Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“HA VOTATO CONTRO IL RECOVERY E ORA VUOLE AVERE VOCE IN CAPITOLO NELLA RIPARTIZIONE DEI FONDI”
“Non c’è dubbio che è una novità : Salvini ha dato ragione al Pd, non ci siamo scostati noi. Tutti possono riconoscere che l’idea di risolvere i problemi distruggendo l’Europa era fallimentare. Si apre una fase nuova, non c’è dubbio: vedremo le coerenze”. Lo dice Nicola Zingaretti, segretario del Pd, a Mezz’ora in più su Rai3. “Ho visto scricchiolare il progetto politico per cui il nuovo era un attacco alle democrazie occidentali e la morte dell’Europa”, aggiunge.
“Quello di Draghi è un profilo che si è messo al servizio di una possibile rinascita italiana. Gli chiederemo di produrre fatti concreti. Siamo per creare lavoro, è una priorità assoluta. Poi una riforma fiscale all’insegna della progressività , della giustizia, della sburocratizzazione, senza la furbizia dei condoni”, ha aggiunto Zingaretti.
“Fra qualche settimana o mese voteranno milioni di italiani. Ogni città deciderà per sè, ma noi portiamo sul territorio alleanze civiche competitive ovunque. Uno spirito unitario penso che porterà a una grande vittoria delle elezioni amministrative”.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
APPELLO DELLE ONG PER RENDERE PUBBLICI I BREVETTI
I 50 Paesi più ricchi del mondo hanno acquistato il 60% delle dosi disponibili di Pfizer,
Moderna e AstraZeneca. Se non si aumentano i produttori, a farne le spese saranno le aree in via di sviluppo
Il nazionalismo dei vaccini danneggia tutti e non protegge nessuno. Si intitola così un intervento firmato da Tedros Adhanom Ghebreyesus, numero uno dell’Organizzazione mondiale della sanità , uscito su Foreign Policy lo scorso 2 febbraio.
Il comportamento delle grandi aziende farmaceutiche — su tutte Pfizer, Moderna e AstraZeneca — sta sollevando un dibattito di tiratura internazionale sul modo in cui stiamo partecipando alla corsa verso l’immunità di gregge contro il Coronavirus. Nonostante i finanziamenti per i vaccini anti Covid siano pubblici, i brevetti per la loro produzione restano privati.
Così facendo, la coperta vaccinale rischia di rimanere troppo corta: a farne le spese sarebbero, à§a va sans dire, i Paesi in via di sviluppo. Oltre alla questione morale, a dover essere indagata è quella relativa all’efficacia del metodo: secretare le licenze è davvero la strada giusta per immunizzare la maggior parte della popolazione mondiale? Secondo molte Ong e organizzazioni civili, la risposta è no.
I numeri delle Big Three
Come ha sottolineato l’Oxfam — la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che lavora per ridurre la povertà a livello globale — affidare solo alle tre aziende di Big Pharma (quelle, cioè, che hanno già visto approvato il siero) l’attuale produzione delle dosi, non è la strategia migliore per raggiungere l’obiettivo.
Secondo quanto dichiarato da Pfizer, Moderna e AstraZeneca, queste tre case farmaceutiche da sole hanno in programma di produrre entro la fine dell’anno dosi sufficienti per vaccinare circa un terzo della popolazione mondiale.
In realtà , però, le proporzioni ci restituiscono un quadro ben diverso: poichè i paesi ricchi hanno acquistato molte più dosi di quante non ne servano per vaccinare i loro abitanti, la cifra reale della popolazione mondiale coperta è molto inferiore.
Stando ai dati dell’Oms, i paesi ricchi — che ospitano appena il 16% della popolazione mondiale — hanno acquistato oltre il 60% della fornitura complessiva dei vaccini. E mentre questi Paesi mirano a vaccinare il 70% della loro popolazione entro l’estate (Ursula von der Leyen dixit), il piano Covax fatica ad arrivare a una fornitura che garantisca almeno una copertura del 20% della restante popolazione mondiale entro la fine dell’anno
Molti miliardi pubblici, pochi accordi
I clienti preferiti di Big Pharma sono i Paesi che possono avanzare la migliore offerta. Solo AstraZeneca per ora ha stretto abbastanza accordi con le aree in via di sviluppo, mentre le restanti due si sono organizzate principalmente con i Paesi ricchi (Usa, Ue, Regno Unito, Emirati Arabi).
In un comunicato dell’ottobre 2020, Moderna aveva annunciato di non essere intenzionata a citare in giudizio i concorrenti che produrranno vaccini basati sulla tecnologia mRNA durante il periodo dell’emergenza. Attualmente, però, non ha stilato accordi con nessun altro produttore. Nemmeno con la danese Bavarian Nordic, rimasta inascoltata dopo che la scorsa settimana si era offerta di produrre 240 milioni di dosi nella sua fabbrica.
L’unica ad essersi mossa è stata Pfizer, che ha allargato la produzione anche a Sanofi — dopo che la distribuzione della casa farmaceutica francese e del suo partner britannico GlaxoSmithKlin è stata rimandata alla fine del 2021. Sanofi produrrà 125 milioni di dosi del vaccino BioNTech, ma, come sottolineato dall’Oxfam, è solo «una goccia nell’oceano» rispetto alla scala del bisogno. Molto probabilmente, infatti, l’aumento produttivo andrà a beneficio solo dei paesi appartenenti all’Unione europea.
Su quanti siano i finanziamenti pubblici in gioco non si hanno dati certi: secondo Bloomberg, Big Pharma ha ricevuto oltre 20 miliardi di dollari solo dall’Unione europea, e per Lois Chingandu, direttrice dell’Ong Frontline AIDS, ci sono in ballo in totale 100 miliardi di dollari. Inoltre, sempre secondo Chingandu, in un solo anno Pfizer, Moderna e AstraZeneca sono destinate a registrare entrate economiche del valore pari a oltre 30 miliardi di dollari.
I dati sui vaccini nei paesi più poveri
A monitorare la situazione è la People’s Vaccine Alliance, una coalizione di organizzazioni no profit unite nella volontà di rendere un bene veramente pubblico il prodotto finanziato con i soldi dei contribuenti. Secondo un report stilato già a dicembre — cioè prima ancora del V-Day europeo — se non si abbandona la strada dei brevetti e dei profitti sulla pandemia, in molti Paesi in via di sviluppo solo una persona su 10 riceverà la dose. Il 90% della popolazione più povera, quindi, rimarrà senza copertura vaccinale contro il Coronavirus nel 2021.
Guardando le percentuali raccolte dal tracker di Bloomberg, al 6 febbraio solo il 4% delle vaccinazioni totali è stato effettuato nei paesi in via di sviluppo (la maggior parte in India, grazie all’attività del Serum Institute in collaborazione con AstraZeneca e Novavax). Tra i paesi più poveri del mondo, solo la Guinea è riuscita a vaccinare un numero pari a 55 persone. «I paesi ricchi hanno acquistato dosi sufficienti per vaccinare le loro popolazioni tre volte — scrivono dall’Oxfam- , lasciando i paesi in via di sviluppo a competere per gli avanzi».
Per quanto riguarda l’Africa in generale, il progetto Covax ha assicurato al continente almeno 600 milioni di dosi entro la fine del 2021. Secondo il presidente sudafricano e dell’Unione Africana, Cyril Ramaphosa, il numero sarà sufficiente solo per vaccinare gli operatori sanitari. Ma non serve arrivare troppo lontano per notare il «fallimento morale catastrofico»: l’Ue non è riuscita a inviare nemmeno alcune dosi simboliche ai suoi aspiranti Stati membri nei Balcani. Un vuoto che, molto probabilmente, verrà colmato dai produttori cinesi e russi, come già accaduto in Asia, in America Latina, in Turchia e nello stesso continente africano. A oggi, sono più di 20 i Paesi ad aver firmato accordi con Pechino.
Solo in India esistono almeno altri 20 produttori che, se avessero la licenza e fossero in possesso del know-how, sarebbero in grado di realizzare e distribuire i vaccini, arricchendo enormemente la somma di dosi prodotte e distribuibili in diverse parti del mondo. Secondo i dati dell’Unicef, solo il 43% della capacità dichiarata di produzione nel mondo è attualmente in funzione per produrre i vaccini approvati.
(da Open)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
SCOPPIANO LE CONTRADDIZIONI: MENTRE SALVINI SI TRAVESTE DA EUROPEISTA, L’AMICO MEUTHEN CRITICA IL CAPO DEL GOVERNO DOVE VUOLE ENTRARE LA LEGA
Uno “scherzo” di cattivo gusto che alla fine “saranno i contribuenti tedeschi a pagare”. Il leader dell’ultradestra tedesca Jorg Meuthen ha accolto con palese irritazione la notizia dell’incarico affidato a Mario Draghi per formare il nuovo governo in Italia.
In Germania l’ex presidente della Banca Centrale Europea non ha mai riscosso particolari simpatie durante il suo mandato all’Eurotower e di certo non ne riscuoterà molte ore, quanto meno tra le file di Alternative fà¼r Deutschland.
Il leader del partito che già dai tempi della Bce definiva il banchiere “becchino dei risparmiatori tedeschi” pare non digerire Draghi nemmeno nella sua nuova veste di presidente del Consiglio.
La ragione di tanto malumore è il Recovery Fund, il fondo europeo che vede l’Italia tra i principali beneficiari per circa 200 miliardi (incluse le risorse che dovranno poi essere restituite).
“In Italia pensano di usare il Recovery Fund per sostituire i sistemi di riscaldamento”, scrive su Facebook Meuthen, riferendosi in maniera un po’ dozzinale al Superbonus edilizio al 110%. Una misura che, secondo l’eurodeputato tedesco, consentirà agli italiani che hanno una casa di proprietà di rifarsi impianti e caldaie a carico esclusivo dello Stato italiano, per questo “pagato in ultima analisi in misura considerevole dal contribuente tedesco! Che orgia di spesa senza senso, tutta a carico del Nord Europa e in particolare della Germania”.
Meuthen non è mai stato entusiasta del Recovery Fund che definisce un “trasferimento di ricchezza” dai Paesi del Nord a quelli dell’Europa meridionale, all’Italia in particolare “dove è risaputo che i cittadini detengono un patrimonio in media di gran lunga superiore” rispetto a quello dei cittadini tedeschi.
Non contenti però di questo “regalo”, gli italiani ora si affidano anche “al grande maestro dell’indebitamento, Mario Draghi”, ora chiamato a “costituire un nuovo governo e poi accontentare gli italiani” con i tanti miliardi pronti da spendere.
Si tratta dell’uomo “che ci ha condotto alla politica completamente errata della Banca Centrale Europea e che ha inondato l’eurozona di una mole eccessiva di denaro. Si tratta di uno scherzo, ma molto brutto del quale i tedeschi, che in misura considerevole saranno chiamati a pagare il conto, alla fine non potranno ridere”, attacca Meuthen.
Se l’incarico da premier irrita non poco il leader di AfD, di certo non lo rassicurerà sapere che il suo principale alleato in Europa si candida a far parte della nuova maggioranza.
L’apertura di Matteo Salvini a Draghi, forse persino preludio del suo ingresso nella squadra dell’esecutivo, rischia di mostrare ancora una volta tutte le contraddizioni insite nell’alleanza tra i partiti sovranisti al Parlamento Europeo.
Per un Meuthen molto critico, c’è infatti un Salvini che quasi tradisce entusiasmo per il nascituro Governo, ostentando disinteresse per chi nota la sua improvvisa svolta europeista.
La ragione è che da qui ad aprile si dovrà scrivere la versione definitiva del Recovery Plan italiano, e anche se in questa legislatura non dovranno essere spesi tutti i miliardi a disposizione di certo bisognerà programmare l’allocazione delle risorse, scegliere i progetti e i cantieri, definire commissari e cronoprogrammi. A quel tavolo è meglio esserci: “Preferisco essere nella stanza in cui si decide su quei soldi, i 209 miliardi del Recovery Fund, ”, ha detto Salvini.
Con buona pace dell’alleato europeo Meuthen.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
UNA EX OFFICINA DI ROZZANO, NELL’HINTERLAND MILANESE E’ DIVENTATA RIFERIMENTO DI MIGLIAIA DI POVERI: PACCHI ALIMENTARI E TANTA UMANITA’
Qualche settimana fa le immagini della gente in fila fuori da Pane quotidiano, una onlus di
Milano che distribuisce aiuti alimentari a chi ne ha bisogno, avevano suscitato molte reazioni, sbattendo davanti agli occhi di chi non l’aveva ancora visto il problema dei nuovi poveri, o poveri del Covid.
Si tratta di tutti coloro che, a causa dell’emergenza Coronavirus, si sono trovati improvvisamente in difficoltà economica. Col passare dei giorni l’ondata emotiva legata alle file chilometriche davanti alla onlus (file che, è bene precisarlo, c’erano anche prima della pandemia, chè la povertà non è certo un sintomo del virus) si è acquietata, ma il problema naturalmente rimane.
E anzi alcuni provvedimenti che potrebbero arrivare a breve, come la revoca del blocco dei licenziamenti o del blocco degli sfratti, potrebbero far deflagrare ancora di più una bomba sociale i cui effetti già si vedono nelle nostre città .
Le conseguenze economiche del Coronavirus hanno colpito in misura maggiore coloro che, anche prima della pandemia, avevano meno diritti. I lavoratori in nero, gli irregolari, gli immigrati.
C’è chi, davanti a gente che non sa cosa mangiare o far mangiare alla propria famiglia, trova il modo di polemizzare e di puntare il dito contro queste categorie, scrollando le spalle
Naturalmente, non tutti godono o godevano nel trovarsi in quelle condizioni, ma c’è chi vi è semplicemente costretto dalle circostanze della vita. E c’è chi non fa domande sul perchè una persona sia in difficoltà , ma semplicemente si prodiga per aiutarla.
C’è anche chi ha iniziato ad aiutare gli altri per riscattarsi da un passato difficile: è il caso di Gennaro Speria, conosciuto come “Genny Lo Zio”
Gennaro ha molti precedenti alle spalle e un passato diviso tra la strada e il carcere, dove ha scontato nove anni. Dal carcere è però iniziata la sua redenzione: non appena uscito, grazie a un meccanico e a un’officina nota come Area 51, ha iniziato aiutando gli ex detenuti e le loro famiglie, offrendo un posto per reinserirsi nella società e distribuendo saltuariamente pacchi alimentari.
La sua Area 51 aveva chiuso dopo alcune vicissitudini, ma tra febbraio e marzo dello scorso anno Gennaro stava per riaprirla e inaugurarla nuovamente, sempre a Rozzano. Quando il Covid ha travolto l’Italia, e in particolare la Lombardia, Genny ha dismesso la sua officina, iniziando ad accumulare derrate alimentari e vestiti da donare ai più bisognosi.
“Quando è scoppiato il Covid ho tolto l’attrezzatura, ma pensavo che sarebbe stato per poco”
Invece, in poco tempo le persone che si rivolgevano ogni giorno a lui sono diventate centinaia, poi migliaia. Adesso l’Area 51 è diventata un punto di riferimento, un servizio che nei mesi è cresciuto ed è diventato fondamentale per Rozzano e l’hinterland: “Rozzano sta vivendo tante storie. Tante famiglie non ce la fanno perchè la maggior parte vivevano con lavori saltuari, tanti in nero. È da un anno che non riescono a guadagnare”, racconta Genny.
Tra coloro che si rivolgono a Genny ci sono anziani e meno anziani: “Non abbiamo mai avuto bisogno di nessuno, ma questo è un periodaccio — dice un ragazzo appartenente a una numerosa famiglia di giostrai -. Abbiamo anche i banchi dei panini ambulanti, ma siamo tutti fermi”, spiega. C’è chi si confida con Genny e non gli nasconde la tentazione di cedere al crimine: “I giovani che ho io mi dicono ‘Zio, il nostro futuro qual è? Se non spaccio, se non vado a rubare come faccio, come vivo?'”.
Gennaro però in merito ha le idee chiare: “Io ero un ladro prima, mi drogavo, spacciavo. Dall’ultima carcerazione di nove anni fa ho detto basta. Oggi c’avevi mille euro, poi quando andavi in galera eri più morto di fame di prima. Ho capito tante cose, ho detto: ma chi me lo fa fare?”.
Genny sembra aver trovato la sua redenzione nell’aiutare gli altri: “La gente è arrivata allo stremo, e mi dicono che si sentono abbandonati”. Ad aiutarlo sono i privati che donano generi alimentari e vestiti. E c’è anche una rudimentale forma di finanziamento, un cestello in cui chi può tra coloro che si rivolgono a lui lascia qualcosa: “Qui dentro ci sono anche le lire, monete, bulloni, viti — dice facendo tintinnare il contenuto del cestello — Parecchie famiglie pur di far vedere che mettono qualcosa mettono medagliette o altro. Ma io li ammiro: quando finirà tutto per me questo sarà un ricordo”, dice Genny.
Quella che doveva essere la riapertura della sua officina è ormai un lontano ricordo, cancellato dal Covid: “Gli ultimi attrezzi li ho scambiati con una cella frigorifera. Dovevamo fare l’inaugurazione dell’Area 51, invece abbiamo fatto inaugurazione della sofferenza, delle famiglie che soffrono”.
(da Fanpage)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
OBIETTIVO DEI PARTITI: SPARTIRSI SOLDI PER LE CLIENTELE, PARTECIPARE AL BANCHETTO, SCARICARE RESPONSABILITA’ SU DRAGHI E TRA UN ANNO BEATIFICARLO MANDANDOLO AL QUIRINALE E LIBERANDO LA POLTRONA DA PREMIER
Nel giro di 24 ore il premier incaricato è passato dall’avere pochi partiti disposti a sostenerlo ad averne troppi, e qui iniziano i problemi. Sarà il programma a tentare una selezione naturale
La geografia della politica italiana costituitasi dopo il governo Monti è saltata ma anche se per ora l’apparenza è salva nel prossimo futuro molte cose cambieranno.
Nel giro di pochi giorni Matteo Salvini è diventato europeista, dichiarandosi disponibile alla massima cooperazione e offrendo ministri leghisti per il governo dell’uomo che ha salvato l’euro.
La stagione del Basta Euro tour è archiviata, per sempre. La stessa cosa è successa al M5S, con Beppe Grillo e Luigi di Maio pronti a dare l’appoggio, pur insistendo che ci vuole un governo politico e non tecnico come quello di Mario Monti.
Anche in questo caso, è un modo per chiedere incarichi di governo a
L’appoggio incondizionato con disponibilità a entrare nella squadra di governo è arrivato anche da parte del PD, FI, IV e praticamente tutti gli altri tranne Giorgia Meloni.
Nel giro di 24 ore Draghi è passato dall’avere pochi partiti disposti a sostenerlo ad averne troppi, e qui iniziano i problemi. Il presidente Mattarella aveva chiesto un governo di alto profilo, che non avesse bisogno di identificarsi con alcuna formula politica, invece sembra che Draghi dovrà riuscire a comporre la miglior squadra di governo possibile attingendo alle risorse dei partiti
Risolvere il rebus del governo tra nemici non sarà facile.
Durante i colloqui con i leader, il premier incaricato ha parlato di debito buono e debito cattivo, di investimenti, programmi per la crescita, politiche sociali. Tutto ovviamente all’insegna dei famosi 209 miliardi di euro del Next Generation EU.
A differenza di Mario Monti infatti, Draghi è chiamato ad amministrare una fase caratterizzata dalle politiche espansive del post-pandemia attingendo alle risorse straordinarie del Recovery Plan.
Probabilmente il suo programma potrà salvare l’essenza del Reddito di cittadinanza — indispensabile per il M5S, gradito al PD — trasformandolo in un sistema di sussidi di disoccupazione attiva, simile a quello del Piano Hartz tedesco (cosa che piacerebbe anche al mondo delle imprese).
Potrà anche soddisfare le richieste della Lega e Forza Italia con un pacchetto di supporto finanziario e sgravi fiscali alle imprese (forse addirittura con un condono), mentre è più difficile immaginare di fare il bis con i pensionamenti anticipati di Quota 100. Poi tante infrastrutture, e politiche sostenibili.
Il problema però è che le politiche espansive possono essere divisive tanto quanto quelle di austerità . In teoria sono tutti d’accordo che c’è bisogno di più crescita, meno tasse, più infrastrutture, politiche per l’occupazione e tutele sociali.
Se ci fosse un solo modo per applicarle, non esisterebbe un dibattito sulla politica economica dei governi. Ma quando si tratta di scegliere come, dove e quante risorse allocare per ogni cosa, diventa tutta un’altra storia.
Qui Draghi dovrà riuscire letteralmente a far convivere il diavolo e l’acqua santa, e con meno abbondanza di quanto si pensi.
Tutti i numeri del Recovery Plan
Facciamo due conti. Per l’Italia il Recovery Plan prevede circa 80 miliardi di euro in sovvenzioni e 120 miliardi in prestiti. Per farsi un’idea della dimensione di queste cifre, consideriamo che in Italia il fatturato annuo della sola industria del turismo è di circa 232 miliardi, il 13,2% del Pil e il 15% degli occupati (dati 2018). Nel corso di un’audizione alla Camera, gli operatori del settore hanno spiegato che il crollo delle presenze nel 2020 ha prodotto una perdita di valore della produzione di 100 miliardi di euro. Perciò, se a causa della campagna vaccinale che procede a rilento l’Unione europea vivesse un’altra stagione di vacanze primavera-estate con le limitazioni dell’anno scorso, per l’Italia la perdita avrebbe un effetto pari a mezzo Recovery Plan.
Inoltre, per funzionare il Recovery Plan dovrà essere accompagnato da riforme economiche di ogni tipo.
Riforme strutturali, divisive, complesse, da attuare con la competenza necessaria a evitare incidenti giuridici e costituzionali. Cose difficili da realizzare nel pieno di una crisi, specialmente se sei a capo di un governo che deve mettere Berlusconi, Salvini, Renzi, Di Maio e Zingaretti e altri ancora tutti insieme nella stessa stanza (e forse non solo metaforicamente).
Se poi aggiungiamo che il Recovery Plan prevede un’esecuzione pluriennale — fino al 2026 — con controlli semestrali della Commissione europea, e che Draghi resterà a Palazzo Chigi al massimo fino al 2023, stiamo parlando di una missione ai limiti dell’impossibile.
Mettere insieme i partiti italiani però sarà molto più ostico che lavorare come leader di un gruppo selezionato tra i migliori economisti dell’eurozona.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
GRADIMENTO POLITICI: DRAGHI 71%, CONTE 65%, RENZI ULTIMO 17%
Nella classifica di gradimento di Demos, Mario Draghi, pompato a senso unico dalla stampa
in mano ai maggiori gruppi economici italiani, è in testa con il gradimento del 71%, tallonato dal premier uscente Conte al 65%. In fondo alla classifica Matteo Renzi con il 17%.
IL GIUDIZIO SUL GOVERNO DRAGHI SENZA CONOSCERE IL PROGRAMMA
Quanto al giudizio sul possibile governo Draghi è positivo “soprattutto fra gli elettori del Pd. Dove raggiunge l’85%, cioè, quasi la totalità .
Tuttavia, sfiora il 70% anche nella base della Lega e dei Fratelli d’Italia, probabilmente appagati dalle dimissioni di Conte. Nonostante le perplessità dei gruppi dirigenti e la posizione apertamente contraria espressa da Giorgia Meloni.
“Meno ampio appare il sostegno fra gli elettori di Forza Italia e, ancor più (meno), del M5S. Internamente diviso, tanto più dopo le dimissioni Conte.
E’ stato chiesto agli intervistato anche sulla durata del governo Draghi e per il 52% dovrebbe arrivare a fine legislatura. Mentre sulla composizione per il 61% è preferibile il mix tra tecnici e politici.
Infine sulle intenzioni di voto: Lega al 22,8%, Pd al 20,9%, Fdi al 16,9, M5S al 15,2, Forza Italia al 7,8%, Leu al 3,2, Azione al 2,8, Italia Viva al 2,7, Più Europa al 2.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
SI LAMENTA DI ESSERE STATO INSULTATO E AMMETTE CHE LA SUA BATTAGLIA FIN DALL’INIZIO ERA QUELLA DI FAR CADERE IL GOVERNO
Da quando ha fatto l’orrenda marchetta politica al principe ereditario Salman, dimenticando (o volendo dimenticare) che gli uomini fidati dello stesso principe hanno ucciso e fatto a pezzi il dissidente Khashoggi e che il processo che se è seguito è stato unanimamente consideato una farsa, l’ex rottamatore si veste spesso e volentieri fa vittima per aggirare le questioni politiche.
E anche adesso si auto-incensa e mette i panni dell’incompreso.
Con la crisi “ho fatto un sacrificio personale per il bene del Paese”. A dirlo, in un’intervista a Qn, il leader di Italia Viva Matteo Renzi. “Sono rilassato e felice. Si è chiusa per me la partita più difficile della mia esperienza politica. Anche umanamente”
“Stavolta, quando abbiamo aperto la crisi – ha spiegato Renzi – nessuno ne capiva il motivo. Si dava per scontato che la pandemia dovesse chiudere ogni spazio di dibattito politico. E io non riuscivo a spiegare il senso di quello che stavamo facendo. Eppure è semplice: all’Italia arrivano 209 miliardi, tanti soldi quanti mai ne abbiamo avuti: e secondo me Conte non era la persona giusta per spenderli. Draghi sì”.
Quindi una ammissione che la sua non è stata una battaglia sui grandi temi, come ha cercato di far credere, ma solo una crisi ‘ad personam’ per far saltare un premier e sostituirlo.
“Mi sono preso un sacco di insulti – ha raccontato Renzi – dicevano che pensavo ai posti da ministro. Anche al bar non ci riuscivo, anche con le persone che mi erano sempre state vicine. Ora però siamo invasi da migliaia di messaggi”. E cosa le scrivono? “Che adesso hanno capito”.
Hanno capito che Renzi è inaffidabile.
Altrimenti avrebbe giocato a carte scoperte invece di destabilizzare per mesi il governo in attesa del momento giusto per assestare il colpo finale, per conto terzi.
(da Globalist)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
TRASFORMARE IL M5S DA PARTITO ANTI-SISTEMA A PARTITO MODERATO… LEADER DEL M5S E POSSIBILE CANDIDATO SINDACO DI ROMA
L’epoca dei “vaffa” appartiene al passato. Ora è il tempo della responsabilità . E allora il M5S
si appresta a cambiare definitivamente pelle. Beppe Grillo ha in mente un piano: completare la trasformazione dei Cinque Stelle da movimento anti-sistema a partito maturo, moderato e aperto alle istanze liberali come a quelle socialdemocratiche. E affidarne la guida a Giuseppe Conte.
Del progetto di Grillo parla oggi il quotidiano La Stampa in un articolo, firmato da Ilario Lombardo, intitolato “Un nuovo partito post-M5S. Il fondatore: Conte leader”.
“Secondo quanto raccontano fonti del M5S e del Pd, Grillo ne ha parlato con Conte, perchè pensa che sia lui l’uomo giusto per traghettare il Movimento verso la sua ultima e forse definitiva metamorfosi”, si legge nell’articolo.
In termini di contenuti politici, il piano del fondatore del Movimento poggerebbe su una parola chiave: “sostenibilità ”.
Non sarebbero un caso i continui riferimenti dello stesso Conte, negli ultimi tempi, a una “coalizione dello sviluppo sostenibile”. E un altro indizio in questo senso arriva dall’articolo pubblicato ieri da Grillo sul suo blog, nel quale viene illustrato una sorta di mini-piano canvprogrammatico, in cui spicca l’istituzione di un “Consiglio superiore dello sviluppo sostenibile”.
Da mesi si parla della possibile nascita di un nuovo partito guidato da Giuseppe Conte. Da Palazzo Chigi hanno sempre smentito, ma le voci non si sono mai placate e con l’esplosione della crisi di governo si sono fatte sempre più insistenti.
Di fronte allo strappo di Matteo Renzi, la prima contromossa di Conte è stato il tentativo di affidarsi a una pattuglia di parlamentari “responsabili”, che — secondo molti analisti e anche in virtù di qualche ammissione dei diretti interessati — avrebbe potuto costituire l’embrione di un nuovo partito imperniato sulla figura dell’avvocato di Volturara Appula.
Quel tentativo è poi fallito e Conte è stato costretto alle dimissioni. Ma non è affatto uscito di scena. Subito dopo aver ricevuto da Mattarella l’incarico a formare un nuovo governo, Mario Draghi ha avuto un lungo colloquio con il premier dimissionario.
E il giorno dopo Conte ha tenuto un’inusuale conferenza stampa davanti a Palazzo Chigi nella quale ha auspicato la nascita di un governo politico e ha rivolto un messaggio “agli amici del Movimento”: “Io ci sono e ci sarò”, ha assicurato l’ormai ex presidente del Consiglio, sottolineando anche l’importanza di dare continuità all’alleanza strategica con Pd e Leu.
Ieri, sabato 6 febbraio, poco prima che la delegazione M5S fosse ricevuta dallo stesso Draghi per le consultazioni, Conte ha partecipato a un vertice pentastellato a Montecitorio insieme ad altri big, tra cui Grillo, Di Maio e Davide Casaleggio, presidente dell’associazione Rousseau.
Prima di entrare alla riunione i giornalisti hanno chiesto a Conte se sarà lui il nuovo leader del Movimento e lui ha risposto: “Non mi risulta”. Di Maio ha invece commentato la partecipazione al summit del premier dimissionario con un “la famiglia si allarga” che a molti è suonato come una benedizione per la futura leadership.
Poche ore dopo, riferendo alla stampa dopo le consultazioni con Draghi, il capo reggente del M5S Vito Crimi — che nei giorni precedenti aveva detto un categorico No al nuovo governo guidato dall’ex Bce — ha dichiarato che i Cinque Stelle sono pronti a far parte dell’esecutivo auspicando che si tratti un “governo politico” a partire dalla precedente maggioranza giallorossa.
Secondo alcune indiscrezioni di stampa, Conte potrebbe entrare come ministro nella squadra di Draghi. Altri lo vedono come prossimo candidato sindaco a Roma della coalizione M5S-Pd-Leu.Nell’ultimo anno i vertici dem hanno più volte rimarcato la centralità della figura di Conte come federatore della coalizione. L’”avvocato del popolo” — di formazione cattolica — viene descritto come un nuovo Romano Prodi da piazzare alla guida di in una sorta di Ulivo 4.0 con la
partecipazione dei Cinque Stelle.
Conte, insomma, sembra destinato a restare in politico con un ruolo di primo piano. Nelle prossime settimane — o forse già nei prossimi giorni, visto che martedì si decide sulla nuova leadership collegiale del M5S — sapremo se sarà il nuovo leader del nuovo Movimento 5 Stelle.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
E’ SCESO A ROMA PER CONVINCERE I PARLAMENTARI E FAR RIENTRARE IL DISSENSO… MA IL VOTO SU ROUSSEAU SE LO SONO DIMENTICATI?
Fuori dalla Camera è un viavai di auto blu nel disinteresse generale se non quello dei cronisti, uno a uno i big del Movimento entrano dall’ingresso dei gruppi parlamentari e si dirigono in sala Tatarella. Poi arriva anche Beppe Grillo, il suo ruolo è chiaro: guidare i suoi ragazzi, che ragazzi non sono più da un pezzo, verso l’ultima tappa di questa legislatura che ha visto i 5 Stelle abbattere tutti i propri tabù, ovvero il sì alla grande coalizione.
Prima dell’incontro con Mario Draghi il fondatore e garante arringa i suoi, o meglio, una parte dei suoi: i direttivi di Camera e Senato, Vito Crimi, gli ex ministri dello scorso governo, Davide Casaleggio (accompagnato dalla inseparabile Enrica Sabatini) e Giuseppe Conte.
“Non dobbiamo far contenti tutti perchè è impossibile, ma tentiamo di non spaccarci”, dice il comico genovese. Sul suo blog un paio d’ore prima aveva pubblicato un post, uno di quelli dove si tenta di volare alto, propone il ministero per la transizione ecologica, parla di giovani e futuro; con un conclusivo e indicativo “le fragole sono mature”, ripetuto due volte.
Tutti sanno e tutti sono preparati: Grillo è lì per benedire il presidente del Consiglio in pectore, lo fa insistendo sul fatto che non sarà un esecutivo di austerità , che non si può restare a guardare gli altri che prendono e spendono i soldi del recovery fund ma che anzi, i 5 Stelle devono imporre la propria visione. Il fondatore è un fiume in piena, come in uno spettacolo le grida di incoraggiamento si sentono da fuori. Luigi Di Maio ascolta, non prende la parola, idem Casaleggio.
La senatrice Vilma Moronese invece sì, si prende la briga di riportare i malumori, quasi le lacerazioni interiori, di molti. Fa un intervento accorato, quasi una supplica a tenere bene in mente la difficoltà .
L’intervento finale, prima dell’appuntamento con Draghi, è quello di Conte: “Non dobbiamo buttare via il percorso di maturazione fatto”, sottolinea il premier uscente. Se farà parte del nuovo governo non si sa, “io ci penserò alla fine, ma è davvero l’ultima cosa che si decide”, assicura.
Nel frattempo chiama anche Roberto Fico, prima parla con Grillo, poi con Conte: la terza carica dello Stato si sincera che tutto fili liscio.
La riunione finisce così, non si decide però se l’ultima parola toccherà a Rousseau. Grillo corre da Draghi e nella sala intitolata al dirigente dell’Msi arrivano alcuni parlamentari rimasti a Roma ed ex sottosegretari, da Paola Taverna a uno dei primissimi a esprimersi pro-Draghi come Sergio Battelli; c’è la fila per parlare con il primo ministro uscente, che rimane lì fino al termine della relazione post-consultazioni di Crimi in sala della Regina.
A poche decine di metri di distanza stava andando in onda lo show privato dell'”elevato” con l’ex banchiere centrale, due mondi lontani ma che in questi tempi strani sembrano quasi avere un feeling particolare. “Ovviamente dei 46 minuti lì dentro per 45 ha parlato Beppe”, riporta più tardi Crimi.
“Devi far fuori il killer pugnalatore seriale!”, il consiglio spassionato del comico al già presidente della Bce.
(da “La Repubblica”)
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