Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
LE OCCASIONI MANCATE NEGLI ANNI ’90: PRIVATIZZAZIONI DELUDENTI, CORRUZIONE, PROFITTI VERSO L’ESTERO
La crisi siamo noi. Il declino dell’Italia, o per meglio dire il suo impoverimento in confronto ai paesi vicini, ha soprattutto ragioni interne. Per la diagnosi credo occorra guardare meglio alla nostra storia.
Siamo andati in cerca di colpevoli esterni quando la spiegazione era hidden in plain sight, sotto gli occhi come la lettera rubata del racconto di Edgar Allan Poe.
Da quasi trent’anni, da ben prima dell’euro, il livello di benessere degli italiani non cresce (il reddito disponibile delle famiglie, nei dati). Dunque è stato qualcosa negli anni ’90 a cambiare il corso degli eventi. Guarda caso, nel 1992 lo Stato italiano ha sfiorato la bancarotta e il vecchio sistema politico è crollato.
Avevamo sperato, allora, che dal patatrac si sprigionassero energie nuove.
Ma dalla società civile emerse Silvio Berlusconi. L’austerità del 1992-93, inevitabile per pagare i debiti sconsiderati degli anni ’80, spinse a riorganizzarsi tutti i privilegiati a cui si era chiesto di contribuire al bene comune.
Mancò la capacità di cambiare le leggi per togliere incentivi alla corruzione, cosicchè nell’arco di un decennio i nuovi partiti hanno ripreso a comportarsi come i vecchi.
Si era sperato nel 1993-94 che l’economia colpita potesse riaversi esportando, grazie alla caduta a picco della lira. L’accordo con i sindacati garantiva salari fermi mentre il cambio scendeva. Ma i profitti così raccolti finirono perlopiù nell’immobiliare o all’estero.
Delusero le privatizzazioni non perchè si sia “svenduto”, come sostengono i neo-dirigisti di adesso, ma perchè i capitalisti italiani, impreparati alla globalizzazione, cercavano guadagni sicuri in settori protetti dalla concorrenza.
Infine, con il gran balzo tecnologico già in corso, lo spettacolare calo del costo del denaro donatoci dall’euro fu vissuto più come una penosa scomparsa di rendite sicure (dai BoT) che come incentivo a investire con maggior coraggio.
Sia il ristagno economico sia le accresciute disuguaglianze datano dagli anni ’90.
La pressione fiscale dopo le emergenze non cala perchè ogni margine di spesa serve per il consenso alla politica.
Di nuovo nel 2011 l’Italia ha sfiorato l’abisso del default, e di nuovo dimentica come c’è arrivata. E si continuano a cercare capri espiatori mentre con misure irresponsabili come quota 100 scarichiamo sui figli un futuro di tasse ancora più alte.
(da “La Stampa”)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA LEGGE VERGOGNOSA VOLUTA DALLA LEGA USATA COME ARGOMENTO CONTRO L’ITALIA CHE SPUTTANA SOLDI… 48 MILIARDI BUTTATI DALLA FINESTRA PER FAVORIRE POCHI PRIVILEGIATI E POI VOGLIAMO 70 MILIARDI A FONDO PERDUTO
Quota 100, ovvero la legge del governo Lega-M5S confermata dall’esecutivo M5S-PD, la materia
del contendere tra Italia e Olanda. O meglio: è questo l’argomento che utilizzano i paesi frugali, con in testa il premier Mark Rutte che trova la sponda del suo ministro delle Finanze Wopke Hoekstra.
Spiega oggi Repubblica:
Quota 100, approvata dopo una furiosa battaglia della Lega, consente dal 2019 di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi. «L’Italia — commenta l’Ocse già in un documento della fine dello scorso anno — ha fatto retromarcia rispetto alle misure approvate in precedenza». L’indicatore più comunemente utilizzato per scovare i meccanismi che molti paesi introducono per favorire i pensionamenti anticipati è piuttosto semplice: la differenza tra l’età di pensionamento legale e quella alla quale si va effettivamente in pensione.
Ebbene, siccome l’età di pensionamento legale in Italia è di 67 anni e dopo l’introduzione di quota 100 è scesa a 62 anni, la differenza è salita dai tre anni ante-riforma a cinque anni.
È l’indicatore più alto tra i paesi dell’Ocse: e i “frugali”, se si guardasse solo questo aspetto, avrebbero ragione a lamentarsi: in Olanda si può uscire dal lavoro solo 2 anni prima dell’età legale, in Austria 3 anni, in Danimarca 1,3 anni e in Svezia addirittura si va in pensione più tardi dell’età legale.
Alberto Brambilla, il già leghista oggi autore dei rapporti di Itinerari Previdenziali, spiega:
Nel recente “Quo vadis quota 100?” ha detto che l’effetto Covid peserà come un macigno: fino ad oggi le richieste sono state minori del previsto ma nei prossimi due anni la crisi e i possibili licenziamenti, potrebbero aumentare la propensione degli italiani a prepensionarsi.
Nonostante il taglio permanente del 10 per cento dell’assegno ci potrebbero essere 100 mila uscite in più. Con un aumento dei costi, già previsti a 48,5 miliardi. Per ora il governo, con il viceministro del Tesoro Misiani (Pd), ha detto che quota 100 rimarrà in vigore fino al 2021 perchè agirà da ammortizzatore sociale. Dichiarazione che Wopke Hoekstra avrà potuto leggere nel suo perfetto italiano.
(da agenzie)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA DESTRA OLANDESE CONTRO IL NOSTRO PAESE
Il tiro alla fune tra il premier Giuseppe Conte e il primo ministro olandese Mark Rutte sul Recovery Fund è una notizia di primo piano anche sui giornali olandesi, con articoli che danno conto del mancato accordo nonostante i giorni di negoziati al Consiglio europeo
Una posizione molto netta in favore dei paesi “frugali” di cui l’Olanda di Rutte è capofila” e contro i paesi mediterranei è quella del settimanale sovranista Elsevier Weekblad, che definisce “surreale” il vertice.
In un articolo di opinione pubblicato sul settimanale di destra, il corrispondente Jelte Wiersma sostiene che il fondo proposto è così esiguo che “non fa alcuna differenza” e che “il vertice riguarda una questioone di principio: i paesi possono scaricare i loro fallimenti sull’Unione europea (Ue), e quindi sui paesi forti, oppure no?”. Per il giornalista i fondi ci sono, ma i paesi non riescono a spenderli correttamente. “La Germania è a malapena in grado di migliorare le infrastrutture a causa della mancanza di ingegneri qualificati”, scrive.
“L’Italia non è in grado di trasferire aiuti di emergenza nazionali alle vittime sul conto bancario. Piuttosto che sfruttare l’energia politica per risolvere questo fallimento interno, la cancelliera Angela Merkel (CDU) e il primo ministro italiano Giuseppe Conte (senza partito) stanno usando le loro energie per spingere l’Ue a creare un fondo di ricostituzione e un bilancio Ue più elevato”: una stoccata alla linea sostenuta non solo da Conte ma anche da Merkel e Macron sugli aiuti.
Lo stesso giornale, alla fine di maggio ha pubblicato una copertina offensiva nei confronti dei cittadini dell’Europa del Sud (raffigurati a godersi il sole in ozio mentre gli olandesi lavorano). In senso opposto la posizione della testata olandese de Volkskrant, vicina all’area di sinistra, che sostiene che la linea di Rutte può avere conseguenze controproducenti in Europa, mentre il giornale olandese in lingua inglese NL Times ricorda che negli ultimi mesi il primo ministro è stato accusato spesso di non mostrare alcun senso di solidarietà nè empatia verso le difficoltà che i paesi Ue più colpiti hanno vissuto durante l’emergenza Coronavirus.
(da agenzie)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SCOPERTO DALLA GDF A LANCIANO… LA MISURA NON ANDAVA DISTRIBUITA SENZA CONTROLLI PREVENTIVI SOLO PER FAR CONTENTO IL M5S… E’ GIUSTA SE SERVE AD AIUTARE CHI HA VERAMENTE BISOGNO NON PER CREARE CONSENSO POLITICO… NON SI RICONOSCE AI SENZATETTO E SI DA’ AI MAFIOSI E AD APPROFITTATORI SERIALI
Titolari di 40 unità immobiliari, eppure lui percepiva il reddito di cittadinanza, nonostante la
famiglia incassasse oltre 120 mila euro l’anno per una quindicina di affitti. Protagonisti marito e moglie.
La Guardia di finanza di Lanciano (Chieti) ha denunciato l’uomo, 84 anni, che aveva chiaramente omesso nella domanda per il beneficio gli ingenti ricavi provenienti dalle locazioni, riconducibili a una società intestata ai familiari: ora rischia fino a sei anni di reclusione.
Naturalmente, la sua posizione è stata segnalata all’I.N.P.S. competente ai fini della revoca del beneficio con conseguente disattivazione della relativa carta di pagamento elettronica e per il recupero delle somme indebitamente percepite da parte dell’ente erogatore. L’uomo è R. D.C.: oltre al reddito di cittadinanza (nomen omen), percepisce anche la pensione sociale.
“L’azione investigativa posta in essere dalle Fiamme Gialle a tutela della spesa pubblica — spiega il comandante della Compagnia di Lanciano, Alessandro Spada — ha il fine di prevenire gli sprechi di denaro e di controllare il corretto impiego delle risorse, assicurando che l’accesso ad agevolazioni e sussidi avvenga a favore di coloro che ne hanno effettivamente bisogno”.
(da Fanpage)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SALTANO ANCHE I NERVI AL CONSIGLIO UE, SERVE UN QUARTO GIORNO
Sono quasi le 6 del mattino quando i 27 leader europei si ritrovano alla plenaria del Consiglio europeo, dopo una lunga pausa dedicata ai negoziati a tavoli ristretti sul Recovery Fund. Pochi minuti, quanto basta per capire che la notte non ha portato consiglio e che servirà almeno un quarto giorno di negoziati. Tutti in hotel, si riprende alle 16, con una nuova proposta di Charles Michel. Per ore l’Europa building si trasforma in un ring, in cui saltano anche i nervi dei leader, e il giorno che arriva si prospetta come la quarta ripresa di un incontro di boxe.
Le posizioni per tutta la notte restano distanti. Da una parte 22 Paesi europei che sostengono un piano di sussidi da almeno 400 miliardi, dall’altra i 5 frugali (Austria, Danimarca, Olanda, Svezia, con l’aggiunta della Finlandia) che non intendono salire sopra 350 miliardi.
“Michel non ha anticipato null’altro ma ha detto che proporrà oggi due soluzioni – ha detto Giuseppe Conte rientrando in hotel dopo la lunga notte di trattative – Una con una riduzione dei grants a 400 miliardi condurrebbe a un maggiore sconto per i Paesi che ne hanno diritto, una con i sussidi a 390 miliardi con un minore sconto”.
Il riferimento è ai rebates (i meccanismi di rimborso sul Bilancio Ue), altro fronte su cui i Frugali chiedono di contare di più. Terzo fronte, quello sulla governance, anche se lo stesso Conte si mostra più sereno: “Abbiamo indirizzato il procedimento di verifica e controllo dello stato di avanzamento dei progetti secondo una più corretta soluzione, rispettosa delle competenze dei vari organi definite dai trattati” spiega ai cronisti, lasciando intendere che cadrebbe quel potere di veto che è la bandiera negoziale dell’Olanda di Mark Rutte.
Secondo alcune fonti, alla ripartenza il fronte dei Frugali non si presenterà monolitico. I duri e puri restano Kurz e Rutte, intransigenti nel mantenere la linea rossa dei 350 miliardi di sussidi, mentre gli scandinavi avrebbero ammorbidito le loro posizioni e sarebbero più propensi a concedere qualcosa.
Secondo quanto riportato da alcune fonti, però, una possibile mediazione sarebbe un piano da 390 miliardi di sussidi e 360 miliardi in prestiti, ma con una governance che non preveda diritti di veto ai singoli Stati membri sull’esborso dei soldi.
Sono i piccoli progressi di una notte dai toni concitati.
Raccontano fonti diplomatiche che a un certo punto Emmanuel Macron ha perso le staffe e ha battuto i pugni sul tavolo, scagliandosi contro il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che si era alzato dal tavolo per rispondere al telefono. “Vedete? Non gli interessa, non ascolta gli altri. Ha un atteggiamento negativo”, ha detto Macron.
Sempre il presidente francese ha puntato il dito contro l’olandese Mark Rutte, accusandolo di comportarsi come David Cameron quando negoziava il possibile referendum per Brexit. “Quella strategia è finita male”, gli ha fatto notare.
In un altro momento è stata Angela Merkel ad alzare la voce. Messi in minoranza sul bilanciamento fra sussidi e prestiti, i leader dei Paesi frugali hanno cercato più volte di spostare il focus della discussione sulla questione della condizionalità sullo stato di diritto. È stata la leader danese Mette Frederiksen a dire: “Come mai nessuno qui stasera parla di stato di diritto?”, lasciando intendere che l’argomento in realtà non interessasse. Merkel l’avrebbe zittita con forza, affermando che nessuno poteva accusarli di questo.
È stata anche una notte di arringhe. Quella di Giuseppe Conte al tavolo dei leader – a cui è stata servita una cena fredda, che a quanto pare i presenti non ricorderanno a lungo. “Il mio Paese ha una sua dignità . C’è un limite che non va superato” ha detto il presidente del Consiglio, con lo sguardo rivolto verso Mark Rutte per la pretesa olandese sulla governance per l’esborso dei fondi europei, dicendo che viene il dubbio che “si voglia piegare il braccio a un Paese perchè non possa usare i fondi” del Recovery fund, “con un meccanismo come quello che fa controllare al Consiglio ogni singola fase dell’attuazione” delle riforme.
E ancora: “Questa negoziazione volta ad abbassare il livello di efficacia della reazione europea non ha senso”, ha aggiunto Conte. “I sussidi sono necessari a una pronta ripresa per rafforzare la resilienza dei Paesi che hanno più difficoltà nella crescita economica. Il Recovery Plan non può diventare uno strumento per condurre battaglie ideologiche. Chi oggi si contrappone alla chiusura di questo negoziato e pensa di acquisire nell’immediato maggiore consenso sul piano interno deve però pensare che non solo la storia gli chiederà il conto ma che i suoi stessi cittadini, superata la reazione emotiva, si renderanno conto che quella di stasera è stata una valutazione miope che ha portato ad una decisione che ha contribuito ad affossare il mercato unico e la libertà di sognare delle nuove generazioni”. Eroi del momento in patria, ma poi l’Europa, il mondo, vi giudicheranno, è il punto su cui ha insistito Conte.
Altra arringa, molto accorata, di Charles Michel, il tessitore di questo negoziato, che ha messo sul tavolo tutto lo sforzo di trovare un compromesso sbattendo contro il muro alzato tra le parti, in particolare dai Paesi frugali. “Ho ascoltato attentamente ciascuno di voi – ha affermato il presidente del Consiglio europeo – Mi è stato ripetuto che le sovvenzioni erano troppe. Ho abbassato l’importo la prima volta, poi una seconda volta. Ho anche proposto di ridurre l’importo del Bilancio Ue 2021-2027. Mi è stato anche detto che per accettare le sovvenzioni erano necessarie condizioni di governance molto rigide a causa della mancanza di fiducia. Abbiamo lavorato su questo argomento e abbiamo qualcosa che va nella direzione desiderata. Poi mi è stato detto: siamo contributori netti, abbiamo bisogno di sconti massicci. Nella mia proposta di ieri, li avevo aumentati, l’ho fatto di nuovo oggi, ad eccezione della Germania. Sullo stato di diritto: intendo mantenere la mia proposta di febbraio – ha spiegato – Mi è stato anche detto che il Recovery Fund è troppo correlato al Bilancio Ue. Quindi ho ridotto i ritardi. Mi è stato evidenziato il legame con la crisi: ho cambiato la chiave. Abbiamo rafforzato il legame con la crisi. E poi abbiamo ulteriormente rafforzato il peso della caduta del Pil del 2020”.
Tutto questo non è servito. Ma spetterà ancora a Charles Michel l’onere della proposta al tavolo del Consiglio europeo. Per Giuseppe Conte e gli altri leader si apre il quarto giorno di negoziato, ma la profezia di Viktor Orban è che “serviranno diversi giorni” per trovare un’intesa.
Serviranno forse le canoniche sette camicie, anche se l’obiettivo è accelerare i tempi. Sul tavolo si arriverà anche con la prima reazione dei mercati finanziari allo stallo europeo: c’è lo scudo della Bce sugli spread, questo aspetto preoccupa relativamente, e gli investitori possono forse tollerare qualche giorno di rinvio se utile a trovare una soluzione ottimale per la reazione europea alla crisi del Covid-19. Se si dovesse invece arrivare a una mediazione al ribasso o, peggio ancora, a una spaccatura in due dell’Europa, beh, prepararsi all’impatto.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
LA NUOVA INFRASTRUTTURA SI PORTERA’ DIETRO I VECCHI PROBLEMI, TUTTO PER LA FRETTA DI FARE UNO SPOT
Solo due corsie, curve strette in uscita, e sulla velocità massima consentita farà anche peggio
rispetto al passato: 80 chilometri orari (forse 70 sulla tratta verso Savona), contro i 90 del ponte Morandi.
Ma si doveva far presto. E così, i “ma” sono stati scansati con uno sbuffo.
Il progetto regalato da Renzo Piano, infatti, ha mantenuto raggi delle curve e lunghezza dei rettilinei ricalcando quelli del vecchio ponte Morandi. Elementi concepiti negli anni ’60, quando venne costruita l’autostrada e non esistevano ancora le norme, più stringenti, previste dal decreto del ministero dei Trasporti del 2001.
Tanto da far sorgere il dubbio che il nuovo ponte non sia a norma, proprio mentre ieri mattina iniziavano i collaudi, con 2500 tonnellate distribuite su 56 tir posizionati lungo il tracciato per il primo stress test. Perchè tutto si muove su una sottile linea d’ombra: va considerato come il rifacimento di un tracciato già esistente, quindi ancorato alla vecchia legislazione, o come una costruzione totalmente nuova, che deve rispettare le ultime normative ministeriali?
La Stampa racconta che il sindaco di Genova Marco Bucci sostiene che invece i timori siano infondati, ma dice anche che le responsabilità sono di altri:
Timori «infondati», ribatte la struttura commissariale guidata dal sindaco Marco Bucci. «È a norma. La curva del tracciato era già preesistente», e il nuovo ponte — chiarisce in una nota — «ricalca quell’impostazione, conforme ai vigenti requisiti tecnici». Poi, però, aggiunge: «Non è il commissario, ma il governo e il Parlamento ad aver stabilito di dover operare in estrema urgenza».
Insomma, se si dovessero appurare delle colpe, la responsabilità sarebbe di altri. Soprattutto, della fretta. Tale da non far sollevare alcuna obiezione, da parte del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, di fronte al problema sollevato da Italferr a febbraio 2019. E nemmeno il mese dopo, a marzo, quando in Conferenza dei servizi fu Aspi a evidenziare che il progetto non era conforme alla legislazione vigente. Nessuno intervenne.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
30 PERSONE ALL’INAUGURAZIONE DELLA SEDE E TRECENTO A CONTESTARLO AL GRIDO DI “VAI A LAVORARE”
La pagina della Lega Salvini Premier ha raccontato l’inaugurazione della sede del Carroccio in quel
di Fasano in provincia di Brindisi con l’avvolgente colonna sonora di
Luciano Pavarotti che canta Vincerò. Salvini si tuffa tra la folla che non esiste, accoglie tutti con strette di mano, baci & abbracci e selfie.
In un video ripreso dall’alto invece potete ammirare tutt’altro, ovvero la realtà dei fatti: i fischi, le contestazioni, la pochissima gente davanti alla sede della Lega e il ragguardevole numero di contestatori fermato dalla polizia ma pronto ad intonare cori di grande accoglienza come “Te ne vai o no, te ne vai sì o no?” insieme a simpatici improperi nei confronti di Salvini.
In mattinata, contestatori lo avevano accolto anche a Ceglie, e lui li aveva apostrofati come “figli di papà , che la sera si sono fatti tre canne e poi vengono qui”.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
PESSIMISTA SULL’ACCORDO, MERKEL MEDIA SU TUTTI I TAVOLI CON CRESCENTE INSOFFERENZA VERSO I FRUGALI
E’ possibile che finisca con un “no deal”, senza accordo, dice Angela Merkel arrivando in mattinata
all’Europa building dove per il terzo giorno consecutivo sono riuniti i 27 leader europei alla ricerca di intesa sul Recovery fund.
Vale la pena puntare i riflettori sulla cancelliera tedesca, la ‘regina’ di ogni negoziato europeo da quando è al potere in Germania, 15 anni, la portatrice d’acqua all’idea del pacchetto ‘Next generation Eu’ affidato all’elaborazione della Commissione europea, la prima a volere un accordo comunitario, lei che prima del summit aveva promesso di adoperarsi per la mediazione e il compromesso.
Anche Merkel è sotto lo scacco dei frugali, quei 4-5 paesi che stanno bloccando l’Europa a 27 e che stasera sono stati oggetto della reprimenda di Charles Michel.
A cena è il presidente del Consiglio europeo, evidentemente d’accordo con la cancelliera, a fare un elenco, anche in toni aspri, di tutto quello che i paesi del nord hanno ottenuto nelle trattative.
In particolare, Michel presenta una nuova bozza che prevede un ammontare totale del recovery fund di 750 miliardi di euro, ripartiti in 400 miliardi di sussidi e 350 miliardi di prestiti.
“Uno strappo mostrerebbe il volto di un’Europa debole”, precisa il presidente del Consiglio europeo, a poche ore dalla scadenza che preoccupa tutti all’Europa building: la riapertura delle borse del lunedì, dopo il weekend.
I leader continuano a trattare a oltranza, per scongiurare un fallimento che probabilmente verrebbe punito dai mercati. Puntano almeno ad un rinvio ad un altro summit, che verrebbe forse compreso, a patto però che si raggiunga uno straccio di qualcosa prossima ad un accordo.
“Durante i negoziati, ho ascoltato tutti, mostrato il massimo rispetto. Continuerò a lottare per un accordo, con lo stesso rispetto. Il mio auspicio è che giungiamo a un accordo e che FT e i nostri altri giornali domani titolino che l’Ue è riuscita in una missione impossibile”, continua Michel.
E’ anche per lo strapotere rosicchiato dai frugali, che, specificano fonti diplomatiche, la cancelliera è al fianco di Emmanuel Macron, Giuseppe Conte, Pedro Sanchez nella battaglia per mantenere le dimensioni totali delle risorse riservate ai sussidi nei termini di 400 miliardi, che è già una grossa concessione rispetto ai 500 miliardi della proposta iniziale.
Sono questi i termini delle trattativa in corso nelle ultime ore serali di questa terza giornata di un summit che pare infinito, costretto nelle divisioni tra Nord e Sud Europa, tragico per quanto significa sui destini delle economie degli Stati membri e sul futuro dell’Unione.
L’Olanda in testa, e i frugali Danimarca, Svezia, Austria e ora anche la Finlandia al seguito del falco Mark Rutte, hanno un po’ ceduto nelle ultime ore sulla querelle riguardo alle dimensioni totali del Recovery fund.
Erano partiti chiedendo che i sussidi non superassero la soglia dei 299 miliardi di euro. Nel pomeriggio sono arrivati a proporre 350 miliardi di sovvenzioni, non di più, più altri 350 miliardi di prestiti per un ammontare totale del fondo di 700 miliardi di euro, 50mld in meno rispetto alla proposta originaria di Ursula von der Leyen.
Ma si sono trovati di fronte il muro del Sud: Italia, Spagna, Portogallo, Francia, spalleggiati dal resto dei paesi Ue anche a est e soprattutto dalla Germania e poi anche dallo stesso Michel. Merkel in prima persona non è disposta a ridurre ulteriormente la quota delle sovvenzioni a fondo perduto per recuperare le economie piegate dalla crisi del Covid.
Insieme con Macron, Merkel aveva proposto 500 miliardi di sussidi, che nel piano della Commissione sono stati affiancati da 250 miliardi di prestiti.
Per la cancelliera è già una grossa concessione scendere di 100 miliardi di euro, tagli che verrebbero applicati alla quota di 190 miliardi riservata alla ricerca (Horizon 2020), allo sviluppo rurale, alla decarbonizzazione. Tagliare di altri 50 non è solo un’ipoteca sull’efficacia del Recovery fund come strumento di ripresa. Sarebbe anche una resa politica per la leader tedesca.
Per lei significherebbe tornare a casa con l’onta di essersi fatta massacrare dai piccoli Stati del nord, che già si sono imposti molto nella trattativa, riuscendo a piegare persino il potente asse franco-tedesco, da sempre motore decisionale dell’Ue.
Sarebbe una sconfitta politica per Merkel, presidente di turno dell’Ue fino a dicembre, cancelliera alla fine del suo ciclo politico (finora ha sempre detto che non si ricandiderà alle elezioni 2021 in Germania) che ha legato la sua eredità di leader al successo del ‘Next generation Eu’.
Uscirne senza intesa, come ha messo nel conto in mattinata in un misto di pessimismo e rassegnazione, sarebbe un fallimento. Ma anche uscirne con un accordo che premia i piccoli Stati frugali non sarebbe una soluzione senza problemi per lei, oltre che per l’Europa.
Intorno alle 19.30, dopo una serie di incontri ristretti tra cui anche quello tra i paesi del sud e i frugali, i 27 leader si ritrovano a cena: piatti freddi, catering su ordinazione, come ieri.
Prima di cena, Conte si riunisce anche con i leader frugali. “Vi state illudendo che la partita non vi riguardi o vi riguarda solo in parte — dice rivolgendosi all’olandese Mark Rutte – In realtà se lasciamo che il mercato unico venga distrutto, tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei per avere compromesso una adeguata ed efficace reazione europea. Voi avete dubbi perchè le risorse finanziarie di cui ragioniamo oggi vi sembrano tante. In realtà è il minimo indispensabile per una reazione minimamente adeguata; se tardiamo la reazione, dovremo calcolare il doppio o forse anche di più”.
Il premier italiano, però, non ricava nulla dall’arringa e da questo ennesimo incontro. Proprio lì a cena i frugali attaccano di nuovo anche sui rebates (i meccanismi di rimborso sul Bilancio Ue), per non parlare della governance delle risorse, rebus dei rebus tra la richiesta di Rutte di poter esercitare il veto in Consiglio europeo di fronte a piani di investimento che non lo convincono e il meccanismo di maggioranza rafforzata opposto da Conte, con Macron, Merkel, Sanchez e gli Stati più colpiti dalla pandemia. Ad ogni modo, a cena i frugali riaprono la questione rebates.
Chiedono che i loro sconti sui contributi al bilancio pluriennale europeo vengano aumentati di 7 miliardi in sette anni. Olanda, Svezia, Danimarca e Austria ne beneficiano in quanto sono contributori netti al bilancio ma usano meno i fondi europei.
Trattasi di un privilegio pensato negli anni ’80 per la Gran Bretagna di Margaret Thatcher. Anche la Germania ne beneficia, ma Merkel ha già detto che non vuole un ulteriore aumento dello sconto, differenza sostanziale con i frugali.
Questo summit ha aumentato le distanze tra Berlino e le capitali del nord, finora in collegamento diretto con la cancelleria tedesca. In queste notti, dopo i lavori del summit, Merkel si intrattiene sovente in hotel a parlare ancora con Macron e con Conte davanti a un drink, piuttosto che con gli interlocutori del nord.
Segnali sintomatici di un approccio politico a favore delle ragioni del sud, disponibile al compromesso a patto che non sia una sottomissione ai frugali. Nella sua battaglia europea e anche personale, Merkel sta cercando di non permetterlo.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
I SINDACATI LO QUERELANO… MA IL GOVERNATORE DELLA SICILIA E’ LUI, SE FOSSE VERO SI DIMETTA VISTO CHE SI DA’ DELL’INCAPACE DA SOLO… E COME MAI HA PREMIATO I DIRIGENTI CON IL MASSIMO DEI QUATTRINI “PER AVER RAGGIUNTO GLI OBIETTIVI DI PRODUZIONE DEGLI UFFICI”?
«Abbiamo già dato mandato ai nostri legali di valutare ogni possibile aspetto per denunciare e querelare Musumeci» fanno sapere i sindacati
Durissimo affondo del governatore Nello Musumeci che, nel corso dell’evento “Giornate dell’energia”, che si è tenuto ieri a Catania, ha tuonato contro i dipendenti della Regione Siciliana dicendo: «Abbiamo 13mila dipendenti dei quali l’80% è improduttivo, ma non ditelo ai sindacati. Sono improduttivi — ha ripetuto — si grattano la pancia dalla mattina alla sera, e ora vogliono pure stare a casa con il lavoro agile. Ma se non lavorate in ufficio, come pensate di poter essere controllati a casa?».
Immediata la replica dei sindacati. «Ancora una volta, assistiamo, stupiti, a dichiarazioni offensive e gratuite del presidente della Regione Siciliana contro i lavoratori regionali. Abbiamo già dato mandato ai nostri legali di valutare ogni possibile aspetto per denunciare e querelare Musumeci» fa sapere Cobas/Codir che conta diversi iscritti tra i dipendenti della Regione Siciliana.
«Musumeci dovrebbe spiegare ai siciliani come mai, se l’80% dei regionali “si gratta la pancia” come rivela lui, i suoi fidati dirigenti generali, generati dalla sua politica, a fine anno raggiungono tutti i risultati e vengono premiati con il massimo possibile di indennità » aggiungono.
«Insomma, non avendo argomenti validi per contrastare la decisione del governo nazionale di prorogare e mantenere una quota consistente di smart working e non avendo portato avanti l’ammodernamento dell’amministrazione, si accanisce contro i lavoratori».
Dello stesso avviso anche Cgil, Cisl e Uil che, in un comunicato congiunto, si dicono «sbigottiti per un attacco generico e sconsiderato».
(da agenzie)
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