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VOCI DAL COLLE, ULTIMATUM DI MATTARELLA AI PARTITI: “DATEMI UNA SOLUZIONE ENTRO STASERA O FACCIO IO”

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

PRESIDENTE DELUSO E IRRITATO, SE TOCCHERA’ AL CAPO DELLO STATO TROVARE UNA SOLUZIONE I PARTITI NON TOCCHERANNO PIU’ PALLA, A COMINCIARE DAL RECOVERY

Al momento la soluzione della crisi ancora non c’è: gli argomenti divisivi rimangono tutti sul tappeto, dal Mes alle politiche sul lavoro, la sanità , le infrastrutture e persino il capitolo riforme con i renziani che vorrebbero una bicamerale dedicata, la cui guida potrebbe essere affidata all’opposizione.
Insomma, la strada per un nuovo governo Conte è ancora in salita anche se i dem che siedono al tavolo delle trattative a microfoni spenti giurano che si chiuderà  proprio sul Conte Ter “entro oggi o al massimo domani”. Sarà .
Intanto, però, monta l’irritazione del Colle per il protrarsi della situazione. La grande paura è che “l’eterno gioco del cerino finisca con i protagonisti che si bruciano le dita”: questo il refrain che circola ai piani altissimi del Quirinale dove la preoccupazione aumenta di ora in ora.
La delusione si taglia con il coltello al Quirinale: “Mattarella aveva chiesto a Fico di fargli sapere entro stasera se c’era la possibilità  di incaricare un presidente del consiglio (il quale dovrà  svolgere le sue trattative sui ministeri-condiviso dalle forze che hanno già  espresso l’intendimento di fare insieme il governo). Se questo non accade, non ci sono proroghe”, avvertono dal Colle.
La domanda è molto semplice, spiegano dal Quirinale: Renzi accetta l’incarico a Conte con cui trattare per i ministri? Questo è il lavoro che doveva svolgere Fico. E per rispondere a questa domanda i giorni che gli sono stati concessi sono anche eccessivi.
Il timore è che i partiti, continuando a girare a vuoto di tavolo in tavolo, non producano nessun risultato concreto e “costringano” poi il Colle, a togliere le castagne dal fuoco per tutti. Ancora una volta.
Ma se così fosse, stavolta per i partiti non sarebbe indolore: “Non toccheranno più palla e non avranno più alcuna voce in capitolo” spiegano dal Quirinale. Insomma, si scordassero il “potere di veto”.
In ogni caso, poi, la volontà  del “capo” (così chiamano confidenzialmente il Presidente i collaboratori più stretti) è quella di prendere una decisione definitiva (qualunque essa sia, dal governo istituzionale o del presidente financo alle eventuali elezioni anticipate) entro la fine di questa settimana. Non un giorno di più. La deadline è fissata.

(da TPI)

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CARELLI LASCIA IL M5S E PASSA ALL’OPPOSIZIONE, HA SCOPERTO ORA CHE “IL MOVIMENTO HA PERSO LA SUA ANIMA”

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

VUOLE FONDARE “UN GRUPPO PARLAMENTARE MODERATO E DI CENTRODESTRA IN SINTONIA CON IL PPE”… ALTRA PEDINA DI CHI STA PREPARANDO UN GOVERNO ISTITUZIONALE

I grillini perdono un altro deputato. Il giornalista e parlamentare Emilio Carelli ha infatti annunciato il suo addio al gruppo parlamentare dei pentastellati. “Non senza sofferenza interiore annuncio la mia uscita dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle – fa sapere Carelli – In questo modo dico addio ad un Movimento che ha perso la sua anima”.
Eletto a Montecitorio nelle liste grillini, l’ex giornalista di Mediaset spiega che la sua decisione è arrivata “dopo una lunga riflessione”.
Ora, dice Carelli, il suo intento è di creare una nuova componente parlamentare,   il “Centro – Popolari Italiani”. Di fatto, un passaggio all’opposizione. “Potrebbe diventare una casa accogliente per tutti i colleghi che intendono lasciare il Movimento – spiga Carelli – ma temono di restare isolati, ma anche per chi proviene da altri gruppi”.
Ma perchè l’ex grillino ha deciso di lasciare i pentastellati?
“Troppe volte – ricorda- ho assistito a scelte sbagliate che non ho condiviso, persone sbagliate e incompetenti nei posti sbagliati che non ho condiviso. Ed ogni volta che ho cercato di esprimere il mio parere, di portare un contributo corroborato da oltre 40 anni di esperienza professionale, sono rimasto inascoltato”.
Come se non bastasse, sottolinea Carelli, a fargli maturare la decisione dell’addio “ha contribuito anche il triste spettacolo di queste ultime settimane con il tentativo di compravendita di singoli parlamentare delle opposizioni o dei gruppi minori al solo fine di garantire la maggioranza, peraltro risicata, ad un governo che i voti non aveva più, ma anche l’inadeguatezza del piano di attuazione del Recovery fund”.
La nuova componente di centrodestra
La nuova componente che intende fondare, Il Centro-La casa dei Popolari, per Carelli rappresenterà  “il primo passo verso la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare che vorrei in sintonia col Ppe, sostenitore dell’Europa, della difesa dell ambiente, del mondo delle imprese e della tutela dei lavoratori mettendo l’innovazione e la ricerca al centro delle proprie iniziative. Una iniziativa politica – conclude – che intende dare voce a tutta quell’area moderata e liberale che guarda con diffidenza agli estremismi di ogni genere e che esige risposte concrete ai problemi reali”.

(da agenzie)

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RENZI DICE NO A DUE VICE-CONTE, ORLANDO E BONAFEDE

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

I RENZIANI CHIEDONO DUE MINISTERI DI PESO TRA INTERNO, DIFESA, INFRASTRUTTURE E SVILUPPO ECONOMICO   E ALMENO UN ALTRO DI SECONDA FASCIA ( E PD-M5S SAREBBERO ANCHE DISPOSTI) … MA ALLORA LEU CHE HA PIU’ VOTI DI ITALIA VIVA COSA DOVREBBE CHIEDERE?

“A queste condizioni non ci sto”. È il primo pomeriggio, Roberto Fico tarda a salire al Quirinale per riferire a Mattarella perchè la trattativa si è incartata. Il messaggio fatto pervenire da Matteo Renzi nell’ultima girandola di messaggi e telefonate ai leader è chiaro: così non si va avanti, non con Giuseppe Conte, almeno.
C’è una prevedibile resistenza sui ministeri che dovrebbe incassare Italia viva, almeno due di peso tra Infrastrutture, Sviluppo economico, Interno, Difesa. Ma, anche se con un complicato gioco di incastri, su quel versante il nodo viene ritenuto superabile da un po’ tutti gli attori in scena.
L’intoppo è sulle contropartite, le garanzie poste da Movimento 5 stelle e Partito democratico per assorbire una rinnovata rilevanza di Iv al governo senza perdere la faccia e cedere troppe fette di potere.
Lo schema avanzato da ambasciatori Dem al quale il senatore di Rignano ha detto di no al momento sarebbe questo: due vicepremier politici, uno ai pentastellati e uno per un uomo del Nazareno, entrambi con deleghe pesanti.
Le ipotesi che più circolano al momento nel frullatore di Palazzo sono quella di Andrea Orlando, che avrebbe il proprio ufficio a Palazzo Chigi incassando però anche il ministero dell’Ambiente. E soprattutto quella di Bonafede, che andrebbe a ricoprire il ruolo che fu di Luigi Di Maio, ma che continuerebbe ad avere un peso specifico nel governo andando a guidare un dicastero di peso, come prima opzione l’Interno.
A contare ancor più nelle valutazioni di Renzi è stato il complessivo irrigidimento sulla squadra di governo. Anche remando controcorrente ai crescenti malumori tra i parlamentari pentastellati che vorrebbero un nuovo team a rappresentarli nell’esecutivo, Vito Crimi si è mostrato piuttosto intransigente nel difendere i suoi.
In discussione ci sarebbero solo Nunzia Catalfo e Paola Pisano, una posizione dettata probabilmente anche dalla necessità  di tenere alta l’asticella negoziale, ma che ha indispettito gli sherpa di Iv.
Un irrigidimento che è arrivato anche dal Pd, che se pur disposto a ragionare su alcune caselle pesanti (leggasi Infrastrutture) ha fatto quadrato intorno a Roberto Gualtieri e alla sua guida del ministero dell’Economia.
E che avrebbe investito anche Teresa Bellanova: quando il suo nome sarebbe spuntato nella girandola delle concitate trattative avrebbe ricevuto poco meno che un veto dai partiti della fu maggioranza giallorossa.
“Come si fa a dire che il governo è un nuovo governo se presidente del Consiglio, ministro dell’Economia e ministro degli Esteri rimangono gli stessi?”, commenta un parlamentare renziano.
L’ex rottamatore ha riunito i gruppi all’ora di pranzo, facendo sapientemente filtrare messaggi in bottiglia diretti alla controparte: “Finora non c’è stato nessun elemento di discontinuità , vogliono mantenere tutto così, uguale, come se nulla fosse accaduto”. E ancora: “Noi cerchiamo l’intesa, ma dovrebbero fare qualche passo anche gli altri”.
Un dirigente di Iv continua a dirsi possibilista: “Non abbiamo detto mai no al Conte-ter, ma ci devono essere le condizioni”. E chiosa: “Al momento quelle condizioni non ci sono”.
La domanda che circola alla Camera, fuori dal portone scuro che separa il tavolo di trattative sul programma dal resto del mondo, quella che stamattina era una domanda con il passare delle ore diventa sempre più un’ansiosa ossessione: cosa potrà  andare a dire stasera Fico al Quirinale?

(da “Huffingtonpost”)

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MORATTI CONTRO MORATTI

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

INTIMA AI GIORNALI DI RETTIFICARE LA DATA DI INIZIO VACCINAZIONI OVER 80, MA ERA STATA PROPRIO LEI A COMUNICARLA… POI IL DIETROFRONT: “IN EFFETTI LO AVEVO DETTO IO”

Sono ballati i numeri dei positivi al Covid. E ora, in Regione Lombardia, ballano anche le date della campagna vaccinale.
Le somministrazioni agli over 80 non partiranno il 25-26 marzo, come Letizia Moratti aveva annunciato mercoledì 27 gennaio in commissione Sanità  al Pirellone. Ma, secondo quanto la stessa assessora al Welfare ha detto oggi in consiglio regionale, partiranno il 24 febbraio. Un miglioramento, senza dubbio.
Ma anzichè spiegare come sia stato possibile rivoluzionare il piano vaccinale in così pochi giorni tanto da guadagnare un mese, Moratti se l’è presa con le testate giornalistiche che avevano parlato di 25-26 marzo, chiedendo loro di rettificare l’informazione.
La Moratti ha poi rivisto la sua posizione qualche ora dopo in conferenza stampa, scusandosi questa volta con i giornali e ammettendo che questi avevano semplicemente ripreso la “comunicazione che avevo fatto in commissione, ma era una comunicazione che prescindeva da quelle che poi sono state delle comunicazioni che ci ha fatto il governo che ha ampliato e anticipato i vaccini”.
Un ampliamento non meglio specificato dall’assessora, che consentirà  di procedere con le vaccinazioni “non più in sequenza, ma in parallelo”.
In commissione sanità , Moratti aveva annunciato che la fase 1, destinata ad operatori sanitari ed operatori ed ospiti delle RSA, si sarebbe conclusa il 5 marzo, dopo di che sarebbe partita la fase 1 bis, destinata a una serie di figure legate al mondo medico. “Questa fase, se verranno rispettate le consegne dei vaccini, dovrebbe presumibilmente chiudersi nelle giornate di fine marzo, quindi intorno al 25-26 marzo. E da quel momento potrebbe partire la fase 2”, aveva detto Moratti usando un condizionale che sembrava addirittura mettere in dubbio la possibilità  di partire a fine marzo.
Stamattina la novità , con un cambio in corsa che ricorda la proposta poi ritirata sui vaccini da distribuire in base al Pil delle regioni. Sorpresi anche diversi consiglieri regionali che, come Elisabetta Strada e Niccolò Carretta, hanno sottolineato in Aula la discrepanza con quanto annunciato in commissione.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’ULTIMA LITE E’ SULLA GIUSTIZIA, ALTRO RAPIDO GIRO DI CONSULTAZIONI PER FICO

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

ATTESO IN SERATA AL COLLE MA ANCORA ITALIA VIVA NON HA SCIOLTO LA RISERVA SU CONTE … IL PD PROPONE UNA MEDIAZIONE SULLA GIUSTIZIA MA TANTO PER CAMBIARE I RENZIANI SI OPPONGONO

Il primo piano di Montecitorio è blindato da ieri. Un cordone rosso separa la fine della scalinata dalla Sala della Lupa dove, in modalità  quasi permanente, sono riuniti i capigruppo di M5s, Pd, Italia Viva, Leu e Europeisti.
Davanti alla porta gli assistenti parlamentari controllano che nessuno si avvicini al gran conclave, che oggi rispetto a ieri è anche cresciuto nei numeri.
Si parla di giustizia, tema spinoso, pieno di veti incrociati, ed è qui infatti che salta ancora una volta la trattativa. Pd e M5s raggiungono un’intesa di massima sulla prescrizione e sul processo penale, Italia Viva si oppone. Lo schema è sempre lo stesso.
Siamo al quarto giorno e ultimo giorno di consultazioni del presidente “esploratore” Roberto Fico ma ufficialmente il nastro, a parte qualche leggero passo in avanti, sembra si sia inceppato a venerdì sera. Quando la Terza carica dello Stato ha preso l’incarico di rimettere insieme i pezzi dei partiti del governo Conte II possibilmente sulla base di un programma e con l’indicazione di un premier a cui affidare l’incarico di creare un nuovo esecutivo.
Il presidente della Camera si prenderà  fino all’ultimo minuto utilie, salirà  al Colle in tarda serata e prima, con ogni probabilità , farà  un nuovo rapido giro di consultazione con tutti i partiti e i loro leader.
Attorno al tavolo di maggioranza, che si prolungherà  fino alle 18, oggi ci sono gli ‘esperti’. Per il Pd è presente il vice segretario Andrea Orlando e per Leu Pietro Grasso. Ma anche le altre delegazioni si sono dotate dei lori pesi massimi, per il Movimento 5 Stelle c’è il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, e per le Minoranze linguistiche Julia Unterberger.
Pd e M5s lasciano trapelare che l’accordo sul cosiddetto ‘lodo Orlando’ ci sia. E Bruno Tabacci, presidente di Centro democratico, in una pausa dei lavori esulta per quella che appare una conquista affatto scontata: “E’ stato fatto un esame positivo. Se entro sei mesi il ddl Bonafede di riforma del processo penale non non viene approvato allora bisognerà  rivedere la formula attuale della prescrizione. Chiamiamolo ‘lodo Orlando’, e su questo c’è stata una apertura del M5S”. Parallelamente si darebbe avvio al tavolo di monitoraggio sulla prescrizione per valutare gli effetti della riforma inserita nella “spazzacorrotti’”.
Passano pochi minuti e il partito di Matteo Renzi smentisce tutto: “Non c’è alcun accordo”. Concetto ribadito anche durante l’assemblea dei parlamentari di Italia Viva: “Da Pd e M5s non ci sono aperture”. Eppure i grillini sono convinti si essersi spostati e non di poco dalle loro posizioni che soprattutto sulla prescrizione erano cristallizzate.
Tuttavia questo non basta. Perchè la partita si intreccia con quella del ministero. Italia Viva vuol cacciare il Guardasigilli grillino Alfonso Bonafede. E se è vero che i 5Stelle non si impiccheranno al nome del capo delegazione, è anche vero che i pentastellati chiedono garanzie sul prossimo titolare di via Arenula e sul resto della squadra. Per questo la partita continua a giocarsi su più tavoli e non solo su quello quadrato della grande sala della Lupa.
Ecco, alla vigilia del ritorno del presidente Fico al Colle, non c’è nè un programma nè un nome da indicare come futuro premier incaricato. L’incontro tra il Presidente Sergio Mattarella e il presidente della Camera è previsto in tarda serata. Anche perchè i partecipanti al tavolo sul programma hanno chiesto prima due-tre ore in più rispetto al termine che era fissato alle 13 per parlare di istruzione, cultura e turismo. E poi altro tempo ancora, fino alle 18.
Toccherà  al presidente Fico, che nel pomeriggio si è riseduto al tavolo, stilare una relazione con l’elenco dei temi trattati e discuterne con i leader dei partiti. Nessun programma scritto perchè, come dice Bruno Tabacci, quasi esausto, “va bene che qui la Costituzione non è di casa, ma il programma lo decide il presidente del Consiglio incaricato con le forze di maggioranza”. Si sta quindi discutendo in maniera generica dei temi che il nuovo esecutivo dovrà  affrontare e nonostante questo il tavolo verrà  tirato per le lunghe nell’attesa che Matteo Renzi pronunci parole chiare su Giuseppe Conte.

(da “Huffingtonpost”)

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SONDAGGIO SWG: LEGA, FRATELLI D’ITALIA E FORZA ITALIA IN CALO

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

CONTROSORPASSO DEL M5S SUL PARTITO DELLA MELONI

I sondaggi politici di SWG che Enrico Mentana ha illustrato ieri sera a TgLa7 raccontano come il consenso politico dei partiti sta cambiando mentre ancora non si vede la fine della crisi di governo.
Se fino a qualche giorno fa le forze politiche di opposizione sembravano essersi avvantaggiate con la caotica situazione di questi giorni secondo le rilevazioni di SWG ora Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno avuto un rimbalzo.
La Lega pur rimanendo il primo partito con il 23,3% dei consensi perde lo 0,2%, ma la sorpresa è Fratelli d’Italia che viene superata dal M5S.
I pentastellati guadagnano più di mezzo punto percentuale e sorpassano il partito guidato da Giorgia Meloni che invece cede lo 0,4%.
FdI è al 15,9% e il Movimento al 16,3. Il PD sale di 0,2%, la stessa percentuale persa dalla Lega di Matteo Salvini. Anche Forza Italia frana di mezzo punto e si ferma al 5,8%.
Secondo i sondaggi di TgLa7 Italia Viva cresce dello 0,2% attestandosi sul 3,2% dei consensi mentre Azione di Carlo Calenda scende sotto il 4% fermandosi al 3,6.
Le rilevazioni di SWG non tengono conto di un’ipotetica Lista Conte, come aveva fatto Ixè in questi ultimi giorni. Se l’Avvocato del Popolo dovesse presentarsi alle elezioni con un proprio partito anche Lega e Fratelli d’Italia ne risentirebbero. Il partito di Matteo Salvini con una Lista Conte passerebbe dal 23,2 al 21,5%, mentre la forza politica guidata da Giorgia Meloni perderebbe un punto percentuale scendendo dal 15,8% al 14,8%. Tra i partiti di opposizione Forza Italia è quello che subirebbe meno danni: meno di mezzo punto percentuale di perdita dei consensi.

(da agenzie)

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LA LITE FURIBONDA TRA MARIA ELENA BOSCHI E RENZI

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

IL “CORRIERE” RIVELA CHE LA BOSCHI HA ACCUSATO RENZI DI STARE ESAGERANDO ED E’ STATA A UN PASSO DA LASCIARE IL PARTITO ED ENTRARE TRA I RESPONSABILI

In queste ore confuse in cui Fico è ancora alla ricerca di un accordo sui temi in realtà  si parla tanto di nomi. Il primo è quello di Maria Elena Boschi che nelle quotazioni del totoministri viene data alle Infrastrutture.
Oggi Fabrizio Roncone sul Corriere racconta un succoso retroscena secondo il quale MEB non avrebbe voluto una crisi come questa. Secondo il giornalista immaginava un percorso molto più pulito in cui all’arrivo ci sarebbe stata una poltrona da ministro. Ma poi le cose sarebbero andate diversamente. E Roncone racconta anche di una lite che sarebbe avvenuta tra Boschi e Renzi
L’idea era: un rimpastino, mi prendo un bel ministero, salgo al Quirinale, giuro, e via si prosegue. All’inizio Renzi era sembrato persino d’accordo; solo che poi quando Renzi parte non lo fermi, vincere non lo diverte, gli piace stravincere, in baruffa si esalta, e allora la crisi è precipitata nel buio più fitto. E lei, con Matteo, ci ha litigato. Di brutto. Se le sono proprio dette. Ad un certo punto è circolata pure la notizia che Meb fosse così arrabbiata da valutare l’uscita dal partito, mollava la guida del gruppo qui alla Camera e se ne andava con i «responsabili». Mezza Italia viva è entrata subito nel panico. D’altra parte il partito è inchiodato nei sondaggi al 2,5% e molti parlamentari confessano di osservare ormai con preoccupazione crescente le mosse del capo: non capiscono mai cos’abbia di preciso in mente, e le sue rassicurazioni – «Fidatevi di me. Non vi fidate di me? Come sarebbe?» – hanno il suono di un mantra lugubre. Meb, alla fine, ha dovuto dettare una dichiarazione all’Ansa, con formulazione furbesca: «Resto con Iv. Notizia assurda da non poter nemmeno essere smentita»

(da agenzie)

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IL MANDANTE DELL’OMICIDIO LIVATINO IN SEMILIBERTA’ ERA TORNATO AL VERTICE DELLA STIDDA

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

INCHIESTA DEI ROS, 22 ARRESTI PER MAFIA

Capimafia e boss della Stidda sono coinvolti nell’inchiesta della Dda di Palermo che oggi ha portato a 22 fermi. L’indagine colpisce le famiglie mafiose agrigentine e trapanesi ed è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo.
L’inchiesta riguarda anche un ispettore e un assistente capo della Polizia, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti d’ufficio, e un avvocato
Gli indagati rispondono a vario titolo di mafia, estorsione, favoreggiamento aggravato.
La Stidda si ricompatta attorno boss ergastolano in semilibertà . È emerso dall’inchiesta del Ros che nel mandamento mafioso di Canicattì la Stidda è tornata a riorganizzarsi e ricompattarsi attorno alle figure di due ergastolani riusciti a ottenere la semilibertà .
In particolare uno dei capimafia, indicato come il mandante dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, avrebbe sfruttato i premi che in alcuni casi spettano anche ai condannati al carcere a vita, per tornare ad operare sul territorio e rivitalizzare la Stidda che sembrava ormai sconfitta.
Dopo aver scontato 25 anni per l’assassinio del giovane magistrato, trucidato il 21 settembre del 1990 e da poco proclamato Beato da Papa Francesco, il boss Antonio Gallea è stato ammesso alla semilibertà  dal tribunale di sorveglianza di Napoli il 21 gennaio del 2015 perchè ha mostrato la volontà  di collaborare con la giustizia.
L’altro capomafia attorno al quale la Stidda si sarebbe andata ricompattando ha scontato 26 anni ed è stato ammesso al beneficio della semilibertà  il 6 settembre del 2017 e autorizzato dal tribunale di Sassari a lavorare fuori dal carcere.
Anche lui avrebbe mostrato l’intenzione di aiutare gli investigatori. Una “collaborazione” che la giurisprudenza definisce “impossibile”, in quanto entrambi hanno parlato di fatti già  noti alla magistratura non apportando, dunque, contributi nuovi alle indagini, ma che ha consentito a tutti e due di beneficiare di premialità .
Dall’inchiesta è emerso che gli stiddari sono tornati a far concorrenza a Cosa Nostra, con la quale alla fine degli anni ’80 si erano fronteggiati in una guerra con decine di morti. Stavolta la “competizione” tra le due organizzazioni criminali non ha ancora visto spargimenti di sangue, anzi le due mafie si sarebbero spartite gli affari. Come quelli nel settore delle mediazioni nel mercato ortofrutticolo, uno dei pochi produttivi della provincia di Agrigento.
Dall’indagine viene fuori inoltre che gli stiddari avrebbero usato la loro forza intimidatoria per commettere estorsioni e danneggiamenti. Scoperto anche un progetto di omicidio di un commerciante e di un imprenditore, evitato grazie all’intervento degli investigatori. La Stidda – hanno scoperto i militari dell’Arma – poteva contare su un vero e proprio arsenale di armi.
Boss al 41bis si scambiavano messaggi.
Dall’inchiesta emerge anche che diversi capimafia, come il boss ergastolano agrigentino Giuseppe Falsone, sarebbero riusciti a parlare tra loro, a scambiarsi messaggi – nonostante fossero detenuti al carcere duro – e a far arrivare ordini all’esterno. In alcuni casi, secondo le indagini, grazie alla complicità  di alcuni agenti di polizia penitenziaria addetti ai controlli dei carcerati al 41 bis, a volte riuscendo, per falle del sistema, a eludere la sorveglianza e a passare informazioni a gesti senza essere intercettati.
In particolare, dall’indagine è emerso che un agente in servizio nel carcere di Agrigento, durante un colloquio telefonico tra il boss ergastolano Giuseppe Falsone, ex capo della mafia agrigentina, e un’avvocata, fermata oggi con l’accusa di mafia, avrebbe consentito alla legale di portare in carcere lo smartphone e di usarlo rispondendo alle telefonate ricevute nel corso dell’incontro con Falsone.
Il boss, inoltre, sarebbe riuscito a inviare messaggi all’esterno, perchè in alcuni istituti di pena non viene controllata la corrispondenza tra i detenuti al 41 bis e i propri difensori. Sfruttando questo limite nella vigilanza Falsone, attraverso il suo avvocato, sarebbe riuscito a fare uscire dal carcere i messaggi che, in prima battuta, essendo destinati a terzi, erano stati censurati dal magistrato di sorveglianza.
L’indagine ha accertato inoltre che boss di Agrigento, Trapani e Gela, tutti detenuti nel carcere di Novara, sfruttando inefficienze nei controlli dialogavano tra loro riuscendo anche a saldare alleanze tra cosche di territori diversi.
Durante l’inchiesta, è stata anche intercettata una telefonata di un agente di polziia penitenziaria in servizio ad Agrigento all’avvocata indagata: i due avrebbero parlato di un assistito della legale, detenuto in cella per mafia. L’agente avrebbe informato la donna che il suo cliente l’indomani sarebbe stato spostato in aereo in un altro carcere.
Summit dei boss nello studio di un penalista.
Per 2 anni i capimafia di diverse province siciliane si sono riuniti nello studio di un’avvocata di Canicattì finita in cella oggi nel blitz dei carabinieri del Ros. La legale, difensore di diversi mafiosi, era la compagna di un imprenditore già  condannato per associazione mafiosa. Il suo studio era stato scelto come base logistica dei clan perchè la legge limita le attività  investigative negli uffici degli avvocati.
Gli inquirenti hanno accertato che la donna, Angela Porcello, compagna di un mafioso, aveva assunto un ruolo di vertice in Cosa nostra organizzando i summit, svolgendo il ruolo di consigliera, suggeritrice e ispiratrice di molte attività  dei clan. Rassicurati dall’avvocato sulla impossibilità  di effettuare intercettazioni nel suo studio, i capi dei mandamenti di Canicattì, della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, un ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano di Villabate (Pa) e il nuovo capo della Stidda si ritrovavano secondo le indagini nello studio, per discutere di affari e vicende legate a Cosa nostra.
Le centinaia di ore di intercettazione disposte dopo che, nel corso dell’inchiesta, i carabinieri hanno compreso la vera natura degli incontri, hanno consentito agli inquirenti di far luce sugli assetti dei clan, sulle dinamiche interne alle cosche e di coglierne in diretta, dalla viva voce di mafiosi di tutta la Sicilia, storie ed evoluzioni. Uno spaccato prezioso che ha portato all’identificazione di personaggi ignoti agli inquirenti e di boss antichi ancora operativi.
Comanda ancora Matteo Messina Denaro.
Matteo Messina Denaro, capomafia trapanese latitante da 28 anni, è ancora riconosciuto come l’unico boss cui spettano le decisioni su investiture o destituzioni dei vertici di Cosa nostra. Anche Messina Denaro è destinatario del provvedimento di fermo, che è stato emesso per 23 persone, ma eseguito solo nei confronti di 22, visto che il padrino trapanese resta latitante. Il ruolo del boss di Castelvetrano viene fuori nella vicenda relativa al tentativo di alcuni uomini d’onore di esautorare un boss dalla guida del mandamento di Canicattì. Dall’indagine emerge che per di realizzare il loro progetto i mafiosi avevano bisogno del beneplacito di Messina Denaro che continua, dunque, a decidere le sorti e gli equilibri di potere di Cosa nostra pur essendo da anni imprendibile.
Mafia in Sicilia e negli Usa ancora legate.
Non sono mai cessati gli storici rapporti tra la mafia siciliana e Cosa nostra americana scoperti già  negli anni ’70 da Giovanni Falcone, il giudice ucciso a Capaci nel ’92. Dall’indagine è emerso che emissari statunitensi della “famiglia” dei Gambino di New York nei mesi scorsi sarebbero andati a Favara, nell’agrigentino, per proporre ai clan locali business comuni.

(da agenzie)

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“FANCULO LO STATO”: IL VIDEO DEL RISTORATORE DI MODENA CHE APRE A CENA ALLA FACCIA DI CHI RISPETTA LE REGOLE

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

IL CORO DELIRANTE DI UN GRUPPO DI CLIENTI: ORA SI IDENTIFICHINO, LA PACCHIA E’ FINITA, RITIRARE LA LICENZA

Come se niente fosse: un ristorante a Modena aperto a cena ignorando le regole anti COVID e tradendo chi invece le rispetta: tanti ristoratori ed esercenti che tirano la cinghia perchè questo ora gli viene chiesto.
Ma non basta: lo stesso proprietario pubblica sui social un video in cui i clienti danno vita a un coretto che è tutto un programma
Gli avventori urlano, qualcuno si alza in piedi, tutti rigorosamente senza mascherina, urlando “Libertà , libertà ”. Fuori campo qualcuno rilancia “Fanc… lo Stato”. Tutti ridono, nessuno si risente. Anzi, c’è chi ripete.
Il ristoratore commenta compiaciuto: “Bellissimo, emozionante, mi vien da piangere ragazzi”. Lui invece la mascherina la indossa e non se la toglie mai. Con tutte quelle urla chissà  quanti droplets si saranno scambiati i clienti. Lui si ripara. Sembra anche al riparo dai controlli: possibile che chi non obbedisce alla legge non paghi?

(da agenzie)

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