Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
COSA SI SA DELLA VARIANTE E COSA FARE… IDENTIFICARE, ISOLARE E TRACCIARE
Identificare, isolare, tracciare: ecco l’invito che i Paesi europei hanno ricevuto dal Centro
Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) per affrontare l’allerta generata dalla “variante inglese” del Covid-19.
Le autorità sanitarie pubbliche e i laboratori del Vecchio Continente sono stati chiamati ad analizzare i virus isolati in modo tempestivo per identificare i casi della nuova variante, chi ha avuto contatti con persone positive ad essa o ha viaggiato nelle aree colpite.
In queste ore la cosiddetta “VUI-202012/01″ (variant under investigation), identificata originariamente Regno Unito, sta generando interrogativi e incognite. Dalla trasmissibilità , passando per l’efficacia di vaccini e metodi diagnostici, fino alla sospensione dei voli e alle misure di contrasto varate dai governi europei: ecco cosa sappiamo finora.
Che cos’è una “variante” e quali specificità presenta quella “inglese”?
Il documento diffuso nelle scorse ore dal Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) fa chiarezza sul concetto di “variante”, che non è una mutazione, ma il risultato della somma di diverse mutazioni. La variante identificata per la prima volta a settembre in Uk, tra le varie, presenta una mutazione principale (N501Y) a livello della proteina Spike, che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane mediante il recettore ACE2. Un aspetto che genera potenziale allerta, perchè tutti i vaccini disponibili o in arrivo hanno l’obiettivo di indurre produzione di anticorpi neutralizzanti proprio contro la proteina Spike. A ogni modo, fino ad ora la comunità scientifica pare concordare sul fatto che sia improbabile che i vaccini risultino inefficaci contro il nuovo ceppo di Sars-CoV-2.
La “variante inglese” è più pericolosa e/o più contagiosa?
“Allo stato attuale non ci sono indicazioni di una maggiore gravità dell’infezione associata alla nuova variante”, sottolinea il Centro Europeo per il controllo delle Malattie. Per quanto riguarda l’aumento della sua trasmissibilità , invece, anche il premier Boris Johnson ha affermato che è stata quantificata attorno al 70% in più: si tratta del dato che più preoccupa autorità e cittadini. Secondo il documento diffuso dall’ECDC, sembra che all’R0 della variante del virus prevalente a livello globale si debba aggiungere un valore minimo di 0,4. Quest’ultimo elemento pone l’accento sulla maggiore attenzione da adottare nei confronti delle misure anti-Covid e di distanziamento sociale dinanzi alla “variante inglese”.
Potrebbero essere necessari ulteriori studi sui vaccini anti-Covid?
“Le prime informazioni dicono che sembra non fare maggiori danni ma produce più contagiati e questo resta un problema molto serio. Da primissime informazioni sembra che i vaccini possano funzionare ugualmente ma servono informazioni più solide”, sono state le parole del ministro della Salute Roberto Speranza. A sottolinearlo anche il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza: “La variante di Sars-CoV2 che sta circolando in questo momento a Londra e nel Sud-Est dell’Inghilterra, presenta delle mutazioni sulla proteina di superficie del virus, la cosiddetta Spike. Nonostante si ipotizzi che queste mutazioni possano aumentare la trasmissibilità del virus, non sembrano alterare nè l’aggressività clinica nè la risposta ai vaccini”. “La variante inglese del Sars-Cov-2 non dovrebbe sfuggire alla protezione della vaccinazione. Nella peggiore delle ipotesi, non bisognerebbe dover ricominciare da zero con la sperimentazione ma fare un aggiornamento della composizione del vaccino, in modo simile a quanto avviene ogni anno con quello influenzale”, è il parere del virologo Fabrizio Pregliasco.
Gli attuali metodi diagnostici sono adeguati all’individuazione della “variante inglese”?
L’Oms Europa ha spiegato che le “informazioni preliminari” sulla variante del coronavirus suggeriscono che “potrebbe anche incidere sull’efficacia di alcuni metodi diagnostici”. Inoltre, sottolinea il Centro Europeo per il controllo delle Malattie, la “variante inglese” potrebbe dare risultati falsi negativi del tampone sul gene S cercato con la PCR: un elemento di cui tenere conto in fase di analisi da parte dei laboratori.
Perchè molti Paesi, compresa l’Italia, hanno sospeso i voli da e per il Regno Unito?
La decisione è stata presa in virtù della riscontrata maggiore trasmissibilità di questa variante del virus (+70%). Per prevenire l’aumento dei casi, tutti i voli tra l’Italia e la Gran Bretagna sono stati sospesi, sia in arrivo che in partenza fino al 6 gennaio. Per gli ultimi voli in arrivo, prima dello stop, è stato ripristinato l’obbligo del tampone in aeroporto. Anche in altre parti del Vecchio Continente sono state prese decisioni simili: stop ai voli da e per il Regno Unito in Germania, Olanda, Belgio, Austria, Lussemburgo, Bulgaria. Anche la Francia valuta la sospensione di voli e i treni provenienti dalla Gran Bretagna. La Spagna ha chiesto una risposta coordinata da parte dell’Unione Europea. Intanto Bruxelles si muove: “La presidenza tedesca dell’Unione Europea ha invitato lunedì 21 alle 11 i rappresentanti dei Paesi membri ad una riunione d’emergenza del meccanismo di risposta alla crisi (Ipcr). In agenda, il coordinamento della risposta alla nuova variante del coronavirus nel Regno Unito”, ha twittato il portavoce della presidenza tedesca, Sebastian Fischer.
Quanto è diffusa la variante fuori dal Regno Unito? Com’è la situazione in Italia?
Oltre ai casi inglesi, registrati anzitutto a Londra e nel Sud-Est dell’Inghilterra, la variante del Covid-19 è già stata riscontrata in pazienti di altre zone del mondo. Al momento, secondo l’Oms, sono 9 i casi individuati in Danimarca. Ulteriori casi sono stati registrati in Olanda, Australia e, secondo alcuni media internazionali, in Sud Africa.
Intanto, in Italia la variante è stata riscontrata all’ospedale Celio di Roma su un paziente italiano proveniente dal Regno Unito. Secondo l’Ansa, è stata avviata allo Spallanzani di Roma la procedura per l’isolamento della sequenza del virus per verificare la cosiddetta variante. Gli accertamenti saranno fatti sul test eseguito su un passeggero sbarcato ieri a Fiumicino e positivo al tampone. Si avranno nei prossimi giorni i risultati degli accertamenti per stabilire se il passeggero, positivo al Covid, abbia la cosiddetta variante inglese. Secondo quanto si apprende, si tratta di un giovane medico. Su 351 passeggeri atterrati ieri a Fiumicino dall’Inghilterra è l’unico risultato positivo al Covid. Sta bene ed è asintomatica la donna risultata positiva alla variante britannica del Covid. A quanto si apprende, la donna non è ricoverata ma è in isolamento con il compagno nella loro abitazione nella zona di Roma. Quest’ultimo, di orgini britanniche, è anche lui positivo ed asintomatico ed era rientrato alcuni giorni fa dal Regno Unito ma su di lui non è stata ancora conclamata la variante. La sua compagna invece ha una forte carica virale. Elemento, quest’ultimo, che avrebbe aiutato a sequenziare il genoma del virus SARS-CoV-2 con la variante riscontrata nelle ultime settimane in Gran Bretagna. Un caso sospetto della nuova variante inglese del Covid si trova a Bari: è all’esame delle autorità sanitari pugliesi e riguarda una ragazza 25enne rientrata giovedì scorso a Bari da Londra con la febbre. La giovane, sottoposta a tampone nel capoluogo pugliese, è risultata positiva al Coronavirus: la notizia è riportata da Repubblica.
Tre tamponi positivi e due dubbi: è invece il risultato dei test molecolari sui 134 passeggeri e sei componenti dell’equipaggio del volo Ryanair da Londra atterrato ieri sera a Palermo. I tamponi antigenici rapidi effettuati dai medici dell’Asp di Palermo e dell’Usmaf avevano dato esito negativo. I successivi controlli hanno purtroppo accertato la presenza di tre contagiati tra i passeggeri, che si trovano tutti in quarantena.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
RIUNIONE D’EMERGENZA DELL’UE, JOHNSON CONVOCA IL GABINETTO DI CRISI
L’Europa è in allarme mentre per la nuova variante del coronavirus individuata in Gran Bretagna. A Bruxelles a breve ci sarà una riunione di emergenza per decidere misure comuni: intanto diversi Paesi europei – fra cui l’Italia – hanno bloccato sin da ieri i voli dal Regno Unito. Lo stesso hanno fatto molte nazioni extra-europee.
Johnson convoca il gabinetto di crisi
Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha convocato una riunione d’emergenza del gabinetto di crisi Cobra per affrontare le conseguenze della chiusura dei collegamenti aerei con il Regno Unito disposta da numerosi Paesi in seguito all’identificazione di un nuovo ceppo di coronavirus ancora più contagioso. Il dipartimento dei Trasporti sta preparando un piano di contingenza e l’aeroporto di Manston si sta attrezzando per alleviare la pressione sui porti. A preoccupare è soprattutto l’interruzione dei flussi commerciali con la Francia attraverso il canale della Manica, dopo che Parigi ha chiuso l’accesso a tutti i mezzi che trasportano carichi dal Regno Unito. Il blocco arriva in un momento di intenso traffico alla frontiera, dal momento che i fornitori temono che la Brexit si consumi senza accordo e stanno cercando di aumentare le consegne prima del 31 dicembre, fine del periodo di transizione.
Ecdc, “La variante del virus circola da novembre”
La variante inglese del coronavirus circola già da un mese. Tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca e uno in Australia, prelevati a novembre, sono infatti risultate collegate al focolaio inglese causato da questa mutazione. Il che indica che si è già “verificata una sua diffusione internazionale, anche se non se ne conosce l’estensione”. Lo spiega il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), in un rapporto pubblicato sul suo sito
Ecdc: “Le sequenze di tamponi e test rapidi vanno aggiornate”
I laboratori europei dovranno ricontrollare e aggiornare i nucleotidi usati nei vari metodi diagnostici del SarsCov2, quali i tamponi molecolari e i test antigenici rapidi. A indicarlo è l’Ecdc, in un documento pubblicato sul suo sito. Secondo l’Ecdc nei test non ci si può basare solo sulla rilevazione delle varianti sul gene-S e raccomanda di avere una conferma usando il sequenziamento. Per questo va aumentata la capacità di caratterizzare il virus geneticamente e antigenicamente, o di condividere con i laboratori di riferimento le sequenze isolate.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
LA VARIANTE INGLESE SPAVENTA IL GOVERNO
Allerta massima nell’esecutivo. Speranza chiama i presidenti di Regione. I timori del
ministero della Salute: «Così il sistema potrebbe non reggere»
L’allerta è alta in seno al governo. La variante inglese del Coronavirus, più veloce del 70% rispetto al normale e già riscontrata in almeno due casi in Italia, minaccia di mettere in ginocchio un sistema sanitario che si trova sotto pressione a causa di una curva del contagio che frena troppo lentamente.
Il nodo è quello della trasmissibilità , la rapidità con cui questo ceppo salta di persona in persona, portando il contagio a un ritmo finora sconosciuto. Ad alimentare e giustificare le preoccupazioni è il dato di ieri, 20 dicembre, sui nuovi contagi nel Regno Unito, mai così tanti dall’inizio della pandemia.
«Il fatto che il Regno Unito, in pieno lockdown, dopo le restrizioni di dicembre e l’ultimo blocco quasi totale di novembre, abbia oggi 36 mila casi in 24 ore, è la prova che questa nuova variante ha una capacità di trasmissione molto maggiore della precedente», spiega il ministro della Salute Roberto Speranza. Per questo, dice, il governo non poteva che decidere subito la sospensione dei voli dal Regno Unito fino al 6 gennaio, «per permettere ai nostri scienziati di capire di più. Se bisognerà rivedere l’ordinanza lo faremo, ma adesso non avevamo altra scelta»
Terapie intensive a rischio saturazione
«Quello che preoccupa», continua Speranza, «è che la variante sembra avere un impatto sull’indice Rt, l’indice di trasmissibilità , molto più forte. Ha la stessa forza sulle persone, non è più violenta, ma aumenta i numeri». E i numeri, come riporta la Repubblica, sono alla base dell’allarme scattato nel governo: al momento, l’Italia ha il 32% di posti letti occupati di terapia intensiva e il 39% di area medica. Al ritmo di diffusione della variante inglese del virus, è il timore del ministero della Salute riportato dal quotidiano, «gli ospedali rischiano di non reggere»
Tampone e quarantena per chi torna dal Regno Unito
Per ora, la strategia dell’esecutivo di contrasto al virus non cambia. Le misure restano quelle annunciate, ma — è l’avvertimento di Speranza alle Regioni — serve massima attenzione. Ieri il ministro ha telefonato ai governatori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Sicilia, per accertarsi che il messaggio sia chiaro. Chi torna dal Regno Unito, dovrà sottoporsi a tampone e osservare 15 giorni di quarantena. E proprio all’analisi dei test di quanti sono tornati da Oltremanica sarà prestata particolare attenzione. Senza perdere di vista la curva dei contagi.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
LE OSSERVAZIONI DEL CENTRO EUROPEO PER IL CONTROLLO DELLE MALATTIE
Dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) arriva un appello a tutti gli Stati membri dell’Ue: identificare immediatamente i contatti delle persone risultate positive alla nuova variante del Covid, o che hanno viaggiato nei luoghi più a rischio, al fine di isolarli. Individuare queste persone vuol dire anche poterle testare e identificarne gli ulteriori contatti.
«Le analisi hanno individuato una larga quantità di casi nel sud-est dell’Inghilterra collegati alla nuova variante» ha detto l’Ecdc, «per questo le autorità sanitarie pubbliche e i laboratori di tutti i Paesi europei devono analizzare in modo tempestivo i virus isolati». La variante in questione, secondo l’Ecdc, circola già da un mese. Tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca e uno in Australia, prelevati a novembre, sono infatti risultate essere collegate al focolaio causato da questa mutazione. Il che indica che si è già «verificata una sua diffusione internazionale, anche se non se ne conosce l’estensione».
La procedura in Italia
In Italia, sono già stati rintracciati e messi in isolamento, in queste ore, diversi contatti stretti — familiari compresi — della donna risultata positiva alla variante. Per il trattamento della paziente — asintomatica — a quanto si apprende è stato applicato lo stesso protocollo previsto per qualsisi malato Covid. Nella mattina di oggi, l’istituto Spallanzani ha fatto sapere di aver avviato la procedura per l’isolamento della sequenza della nuova variante. I laboratori del Lazio sono stati invitati a mettersi in contatto con lo Spallanzani in caso di ulteriori positività riscontrate in soggetti provenienti dal Regno Unito.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
SPERANZA: “STOP AI VOLI, NON ABBIAMO SCELTA”
Nel Regno Unito, dopo il lockdown duro nazionale, ha registrato 36mila casi di Covid-19 in
24 ore.
È questo il dato che preoccupa il ministro della Salute Roberto Speranza, che ieri, a causa della notizia della nuova variante del virus, ha deciso il blocco dei voli dal Paese e tamponi e quarantena per chi è rientrato dal Regno Unito in Italia da meno di 14 giorni.
Ma sulla nuova variante, la cui presenza in Italia è stata documentata da un primo caso a Roma. il ministro non si fa illusioni: riuscire a tracciarla e contenerla è molto difficile.
“Se da Wuhan il virus è arrivato, senza che ce ne accorgessimo, a Codogno e a Vo’ Euganeo, come possiamo non essere preoccupati da una variante che parte da Londra? E con ogni probabilità sarà già a Roma, Venezia, Torino?”, dice Speranza in un virgolettato citato da Repubblica.
Il boom di casi nel Regno Unito nonostante le restrizioni, per il ministro, “è la prova che questa nuova variante ha una capacità di trasmissione molto maggiore della precedente. Per questo non potevamo che decidere subito il fermo dei voli, per permettere ai nostri scienziati di capire di più. Se bisognerà rivedere l’ordinanza lo faremo, ma adesso non avevamo altra scelta”.
La variante inglese non sembra dare forme più gravi di quello esistente, ma si diffonde più velocemente.
Secondo quanto rilevato dai tecnici, la trasmissibilità del nuovo ceppo è di 0,5 di Rt superiore rispetto al precedente. Se dovesse prendere piede in Italia, l’ipotesi di arrivare a fine gennaio con un indice di contagio di 0,5 sarebbe impossibile.
Il nostro Paese, già con gli ospedali sotto pressione per la seconda ondata, non può permettersi di rischiare. Per queste ragioni, Speranza ha scelto la linea della massima prudenza e ha interrotto, insieme ad altri Paesi, i collegamenti dal Regno Unito fino al 6 gennaio.
La buona notizia è che gli ultimi elementi arrivati nella tarda serata di ieri al ministero confermano che gli scienziati europei sono ragionevolmente convinti dell’efficacia dei vaccini anche su questa variante di Covid. Intanto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, denuncia: “Gli inglesi sapevano e hanno taciuto per 3 mesi, ora in Italia serve il lockdown”.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
“LE MISURE PRESE A NATALE SONO INSUFFICIENTI, DIFFICILE RIAPRIRE LE SCUOLE IL 7 GENNAIO”
“Gli inglesi sapevano già da settembre che era in circolazione questa variante. Hanno taciuto, non ci hanno avvertito. Ora serve il lockdown. O comunque misure molto severe”. In un’intervista a ‘Il Messaggero’ il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi spiega che “la nuova variante non è più letale, ma circola con una velocità più alta anche del 70-80%” ma non sembra alterata “la capacità protettiva del vaccino”.
“In queste condizioni – dice ancora – sarà difficile riaprire le scuole il 7 gennaio. A Natale si rischia una nuova impennata”. Intanto i voli dal Regno Unito, sostiene, vanno chiusi in tutta Europa: “Di fronte a questa nuova variante che probabilmente è già in Italia, temo che chiusure severe siano inevitabili”.
Secondo Ricciardi le misure decise per le Feste non bastano: “La circolazione del virus è intensa, il numero di infetti è alto. Le misure di contenimento devono durare di più. Almeno un mese, un mese e mezzo” inoltre “quello che non funziona è la fretta con cui si passa da un colore all’altro”.
“La stragrande maggioranza degli italiani – dice ancora – rispetta le regole. Però c’è un 10-20% per cento, non incline a modifiche del proprio comportamento”.
Ricciardi parla poi di vaccini: “Di AstraZeneca sappiamo che hanno due protocolli: uno con ‘dose piena-dose piena’ che ha una protezione intorno al 70%, e uno ‘mezzadose-dose piena’ al 90, che però deve essere consolidato da una sperimentazione di fase 3 e serviranno altri mesi. Potrebbero registrare il primo protocollo, che comunque ci darebbe un altro vaccino con una protezione importante, con molte milioni di dosi”.
Un’ipotesi: “Pfizer e Moderna agli anziani, AstraZeneca ai più giovani. L’importante è avere più armi: Johnson&Johnson dovrebbe essere pronto a primavera ed è interessante, perchè è monodose”.
(da agenzie)
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Dicembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
ZANARDI, I PROGRESSI NELLA RIABILITAZIONE
Alex Zanardi vede e sente. Non parla ancora, anche perchè ha un buco nella trachea che
presto potrebbero chiudergli, ma il cervello sta recuperando le sue funzioni.
In un articolo di Carlo Verdelli, il Corriere della Sera descrive i progressi nella riabilitazione impossibile del campione di automobilismo e handbike, uscito vivo da un incidente che lo tagliò letteralmente in due durante una gara in Germania nel 2001 e ora impegnato nella battaglia dopo un terribile incidente stradale in handbike, il 19 giugno scorso.
Dal 21 novembre Alex è stato trasferito nel reparto di neurochirurgia di Padova, vicino a casa.
Stringe la mano su richiesta. Se gli chiedono di fare ok, alza il pollice. Dov’è Daniela? E lui gira appena il capo verso di lei.
Non è certo la vetta ma almeno siamo ai piedi dell’arrampicata, che è già un risultato insperato.
Al resto ci penserà la “tigre”, un poco alla volta, un centimetro dopo l’altro, a forza di braccia e cuore, fino al traguardo. Il prossimo passo, a cui i medici danno molta importanza, sarà quello di riuscire a tirare fuori la lingua. Non lo vedremo, non ce lo diranno.
Ma quando succederà , perchè succederà , sembrerà uno sberleffo al dio crudele che dall’Olimpo ha preso così tanto di mira il figlio pilota di una sarta e di un idraulico.
(da agenzie)
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Dicembre 20th, 2020 Riccardo Fucile
RENZI MINACCIA CONTE CON GLI STESSI ARGOMENTI CHE AVREBBE SFODERATO L’UDEUR DI MASTELLA O IL PSDI DI LONGO
Esistono partiti piccoli che pensano in grande; e poi ci sono piccoli partiti, nel senso di piccini in tutto e per tutto.
I primi rappresentano visioni politiche, in qualche caso utopie rispettabili, per nulla sminuite dallo scarso seguito elettorale. Aristocratici del pensiero, si diceva una volta. Pochi ma buoni. Magari avanguardie che corrono a presidiare un crocevia della storia dove con molto ritardo transiteranno i partiti di massa col loro carico di vettovaglie. Sconfitte oggi ma vittoriose domani.
Ne abbiamo avute di queste minoranze elettriche, intense, spregiudicate, orgogliose del loro zero virgola, che sono il sale della democrazia.
Spesso guidate da personaggi intrattabili come potevano essere ad esempio Ugo La Malfa o Marco Pannella, o i liberali alla Mario Pannunzio, o gli eretici del «Manifesto», capaci di puntare i piedi sulle scelte di fondo, disposti a pagare qualunque prezzo pur di testimoniare un principio, a incassare ogni affronto e proprio per questo rispettati dagli avversari, addirittura rimpianti (dopo morti)
I piccoli partiti invece rappresentano idee trascurabili; sfruttano mediocri rendite di posizione; sgomitano per raccogliere qualche briciola, scroccare là dove possono.
Più infime sono le percentuali elettorali, più insopportabili risultano le loro pretese. Quando esagerano vengono bollati come parassiti.
Da Palmiro Togliatti fino a Silvio Berlusconi, i leader di massa li hanno sempre vissuti come una calamità , salvo tenerseli buoni con qualche tozzo di pane finchè possibile.
E qui sorge attualissima la domanda: in quale categoria rientra Italia Viva, che in piena pandemia minaccia di far cadere il governo? Tra i partiti piccoli da trattare con rispetto o tra i piccoli partiti di cui si farebbe volentieri a meno? L’aut-aut di Renzi al premier, «se non mi dai retta ti rimando a casa», merita di essere catalogato tra le battaglie nobili o tra i volgari ricatti?
Nelle sue pubbliche dichiarazioni (ultima l’intervista a Maria Teresa Meli sul «Corriere» di venerdì), il senatore di Rignano pone problemi reali. Contesta Conte sul Recovery Fund; ha ragione da vendere che non se n’è mai discusso davanti al paese e sarebbe grave che il premier considerasse quei 209 miliardi come roba sua da spendere come gli pare.
Renzi abolirebbe il semaforo delle zone rosse gialle e arancione, riaprirebbe da domani le scuole, spenderebbe senza esitazione i denari del Mes per rimpolpare la Sanità allo stremo: tutte questioni, comunque le si voglia giudicare, degne di un partito intenzionato a svolgere un grande ruolo nonostante i sondaggi gli riconoscano il 3 per cento e alle ultime Regionali abbia raggranellato il 3,5 in Toscana, dove pure giocava in casa.
Tuttavia Renzi si è macchiato di un peccato d’origine: prima ancora di obiettare sul Recovery, sul Mes e sul resto, è andato da Conte a sollecitare un rimpasto. Lui stesso se n’è vantato in giro. Ha avuto cioè la sfrontatezza o l’ingenuità di porre una questione che facilmente poteva essere equivocata.
Difatti Conte l’ha subito intesa come richiesta di posti. Come se Italia Viva non si sentisse abbastanza rappresentata a tavola, nel «magna magna» dei 209 miliardi europei da destinare a ministeri aziende lobby categorie enti locali e amici degli amici. Col risultato inevitabile di svilire il senso di una battaglia forse sacrosanta, ma da condurre invertendo i fattori: prima i contenuti e dopo, semmai, le poltrone, non viceversa. Così invece sembra che Renzi si sia ricordato del Mes e del resto soltanto dopo essere stato snobbato dal premier sul rimpasto.
Poi se c’è uno che, da capo del governo, accentrava peggio di Conte, quel qualcuno è proprio l’ex premier. Sospettoso come nessun altro. Supportato a Palazzo Chigi da un «Giglio magico» di pochi sodali. Insofferente dei vincoli di partito compreso quello con il Pd, di cui era peraltro segretario e dove comandava a bacchetta.
Abbagliato dal 40 per cento che ottenne alle Europee, dunque portato a liquidare i critici come fastidiosissimi gufi.
Colmo dell’ironia, adesso è Renzi a guidare la riscossa del partitismo contro un presidente del Consiglio a sua volta inebriato dal consenso, che vorrebbe fare e disfare di testa sua.
Ed è proprio Matteo a minacciarlo con gli stessi argomenti che avrebbe sfoderato l’Udeur di Clemente Mastella o il Psdi di Pietro Longo. L’eterno ritorno del sempre uguale.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 20th, 2020 Riccardo Fucile
CON UNA RACCHETTA IN MANO E UNA TESSERA IN TASCA SI PUO’ FARE TUTTO: GIOCARE, ALLENARSI, SPOSTARSI LIBERAMENTE AGGIRANDO I DIVIETI
Milanesi popolo di tennisti. Agonisti, per di più. Nelle ultime settimane, nelle Regioni
italiane in zona rossa e in particolare in Lombardia, si è assistito a una vera e propria corsa sotto rete. Giovani prestanti ma anche adulti più attempati, a migliaia, si sono dati al tennis.
Con una racchetta in mano e una tessera in tasca, del resto, si può fare tutto: giocare, allenarsi, persino spostarsi liberamente, aggirando i divieti.
Da novembre, da quando sono state reintrodotte le restrizioni anti-Covid, fare sport è diventato complicato, in certi casi vietato. Le palestre e le piscine sono chiuse. Si può fare attività all’aperto e nelle discipline individuali allenamenti e gare sono consentiti solo per le competizioni di interesse nazionale.
Quindi gli amatori, ma anche gli atleti dilettanti, avrebbero dovuto fermarsi. In teoria. Con la stagione della neve alle porte, ilfattoquotidiano.it ha dato conto di come alcuni sci club stessero offrendo la tessera Fisi, con cui godersi le piste bianche dei pochi comprensori sciistici ancora aperti. La Federazione ha smentito, spiegando che le direttive federali sono molto più stringenti.
Qualcosa di simile però è già avvenuto nelle scorse settimane in Lombardia col tennis. Nessuna violazione delle regole, solo le maglie larghe di una normativa che non fa chiarezza. Come detto, il governo a novembre aveva autorizzato gli eventi di “interesse nazionale”, qualifica però molto vaga. Specie in una disciplina come il tennis, a carattere individuale, dove tanti tornei sono “open” e possono ricevere potenzialmente iscrizioni da ogni parte del Paese.
E così, da quando è scattato il Dpcm del 3 novembre, a Milano e dintorni si sono scoperti tutti tennisti agonisti. Con la tessera agonistica (costo di circa 30 euro) e una visita di idoneità (altri 70-80 euro) era possibile diventare eleggibili per uno dei tanti tornei “nazionali” ancora aperti (ce n’erano oltre 300 in tutta Italia).
Insomma, bastava sborsare un centinaio di euro per poter giocare e allenarsi liberamente, privilegio che non ha prezzo in tempi di pandemia. A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, nelle ultime settimane solo in Lombardia ci sarebbe stato un boom di circa 3mila nuovi iscritti (per un afflusso di quasi 100mila euro di ricavi extra).
Sono cifre non ufficiali, ma anche dalla FederTennis confermano che il 2020, tra mille difficoltà , è stato un anno positivo per i tesseramenti: del resto, come certificato anche dal Coni il tennis è uno degli sport più sicuri per il Covid, a cui tanti sportivi si sono sinceramente appassionati.
Qualche volta, specie in zona rossa, lo hanno fatto in maniera un po’ più interessata. Ora a dicembre il quadro è parzialmente mutato. Il nuovo Dpcm ha introdotto la qualifica di evento di “preminente interesse nazionale”, interpretata come una restrizione dalla maggior parte delle Federazioni.
Infatti i calendari sono stati drasticamente tagliati, anche nel tennis si è passati da oltre 350 tornei a meno di un centinaio. L’attenzione si è spostata sugli enti di promozione sportiva, che stanno autorizzando tanti, forse troppi eventi, non tutti davvero di rilievo.
Da qualche giorno poi la Lombardia è tornata in zona gialla. Ma con le nuove restrizioni di Natale alle porte e l’inverno ancora lungo, quella tessera potrà tornare comoda.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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