occorre ricordarlo, era stato lo stesso segretario a chiedere di essere processato.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL FIGLIO NICCOLO’: “CE LA FARA’, MIO PADRE HA UNA ENERGIA INCREDIBILE, MA IL PERCORSO SARA’ LUNGHISSIMO”
A un mese dall’incidente in handbike, il figlio Niccolò ammette che la strada che suo padre ha
davanti ora è lunga, ma con una certezza: «Non è più in pericolo di vita»
Tre operazioni chirurgiche, un mese in coma farmacologico in ospedale, senza contare di tutto quello che Alex Zanardi ha dovuto affrontare prima dell’incidente del 19 giugno in hanbike in provincia di Siena.
Di sfide l’ex pilota ha quasi abituato i suoi fan, ma stavolta le curve davanti a lui sono parecchie e complicate. Sarà un percorso lungo quello che lo aspetta nel centro di riabilitazione di Villa Beretta a Lecco, dove è arrivato in condizioni incoraggianti, sorprendenti a ripensare quanto grave fosse la sua situazione subito dopo la prima operazione al policlinico di Siena.
«Cosciente a momenti»
Negli ultimi giorni i medici senesi avevano cominciato a sospendere la sedazione, fino alla sospensione. Zanardi è quindi sempre più vicino a un “risveglio”, come conferma sul Corriere lo stesso cappellano di Villa Beretta, padre Luca: «È cosciente a momenti». Uno nuovo scorcio di speranza, l’ultimo dei tanti regalati da Zanardi soprattutto a chi ora gli sta più vicino.
Con lui a Lecco ci sono come sempre la moglie Daniela, e suo figlio Niccolò che intervistato dal Corriere può finalmente dire: «Non è più in pericolo di vita, ed è già molto». È colpito Niccolò per il «recupero molto più veloce di quanto ci aspettassimo. Ma non bisognerebbe sorprendersi — aggiunge — questo è papà . È incredibile l’energia di quell’uomo, ha una forza straordinaria».
Il lento risveglio
Zanardi è «cosciente a momenti», come ha detto padre Luca, e il figlio Niccolò aggiunge che «ci sono segnali incoraggianti», anche se «interagire è un’altra cosa». Ora che però non è più sedato, «gli parliamo».
Cosa controindicata prima dai medici, perchè «gli stimoli esterni avrebbero interferito con la sedazione. Adesso invece ci dividiamo i compiti: noi diamo gli stimoli affettivi, i medici quelli neurologici». E la strada così sembra un po’ meno in salita: «Papà ce la farà — ribadisce Niccolò — sono sicuro. Ce la farà anche questa volta. E un giorno ne parleremo. La racconterà a me e la racconterà anche ai miei figli. Sono fiducioso e lo è anche la mamma».
Senza svelare troppi dettagli — lui sarebbe più propenso, la madre meno — Niccolò parla del “percorso ancora lunghissimo” che aspetta il padre, ma lo fa con la fiducia e la forza d’animo di chi ha eredito anche quella da Alex.
Mamma e figlio sono sempre lì al suo fianco, a parlargli e a dargli quelli che i medici chiamano “stimoli affettivi”, o più semplicemente amore. “Non ho mai perso uno solo dei miei turni al suo fianco in ospedale. Con la mamma abbiamo fatto tutti i giorni la spola, trecento chilometri al giorno tra andata e ritorno”. Gli parlate? Vi ascolta? “Gli parliamo, certo. Ora che non è più sedato si può. Prima era proprio controindicato. I medici ci spiegavano che stimoli esterni avrebbero interferito con la sedazione. Adesso invece ci dividiamo i compiti: noi diamo gli stimoli affettivi, i medici quelli neurologici”.
“Il problema della vista — prosegue Niccolò – è il meno per adesso. Quel che conta è sapere se potremo di nuovo riuscire a comunicare con lui. Abbiamo una lunghissima strada davanti, ma finalmente è una strada in discesa”. Ad accompagnarli c’è l’Italia intera che continua a fare il tifo per lui, per loro. “C’è tantissimo affetto attorno a noi e attorno a lui. In questo periodo mi è capitato di riflettere su quanto siamo fortunati per questo. Ma non oso a pensare a chi si trova magari in una situazione altrettanto dura e difficile, ma deve affrontarla da solo”.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SCOPERCHIATI ANNI DI ILLEGALITA’: VITTIME SPACCIATORI, IMMIGRATI E SEMPLICI CITTADINI… SEQUESTRATA LA CASERMA… NESSUNA PIETA’ PER CHI HA INFANGATO L’ARMA
Arresti illegali, torture, lesioni, estorsioni, spaccio di droga: sei carabinieri sono stati arrestati (uno ai domiciliari) a Piacenza e una caserma dell’Arma in città è stata sequestrata per la prima volta in Italia in un’indagine che ha scoperchiato anni di illegalità che hanno visto vittime spacciatori, immigrati ma anche semplici cittadini innocenti finiti per caso nelle mani degli indagati.
Guida l’inchiesta il neo procuratore della Repubblica Grazia Pradella che alle 12 terrà una conferenza stampa negli uffici della Procura a Piacenza. Le indagini riguardano reati commessi a partire dal 2017 in quella che sembra essere una caserma degli orrori. Tra le ipotesi d’accusa, anche certificazioni fornite da un carabiniere in modo da consentire a spacciatori piacentini di raggiungere Milano per rifornirsi di droga durante il lockdown.
Prove false
Oltre ai carabinieri, sono state arrestate altre 12 persone. Al centro di quello che pare più un romanzo noir che una vicenda reale, come dice il gip Milani che ha ordinato gli arresti, c’è la caserma Levante dei carabinieri. Tra i vari episodi ci sono pestaggi, appropriazione di droga, il pestaggio di un cittadino arrestato ingiustamente e accusato di spaccio di droga attraverso prove false, costruite ad arte per poter giustificare l’arresto. L’inchiesta nasce dalla segnalazione di un ufficiale dei carabinieri che ha lavorato a Piacenza.
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA SUI TEST SIEROLOGICI, ACCORDO SENZA GARA PER FAVORIRE L’AZIENDA PIEMONTESE
I vertici del Policlinico San Matteo e della multinazionale Diasorin sono indagati per turbata
libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato per l’accordo sui test sierologici anti-Covid, già oggetto nelle scorse settimane di una controversia davanti al Tar e al Consiglio di Stato.
La procura di Pavia ha disposto, nell’ambito delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Mario Venditti e da Paolo Mazza, l’esecuzione di diverse perquisizioni domiciliari e locali: la Guardia di Finanza si è recata presso l’Ircss San Matteo, la Fondazione Insubrica di Ricerca per la vita, la Diasorin spa e la Servire Srl. Tra gli indagati ci sono il presidente, il direttore generale e il direttore Scientifico della fondazione San Matteo di Pavia, il responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del medesimo istituto e l’amministratore delegato della società biotecnologica piemontese.
I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Pavia stanno sequestrando documentazione e computer.
Gli investigatori ipotizzano che la multinazionale Diasorin sia stata favorita, a discapito di altre potenziali concorrenti, dall’aver ricevuto tutti i risultati delle attività di ricerca e sperimentazione effettuate dalla Fondazione San Matteo di Pavia, nel settore dei test sierologici per la diagnosi dell’infezione da Covid-19.
La vicenda nasce da una denuncia presentata da una società concorrente esclusa dall’accordo per lo sviluppo di test sierologici e molecolari allo scopo di ottenere la marcatura della comunità europea.
Tale accordo veniva stipulato senza gara rendendo possibile un vantaggio economico per l’impresa piemontese. Altri accertamenti sono in corso per delineare i rapporti economico commerciali esistenti tra Diasorin, Fondazione Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita e la società Servire srl, operanti presso l’Insubrias Biopark di Gerenzano nel Varesotto.
(da agenzie)
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