Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL FILMATO CHE HANNO FATTO CIRCOLARE PER CAUSARE DISORDINI IL GIORNO DELL’INSEDIAMENTO DI BIDEN
Il problema era sotto gli occhi di tutti, ma erano chiusi.
Poi, con improvvisata improvvisazione, i fatti di Capitol Hill hanno fatto emergere quelle trame oscure che hanno portato ai fatti che — ormai — tutti conosciamo.
Quanto accaduto a Washington ha rappresentato solamente l’inizio di quel che per il momento è stato interrotto: un piano sovversivo che va ben oltre lo sciamano Jake Angeli. E, poco prima della sua sospensione (avvenuta per step, prima con i vari app store, poi con una mossa più incisiva da parte di Amazon), su Parler i fan di Donald Trump facevano circolare un filmato dai toni belligeranti con un unico obiettivo scritto in una data: il 20 gennaio
Non condivideremo per intero il filmato, anche per non farlo utilizzare come ulteriore mezzo di propaganda riciclabile sui social.
Ci limiteremo a pubblicare alcuni screenshoot che mostrano come la vicenda «Parler video Trump 20 gennaio» rappresenti un qualcosa di molto pericoloso, anche alla luce di quanto avvenuto nei giorni scorsi a Capitol Hill.
Questi, come detto, sono solamente alcuni frame presi da quel filmato fatto circolare su Parler (ma ce ne sono anche testimonianza su Twitter, con il creatore a cui è stato sospeso l’account). Messaggi intervallati da immagini di persone in piazza (nessun riferimento visuale ai fatti di Capito Hill) e da estratti di dichiarazioni del Presidente uscente Donald Trump (la cui voce in sottofondo fa da colonna sonora al susseguirsi di immagini).
Un video molto pericoloso, segno di persone che mirano a prepararsi in vista del 20 gennaio, giorno in cui alla Casa Bianca ci sarà l’avvicendamento tra il Presidente uscente Donald Trump e il vincitore delle ultime elezioni negli Stati Uniti.
Sui social circola una voce (non verificata) che questo video sia stato condiviso dallo stesso futuro ex Presidente proprio su Parler.
Ma il blocco e la sospensione del social sovranista impedisce di verificare questa ricostruzione.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
AMAZON WEB SERVICES LO HA CANCELLATO PER ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA… SALVINI SI ERA APPENA ISCRITTO E C’E’ CHI LANCIA L’HASHTAG #SALVINIPORTASFIGA
Amazon aveva trovato 98 post di incoraggiamento alla violenza sulla rete social e, insieme a Google,
aveva avvertito l’azienda che avrebbe perso l’accesso ai suoi server se non fosse stata capace di moderare i messaggi dei suoi utenti.
Secondo il sito specializzato nel monitoraggio di internet Down for Everyone Or Just for Me, Parler è risultata disattivata da poco dopo la mezzanotte ora statunitense, che significa che i suoi proprietari non sono riusciti a trovare nessun altro fornitore del servizio.
Dopo la recente cancellazione del profilo di Trump da Twitter, con i suoi 89 milioni di follower, questo sconosciuto social ha cominciato a far parlare di sè dando voce a teorici della cospirazione, estremisti di destra, radicalizzati. e i due figli presidenziali: Eric e Don Jr. Lanciato nel 2018, Parler si è rivelato particolarmente popolare tra i sostenitori del presidente.
L’ad della piattaforma, John Matze, ha denunciato l’oscuramento definendolo “un attacco coordinato: “Tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica, ai nostri avvocati, ci hanno abbandonato lo stesso giorno”, ha detto Matze a “Sunday Morning Futures” di Fox News.
“Stiamo cercando di tornare online il più rapidamente possibile, ma abbiamo molti problemi: ogni fornitore con cui parliamo dice che non lavorerà con noi perchè, se Apple e Google non approvano, non lo faranno neanche loro”.
Il social rivendica più di 12 milioni di utenti in tutto il mondo, tra cui anche Matteo Salvini, di cui 8 negli Usa.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA SPEAKER DEM MANDA L’AVVERTIMENTO: “TRUMP E’ FUORI CONTROLLO, COSTITUISCE UNA PERICOLO PER L’AMERICA”… “TRUMP PUO’ AUTOGRAZIARSI SOLO PER REATI FEDERALI, NON PER QUELLI STATALI”
Nelle scorse ore diversi esponenti democratici si sono mossi per la destituzione del presidente uscente degli Stati Uniti. In una lettera ai colleghi dem, la presidente della Camera definisce Trump “una minaccia imminente alla Costituzione e alla democrazia americane”. Ecco perchè ha messo in atto una duplice mossa per ottenerne la rimozione. Da un lato verrà presentata la richiesta al vicepresidente di attivare il venticinquesimo emendamento e dunque di subentrare a Trump. “Se sarà invocato, il vicepresidente eserciterà subito i poteri”, evidenzia Pelosi. Senza una risposta nel giro di 24 ore, la Camera avviera invece le procedure di impeachment. “Nel proteggere la nostra Costituzione e la nostra democrazia, agiremo con urgenza perchè questo presidente è una minaccia imminente. Mentre trascorrono i giorni, l’orrore per l’assalto alla nostra democrazia perpetrato dal presidente si intensifica e per questo c’è bisogno di un’azione immediata”.
L’iniziativa dei democratici fa salire la pressione su Pence. Secondo indiscrezioni, il vicepresidente non esclude un ricorso al venticinquesimo emendamento ma solo nel caso in cui Trump divenisse più instabile.
Appare invece un’ipotesi altamente improbabile quella delle dimissioni del presidente: fonti della Casa Bianca ribadiscono infatti che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro nonostante le pressioni, anche di alcuni membri del partito repubblicano.
La Camera potrebbe votare l’impeachment già martedì o mercoledì. Poi ancora non è chiaro quello che succederà successivamente. Una delle ipotesi è l’invio al Senato del procedimento dopo i primi 100 giorni della presidenza Joe Biden, in modo di consentire al presidente eletto di incassare il via libera alle sue nomine di governo e affrontare le priorità della sua agenda, ovvero il Covid e l’economia.
Senza guardare troppo a lungo termine, i democratici sono ora concentrati sui nove giorni restanti della presidenza Trump. Pochi ma che potrebbero essere di fuoco e durante i quali il presidente, in sfida a tutto e tutti, potrebbe lanciarsi in un’ondata di concessioni di grazia, anche a se stesso. “Può auto-graziarsi solo per offese federali, non per quelle statali”, precisa Pelosi ricordando le indagini in corso sul presidente nello stato di New York.
A preoccupare non è però solo l’imprevedibilità di Trump. I timori sono alti anche per possibili nuove manifestazioni.
“La minaccia di gruppi estremisti violenti resta alta e le prossime due settimane sono decisive nel nostro processo democratico” con la cerimonia di insediamento di Biden, mette in guardia il leader dei democratici in Senato.
Lancia l’allarme anche il sindaco di Washington, Muriel Bowser, che chiede un rafforzamento della sicurezza. Secondo le voci circolate in rete, nuove proteste sarebbero già in via di organizzazione al grido: “abbiamo conquistato” il Congresso “una volta. Possiamo farlo ancora”. Le date a rischio sarebbero il 17 gennaio o il 20 gennaio, il giorno dell’insediamento quando Biden intende giurare come da tradizione al Campidoglio
(da agenzie)
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