Dicembre 30th, 2020 Riccardo Fucile
SCAPPATA DALLA SUA TERRA PER FUGGIRE AL GIOGO DEL LAND GRABBING, ERA ARRIVATA IN ITALIA GIOVANISSIMA CON IL DESIDERIO DI LAUREARSI E FONDARE UN’AZIENDA AGRICOLA
Determinata, testarda, convinta che l’odio si possa contrastare solo con la cultura: Agitu Idea Gudeta credeva nella tolleranza e pur, agli occhi di tutti, “avendocela fatta”, non dimenticava mai da dove veniva, e nella sua azienda faceva lavorare anche i richiedenti asilo.
Scappata dalla sua terra, l’Etiopia, per fuggire al giogo del land grabbing, era arrivata in Italia ancora giovanissima, piena di grinta e speranza, e soprattutto di voglia di studiare, tanto da conseguire in pochi anni una laurea in Sociologia all’università di Trento, mantenendosi tra mille lavori.
Un grande obiettivo raggiunto, ma per Agitu solo il punto di partenza: il suo sogno era infatti quello di trasferirsi in montagna, tra le Alpi trentine, per prendersi cura di quel territorio meraviglioso e far rivivere una tradizione antichissima, quella dell’allevamento della capra Mochena, razza indigena della Valle dei Mocheni, quasi estinta fino a pochi anni fa. “Sono animali rustici, poco esigenti, ottime capre pascolatrici. E possono rimanere all’aperto praticamente tutto l’anno, permettendomi di risparmiare molto sia sui mangimi sia sui costi di gestione. Inoltre, in questo modo, posso anche ricevere dei finanziamenti previsti per chi recupera razze in via d’estinzione”, raccontava.
Quindici caprette e un vecchio capannone preso in comodato d’uso per partire: tanto era bastato ad Agitu per cominciare a toccare con mano il sogno, diventando in poco tempo uno dei volti più conosciuti di tutta la Val dei Mocheni, Agitu la ragazza venuta dall’Etiopia, Agitu la pastora delle capre felici, Agitu dal sorriso luminoso, Agitu simbolo di integrazione.
I giornali parlavano volentieri di lei, incuriositi dalla sua storia, ammirati dalla sua resilienza, e gli abitanti della valle con la stessa ammirazione la studiavano, perchè non capita tutti i giorni di incontrare una donna così, che da sola decide di affrontare la sfida per eccellenza – una vita da sola in montagna, recuperando un mestiere antico e faticoso come quello della pastorizia – con dedizione, e per pura scelta.
Lavorava il latte, produceva formaggio, e rifiutava ogni proposta di entrare in politica, Agitu, perchè era con le sue capre che voleva stare, (“Devo proteggerle dagli orsi!”, ripeteva, un po’ scherzando e un po’ no) ed era attraverso il suo lavoro e la sua storia che voleva parlare e dare l’esempio.
In fondo agli occhi, ancora, l’ultimo sogno: trasformare la sua attività in un agriturismo, puntare sull’accoglienza. Se qualcosa o qualcuno non glielo avesse strappato via a soli 42 anni, ci sarebbe certamente riuscita.
Perchè nessuna vetta era troppo alta da scalare, per Agitu.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2020 Riccardo Fucile
ALL’ORIGINE UNA LITE PER UNO STIPENDIO, LA DONNA E’ STATA VIOLENTATA
Ha confessato l’uomo fermato per l’assassino di Agitu Ideo Gudeta. È un ghanese di 32 anni.
L’uomo ha ammesso la sua colpevolezza durante l’interrogatorio davanti a carabinieri e al magistrato. È un pastore, collaboratore nell’azienda agricola biologica ‘La Capra Felice’ della Gudeta, che ha motivato il delitto con uno stipendio non corrisposto.
Il corpo senza vita della donna, 42 anni originaria di Addis Abeba, simbolo dell’integrazione, ambientalista, è stato ritrovato ieri pomeriggio nella camera da letto della sua abitazione a Maso Villalta a Frassilongo in Valle dei Mocheni tra le montagne del Trentino. Dalle prime ricostruzioni emerge l’efferatezza del delitto: Agitu Gudeta è stata violentata mentre era a terra agonizzante, fatto che emerge dalla descrizioni dei fatti resa ai carabinieri dal fermato Adams Suleimani, rivelatasi in linea con le risultanze emerse dai rilievi effettuati dagli investigatori.
Il dipendente, Adams Suleimani, è stato fermato nella notte e interrogato dai carabinieri, guidati dal comandante provinciale Michele Capurso. Il ruolo di Suleimani, che è adesso in carcere a Trento, nell’azienda agricola di Gudeta era di fare pascolare le capre. In un primo momento i carabinieri avevano anche interrogato l’uomo della Valle dei Mocheni denunciato da Agitu nel 2018 e poi condannato senza però l’aggravante dell’odio razziale, ma è stato giudicato estraneo ai fatti.
Il 32enne, che aveva lavorato in passato per Agitu Gudeta, ed era tornato su richiesta della donna circa due mesi fa ad occuparsi del pascolo delle capre, viveva nell’abitazione, al primo piano. L’uomo ha riferito agli inquirenti di una discussione nata per il mancato pagamento di una mensilità .
L’omicida ha colpito Gudeta nella camera da letto della donna e ha raccontato di averlo fatto per 4 o 5 volte. Poi, mentre la donna era a terra, c’è stata la violenza sessuale.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
SCAPPATA DAL SUO PAESE, AVEVA FONDATO UN’AZIENDA AGRICOLA NELLA VALLE DEI MOCHENI DOVE ALLEVAVA UNA RAZZA A RISCHIO DI ESTINZIONE… UN ESEMPIO DI SOFFERENZA, INTEGRAZIONE, LAVORO
L’hanno trovata senza vita all’interno della sua casa di Frassilongo (Trentino), colpita con violenza alla testa. Un omicidio, hanno confermato i carabinieri che nel tardo pomeriggio sono giunti sul posto, chiamati dai vicini e stanno lavorando per ricostruire l’accaduto.
È finito così – forse con un colpo di martello – il sogno di Agitu Ideo Gudeta, pastora etiope che avrebbe compiuto 43 anni il giorno di Capodanno e che si era data l’obiettivo di salvare dall’estinzione (e anche dagli attacchi dell’orso) la capra mochena, una specie che sopravvive in una valle isolata della Provincia di Trento dove la donna aveva trovato casa.
Ma il suo problema – aveva denunciato un paio di anni fa – più che gli orsi erano i vicini: “Mi insultano, mi chiamano brutta negra, dicono che me ne devo andare e che questo non è il mio posto” aveva denunciato ai carabinieri, raccontando anche pubblicamente la sua storia.
Sul caso arrivò la solidarietà del presidente della giunta provinciale, all’epoca Ugo Rossi: “Il fatto che Agitu, da rifugiata, abbia avviato la sua attività agricola sul nostro territorio dimostra che il Trentino crede nell’accoglienza e nella solidarietà “.
Una storia di minacce e danneggiamenti, finita in tribunale con la condanna a 9 mesi per lesioni di un uomo del posto
La donna quindi aveva ripreso a girare i mercati del Trentino per vendere i prodotti realizzati con il latte delle sue cinquanta capre, con il furgone che sulla fiancata riportava il nome dell’azienda agricola: “La capra felice”.
Infine l’aggressione – di questo si tratterebbe – che ha provocato la morte della donna. I carabinieri stanno sentendo una serie di testimonianze per ricostruire le ultime ore di vita della donna e la dinamica dell’aggressione. A dare l’allarme ai carabinieri sono stati alcuni vicini a loro volta chiamati da un uomo con il quale la vittima aveva un appuntamento al quale non si era presentata.
Agitu Gudeta era fuggita in Italia nel 2010 e aveva ottenuto lo status di rifugiata e dopo qualche anno era riuscita ad avviare la sua azienda agricola a Frassilongo scommettendo sulle capre mochene. Nel 2017 aveva partecipato all’incontro “Donne anche noi”, raccontando la sua storia di migrante arrivata in Italia. Originaria della capitale Addis Abeba, era stata costretta a lasciate l’Etiopia perchè a causa del suo impegno contro l’accapparramento delle terre da parte di alcune multinazionali era stata oggetto di minacce di morte.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVANO FATTO PERSINO UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PUR DI ATTACCARE FAZIO
La bufala del cachet George Clooney per la sua partecipazione, domenica 20 dicembre, alla trasmissione di Fabio Fazio Che Tempo Che Fa aveva avuto una rapidissima diffusione sui social network.
Diffusione dovuta anche e soprattutto a una nota di alcuni parlamentari della Lega che aveva chiesto conto all’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo dei presunti 165mila euro ottenuti dall’attore statunitense per il suo collegamento video con la trasmissione di Raitre.
Giorgio Maria Bergesio, Alessandro Morelli, Massimiliano Capitanio, Umberto Fusco, Elena Maccanti e Simona Pergreffi — tutti deputati leghisti — avevano presentato un quesito in commissione di Vigilanza Rai:
«Se fosse confermato sarebbe gravissimo — avevano chiesto, senza evidentemente verificare la fonte della notizia -, tanto più perchè l’intervista sarebbe servita all’attore per promuovere il suo ultimo film The Midnight Sky, uscito in Italia su una piattaforma digitale straniera, concorrente del servizio pubblico e di Rai Cinema. Insomma, oltre al danno, pure la beffa. Chiediamo di sapere tutta la verità ».
La smentita della Rai sul compenso di George Clooney
Tuttavia, la Rai ha smentito categoricamente la circostanza e, con essa, tutte quelle voci che sono state diffuse sui social network attraverso meme e articoli di giornale molto vicini alla Lega e alla sua linea di pensiero.
L’azienda di Viale Mazzini ha sottolineato con una nota ufficiale come la partecipazione di George Clooney alla trasmissione di Fabio Fazio, nonostante la lunghezza del collegamento, fosse da considerarsi completamente a titolo gratuito.
Niente denaro pubblico speso per l’attore, dunque. Ma sarà molto difficile, adesso, riuscire a far cancellare dall’immaginario collettivo l’ennesima bufala che ha circondato la trasmissione Che Tempo Che Fa e il suo conduttore Fabio Fazio, da sempre bersaglio degli haters del web (e non solo).
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UN DURO COLPO AL PIANO ITALIANO CHE NE PREVEDEVA L’ACQUISTO DI 40 MILIONI DI DOSI NEL PRIMO TRIMESTRE 2021
Non arrivano buone notizie sul fronte Astrazeneca. L’ultimo sviluppo, nella tortuosa corsa
al vaccino anti-Covid di Oxford, è la frenata da parte dell’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco: «Improbabile il via libera a gennaio».
Il vice direttore esecutivo Noel Wathion ha spiegato che l’azienda non ha ancora fatto domanda per l’autorizzazione e che servono ancora «altri dati sulla qualità del vaccino»
Un duro colpo per il piano vaccinale italiano, che con 40 milioni di dosi ha puntato moltissimo sulla formula inglese e che deve fare i conti con una serie di intoppi che stanno frenando AstraZeneca, da cui dipende quasi il 60% delle dosi previste per i primi tre mesi del 2021.
Sullo sfondo della corsa a rilento al vaccino di Oxford, come spiegato oggi da Open, a gettare ulteriori ombre sulla strategia italiana ci sono le perplessità su un piano B, legato a Pfizer, che non convince appieno.
A cercare di rassicurare l’Italia al pari degli altri Paesi europei sono arrivate a stretto giro le parole della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che su Twitter ha annunciato: «Abbiamo deciso di prendere altre 100 milioni di dosi aggiuntive del vaccino BioNTech/Pfizer, già in uso per vaccinare gli europei. Avremo quindi 300 milioni di dosi di questo vaccino, che è stato valutato sicuro ed efficace. Altri vaccini seguiranno».
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
VACCINO PFIZER, 6 DOSI A FLACONE INVECE CHE 5 GRAZIE ALLE SIRINGHE DI PRECISIONE VOLUTE DA ARCURI… A CONTI FATTI SARA’ UN BEL RISPARMIO
Ricordate la polemica per le siringhe “ad avvitamento”? Qualcuno gridò al flop, molti parlarono – e scrissero – di un “caso”, l’ennesimo di cui, a sentire gli opinionisti, è stata lastricata la strada per l’avvio della campagna vaccinale, (quasi) tutti storcemmo il naso classificando la decisione di Domenico Arcuri sotto la voce “megalomanie all’italiana”. “Costano il doppio di quelle normali”, facevano notare i più avvisati, già prefigurando un possibile, evitabilissimo, spreco.
E invece la scelta del commissario straordinario per l’emergenza, che sta gestendo anche la fase di distribuzione del vaccino, si sta rivelando azzeccata.
È grazie a quel tipo di siringa ad ago bloccato – la cosiddetta “luer lock” – che da ogni fiala di vaccino Pfizer-BioNTech si potranno ricavare 6 dosi invece delle 5 calcolate in precedenza e indicate dall’azienda farmaceutica produttrice.
Proprio da Pfizer era arrivato il consiglio di puntare su questo tipo specifico di siringa, che assicura una somministrazione più precisa.
“Indicazione – fanno notare fonti governative – contenuta anche nel bugiardino” del siero protagonista della prima fase della campagna vaccinale in Italia e in Europa. Dove, a differenza di quanto è accaduto nel nostro Paese, sono state acquistate siringhe tradizionali. La precisione richiesta per l’operazione di recupero del vaccino residuo si può raggiungere anche con siringhe con tecnologia diversa, mentre utilizzando quelle standard non c’è la certezza di riuscire a ricavare una dose ulteriore da ogni singolo flacone.
“Le luer lock” sono più performanti”, aveva obiettato rispondendo alle critiche Arcuri. Siringhe di precisione, che evitano lo spreco del siero “residuo”, consentendo dunque di ricavare da ogni fiala una dose in più.
“Si sapeva che in ogni fiala, dopo i cinque prelievi calcolati ufficialmente, sarebbe restato un po’ di vaccino, ma non sapevamo che a rendere possibile ottenere una dose ulteriore sarebbero state le siringhe. È andata bene, insomma”, commenta la fonte.
Le siringhe “luer lock” potrebbero “regalare” all’Italia il 20 per cento di dosi in più di vaccino: i 27 milioni previsti dall’inizio della campagna di immunizzazione fino a settembre 2021 ora possono diventare 32.
E la scelta di Arcuri, a conti fatti, conveniente. Aver speso di più per le siringhe consentirà di risparmiare sull’acquisto dei vaccini.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
CE NE HANNO MESSO PER ACCORGERSI CHE “ANTEPONGONO SURREALI TEORIE COMPLOTTISTE AI PROGRESSI SCIENTIFICI”
Ottime parole che, speriamo, possano segnare una linea che non potrà mai più essere
valicata tra scienza e anti-scienza.
E quindi mai dimenticare (perchè non accada più) che è stato attraverso soprattutto M5s che i no-vax hanno trovato una sponda politica ai loro deliri e che – come sappiamo – alcuni di loro sono stati perfino candidati ed eletti in parlamento, nei consigli regionali e in altre elezioni locali.
Ma è un bene che adesso M5s ne prenda le distanze.
“Chi ha preso di mira con ingiurie e minacce Claudia Alivernini è il prodotto di una subcultura pericolosa che antepone surreali teorie complottiste ai progressi scientifici che sono alla base dello sviluppo delle nostre società . Claudia, io sono al tuo fianco!”.
Lo scrive in un tweet il ministro dei Rapporti col Parlamento Federico D’Incà .
Chiedere che la Polizia postale identifichi gli autori delle minacce alla giovane sanitaria e bussi alla loro porta, accompagnandoli in galera, no eh?
Ci vorrà forse qualche altro anno.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
“SCHIAVA PER 2 EURO L’ORA, NON POTEVO NEMMENO ANDARE IN BAGNO”… HA AVUTO IL CORAGGIO DI DENUNCIARE I RESPONSABILI
Ha trovato il coraggio di denunciare, insieme ad altre tre colleghe. Michela Piccione lavorava in una piccola stanza, senza finestre e senza potersi nemmeno alzare dalla sedia. Da oggi è Cavaliere della Repubblica
Era una delle «schiave del call center» di Taranto dove si lavorava in condizioni raccapriccianti. Oggi Michela Piccione, 36 anni, è stata premiata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il titolo di Cavaliere della Repubblica, per la sua forza, per aver trovato il coraggio di denunciare i suoi datori di lavoro, coinvolgendo altre 3 colleghe (su 35, tutte donne) mettendo fine a un incubo durato, nel suo caso, due mesi.
«Il primo mese ho guadagnato 350 euro, il secondo 110 — ci confida — Andavo tutti i giorni al lavoro, facevo 6 ore al dì e venivo pagata una miseria».
Ma quello che le ha fatto più male è stato lo sfogo di una collega: «Non ce l’ho fatta più quando ho visto le lacrime di una madre che ci ha detto “Con i 92 euro guadagnati a dicembre cosa dirò ai miei figli? Quali regali di Natale metterò sotto l’albero?”».
Così ha denunciato tutto ad Andrea Lumino, segretario generale di Slc Cgil Taranto.
«Una pausa di 15 minuti ogni 6 ore, facevamo la colletta per la carta igienica»
Quel call center degli orrori, infatti, dopo poco tempo, ha chiuso i battenti. Degli orrori non solo per le paghe da fame: «Era un buco, io lavoravo in una stanza di 2 metri per 2. Eravamo in tutto 35 divisi in 3 stanze di un piccolo appartamento. Senza finestre, o meglio quella che c’era manco si apriva. E poi ci toglievano la dignità : non potevamo alzarci dalla sedia, manco per andare in bagno, altrimenti ci decurtavano quel poco di stipendio che prendevamo. Avevamo solo una pausa di 15 minuti ogni 6 ore. Raccoglievamo persino 1 euro a testa per pagare la carta igienica».
«Mi dicevano: ‘Infame, non ti chiamerà più nessuno a lavorare’»
La paura di denunciare c’era. Qualcuno le faceva credere di essere «un’infame, che avesse sbagliato a raccontare tutto»: «Mi dicevano “non ti chiamerà più nessuno per lavorare”, molti colleghi non mi hanno rivolto la parola, altri mi hanno offesa perchè avevano perso il posto di lavoro. Poi, anche grazie al sindacato, sono stati tutti ricollocati. A distanza di tempo, dico con grande convinzione che lo rifarei altre mille volte».
Oggi Michela Piccione ha un lavoro dignitoso
Michela Piccione, dopo aver denunciato i suoi datori di lavoro, è tornata a lavorare in un call center dove vende pacchetti per Tim. Un contratto di collaborazione a progetto: «Mi trovo bene. Certo, se non vendi, non guadagni. Un lavoro subdolo, sei sempre con il pensiero di non farcela. E non puoi nemmeno chiedere un mutuo o un finanziamento per la lavatrice». Accanto a lei c’è il marito, un artigiano, e soprattutto due bambini. Una di 4 anni e mezzo e l’altro di 13 anni.
(da Open)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
OGGI RACHELE, 25 ANNI, E’ STATA PREMIATA DA MATTARELLA: “AVEVO LA RESPONSABILITA’ DELLA SUA VITA, HO AGITO D’ISTINTO, LO RIFAREI”
A 25 anni, la grafica di Treviso non ci ha pensato un attimo quando ha visto un ragazzo
disteso sui binari. Lo ha raggiunto provando a metterlo in salvo, nonostante il treno fosse in arrivo. Se l’è cavata con l’osso della gamba rotto. Oggi è stata premiata da Mattarella
«L’ho visto da solo, disteso sui binari con il treno che stava per arrivare. Così l’ho raggiunto e ho provato a metterlo in salvo. Ho rischiato, è vero. Per me è stato un grande spavento, il treno mi ha preso di striscio. Alla fine me la sono cavata con l’osso della gamba rotto, niente di grave. Mi consola sapere, invece, che lui adesso sta bene (ha riportato gravi traumi alla testa e alla schiena ma non è in pericolo di vita, ndr). Il mio è stato un gesto istintivo, di petto, avevo la responsabilità della sua vita». A parlare a Open è Rachele Spolaor che oggi, 29 dicembre, è stata premiata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per aver messo a repentaglio la sua vita per salvare quella di uno sconosciuto.
«Il macchinista ci ha visto e ha frenato in tempo»
Rachele Spolaor, 25 anni, aveva terminato il suo turno di lavoro — lavora come grafica in un’azienda della provincia di Treviso — e stava andando alla stazione ferroviaria di Mestre-Ospedale: «Era il 10 dicembre, in tarda serata, non c’era nessuno se non io e lui. Appena l’ho visto cadere sui binari, l’ho soccorso. Un gesto che rifarei, che non rimpiango affatto. Certo, sono stata fortunata, poteva andare diversamente. È stato bravo il macchinista che ci ha visto e ha frenato in tempo, evitando la tragedia». Di quei momenti non ricorda molto se non «il grande spavento» e il fatto che «non fosse del tutto consapevole del pericolo che stava correndo». È successo tutto di fretta, una gran «confusione»
Il giovane salvato ha 35 anni
Di lui, del giovane che ha rischiato di morire si sa che ha 35 anni e che, pare, volesse farla finita gettandosi sui binari. La dinamica dei fatti, in realtà , non è ancora del tutto chiara: potrebbe essersi trattato di un suicidio o di un incidente (forse per un malessere). Rachele Spolaor — che non vuole essere chiamata eroina — non si è chiesta il motivo del suo gesto ma ha pensato “solo” a salvargli la vita. Oggi si gode questa giornata di festa: «Sono felice e onorata, è tutto così surreale, sembra un film», ci dice.
Premiato anche l’autista Danilo Galli per aver salvato una donna dal suicidio
Come lei, è stato premiato anche Danilo Galli, autista dell’Atac a Roma, che il 4 settembre scorso, ha salvato la vita a una donna che voleva gettarsi dal ponte di Via delle Valli nella Capitale. Anche in questo caso, Danilo Galli non ci ha pensato un attimo. Ha fermato il bus, ha attraversato la strada e ha salvato la donna. Perchè la vita non ha prezzo. Mai.
(da Open)
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