Destra di Popolo.net

LUCIA BORGONZONI SOTTOSEGRETARIA ALLA CULTURA: L’INCREDIBILE CANDIDATURA DELLA LEGHISTA CHE SI VANTA DI NON LEGGERE

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

LA PAPABILE SOTTOSEGRETARIA CHE PENSAVA CHE L’EMILIA ROMAGNA CONFINASSE CON IL TRENTINO E CHE GLI OSPEDALI FOSSERO CHIUSI IL FINE SETTIMANA

Sono voci non confermate, questo è vero: ma se Lucia Borgonzoni fosse davvero nominata sottosegretaria alla Cultura come paventano in queste ore diversi retroscena il Governo dei migliori nella sua squadra aggiungerebbe un’altra poltrona alquanto discutibile
Le nomine dei sottosegretari arriveranno a breve.
Salvini preme per avere uomini di fiducia nei ministeri chiave, Draghi non vuole perdere tempo e già  oggi, al massimo mercoledì, dovrà  decidere chi farà  parte della rosa, e si parla di un 60% di presenze femminili. Anche per questo motivo la nomina di Lucia Borgonzoni all’Università  potrebbe essere più di una voce di corridoio.
Racconta il Corriere che la Lega punta ad avere 9 sottosegretari, tra cui proprio l’ex candidata alla presidenza della regione Emilia Romagna:
La Lega punta ad avere da 8 a 9 caselle. Salvini schiera Stefano Candiani (Interno), Massimo Bitonci (Economia), Lucia Borgonzoni (Cultura), Edoardo Rixi (Infrastrutture), Vanna Gavia (Transizione ecologica), Gian Marco Centinaio (Salute o Sport), Andrea Giaccone o Claudio Durigon (Lavoro)
Borgonzoni era già  stata sottosegretaria alla Cultura nel primo governo Conte, quello con Lega e Movimento 5 Stelle: allora si distinse per il suo speciale orgoglio nel dichiarare di non leggere un libro da tre anni: : “Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L’ultima cosa che ho riletto per svago è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”, aveva raccontato a Un giorno da pecora. Ma anche come candidata alla regione la Borgonzoni si tolse diverse soddisfazioni.
Come non ricordare quando, interrogata sui confini dell’Emilia Romagna, candidamente spiegò che l’Emilia Romagna confinava con il Trentino? Anche quella volta fatale fu la sua partecipazione a Un giorno da pecora.
Ma le sue gaffes non sono finite. Ad esempio indimenticabile è stata la proposta di tenere gli ospedali aperti tutti i giorni: “Tra i primi provvedimenti ci sarà  l’attenzione ai più deboli, gli ospedali saranno aperti di notte, di sabato e di domenica, come in Veneto”. Allora Bonaccini ebbe gioco facile nel rispondere: “Informo la cittadinanza che in #EmiliaRomagna anche questo fine settimana il servizio sanitario sarà  attivo, efficace ed efficiente come sempre. Salvini, non essendo di questa Regione, può certamente non saperlo (dovrebbe però immaginarlo, avendo proprio il suo Governo indicato la nostra Sanità  come modello per le altre regioni). È più preoccupante che a non sapere queste cose sia la mia sfidante: chi si candida a presidente qualcosa dovrebbero prima impararlo. L’Emilia-Romagna è una grande Regione, non merita improvvisazione”.
Non è stato un caso se poi, per mancanza di argomenti, la campagna di Borgonzoni si ridusse quasi esclusivamente a parlare di Bibbiano. E non è stato casuale che Salvini abbia condotto comizi e incontri elettorali in prima persona, oscurando la candidata.
Del resto Borgonzoni ha evitato più volte il confronto diretto con Bonaccini in tv.

(da “NextQuotidiano”)

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LA GUERRA CHE DA 26 ANNI INSANGUINA IL CONGO

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

IL CONFLITTO HA FATTO 5 MILIONI DI MORTI… LA CONTESA DELLE RICCHE RISORSE NATURALI

Il lungo conflitto che funesta il Congo Orientale, dove stamattina è stato ucciso il nostro ambasciatore a Kinshasa, Luca Attanasio, assieme a Vittorio Iacovacci, il carabiniere che gli faceva da scorta, e al loro autista, è considerato dagli africani la loro guerra mondiale, per la quantità  di eserciti che vi hanno combattuto e per l’alto numero di morti, che alcuni valutano intorno ai 5 milioni.
Scatenata nel 1994, con l’esodo in quella regione della Repubblica Democratica del Congo di decine di migliaia di hutu dal Ruanda, alla fine del genocidio che in quel Paese causò quasi un milione di vittime, la guerra ha visto affrontarsi truppe congolesi, ugandesi, ruandesi, keniane e libiche, ognuna di esse spalleggiate o osteggiate da una decine di gruppi ribelli o paramilitari il cui obiettivo principale è il controllo delle immense risorse naturale dell’aerea.
Una delle caratteristiche del conflitto del Congo orientale è l’uso dei kadoga o bambini soldato perchè in ogni villaggio attaccato, le milizie ribelli, dove aver ucciso gli uomini e stuprato le donne, rapiscono i più piccoli per trasformarli sia in schiavi sessuali sia in combattenti.
Quattro anni fa, il premio Nobel per la Pace 2018 Denis Mukwege, che ha fondato nel 1998 il Panzi Hospital a Bukavu, dove cura le donne vittime di stupri seriali, ci raccontò l’effetto della guerra sui kadoga. Questi bambini ai quali vengono messi in mano fucili e pugnali, spesso per torturare i prigionieri, nell’assurda credenza che un bambino possa essere più crudele di un adulto, crescono nella violenza più assoluta.
Ed è quella che compiono quando diventano adulti a loro volta. Il dottor Mukwege ci disse che gli ultimi stupri di guerra di cui era venuto a conoscenza erano stati perpetrati contro dei bebè. L’orrore assoluto.
In particolare, nel parco nazionale del Virunga, dove sono stati uccisi l’ambasciatore e il carabiniere, una delle prime materie prime saccheggiate dai ribelli sono le foreste, che vengono trasformate in carbone per un valore annuo di circa 27,5 milioni di euro.
C’è poi la cattura dei gorilla di montagna, che qui hanno il loro ultimo santuario, con le cui zampe si fabbricano trofei e i cui cuccioli rientrano nel lucroso contrabbando della fauna selvatica. Gli elefanti vengono invece uccisi per il loro avorio, venduti dai trafficanti attraverso i confinanti Ruanda e Uganda.
A queste attività  di saccheggio si aggiungono le tasse percepite illegalmente dai gruppi armati, sia i Mai Mai che le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), tasse imposte ai pescatori sulle sponde del Lago Eduardo: in tutto ogni settimana circa 2 mila piroghe pagano ai miliziani cinque euro in cambio di un gettone che autorizza la loro circolazione.
Nel Virunga si è poi sviluppata un’altra attività  altamente redditizia per i gruppi armati: il rapimento dei dipendenti delle Ong internazionali, ma anche di poveri contadini e soprattutto dei preti.
I rapiti sono liberati solo se le famiglie, in genere molto povere, riescono a pagare il riscatto, somme esorbitanti fino a 500 mila dollari. Numerose famiglie hanno raccontato di essersi indebitate a vita pur di salvare i propri cari.
Oltre a proteggere la fauna del parco, nel corso degli anni le guardie forestali sono diventate soldati incaricati di proteggere anche i civili.
Oggi 800 agenti sono dispiegati nel parco del Virunga, ben equipaggiati e addestrati dalle forze belghe. L’anno scorso, i ribelli hanno ucciso in un attacco contro una loro caserma 17 ranger. Eppure, nonostante le aggressioni subite, il numero di gorilla è in aumento, ed ha recentemente raggiunto e superato le mille unità .

(da agenzie)

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CHI ERA ANTONIO CANOVACCI, IL CARABINIERE UCCISO IN CONGO: A SONNINO E’ LUTTO CITTADINO

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

31 ANNI, BATTAGLIONE GORIZIA, IN PASSATO NELLA FOLGORE

E’ un doppio lutto quello che si sta vivendo oggi in terra pontina per gli omicidi dell’ambasciatore Luca Attanasio e di un militare della sua scorta oggi nella Repubblica Democratica del Congo.
Il carabiniere Vittorio Iacovacci era infatti originario di Sonnino, piccolo centro dei Monti Ausoni, in provincia di Latina, dove vivono i genitori e la fidanzata.
Il militare, che avrebbe compiuto 31 anni il mese prossimo, era effettivo al battaglione Gorizia dal 2016. Negli ultimi cinque anni la sua era una presenza sporadica nell’ex feudo della famiglia Colonna, dove tornava però ogni volta che era libero dagli impegni di servizio e dove appunto aveva i suoi affetti.
Oggi è stato così il comandante della compagnia dell’Arma di Terracina, Francesco Vivona, a dove portare la terribile notizia ai parenti del collega, che in passato aveva prestato servizio anche con la Folgore e che era in Africa da cinque mesi. Il sindaco di Sonnino, Luciano De Angelis, ha subito annunciato che proclamerà  il lutto cittadino per il giorno del funerale.
A esprimere profondo cordoglio ai familiari delle vittime è stato inoltre il presidente del consiglio regionale del Lazio, Mauro Buschini, che ha fatto issare a mezz’asta le bandiere del Consiglio regionale.

(da agenzie)

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CHI ERA LUCA ATTANASIO, L’AMBASCIATORE ITALIANO UCCISO IN CONGO: 44 ANNI, TRE FIGLIE, LAUREA ALLA BOCCONI

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

CON LA MOGLIE L’IMPEGNO UMANITARIO IN UNA ONG CHE SI OCCUPAVA DI MADRI E BAMBINI

Era nato a Saronno (in provincia di Varese, anche se la sua famiglia si era trasferita poi a Limbiate) 44 anni fa, li avrebbe compiuti a maggio. Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo, è stato ucciso con il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e con il loro autista in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale. Aveva tre figlie piccolissime, due gemelle e una prima bimba nate negli anni scorsi.
Attanasio si era laureato all’Università  Bocconi in economia aziendale nel 2001, due anni dopo la nomina a segretario di legazione in prova nella carriera diplomatica, nel 2004 la conferma nel ruolo e la nomina a Segretario di legazione.
Una carriera rapida e brillante: secondo segretario commerciale a Berna nel 2006, confermato con funzioni di primo segretario commerciale l’anno dopo, fino al trasferimento a Casablanca con funzioni di Console nel 2010.
L’ultimo incarico a Kinshasa nel 2017 quando era stato nominato capo missione nella Repubblica Democratica del Congo, dove era stato riconfermato in qualità  di Ambasciatore Straordinario Plenipotenziario accreditato in RDC.
“All’ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020. La cerimonia, organizzata dall’associazione culturale Elaia, si è tenuta in seduta straordinaria nella chiesa di San Marco Evangelista a Licusati. Il diplomatico, 43 anni ed originario della provincia di Milano, è stato insignito dell’importante riconoscimento “per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli” e “per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà ”.
Attanasio è uno degli ambasciatori italiani più giovani nel mondo. Dal 5 settembre 2017, dopo diverse esperienze nelle ambasciate in Svizzera, in Marocco e in Nigeria, è capo missione a Kinshasa, nel Congo, dove sta portando a termine numerosi progetti umanitari al fianco dei circa mille cittadini italiani attualmente residenti nel Paese del Centro Africa.
“Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato — ha raccontato l’ambasciatore — non lo è in Congo dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani ma anche contribuire per il raggiungimento della pace”.
A consegnare il riconoscimento il presidente del Premio, Vincenzo Rubano. Premiata anche la moglie del diplomatico, Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia” che opera nelle aree più difficili del Congo salvando la vita ogni anno a centinaia di bambini e giovani madri.
“Non si può essere ciechi davanti a situazioni difficili che hanno come protagonisti i bambini — ha spiegato Zakia — è necessario agire per dare loro un futuro migliore. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di ridisegnare il mondo”.
Alla cerimonia hanno presenziato anche il vicesindaco di Camerota Giovanni Saturno, il vicepresidente della Provincia di Salerno Carmelo Stanziola e numerosi rappresentati delle forze dell’ordine. Particolarmente toccante, durante la cerimonia, l’interpretazione di “Mission” di Ennio Morricone effettuata dal parroco don Antonio Toriello accompagnato dal maestro Gerardo Bovi.
A Casablanca Attanasio aveva sposato Zakia Seddiki, presidente e fondatrice della ong Mama Sofia (di cui Attanasio era presidente onorario) che si occupa di situazioni di grave difficoltà  nella Repubblica Democratica del Congo soprattutto di bambini e madri, con ambulatori medici, presidi mobili e progetti per le madri detenute.
Un impegno che la coppia, che si era sposata alcuni anni fa, condivideva quotidianamente. Insiene, lo scorso ottobre, avevano ricevuto il premio Internazionale Nassiriya per la Pace.
La famiglia di Attanasio vive a Limbiate, in provincia di Monza e Brianza, dove l’ambasciatore aveva frequentato la scuola e dove tornava, quando poteva, per salutare i suoi parenti. E qui nel 2015, dopo il matrimonio celebrato in Marocco con Zakia, aveva voluto festeggiare le nozze con amici e parenti nella chiesa del centro cittadino. Il sindaco di Limbiate ha disposto le bandiere a mezz’asta in segno di lutto.

(da “La Repubblica”)

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CORRUZIONE, IN ABRUZZO 25 ARRESTI TRA CUI EX PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA E SINDACO DI CELANO

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

CORRUZIONE CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, COINVOLTI ANCHE IMPRENDITORI E LIBERI PROFESSIONISTI

Una vasta operazione per reati contro la pubblica amministrazione è in corso da questa mattina all’alba in Abruzzo con provvedimenti restrittivi nei confronti di 25 persone tra amministratori, funzionari pubblici, liberi professionisti e imprenditori.
Il blitz, condotto dai carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila con l’impiego di oltre un centinaio di militari, arriva al termine di una complessa indagine anticorruzione che oggi ha provocato un vero e proprio terremoto politico al comune di Celano, in provincia dell’Aquila.
In manette infatti sono finiti anche esponenti di spicco della politica locale ed ex parlamentari. Tra le persone destinatarie delle misure restrittive figurano ad esempio l’ex parlamentare del Pdl e di Forza Italia, Filippo Piccone, già  sindaco in passato, e l’attuale sindaco di Celano Settimio Santilli.
L’inchiesta riguarda alcuni lavori del Comune e i relativi appalti: tra questi il campo sportivo, l’auditorium, le scuole e il rifacimento del centro storico. L’operazione dei militari dell’arma, denominata Acqua Fresca, ha portato alla luce numerosi reati di corruzione contro la pubblica amministrazione che hanno coinvolto sia amministratori locali che imprenditori e liberi professionisti residenti tra le regioni Abruzzo e Lazio. Le persone destinatarie degli di custodia cautelare firmate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, eseguiti in mattinata dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dell’Aquila, infatti sono residenti nelle province di L’Aquila, Roma, Teramo e Pescara. Per l’ex senatore ed ex deputato Piccone è scattato l’ordine di arresto in carcere, per l’attuale sindaco di Celano Settimio Santilli, invece, disposti i domiciliari. Ai domiciliari anche diversi imprenditori e costruttori. Disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per alcuni consiglieri e assessori comunali   e il divieto di esercitare l’attività  per numerosi professionisti.

(da agenzie)

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ASSENTEISMO E CORRUZIONE ALL’ASL DI CASERTA: 12 ARRESTI,79 INDAGATI

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

INDAGATO PER TRAFFICO DI INFLUENZE ANCHE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA (PD) PER UN SINGOLO EPISODIO… L’AFFIDAMENTO DEL 118 IN CAMBIO DI FAVORI E ASSUNZIONI

Figura anche il presidente del Consiglio regionale della Campania Gennaro Oliviero, tra le persone indagate nell’inchiesta del Nas e della Procura di Napoli Nord sull’Asl di Caserta, che ha consentito di fare luce su numerosi episodi di assenteismo, corruzione e gare d’appalto truccate. Secondo quanto si apprende, ad Oliviero viene contestato il reato di traffico influenze in relazione a un singolo episodio.
L’inchiesta “Penelope”
Dodici arresti, 6 misure interdittive, 79 indagati (tra funzionari e dipendenti) e un sequestro di oltre 1,5 milioni di euro: sono i numeri della maxi-indagine “Penelope” della Procura di Napoli Nord sull’Asl di Caserta che ha consentito di fare luce su numerosi episodi di assenteismo, corruzione e gare d’appalto truccate. La stessa indagine, nel novembre scorso, ha portato alla sospensione di 22 “furbetti del cartellino”, tra cui importanti funzionari in servizio al distretto ASL di Aversa. Secondo l’indagine, l’affidamento dei servizi di trasporto in emergenza (118) avveniva in cambio di regali e assunzioni.
Nel corso dell’attività  investigativa è anche emersa la sparizione dei fondi dei progetti finalizzati alla cura dei pazienti delle cosiddette “fasce deboli”, mai attuati, che, secondo gli investigatori, sarebbero finiti nelle tasche dei dipendenti del Dipartimento di Salute Mentale. Il Nas ha anche scoperto un giro di affidamenti pilotato degli incarichi legali. Il mantenimento degli incarichi di vertice all’Asl avveniva mediante traffici di influenze illecite.
Ed ancora: Procura di Napoli Nord e Nas di Caserta hanno accertato l’acquisto di beni strumentali ad uso privato con i fondi pubblici dell’Asl, e il solita condotta di illecito allontanamento dal servizio, da parte di alcuni dipendenti Asl, che dovevano svolgere faccende personali e familiari.
Le intercettazioni
Grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali sono emersi, secondo gli inquirenti, numerosi gravi violazioni penali, come l’affidamento a poche ditte compiacenti, di lavori di adeguamento e ristrutturazione di locali aziendali gestiti direttamente dal Dipartimento di Salute Mentale (Dsm), in cambio di somme di danaro e regali vari, una serie di falsi ed abusi, in ordine alla gestione di pazienti con patologie psichiatriche, che venivano affidati a strutture esterne convenzionate senza alcuna valutazione del piano terapeutico riabilitativo da parte del competente organo specialistico (U.V.I.), assoggettando l’onere di degenza, dalla somma di diverse migliaia di euro per ciascun paziente, a carico dell’Asl di Caserta.
Gli inquirenti hanno accertato l’affidamento dei servizi di trasporto in emergenza (118) ad un’associazione di volontariato i cui vertici, in cambio, avrebbero corrisposto ad uno dei componenti della commissione aggiudicatrice ed ad altri dipendenti compiacenti dell’Asl, regali e altri vantaggi, come l’assunzione di propri familiari.
Sono stati poi riscontrati episodi di corruzione dei gestori delle strutture di riabilitazione convenzionate che, in cambio dell’affidamento diretto dei pazienti e dell’omessa attività  di controllo sui piani riabilitativi, corrispondevano periodicamente somme di danaro e altre utilità  ai funzionari pubblici che erano preposti alla tutela e corretta attività  di recupero dei pazienti psichiatrici. È emerso inoltre la gestione occulta da parte di alcuni funzionari dell’Asl, con intestazione fittizia a persone compiacenti, di strutture private convenzionate presso le quali venivano indirizzati i pazienti, affidati con onere a carico dell’Asl (diaria di circa 88 euro), direttamente dai medesimi funzionari.

(da agenzie)

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IL MODELLO LOMBARDIA: NESSUNO PUO’ ENTRARE ALO STADIO, MA 12.000 TIFOSI POSSONO ASSEMBRARSI FUORI

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

DUE GIORNI FA FONTANA FESTEGGIAVA PER LA ZONA GIALLA

E sarebbe questo il modello Lombardia? Che dicono Attilio Fontana, Letizia Moratti e Guido Bertolaso?
21 febbraio 2021, sfida Milan-Inter. È il derby della Lombardia, che quest’anno ha un sapore speciale. Perchè come ormai non succedeva più da anni, i nerazzurri e i rossoneri sono rispettivamente primi e secondi in classifica. Forse è presto da dirsi, ma la gara ha già  il sapore di una sfida scudetto. Per i tifosi è una tentazione troppo forte a cui resistere: nelle chat ci si dà  appuntamento lì fuori a San Siro. Sì, ok, con la mascherina (neanche tutti, la maggior parte di quelli che si vedono nei video ce l’hanno abbassata sul mento), ma tutti appiccicati, saltando e intonando cori di sostegno per la proprio squadra del cuore.
Curva nord e curva sud, entrambe presenti, per un totale stimato di 12mila persone (7mila del Milan e 5mila dell’Inter). Non solo: come se non bastasse le due tifoserie non solo sono assembrate all’esterno, ma rischiano anche di venire alle mani.
Tutto questo poco prima del fischio di inizio della gara, che vedrà  la squadra di Antonio Conte trionfare per 3-0 sui cugini guidati da Stefano Pioli.
Ma la domanda è un’altra: è mai possibile che in un momento in cui è in arrivo la terza ondata della pandemia 12mila persone (che non possono entrare allo stadio), stiano tutti insieme all’esterno?
E soprattutto: la Lombardia, regione che nei mesi ha registrato i numeri più alti e che fino poche ore fa rischiava di tornare arancione, può mai permettersi tutto questo?
E non si può neanche dire che l’amministrazione non potesse prevedere quanto successo, perchè: 1) era facilmente immaginabile che in una gara così importante per le tifoserie in molti si radunassero all’esterno; 2) era tutto già  successo, perchè le due squadre della Lombardia non è la prima volta che si incontrano. E anzi: è la terza volta dall’inizio delle stagioni, e questi assembramenti fuori dallo stadio c’erano già  stati.
Chissà  ora cosa diranno gli amministratori, chissà  se questo rientra nel famoso e brillante modello Lombardia decantato da Attilio Fontana. Che due giorni fa festeggiava così per esser rimasti gialli:
“La Lombardia resta gialla. Siamo intervenuti con limitazioni localizzate per contenere meglio, tracciare e isolare i piccoli focolai. Azioni mirate a mantenere la Lombardia il più possibile libera da restrizioni serve massima attenzione da parte di tutti. Serve che arrivino i vaccini”.
Ora continuerà  a dare la colpa ai Palazzi romani?

(da “NextQuotidiano”)

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ATTACCO A CONVOGLIO ONU IN CONGO: UCCISI L’AMBASCIATORE ITALIANO E UN CARABINIERE DI SCORTA

Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

IL TENTATO RAPIMENTO NEL PARCO NAZIONALE DI VIRUNGA

L’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio e un carabiniere della sua scorta sono stati uccisi in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale. La notizia è stata data da un portavoce del Parco nazionale di Virunga e confermata da fonti del governo italiano
Il portavoce ha detto che l’attacco faceva parte di un tentativo di rapire il personale delle Nazioni Unite. L’ambasciatore viaggava in un convoglio della Monusco che comprendeva anche il Capo Delegazione Ue: il convoglio è stato attaccato, il diplomatico ferito e rapito.
Immediatamente i rangers di Virunga hanno lanciato un’operazione per liberarlo ma quando è stato recuperato, Luca Attanasio era morto. Il suo corpo è stato portato all’ospedale di Goma.

(da agenzie)

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SOLO GRAZIE ALLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO SI E’ RICONOSCIUTO A CENTINAIA DI SENZATETTO IL REDDITO DI CITTADINANZA

Febbraio 21st, 2021 Riccardo Fucile

“COSI’ POSSONO AFFITTARE UNA STANZA E A VOLTE TROVARE LAVORO”… “MOLTI NON SANNO NEMMENO CHE ESISTA, LI ASSISTIAMO IN TUTTE LE PRATICHE BUROCRATICHE E A SUPERARE IL PROBLEMA DELLA CAPARRA PER LA CASA”

“Sono centinaia, solo su Roma, le persone fragili che abbiamo aiutato a ottenere il reddito di cittadinanza“. Così “hanno potuto affittare una stanza o pagare una piccola pensioncina e sono riusciti anche a trovare un lavoretto”.
Filippo Sbrana, volontario della Comunità  di Sant’Egidio e coordinatore del progetto Housing First, racconta le storie e le testimonianze di chi, grazie al loro aiuto, è riuscito a lasciare la strada e trovare una sistemazione, seppure precaria.
La misura di contrasto alla povertà  introdotta dal M5s ad oggi riguarda circa 2,8 milioni di cittadini. Durante la pandemia il numero dei beneficiari è aumentato, ma proprio chi si trova in condizioni di povertà  estrema spesso fatica di più a ottenere l’aiuto.
“Quando sei in strada neanche lo sai che esiste il reddito”, racconta Sbrana, che spiega come servirebbero dei navigator per l’accompagnamento burocratico. In assenza dello Stato, al momento ci pensano i volontari della Comunità  di Sant’Egidio e di altre associazioni.
I risultati sono le storie di persone come Francesco e Claudio, romani, tra i 40 e i 50 anni. “Quando arrivi a combattere per la sopravvivenza, quando ti manca il cibo e il tetto, non ce la fai neanche a cercarlo, un lavoro”, spiega Sbrana.
I circa 480 euro al mese del reddito, più l’integrazione di 280 euro per chi paga l’affitto, permettendo di superare questa fase, favoriscono la ricerca del lavoro o almeno di qualche ora di occupazione retribuita.
Un sostegno decisivo, quindi, anche se non mancano altre criticità , come lo scoglio rappresentato dalla firma del contratto di locazione: “E’ necessaria per ottenere il contributo integrativo per l’affitto — afferma Sbrana — ma per chi sta in strada avere quei 1000 euro per pagare la caparra di 2-3 mesi diventa un ostacolo insormontabile”.
Francesco, dal dormitorio a un nuovo impiego
Poco più di cinquanta anni, un passato in una ditta informatica chiusa per crisi, da un giorno all’altro si è ritrovato a dormire in giro: “Un po’ ospite da qualcuno, un po’ sul bus e poi, per mesi, in un dormitorio”.
Questa è in breve la storia di Francesco. Grazie all’intervento della Comunità  di Sant’Egidio è riuscito a ottenere il reddito di cittadinanza. “Dormire in un dormitorio implica che si rientri tra le 18 e le 19, questo rende quasi impossibile lavorare: soprattutto gli impieghi precari generalmente non permettono di staccare alle 17”, spiega Sbrana. “Grazie al progetto Housing First abbiamo superato il problema della caparra di una stanza in una casa in condivisione, che ora Francesco sta pagando grazie al contributo integrativo che reddito di cittadinanza prevede per chi paga l’affitto”. “Proprio di recente — aggiunge — si è rimesso in cerca e nonostante il periodo difficile ha trovato un impiego: fa alcune ore nell’assistenza di una persona con disabilità ”.
Antonio e lo scoglio della caparra
Anche Antonio, 45 anni, dopo la morte dei genitori e la perdita del lavoro era finito in strada. Solo e senza entrate, ha dormito in giro solo per pochi giorni perchè il reddito gli ha permesso di pagarsi una piccola pensioncina.
“Lo scoglio principale che incontriamo quando una persona fragile, in povertà  estrema, vuole affittare una casa con il reddito è quello della firma dell’affitto e della caparra — ribadisce Sbrana — perchè il contributo integrativo per l’affitto viene dato solo a chi ha già  il contratto firmato. E per farlo servono quei 2-3 mesi pagati cui i più poveri non arrivano”.
“Sarebbe importante se questo ostacolo si potesse superare”, aggiunge. “Ora speriamo che Antonio possa presto mettere da parte i soldi per pagare la caparra e accedere così alla quota aggiuntiva del reddito, perchè l’affitto è quello che garantisce la sicurezza per potersi rimettere in gioco”, sottolinea il volontario.
Quello che manca: il “navigator di strada”
Dalla testimonianza della Comunità  di Sant’Egidio emerge quindi con forze l’esigenza di un “accompagnamento” al reddito. “Noi lo proponiamo a tutte le persone con cui entriamo in contatto: li aiutiamo a fare la residenza virtuale, poi i documenti, poi la misura di supporto”, racconta Sbrana.
“Un clochard da solo non riesce a seguire le pratiche burocratiche”. E ha bisogno di un aiuto che, per quanto riescono, danno i volontari di Sant’Egidio, come di altre associazioni. “In questo periodo abbiamo ospitato tanti senzatetto a seguito dell’emergenza freddo e grazie a questa occasione siamo riusciti ad avviare le pratiche per il reddito a diverse persone”, racconta Sbrana.
Servirebbero navigator dedicati a questo ruolo di sostegno: “Sarebbe bello se alcuni di loro fossero formati anche per l’accompagnamento burocratico per chi non ce la fa”, si augura Sbrana. Soprattutto a Roma, dove ci sono migliaia di appartamenti sfitti e altrettante persone che ancora vivono per strada.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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