Destra di Popolo.net

IL SENATORE CLAUDIO BARBARO NON HA PACE: LASCIA LA LEGA E PASSA AL GRUPPO MISTO

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

EX AN ED EX FUTURO E LIBERTA’, POI SOVRANISTA CON STORACE E NELLA LEGA, ORA PASSA AL MISTO PER “CONTRASTI CON LA RIFORMA DELLO SPORT”

Il senatore della Lega Claudio Barbaro lascia il partito di Salvini e aderisce al gruppo Misto.
Uomo di sport, un passato in Alleanza nazionale, è presidente di Asi (l’Associazione dello sport di base tradizionalmente di destra).
In una nota spiega i motivi della   decisione, dovuta principalmente alla sua contrarietà  nei confronti della riforma dello sport, avviata da Giorgetti e proseguita poi da Spadafora.
“Come ho già  espresso al Segretario Salvini, è con profondo rammarico che annuncio le mie dimissioni dalla Lega e il conseguente passaggio al gruppo misto del Senato – spiega Barbaro – Questa è stata una decisione molto sofferta: ma, su tematiche nodali per il mondo associazionistico, mi sono trovato in disaccordo come per lo stravolgimento dell’assetto economico ed organizzativo dello Sport italiano e del suo ordinamento”, ha sottolineato ribadendo che nulla rinnega di questa esperienza formulando altresì a Matteo Salvini “il ringraziamento per avermi concesso di guidare la lista del Partito nel collegio plurinominale di Campania1”
Al prossimo cambio di casacca.

(da agenzie)

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PER SALVINI L’EMERGENZA NON E’ IL COVID MA IL MALTEMPO E I SOLDI ALLE REGIONI PER I DANNI COSI’ POSSONO FARSI BELLE CON I CONTRIBUTI DEL GOVERNO

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI SONO I PRIMI A NEGARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E A FARE CONDONI SUI REATI AMBIENTALI

La verità  è una: non può negare il Covid anche se gli piacerebbe tanto. Ma il sovranista Salvini non vuole sentire parlare di Coronavirus e di nulla che possa disturbare il business, i soldi e tutto il seguito. Per cui fedele alla linea, ossia prima i soldi e poi la salute, continua della sua opera riduzionista.
E oggi ha toccato una delle vette: “Occupatevi delle emergenze vere visto ci sono danni per 1 miliardo di euro…”.
Lo ha detto Matteo Salvini al Senato a proposito dei danni per il maltempo al Nord Ovest. “E’ stato prorogato lo stato di emergenza sul Covid, ma per il Nord-Ovest che il 2 ottobre è stato colpito da alluvioni con morti, feriti e dispersi non è stato fatto nulla. Zero soldi stanziati, zero emergenza”
Solo due brevi notazioni: i danni del maltempo sono anche il risultato dei cambiamenti climatici (che i sovranisti negano) e di una gestione scriteriata del territorio fatta di cementificazione, condoni, abusi, consumo del territorio e discoscamenti.
Politiche alle quali la Lega è legata mani e piedi.
In secondo luogo, cone i numeri attuali è come se ogni due giorni ci fosse una strage
E se non è un’emergenza, cosa è?

(da Globalist)

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COMUNALI 2021, LE PRIMARIE DEL PD A ROMA E TORINO

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

DEM SCETTICI A BOLOGNA, A NAPOLI VERSO INTESA CON IL M5S

Le primarie del centrosinistra per le prossime comunali? A Roma si faranno, probabilmente entro dicembre. A Torino sono state spostate a febbraio, terminato lo stato di emergenza che il governo ha prorogato fino al 31 gennaio. A Bologna non c’è proprio l’intenzione di farle: la base degli elettori ha un’età  media alta e sarebbe troppo rischioso. A Napoli per ora non le vogliono fare. A Milano se Beppe Sala deciderà  di ricandidarsi (scioglierà  la riserva a novembre) non ce ne sarà  bisogno.
Se l’attuale sindaco dovesse scegliere di non partecipare alla corsa, il Pd locale probabilmente passerà  dalle primarie, ma non è un argomento all’ordine del giorno.
E’ questo il quadro nei Comuni al voto nel 2021, all’indomani della notizia del gran rifiuto di Chiara Appendino a ricandidarsi alla guida del capoluogo Piemontese. Decisione che apre la strada a un accordo con il M5s.
E forse non è un caso che a Torino le primarie del centrosinistra sono state rimandate a febbraio, per prendere tempo in attesa di nuovi sviluppi sulle alleanze.
Si voterà  a febbraio, nel fine settimana tra sabato 6 e domenica 7. Almeno questo dice la bozza di regolamento che il segretario del Pd di Torino, Mimmo Carretta, proporrà  al tavolo della coalizione che si riunirà  giovedì sera
A Roma la direzione del Pd locale ieri sera ha deciso che le primarie si faranno “senza se e senza ma”. E questo vale anche per il candidato in pectore Carlo Calenda   “benvenuto all’interno di questo percorso, che per noi è imprescindibile”, hanno detto i dem romani.
A Bologna, invece, c’è molto scetticismo fra i circoli dem sull’opportunità  di fare o meno le consultazioni del centrosinistra. Il Covid fa paura e la tendenza è quella di evitare le situazioni a rischio, specie per gli anziani. Gli sfidanti principali sono l’assessore alla Cultura Matteo Lepore e l’europarlamentare Elisabetta Gualmini anche se resiste il nome del deputato dem Andrea De Maria.
Anche a Napoli ogni decisione è ancora lontana e per il momento non ci sono certezze. La tendenza del Pd partenopeo è, comunque, di non fare le primarie. Il segretario metropolitano Marco Sarracino sostiene la linea dell’alleanza con il M5s e ha espresso la sua contrarietà  alle primarie: “Questo dibattito lo lasciamo alle altre forze politiche. Noi intanto costruiamo proposte per le comunità “.

(da agenzie)

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“AUMENTO ESPONENZIALE DELLE TERAPIE INTENSIVE IN LOMBARDIA, MI TREMANO I POLSI”

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

LA PREOCCUPAZIONE DEL CAPO DELLA TASK FORCE SULLE TERAPIE INTENSIVE

“Il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva sta aumentando in modo esponenziale e, come tutti i matematici sanno, l’esponenziale a un certo punto impazzisce”. Antonio Pesenti, direttore del Dipartimento di Rianimazione del Policlinico e coordinatore delle terapie intensive dell’Unità  di crisi della Regione Lombardia per l’emergenza coronavirus, non nasconde la preoccupazione – “che è di tutti noi”, sottolinea – per i dati che la diffusione del contagio fa registrare nella regione più colpita dal virus nella prima fase dell’epidemia. E senza mezzi termini dice, se pensa a quello che potrà  succedere: “Mi tremano i polsi”.
Oggi sono 1.844 i nuovi positivi registrati – 1032 a Milano, di cui 504 in città  – 17 i morti. Aumentano i positivi e salgono i ricoveri nei reparti di terapia intensiva.
“Per ora riusciamo a stargli dietro – considera Pesenti – e certamente la situazione di Milano è delicata, ma bisogna prendere dei provvedimenti negli ospedali perchè questi malati vengano curati adeguatamente”. Il piano a tappe – “a step” precisa il rappresentante dell’Unità  di crisi – predisposto dalla Regione per aumentare il numero di posti nelle terapie intensive sta andando avanti, ma il virus corre veloce. Stargli dietro si sta rivelando impresa ogni giorno più difficile. “In questi giorni aprirà  il reparto di terapia intensiva all’ospedale di Lecco e credo che la direzione sanitaria di Regione Lombardia abbia già  allertato gli ospedali”. La tappa finale, “quando avremo saturato tutti i 17 hub allestiti sul territorio regionale”, sarà  “aprire l’ospedale realizzato in Fiera”. Un futuro che potrebbe rivelarsi più vicino di quanto si possa pensare, se le previsioni sull’aumento dei contagi si riveleranno esatte. “Il virus sta galoppando velocemente e c’è un dato da non trascurare – aggiunge Pesenti – oggi noi vediamo ricoverati nelle terapie intensive una percentuale dei positivi di quindici giorni fa. Considerato che oggi i positivi ammontano all’incirca a 6-7 volte quelli di due settimane fa, vuol dire che tra quindici giorni ci ritroveremo nelle terapie intensive un numero di pazienti superiore di circa 6-7 volte. Ecco, se ci penso mi tremano i polsi”. Anche perchè – spiega l’esponente dell’Unità  di crisi regionale – dovremo andare a intervenire ulteriormente, per fare altre modifiche, su quello che succede negli ospedali”.
Nè Pesenti sembra confortato dagli effetti che il nuovo Dpcm potrà  imprimere sull’andamento della curva epidemica. “Ho la sensazione – fa notare – che non frenerà  la corsa del virus in maniera significativa, che possa essere troppo lieve, poco incisivo”. Per il direttore del Dipartimento di Rianimaziome del Policlinico di Milano “bisognerebbe fare un discorso chiaro con gli italiani. Atteso che il rischio zero non esiste, è necessario che ognuno decida il rischio che intende correre. Scegliere se rischiare passando 20 minuti in autobus per andare a lavorare o 20 minuti in discoteca. Siamo tutti grandi e capaci di decidere con consapevolezza e responsabilità ”.
Ma in Lombardia il livello di preoccupazione è più ampio: non solo per le terapie intensive, ma per l’andamento dei ricoveri nel complesso
Un punto sul quale stamattina, da Sky TG24, ha sollevato l’attenzione Emanuele Catena, direttore della terapia intensiva dell’Ospedale “Sacco” di Milano. “Se immaginiamo di proiettare questo trend nei prossimi giorni – ha precisato Catena – nelle prossime settimane potremo trovarci dalle attuali poche decine di pazienti ricoverati alle centinaia. Questa situazione potrebbe potenzialmente diventare molto esplosiva e allarmante”.
È c’è “forte preoccupazione” per l’incremento dei ricoveri anche all’Ospedale di Cremona. “I mesi trascorsi dalla fase critica sono troppo pochi, il passato è recente e ci ha messo a dura prova – dice ad HuffPost Giancarlo Bosio, direttore dell’unità  operativa di Pneumologia – rispetto ad allora siamo più preparati, riusciremo senz’altro a gestire meglio una nuova eventuale fase, ma non vorremmo vedere più le cose che abbiamo visto. E siamo stanchi, è chiaro che la probabilità  che i ricoveri aumentino un po’ ci spaventa”.
Soprattutto tenendo presente un dato, che getta sul futuro altri timori, nuove incertezze sulla tenuta del sistema sanitario, non solo in Lombardia. “Il clou di tutte le malattie e i virus respiratori è tra Natale e il periodo immediatamente successivo – conclude Bosio – quello che vediamo oggi potrebbe anche essere il campanello di allarme di una situazione che potrebbe complicarsi ancora di più”.

(da “Huffingtonpost”)

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SLOVACCHIA, IL LEADER DEL PARTITO RAZZISTA CONDANNATO A 4 ANNI DI CARCERE

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

MARIAN KOTLEBA RICONOSCIUTO COLPEVOLE DI PROPAGANDA NAZISTA E ATTACCHI VIOLENTI AI CAMPI ROM

Duro colpo all’estrema destra neonazista e suprematista in Slovacchia: il potente leader del partito nostalgico, Marian Kotleba, è stato condannato a quattro anni di reclusione per propaganda e aiuto a gruppi paramilitari neonazisti dal tribunale della città  di Banska Bystrica. Kotleba, 43 anni, ha annunciato che sporgerà  ricorso.
Motivo della condanna, annunciata dalla giudice Ruzena Sabova, sono una serie di assegni donati da Kotleba nel 2017 a famiglie bisognose in occasione di un evento per ricordare la Slovacchia fascista degli anni della Seconda guerra mondiale: gli assegni avevano il valore di 1.488 euro. Un numero composto da due cifre – 14 e 88, che hanno molta importanza nella simbologia nazista – e che secondo l’accusa e i giudici aveva il valore di implicita propaganda nazista.
Kotleba non solo è contrario all’appartenenza della Slovacchia e all’Unione europea e alla Nato, ma sostiene anche la necessità  di rifondare lo stato di ispirazione nazista che Monsignor Tiso guidò appunto per conto della Germania nazista occupante.
Kotleba, uso a discorsi di odio contro migranti, rom e contro gli avversari politici – inclusa la presidente Zuzana Caputova, espressione della società  civile e simbolo della lotta alla corruzione – è considerato un estremista particolarmente pericoloso nell’Unione Europea.
Il suo partito Lsns (la nostra Slovacchia), ritenuto responsabile di diversi atti violenti contro villaggi rom, ha ottenuto alle ultime elezioni parlamentari l’8 per cento dei voti, risultato che ne fa la quarta forza politica del Paese e la seconda forza d’opposizione dopo i socialisti-sovranisti (Smer) dell’ex premier Robert Fico, costretto alle dimissioni sull’onda della protesta per l’assassinio del giornalista investigativo Jà¡n Kuciak e della sua compagna Martina Kusnirovà¡, nel 2018.

(da agenzie)

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L’ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA VALE 211 MILIARDI: DUE TERZI IN COMMERCIO E SERVIZI A PERSONE E IMPRESE

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

SOTTODICHIARAZIONI E LAVORO IRREGOLARE PESANO PER 192 MILIARDI, LE ATTIVITA’ ILLEGALI PER 19 MILIARDI

L’Istat rifà  i conti di quanto vale l’economia “non osservata” in Italia, quell’insieme di sommerso e illegale (stupefacenti, prostituzione e contrabbando di sigarette) che mette insieme 211 miliardi di euro di valore con un incidenza all’11,9% del Prodotto interno lordo. I numeri aggiornati al 2018 dicono di un leggero calo (-3 miliardi) rispetto alla rilevazione dell’anno precedente, “confermando la tendenza alla discesa dell’incidenza sul Pil dopo il picco del 2014” quando l’economia grigia pesava per il 14% della ricchezza nazionale.
Poco da festeggiare se si scorre il rapporto.
Sul lavoro, per esempio, ci sono 3 milioni e 652 mila irregolari, in calo di 48 mila unità  rispetto al 2017. E anche il calo del valore complessivo è in realtà  sintesi di due diverse dinamiche: l’economia sommersa – che somma fondamentalmente la sottodichiarazione del valore aggiunto (comunicazioni volutamente errate su fatturato e costi) e lavoro irregolare, oltre ad altre voci minori – scende leggermente a 191,8 miliardi, mentre le attività  illegali salgono oltre la soglia dei 19 miliardi pur mantenendo all’1,1% l’incidenza sul Pil.
Nel complesso dell’economia non osservata, spiega l’Istituto nel suo rapporto, “nel 2018 la flessione è stata dell’1,3% rispetto all’anno precedente e in controtendenza rispetto all’andamento del valore aggiunto, cresciuto del 2,2%. Tale andamento si deve alla diminuzione del valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione (-2,9 miliardi sul 2017) e da utilizzo di input di lavoro irregolare (-1,7 miliardi) mentre risultano in crescita le altre componenti residuali (+1,4 miliardi). L’economia illegale ha segnato un aumento contenuto in valore assoluto, con un’incidenza che è rimasta ferma all’1,1%”. Rispetto al 2017 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti dell’economia non osservata: a una riduzione delle quote ascrivibili alla sotto-dichiarazione (dal 46% al 45,3%) e all’utilizzo di input di lavoro irregolare (dal 37,5% al 37,2%, le unità  sono state 3,652 milioni), fa fronte un incremento di quelle riconducibili alle altre componenti del sommerso (dal 7,6% all’8,3%) e all’economia illegale (dall’8,8% al 9,1%).
Il valore aggiunto sommerso si colloca soprattutto nei servizi. La componente legata alla sotto-dichiarazione del valore aggiunto ammonta a 95,6 miliardi (98,5 miliardi nel 2017) mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare si attesta a 78,5 miliardi (80,2 miliardi l’anno precedente). Le componenti residuali ammontano a 17,6 miliardi (16,3 nel 2017), dice l’Istat. Se si guarda alla tipologia di attività , circa l’80% del sommerso economico si genera nel terziario. In particolare, si concentra per circa due terzi in tre settori di attività  economica: Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (40,3%), Altri servizi alle imprese (12,7%) e Altri servizi alle persone (12,0%).
Piccoli segnali di miglioramento si vedono per quel che riguarda il lavoro, con una diminuzione degli irregolari sia in valore assoluto che rispetto al totale dei lavoratori. Dice l’Istat: nel 2018 sono 3 milioni e 652 mila le unità  di lavoro a tempo pieno (ULA) in condizione di non regolarità , occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 656 mila unità ). La riduzione della componente non regolare (-1,3% rispetto al 2017) segnala un ridimensionamento di un fenomeno che nel 2017 si era invece esteso (+0,7% rispetto al 2016). Il tasso di irregolarità , calcolato come incidenza percentuale delle ULA non regolari sul totale, risulta in calo nell’ultimo anno, attestandosi al 15,1%, dopo il 15,5% fatto registrare nell’ultimo biennio. Il calo del tasso di irregolarità  è dovuto all’effetto congiunto della dinamica negativa del lavoro non regolare e dell’aumento dell’input di lavoro regolare, riconducibile alla componente dei dipendenti (+1,8%). Il tasso di irregolarità  si conferma più elevato tra i dipendenti rispetto agli indipendenti (rispettivamente il 15,5% e il 14,2%). Nell’insieme del periodo 2015-2018 il lavoro non regolare presenta una dinamica opposta a quella che caratterizza il lavoro regolare: gli irregolari diminuiscono di circa 47 mila unità  (-1,3%), mentre i regolari crescono di 723 mila unità  (+3,7%), determinando un calo del tasso di irregolarità  dal 15,8% del 2015 al 15,1% del 2018.
Voce in crescita, invece, quella dell’illegalità  che pesa per l’1,1% del Pil. “Rispetto al 2017, si è registrato un incremento dell’1,8%, pari a 342 milioni di euro, meno rilevante di quello dei due anni precedenti, quando l’economia illegale era aumentata di oltre 800 milioni l’anno. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 21,6 miliardi di euro (corrispondenti al 2,0% del valore complessivo della spesa per consumi finali), in aumento di 0,4 miliardi rispetto al 2017”. A trainare questa crescita sono “per la quasi totalità ” gli stupefacenti: “Per questa attività  il valore aggiunto sale a 14,7 miliardi di euro nel 2018 (+0,3 miliardi rispetto al 2017), e la spesa per consumi si attesta a 16,2 miliardi di euro (+0,4 miliardi rispetto all’anno precedente). Nell’ultimo quadriennio per il traffico di stupefacenti si è registrato un incremento medio annuo del 3,5% per il valore aggiunto e del 3,7% per i consumi, sostenuti soprattutto dalla dinamica dei prezzi”. La prostituzione registra valori stabili sia per i consumi finali che per il valore aggiunto (4,7 e 4,0 miliardi di euro rispettivamente), con una crescita media annua dello 0,5% dal 2015. L’attività  di contrabbando di sigarette nel 2018 rappresenta una quota del 2,5% del valore aggiunto (0,5 miliardi di euro) e del 2,9% dei consumi delle famiglie (0,6 miliardi di euro) del complesso delle attività  illegali.

(da agenzie)

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LIVERPOOL, IN CENTINAIA FESTEGGIANO, BALLANDO SENZA MASCHERINE E DISTANZIAMENTO, L’ULTIMA SERATA DI “LIBERTA'” PRIMA DELLA CHIUSURA DEI PUB

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

CON IL 93% DEI POSTI OCCUPATI IN TERAPIA INTENSIVA UNA MASSA DI COGLIONI SI RIVERSA PER STRADA SENZA RISPETTARE LE REGOLE

Centinaia di giovani ammassati in strada a ballare e saltare, tutti insieme e accalcati, senza alcuna protezione nè distanziamento, per celebrare l’ultima serata dei pub aperti a Liverpool dopo le controverse restrizioni contro il coronavirus approvate due giorni fa dal governo Johnson. Sono i video, piuttosto inquietanti, che stanno girando sui social nelle ultime ore.
Il primo a postarli è stato il giornalista di SkyNews Inzamam Rashid: si vedono molti ragazzi e ragazze assembrati nel quartiere di Ropewalks, celebre per i suoi bar, discoteche e pub nel centro di Liverpool, in gruppi di decine di persone, mentre bevono e poi mentre partecipano a balli scatenati in piazza, saltando l’uno sull’altro, mentre alcuni filmano le loro gesta con i cellulari. La polizia, al margine della piazza, è rimasta inerme.
Tra i commenti di indignazione, qualcuno ha provato a difenderli sostenendo che sono giovani e che il virus nei loro confronti è pressochè innocuo. Cosa che purtroppo si è dimostrata non veritiera in molti casi, con ragazzi deceduti come il 19enne italiano Luca Di Nicola a Londra qualche mese fa o diversi altri ricoverati in terapia intensiva.
Inoltre, ed è quello che sta accadendo in Inghilterra da settimane, pur se nella gran parte dei casi il Covid19 è asintomatico o non letale nei giovani, questi lo hanno inconsapevolmente trasmesso a molti familiari più anziani, che ora ne stanno pagando le conseguenze più severe.
Ieri negli ospedali di Liverpool il 93% dei posti in terapia intensiva era già  occupato a causa dei pazienti malati di Covid19. Segno che la situazione è già  allo stremo. Ma ciò non ha spaventato troppo i ragazzi scesi in strada ieri sera.
Come annunciato dal governo l’altro ieri, da oggi a Liverpool e in altre zone dell’Inghilterra più afflitte dalla pandemia è in vigore la chiusura di bar, pub (non i ristoranti e i pub che servono pasti), palestre, casinò e centri per scommesse, per almeno quattro settimane.
Inoltre, sono vietati contatti con qualunque altro nucleo familiare al di fuori del proprio, così come sono vietati spostamenti al di fuori della propria città  di residenza e anche ogni forma di ospitalità  di una persona al di fuori del nucleo familiare o non residente (anche solo per un notte), al di là  di imprescindibili motivi familiari o lavorativi.
Il premier Boris Johnson intanto è sotto pressione dopo la decisione di non ascoltare gli scienziati e dunque di non approvare un nuovo lockdown nazionale di almeno due settimane, per fermare la spirale dei contagi (ieri quasi 18mila in più) e morti (ieri 143, non accadeva da giugno).
Secondo il Sage (il corrispettivo italiano del Cts), se la chiusura totale venisse approvata subito, si “risparmierebbero migliaia di vite”, come minimo tra le 4mila e le 7mila. Ma il premier, in un nuovo scontro tra politica e scienza, non vuole chiudere per non dare un altro colpo ferale all’economia alla vigilia della Brexit il 31 dicembre e preferisce applicare restrizioni, anche severe, a livello locale.
Ieri il leader laburista Keir Starmer ha sferrato un duro attacco a Boris Johnson, adottando anche lui la richiesta di un lockdown nazionale immediato. Una mossa che ha messo il premier all’angolo, tra l’altro già  accerchiato dagli scienziati e da coloro, come decine di conservatori e i principali tabloid, che invece non vogliono assolutamente nuove restrizioni.

(da agenzie)

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SALVINI SENZA MASCHERINA A ROMA VIOLA L’ORDINANZA REGIONALE DEL LAZIO CON LA CONNIVENZA DEI SINDACATI DI POLIZIA CHE NON GLI CONTESTANO IL REATO

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

A MONTESANO SI’ A SALVINI NO: QUESTA E’ OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO… LA MAGISTRATURA APRA UN FASCICOLO NEI CONFRONTI DEI FUNZIONARI DEI SINDACATI CHE NON HANNO APPLICATO LA LEGGE, CI STIAMO ROMPENDO I COGLIONI

Matteo Salvini a piazza del Popolo a Roma ha parlato senza mascherina alla manifestazione nazionale dei sindacati SAP e LES Polizia di Stato, SAPPE Polizia Penitenziaria, SIM Sindacato Italiano Militari Carabinieri e Guardia di Finanza.
Ma nel Lazio, e quindi anche nella Capitale la mascherina all’aperto va indossata sempre.
A differenza di quanto stabilito nel decreto legge del 7 ottobre, e ribadito nel dpcm dell’altro ieri, che prevede invece solo che la mascherina vada portata «sempre con sè», ma non sempre vada indossata l’ordinanza del governatore Zingaretti è più rigida ed è tuttora in vigore nel Lazio: le ordinanze regionali hanno infatti valore se sono più restrittive rispetto a quelle nazionali.
Quindi Salvini era tenuto a indossare la mascherina, come del resto aveva fatto ieri quando aveva incontrato Enrico Montesano.
E infatti l’attore è stato fermato dalla polizia e poi ha indossato il dispositivo come prevedono le regole. P
erchè Salvini può andare su un palco e fare come gli pare?
Oltretutto non sembra neanche che venga rispettata la distanza con le altre persone che gli sono a fianco.
Che ci stanno a fare i rappresentanti delle forze dell’ordine se non applicano la legge?

(da agenzie)

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IL LEADER DI ALBA DORATA CONDANNATO A 13 ANNI DI CARCERE: QUESTA E’ LA GIUSTA FINE DEI RAZZISTI

Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile

SENTENZA STORICA IN GRECIA NEI CONFRONTI DEL MOVIMENTO NEONAZISTA, VIOLENZA E RAZZISMO I SUOI MANTRA… ORA L’ALBA LA VEDRA’ A SCACCHI SALLA CELLA

Condannato a 13 anni di reclusione perchè a capo di un’organizzazione criminale. Dalla Grecia, nel giro di una settimana, è arrivata una seconda storica sentenza nei confronti del Movimento di ispirazione nazista: carcere per Nikà³laos Michalolià¡kos, leader di Alba Dorata.
Il lungo processo è iniziato oltre cinque anni fa e vedeva indagati 68 imputati tra rappresentanti e militanti del partito dell’estrema destra greca.
Si era partiti dall’omicidio del rapper Pavlos Fyssas nel 2013, ucciso nel porto del Pireo per mano dell’esponente Giorgos Roupakias (già  condannato all’ergastolo), per poi arrivare ad altri due tentativi di omicidio e varie manifestazioni nel segno della violenza.
Come lo è stata quella di mercoledì 7 ottobre, anche quella di oggi è una sentenza storica per la Grecia. Il leader di Alba Dorata, Nikà³laos Michalolià¡kos, è stato ritenuto colpevole di essere alla guida di un movimento che poco aveva a che fare con la politica e che agiva come una vera e propria organizzazione criminale.
Dall’omicidio del rapper al Pireo, passando per altri due tentate uccisioni. Poi altri comportamenti criminali nei confronti dei migranti e veri e propri scontri di piazza durante le manifestazioni sindacali.
E il curriculum di Nikà³laos Michalolià¡kos parla di negazionismo e ammirazioni al nazismo. Per lui, come più volte ribadito anche pubblicamente, l’Olocausto non è mai esistito. Per lui quanto fatto dal nazionalsocialismo in Germania (anche prima di travalicare i confini tedeschi nel periodo tra le due guerre mondiali) era degno di plauso e ammirazione.
Ed erano queste le basi che spingevano (con tanto di consenso popolare) il suo partito che non agiva solamente a livello politico. E ora, dopo la condanna del leader di Alba Dorata a 13 anni di carcere, il capitolo più nero del libro (altrettanto nero) di un Movimento fatto di razzismo, violenza (certificata dalle sentenze) e xenofobia si può chiudere. Nella speranza che i rigurgiti del passato non si ripropongano.

(da agenzie)

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