Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
ECCO TUTTI I PASSAGGI CHIAVE
Prima una lunga introduzione sulla pandemia, sull’impegno del governo svolto durante la crisi sanitaria causata dal Covid. Che ha ricevuto il primo applauso alle 12.20. Poi la domanda “serviva davvero una crisi di governo adesso?”. E la risposta: “Confermo di avvertire un certo disagio. Si è aperta una crisi che deve trovare nell’Aula il chiarimento, nei principi della trasparenza che hanno segnato il mio governo e che sono canoni essenziali della democrazia parlamentare. È una crisi che avviene in una fase cruciale del nostro paese, con una pandemia ancora in corso. Non ravviso alcun possibile fondamento in questa crisi”. Di nuovo un altro applauso, questa volta più lungo e caloroso.
Sono le 12.36. Il premier Giuseppe Conte parla ormai da più di 20 minuti senza stop, davanti all’Aula della Camera piena, con i banchi dell’Emiciclo occupati dai deputati distanziati. In abito blu e mascherina Ffp2, il presidente del Consiglio tiene il microfono con la mano destra mentre nella sinistra ha il foglio da cui legge il suo tanto atteso discorso per raccogliere i voti che gli servono per continuare ad andare avanti ed essere ancora l'”avvocato del popolo”. Per la terza volta, in due anni.
Circa un’ora, 55 minuti di intervento. Terminato alle 13.08 e interrotto da quattordici applausi della maggioranza. Uno solo è stato condiviso da alcuni deputati di Iv, quello relativo all’annuncio della prossima nomina di una Autorità delegata per i Servizi segreti. “Questa crisi ha provocato profondo sgomento nel Paese, rischia di produrre danni notevoli e non solo perchè ha fatto salire lo spread ma ancor più perchè ha attirato l’attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere. Diciamolo con franchezza, non si può cancellare quello che è accaduto – Il Paese merita un governo coeso, ora si volta pagina”. Alla fine arriva l’appello ai volenterosi, con il tono della voce che si alza e diventa più deciso: “Aiutateci a rimarginare la crisi in atto. Cari cittadini, la fiducia deve essere reciproca, deve essere un qualcosa che si alimenta in maniera biunivoca. Avete offerto una risposta di grande responsabilità , state dimostrando di riporre grande fiducia nelle istituzioni. Confido che con il voto di oggi anche le istituzioni sappiano ripagare questa fiducia” riparando “il grave gesto di irresponsabilità ” che ha prodotto questa crisi. E ancora. “Costruiamo un governo aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia”.
Conte: “Confido ancora in stagione riformista”
“Confidiamo ancora in una risolutiva stagione riformista” basata ancora su “una visione, una spinta ideale, un investimento di fiducia”. Il premier Giuseppe Conte, poco dopo le 12, apre così il suo intervento in Aula alla Camera. Accolto dall’applauso di M5S, Leu e Pd, la sua maggioranza. Immobili i deputati di Italia viva, mentre i leghisti hanno risposto urlando il classico ‘buuu’ di disappunto. Parlando ai deputati ricorda come questo governo sia “una alleanza tra forze politiche provenienti da culture diverse”, nata “sulla base di due discriminanti: l’ancoraggio ai valori costituzionali e la solida vocazione europeista”.
Il discorso del premier parte con un lungo excursus sulla pandemia. “Agli inizi 2020” il progetto del governo si è dovuto “misurare con la pandemia che ha sconvolto in profondità la società e la dinamica stessa delle nostre relazioni. Affrontiamo una sfida di portata epocale, si vivono paure primordiali, più spesso conosciute da generazioni del passato. Torniamo a sentirci profondamente fragili, alcune certezze radicate sono state poste in discussione. Ci siamo misurati quotidianamente come mai in passato con scienza e tecniche, con la difficoltà a fornire risposte efficaci e rapide – dice il premier Giuseppe Conte in Aula alla Camera – Primi in occidente siamo stati costretti a introdurre misure restrittive dei diritti della persona, operando delicatissimi bilanciamenti dei principi costituzionali”.
Conte: “Pandemia ha rafforzato dialogo tra forze leali a governo”
“Abbiamo coltivato un serrato dialogo” con tutti “gli interlocutori istituzionali nella consapevolezza che solo con la leale collaborazione sarebbe stato possibile elaborare strategia di intervento efficaci. L’esperienza della pandemia ha rafforzato nelle forze politiche che con lealtà sono nel governo la consapevolezza del dialogo – aggiunge Conte – Abbiamo operato sempre scelte migliori? Ciascuno esprimerà le proprie valutazioni. Per parte mia posso dire che il governo ha operato con massimo scrupolo e attenzione per i delicati bilanciamenti anche costituzionali. Se io oggi posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l’arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori ma è per la consapevolezza di chi ha operato con tutte le energie fisiche e psichiche per la comunità nazionale”.
Conte: “Recovery sforzo collettivo e condiviso”. A Iv: “Non c’entra con il Mes”
Conte entra nel vivo del Recovery plan che sarà un piano “largamente condiviso, uno sforzo collettivo di cui andare fieri”. E rivolgendosi a Italia viva, che continua a richiedere che il Mes venga inserito nel Recovery, il premier replica: “Nonostante ci sia stato un chiaro contributo al miglioramento della bozza originaria del Recovery, c’è stata un’astensione motivata principalmente per il fatto che la bozza non contempla le risorse del Mes, che però nulla ha a che vedere con il Recovery fund”. Qui si alzano le proteste dei deputati della Lega contrariati quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rivendica che l’Italia sia stata “l’unico Paese che abbia coinvolto il Parlamento così intensamente” nella elaborazione del Recovery plan. “Bugiardo!”, urlano i leghisti dai banchi. Ancora lamentele anche quando Conte annuncia la riforma della legge elettorale (“Il governo si impegnerà a promuovere una riforma elettorale proporzionale, quanto più possibile condivisa, che possa coniugare le ragioni del pluralismo con l’esigenza di assicurare stabilità al sistema politica”, dice Conte). “La gente non ha da mangiare e pensate alla legge elettorale”, urla il capogruppo Riccardo Molinari.
Poi l’annuncio sull’assegno unico mensile che “si colloca in una cornice di interventi volti ad alleggerire il peso fiscale sulle famiglie” annunciando che da “luglio” sarà introdotto per famiglie con figli sotto i 21 anni. Il governo deve “lavorare per il benessere dei cittadini. I compiti sono molteplici e tutti urgenti. Dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme per mettere in sicurezza il Paese e portarlo fuori dalla pandemia”.
Conte: “Grazie ai sindacati, garanzia di tenuta sociale”
Il premier nelle sue parole non dimentica i sindacati: “Voglio ringraziare a nome del governo tutte le associazioni che rappresentano le categorie produttive: con loro il dialogo è serrato e lo sarà sempre più. Grazie al sindacato italiano per il grande sforzo che sta facendo con un contributo essenziale per rendere i nostri interventi più efficaci: sta contribuendo a rafforzare la tenuta del Paese”, dice il capo del governo. “Mi rivolgo a loro direttamente” per “marciare all’unisono” nel favorire la “ripresa economica”.
Conte: “Serve il più alto consenso di forze volenterose”
È passata quasi un’ora, Conte in conclusione del suo intervento alza la voce e lancia un appello alle “forze volenterose” per rafforzare l’azione di governo: per le sfide che attendono l’Italia servono “la massima coesione possibile, il più ampio consenso in Parlamento. Servono un governo e forze parlamentari volenterose, consapevoli della delicatezza dei compiti. Capaci di sfuggire gli egoismi e l’utile personale. Servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi, servono persone disponibili a mantenere elevate la dignità della politica, la più nobile delle arti e dei saperi se declinata nel giusto spirito che è il miglioramento della qualità della vita dei cittadini – incalza il premier – Chi ha idee, progetti e volontà di farsi costruttore insieme a noi sappia che questo è il momento giusto”.
Rivolgendosi alla maggioranza, che continua a sostenerlo, dice: “Questa alleanza può già contare su una solida base di dialogo alimentata da M5s, Pd, Leu, che sta mostrando la saldezza del suo ancoraggio e l’ampiezza del suo respiro. Sarebbe un arricchimento di questa alleanza poter acquisire contributo politico di formazioni che si collocano nella più alta tradizione europeista: liberale, popolare, socialista. Ma ho chiesto un appoggio limpido e trasparente”.
“Alle forze di maggioranza voglio preannunciare che nei prossimi giorni chiederò di completare il lavoro avviato per un patto di legislatura” e porsi “nelle condizioni di rafforzare la squadra di governo – continua il premier alla Camera – Viste le nuove sfide e anche gli impegni internazionali, non intendo mantenere la delega all’Agricoltura se non lo stretto necessario e mi avvarrò anche della facoltà di designare un’autorità delegata per l’intelligence di mia fiducia. Sono stati giorni difficili e le polemiche politiche hanno coinvolto anche questo comparto. Se avete delle richieste di verifiche e controllo ci sono i vostri colleghi deputati al Copasir ma teniamo fuori l’intelligence dalle polemiche”. Qui l’unico applauso da parte di Italia viva.
La Lega e Fratelli d’Italia protestano ancora con i cartelli e i cori “Conte dimettiti”, ma lui va avanti e conclude: “Questa alleanza di governo sarà chiamata a esprimere una imprescindibile vocazione europeiste, perseguendo una chiara scelta di campo contro derive nazionalistiche e logiche sovraniste”. Poi la promessa: “Se il Parlamento confermerà la fiducia io sono disposto a fare la mia parte e assicuro l’impegno a guidare con il contributo di tutti questa fase così decisiva”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
ERA DISTRATTO, CHISSA’ A COSA PENSAVA… I SOCIAL NON PERDONANO
Il mandato di Guido Guidesi all’assessorato dello Sviluppo Economico in Lombardia inizia subito
con una gaffe televisiva.
Il leghista, questa mattina, è intervenuto in collegamento con SkyTg24. Si parla di campagna di vaccinazione, ma anche di economia e di riapertura delle scuole.
E proprio parlando di tutto ciò, il super-assessore (non si occuperà solo di Sviluppo Economico, ma anche di Recovery Fund e ristori) inciampa sull’errore più imprevedibile.
E così le «dotazioni vaccinali» diventano «dotazioni vaginali».
L’esponente della Lega alla Regione Lombardia (nominato dopo il rimpasto della giunta di qualche giorno fa) si è provato a correggere. Il tentativo, però, è stato reso vano dalla viralità della gaffe che, nel giro di pochi minuti, è stata condivisa sui social.
La dura legge dei social ha punito immediatamente l’errore di Guido Guidesi.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
SE NON VOTI PER I RAZZISTI SEI UN NEMICO
Non è una novità , ma ogni volta che succedono eventi simili non si può che affrontare il tema degli insulti a Liliana Segre con estrema tristezza.
La senatrice a vita, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ha spiegato che domani — martedì 19 gennaio — si recherà a Roma per votare la fiducia al governo Conte-2. Parole che hanno innescato i classici insulti — con i soliti riferimenti alla sua storia — sui social. Una tradizione vergognosa che, però, si ripete ogni volta.
La senatrice a vita ha detto che domani sarà a Palazzo Madama, «per essere pronta a fare il mio dovere martedì a Palazzo Madama. Non partecipo ai lavori del Senato da molti mesi perchè, alla mia età , sono un soggetto a rischio e i medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile».
Parole che hanno dato il via alla solita nauseante scia di odio sui social.
Insomma, il solito pot-pourri di odio contro la senatrice a vita che scenderà a Roma per votare la fiducia al governo Conte. Come nelle sue facoltà , come nel suo ruolo scritto nella Costituzione italiana. Eppure, anche di fronte alle evidenza, l’odio corre galoppando sui social network.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“E’ INACCETTABILE CHE DI FRONTE A UNA TRAGEDIA CHE HA COLPITO MILIONI DI ITALIANI QUALCUNO PENSI A INTERESSI PERSONALI”
“Non partecipo ai lavori del Senato da molti mesi perchè, alla mia età , sono un soggetto a rischio e i
medici mi avevano caldamente consigliato di evitare. Contavo di riprendere le mie trasferte a Roma solo una volta vaccinata, ma di fronte a questa situazione ho sentito un richiamo fortissimo, un misto di senso del dovere e di indignazione civile”.
Lo dice al Fatto Quotidiano la senatrice a vita Liliana Segre, alla vigilia della partenza per Roma per votare ”la mia fiducia al governo. Questa crisi politica improvvisa l’ho trovata del tutto incomprensibile. All’inizio pensavo di essere io che, con la mia profonda ingenuità di persona lontana dalle logiche partitiche, non riuscivo a penetrare il mistero. Poi però ho visto che quasi tutti, sia in Italia che all’estero, sono interdetti, increduli, spesso disgustati”.
”Confesso che il sentimento prevalente che mi muove è proprio quello dell’indignazione – aggiunge la senatrice – Non riesco ad accettare che in un tempo così difficile, in cui milioni di italiani stanno facendo enormi sacrifici e guardano con angoscia al futuro, vi siano esponenti politici che non riescono a fare il piccolo sacrificio di mettere un freno a quello che Guicciardini chiamava il particulare. Tutti i governi del mondo, hanno dovuto procedere per tentativi ed errori. Come anche la scienza, del resto. Quindi è scontato che anche il governo Conte abbia fatto errori. Però mi pare che si debba riconoscere che ha fatto nell’ultimo anno un lavoro gigantesco per reggere l’urto di un’emergenza spaventosa; ed ha ottenuto una svolta storica nelle politiche europee. Ricordo che questo governo è nato allorchè i partiti che lo formarono ritennero di superare le forti divergenze che già allora si manifestavano, perchè occorreva preservare il Paese da gravissimi pericoli. Dunque mi chiedo: ma quei pericoli sono svaniti?”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2021 Riccardo Fucile
CACCIA AI VOTI: ALLA CAMERA I SI’ AL GOVERNO POCO SOPRA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA DI 316 VOTI, AL SENATO TRA 152 E 156
Inizia la sfida in Aula per il premier Giuseppe Conte dopo la rottura con Matteo Renzi. E sui numeri si naviga a vista. Alle 12 il premier è alla Camera per rilanciare la sua azione di governo e martedì mattina al Senato per il voto decisivo.
Pallottoliere alla mano, i calcoli sono sempre più complicati.
Alla Camera, i sì al governo dovrebbero superare la maggioranza assoluta di 316, ma senza eccedere troppo. I più ottimisti fra i supporter del premier azzardano di poter arrivare a quota 156 voti al Senato ma i numeri certi, al momento, sono 152, con la senatrice Liliana Segre che ha detto che domani sarà a Palazzo Madama in sostegno di Conte.
Per la fiducia, per esempio, serve la metà più uno dei votanti. Per lo scostamento di bilancio, invece, si deve superare la soglia dei 161 voti. Palazzo Madama conta 321 membri, anzi 320 perchè il presidente non vota. Insomma, i calcoli si sprecano ma i numeri sono ancora piuttosto incerti. Sono giornate di colpi di scena e nessuno dà niente per scontato
I numeri alla Camera
La prima prova oggi è alle 12 a Montecitorio dove, fatta esclusione di malattie e assenze per altri motivi, la maggioranza può contare sui 191 voti del M5s, sui 92 del Pd e sui 12 di Leu, più quelli di Michela Rostan (renziana ma che proprio ieri ha annunciato che voterà a favore del governo) e di Vito De Filippo, che è uscito da Iv per tornare al Pd. Ci sono poi i deputati del gruppo Misto: al momento, fra loro i pro-governo vengono calcolati fra 18 e 21. Si arriverebbe così a 315-318. La maggioranza assoluta di 316 (315 se si toglie Pier Carlo Padoan, presidente designato di Unicredit, che ha lasciato la Camera senza essere sostituto) potrebbe essere superata con slancio maggiore se arrivassero nuove adesioni da quella decina abbondante di deputati del gruppo Misto non ancora schierata, che la maggioranza cercherà fino all’ultimo di arruolare. Fra loro c’è, per esempio, il voto favorevole dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti.
I numeri al Senato
Al Senato la maggioranza assoluta è di 161 voti. I sicuri in sostegno di Conte al momento sono 151-152, un cifra data dalla somma dei senatori del M5s (92), del Pd (35), del Maie-Italia 23 (4), di Leu (6) e delle Autonomie (8). A cui si aggiungono il senatore a vita Mario Monti e i costruttori: Sandra Lonardo (ex FI, moglie di Mastella), gli ex M5s Maurizio Buccarella e Gregorio de Falco. E poi Sandro Ruotolo (Misto). Il conto include anche Riccardo Nencini (del Psi che ha dato il simbolo a Renzi per la formazione del gruppo Italia viva al Senato). La senatrice a vita Liliana Segre ha fatto sapere che domani ci sarà e voterà la fiducia a Conte “per senso di dovere e indignazione civile”. Si potrebbe arrivare a 156 se fossero presenti in aula anche gli altri senatori a vita Renzo Piano e Carlo Rubbia. E se i costruttori riuscissero a prendere anche gli ex cinquestelle Lello Ciampolillo e Luigi di Marzio. Iv come ha annunciato dovrebbe astenersi.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 17th, 2021 Riccardo Fucile
FOTOGRAFIA DELL’IMPOTENZA
In parecchi si chiedono, abituati alla grammatica istituzionale d’antan, se Conte abbia intenzione
di salire al Colle per rassegnare le dimissioni, magari dopo il discorso in Aula di domani, evitando il voto. Per poi ottenere un reincarico e a quel punto riaprire il gioco. Con Renzi, che ha messo agli atti una sua astensione, e dunque tenendolo aperto a sua volta, o magari senza Renzi perchè, una volta sancita una discontinuità , a quel punto anche l’operazione responsabili può essere agevolata da una parvenza di dignità politica.
Nel senso che un conto è correre in soccorso del governo in nome della cadrega un conto è salvare la faccia facendo finta che è in atto un’operazione politica: un nuovo programma, un nuovo governo, eccetera eccetera.
In parecchi, dentro il Pd, questa cosa la sussurrano sotto i fragori della linea ufficiale e anche dentro in Cinque stelle dove ormai ogni testa è un tribunale, perchè, dicono, “è complicato governare con una maggioranza esigua”.
La risposta, all’amletico quesito, è un brusco “no”.
Conte non ha alcuna intenzione di dimettersi nè prima nè dopo il voto, sia della Camera sia del Senato. E non ha neanche tutta questa intenzione di salire al Colle a riferire o spiegare come andare avanti se non sarà chiamato a rapporto.
L’importante è prendere un voto in più, punto, anche se a palazzo Madama martedì non si dovesse raggiungere, come probabile, la famosa soglia 161, ovvero la maggioranza assoluta (se fossero tutti presenti) .
Il ragionamento del presidente parte da un assunto, il “mai più con Renzi”, accompagnato dall’eccitazione della sfida e da un mal celato rancore personale: “Gli ho offerto di tutto — va ripetendo – l’ho anche cercato due volte e non mi ha risposto, l’ho cercato anche una terza col numero oscurato di palazzo Chigi, niente”.
E arriva all’arrocco come strategia: incasso il voto alla Camera, sulla base di quello e in un clima di pressione ambientale vado al Senato, prendo un voto in più, comunque esso sia, anche quota 154 con i senatori a vita, e quel punto ho salvato la ghirba dimostrando che non c’è un’altra maggioranza possibile.
Il copione è già scritto: molti tireranno in ballo Mattarella, chiedendo al capo dello Stato un giudizio e un intervento di fronte a una maggioranza che maggioranza non è, fragile, risicata, politicamente inadeguata in questo contesto che richiederebbe ben altra forza e coesione.
E sarà un po’ come ululare alla luna perchè il capo dello Stato, questo capo dello Stato, poco può fare davanti a un presidente in carica che non ha intenzione di rassegnare il proprio mandato.
Che questo andazzo gli piaccia è tutt’altro discorso, e infatti non apprezza. Così come nutre perplessità sui consigli ascoltati a palazzo Chigi, assai diversi dai propri auspici.
Ma, per come sta interpretando il suo ruolo in modo notarile, Mattarella ha intenzione di entrare in campo solo se c’è una crisi conclamata, non una crisi politica strisciante.
Il punto non è se è legittimo un governo di minoranza: sui precedenti si potrebbe scrivere un tomo a partire dal governo della “non sfiducia” di Andreotti.
Il punto è che, se il presidente avesse voluto interpretare il suo ruolo in modo più interventista, sempre nell’ambito delle sue funzioni, lo avrebbe già fatto. Sottolineando, sin da ora nei colloqui che ci sono stati, la necessità di una maggioranza autosufficiente sugli imminenti adempimenti di bilancio (lo scostamento) che richiedono una maggioranza qualificata. ù
Che è poi quel che fece Giorgio Napolitano con Berlusconi: prima fissò qualche paletto, in un contesto di emergenza assoluta che imponeva solidità di governo, e poi lo convocò al Colle dopo un voto sul “rendiconto”, passato alla Camera con maggioranza relativa.
E invece: Conte si appresta ad andare avanti, anche con un voto in più, Renzi si astiene in posizione quasi da appoggio esterno, il Quirinale, finora, osserva.
È, semplicemente, la fotografia dell’impotenza, in cui nessuno ha la forza di mutare il grado di entropia del sistema, nè Renzi di romperlo, nè il governo di stabilizzarlo nè il Pd di cambiarlo, dopo sette mesi in cui parla a vuoto di “svolta”, finchè l’entropia non porta al collasso.
Magari ci sarà la fiducia, e questo sarà vissuto da alcuni come una vittoria, ma il tema della stabilità resta squadernato in tutta la sua evidenza, appeso al voto dei renziani sul bilancio e sempre a rischio di incidente.
Si continuerà a parlare di rimpasto, per non deludere gli appetiti degli affamati, continuerà la caccia ai parlamentari, e così via. In attesa dei numeri già si intravede il trionfo dell’inconcludenza politica, in cui non c’è mai un momento risolutivo e un approdo a un punto fermo
Non si conclude neanche la verifica, il rimpasto, i responsabili. Proprio nulla.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 17th, 2021 Riccardo Fucile
“I RISTORI A PIOGGIA SONO DEBITO PUBBLICO CHE PAGHERANNO LE FUTURE GENERAZIONI, SAREBBE MEGLIO INVESTIRE NELLE NUOVE ATTIVITA’ CHE SI SVILUPPERANNO”
Mario Monti e i ristori, un intervento sul Corriere della Sera, nella sezione degli editoriali. Uno spazio che il senatore a vita si è preso per dire la sua sull’attuale crisi di governo, nell’anti-vigilia del voto — decisivo — al Senato. Dove l’attuale esecutivo, evidentemente, conta anche sul suo supporto.
Tuttavia, il titolo dell’editoriale sembra essere già abbastanza eloquente: Le condizioni per la fiducia. Non un’intervista, in cui ci sarebbe potuto essere un certo contraddittorio, ma un articolo scritto di suo pugno, che si trova a insistere su alcuni passaggi . E che non sono affatto sfuggiti al popolo dei social network, che ha iniziato a far circolare alcune frasi dell’articolo scritto dal senatore a vita.
In modo particolare, su Twitter ci si è stupiti della posizione tenuta da Mario Monti in merito all’ormai noto decreto ristori, che è stato approvato nei giorni scorsi e che rappresenta la base per una nuova infornata di aiuti. È già pronto, infatti, un nuovo accordo per prevedere altra liquidità per tutte quelle attività che, a causa delle restrizioni imposte dal governo per contenere la pandemia, sono rimaste chiuse o hanno avuto un volume d’affari decisamente limitato rispetto al passato.
Il ragionamento dell’economista e senatore a vita è il seguente: dal momento che questi ristori vengono elargiti con fondi che saranno destinati ad aumentare il debito pubblico — e che quindi influiranno sulle generazioni future -, lo stato dovrebbe favorire la ristrutturazione o la chiusura delle attività a rischio.
Testualmente, Monti lo riporta in questo passaggio:
«Diviene perciò importante porsi con urgenza il problema di quanto abbia senso continuare a «ristorare» con debito, cioè a spese degli italiani di domani, le perdite subite a causa del lockdown, quando per molte attività sarebbe meglio che lo Stato favorisse la ristrutturazione o la chiusura, con il necessario accompagnamento sociale, per destinare le risorse ad attività che si svilupperanno, invece che a quelle che purtroppo non avranno un domani».
Si tratta di un passaggio che prelude alla vera “condizione” per la fiducia, ovvero la prospettiva di inseguire meno il consenso, di essere più severo in alcune misure, di affrontare temi scomodi che spesso sono stati sottovalutati, quando non proprio evitati.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2021 Riccardo Fucile
SALVINI PARLA DI UN PARCHEGGIO PUBBLICO NEL COMUNE DI BENEVENTO “TUTTO FINANZIATO DA CONTE” MA NON E’ INFORMATO, I FONDI ERANO STATI STANZIATI NEL 2016
Matteo Salvini sulla sua pagina Facebook da due giorni scarica post al veleno contro l’ex
Guardasigilli: “Grillo lo chiamava “Demente Mastella – scrive Salvini – Mastella li mandava aff…Adesso fanno il governo insieme…”.
E giù con le insinuazioni quando Salvini commenta così il “finanziamento di Palazzo Chigi” per un progetto a Benevento dove Mastella è sindaco: “Ah, pensa un po’…”.
Si tratta di un parcheggio che in realtà era stato già finanziato la prima volta nell’estate del 2016. Al governo del Paese, quasi per uno scherzo della Storia, c’era quel Matteo Renzi che ora, sfiduciando il premier Conte, ha involontariamente riportato alla ribalta parlamentare il peso responsabile di Mastella.
Il parcheggio era una delle opere programmate nei cosiddetti “Piani per le periferie”. Peccato però che per i conti in dissesto del Comune sannita i lavori non siano mai partiti. Anzi, con il passare degli anni è stata necessaria anche una revisione del progetto, a causa di altri intoppi di natura urbanistica, e solo il 13 gennaio è scattato l’ok definitivo da Palazzo Chigi.
A chi come Salvini associa l’approvazione di quel progetto al sostengo parlamentare di Mastella, come un classico do ut des di certa politica italiana, l’ex Guardasigilli risponde: “Sciocchezze, illazione offensiva nei miei confronti. È un project financing, chi ha vinto ha messo dei soldi. Non mi interesso di queste cose”.
E annuncia una querela per Salvini
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2021 Riccardo Fucile
“GIUSTE LE CRITICHE ALL’ESECUTIVO MA LA POLITICA DEVE CERCARE SOLUZIONI”
Non è compatta Italia Viva alla Camera. E dopo l’addio di De Filippo, che lascia i renziani e torna al Pd, arriva lo strappo di Michela Rostan.
La deputata di Iv ha annunciato che non voterà come gli altri deputati del suo partito, ma accorderà la fiducia al premier: “Ho deciso di votare la fiducia al governo Conte. Lo faccio perchè tra la critica al governo e la crisi di governo c’è una grande differenza, e la differenza si chiama politica, cioè ricerca delle soluzioni, tentativo di intesa. Era giusto – come fatto – incalzare il governo nei suoi punti deboli, nelle incertezze e negli errori compiuti nella gestione della pandemia, sia quella sanitaria sia quella sociale ed economica; era giusto chiedere un maggiore impegno, una maggiore collegialità , un maggiore rispetto delle regole democratiche. Ma la crisi, no. Ritirare i ministri, quindi ritirare la fiducia al governo e aprire una crisi al buio, in un momento storico come questo, appare una scelta troppo severa e troppo precipitosa”.
(da agenzie)
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