Destra di Popolo.net

VENEZIA SOTT’ACQUA, IL MOSE NON E’ STATO ATTIVATO E LA FRITTATA E’ FATTA

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

“SITUAZIONE DRAMMATICA”… “MOSE NON ATTIVATO PER NON ALERT 48 ORE PRIMA”: LA PROSSIMA VOLTA L’ALTA MAREA DIA UNA TELEFONATA DI PREAVVISO DUE GIORNI PRIMA, COSI BRUGNARO PROVVEDE

L’acqua alta a Venezia ha toccato ora una massima di 122 centimetri, con parte della città  allagata. La rilevazione è riferita al punto mareografico di Punta della Salute. In questo momento il Mose non è attivo.
Il Centro maree del Comune di Venezia ha diramato un avviso che parla di condizioni meteo in peggioramento, prevedendo per le 15.10 un picco di massima di 135 centimetri. Per Chioggia si ipotizza che l’acqua alta possa essere di 145 centimetri
“La situazione è terribile, siamo sotto l’acqua in maniera drammatica”: lo dice all’ANSA Carlo Alberto Tessein, Procuratore della Basilica di San Marco, a Venezia, in relazione all’acqua alta che ha invaso oggi la città , senza l’entrata in funzione del Mose. “Il   nartece è completamente allagato – spiega, raccontando i danni nell’edificio sacro – e se il livello sale ancora andranno sotto anche le cappelle interne”.
“Perchè oggi il Mose non è stato azionato? Siamo in una fase sperimentale, nella quale si alza quando c’è una previsione di 130 centimetri: l’allerta viene data 48 ore prima, per permettere non solo di emettere le ordinanze per la navigazione ma anche per convocare le squadre operative”. Lo spiega all’ANSA Cinzia Zincone, a capo del Provveditorato alle opere pubbliche del Nordest
“Infatti, nonostante a Venezia si parli di ‘strucare el boton’ (pigiare il bottone), in realtà  l’operazione nasce con molto anticipo e va preparata sottolinea -. Fino a questa mattina le previsioni non arrivavano a 130, e quando sono cambiate si era fuori tempo massimo. Si prevede che possano esserci margini di errore, ma non così ravvicinato”.
Zincone afferma di augurarsi due cose: “la prima è che il vento, cioè l’elemento più imponderabile e fantasioso del mondo meteoreologico, spinga le acque fuori della laguna e faccia quello che oggi noi non siamo stati in grado di fare -conclude -. La seconda è che si riesca a fare tesoro anche di questa esperienza per aggiornare le procedure in modo da adattarle anche a situazioni come questa, di improvviso peggioramento”.
“Sono al Centro Maree per seguire l’evolversi della situazione: il prossimo massimo di 145 centimetri è alle 16.40, a causa del rinforzo anomalo del vento. Il sistema Mose non è attivo”. Lo dice in un tweet il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

(da “Huffingtonpost”)

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INDOVINATE CHI HA MESSO SALVINI A “INSEGNARE” ALLA SCUOLA DI PARTITO COME SI GOVERNA ETICAMENTE: LA DEPUTATA ELENA MURELLI, QUELLA CHE SI E’ INTASCATA IL BONUS 600 EURO DESTINATO ALLE PARTITE IVA IN DIFFICOLTA’

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

DOVEVA ESSERE SOSPESA E PUNITA PER AVER CHIESTO UN SUSSIDIO QUANDO GUADAGNA 12.000 EURO AL MESE, INVECE DIVENTA ANCHE RESPONSABILE DELL’ACCADEMIA FEDERALE LEGA

Non è scuola di polizia ma poco ci manca. Vi ricordate di Elena Murelli, la deputata della Lega che definiva il bonus di 600 euro per le partite Iva un’elemosina se non poi decidere di richiederlo per sè stessa nonostante lo stipendio da parlamentare da 12mila euro al mese?
Doveva essere punita e invece è diventata responsabile dell’Accademia Federale Lega in Emilia.
Cos’è l’Accademia Federale Lega? Leggiamo dal sito: “L’Accademia Federale della Lega, nata l’8 ottobre 2018 grazie all’idea del segretario Matteo Salvini, si pone l’obbiettivo di confrontarsi sulle tematiche principali a livello politico nazionale ed internazionale. Il Responsabile Nazionale dell’Accademia è il Senatore Manuel Vescovi e poi, ogni regione ha il suo Referente. I momenti di formazione dell’Accademia si suddividono in 8 giornate di lezione l’anno, dove partecipano docenti e politici. Durante l’anno si svolgeranno dei meeting nazionali, dove tutti gli iscritti saranno invitati per condividere le proprie esperienze e trascorrere dei momenti insieme. La durata dell’Accademia sono 3 anni, quindi 24 giornate di lezione e al fine di ogni anno sarà  rilasciato l’attestato di partecipazione”.
Vengono svolte delle lezioni, dei corsi, dunque si insegna. Questi corsi però non sono gratuiti.
Il costo è abbastanza misterioso, non si trova sul sito dell’accademia, e anche il responsabile nazionale Manuel Vescovi all’apertura della sede in Trentino aveva spiegato che «L’iniziativa è già  partita in 10 regioni d’Italia, con il Trentino arriviamo ad 11. Si tratta di un corso che prevede otto moduli per anno, in totale gli anni sono tre. Sono iniziative riservate agli iscritti al partito, alla Lega e di norma le lezioni, per venire incontro alle esigenze di chi lavora, si svolgono il sabato e la domenica. Parliamo di 24 giornate formativi, in cui affrontiamo argomenti come le tecniche di comunicazione, la leadership. Ma anche materie tecniche come la Costituzione, il diritto amministrativo. Molto sarà  incentrato sugli enti locali, l’Autonomia; in questi incontri c’è la possibilità  di incontrare dal parlamentare all’ex ministro, ad esperti dei vari settori» ma non aveva parlato del prezzo.
Per fortuna sul sito della Lega Trentino, almeno per l’edizione 2019; c’è una cifra precisa, da inviare al conto corrente di Lega Salvini Premier. 150 euro, per il “materiale di studio” e “l’attestato di partecipazione”. Si presume che i costi siano omogenei per tutte le sedi regionali:
Quindi ricapitolando. Si chiama Accademia, il suo slogan è “Formarsi per governare”, fornisce “materiale di studio”, fa lezioni e corsi e alla fine secondo quanto promette rilascia un attestato di partecipazione.
Insomma insegna come si governa, con la Lega ovviamente. Tutto al modico prezzo di 150 euro.
Chi è responsabile di questo nobile compito che forgerà  le leve leghiste nei prossimi anni? Tenetevi forte perchè per l’Emilia a essere responsabile di come instillare puro concentrato di governo leghista nelle menti e nei cuori di chi partecipa ai corsi dell’Accademia Federale è Elena Murelli, proprio lei, la parlamentare che aveva preso il bonus 600 euro.
Racconta il Fatto:
Ieri, alle ore 16.30, il partito ha presentato in streaming l’Accademia Federale Lega Emilia. “Un’iniziativa — si legge sul sito aperto per l’occorrenza —nata per chi intende arricchire le proprie conoscenze politiche e istituzionali partecipando al progetto di alternativa di governo proposto da Matteo Salvini”.
Obiettivo: trasmettere a tutti gli interessati, “in modo approfondito e articolato, la conoscenza del nostro sistema politico, amministrativo, economico e sociale”.
Chi ha scelto Salvini per insegnare ai suoi sostenitori tutto questo? Proprio la deputata Murelli, nominata addirittura responsabile dell’A ccademia Federale in Emilia-Romagna, la sua regione natale. Piacentina, 45 anni, laureata in Economia e specializzata in Finanziamenti europei per la ricerca e l’innovazione, Murelli è nella Lega dal 2001, e dopo anni di esperienza in consiglio comunale nella sua cittadina, Podenzano, nel 2018 è stata candidata da Salvini alla Camera. A dispetto dell’annunciata e non meglio specificata sospensione, Murelli è ancora oggi una parlamentare della Lega e continua a rappresentare il partito in Commissione Lavoro
Insomma non solo Salvini, che aveva spiegato di voler prendere provvedimenti contro i “furbetti del bonus” presenti nel suo partito alla fine li ha solo sospesi, ma adesso ha messo chi ha inopportunamente approfittato di una somma riservata a chi sta scontando la crisi economica dovuta al Coronavirus a dirigere come insegnare “a formarsi per governare” con la Lega.
Le lezioni, oltre ai grandi temi della politica nazionale, riguardano anche l’etica e la responsabilità  delle istituzioni. Già .
E oltretutto facendosi anche pagare per questo. Non è il primo “premio” che la Murelli riceve. Tempo fa era stata scelta per tenere comizi a sostegno dell’elezione a sindaca di Carlotta Oppizzi nel Comune di Ferriere, Piacenza
Quando la deputata Elena Murelli è stata sospesa dalla Lega per la storia del bonus 600 euro è tornato d’attualità  il video del suo ultimo discorso come esponente del Carroccio in parlamento, quello in cui ha accusato il governo di “importare il virus per tenersi la poltrona” che era stato pubblicato con orgoglio anche sulla pagina di Matteo Salvini. In quello stesso video infatti Murelli diceva: “Ci siamo chiusi in casa per tre mesi e abbiamo accettato l’elemosina dei 600 euro”.

(da agenzie)

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LAURA BOLDRINI HA DENUNCIATO SALVINI PER LA CAMPAGNA D’ODIO CONTRO DI LEI: AZIONE CIVILE CON “IMPORTANTE” RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

STAVOLTA DOVRA’ PAGARE DI TASCA SUA, SE LI METTE IN CONTO ALLA LEGA INTERVIENE LA CORTE DEI CONTI CHE NON FA SCONTI SUI BILANCI DEI PARTITI

Laura Boldrini ha intrapreso un’azione legale contro Matteo Salvini, una causa civile al tribunale di Milano per risarcimento danni.
L’ex presidente della Camera dei deputati lo ha annunciato in un’intervista al Corriere, spiegando di aver denunciato il leader della Lega per “una massiccia strumentalizzazione” della sua persona, “attraverso una campagna d’odio che non ha precedenti, massiccia, duratura e dai toni virulenti”.
Il comportamento e la strumentalizzazione messa in campo da Salvini, avrebbe associato il nome della deputata “ai crimini commessi dai migranti”, come se “la responsabilità  di quelle azioni delinquenziali fosse mia”, ha continuato Boldrini.
“Salvini e la Lega inventano una narrazione distorta del mio pensiero sull’immigrazione, sostengano che io volevo l’invasione degli immigrati, la sostituzione etnica”.
Un vero e proprio piano, iniziato quando nel 2013 la Lega “era un partito in frantumi”, Salvini “per risollevarne le sorti decise di scagliarsi contro i migranti”, ma “aveva anche bisogno di un capro espiatorio politico”.
Da qui la nascita dello slogan, che “non ha mai smesso di perseguitarmi: risorse boldriniane”, perchè “avevo parlato dei migranti come risorse”, ma lo avevano fatto anche altri. Lei, però, era la vittima perfetta, ha spiegato la deputata.
Venticinque anni nell’Onu, in cui “mi sono sempre spesa per il rispetto dei diritti umani”, l’essere semplicemente “una donna”, il “non aver paura di ciò che dico”.
Sono questi secondo Boldrini i motivi che l’hanno portata ad essere scelta come vittima della campagna d’odio che dura ancora oggi. “Non finisce mai, anche se da quando nel 2018 ho smesso di fare la presidente della Camera ho iniziato a denunciare penalmente alcuni autori di post sui social”. Ma non è bastato.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’affermazione di Daniele Belotti, deputato leghista che ha detto “questa è una boldrinata”, spiegando di riferirsi alle “azioni tese a favorire l’immigrazione di massa, specie islamica, al fine di eliminare l’identità  italiana e giungere alla sostituzione etnica”. Boldrini ha deciso di dire basta.
Danni per cosa presidente Laura Boldrini?
Per una massiccia strumentalizzazione della mia persona attraverso una campagna d’odio che non ha precedenti. Massiccia e duratura, e dai toni virulenti».
Di cosa stiamo parlando?
«Del mio nome associato ai crimini commessi dai migranti, come se io avessi la responsabilità  di quelle azioni delinquenziali. Ma per capire dovremmo andare con ordine».
Andiamo con ordine.
«Partiamo dal 2013 quando la Lega era un partito in frantumi – era al 4% – e Salvini per risollevarne le sorti decise di scagliarsi contro i migranti e aveva anche bisogno di un capro espiatorio politico».
Il 2013 è l’anno in cui lei diventa presidente della Camera.
«Sì, e Salvini decide di prendere me come bersaglio politico».
Perchè proprio lei?
«Avevo lavorato 15 anni all’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati».
Quindi?
«Quindi Salvini e la Lega inventano una narrazione distorta del mio pensiero sull’immigrazione».
Quale?
«Sostengono che io volevo l’invasione degli immigrati, la sostituzione etnica, un’immigrazione indiscriminata. Poi arrivano alla sintesi con uno slogan che non ha mai smesso di perseguitarmi».
Quale slogan?
«Le risorse boldriniane».

(da agenzie)

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UN ITALIANO SU MILLE E’ MORTO DI COVID DALL’INIZIO DELL’EPIDEMIA

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

SIAMO AL QUINTO POSTO NEL MONDO PER VITTIME RISPETTO ALLA POPOLAZIONE

Sono molte le cose che ancora non sappiamo della pandemia di COVID-19, ma dopo i dati di oggi siamo a conoscenza di un macabro dato: dall’inizio della pandemia in Italia è morta una persona ogni mille.
Ha poco senso, dopo numeri simili, mettersi a guardare l’età  e lo stato di salute pregresso di ciascuna delle oltre 60mila persone morte a causa di questo virus (come se ce ne fossero di serie A e di serie B…), tanto sono alti questi numeri, sia in termini assoluti che in rapporto con la popolazione.
Un morto ogni mille, lo 0,1 per cento della popolazione italiana: si tratta di uno dei peggiori dati del genere su scala globale.
Secondo il sito Worldometer, che puntualmente ogni giorno aggiorna questa macabra classifica, l’Italia è al quinto posto per morti di COVID-19 rispetto alla popolazione, alle spalle di Belgio, San Marino, Perù e Andorra.
Non siamo attualmente in grado di conoscere pienamente le ragioni per cui siamo così colpiti, e la cosa che ha meno senso è fare emotivi processi sommari: probabilmente solo quando tutto questo sarà  finito sapremo chi ha fatto le scelte giuste e chi quelle sbagliate, chi ha sbagliato in buonafede e chi no.
Siamo di fronte a qualcosa di nuovo e di imprevedibile che anche chi ha maggiori responsabilità  non è in grado di conoscere.
Lo stesso Time magazine, nella sua ultima copertina in ha definito il 2020 “il peggior anno di sempre”, ha notato come ci siano stati anni più catastrofici su scala globale: la Seconda Guerra Mondiale, la concomitanza tra la Grande Guerra e l’epidemia di spagnola, e molti altri. Al di là  di una retorica ormai fin troppo inflazionata su questo anno, il settimanale statunitense ha notato come la maggior parte della popolazione globale oggi non abbia vissuto tali periodi, e non abbia avuto una preparazione nè si fosse fatto le ossa per qualcosa del genere.
Sicuramente l’Italia è stato uno dei Paesi maggiormente presi alla sprovvista da questa pandemia. Lo scorso febbraio l’Italia è diventata il primo Paese occidentale a scoprire un focolaio nel suo territorio: dopo tutti gli interrogativi del caso si scoprì che a Codogno era stato aperto il vaso di Pandora, mostrando che il coronavirus ormai era uscito da tempo da Wuhan e da tempo (quanto è ancora oggetto di studio) si stava diffondendo entro i confini di molti Paesi del mondo.
Da quel giorno, in Italia, oltre 60mila persone sono rimaste uccise dalla pandemia, ma oltre a loro non dobbiamo dimenticarci di un numero ancora non calcolato di vittime collaterali, che magari neanche sono mai entrate in contatto col virus.
Si tratta di chi ha trovato gli ospedali sovraffollati e non ha potuto ricevere le cure a regola d’arte, chi è rimasto senza lavoro, ha perso i propri cari, è stato costretto a una solitudine prolungata e ne ha avuto ripercussioni psico-fisiche.
Anche di loro non dobbiamo dimenticarci quando leggiamo il bollettino dei morti, per quanto non siano contemplati. E anche per questo dobbiamo ricordarci che parallelamente alle giuste chiusure e limitazioni dobbiamo trovare realmente, finchè la pandemia non sarà  finita, quella tanto ripetuta “nuova normalità ” per poter continuare a portare avanti molti aspetti della nostra vita, seppur in modo diverso.
Le notizie riguardo i vaccini ci danno una prospettiva sulla fine della pandemia, ma non dobbiamo pensare che ciò succeda in tempi fulminei. Ci vorrà  ancora del tempo e non sappiamo quanto: non dobbiamo illuderci su questo. Fino a quel momento sarà  necessario che si faccia tutto il possibile, istituzioni in primis ma anche noi cittadini, per fermare la diffusione del virus.

(da Open)

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GALLERA ERA “SOPRAPPENSIERO” QUANDO POSTAVA SUI SOCIAL LA SUA CORSA FUORI COMUNE

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

FACENDO RUNNING AVEVA SCONFINATO, VIOLANDO LE NORME

Giulio Gallera, l’assessore soprappensiero.
Così soprappensiero che non si è accorto che stava sconfinando dal suo comune di residenza, mentre la Lombardia si trova in zona arancione, facendo una corsetta salutare di 20 chilometri e facendosi fotografare insieme ad altre persone.
Ovviamente, gli sconfinamenti tra comuni sono vietati in un regime di zona arancione per le attività  sportive e di questo lo stesso assessore si è detto consapevole, al momento delle scuse pubbliche dopo la polemica sui social network.
«Sono uscito a correre — riporta il Corriere della Sera -, come faccio quando posso su un percorso urbano tra quelli frequentati da noi runner milanesi. Ero solo, ho incrociato gli amici alla partenza e poi ognuno per conto suo, con il proprio passo e la sua distanza. Io mi sentivo bene, le gambe andavano, avevo la musica nelle orecchie e, se c’era, non ho fatto caso a nessun cartello che segnalasse il confine comunale. Avrò probabilmente sconfinato di un paio di chilometri e mi dispiace, ma non c’era alcuna intenzione, ero soprappensiero, immerso nella corsa in un percorso riservato a runner e ciclisti».
Una riflessione, tuttavia, sarebbe da fare. L’attività  fisica di Giulio Gallera è avvenuta di domenica mattina, mentre il post sui social network è stato pubblicato alle 15 di domenica pomeriggio.
Ci sarebbe stato spazio per la riflessione se Gallera si fosse accorto di aver sconfinato, riguardando le foto.
Delle due l’una: o l’assessore conosce poco il proprio territorio di competenza, oppure era soprappensiero anche quando — diverse ore dopo la corsa di 20 chilometri — ha deciso di postare le fotografie sui suoi seguitissimi canali social.
Tra l’altro, come dimostrato sempre dallo stesso post sui social network, Giulio Gallera ha utilizzato anche una delle tante app che servono ai runner per monitorare la propria prestazione giornaliera, con l’indicazione dei chilometri. Sarebbe bastato dare un’occhiata al gps per stabilire che il percorso effettuato presentava uno sconfinamento comunale.
Un problema per chi, da rappresentante delle istituzioni, dovrebbe stare molto attento a dare il buon esempio. E a non sconfinare.
Anche quando si tratta di dichiarazioni pubbliche di scuse. Perchè quella della corsa soprappensiero ha un bel po’ di lacune.

(da agenzie)

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CARTABELLOTTA ATTACCA FONTANA: “PARLA DI DISASTRO SOCIALE A NATALE? IL DISASTRO SONO I MORTI CHE ABBIAMO AVUTO NELL’ULTIMO MESE”

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

“LA TRAGEDIA SONO I 20.000 DECESSI”

Ieri il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana a Radio Padania ha commentato le restrizioni contenute nell’ultimo DPCM che vietano lo spostamento tra comuni il 25 dicembre parlando di disastro sociale: “Credo che il giorno di Natale, con questa norma, si rischi di creare un disastro sociale e umano, perche’ ci saranno tante persone anziane che non potranno incontrare i propri figli” e ha auspicato che il Parlamento “cambi la norma, che non ha minimamente senso, prima di Natale”.
Oggi Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe, ha dato una risposta alle affermazioni del governatore durante la trasmissione Ogni Mattina:
“Credo che la cosa più importante è capire qual è il concetto di disastro. Quando nell’ultimo mese abbiamo fatto già  20mila decessi, io credo che questo sia già  un disastro se non una grande tragedia. Quello che è importante è capire qual è la delicatezza del momento perchè trovandoci nella fase di culmine della curva che sta cominciando la discesa sia dal punto di vista dei casi attualmente positivi, sia dei pazienti ospedalizzati, sia dei pazienti in terapia intensiva, è evidente che in questo momento ogni incremento della circolazione delle persone rischia di far risalire nuovamente il numero dei casi. Ci troviamo nella fase più delicata della gestione di questa epidemia dovendo attraversare un periodo abbastanza critico che è quello di fatto della parte piena dell’inverno e del picco di influenza che arriverà  intorno alla fine di gennaio. Poi sul fatto che ci troviamo di fronte ad un evento straordinario come una pandemia in coincidenza di un periodo natalizio che ha determinato queste cose allora non si può non essere d’accordo, ma è importante decidere le priorità  per decidere cosa è realmente nella vita in questo momento va messo al primo, al secondo e al terzo posto.

(da agenzie)

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GERMANIA, MERKEL PRONTA A UN LOCKDOWN TOTALE

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

“QUESTE MISURE NON SONO SUFFICIENTI PER SUPERARE L’INVERNO”

Nonostante il numero di nuovi casi sia tra i più bassi d’Europa, la Germania vuole correre ai ripari. Dopo gli accorati appelli alla popolazione delle scorse settimane, un lockdown leggero che ha visto la chiusura di bar e ristoranti e negozi aperti con ingressi contingentati, Angela Merkel sarebbe pronta a misure più severe.
Secondo quanto riferito dal quotidiano tedesco Die Welt, durante la riunione con il suo gruppo parlamentare della Cdu, la cancelliera avrebbe annunciato di voler optare per nuove restrizioni: «La situazione sta diventando molto seria: queste misure non saranno sufficienti per superare l’inverno».
Merkel si sarebbe mostrata irritata anche dai piccoli assembramenti per il vin brulè a causa di stand improvvisati da molti ristoranti e locali tedeschi: «In questi giorni si parla troppo del vin brulè e troppo poco degli infermieri e del personale sanitario che si affatica nelle terapie intensive», ha affermato.
Il piano di Merkel sarebbe quello di imporre, a partire dal 27 dicembre, un lockdown totale per una o due settimane perchè, come sottolineato durante la riunione con i suoi parlamentari, «con la sola speranza non si va avanti».
Nell’ultima giornata, secondo i dati forniti dal Robert Koch Institute, la Germania ha registrato 12.332 contagi e 147 vittime. A preoccupare sono soprattutto le terapie intensive che da ottobre sono passate da 360 a più di 4mila posti occupati.

(da agenzie)

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I SINDACI DI VARSAVIA E BUDAPEST CONTRO I GOVERNI SOVRANISTI: “IRRESPONSABILE IL VETO DELLA UE”

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

I DUE ESPONENTI DELLE OPPOSIZIONI: “DUDA E ORBAN IRRESPONSABILI A BLOCCARE IL RECOVERY FUND”

Voci di dissenso in Paesi nelle mani dei sovranisti: i sindaci dell’opposizione liberale di Varsavia e Budapest hanno denunciato oggi il veto “irresponsabile” al piano di ripresa europeo da parte dei governi polacco e ungherese, esortando Bruxelles a versare loro i fondi “direttamente”.
“Questi governi continuano ad essere irresponsabili opponendo il loro veto”, ha lamentato il sindaco di Varsavia rivolgendosi ai giornalisti durante una videoconferenza congiunta con l’omologo ungherese. “Se continua così, crediamo che l’Unione europea dovrebbe consentire agli amministratori locali di utilizzare direttamente una parte del denaro”, ha proseguito Rafal Trzaskowski.
L’opposizione attualmente guida le capitali sia della Polonia che dell’Ungheria, Paesi governati dai sovranisti. Dal 16 novembre questi ultimi hanno bloccato l’adozione del Recovery Fund, il piano di rilancio per reagire alla crisi del Covid dell’Ue da 750 miliardi di euro, rifiutando che il versamento dei fondi sia legato al rispetto dello Stato di diritto (giustizia indipendente, politica anticorruzione …). I 27 devono cercare di trovare una via d’uscita dalla crisi in un vertice europeo in programma giovedì e venerdì.
“Abbiamo scritto una lettera a tutti i leader delle istituzioni dell’Ue per affermare chiaramente la nostra posizione”, ha detto il sindaco di Varsavia, sconfitto a luglio alle elezioni presidenziali dal conservatore uscente Andrzej Duda.
“Dobbiamo tutti rispettare lo Stato di diritto, è della massima importanza, è essenziale per la nostra coesione”, ha aggiunto a nome della principale forza di opposizione polacca.
“Rappresentiamo milioni di cittadini e siamo legati all’Europa oltre che alle istituzioni europee”, ha affermato da parte sua il sindaco di Budapest, Gergely Karacsony, precisando di parlare insieme all’omologo di Varsavia a nome delle 249 autorità  locali di opposizione in entrambi i Paesi.
L’anno scorso lo stesso Karacsony ha denunciato l’arricchimento degli “oligarchi amici del governo” grazie alla distribuzione del denaro europeo.
Nel 2019 Budapest, Varsavia, Praga e Bratislava hanno concluso un “patto di città  libere” per offrire un’alternativa al “populismo” dei loro governi nazionali e per rafforzare i legami con l’Europa. L’alleanza liberale spera di poter dialogare direttamente con le autorità  di Bruxelles per ottenere fondi europei per le grandi città , aggirando le amministrazioni centrali.

(da Globalist)

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MANO NELLA MANO ANCHE IN OSPEDALE

Dicembre 8th, 2020 Riccardo Fucile

LA STORIA DELLA COPPIA DI 90ENNI CHE SCONFIGGE IL COVID A PRATO… I FIGLI: “UN GRANDE AMORE UNO PER L’ALTRO”

È una storia a lieto fine quella che arriva da Prato, dove una coppia di novantenni — sposati da più di sessanta anni — ha affrontato e sta superando insieme il Covid-19.
A raccontare la storia dei signori Ivo, 92 anni, e Livia, 88 anni, è il quotidiano La Nazione, che pubblica una foto che ritrae i due anziani pazienti mano nella mano nei loro letti in ospedale.
Marito e moglie sono ricoverati presso la stessa struttura, La Melagrana di Prato, che cura i pazienti affetti di Coronavirus non gravi, e nei loro letti uno accanto all’altro si stanno riprendendo dal virus.
La tenera foto che ritrae i due anziani coniugi mano nella mano nei loro letti è stata scattata sabato dagli infermieri e poi inviata a uno dei figli della coppia. “Quando gli infermieri mi hanno mandato la foto di babbo e mamma che si stringono la mano — le parole del figlio Andrea al quotidiano — è stato davvero emozionante, quasi non ci credevo. È la dimostrazione che i nostri genitori hanno una tempra fortissima e un grande amore l’uno per l’altro”.
Il primo a finire in ospedale è stato il signor Ivo, che — con i suoi problemi di cuore, diabete e pressione — diceva di non avere grandi speranze di uscirne vivo.
La moglie Livia è stata ricoverata a distanza di tre settimane. La coppia fino a un mese fa viveva in piena autonomia nella loro casa del quartiere San Paolo.
“Il babbo 28 giorni fa è stato ricoverato in ospedale per colpa dei suoi tanti problemi — il racconto del figlio — e a quel punto è emersa anche la positività  al Covid. La situazione non era per niente buona e i medici ci avevano fatto capire che non sarebbe uscito vivo. Invece, si è ripreso ed è stato trasferito una prima volta alla Melagrana dove però ha avuto un’emorragia. È quindi tornato in ospedale e ha superato anche la seconda fase critica, con stupore dei sanitari, così è rientrato in struttura. Invece la mamma una settimana fa ha avuto un’ischemia ed è risultata pure lei positiva al Covid. Dopo l’ospedalizzazione è stata ricoverata alla Melagrana e lì l’hanno sistemata nella stessa camera del babbo. Ora entrambi sono in via di guarigione”.
I figli della coppia, che intanto sono finiti in quarantena e possono comunicare solo al telefono con i genitori, hanno voluto ringraziare chi si sta prendendo cura di loro: “Ringraziamo gli infermieri e il personale che ci informano e sopperiscono con le immagini al vuoto della nostra presenza. Hanno colto un attimo della loro vita veramente impagabile”.

(da Fanpage)

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