Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI GREENBLATT E DI HUFFNAGLE
Per comprendere la portata del pericolo del terrorismo insurrezionalista dell’estrema destra americana, è bene rivolgersi a chi, in America, da tempo monitora la galassia neonazista del white power.
L’amministratore delegato della Anti-Defamation League Jonathan Greenblatt e il direttore del Comitato ebraico americano per la lotta all’antisemitismo Holly Huffnagle, hanno parlato con Haaretz della responsabilità del presidente Donald Trump per la situazione attuale, così come delle azioni tangibili che l’amministrazione Biden può intraprendere per contrastare l’estremismo suprematista.
Le responsabilità di Trump
“Il presidente ha promosso la sedizione e incitato alla violenza”, ha detto Greenblatt in una dichiarazione di mercoledì. “Le persone che aggrediscono le forze dell’ordine o che violano gli edifici governativi devono essere arrestate e ritenute responsabili”.
Più di ogni altra cosa, quello che è successo al Campidoglio è il risultato diretto della paura e della disinformazione che è stata costantemente diffusa dallo Studio Ovale. La campagna di disinformazione di Trump è un chiaro e presente pericolo per la nostra democrazia”.
Greenblatt ha detto ad Haaretz, prima degli eventi di mercoledì, che mentre l’estremismo interno agli Stati Uniti non è un fenomeno nuovo, c’è stato un significativo incremento dell’estremismo, in quantità e pericolosità , da quando Trump si è insediato nel 2017.
“Ha amplificato e legittimato l’estremismo in un modo che non si era mai visto prima, e in modo allarmante e crescente. È iniziato durante la [prima] campagna, accreditando i media della supremazia bianca e ritweeting memi che sono nati in bacheche di estrema destra o oscuri subreddit e sono improvvisamente emersi nella conversazione pubblica attraverso il candidato”, spiega Greenblatt.
Huffnagle fa eco a questo, spiegando che c’è stato un aumento e una crescita dei movimenti di supremazia bianca negli ultimi quattro anni. L’anno 2015 “ha segnato una svolta in un aumento degli incidenti antisemitici”, dice. Abbiamo dati di percezione ebraica, statistiche dell’Fbi e altre indagini sui dati degli incidenti che lo dimostrano”. È più difficile misurare gli atteggiamenti, ma i dati sugli incidenti mostrano un aumento degli incidenti, che sono anche diventati più violenti e più aperti”.
Greenblatt osserva che i sostenitori della supremazia bianca sono stati incoraggiati dalla retorica di Trump durante il suo mandato di presidente. “Abbiamo visto questa recrudescenza dell’estremismo di destra, iniziata durante la campagna elettorale che ha poi marciato all’aperto a Charlottesville [durante il raduno di Unite the Right nell’agosto 2017]. Dal 2016 al 2019, solo i sostenitori della supremazia bianca hanno ucciso 116 persone negli Stati Uniti, e altri estremisti di destra hanno aggiunto circa 21 morti in questi tre anni”, riferisce Greenblatt. “L’Fbi vi dirà che il pericolo più chiaro e presente, in termini di terrore interno, è l’estremismo di destra”. Huffnagle concorda sul fatto che Trump ha dato potere, o almeno ha dato forza agli antisemiti.
“Penso che sia una distinzione importante il fatto che non chiamiamo i nostri leader di governo antisemiti – ma le parole portano all’effetto antisemita, se non all’intenzione”, dice. “Anche se non era intenzione del presidente, c’è una correlazione con le sue parole e con i movimenti di supremazia bianca che si sentono incoraggiati. Sentono il fischio del cane. Hanno sentito quello che volevano sentire”.
“I leader devono guidare”
Per Greenblatt che la prima azione del neo presidente democratico, una volta insediato, il prossimo 20 gennaio alla Casa Bianca, dovrebbe essere quella di dimostrare una capacità di leadership che è stata assente negli ultimi quattro anni. “I leader devono guidare. Va ricordato che quando [Biden] ha annunciato la sua candidatura, l’ha legata a Charlottesville e a quella sfacciata dimostrazione di antisemitismo e razzismo. I leader hanno bisogno di condannare in modo chiaro, convincente e coerente la supremazia bianca e l’odio razzista e antisemita. Non solo a parole, ma nei fatti. Hanno bisogno di incarnare questa idea che la diversità è un punto di forza in questo Paese. Sono contento di vedere l’amministrazione [in arrivo] abbracciare questo concetto dal modo in cui ha costruito il suo gabinetto, dal vice presidente in giù”, dice.
Il Ceo di Adl propugna la costituzione di una task force che coinvolga i diversi rami del governo in uno sforzo coordinato per combattere l’estremismo. “Uno sforzo sia a livello globale che nazionale, poichè si tratta di una minaccia terroristica globale”, rimarca Greenblatt. Mi assicurerei che vada al di là di questo approccio di tutto il governo; guarderei anche alle forze dell’ordine statali e locali”. Mi assicurerei anche che il nostro sistema educativo non permetta alle radici della radicalizzazione di radicarsi”, dice.
Huffnagle spera anche che la Casa Bianca istituisca un organismo inter-agenzie per i crimini d’odio che migliori il coordinamento tra le agenzie federali per affrontare l’estremismo interno.
“Si tratta di due parti: la denuncia e l’azione penale”, puntualizza. “Speriamo che il No Hate Act passi e fornisca più risorse alle forze dell’ordine”. La raccomandazione principale di Huffnagle è di migliorare la protezione della comunità ebraica.
“Negli ultimi tre anni abbiamo constatato che la comunità ebraica non si sente sicura. Il 56 per cento delle istituzioni ebraico-americane ha aumentato la sicurezza negli ultimi due anni; un ebreo americano su tre ha evitato certi luoghi a causa delle sue preoccupazioni per la sicurezza. L”amministrazione Biden deve impegnarsi a fornire ulteriori risorse per la protezione della comunità ebraica. Non è qualcosa che possono o devono necessariamente fare da soli”, dice.
Greenblatt e l’Adl hanno guidato l’anno scorso la campagna “Stop Hate for Profit”, conducendo un boicottaggio pubblicitario contro le aziende dei social media – in particolare Facebook – nel tentativo di responsabilizzarle per aver ospitato l’odio sulle loro piattaforme e aver valorizzato i profitti rispetto al pregiudizio. Dice che i social media sono stati “la forza fondamentale” dietro il rapido mainstreaming dell’estremismo e l’ampliamento delle divisioni sociali.
“Dall’account Twitter del presidente al modo in cui le piattaforme amplificano algoritmicamente i nostri peggiori impulsi, è piuttosto allarmante”, spiega Greenblatt. “Quando l’amministrazione cerca di capire come combattere ‘odio, deve concentrarsi completamente su come fare ii conti con il ruolo che questi prodotti svolgono nell’eliminare e normalizzare i pregiudizi, e su come prendiamo le misure per garantire che, se affrontiamo questo problema, useremo un approccio di tutta la società per combattere non solo l’antisemitismo o il razzismo, ma tutte le forme di estremismo. e i social media hanno un ruolo fondamentale da svolgere nel frenare alcuni dei peggiori attori”.
Huffnagle ritiene che combattere l’estremismo interno sia per molti versi una lotta contro “la digitalizzazione del problema”. Uno dei motivi principali per cui sappiamo che i gruppi della supremazia bianca sono riusciti a crescere in modo così significativo negli ultimi cinque anni è l’impollinazione incrociata di algoritmi, soprattutto su Facebook, e la loro capacità di crescere online – che ha conseguenze offline. Il governo può spingere queste aziende più di quanto non abbia fatto, senza violare i diritti del Primo Emendamento”.
(da Globalist)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
I FIGHETTI VIZIATI CHE SI DEFINISCONO “AMICI DEL POPOLO” FESTEGGIAVANO CON I RICCASTRI DELLA FINANZA
Gloria di Umberto Tozzi in sottofondo, nessuna mascherina, solo sorrisi tronfi e soddisfatti: è il dietro
le quinte del discorso con cui Trump ha aizzato la folla di fanatici contro il Parlamento, a poche ore dal tentato golpe che per ora ha un bilancio di 5 morti. A girare il video è Donald Trump Jr, primogenito del Presidente.
Insieme a lui, la fidanzata Kimberly, che a favore di camera grida “abbiate il coraggio di lottare per ciò che è giusto” e altri nababbi e riccastri che osservano mentre il popolo bue (nel vero senso della parola, visto come erano conciati) lanciassero l’assalto a Capitol Hill.
Sono gli stessi che si definiscono amici del popolo, e che adesso stanno in tutta fretta cercando di salvare la faccia.
Ma il video parla chiaro, e mostra bene che l’intera famiglia Trump, insieme all’entourage di fedelissimi del Presidente, ha cercato di portare a termine quello che è nè più nè meno che un colpo di stato.
(da Globalist)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
“I FATTI DI CAPITOL HILL MI FANNO INORRIDIRE, TRUMP HA AVVELENATO LE MENTI”
E’ stato silurato alla fine del 2018 dopo essere stato segretario alla Sicurezza interna, poi capo dello staff della Casa Bianca nei quattro anni di Donald Trump.
John Kelli ha assicurato che ricorrerebbe al 25esimo emendamento della Costituzione per rimuovere Trump.. “Sì, lo farei. Penso che il gabinetto dovrebbe riunirsi e discuterne”, ha affermato Kelly, aggiungendo comunque di “non ritenere che accadrà “.
Poi il commento al vetriolo sui fatti avvenuti mercoledì al Campidoglio: “Quello che è avvenuto a Capitol Hill – ha incalzato, dicendosi “inorridito” da quelle scene “incredibili” – è il risultato diretto del suo avvelenamento delle menti con bugie e frodi”.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
ALCUNI ERANO ARMATI DI FUCILI SEMI-AUTOMATICI… GIORNALISTI COLPITI E MINACCIATI, FORZE DELL’ORDINE INADEGUATE…CI HANNO PORTATO IN UN SOTTERRANEO
Doveva essere un giorno normale, per quanto non si sia mai visto un giorno tranquillo negli ultimi
quattro anni di presidenza Trump.
Eppure il sei di gennaio ero sicuro che sarebbe stato solamente un giorno lungo, estenuante, a tratti noioso (probabilmente sarei uscito alle tre di notte), ma che avrebbe portato a un risultato certo e ineluttabile: la certificazione della vittoria di Joe Biden alle presidenziali 2020.
E così sarebbe dovuto essere, nonostante la volontà di qualche repubblicano di opporsi e portare il tutto per le lunghe. Da giorni si vedevano trumpisti in giro per la città e, viste anche le parole incendiare del presidente, gridate pure davanti la Casa Bianca nella mattinata di mercoledì, qualcuno si aspettava possibili violenze, magari scontri con i membri di Black Lives Matter e gli Antifa, come era successo nelle precedenti proteste.
Nessuno poteva immaginare, nemmeno le forze di polizia, che delle rumorose proteste ai piedi del Campidoglio si sarebbero tramutate in un’invasione del Congresso, uno dei luoghi in teoria più sicuri al mondo, e una forzata sospensione delle sue attività per svariate ore, mentre la paura e il panico prendevano il sopravvento.
E tu nel mezzo, mentre dall’Italia già partivano le chiamate e i messaggi preoccupati. Nel mezzo di questo assurdo giorno: cinque morti, più di cinquanta arrestati, due bombe artigianali trovate nei dintorni del Capitol Hill, un poliziotto morto per le ferite riportate negli scontri e uno degli emblemi degli Stati Uniti trasformato in una baraonda di esagitati convinti che le elezioni fossero state rubate. Ovviamente senza alcuna prova concreta e reale.
Perchè ricordiamolo: ok protestare, ma ha senso quando la ragione della protesta è una clamorosa menzogna? Io sono un giornalista televisivo e, quando si fanno coperture live dal Congresso, per forza di cose ti ritrovi a stare in quelle che vengono chiamate Cannon e Russell Rotunda, dei colonnati molto telegenici ubicati negli edifici legislativi ai lati del Campidoglio. Sei lì, ascolti ciò che succede nelle due aule e racconti davanti a una telecamera ciò che sta accanendo, se sei fortunato placchi qualche congressista o senatore che passa di lì e magari ti esce fuori anche uno scoop.
Eppure, ieri, la notizia era fuori, a trecento metri, fra gas lacrimogeni e spray urticante. Io avevo visto la polizia del Congresso chiudere gli edifici per dei falsi allarmi in passato, capita spesso, ma non avevo mai visto le facce degli agenti così spaventate, senza la minima idea di che cosa stesse succedendo veramente e di quali pericoli avrebbero potuto incontrare fra il labirinto di corridoi e tunnel che compongono la rete sotterranea del Campidoglio.
So solo che, in cinque minuti, tutte le persone presenti nel Congresso sono state evacuate e portate di forza nei sotterranei, al sicuro. All’inizio si pensava fosse un allarme bomba. Solo dopo, nell’incredulità generale, mentre la polizia entrava e usciva di corsa, apparivano agenti in equipaggiamento antisommossa e con la pistola fuori dalla fodera, ci è stato detto che dei manifestanti erano entrati dentro il Congresso e c’era da tutelare la sicurezza dei legislatori, dei giornalisti, di tutta la gente che lavora lì.
Il congresso era in lockdown. Nessuno entra, nessuno esce. Io, insieme a diversi membri della Camera, chiusi, aspettando che il peggio passasse. Vane le mie proteste e le grida per farmi uscire, che, diamine, dovevo andare nel mezzo della notizia, che ero un giornalista, che la sicurezza era l’ultimo dei miei pensieri. Nulla da fare.
Eppure le voci delle centinaia di persone che avevano fatto irruzione dentro, fino ad arrivare sotto la cupola del Congresso e dentro l’ufficio della presidente Nancy Pelosi, manco fossero a casa loro, quelle sì, si potevano sentire chiaramente.
Da giornalista, non ero spaventato. Questa gente non mi ha mai spaventato. Ho sempre pensato che fossero dei fanatici, ma spesso e volentieri delle tigri di carta che parlavano tanto e facevano, alla fine, poco.
Il fatto è che la polizia del Congresso deve garantire la sicurezza dei suoi membri, non affrontare orde di persone furibonde. E di fronte a tanta rabbia e forza, la polizia si è ritrovata completamente in inferiorità numerica per svariate ore, utilizzando la forza brutta, e uccidendo una manifestante, solo quando le persone si erano avvicinate troppo all’area dove si trova l’ufficio della presidente della Camera dei Rappresentanti.
Per il resto, la priorità era ridurre la tensione, soprattutto perchè c’erano dei manifestanti armati con fucili semiautomatici. Bastava veramente poco per trasformare tutto in una carneficina in pieno stile sparatoria di massa americana. Io, dal sotterraneo, sono riuscito dopo un po’ a uscire, andare fuori e non credere ai miei occhi: il Congresso era ancora in mano ai trumpisti, mentre i giornalisti venivano colpiti, le telecamere distrutte, senza che nessuno indossasse una benedetta mascherina nel mezzo di una pandemia come quella attuale. Ma quello, onestamente, era l’ultimo dei problemi.
Solo dopo ore e un massiccio intervento di praticamente tutte le forze dell’ordine presenti nella capitale, dalla guardia nazionale al servizio segreto, la situazione è tornata lentamente alla normalità , mentre l’oscurità scendeva sulla città e il sindaco di Washington imponeva un coprifuoco dalle 18 in poi.
Freddo, buio, urla e grida che lentamente si affievolivano. Washington, la capitale degli Stati Uniti, il centro del potere dello zio Sam, era diventata improvvisamente una città fantasma, con le strade bloccate, sirene blu e volanti ovunque, mentre i trumpisti, probabilmente convinti di aver fermato la certificazione della vittoria di Biden per sempre, se ne tornavano a casa.
In giro solo qualche lupo solitario che, vedendo noi giornalisti, si fermava a chiedere se fossimo dei patrioti e se dicessimo la verità . Molti di loro con il cellulare in mano, scattando foto, e gridando: “Ti controlliamo, eh”. Io, di rimando, non potevo fare altro che sorridere alla cattiva sorte, consapevole che sarebbe potuta andare molto peggio.
Ma con una certezza: una delle pagine più misere della storia americana si era appena conclusa. E una consolazione: alle otto di sera la certificazione ha ripreso il suo corso e nella notte dil giovedì Biden è stato ufficialmente nominato 46° presidente degli Stati Uniti.
Trump, pare, si sia convinto ad autorizzare una transizione pacifica, senza concedere la vittoria, anche se si temono nuove proteste e nuove violenze. Questa volta la sicurezza sarà ben diversa. E poi il 20 gennaio lascerà la Casa Bianca, probabilmente senza essere portato fuori di peso, e si inaugurerà la presidenza Biden, mentre i manifestanti pro-Trump torneranno alle loro vite, con una lezione appresa (forse): puoi fare tutto il rumore che vuoi, usare tutta la forza che ti pare, ma la democrazia non si può fermare. Vince sempre, alla fine.
Magari farà una figuraccia, perchè di figuraccia stiamo parlando con uno dei luoghi cardine degli Stati Uniti vilipeso in mondovisione, ma alla fine proseguirà con il suo corso. E come ha detto il senatore dello Utah, Mitt Romney: questa gente verrà ricordata per questo vergognoso episodio. Sarà la loro eredità , insieme a quella di Trump. Il resto sarà solo un lontano, e per alcuni, brutto ricordo, che lentamente scomparirà .
(da TPI)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’EDITORIALE DEL GIORNALE: “O CAMBIANO METODI E OBIETTIVI O E’ FINITO UN COMUNE PROGETTO POLITICO”… BERLUSCONI RINCARA LA DOSE: “NOI LIBERALI SIAMO UN’ALTRA COSA”
La prima pagina del Giornale oggi in edicola, tutti i contenuti indicano lo strappo definitivo di Forza Italia da certa destra, dai compagni di strada che non disdegnano camicie nere e camicie verdi.
L’effetto devastante dei fatti di Capitol hill sulle cosette politiche di casa nostra è anche questo. Ecco il passaggio cuore del ragionamento dell’editoriale del direttore del Giornale, titolato, “Il muro di Berlino dei sovranisti”: “Il 6 gennaio 2021 sta al sovranismo come il 9 novembre 1989 – giorno della caduta del muro di Berlino- sta al comunismo – scrive Sallusti-. Parole d’ordine, obiettivi e metodi dovranno cambiare. Pena la fine di un progetto politico, che non è accettabile sia complice di estremisti violenti, tantomeno golpisti. La destra, anche quella italiana, batta un colpo. Nonostante Conte e Zingaretti, non vorremmo mai ritrovarci con il Parlamento occupato da matti in camicia nero-verde. Un’altra destra è possibile, e noi ci crediamo”.
Salvini e Meloni sono avvertiti. Se non bastasse c’è anche l’intervento di Silvio Berlusconi, titolato “E’ la fine peggiore. Noi liberali siamo un’altra cosa”.
Evidentemente i segnali dati in quattro anni da Trump non sono bastati per capire, prima, quale deriva politica portasse con sè. Il delirio realizzato del trumpismo, l’altro giorno, ha ridestato anche i democratici di destra di casa nostra.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
“IL TRUMPISMO HA MOSTRATO IL SUO VERO VOLTO. E’ STATO RACCAPRICCIANTE, MA E UN BENE CHE SIA ACCADUTO IN DIRETTA TV”
“Gli uomini e le donne all’interno delle istituzioni si sono dimostrati più forti e solidi dello stesso
sistema a cui Trump ha dato l’assalto, sia scatenando la folla mercoledì, sia negli ultimi mesi, con le richieste pressanti di alterare i risultati del voto. Se uno solo di loro avesse ceduto alle lusinghe del presidente, forse nemmeno la guardia civile sarebbe bastata a difendere il Congresso. E invece tanti, pur non condividendo le stesse idee, sono rimasti fedeli ai valori della Costituzione, difendendo il risultato del voto: e la tenuta della società “.
Nonostante le violenze di Washington, il politologo Michael Walzer, 84 anni, è ottimista. Professore emerito di Princeton, è l’influente filosofo della politica autore di saggi come L’intellettuale militante e Guerre giuste e ingiuste.
A lungo condirettore della rivista politico-culturale Dissent, è tra le figure più influenti dei liberal Usa, colui che da più di mezzo secolo sprona la sinistra americana a rimettersi in gioco.
Qual è la lezione da trarre dalle proteste di Washington?
“Il trumpismo sfociato nella violenza ha mostrato il suo vero volto. È stato raccapricciante, ma è un bene che sia accaduto in diretta tv. Tutti hanno capito chi è Donald Trump. E visto i suoi limiti. L’atto di forza a cui abbiamo assistito non è mai stato nemmeno lontanamente un colpo di Stato perchè il presidente uscente non ha dalla sua parte nè l’esercito nè gli apparati dello Stato. Ma l’atto finale di un narcisista leader populista, privo di forza ideologica, ma solo capace di parlare al lato più irrazionale della gente”.
Moisès Naàm su “Repubblica” lo ha paragonato al presidente argentino Pèron..
“Il trumpismo continuerà ad esistere e a influenzare la politica americana anche dopo Trump. Ma il suo estremismo peserà soprattutto sul partito repubblicano, spaccato e dilaniato da una crisi d’identità che non si sanerà a breve e di cui spero i dem sapranno approfittare alle elezioni di MidTerm del 2022 e alle presidenziali del 2024. Certo, Joe Biden dovrà trovare soluzioni economiche e politiche adatte alle esigenze di quell’elettorato che ha trovato rifugio in Trump ma per natura e valori appartiene alla cultura dem”.
Quali risposte?
“Biden dovrà sforzarsi di essere un presidente energico. Capace di affrontare i problemi concreti dei lavoratori. E dovrà farlo fin da subito, nei primi 100 giorni. Occupandosi di distribuire capillarmente il vaccino e subito dopo di distribuire aiuti economici adeguati. Purtroppo, la pur conquistata maggioranza al Senato è più risicata di quel che speravamo. Sarà costretto a fare mediazioni, portando avanti politiche centriste. Ma con l’aiuto di qualche repubblicano coscienzioso può fare molto per lavoro, immigrazione, ambiente”.
Le organizzazioni di destra che abbiamo visto in piazza sono cresciute durante la presidenza Trump. Gli sopravvivranno?
“Un numero enorme di gruppi d’odio e milizie di destra armate ha trovato riparo all’ombra del presidente. Sono l’eredità peggiore che lascia al suo successore e toccherà farci i conti. Ma penso che torneranno ad essere un problema locale. Grave: ma, con le corrette azioni, contenibile. Sui grandi numeri quel tipo di attivismo politico è comunque destinato a restare marginale”.
Perfino nel gabinetto Trump c’è chi parla di applicare il 25esimo emendamento e allontanare il presidente dalla Casa Bianca prima del 20 gennaio…
“Sarebbe giusto. Ma non accadrà . Le figure forti e indipendenti del suo gabinetto sono poche. Gli altri sono politici di serie B e C che gli devono tutto. Tireranno avanti per altre due settimane, sperando di tornarsene presto a casa”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
BRIAN SICKNICK ERA IN SERVIZIO DAL 2008 PRESSO LA POLIZIA DEL CAMPIDOGLIO… IL FRATELLO: “E’ MORTO DA EROE”
Si chiamava Brian D. Sicknick, aveva 40 anni e prestava servizio come poliziotto a Capitol Hill: è lui la quinta vittima legata all’assalto dei manifestanti pro-Trump al Congresso statunitense consumatasi il 6 gennaio a Washington Dc.
L’agente di polizia era rimasto ferito durante gli scontri ed è deceduto dopo 24 ore di lotta tra la vita e la morte.
A confermarlo è giunta la polizia del Campidoglio, affermando che il ferimento di Sicknick è avvenuto “mentre si scontrava fisicamente con i manifestanti”. Tornato in caserma, ha avuto un collasso ed è crollato. Trasportato in ospedale, l’uomo non ce l’ha fatta ed è deceduto alle 21.30 di giovedì 7 gennaio.
Secondo quanto riportato dalla Cnn, Sicknick era entrato a far parte della Polizia del Campidoglio nel luglio 2008. CBS News ha riferito che Sicknick era un veterano e aveva 40 anni. I funzionari della polizia riferiscono che indagheranno sulla morte dell’agente.
Il fratello dell’agente Sicknick ha rilasciato la seguente dichiarazione ad ABC News: “Dopo una giornata trascorsa a combattere per la sua vita, Brian è morto da eroe. Vorrei ringraziare tutti i fratelli e le sorelle delle forze dell’ordine per l’incredibile sostegno che hanno dimostrato alla mia famiglia. Speriamo che la nostra privacy possa essere rispettata in questo momento di dolore. Grazie”.
“L’intero dipartimento della United States Capitol Police esprime le sue più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici dell’agente Sicknick per la loro perdita, e piange la perdita di un amico e collega”, ha fatto sapere la polizia di Capitol.
Le altre quattro persone che hanno perso durante l’assalto al Campidoglio erano tutti manifestanti: Ashli Babbitt, una veterana dell’aeronautica 35enne; Benjamin Phillips, 50 anni, arrivato da Ri, in Pennsylvania; Kevin Greeson, 55 anni, di Athens (Alabama); e Rosanne Boyland, 34 anni, giunta da Kennesaw.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA POTREBBE INCRIMINARLO A BREVE PER AVER ISTIGATO AL GOLPE, LUI EMANERA’ UNA GRAZIA PREVENTIVA A SUO FAVORE PER SALVARE LA PELLE
“Il Congresso ha certificato i risultati delle elezioni. Una nuova amministrazione sarà inaugurata il 20
gennaio. Il mio obiettivo ora è quello di assicurare una transizione dei poteri tranquilla e ordinata”.
Donald Trump, per la prima volta dopo settimane e settimane di tentativi per ribaltare l’esito del voto, riconosce la sconfitta elettorale, pur senza mai citare Joe Biden.
Il colpo di scena arriva con un video postato su Twitter in cui, il giorno dopo i tragici eventi dell’assalto al Congresso da parte dei suoi sostenitori, si rivolge agli americani condannando le violenze e lanciando un appello alla riconciliazione.
“E’ l’ora di raffreddare gli animi e di ripristinare la calma. Bisogna tornare alla normalità dell’America”, ha affermato il presidente uscente, parlando dalla Casa Bianca e usando parole dure contro i protagonisti delle violenze avvenute a Capitol Hill: “Voi non rappresentate il nostro Paese. E coloro che hanno infranto la legge pagheranno”, ha affermato, dicendosi scioccato da quanto accaduto e ribadendo come l’America deve essere il Paese del ‘law and order’.
Stavolta nessun cenno ai presunti brogli e nessuna denuncia di elezioni truccate, ma solo un richiamo alla lotta per difendere la democrazia americana e assicurare l’integrità del voto: “Continuo fortemente a credere che dobbiamo riformare le nostre leggi elettorali per verificare davvero l’identità degli elettori e il diritto al voto e ripristinare la fiducia nel nostro sistema”. E ai fan dedica la chiusura del video: “So che siete delusi, ma voglio anche che sappiate che il nostro incredibile viaggio è solo all’inizio”.
La svolta è arrivata dopo una giornata in cui si sono rincorse le voci su una possibile rimozione dall’incarico di Trump prima del 20 gennaio, giorno in cui Biden si insedierà alla Casa Bianca. I leader democratici in Congresso, Nancy Pelosi e Chuck Schumer, hanno richiesto il ricorso al 25mo emendamento e, in caso contrario, si sono detti pronti anche a un nuovo impeachment.
Ma il vicepresidente Mike Pence, che ha un ruolo fondamentale per innescare l’eventuale rimozione del presidente, sarebbe contrario. E anche Joe Biden ha fatto sapere di non essere interessato a una discussione divisiva che non aiuta a riunificare il Paese.
Dunque l’ipotesi di un Trump cacciato dalla Casa Bianca prima del tempo sembrerebbe tramontare. Anche se del ricorso al 25mo emendamento avrebbero discusso il segretario al Tesoro Steve Mnuchin e il segretario di Stato Mike Pompeo, fino a pochi giorni fa due dei fedelissimi di Trump nel governo.
Ma sulla testa del presidente uscente aleggia anche lo spettro di un’incriminazione per aver contribuito ad incitare quanto accaduto in Congresso: “Il Dipartimento di Giustizia prenderà in considerazione l’ipotesi di capi accusa per reati penali contro chiunque abbia giocato un ruolo nella vicenda”, ha assicurato il procuratore federale di Washington, senza escludere un coinvolgimento anche di Trump.
Quest’ultimo, secondo il New York Times, intanto continuerebbe a coltivare l’idea di auto graziarsi prima della fine del mandato, per proteggersi da possibili futuri procedimenti giudiziari a livello federale. Una grazia preventiva che potrebbe arrivare nei prossimi giorni.
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2021 Riccardo Fucile
QUALCUNO SOLIDARIZZA CON I DELINQUENTI, MOLTI SONO PRUDENTI, L’UNICO CHE HA LE PALLE E’ CROSETTO: “EROI E PATRIOTI QUESTI? SOLO GENTAGLIA, I PEGGIORI NEMICI” E VIENE DEFINITO “TRADITORE”
“Oggi è oltre. Da me nessuna difesa”. E se lo dice lui: Guglielmo Picchi, deputato leghista, ex sottosegretario agli Esteri, bocconiano e salviniano, tra i più accesi sostenitori di Trump, che il 4 novembre ci spiegava “perchè Donald ha vinto e i Democratici provano a rubare le elezioni”.
L’assalto a Capitol Hill spiazza e ammutolisce i fan italiani del presidente uscente.
Da “Stop the Steal” a “Stop the Violence”, ma con dichiarazioni pallide o tortuose.
Così in poche ore i trumpiani diventano trumpini.
Giorgia Meloni viene messa sotto assedio da sinistra per il pilatesco post in cui si augurava che “le violenze cessino subito come chiesto da Trump” quando Mitt Romney parla di “insurrezione incitata dal presidente Usa”. Poi gli auguri a Joe Biden per “riportare concordia in una nazione profondamente divisa”.
Cerchiobottista con sfumature nonsense Matteo Salvini: “La violenza non è mai la risposta, da Washington a Istanbul. Per me l’Italia e gli italiani vengono prima di tutto e tutti”.
Del resto, a qualcuno Jake Angeli, il “vichingo” con il cognome italiano e le corna di bisonte, è parso sbucare dalla Pontida del passato. Ma separare i fatti dai mandanti è arduo.
Non basta evitare con cura di pronunciare i nomi. Il populismo, già controvento, si ritrova in una bufera improvvisa. I social, impietosi, ritirano fuori tutto proprio mentre l’America discute se invocare il venticinquesimo emendamento per rimuovere un presidente “incapace di adempiere ai poteri e doveri della carica”.
Ecco la foto di Meloni, con la Casa Bianca sullo sfondo, e l’entusiasmo per la “ricetta” da importare. Ecco il Salvini-pensiero da “Trump sui brogli ha ragione, vigileremo su possibili fregature anche da noi” alla mascherina con il logo della campagna elettorale.
Giancarlo Giorgetti, responsabile Esteri nonchè inesausto sostenitore della “de-trumpizzazione” di Matteo, tace e chissà se si mette le mani nei capelli. L’unico che — come altre volte — accelera sul fronte moderato è Luca Zaia: “L’accaduto è scandaloso, è un attacco alla democrazia se non accetti il responso elettorale. Trump deve condannare”.
Gli ultrà contro il Deep State
Quattro morti, uffici devastati, parlamentari evacuati o bloccati dal Secret Service nelle loro stanze, esercito infine schierato. Twitter sospende il profilo di Trump. Persino la Fox è in imbarazzo, mentre c’è chi invita a boicottarla.
Non il fondatore di Forza Nuova Roberto Fiore: “Onore a Ashli Babbitt, uccisa vigliaccamente dalla polizia, prima eroina della rivoluzione popolare americana” contro il “potere corrotto e vile”.
Idem il leghista Silvano Pironi su Facebook: “All’assalto del Deep State — postava ieri – La controrivoluzione identitaria al grido di “Fight for Trump”. Assediato il Campidoglio per bloccare l’elezione farlocca di Biden. Gli Americani sono con Trump”.
E oggi: “Ashli Babbitt, veterana, disarmata. Le “femministe” tacciono? Difficilmente vedremo la Boldrini inginocchiarsi”.
Il deputato pisano Edoardo Riello la prende di lato, rispondendo all’allarme contro le fake news del grillino Toninelli: “Ora useranno la scusa della protesta di Washington per chiudere il teatrino della presunta crisi e blindare le poltrone”.
Sui fatti in sè, però, prudente silenzio. Cauto, ma non domo Simone Pillon, senatore leghista, neocatecumenale e già promotore del Family Day: “Resto fermamente convinto delle idee del programma di Trump e delle sue decisioni su valori, famiglia e vita nascente. Quanto è accaduto non può essere accettato, ma da qui a collegarlo con la volontà del presidente ce ne vuole”. Non crede che sia — come minimo – intervenuto tardi e debolmente?
“Prima ho letto i suoi tweet in cui invitava alla pace e al rispetto delle forze dell’ordine. Non entro nella dinamica dei fatti ma li condanno”. Picchi su Twitter è più articolato: “Ho apprezzato tagli tasse, politiche commerciali e migratorie. Da due mesi Trump ha buttato tutto via anche per noi. Se va via prima non sbaglia”. Poi: “Esaurita senza successo la fase (della contestazione, ndr) si va all’opposizione e ci si prepara per la volta dopo. Questo gli sfugge”.
Il deputato del Carroccio rilancia la tesi che quei violenti hanno fatto un “regalo alla sinistra Dem e nostrana”, ma “75 milioni di ragioni diverse dalla vostra sono ancora lì. Ma non sia vae victis”. Linea simile per Guido Crosetto: “Eroi questi? Gentaglia peggior nemico dei conservatori seri — cinguetta l’ex viceministro della Difesa — Uno spot per la sinistra nel mondo”. Che però, tra suprematisti bianchi, Proud Boys e milizie varie, sta andando in onda da un po’.
Poche parole sono comunque troppe per un certo mondo di ultradestra, che bolla Crosetto come traditore. Lui avvisa: “Il 45% degli elettori repubblicani è d’accordo con l’assalto. Significa decine di milioni di americani convinti che le elezioni siano state truccate”. Infine si stufa: “Vabbè, sembra che abbiano fatto il casino a Washington solo per utilizzarlo per le nostre polemiche interne. Non ne posso più. Amen”.
(da “Huffingtonpost”)
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