Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
CONTE HA PARLATO, NEL POMERIGGIO RENZI E SALVINI
«Nulla sarà come prima dopo la pandemia di Coronavirus. Il Governo deve essere all’altezza». Con
un discorso sulla falsariga di quello pronunciato ieri alla Camera, dove ha ottenuto la fiducia con la maggioranza assoluta, Giuseppe Conte oggi affronta a Palazzo Madama la vera e propria prova del nove per la tenuta del Governo e della premiership con il voto di fiducia del Senato. Una prova difficile, con una maggioranza assoluta fissata a 161 voti che difficilmente verrà raggiunta. «I numeri sono importanti, oggi ancora di più — ha ribadito il premier Conte, richiedendo la fiducia ai «volenterosi» e «responsabili» con vocazione «europeista» -. Questo è un passaggio fondamentale per la vita istituzionale del nostro Paese. Però ancora più importante è la qualità del progetto politico. E noi chiediamo a tutte le forze che hanno a cuore il destino dell’Italia: aiutateci».
Anche al Senato il premier ha sottolineato come durante la situazione di emergenza pandemica, si è mantenuto vivo «un costante e serrato dialogo con tutti i livelli istituzionali, a partire dalle Autorità regionali sino a quelle comunali, nella consapevolezza che solo praticando indefessamente il principio di leale collaborazione sarebbe stato possibile perseguire strategie di intervento efficaci, considerato che le competenze in materia di gestione sanitaria sono rimesse primariamente alle Regioni»
Rinnovato lo strappo con Renzi e spazio al sistema proporzionale
Conte ha nuovamente fatto appello al ritrovamento delle «ragioni alte della politica», quale «servizio alla comunità nazionale e non gestione al contingente e dei propri interessi». Ribadito, con forza, l’irreparabile strappo con Renzi che, formalmente ha aperto la crisi ritirando le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, insieme al sottosegretario Ivan Scalfarotto.
«Difficile governare con chi dissemina mine», ha tagliato corto il premier. «Adesso bisogna voltar pagina — ha ribadito Conte -. Questo Paese merita un governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini e per favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale e una incisiva ripresa della nostra economia».
«Negli anni passati abbiamo vissuto una frantumazione della maggioranza — ha aggiunto il premier -. Se vogliamo ricomporre questo quadro è quindi necessaria una modifica del sistema elettorale, e occorre introdurre correttivi parlamentarismo razionalizzato e che restituisca al parlamento un ruolo centrale nell’indirizzo politico nazionale», con particolare occhio di riguardo alle minoranze linguistiche e alle Autonomie. «Il sistema maggioritario creerebbe instabilità politica», mentre con il sistema proporzionale darebbe luogo «ad accordi programma di alto profilo per governo»
Dopo il discorso del premier Conte, seguiranno gli interventi di 43 senatori, tra cui quello di Matteo Renzi e del leader leghista Matteo Salvini, a cui si seguiranno 8 dichiarazioni di voto.
I voti di fiducia a Conte al Senato
Al momento, i voti di fiducia al Senato oscillano tra i 153 e i 156. Ma le incognite sono tante, anche al netto di possibili slanci individuali non preannunciati, come accaduto ieri con Renata Polverini che, di fatto, ha creato uno strappo personale abbandonando Forza Italia.
Al Senato il premier Conte potrà contare sull’appoggio certo di 142 senatori, di cui 92 del Movimento 5 Stelle, 35 del Partito Democratico, 7 delle Autonomie e 6 di Liberi e Uguali e di 2 senatori a vita, tra cui quello di Liliana Segre e dell’ex premier Mario Monti. A questi, potrebbero aggiungersi ulteriori 9-10 senatori del gruppo Misto e un ulteriore senatore a vita: in tal caso si raggiungerebbe si raggiungerebbe quota 152-153.
Ulteriori voti potrebbero arrivare sempre dal fronte dei senatori a vita, ma anche da Italia Viva, dal Gruppo Misto e da Forza Italia.
(da Open)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
MEMBRO DELLA CORRENTE RIFORMISTA, ANIMA CRITICA, SINDACALISTA E INTELLETTUALE… L’OMAGGIO DEL SENATO
Nato a Caltanissetta, Macaluso si iscrisse al Partito Comunista d’Italia prima della caduta del Regime fascista. Iniziò la sua carriera politica nel 1951 come deputato regionale siciliano del Partito Comunista Italiano. Membro della corrente riformista (o, come egli preferiva, migliorista) del partito, di cui faceva parte anche Giorgio Napolitano, nel 1960 entrò nella Direzione del partito.
Capo della Cgil siciliana con Di Vittorio, nel comitato centrale del Pci con Togliatti, capo dell’organizzazione con Longo, direttore dell’Unità con Berlinguer, amico di una vita di Napolitano. Divenne comunista in seguito a una malattia “Una notte cominciai a vomitare sangue. Mi portarono in sanatorio. Tubercolosi. Mi facevano dolorose punture di aria per immobilizzare i polmoni, nella speranza che la ferita guarisse. Quasi tutti i ragazzi che erano con me morirono. Io sognavo di arrivare a trent’anni. Il sanatorio era in fondo al paese, da lontano si vedevano i passanti con il fazzoletto premuto sulla bocca. L’unico amico che mi veniva a trovare, Gino Giandone, era comunista”, raccontò ad Aldo Cazzullo. Prese la tessera del Pci nel 1941, quando il partito era clandestino.
Parlamentare nazionale per sette legislature (1963-1992), fu anche direttore de l’Unità dal 1982 al 1986. Per quindici anni, fino alla chiusura nel 2010, direttore del mensile Le ragioni del socialismo, ed editorialista de Il Riformista dal 2011 al 2012.
“Si è spento il faro. Resta la scintilla. Per quel poco di luce che ha fatto o che farà , nella mia vita, la luce è sua”. Lo scrive in un post su Facebook il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano.
“Ho incontrato Macaluso solo negli ultimi anni della sua vita, apprezzando lo straordinario esempio di cultura, ironia, vis polemica. Un grande siciliano, una perdita per la sinistra italiana”. Lo scrive su Twitter il commissario europeo Paolo Gentiloni.
“Addio caro compagno”. Così su Facebook Enrico Rossi, ex presidente della Toscana e attuale commissario del Pd in Umbria.
“Ci ha lasciato Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci. Un comunista riformista, strenuo combattente per i diritti e la dignità della sua Sicilia, spirito libero e anticonformista, ha dedicato ogni sua energia alla democrazia e alla libertà . Un ultimo saluto con gratitudine”. Lo scrive su twitter Piero Fassino.
“Che tristezza. Un grande protagonista che ci lascia. Un pensiero aperto, intelligente e sempre originale. Aggiungo, come nota personale, un vicino di casa amato e coccolato da tutto il quartiere. #Testaccio. #Macaluso”. Lo scrive su twitter Enrico Letta.
L’Aula del Senato, su richiesta del capogruppo Pd, Andrea Marcucci, ha ricordato Emanuele Macaluso con un minuto di silenzio in apertura di seduta.
“Anche io mi associo al ricordo di Emanuele Macaluso che è stato qui per tanti anni prima come senatore, poi come giornalista. Penso che anche chi non ne ha condiviso le idee possa dire che è stato un grande protagonista della storia politica italiana”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nelle sue comunicazioni nell’aula del Senato in occasione della crisi politica e il dibattito sulla fiducia.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
“ESSERE FIRST LADY E SERVIRE L’AMERICA E’ STATO UN GRANDE ONORE”
“Scegliete sempre l’amore anzichè l’odio”. Così Melania Trump, first lady uscente, nel video-
messaggio twittato ieri in previsione dell’addio alla Casa Bianca e dell’insediamento del presidente eletto Joe Biden il 20 gennaio.
Da parte della consorte di Donald Trump, giunge un elogio della gentilezza e una condanna della violenza che “non è mai la risposta e non sarà mai giustificata”.
“Miei concittadini americani, è stato il più grande onore della mia vita servire come first lady degli Stati Uniti. Sono stata ispirata da incredibili americani in tutto il nostro paese che innalzano le nostre comunità attraverso la loro gentilezza e il coraggio, la bontà e la grazia”, ha detto Melania, che non compariva in pubblico dalla vigilia di Capodanno.
E ancora: ″Siate appassionati in tutto ciò che fate, ma ricordare sempre che la violenza non è mai la risposta e non sarà mai giustificata. Quando sono arrivata alla Casa Bianca, ho riflettuto sulla responsabilità che ho sempre sentito come madre di incoraggiare, dare forza e insegnare i valori della gentilezza”. Parole che giungono dopo i disordini del 6 gennaio a Capitol Hill, che la moglie del tycoon aveva commentato ​ a distanza di cinque giorni.
“Scegliete sempre l’amore anzichè l’odio”, ha aggiunto la first lady, parlando di quattro anni “indimenticabili”. “Mentre Donald ed io concludiamo il nostro tempo alla Casa Bianca, penso a tutte le persone che ho portato a casa nel mio cuore. A ogni membro del servizio e alle nostre incredibili famiglie militari, siete eroi e sarete sempre nei miei pensieri e preghiere. Penso a tutti i membri delle forze dell’ordine che ci salutano ovunque andiamo: a ogni ora di ogni giorno fanno la guardia per mantenere le nostre comunità al sicuro e noi siamo per sempre in debito con loro”, ha concluso.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
CONTINUANO I CONTATTI, MOLTI RESTANO COPERTI… SI RINCORRONO LE VOCI DEL RIMPASTO
Giuseppe Conte ha appena scaricato Matteo Renzi, pur senza mai citarlo, tratteggiando una “pagina nuova” che non prevede Italia viva, sostituita da un drappello di responsabili.
Il premier esce dall’aula della Camera e si avvia verso la sala del governo. Si gira verso il suo segretario particolare, Andrea Benvenuti: “A quanto siamo?”. La risposta non gli piace: “A 155, forse 156”.
Ma la soglia magica di 161 è lì, a portata di mano, una manciata di voti. Il premier è stanco, racconta chi gli sta vicino, dopo settimane intense passate prima a cercare di evitare la crisi, poi a cercare di rattopparla. Quando replica alla discussione di Montecitorio è quasi afono, si inceppa, è visibilmente provato. Ma non ha intenzione di arretrare di un millimetro.
Se incasserà una maggioranza relativa, è il calcolo, avrà del tempo per trattare, e trattare ancora, cercando di blindarsi la strada verso un terzo governo.
Complice il solo voto decisivo sullo scostamento di bilancio, previsto in settimana sia alla Camera sia al Senato, sul quale, confida il premier, Italia viva non potrà tentare lo sgambetto: “A quel punto dovranno spiegare a chi ha subito perdite dalle chiusure il perchè non arrivano 24 miliardi di ristori”.
Anche i più ottimisti come Saverio De Bonis dicono che forse si potrebbe arrivare a quota 158, non di più. E dunque è partito il carosello di trattative, abboccamenti, offerte, una trattativa “alla luce del sole”, come professato da Dario Franceschini, ma che sfrutta ampiamente i coni d’ombra che creano le grandi vetrate del Senato.
Si diceva di De Bonis, senatore che fu del Movimento 5 stelle, uscito per trascuratezza e incomprensioni, ritrovatosi a fare il deus ex machina del Maie-Italia 23, il gruppuscolo che ha momentaneamente trovato collocazione nel gruppo Misto e ha l’ambizione di essere il seme per il futuro partito di Conte.
Di lui si parla come ministro dell’Agricoltura, “un interim che non voglio tenere a lungo”, ha detto Conte mettendolo sul banco delle offerte, in una strana corsa a due con Riccardo Nencini, erede di quella tradizione “socialista” alla quale il premier ha aperto, mettendola in un calderone con “europeisti, popolari e liberali”.
“Sono le solite fake news sul totonomine”, si schernisce l’interessato, che però ci fa un pensierino. Dunque lei lo esclude? “Io sono al servizio dello Stato”.
Bisognerà dare due o tre ministeri alle nuove formazioni, se decidono di appoggiarci, si ragiona a Palazzo Chigi. Nella maggioranza sono già partiti conti da Cencelli: uno alla Camera, due al Senato, che sono più determinanti.
I riflettori sono puntati a Montecitorio su Bruno Tabacci, orchestratore di una pattuglia che ha raccolto parecchi ex grillini consentendo alla maggioranza di muoversi con più tranquillità .
Federico D’Incà batte senza sosta la galassia di ex, cercando di riportare più fuoriusciti possibili all’interno di una maggioranza che al momento non è più tale. Ma è al mondo cattolico che si guarda, nonostante il niet arrivato dall’ufficio politico dell’Udc. “Paola Binetti potrebbe votare con noi”, dice un uomo che sta tenendo i conti a Palazzo Madama. Poi tra il faceto e il serio aggiunge: “Che possa fare il ministro della Famiglia è fuori discussione. Magari un sottosegretariato in un altro ministero però…”. Maggioranza e governo stanno tentando di muovere tutte le leve azionabili. La Comunità di Sant’Egidio ha dovuto addirittura diramare un comunicato ufficiale per smentire di essere tra i navigator dei “costruttori”, “ma io un paio di esponenti loro in questi giorni li ho sentiti”, conferma un senatore che oscilla nelle caselle degli indecisi. È indubbio che in quella galassia il più attivo di tutti sia Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport che Oltretevere annovera un bagaglio importante di relazioni e contatti.
Se De Bonis e Nencini sono blanditi con boatos di ministeri messi in giro un po’ ad arte e un po’ no, tra i ministrabili al Senato rimane pur sempre un esponente proveniente dal mondo del centrodestra non sovranista.
“Ci sarà una sorpresa”, ammicca De Bonis, e forse allude alle voci che vedrebbero un paio di senatori di Forza Italia pronti al coup de theatre.
A Palazzo Madama vengono marcati stretti i senatori Minuto, Stabile e Masini, considerati più a rischio, ma il pressing continua serrato anche sul gruppo di Italia viva: “Se se ne smarcassero due o tre – ragiona un ministro – non sarebbe solo importante per i numeri, ma anche come segnale politico”.
“Le telefonate sono incessanti, sono davvero esausta”, si sfoga Donatella Vono, renziana data in bilico ma che continua a smentire, con un pressing che coinvolge anche i colleghi Parente, Carboni, Grimani e Comincini.
Se Conte aprirà la squadra di governo ai nuovi arrivi, si aprirà una partita più ampia. Movimento 5 stelle e Pd continuano a spingere per una Conte-ter: incassata la maggioranza e condotte in porto le trattative di allargamento, la formula prevederebbe una salita al Colle con la lista di nuovi ministri in tasca, una crisi lampo di massimo 48/72 ore, un reincarico e un nuovo voto di fiducia.
Ipotesi che Conte continua a voler scongiurare, ma sulla quale convergono gran parte dei dirigenti dei partiti di maggioranza, un iter che viene richiesto anche da parte dei responsabili (leggere alla voce Tabacci).
Il totoministri si spreca. I nomi che circolano con più insistenza sono quelli dei due capigruppo Dem, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, che assumerebbero rispettivamente Infrastrutture e Lavoro, con Andrea Orlando di cui si parla quale sottosegretario alla presidenza del Consiglio (ipotesi che vede Conte scettico) o al Viminale al posto di Luciana Lamorgese, che potrebbe traslocare ai Servizi segreti, per i quali si fa il nome anche di Gennaro Vecchione, oggi a capo del Dis.
I 5 stelle vedrebbero l’ingresso in squadra di Giancarlo Cancelleri o Francesco D’Uva al ministero per il Sud, di Stefano Buffagni ai Trasporti scorporati dalle Infrastrutture e di Carla Ruocco, che potrebbe sostituire Paola Pisano all’Innovazione.
Una girandola di ipotesi che rimangono appese al filo della totale incertezza: “Bisogna avere la capacità di alzare il telefono e mettersi intorno a un tavolo”, ha ripetuto ancora oggi Ettore Rosato. Quella porta non è del tutto chiusa, ma per passarci serve tornare al punto di inizio. Cosa che Conte non ha alcuna intenzione di fare.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
ORMAI SI FANNO DUE RIUNIONI AL GIORNO PER CERCARE DI CONTROLLARE I SENATORI, HANNO PAURA CHE QUALCUNO SCAPPI… ANCHE PER LA VOTAZIONE AL SENATO SI TEMONO DEFEZIONI
La paura corre sul filo dei numeri.
Due vertici quotidiani con l’obiettivo primario di mostrare ranghi compatti e un sassolino che fa saltare l’ingranaggio.
A sera fatta, alla seconda chiama, Renata Polverini vota la fiducia a Giuseppe Conte. “Irresponsaabile votare con pandemia e crisi — dice l’ex governatrice del Lazio in quota PdL, oggi deputata azzurra — Mortificata l’area moderata e liberale. Lascio Forza Italia”. Un annuncio a freddo, sebbene il suo malessere fosse noto da tempo – non aveva partecipato al voto sulla riforma del Mes, in dissenso dalla linea — che scuote il gruppo e fa infuriare i vertici, tenuti all’oscuro.
Effetti immediati al Senato, dove domani mattina Conte si presenterà alle 9,30. E dove si fa sul serio, perchè i giallorossi rischiano.
La capogruppo Anna Maria Bernini riunisce in fretta il gruppo, “catechizza” i suoi per l’ennesima volta, ribadisce che la posizione di Silvio Berlusconi è chiara, mette l’accento sul fatto che i sondaggi li premiano
Ammonisce a evitare mosse azzardate perchè non è il momento per fughe in avanti. Nessuna obiezione, ma le dita restano incrociate.
Lo spauracchio dei “responsabili” o “costruttori” o “volonterosi” è tornato con forza. C’è anche un piccolo giallo intorno a Maurizio Lupi: fa una convinta dichiarazione di voto per il No, poi risulta assente anche alla seconda chiama. Si giustifica con “motivi logistici”: era andato a mangiare un panino, in attesa del vertice del centrodestra.
Ma sospetti e diffidenze, in questa situazione, sono radicati: “E’ una vecchia volpe, difficile credere a un errore. Ha voluto mandare un segnale…”.
L’azzurro Andrea Causin smentisce i rumors che lo danno per sensibile alle sirene di Conte. Idem fanno i senatori campani Domenico De Siano e Luigi Cesaro. Ognuno scruta il vicino di scranno.
Il timore di sorprese dell’ultimo istante agita la ”notte prima degli esami”. Alla Camera la capogruppo Mariastella Gelmini si è lamentata: “Renata non aveva detto nulla nè a me nè al presidente”. Neppure durante la riunione mattutina.
In realtà , la Polverini era stata negli ultimi giorni evasiva e silenziosa: segno che la distanza dal partito cresceva. Adesso potrebbe entrare nel Centro Democratico di Bruno Tabacci, o diventare la referente di un movimento “contiano” alla Camera. Si vedrà da mercoledì, quando comincerà — in un modo o nell’altro – il secondo tempo di questa partita.
Salvini mastica amaro: “Abbiamo i senatori Ikea, chi cambia idea ogni quarto d’ora non è responsabile, è complice”. Il centrodestra chiude la serata con un breve vertice. Si aspettavano a Montecitorio 314 voti per Conte, ne sono arrivati sette in più.
Le previsioni dell’opposizione per domani vedono 157 Sì.
A meno che la notte porti consiglio a qualcuno.
(da “Huffingtonpost)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA 22,3%, PD 20,1%, FDI 16,5%, M5S 15,8%, FORZA ITALIA 6,4% (+0,5%), AZIONE 4,3% (+0,2%), LEU 4% (+0,2%), ITALIA VIVA 2,7% (-0,2%), +EUROPA 2,2%, VERDI 2%
La crisi di governo ‘chiama’ stabilità nell’elettorato. 
Secondo l’ultima rilevazione di Swg per La7 nella settimana che ha aperto l’impasse dell’esecutivo sale il gradimento delle forze che non si sono sfilate dalla maggioranza e di Forza Italia, il partito moderato del centrodestra.
Stando al sondaggio, nella settimana tra l’11 e il 18 gennaio, il Movimento 5 Stelle ha guadagnato 1,1 punti percentuali assestandosi al 15,8.
L’avanzata non è isolata tra le forze che sostengono il governo Conte 2, in bilico per l’uscita di Italia Viva. Anche il Partito Democratico infatti guadagna lo 0,7 e torna al 20,1% avvicinandosi alla Lega.
I dem hanno rosicchiato 1,5 punti al partito di Matteo Salvini, in calo dello 0,9% e ora al 22,3 secondo Swg.
Il calo leghista non è isolato tra i sovranisti. Anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni arretra pesantemente, passando dal 17,2 al al 16,5 per cento.
Nel centrodestra l’unica forza che guadagna nell’ultima settimana è Forza Italia, in ascesa di mezzo punto percentuale: dal 5,9 al 6,4%.
Nell’area di centro cresce anche Azione, che guadagna lo 0,2% e sale al 4,3 quasi doppiando Italia Viva.
Lo strappo di Renzi penalizza Iv, in calo dal 2,9 al 2,7.
Stesso scostamento, ma positivo, per Sinistra Italiana-Mdp Articolo 1, data al 4%. Stabile +Europa al 2,2 (+0,1), mentre arretrano i Verdi, passati dal 2,4 al 2 per cento.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
VACCINARE I RICCHI, AI POVERI DEL SUD SI BUTTA QUALCHE VACCINO SE AVANZA, COME AI CANI RANDAGI… ELETTORI SOVRANISTI DEL SUD, CONTINUATE A FARVI PRENDERE PER IL CULO
La neo-assessora al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti, ha chiesto a Domenico Arcuri di distribuire i vaccini anti-Covid in base al contributo che le regioni danno al Pil nazionale.
In altre parole: più vaccini ai lombardi perchè più ricchi. In una lettera inviata al commissario per l’emergenza Coronavirus, l’ex sindaca di Milano — che pochi giorni fa ha preso il posto di Giulio Gallera ed è stata designata anche come vice presidente della giunta — ha elencato dei nuovi parametri chiedendo che vengano integrati tra quelli già esistenti. E tra mobilità , densità abitativa e zone più colpite dal virus, ecco che è spuntato anche il contributo fornito al prodotto interno lordo.
Insomma, le aree più produttive del Paese dovrebbe avere una via privilegiata. Una mossa condivisa da Attilio Fontana: “La vicepresidente Moratti sulla distribuzione dei vaccini ha chiesto una serie di integrazioni che mi sembrano estremamente coerenti e logiche e ascolteremo cosa ne pensa Arcuri”, ha spiegato il presidente della Regione in conferenza stampa.
I parametri richiesti da Moratti sono filtrati al termine di un incontro tra i capigruppo del consiglio regionale della Lombardia e la neo-assessora. “Questo merita una discussione immediata in Consiglio: i criteri elencati al momento ci sembrano discutibili se non discriminatori”, ha subito commentato Massimo De Rosa, capogruppo M5S al Pirellone.
Per il Pd si tratta di una “indicibile proposta”, come la definisce il capogruppo in commissione Bilancio a Montecitorio, Ubaldo Pagano: “In questo concetto si sostanzia tutta la politica della Lega, che non ha mai smesso di essere Lega-Nord, e di certa destra connivente: prima il Nord, prima il PIL, anche a scapito della salute, dell’uguaglianza, dell’unità nazionale”, scrive il deputato.
“Mai così palesemente era stato trasmesso il messaggio politico che è la vera cifra di questa destra. La proposta della Moratti lascia sgomenti — aggiunge Pagano — È questa la classe politica che si propone di governare il nostro Paese? Sono loro a dover ricucire i divari tra territori di Serie A e territori di Serie B? Sono loro i patrioti, i protettori della nazione? Forse sì, ma a una sola condizione: che la Nazione si fermi al confine col Po”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
POI INCITA: “NON PAGATE LE MULTE”… OTTIMO ESEMPIO DI ILLEGALITA’ SOVRANISTA
Continua ad andare a cena fuori, violando le norme del Dpcm, e invita a non pagare le multe. E alla
fine una l’ha presa anche lui.
Il deputato della Lega Gianluca Vinci è stato beccato in un ristorante che ha aderito alla campagna #IoApro che, in barba alle chiusure anti-Covid disposte dal governo, ha deciso di far accomodare i clienti ai tavoli.
Il leghista è stato multato sabato sera mentre mangiava comodamente seduto al ristobar Le Favole di Reggio Emilia insieme alla sua fidanzata Giorgia Manghi, esponente locale di Fratelli d’Italia. Insieme a loro sono stati multati altri 11 tra gestori e clienti, sorpresi ai tavoli dai carabinieri.
Il deputato del Carroccio poco prima aveva pubblicato un selfie su Facebook: “Terza cena fuori, solidarietà agli imprenditori”. Seguito poi da un altro post della compagna, con una foto che la ritrae mentre sorseggia da bicchiere e sullo sfondo i militari impegnati a redigere i verbali.
“Un Matusalem 12 anni alla salute delle forze dell’ordine costrette da questo governo illegittimo a multare gli onesti cittadini”, ha scritto Manghi. Non solo: rispondendo al commento di un utente che chiedeva come potersi tutelare in caso di multe, Vinci ha risposto di “non pagare” e “contestarle”.
I post hanno scatenato polemiche di esponenti politici locali che hanno condannato la condotta di Vinci. “Chi rappresenta le istituzioni, specialmente in un momento di pandemia globale ed emergenza sanitaria conclamata, è tenuto per primo a dare l’esempio, a rispettare le leggi vigenti”, hanno sottolineato invece i pentastellati Maria Edera Spadoni e Davide Zanichelli accusando Vinci di “mancare” delle “basi del vivere civile e del rispetto delle leggi”.
Il deputato domenica sera è tornata a cena, stavolta a Maranello, nel Modenese.
La Lega ha cavalcato l’iniziativa degli imprenditori, scaricati anche dalle associazioni di categoria.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
NIENTE RINVIO, IL PROCESSO VA AVANTI
Era già successo il 10 dicembre scorso.
Il Tribunale di Torino ha respinto la questione di legittimo impedimento sollevata dalla difesa di Matteo Salvini per l’udienza di oggi del processo in cui il leader della Lega è imputato di vilipendio alla magistratura.
L’ex ministro dell’Interno aveva criticato duramente il giudice che il 2 febbraio 2016 aveva rinviato a giudizio alcuni consiglieri ed ex consiglieri regionali tra cui Edoardo Rixi (poi condannato in primo grado nel maggio del 2019).
Pochi giorni dopo, il 14 febbraio, nel corso di un incontro a Collegno (Torino) l’allora europarlamentare Salvini aveva detto: “Se so che qualcuno nella Lega sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana”.
Poi aveva sfumato l’insulto, utilizzando un concetto ripetuto anche negli ultimi giorni: “Ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro. Penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e ‘ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finchè la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l’Italia non sarà mai un paese normale”.
Parole che il giorno dopo avevano spinto la Procura di Torino ad aprire un fascicolo per vilipendio all’organo giudiziario affidando gli accertamenti, alla Digos della questura di Milano. Successivamente il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, aveva firmato l’autorizzazione a procedere per lui e altri.
L’avvocato Claudia Eccher aveva motivato la questione con il fatto che Salvini, da lei definito “capo del centrodestra”, era impossibilitato a partecipare da impegni legati all’attuale situazione politica.
Il giudice Roberto Ruscello ha deciso diversamente e ha disposto la prosecuzione dell’udienza, che è ripresa con la testimonianza di Alessandro Canelli, sindaco di Novara. La difesa, dopo aver ribadito che Salvini intendeva essere presente al processo e farsi interrogare, ha osservato che il segretario dela Lega è impegnato ai “tavoli” in cui vengono esaminati gli sviluppi della situazione politica, in particolare le comunicazioni del premier Conte.
Motivazioni che il giudice Ruscello non ha considerato sufficienti. Il magistrato ha fatto presente che l’impedimento di un parlamentare è legato alla impossibilità di partecipare al dibattito in aula e di esercitare il diritto di voto, e ha osservato che il Presidente del Consiglio ha parlato alla Camera dei Deputati mentre Salvini è un componente del Senato.
(da agenzie)
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