Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PER GALLI “SONO DATI APPROSSIMATIVI PER DIFETTO”… ALTRO CHE IL PIAGNISTEO DI “RIAPRIRE LE SCUOLE PERCHE’ SONO SICURE”… 65.000 CASI IN UN MESE E SENZA CONTARE SCUOLE DELL’INFANZIA E DEI NIDI
Sono 64.980 i casi di positivi al Sars-Cov-2 nella popolazione scolastica ovvero tra alunni, docenti e
collaboratori scolastici del primo e del secondo ciclo.
A diffondere questi dati, finora non diffusi dal ministero dell’Istruzione e nemmeno dall’Istituto superiore di sanità , è la rivista Wired che ha presentato un’istanza di accesso generalizzato ottenendo dagli uffici di viale Trastevere i numeri — aggiornati al 31 ottobre — inviati al dicastero dai dirigenti scolastici.
I dati sono stati forniti su base territoriale e riguardano 2.546 Comuni sugli oltre 6.700 sul cui territorio ha sede una scuola. Dati dunque parziali che forniscono una fotografia non nitida della capillarità del contagio.
Una fotografia che allarma Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano: “Riapriamo tutto prima di Natale di fronte a una situazione di questo genere?”, si chiede il professore contattato da Ilfattoquotidiano.it.
Osservando la mappa rielaborata da Wired sull’incidenza del contagio nelle scuole possiamo vedere che le province dove il dato è più alto sono quelle di Cuneo, Varese, Monza e Brianza, Massa Carrara, Pisa, Arezzo, Perugia, Terni ed Isernia, dove si sono verificati circa 20 casi di positività ogni mille persone (studenti e docenti).
La situazione migliora raggiungendo un numero tra i 10 e i 15 casi nelle province di Torino, Vercelli, Biella, Macerata, Firenze, Pistoia, L’Aquila e Oristano.
Il resto del territorio, invece, ha un numero di casi sempre rispetto a mille persone, inferiore a 10.
L’incidenza — spiega Wired — è inferiore negli istituti scolastici in Campania, che ha chiuso le scuole a più riprese, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia.
Hanno invece un’incidenza simile dentro e fuori dalle aule l’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Liguria.
Nel resto del Paese, invece, l’incidenza in classe è più alta che nella popolazione generale. Allegato alle mappe c’è anche un documento con 2.459 Comuni dove si sono registrati casi di infezione nel primo e nel secondo ciclo.
Nel primo caso, per quanto riguarda elementari e medie, la classifica dei primi dieci riguarda le città di Roma (2850); Milano (1202); Torino (647); Genova (513); Napoli (355); Monza (334); Perugia (322); Palermo (302); Firenze (235) e Catania (204). Mentre per le superiori la lista delle prime dieci è così composta: Roma (1967); Milano (1332); Torino (645); Firenze (599); Genova (421); Napoli (388); Monza (215); Perugia (229); Palermo (232) e Catania (107).
Galli ricorda che “tutte le volte che io e altri abbiamo detto che le scuole sono un problema ci hanno attaccato dicendo che volevano togliere un diritto sacrosanto”.
E il professore del Sacco rimarca che “siamo di fronte ad un numero approssimato per difetto”. “In più — sottolinea — mancano i dati dei contagi della scuola dell’infanzia e del nido. È evidente che se non ci si contagia in aula, succede prima o dopo le lezioni”.
Ad attaccare la ministra Lucia Azzolina è invece la Gilda: “I dati sui contagi tra la popolazione scolastica smentiscono clamorosamente la campagna propagandistica condotta da Azzolina per le scuole aperte: a fronte della tesi strenuamente sostenuta dalla ministra circa la sicurezza delle scuole rispetto alla diffusione del virus, fino al 31 ottobre si sono registrati quasi 65mila casi di Covid-19 tra i banchi. Si tratta di un numero molto elevato se si considera che è riferito a un periodo poco più lungo di un mese (dall’inizio dell’anno scolastico a fine ottobre)”, spiega il coordinatore nazionale Rino Di Meglio. Altra questione: “Riteniamo grave che in un Paese democratico manchi la trasparenza su informazioni così cruciali e che per accedervi un giornalista sia stato costretto a ricorrere al Foia”, spiega Di Meglio. Dagli uffici di viale Trastevere, tuttavia, nessuno vuol commentare i dati ottenuti da Wired: “Aspettiamo il report dell’Iss”.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PAESE CHE VAI, SOVRANISTI COGLIONI CHE TROVI
Non sono solo i sovranisti italiani a essere irresponsabili: in Svizzera, un’alleanza di deputati sovranisti ha chiesto al Governo di Brera di non imporre alcuna limitazione ai comprensori sciistici.
Se sarà necessario adottare ulteriori misure, queste devono essere di competenza dei Cantoni e non della Confederazione, affermano i deputati che hanno convocato una conferenza stampa a Berna
L’alleanza, composta principalmente da politici del partito della destra populista UDC, si dice preoccupata per le “migliaia di imprese colpite, la cui sopravvivenza dipende dalle entrate generate durante le poche settimane di vacanze invernali”.
Il pomo della discordia è un progetto di ordinanza che il governo federale ha inviato qualche giorno fa ai Cantoni e ad altri ambienti per consultazione.
In base al progetto, i comprensori sciistici in Svizzera devono rimanere aperti. Tuttavia, per evitare la folla, si dovrebbero applicare misure come restrizioni di capacità o un’ora di chiusura anticipata per i ristoranti e i bar.
Il governo svizzero dovrebbe decidere venerdì il pacchetto di misure contro la diffusione del virus durante le feste.
L’agenzia stampa svizzera Keystone Ats ricorda che il governo “si trova ad affrontare la pressione delle autorità dei paesi alpini vicini, che hanno tutti scelto di chiudere gli impianti di risalita. Il governo è in stretto contatto con quelli dei paesi limitrofi”.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
LA CANCELLIERA PRONTA ALLO STRAPPO: I DUE PAESI PERDEREBBERO MOLTI SOLDI
“E’ necessario che tutte le parti scendano ad un compromesso” sul bilancio Ue e il Recovery Fund,
altrimenti l’accordo “non funzionerà ”, avverte Angela Merkel alla videoconferenza delle commissioni per gli affari Ue dei Parlamenti nazionali europei. Soprattutto, confermano diverse fonti europee ad Huffpost, la cancelliera non vuole uscire a mani vuote dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, l’ultimo della presidenza tedesca di turno dell’Ue.
Vuole portare a casa il recovery fund, a tutti i costi. Anche nel caso in cui dovesse essere costretta a usare l’arma più estrema. Cioè trasformare il recovery fund in un accordo intergovernativo a 25 senza Ungheria e Polonia.
La presidenza tedesca sta lavorando anche a questa possibilità . Perchè finora non ci sono spiragli nella trattativa con i governi di Budapest e Varsavia, scontenti per il meccanismo che lega l’erogazione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto.
Per questo hanno deciso di sollevare i veti che bloccano il recovery fund. E ora la mediazione è in alto mare. Nè si prevede una soluzione prima del summit dei 27 leader europei giovedì prossimo a Bruxelles. La materia sarà sviscerata in quella sede. Ecco perchè si cerca di arrivarci con un piano.
A Bruxelles anche la Commissione europea sta lavorando ad un carnet di ipotesi. L’obiettivo è sempre quello di salvare il Next Generation Eu, lo strumento economico deciso dall’Ue quest’estate per combattere la crisi causata dal covid, 750 miliardi di euro da raccogliere sui mercati attraverso l’emissione di bond comuni della stessa Commissione.
E tra le ipotesi sulle scrivanie di Palazzo Berlaymont c’è anche quella di trasformare il recovery fund in un accordo intergovernativo a 25, senza Ungheria e Polonia che naturalmente verrebbero tagliate fuori dai nuovi fondi.
Non si tratta di una soluzione a costo zero. In questo caso, l’Europarlamento non potrebbe approvare il nuovo bilancio europeo, perdendone la potenza di fuoco di oltre 1800 miliardi. L’Unione andrebbe in esercizio provvisorio.
Significa non poter far partire i nuovi progetti, poter sfruttare solo quelli già finanziati, usando solo un dodicesimo al mese del vecchio bilancio. Ma la soluzione potrebbe far paura a Ungheria e Polonia che subirebbero tagli ai fondi di coesione, quelli cui tengono di più.
“Dovremo lavorare fino all’ultimo giorno” per arrivare a un accordo, dice Merkel lasciando intendere che per lei il dado ancora non è tratto. Negli ambienti europei si continua a sperare che Ungheria e Polonia mollino la presa. Sembrano in trappola, ma non danno segnali di cedimento.
Nemmeno il danno di immagine dopo il coinvolgimento di un suo fedelissimo, l’eurodeputato ungherese Jozsef Szajer, nell’orgia interrotta dalla polizia a Bruxelles, sembra scalfire Viktor Orban. E dunque, accenna la cancelliera, inserire il Recovery fund nel pacchetto di bilancio si sta rivelando “difficile quanto far quadrare un cerchio”. La nuova corsa a 25 è quasi ai nastri di partenza.
(da “Huffingotonpost”)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
GRAZIE A SITI INDIPENDENTI GLI UNGHERESI SONO VENUTI A CONOSCENZA DELLO SCANDALO E ORBAN SI BLINDA NEL PALAZZO
Alla fine in serata questo mercoledà si è dovuto esprimere e muovere Viktor Orbà¡n in persona:: “Jozsef Szà¡jer ha commesso atti inaccettabili e incompatibili con i valori del nostro partito”, ha detto in una breve dichiarazione rilasciata dai suoi portavoce e riportata dalle agenzie.
Ha dovuto muoversi per parare il colpo d’immagine dell’eurodeputato amante dei festini Lgbtq contrastante con la dura politica omofoba della maggioranza di governo, perchè censura e controllo sui media non hanno funzonato.
L’opinione pubblica ungherese è stata ampiamente informata dell’orgia-scandalo ma solo dai pochi media indipendenti: i siti Internet osteggiati da autorità e oligarchi e agenzia di distribuzione della pubblicità , quali Telex.hu, 444.hu e 24.hu, e soprattutto dal canale ungherese della tv privata tedesca Rtl, di proprietà dell’autorevole gruppo editoriale globale Bertelsmann, e da Blikk, quotidiano popolare controllato da Springer, massima editoriale tedesca.
L’agenzia di stampa ufficiale ungherese Mti (Magyar Tà¡virati Irà³da), radio e tv pubbliche e i media filogovernativi o controllati da oligarchi che appoggiano il premier, hanno taciuto dell’orgia e hanno dato solo la notizia che Szà¡jer aveva dichiarato di dimettersi, con effetto dal primo gennaio, per aver violato il lockdown belga.
Nelle prossime ore ci si aspetta che le opposizioni europeiste pongano chiare questioni alla maggioranza.
Nel frattempo, da quando i siti indipendenti e RTL hanno divulgato i fatti, la polizia ha eretto un cordone-barriera di isolamento che tiene chiunque a 50 metri di distanza dall’edificio-castello che Orbà¡n si è fatto costruire e dove abita e governa, dice al telefono un’autorevolissima fonte, Kà¡roly Và¶rà¶s, ultimo direttore del quotidiano Nèpszabadsà¡g, il quale dopo il 1989 da organo del Pc gorbacioviano divenne massimo giornale liberal di proprietà dell’editoriale svizzera Ringier.
Il governo ha distrutto il Nèpszabadsà¡g prima riducendogli al minimo la pubblicità distribuitagli, poi facendolo acquistare da oligarchi che lo hanno subito chiuso.
Con imbarazzo il ministro degli Esteri Pètèr Szàjjà¡rtà³, responsabile delle informazioni confidenziali per l’esecutivo, ha ammesso parlando con un media indipendente di aver saputo del casoi Szà¡jer (avvenuto venerdì) solo leggendo i media stamane mercoledì.
Riunioni tra Orbà¡n e i suoi massimi collaboratori sarebbero in corso. È un colpo per il piຠcapo dell’esecutivo sovranista mentre egli e i suoi seguaci celebrano il suo record di premier magiaro più a lungo al potere nella storia moderna: 14 anni e 145 giorni, sommando il suo primo governo (1998-2002) e il ritorno al potere nell’aprile 2010, fino a oggi.
Ecco le dichiarazioni rese a caldo stamane a domande di media indipendenti da tre alti esponenti della Fidesz e dell’esecutivo. Zsà³lt Semjèn, autorevolissimo nel gruppo parlamentare, ha detto rispondendo a Telex.hu: “Perchè dovrei prendere posizione sul tema?”. Judit Và¡rga, ministra della Giustizia, potente e vicina al premier e alla sua famiglia, ha affermato: “In questa situazione Szà¡jer ha preso l’unica decisione giusta”. E poi alla domanda se il caso avrà effetti nel confronto con la Ue su legame tra rispetto dello Stato di diritto e Erf e bilancio Ue con aiuti ai Paesi riceventi quali l’Ungheria (i due temi su cui Ungheria e Polonia hanno posto il veto alla Ue bloccando sia il nuovo bilancio sia gli aiuti anti-Covid) e sul tema stato di diritto in generale, la stessa Và¡rga non ha voluto rispondere.
Othmar Karas, europarlamentare del Ppe rappresentante della Oevp austriaca del cancelliere Sebastian Kurz, ha chiesto le dimissioni del capogruppo Fidesz all’Europarlamento Tamà¡s Deutsch, perchè quest’ultimo aveva detto che metodo e linguaggio verso l’Ungheria usati dal capogruppo dell’intero Ppe, il tedesco Manfred Weber, sono “paragonabili alle argomentazioni della Gestapo”.
Si attendono dichiarazioni dei partiti di opposizione. Il Parlamento avrà la prossima sessione plenaria solo la settimana prossima. Ieri era in riunione plenaria conclusasi prima dell’arrivo delle notizie da Bruxelles sui motivi reali delle dimissioni di Szà¡jer. Il Parlamento però ha discusso dell’altro scandalo che nei giorni scorsi ha colpito l’immagine della maggioranza di governo.
Cioè delle dichiarazioni dell’alto esponente della politica culturale della Fidesz e direttore del Museo Petà¶fi, Demeter Szilard, il quale aveva paragonato il tycoon americano di origini ebree ungheresi George Soros a Hitler e la Unione europea al Terzo Reich, affermando che Soros e la Ue vogliono un nazismo liberale e una Shoah liberale e che ungheresi e polacchi oggi sono nella situazione degli ebrei tra il 1933 e il 1945.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
SE DUE TUNISINI FINANZAVANO LA JIHAD ISLAMICA CON IL REDDITO DI CITTADINANZA RINGRAZIATE SALVINI, NON SOLO DI MAIO
La notizia, come logico, ha destato molta rabbia e altrettanto stupore, anche se non si tratta —
purtroppo — di una novità .
Si parla dei due cittadini tunisini che percepivano il sussidio di Stato, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, e che finanziano jihad con reddito di cittadinanza.
I due sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza. Una storia molto grave, come molte altre che si sono intrecciate negli ultimi due anni attorno a quel provvedimento che ha previsto controlli approfonditi solamente dopo l’ottenimento del sussidio.
Ma Il Giornale, nel raccontare questa vicenda nella sua prima pagina di oggi, ‘dimentica’ (le virgolette sono un eufemismo) come quel provvedimento sia stato firmato anche dalla Lega, con Matteo Salvini che all’epoca era vicepremier.
Insomma, il reddito di cittadinanza ha paternità grillina, ma fecondato anche dal Carroccio. Fare finta che il leader della Lega fosse estraneo dalla dinamiche dell’approvazione di questo provvedimento è una forzatura. E non è la prima volta che accade.
Nel mese di settembre, infatti, fu lo stesso Salvini a criticare le norme per il reddito di cittadinanza. Forse il caldo di questa estate e la corsa alla propaganda elettorale ha fatto dimenticare a lui il suo ruolo nell’approvazione del sussidio che è stato fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, ma approvato anche dal suo Carroccio.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA DELL’ATTENTATO SUBITO CHE L’HA COSTRETTA ALLE DIMISSIONI, FU LEI A GIURARE CON LUI AL SUO FIANCO
Nel giorno in cui Mark Kelly diventa ufficialmente il nuovo senatore dell’Arizona, il tweet di Gabby Giffords si prende la scena e commuove il web.
La moglie di Kelly, astronauta di successo e adesso nuovo simbolo dell’Arizona democratica, era la suo fianco e ha voluto ricordare con una foto quando i ruoli erano invertiti ed era lei a giurare come deputato.
Un ricordo commovente soprattutto alla luce della storia della coppia, con Giffords che nel gennaio 2011 è sopravvissuta per miracolo a un attentato riportando però danni gravissimi danni cerebrali e la paralisi della parte destra del corpo che l’hanno costretta alle dimissioni.
Un momento durissimo, superato con il marito, e in qualche modo concluso con la cerimonia di giuramento di Kelly al Senato.
“Eri al mio fianco quando ho giurato circa 14 anni fa. Sono così felice di essere al tuo oggi che giuri come nuovo senatore dell’Arizona”. Questo il testo del tweet di Gabby Giffords con la foto di lei col marito Mark Kelly che ha commosso i social.
You were by my side when I took my oath of office nearly 14 years ago. I’m so excited to be by yours today as you’re sworn in as our next Arizona Senator. pic.twitter.com/lGYcAXJFa4
Tanti i messaggi di sostegno e di affetto per l’ex deputata e per il marito, tutti con il comune denominatore della gioia per il successo di una coppia che ha sofferto e ancora si impegna nell’arena pubblica dopo una prova durissima come quella superata dopo l’attentato di quasi 10 anni fa, quando sei persone morirono e Giffords si salvò per miracolo.
Alla base del tweet di Gabby Gifford c’è la consapevolezza di aver superato una prova difficilissima e di poter adesso gioire per una giornata storica per il Paese ma soprattutto per la propria vita.
Quando l’8 gennaio 2011 durante un comizio a Tucson Giffords fu raggiunta da un colpo di pistola esploso dal 22enne Jared Loughner la sua vita sembrava finita. L’allora deputata democratica fu ricoverata in condizioni critiche, ma per sbaglio al marito, partito da Houston appena saputo dell’attentato, fu detto che era morta.
E invece Gabby Giffords è riuscita a sopravvivere nonostante danni cerebrali gravissimi e adesso, dopo aver dovuto lasciare il suo ruolo di deputata e anni di riabilitazione e sofferenza può festeggiare col marito il ritorno a Washington.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
L’ANIMALE ADOTTATO NEGA OGNI RESPONSABILITA’ PER L’INCIDENTE A BIDEN E INVITA I SERVIZI SEGRETI A INDAGARE… IL POST FA GUADAGNARE CONSENSI A BIDEN
L’infortunio al piede di Joe Biden ha fatto notizia, ma ha senza dubbio avuto più risalto il finto
comunicato del cane di Biden uscito sui social.
Il breve comunicato, scritto su carta intestata del comitato di transizione Biden-Harris, ha conquistato la rete, con tantissimi che all’inizio hanno creduto che fosse una geniale mossa comunicativa dello staff del presidente eletto.
Non era così, ma sicuramente l’idea ha fatto guadagnare punti a Biden, ma soprattutto al buon Major.
La figura di Major Biden era diventata nota già dopo la vittoria del presidente eletto, visto che dopo quattro anni la Casa Bianca sarebbe tornata ad avere un animale.
Una tradizione cara al popolo americano, che Trump aveva scelto di non proseguire, e che adesso torna ancora più di moda con i Biden che porteranno al 1600 di Pennsylvania Avenue il primo cane preso da un canile.
Major Biden, ora conosciuto da tutti negli States per il finto comunicato del cane di Biden, è infatti arrivato a casa del presidente eletto nel 2018 e da allora vive con il presidente eletto e la First Lady eletta.
E proprio giocando con lui l’ex vice di Obama si è infortunato a un piede, tanto da dover ricorrere a un tutore per camminare.
Un fatto che ha scatenato la fantasia di qualcuno che ha fatto uscire su Twitter un falso comunicato del comunicato di transizione Biden-Harris, nel quale Major abbaia la sua difesa e invita i Servizi Segreti a indagare per confermare la sua estraneità all’incidente.
Un comunicato che forse adesso lo staff di Biden rimpiange di non aver fatto, visto il successo sui social e le reazioni che ha scatenato nella rete. Un falso che aiuta il presidente a guadagnare consensi, in attesa di vedere all’opera alla Casa Bianca il vero Major Biden.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
CHI INVITA A VIOLARE LE LEGGI HA SULLA COSCIENZA ALTRI MORTI ED E’ UN EVERSORE E COME TALE VA PERSEGUITO
Il comunicato che esce fuori — in piena notte — dal consiglio dei ministri è molto chiaro: città chiuse a Natale, il 26 dicembre e a Capodanno, in modo tale da limitare al massimo gli spostamenti.
Dunque, sarà quasi impossibile per famiglie non residenti — anche se domiciliate in aree limitrofe — ricongiungersi per festeggiare il Natale o il nuovo anno. E questa cosa al direttore del Tempo Franco Bechis non è affatto piaciuta.
«Impedire a famiglie madri e figli di ricongiungersi a Natale solo perchè uno vive in città e l’altro nel comune limitrofo è solo un sopruso — ha scritto su Twitter il direttore del Tempo -. E come tale non va rispettato. A quel paese il governo se decide una corbelleria così».
Un vero e proprio invito alla ribellione, che anticipa quella che sarà la tendenza dei quotidiani e degli organi di informazione di area sovranista che — da oggi nelle loro edizioni online e da domani in quelle cartacee — inizieranno a parlare dell’argomento.
La decisione del consiglio dei ministri, infatti, è arrivata solo dopo lo stop delle rotative e diverse testate — salvo Corriere, Repubblica e La Stampa — non hanno potuto impaginare la scelta del Governo per queste festività natalizie.
Ma nei prossimi giorni, se i toni del tweet di Bechis sono questi, si può facilmente immaginare quale sarà la polemica che, da destra, arriverà a infrangersi su un esecutivo che, tra le altre cose, sembra essere seriamente in difficoltà con il Mes, vista la ribellione di 50 parlamentari del M5S pronti a non votare la riforma del meccanismo europeo di stabilità .
In ogni caso, il tweet di Franco Bechis non ha lasciato indifferenti gli utenti del social network. Ha creato, anzi, molta polarizzazione, dal momento che in tanti si sono schierati con il direttore in questa sua campagna mediatica di ribellione nei confronti dell’esecutivo, mentre altri utenti hanno fatto notare che queste parole possono suonare addirittura come sovversive e che non prendono in considerazione il forte ruolo che gli asintomatici hanno avuto nella diffusione della pandemia in Italia.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
LE NUOVE MISURE CHE ENTRANO IN VIGORE
Divieto di uscire dal proprio Comune a Natale e Capodanno, ma con la possibilità di andare a pranzo
al ristorante. No ai ricongiungimenti con i parenti o ai viaggi verso le seconde case fuori Regione. Sono le misure che dovrebbero trovarsi all’interno del dpcm in attesa d’approvazione, che sarà in vigore dal 4 dicembre.
Le nuove disposizioni non cambieranno nulla nelle Regioni gialle, arancioni o rosse, dove resteranno le norme vigenti.
Ma dal 21 dicembre entreranno in vigore misure più restrittive per tutta l’Italia, per evitare che le festività natalizie facciano salire la curva del contagio, precipitando il Paese nella terza ondata. Come anticipato, resteranno chiusi gli impianti da scii.
Spostamenti
Nel periodo natalizio ci si potrà spostare tra le Regioni solo per raggiungere la propria residenza e il proprio domicilio, oltre che per provati motivi di lavoro, salute o necessità . Non ci si potrà invece spostare per incontrare i parenti o andare verso le seconde case fuori Regione. Il divieto di spostamento sarà valido anche tra comuni il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio. Il coprifuoco è previsto per le 22.
I ristoranti
Si potrà consumare all’interno di bar e ristoranti entro le ore 18. Dopodichè è prevista la possibilità della vendita d’asporto e la consegna a domicilio. Resta il divieto di consumare cibo e bevande nelle vicinanze del locale. I ristoranti saranno aperti a pranzo anche a Natale, Santo Stefano e Capodanno.
I negozi
I negozi potranno restare aperti fino alle 21. I centri commerciali potranno restare aperti nel weekend, fino al 20 dicembre.
(da agenzie)
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