Destra di Popolo.net

IL SINDACO VOLONTARIO DEL 118 STREMATO DOPO UN TURNO DI LAVORO: “IL VIRUS ESISTE E FA MOLTO MALE”

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

LO SFOGO CONTRO I NEGAZIONISTI: “HO VISTO GENTE SOFFRIRE, LA LORO PAURA DI NON FARCELA”

Stanco, appoggiato all’ambulanza, con la tuta ancora addosso. Gianluca Vurchio è il sindaco di Cellamare, comune di poco meno di seimila abitanti in provincia di Bari, ma è anche un soccorritore del 118.
In una foto postata su Instagram si sfoga contro chi crede che il virus non esista: “Questo sono io. Ma questa foto rappresenta tutti gli operatori sanitari che quotidianamente sono in trincea. Oggi è stata una giornata difficile, davvero”, si legge nel post.
“Ho visto gente soffrire, ho trasportato pazienti critici, ho scrutato in loro e nei loro parenti il dolore e la paura di non farcela o di non riveder mai più il proprio caro. Il virus esiste, per davvero. E fa male, molto male”, aggiunge.
Nelle ultime righe fa un appello agli utenti, ribadendo le solite raccomandazioni contro il contagio: “Mettiamo la mascherina, facciamo attenzione. Proteggiamoci noi e proteggeremo anche gli altri”.

(da agenzie)

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SILLOGISMO ALL’ITALIANA: A COMO SCUOLA A CASA PER NON INTASARE I TRASPORTI MA POI RIDUCONO I MEZZI IN CIRCOLAZIONE

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

LA GENIALE IDEA DELL’AZIENDA DEI TRASPORTI; FAR VIAGGIARE PIGIATI CHI VA AL LAVORO PER RISPARMIARE LE CORSE

Siccome il trasporto pubblico è intasato per le scuole, da domani facciamo tutti la didattica a distanza, e siccome facciamo la didattica a distanza allora riduciamo il trasporto pubblico.
È questa la geniale idea che deve essere venuta alle autolinee Asf, l’azienda che gestisce gran parte dei mezzi che collegano la provincia di Como.
In bella vista sul sito la sezione sullo stato del servizio.
Tra deviazioni per lavori e cambiamenti di orari, ecco campeggiare la notizia: cari comaschi, le linee C40,C43, C45 e via discorrendo subiranno una “riduzione del servizio causa didattica a distanza”.
Dunque ricapitoliamo: ci sono troppe persone sui mezzi pubblici; teniamo ragazzi e famiglie accompagnatrici a casa per svuotare gli autobus; gli autobus sono meno intasati; riduciamo gli autobus.
Un notevole sillogismo all’italiana, e in una Regione, la Lombardia, che più di tante altre fa registrare numeri preoccupanti di nuovi contagi.
Ieri a Como e provincia erano 215 i nuovi casi. Meno di Varese, infinitamente meno di Milano, Monza e della Brianza.
Pochi o tanti che siano non importa, basta dire che sono sufficienti a far tornare in garage quegli autobus che servivano a portare i ragazzi in classe e tornare a far assembrare un po’ chi va al lavoro perchè alla fine vuoi che non vada tutto bene?

(da “Huffingtonpost”)

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POSITIVO AL COVID IL SACERDOTE DI LEGNANO CHE IL GIORNO PRIMA AVEVA CELEBRATO LE COMUNIONI SENZA MASCHERINA

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

LE FOTO CON LA MASCHERINA ABBASSATA A STRETTO CONTATTO CON I BAMBINI

Allarme tra i fedeli della Parrocchia di San Magno di Legnano, dove il sacerdote è risultato positivo al coronavirus.
Il giorno prima che avvertisse i primi sintomi, il 18 ottobre,   il sacerdote aveva celebrato le comunioni ed era apparso in alcune foto con la mascherina abbassata e vicino ai ragazzi.
Le famiglie presenti sono state informate, spetta ora all’Agenzia di Tutela della Salute valutare l’effetto che questi momenti non protetti possano aver avuto su potenziali contagi.
Subito dopo la notizia della positività  il sacerdote è stato sostituito da un esterno, mentre gli altri preti della parrocchia, compreso il parroco Angelo Cairati, sono stati messi in isolamento e sottoposti a tampone, risultando tutti negativi.
Lo stesso parroco, prevosto di Legnano, ha spiegato la situazione: “Verificata la situazione non abbiamo potuto fare altro che avvertire l’Ats della situazione e dei possibili contatti avuti dal sacerdote nei due giorni precedenti, mettendo in pratica per quanto ci riguarda isolamenti e quarantene, come dall’autorità  sanitaria. Saputo della positività  e al di là  del compito affidato dell’autorità  sanitaria, abbiamo avvertito anche noi in prima persona le famiglie”.

(da agenzie)

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ANCORA ALTRI DIECI GIORNI PRIMA DI ARRIVARE AL LOCKDOWN: QUANTE ALTRE CENTINAIA DI VITTIME DOBBIAMO SEPPELLIRE?

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

CONTE PRENDE TEMPO NELL’ILLUSIONE CHE LE MISURE ADOTTATE POSSANO FRENARE LA CRESCITA DEL VIRUS… L’ALA RIGORISTA: “COSI’ RISCHIAMO DI ARRIVARE TARDI”

Dieci giorni per decidere su misure ulteriormente restrittive. Lockdown è un tabù nel Governo, una parolaccia, ma è lì che si va a parare.
Giuseppe Conte è conscio che le misure varate nel dpcm di domenica potrebbero non bastare. Spera che siano sufficienti, ma la realtà  è più testarda delle regole e dei propositi, e il dato odierno che sfiora i 25 mila positivi, sia pur con il record di tamponi, sta lì a ricordarlo.
“Aspettiamo i primi giorni della prossima settimana – spiega un componente dell’esecutivo – Se la chiusura di ristoranti, bar, palestre e piscine e l’implemento della didattica a distanza avranno funzionato lo sapremo solo allora”.
Non ci si aspetta una catarsi salvifica, ma si spera in un rallentamento significativo della crescita dei contagi. Quello che in queste ore viene definito “Il plateau”.
I numeri sono da prendere con le molle, ma si è messo in conto che, considerata l’attuale progressione, si possa da qui a una settimana arrivare a una quota di 30/35 mila contagi.
Se il numero dovesse stabilizzarsi, sarebbe il segnale che la stretta sta producendo i suoi effetti. In caso contrario si valuterebbe un lockdown, non così stringente come quello della scorsa primavera ma nemmeno troppo distante da lì.
E’ quello che ha detto Giuseppe Conte riunendo martedì sera i capigruppo di maggioranza che lo hanno incalzato sul punto: “Abbiamo deciso per gli ultimi provvedimenti proprio per evitare quello scenario. Dobbiamo aspettare una decina di giorni, poi valuteremo i dati epidemiologici e decideremo”.
E’ la seconda o terza puntata di un film che sembra già  visto, quello la cui trama prevede un dpcm, la successiva fiducia che il dpcm funzioni, la corsa a un nuovo dpcm più duro, con Piazza Affari che oggi ha perso il 4% al solo sentir nominare la parola lockdown.
“Rischiamo di arrivare tardi”, commenta desolato un esponente dell’ala rigorista della maggioranza. Fosse per Roberto Speranza e Dario Franceschini, il dado sarebbe già  stato tratto da tempo.
In alcune chat di governo oggi sono circolate assai le misure annunciate dalla Merkel: chiusura totale di bar e ristoranti, bar piscine, palestre, cinema e teatri chiusi, possibilità  di incontrarsi solo tra due nuclei familiari. “E lo fanno con meno della metà  dei contagi che abbiamo noi, siamo a un passo dal perdere il controllo”, spiega un esponente dell’ala rigorista.
La Germania il benchmark a cui riferirsi, Parigi la città  a cui guardare. Macron ha annunciato misure drastiche per fermare il contagio a fronte di cifre impensabili fino solo a due settimane fa, presagio di un fosco futuro prossimo anche nel Belpaese. Perchè se è vero che i transalpini sono avanti a noi di dieci giorni, al massimo due settimane, si possono anticipare decisioni che si stanno rendendo necessarie in tutta Europa, a partire dai due paesi che la trainano e che, al pari nostro, sono travolti dalla seconda ondata.
E’ anche per questo che il governo per tramite di Francesco Boccia ha annunciato che impugnerà  le ordinanze che vogliono allargare le maglie del dpcm, come quelle dell’Alto Adige e della Sicilia (per ora solo annunciata) che prolungano l’orario di apertura di bar e ristoranti fino alle 23.
Le maglie devono semmai restringersi, non allargarsi. Allo studio in queste ore l’istituzione di zone rosse mirate nelle aree dove il contagio è particolarmente esteso. I casi sotto la lente d’ingrandimento sono la Lombardia e la Campania, e in particolar modo Milano e Napoli, perchè, spiega chi sta lavorando al dossier, “le grandi città  sono le zone dove la curva potrebbe schizzare vertiginosamente all’improvviso da un giorno all’altro per la loro densità  abitativa”.
L’ultimo tabù rimasto in questi foschi tempi, il lockdown, trema, traballa, ondeggia. Dieci giorni per capire se cadrà .
Dieci giorni se va bene, perchè nessuno può escludere allo stato attuale delle cose che bene non andrà .

(da “Huffingtonpost”)

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MACRON ANNUNCIA IL LOCKDOWN IN FRANCIA PER UN MESE: NEGOZI, BAR E RISTORANTI CHIUSI, RESTANO APERTE SCUOLE E ALCUNE FABBRICHE

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

MACRON ANNUNCIA IL LOCKDOWN IN FRANCIA PER UN MESE: NEGOZI, BAR E RISTORANTI CHIUSI, RESTANO APERTE SCUOLE E ALCUNE FABBRICHE
APERTI GLI UFFICI PUBBLICI E ATTIVITA’ ESSENZIALI… L’ALTERNATIVA E’ 400.000 VITTIME NEI PROSSIMI MESI

Nuovo lockdown in Francia da venerdì 30 ottobre. Lo ha annunciato alla popolazione il presidente Emmanuel Macron. Restano però aperti uffici pubblici, scuole e alcune fabbriche.
Nel Paese transalpino più di 3mila pazienti in terapia intensiva. La metà  dei posti è occupata da malati Covid.
I bar, i ristoranti e i “negozi non essenziali” chiuderanno in Francia a partire da venerdì prossimo nel quadro del lockdown nazionale che resterà  in vigore almeno fino al primo dicembre.
Lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron in tv. Il presidente ha spiegato che “i negozi definiti a primavera come non essenziali, in particolare bar e ristoranti, resteranno chiusi”, ma “l’economia non deve nè fermarsi, nè crollare”.
“L’attività  continuerà  con maggiore intensità , il che significa che gli sportelli dei servizi pubblici resteranno aperti, come anche le fabbriche e le aziende agricole. Uffici e lavori pubblici continueranno a funzionare”.
Durante il nuovo lockdown annunciato dalla Francia, le frontiere dello spazio Schengen resteranno aperte
“Dobbiamo coltivare la speranza di poter festeggiare in famiglia il Natale: l’obiettivo è ridurre i contagi, da 40mila a 5mila, e ridurre i ricoverati in ospedale e terapia intensiva”.
Il presidente francese ha evocato lo scenario di “almeno 400.000 morti in più” entro qualche mese se il governo francese non farà  nulla contro il coronavirus.
“Non cediamo alla tentazione di dividerci”: è l’appello lanciato francese Emmanuel Macron, spiegando le misure anti-Covid. “Dobbiamo resistere, ciascuno al proprio posto: dando vita a un dibattito ma senza dividerci. Avremo bisogno di una nazione unita e solidale. Solo così riusciremo a superare questa battaglia: insieme a uniti”.

(da agenzie)

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GERMANIA, MERKEL CHIUDE TOTALMENTE BAR E RISTORANTI DAL 2 NOVEMBRE

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

IN ITALIA SI LAMENTANO PERCHE’ LAVORANO DALLE 6 DEL MATTINO ALLE 18 DI SERA E INCASSANO PURE IL RISTORO DA 5.000 A 25.000 EURO…”NON CONOSCIAMO L’ORIGINE DEL 75% DEI CONTAGI”

La situazione descritta da Angela Merkel nell’incontro con i Là¤nder della Germania è davvero molto diversa rispetto a quella che è la vulgata di un Paese efficiente nei confronti del coronavirus e sicuramente molto più preparato di realtà  come quella dell’Italia.
La cancelliera tedesca, infatti, ha affermato che le misure del cosiddetto lockdown soft — quello che prevede una stretta sui locali della movida — entreranno in vigore a partire dal 2 novembre.
Angela Merkel chiude e chiede alle regioni uno sforzo per non affrontare con pessimismo questa fase di restrizioni.
La cancelliera tedesca ha adottato una misura senz’altro più stringente rispetto a quella italiana: bar, ristoranti, birrerie chiusi dal 2 novembre, idem per discoteche locali notturni. «Ci saranno sacrifici da fare nel tempo libero: teatri, cinema, locali concerti chiusi» — ha aggiunto Merkel che ha anche limitato la presenza nei luoghi all’aperto a 10 persone o a due nuclei familiari.
Stretta anche sugli alberghi: i pernottamenti, infatti, saranno permessi soltanto in casi eccezionali.
Dunque, al di là  delle attività  scolastiche e delle attività  lavorative, le strade della Germania — per difendersi dall’incremento della curva dei contagi — saranno praticamente deserte. Qualsiasi tipo di attività  turistica o ricreativa o anche culturale sarà  sospesa almeno per un mese.
«È un giorno difficile — ha detto la cancelliera — ma dobbiamo trovare il modo di non scivolare in uno stato di emergenza nazionale». Inoltre, è arrivata anche un’ammissione molto seria per quanto riguarda i focolai di coronavirus che si stanno sviluppando in Germania. In tanti — anche tra gli opinionisti e gli esperti italiani — hanno sempre segnalato il Paese come modello per il contact tracing. Ma questa circostanza è stata smentita categoricamente dalla stessa cancelliera, che ha avuto il coraggio di ammettere che ormai — anche in Germania — il 75% dei contagi ha un’origine sconosciuta.
L’obiettivo, in ogni caso, è molto chiaro: «Dobbiamo appiattire la curva — ha detto Angela Merkel — e far calare i contagi per ripristinare la tracciabilità  dei casi con uno schema che possa essere limitato a 50 contagi ogni 100mila cittadini».

(da agenzie)

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SVEZIA, PAESE DEL NO-LOCKDOWN: RECORD DI CONTAGI E LA GENTE MUORE

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

L’IMMUNITA’ DI GREGGE E’ FALLITA, SI VIAGGIA SUI 2.000 CASI AL GIORNO, DATI DISASTROSI RISPETTO AGLI ALTRI STATI SCANDINAVI

Quasi duemila nuovi casi di Covid 19 nelle ultime ventiquattr’ore: questa la situazione attuale in Svezia, Paese che conta in tutto 10 milioni di abitanti.
Si tratta di un record per la nazione scandinava, che batte quello dell’altro ieri di 1.870 positivi al virus, che a sua volta superava quello di 1698 registrato a giugno.
I contagi non accennano a frenare dunque e le vittime totali al momento sono 5918, il che fa della Svezia la dodicesima nazione al mondo per decessi da Covid ogni 100mila abitanti.
Secondo l’agenzia sanitaria locale, il picco ci sarebbe stato a primavera, ma in assenza di test su larga scala all’epoca non è stato possibile registrarlo.
La Svezia, l’unico Paese al mondo a non aver attuato il lockdown contro la pandemia, ha un tasso di mortalità  pro capite molto più alto rispetto ai vicini nordici ma inferiore a quello di alcuni paesi europei, come Spagna e Gran Bretagna.
E mentre Francia e Germania annunciano l’ennesima chiusura generale, il Paese scandinavo continua ad affidarsi alla libera scelta dei cittadini.
Stoccolma è stata al centro delle polemiche in tutta Europa e nel mondo per la sua gestione della pandemia sin dalla scorsa primavera. Rispetto al blocco totale, si è infatti scelto un intervento più sostenibile sul lungo periodo, evitando di chiudere tutto e focalizzandosi sulla sensibilizzazione della popolazione, a cui era chiaramente raccomandato di non uscire in caso di sintomi, mantenere il distanziamento sociale ed evitare assembramenti.
L’esperimento però si è rivelato fallimentare e gli scienziati locali già  a settembre imploravano il governo di fare marcia indietro. Rovinoso è stato anche il tentativo di affidarsi all’immunità  di gregge: la Svezia puntava a un 40% della popolazione immune già  a maggio, con conseguente crescita delle percentuali, mentre in realtà  si è fermata al 15%.
Basti pensare agli altri Paesi della Scandinavia: su un milione di abitanti ha rispettivamente il triplo dei casi della Danimarca, il quadruplo della Norvegia (che raccomanda di evitare i viaggi in territorio svedese) e il quintuplo della Finlandia.
Come spiegava la rivista Science in un articolo pubblicato a inizio ottobre e dedicato alla risposta svedese al Covid 19: nel complesso della popolazione l’impatto dell’approccio svedese è inconfondibile. Oltre 94.000 persone sono state diagnosticate con Covid-19, e almeno 5.895 sono morte. Il Paese ha subito circa 590 morti per milione – analoghe a 591 per milione negli Stati Uniti e 600 in Italia, ma molto superiori alle 50 per milione in Norvegia, 108 in Danimarca e 113 in Germania.
L’ultimo a puntare il dito contro la strategia è stato Tom Britton, professore di matematica all’Università  di Stoccolma e uno dei principali esperti di modelli epidemiologici del Paese, che già  ad aprile aveva avanzato l’ipotesi che sarebbero potute morire fino a 20mila in Svezia.
In un’intervista al The Local ha spiegato che un lockdown avrebbe potuto salvare circa 4mila persone. “Penso che se avessimo fatto un blocco più serio, avremmo salvato più vite, ma probabilmente avremmo comunque avuto forse mille o addirittura 2mila morti”, ha detto, aggiungendo però di non credere che “avremmo potuto raggiungere i bassi numeri della Danimarca e, in particolare, della Norvegia”.

(da agenzie)

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CHI DECIDE DI LASCIARE FORZA NUOVA E ULTRAS DELLA LAZIO LIBERI DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO A ROMA?

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

DUECENTO PERSONE PER DUE GIORNI HANNO PRESO IN OSTAGGIO PIAZZA DEL POPOLO TRA BOMBE CARTA E CASSONETTI, DILEGUANDOSI DA UN’USCITA LARGA 5 METRI SENZA CHE LA QUESTURA PROVVEDESSE A “CHIUDERLA”

Ieri è andata in scena una nuova nuova pantomima a piazza del Popolo, dove le forze dell’ordine hanno inseguito per più di un’ora circa duecento persone, militanti di estrema destra di Forza Nuova e ultras, in particolare di alcuni della Curva Nord della Lazio.
Lo stesso identico copione andato in onda sabato sera, solo che questa volta si è anticipato un po’ l’orario preferendo all’inizio del coprifuoco la prima serata.
Nessun ristoratore disperato, nessun cittadino esasperato per l’incertezza del futuro o per la paura di perdere il lavoro, solo elementi minoritari nei numeri, politicamente e socialmente a cui per la seconda volta in tre giorni è stato permesso di fare il bello e il cattivo tempo.
Nessuna manifestazione o rabbia spontanea da gestire dunque, nessuna fiammata di protesta, nessun antagonismo sociale che attende una risposta, ma gruppi determinati e noti che da giorni provano a infilarsi e cavalcare qualsiasi manifestazione contro il governo a cominciare da quelle negazioniste dove Forza Nuova è stata protagonista. Una composizione quella di piazza del Popolo molto diversa da quella vista nelle piazze di Napoli, Milano e Torino, molto più omogenea, molto più organizzata.
Una gestione dell’ordine pubblico quella romana di queste ore anomala rispetto ai filtri, i controlli, le restrizioni a cui la questura e la prefettura ci hanno abituato negli ultimi anni.
Nessun intervento preventivo, nonostante gli organizzatori degli incidenti, chiamarli scontri sembra forse eccessivo non essendo manifestanti e forze dell’ordine venuti mai a contatto, siano protagonisti da anni della piazza romana.
C’è Giuliano Castellino di Forza Nuova a guidare la protesta, un personaggio che se non fosse sufficientemente pericoloso risulterebbe farsesco per le sue mille giravolte e per le inchieste in cui è stato coinvolto, da una truffa sul cibo per celiaci a quando è stato fermato con un etto di cocaina nello scooter che il giudice gli ha accordato essere “per uso personale”.
La situazione sociale è esplosiva. L’incertezza, la paura di fronte a un nuovo lockdown, le difficoltà  per chi rischia di non avere una continuità  di reddito, le conseguenze delle chiusure generano rabbia, scontento, disperazione. Il governo sembra in questo momento tentennare a prendere misure più drastiche perchè non saprebbe come gestirlo socialmente e dal punto di vista della crisi economica, anche se le conseguenze della crescita dei contagi sembrano essere di fronte agli occhi di tutti.
Nei prossimi giorni c’è chi anche a Roma manifesterà  per chiedere più risorse subite per tutelare la salute collettiva. Vediamo come sarà  la gestione della piazza. Perchè il punto quindi non è la legittimità  o meno di manifestare, e non è neanche qualche cassonetto bruciato.
Il punto è chiedere conto a chi gestisce l’ordine pubblico a Roma del perchè un gruppuscolo sia lasciato libero di appropriarsi della scena.
Forse un cassonetto in fiamme è un buon deterrente per chi vuole manifestare le proprie ragioni senza essere accomunato all’estrema destra?
Lasciar fare nelle strade tifo organizzato e neofascisti serve a dissuadere chi in strada vorrebbe andare?
Domande a questo punto legittime dopo quello che è accaduto a Roma negli ultimi giorni

(da Fanpage)

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“TRA POCO NON BASTERA’ NEANCHE IL LOCKDOWN”: I TIMORI DEL DIRETTORE DI INFETTOLOGIA DEL CARDARELLI

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

“BISOGNA AGIRE SUBITO”

Alessandro Perrella, dirigente infettivologo del Cardarelli, componente dell’unità  di crisi regionale in Campania, dipinge a tinte davvero fosche la situazione attuale della diffusione del Coronavirus. Secondo l’infettivologo se non si agisce subito neanche il lockdown sarà  più sufficiente a frenare l’avanzata dei contagi.
Ecco cosa ha deto in un’intervista al Mattino:
Cosa dovremmo fare in questa situazione?
«Distanziarci sempre di più. E invece ci assembriamo in piazza per un presunto diritto alla libertà  lesa. Libertà  non capisco di cosa. Anche sui posti letto vedo miei colleghi parlare di contratto di lavoro dove invece serve senso di responsabilità . Siamo in guerra contro un nemico invisibile e molti non lo capiscono”.
Ne verremo fuori?
«Sì ma non in tempi brevi. Non tutti sono in grado di comprendere la gravità  della situazione. Senza allarmismi dobbiamo dire che solo con unità  di intenti ne veniamo fuori feriti ma non vinti».
Sarà  il si salvi chi può?
«Questa logica ha mai portato a nulla, è l’antitesi della società ».
A che punto siamo?
«Stiamo arrivando al limite dell’utilità  del lockdown oltre il quale applicarlo non sarebbe più utile».
Ci spieghi meglio.
«Quello che stiamo vedendo adesso è quello che c’era a dicembre e gennaio di un anno fa, la libera circolazione di molti asintomatici ma adesso diffusa e moltiplicata per dieci perchè il virus si è insediato nella comunità  umana. Oggi dietro mille malati ci sono decine di migliaia di asintomatici. L’aumento è esponenziale. Potrei dirle i numeri che conoscono ma basta dire che per quanto possa essere impegnato il sistema sanitario nazionale la libera circolazione del virus farà  superare ogni argine all’epidemia».

(da agenzie)

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