Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
VOTO SU ROUSSEAU ANCORA IN BALLO
Quattro ore. Tanto è durata la lunga assemblea dei parlamentari del Movimento 5 Stelle,
convocata domenica sera per fare il punto sull’incontro di sabato con Mario Draghi e affrontare le posizioni del partito alla vigilia del secondo giro di consultazioni del presidente incaricato.
Due i punti che emergono dal vertice iniziato alle 22.30 e terminato alle 2.15 di notte. Il primo riguarda la decisione sul voto su Rousseau, che spetterà al capo politico reggente Vito Crimi al termine dei colloqui con Draghi. Solo allora, infatti, si saprà se sarà necessario o no coinvolgere anche la base con la consultazione online.
In secondo luogo, dal vertice pentastellato è emersa anche la scelta dell’ex premier Conte di non fare parte del nuovo esecutivo.
Ma procediamo con ordine. Ad aprire l’assemblea dei deputati e senatori grillini, convocata in videocollegamento sulla piattaforma Zoom, è stato proprio Crimi. Secondo quanto riferiscono fonti del Movimento, il capo politico reggente ha riassunto le posizioni riportate a Draghi, ribadendo che il Conte 2 ha stabilito dei punti fermi, come il reddito di cittadinanza, su cui non si possono fare passi indietro. Il tema è dunque partire da quanto già fatto. E il presidente incaricato si è detto aperto a questo metodo.
Seconto quanto riferito da Crimi, Draghi ha esposto le sue priorità , ovvero il piano per affrontare la crisi pandemica, sia sul piano delle difficoltà economiche che sanitarie. Poi ha parlato dei problemi del lavoro, dal blocco dei licenziamenti ai debiti delle aziende. Da parte del premier incaricato, inoltre, forte è stata l’attenzione sulla questione ambientale, definita “ineludibile”, alla quale Grillo si è agganciato con la sua proposta di un ministero della Transizione ecologica.
Quanto al perimetro politico, anche in questo caso per Crimi bisogna partire dal Conte 2 e fare pochi innesti. “Non possono esserci dentro tutti, mancherebbe l’identità politica”, ha spiegato il capo politico cinquestelle.
Poi la sorpresa. Crimi ha annunciato l’intervento di Conte in assemblea e l’ex premier, riferiscono dal Movimento, nel suo discorso non si sarebbe risparmiato.
Dopo aver ringraziato tutti, parlamentari e ministri, l’ex presidente del Consiglio ha spronato i grillini a entrare nella maggioranza, perchè dopo anni di risultati raggiunti non sarebbe questo il momento dell’Aventino, bensì il Movimento ha il ruolo chiave di difensore delle cose fatte e avviate finora. Ribadendo la necessità di usare bene e presto i soldi del Recovery, Conte ha quindi comunicato la sua decisione di non fare parte dell’esecutivo. Non assumerà , dunque, nessun incarico da ministro.
Una scelta che, raccontano fonti del Movimento, avrebbe fatto sfiorare lo psicodramma. Durante l’assemblea tutti i deputati e senatori grillini hanno accolto le parole di Conte con un applauso. Microfoni accesi su Zoom, lacrime, foto scattate con la telecamera del computer e pubblicate questa mattina sui profili social dei parlamentari 5 Stelle.
Il discorso motivazionale di Conte non sarebbe però stato sufficiente a convincere tutti i pentastellati della necessità del Movimento di entrare nella maggioranza del nuovo governo Draghi. Per la senatrice Barbara Lezzi l’unica via sarebbe il voto entro i prossimi mesi, massimo maggio-giugno, mentre l’ex ministro Danilo Toninelli avrebbe sostenuto, riferiscono dal fronte grillino, che solo stando all’opposizione i 5 Stelle potranno influenzare maggiormente l’opinione pubblica.
E oggi Alessandro Di Battista in un post sui suoi social ribadisce il suo no al governo Draghi. “Sia chiaro – scrive – non ho dubbi che il professor Draghi sia una persona onesta, preparatissima ed autorevole. Questo non significa che lo si debba appoggiare per forza”. E aggiunge: “Io contrasto Draghi non sul piano personale ma su quello politico. E, ripeto, non cambio idea. Oltretutto l’assembramento parlamentare che si sta delineando è l’antitesi della Politica. Si può rispettare un uomo anche facendo opposizione. Io la mia scelta l’ho presa, e vado fino in fondo”.
A cercare di placare gli animi dei dissidenti e dei peònes ci avrebbe pensato Luigi Di Maio convinto, così come il collega ex ministro Stefano Patuanelli, che per il Movimento il posto corretto dove sedere sarà ai tavoli della futura maggioranza.
Domani Vito Crimi tornerà a Montecitorio da Draghi e dopo l’ultimo giro di consultazioni il capo politico reggente dovrà , come ha comunicato ieri a tarda notte a chiusura dell’assemblea, decidere se sarà necessario o no consultare i grillini con il voto sulla piattaforma Rousseau.
E sempre domani Inizia domani il percorso del Movimento 5 Stelle che porterà alla nuova governance collegiale. Per attuare gli indirizzi votati dagli iscritti è infatti necessario procedere all’elezione del nuovo organo direttivo per il quale occorre però prima apportare le relative modifiche allo Statuto.
Per questo è stata convocata a partire da domani, e fino a mercoledì, l’assemblea degli iscritti, in prima convocazione, per la quale è richiesta la maggioranza degli iscritti per deliberare. Dal 16 febbraio fino 17 febbraio l’assemblea sarà invece chiamata in seconda convocazione dove potrà deliberare a maggioranza dei voti espressi.
(da La Repubblica”)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
CRESCE IL FRONTE DEI “SENZA GARANZIE E PERIMETRO DEFINITO, NON ENTRIAMO NEL GOVERNO DRAGHI”
Una giornata in video conferenza. E’ quella che hanno passato deputati e senatori del Movimento 5 stelle. Al mattino una riunione con i direttivi e i presidenti di commissione, nel pomeriggio poi si è tenuta una riunione dei 40 senatori che non nascondono tutto il proprio malessere per l’eventuale appoggio del Movimento al governo Draghi, in tarda serata ci sarà poi l’assemblea congiunta con le comunicazioni dei vertici
Movimento sempre più in fibrillazione
Si tratta di un vero e proprio travaglio. Anche personale, con deputati e senatori (soprattutto senatori) pronti a mettersi di traverso qualora dal premier incaricato non arrivassero garanzie sul programma.
Il fronte dei ’40’ a palazzo Madama ha ribadito, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, che non ci sarà un sì senza garanzie. Il ‘gruppo dei 40’, in realtà , è diviso in due parti. La prima è composta da chi ha già fatto capire di non volerci essere.
I nomi? Nel Movimento girano quelli di Moronese, Agostinelli, Naturale, La Mura, Lannutti, Abate, Crucioli, Mantero, Vanin, Granato. A questi vanno aggiunti anche quelli di Lezzi, Morra e di altri senatori che fanno riferimento alle posizioni espresse da Di Battista. Un’altra ala, invece, resta perplessa ma potrebbe aprire. Con un grosso ostacolo, però.
La presenza di FI e della Lega. Non tanto a FI, il perimetro ‘Ursula’ potrebbe essere digerito anche se ci sono tanti parlamentari pentastellati che hanno difficoltà a stare in maggioranza con gli azzurri di Berlusconi.
Perplessi su Salvini
Ma è sull’ingresso di Salvini che ci sono le maggiori perplessità . Perchè una maggioranza allargata anche ai ‘lumbard’ — questo il ragionamento — renderebbe impossibile la realizzazione del programma M5s, di vanificare ogni possibilità di portare avanti temi quali il reddito di cittadinanza, il salario minimo, la transizione energetica, il superbonus.
I vertici pentastellati stanno lavorando senza sosta per ridurre il dissenso. A mediare da tempo è il responsabile uscente della Farnesina, Di Maio. Ieri ad esprimere la posizione M5s a Draghi sono stati il capo politico Crimi, il fondatore M5s Grillo, c’e’ stato il discorso improntato al “pensiamo prima al Paese e poi ai destini personali” di Conte. E naturalmente ci sono i capigruppo Crippa e Licheri che hanno fatto sapere che si attendono dei segnali dall’ex numero uno della Bce.
“È evidente — questo il messaggio dei capigruppo — che si tratta dell’inizio di un percorso di trattativa molto complesso al quale il M5S non ha messo ostacoli pregiudiziali ma solo condizioni e prospettive così come riassunte nel discorso del nostro Vito. Draghi ha preso nota di tutto quanto detto riservandosi la formulazione di un pensiero che verosimilmente ci esprimerà al secondo giro di consultazioni che inizierà nella giornata di martedì e con un nostro incontro verosimilmente intorno a giovedì prossimo”.
Lavori in corso, dunque. Ma il malessere c’è. “Se ci sono la Lega e FI non possiamo esserci noi, meglio restare fuori, astenersi e magari pensare ad un’opposizione costruttiva”, spiega un ‘big’ M5s.
Pressing per evitare scissione
Il pressing per evitare una scissione è fortissimo. In tanti non escludono un appoggio esterno, qualora appunto si arrivi a comprendere nel governo anche il partito di via Bellerio. Grillo ieri ha chiesto l’attenzione del premier incaricato soprattutto sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. M5s punta ad un esecutivo politico, possibilmente con esponenti pentastellati proprio in quei dicasteri.
Il timore, tuttavia, è che Draghi non possa concedere spazio alle richieste M5s. “Ma deve fare i conti con noi — osserva un’altra fonte parlamentare -. Se vuole un progetto europeista non può aprire le porte a Salvini”.
Si punterà ad un coordinamento con Pd e Leu, in modo che la vecchia maggioranza si faccia sentire con un programma condiviso, con l’auspicio di spingere il partito di via Bellerio verso l’appoggio esterno. “Ma il Pd — dice un’altra fonte — non può accettare di entrare senza porre condizioni, così l’alleanza sarebbe a rischio”. L’ipotesi di ministri tecnici d’area non sarebbe al momento considerata.
“Draghi — dice un altro senatore — rappresenta uno dei motivi per cui è nato il Movimento, per andare contro i poteri forti, non certo per appoggiarli”. Ma l’ala ‘dialogante’ M5s tratta per ammorbidire le posizioni, per evitare che vengano messi paletti e veti. “Dobbiamo turarci il naso ma dobbiamo farlo partire questo governo”, osserva un deputato. In realtà anche alla Camera il fronte del no non è limitato nei numeri. Una decina — tra questi ci sarebbero Maniero, Raduzzi, Corda, Cabras — sono quelli considerati più ‘oltranzisti’.
L’appuntamento con l’ex numero uno della Bce è per martedì, ma giovedì potrebbe esserci un altro incontro per sciogliere gli ultimi nodi. Non si esclude inoltre che possa esserci un voto anche sulla piattaforma ‘Rousseau’. L’obiettivo dei ‘big’ M5s resta quello di evitare spaccature, affinchè ci sia un’unica posizione da indicare, una volta che saranno ascoltate le proposte, al premier incaricato.
L’assemblea dice no alla Lega
È una domenica che non sembra tale nel Movimento, e si conclude solo in tarda serata con le rassicurazioni di Vito Crimi sul “perimetro” politico che consentirebbe ai 5 Stelle di dire sì a Mario Draghi: “No ad un governo con dentro tutti”, con anche la Lega. “Mancherebbero una identità politica e le garanzie per portare avanti i nostri temi”, spiega il reggente all’assemblea congiunta dei parlamentari via Zoom.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
RENDICONTINO PIUTTOSTO LE LORO MOGLI DI QUANTI SOLDI SPENDONO PER ANDARE A PUTTANE
Sono in tanti quelli che, invece di complimentarsi con Fabio Fazio per il colpaccio
dell’intervista all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Ombama a Che tempo che fa, sui social si sono chiesti quanto sia costato il suo intervento durante la trasmissione Rai. E qualcuno lo ha fatto anche aggiungendo insulti vari
In realtà Obama, come è stato chiarito anche ieri in trasmissione dalla Littizzetto, non ha preso un euro per partecipare a Che tempo che fa.
Invece ha dato risposte importanti su quanto è successo a Capitol Hill, ad esempio: “Non cancelleremo mai quel giorno e, anzi, ce lo dobbiamo stampare nella mente perchè la democrazia non è un dono che viene dal cielo ma qualcosa che dobbiamo sempre rinnovare e su cui dobbiamo sempre investire. Io credo che quegli impulsi di estrema destra e razzismo lo stiamo vedendo in ogni Paese del mondo. C’è un conflitto in tutto il mondo, una specie di gara tra chi crede nella democrazia e nel progresso e chi nel tribalismo, nell’uomo forte, e quella tensione è ancora presente ora che Biden è Presidente. Martin Luther King diceva che “l’arco dell’universo morale è lungo ma inclina verso la giustizia”, e io ricordo sempre che questo arco si piega perchè è la nostra mano a farlo muovere nella direzione della giustizia.”.
Un momento importante per la televisione italiana. Che ha un valore e anche se avesse avuto un costo ne sarebbe valsa la pena. In termini di immagine, certo, ma anche economici. Chi non ricorda le polemiche sul compenso di Fabio Fazio e la realtà dei fatti? Che tempo che fa fa guadagnare alla Rai più di quanto gli costi. E facendo servizio pubblico come in questo caso.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“NON CI FOSSILIZZIAMO SU QUOTA 100″….PUR DI PARTECIPARE ALLA SPARTIZIONE DEL BOTTINO DEL RECOVERY TRA POCO SI IMBARCHEREBBE PURE SU UNA NAVE DELLE ONG
“Non ho frequentazioni assidue con il Pd ma le avremo”, così Matteo Salvini in un’intervista a Radio24 all’indomani delle consultazioni tra la Lega e Mario Draghi, incaricato da Mattarella di formare un nuovo governo. Dopo il colloquio con l’ex presidente della Bce il leader del Carroccio ha annunciato la disponibilità ad appoggiare il futuro esecutivo “senza porre veti”.
Salvini vorrebbe “lasciare agli altri le etichette”. “Fascista, comunista, europeista, io sono una persona pragmatica e concreta. Noi siamo mani, piedi, cuore e cervello in Europa”
L’ex ministro dell’Interno ha dichiarato poi di non essere interessato a guidare nuovamente un dicastero, anche se da Via Bellerio fanno sapere che far parte dell’esecutivo con Salvini ministro sarebbe una condizione per appoggiare l’ex presidente della Bce.
“L’anno appena cominciato sarà economicamente e socialmente molto difficile. Il 31 marzo c’è lo sblocco dei licenziamenti e tanti imprenditori saranno costretti a rinunciare a qualche collaboratore, quindi toccare Quota 100 e alzare l’età pensionabile in un anno come questo, o il prossimo, mi sembrerebbe un errore clamoroso. Questo non significa che Quota 100 sarà una questione non negoziabile. Ci siederemo al tavolo con il professor Draghi e ne parleremo”, ha concluso.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
TEMI DIFFICILMENTE DIGERIBILI PER IL CARROCCIO
Nella bozza del programma che il Partito democratico porterà domani al secondo giro di
consultazioni con Mario Draghi ci sono tutti i presupposti perchè l’ingresso della Lega in una eventuale maggioranza possa risultare più complicata del previsto.
Le prime macroaree trattate nel documento, che Open è in grado di anticipare, riguardano Europa, Salute e Lavoro.
Ma è già dal quarto punto, quello relativo a una riforma fiscale, che i Dem propongono la prima trappola per il Carroccio: «Introduzione di un sistema fiscale più progressivo, per alleggerire il carico sui ceti medio-bassi e scoraggiare la rendita; la nostra proposta prevede di passare dall’attuale sistema a più scaglioni a un sistema ad aliquote continue», si legge nella bozza. Un modello che, per i sostenitori della flat tax, è inaccettabile.
C’è un capitolo del programma che, però, si presenta come un attacco diretto alla Lega: l’immigrazione. «Quando nacque il governo Conte, negli accordi presi, il Partito Democratico volle con forza inserire la modifica dei decreti voluti dall’allora Ministro degli interni Salvini, da noi considerati al contempo disumani e insicuri. Non fu quello un vezzo ma una battaglia di civiltà per noi imprescindibile. Quei decreti erano demagogici e avversi allo spirito con cui l’Italia Repubblicana si è collocata storicamente nel contesto italiano ed europeo», si legge.
E ancora: «Avevano come scopo non dichiarato quello di rendere impossibile, di fatto, la protezione internazionale per decine di migliaia di persone in fuga da carestie e guerre, con l’aggravante che molte persone venivano espulse dalle strutture e dai percorsi di accoglienza, diventando così degli “invisibili”.
A ciò si sommava la chiara carica simbolica di quei decreti: il migrante era l’invasore da respingere, sacrificando a tale scopo l’umanità e il diritto».
Una sferzata che incrina le possibilità di dialogo con la Lega per la formazione dell’esecutivo Draghi. Ponendo nell’agenda, tra l’altro, il tema della cittadinanza: il Pd chiede a Draghi l’«approvazione in via definitiva del disegno di legge sullo Ius Culturae». Cose, però, di competenza più parlamentare che di governo.
Non mancano alcuni passaggi che rievocano le differenze politiche tra i due partiti. Nella bozza, i Dem citano più volte l’elemento del sovranismo per rimarcare una precisa scelta di campo: «Bisogna contrastare ogni disegno sovranista e ogni tendenza negazionista».
E ancora: «Contrastare così ogni deriva sovranista, anacronistica e condannata dalla storia». Infine, un altro punto di contrasto — qualora Draghi decidesse di accogliere le richieste del Pd e includerle nel programma di governo — sarebbe la legge Zan. Nel capitolo dedicato al welfare e al terzo settore, la bozza recita: «Auspichiamo la rapida approvazione della legge contro omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo».
(da Open)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE, IL DIRIGENTE DEL CREDITO SPORTIVO E IL GENERALE DEI CARABINIERI
La pista numero uno è sempre quella che porta al richiestissimo Bertolaso. A capo della campagna vaccinale in Lombardia, potrebbe finire a occuparsi dell’operazione anti-Covid a livello nazionale.
Il centrodestra non è quindi sicuro che alla fine Bertolaso sia nelle condizioni di rispondere alla chiamata di Lega e Forza Italia.
Tira un sospiro di sollievo Giorgia Meloni. Già , perchè la leader di Fratelli d’Italia è da sempre convinta che il candidato giusto sia un altro. Non più Francesco Rocca, rimasto al timone della Croce Rossa, ma Andrea Abodi.
“Può essere il Malagò di centrodestra”, si continua a ripetere nelle riunioni della coalizione. L’etichetta non pare entusiasmare troppo il diretto interessato, ma serve a ribadire il concetto: “Abodi può essere il volto giusto per riprendere il Campidoglio e per guidarlo districandosi tra le insidie delle partecipate”. In più il dirigente, 60 anni, è romano. Che non guasta mai.
Lo stesso vale per Giovanni Nistri, 64enne ex comandante generale dei carabinieri. Oltre alla carriera militare, dalla sua ha l’esperienza maturata da commissario straordinario e direttore generale del progetto Grande Pompei.
In quel ruolo si è trovato a gestire bandi milionari e cantieri, con gli occhi dei pm e dell’Anac sempre addosso. Una palestra che tornerebbe più che utile in caso di candidatura a sindaco. Il profilo del generale (dato per interessato alla missione) è stato vagliato con molta attenzione dal centrodestra.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
NELLE CARTE DELL’INCHIESTA DI GRATTERI L’AFFIDAMENTO AL “BRACCIO IMPRENDITORIALE” DELLE COSCHE CROTONESI PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO… INCHIESTA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DELL’ASSESSORE REGIONALE DEL CENTRODESTRA
La Regione Calabria ha comprato mascherine, tute e altri dispositivi di protezione
individuale da un’impresa legata alla ‘ndrangheta.
L’inchiesta “Basso profilo”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, conferma come l’emergenza Covid-19 sia ormai diventata un business per la criminalità organizzata e per le aziende riconducibili alle cosche mafiose.
È quanto emerge dalle carte inserite nel fascicolo dell’indagine coordinata dal procuratore Nicola Gratteri e dai pm Paolo Sirleo e Veronica Calcagno che, nelle settimane scorse, hanno perquisito l’abitazione del segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa e hanno chiesto e ottenuto dal gip l’arresto dell’assessore regionale al bilancio Francesco Talarico.
L’impresa Antinfortunistica Gallo (di proprietà di Antonio Gallo, ritenuto il “braccio imprenditoriale” delle cosche crotonesi) “in occasione dell’emergenza Covid ha ricevuto affidamenti diretti per la fornitura di dispositivi di protezione individuale da enti pubblici e partecipate”. La notizia è stata pubblicata dalla Gazzetta del Sud che ha riportato il contenuto di un’informativa della Dia sulle relazioni periodiche redatte dall’amministratore giudiziario della società , il commercialista Gregorio Tassoni, nominato dal Tribunale nel luglio 2019
La società di Gallo era finita nel mirino della prefettura e da allora, per poter continuare a lavorare, l’imprenditore arrestato per ‘ndrangheta aveva chiesto di poter accedere alla procedura del controllo giudiziario. Ciò ha comportato che, ogni due mesi, l’amministratore Tassoni doveva verificare i conti dell’azienda e trasmettere una propria relazione alla prefettura e al Tribunale.
In quella del 4 giugno scorso, il commercialista scriveva che “la situazione economica al 31 marzo 2020, denota un notevole incremento dei ricavi dovuto alla vendita di dispositivi diÌ€ protezione individuale, oggetto principale dell’attività aziendale, richiesti per fronteggiare l’emergenza sanitaria Covid-19”.
Tra i clienti della società di Gallo c’è proprio la Regione Calabria che è l’ente che ha speso di più per avere mascherine e dpi dall’imprenditore finito al centro dell’operazione “Basso profilo”: ben 113mila euro per un acquisto con procedura d’urgenza, quindi senza appalto pubblico.
L’unico ente, invece, a fare l’acquisto tramite trattativa Mepa è stata l’Agenzia delle Dogane (per 9282,50 euro). Tutti gli altri, invece, hanno proceduto all’acquisto di mascherine e altri tipi di dpi con “ordine diretto emergenza Covid-19”.
A proposito di dispositivi di protezione individuale, nella stessa informativa della Dia, gli investigatori segnalano alla Procura che mentre la ditta Infortunistica Gallo era sottoposta alla procedura del controllo giudiziario, nel maggio 2019 l’imprenditore arrestato ha costituito una nuova società della quale era amministratore e socio unico: la AG Sales Agents Srls con 2900 euro di capitale sociale interamente versato e sede legale a Roma. “La suddetta Srls — scrive la Dia nella nota trasmessa al sostituto procuratore Paolo Sirleo — risulta operante nel campo della fornitura di dpi”.
La pandemia è stata, quindi, un business per Antonio Gallo. Il tutto mentre con la sua azienda, nonostante la procedura del controllo giudiziario, continuava a “intrattenere rapporti commerciali con le società risultate essere ‘cartiere’, asseverate al sistema fraudolento”, emerso nell’inchiesta della Dda.
Le relazioni del commercialista nominato dal Tribunale, infatti, secondo gli inquirenti, cristallizzano il “perdurare dell’ipotizzato fraudolento comportamento con la conduzione di un sistema illecito dedito alla creazione di indebiti crediti di imposta”.
Il sistema è sempre lo stesso: “Infatti, — si legge nell’informativa — se da un lato vi eÌ€ un rapporto commerciale con la pubblica amministrazione, che genera indubbiamente un debito di imposta, dall’altro viene simulato un rapporto economico con le cosiddette cartiere per la generazione di un credito di imposta”. Non è un caso che l’azienda che ha fornito mascherine alla Regione Calabria e a molti altri enti pubblici al 4 giugno 2020 vantava un credito Iva con l’erario di oltre 68mila euro. Poco più di un mese prima, la Dda aveva già chiesto al gip l’arresto di Antonio Gallo e dell’assessore regionale al bilancio Francesco Talarico dell’Udc
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“NON SERVE ULTERIORE PRECARIETA'”
Dopo l’incarico assegnato a Mario Draghi, il segretario della Cgil Maurizio Landini chiede di partecipare alla costruzione, e detta la sua linea a difesa dei lavoratori.
“Il mondo del lavoro non è che ci ha guadagnato in questi anni… Il mondo del lavoro deve vedere un vantaggio dalla riforma fiscale, con progressività e lotta all’evasione. Patrimoniale? Siamo per una riforma complessiva. Ma se qualcuno mi viene a ripropormi la flat tax deve esser chiaro che noi non siamo d’accordo, non siamo disponibili a pagare tre volte, quelli che lavorano sono quelli che si sono fatti il mazzo e hanno permesso di uscire dalla pandemia. Vogliamo riconosciuti dei diritti, non ulteriore precarietà “.
“In un Paese che deve investire 300 miliardi, che non ha una politica industriale, che ha un sistema pensionistico da riformare, cosa ho da perdere più di quello che ho già perso?”, chiede retoricamente Landini.
“Lo statuto dei lavoratori è già stato manomesso, serve un nuovo Statuto. Io rivendico un cambiamento. Non ho una preoccupazione di cosa taglierà Draghi, ma voglio essere coinvolto per partecipare allo sviluppo e alla rinascita del Paese. Non c’è certo da tagliare sul mondo del lavoro”, ha concluso Landini.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“LA SUA CONVERSIONE ALL’EUROPA E’ SOLO STRUMENTALE, GOVERNO IMPOSSIBILE CON LA LEGA”
Enrico Rossi boccia l’ingresso della Lega nel governo. 
L’ex presidente della Toscana, esponente del Pd (attualmente è commissario del Pd umbro), articola questa sua convinzione in un lungo post domenicale su Facebook in cui spiega: “A mio avviso, non è credibile che questa coesione sia possibile con l’ingresso della Lega nella maggioranza” e riassume così la strategia della Lega: “La svolta europeista e responsabile di Salvini, avvenuta come un’illuminazione improvvisa nel giro di poche ore, non è certo ispirata, come lui dice, ai governi di unità nazionale voluti da Togliatti nel dopoguerra – scrive Enrico Rossi – nè al moderatismo democristiano di Santa Dorotea. Ben altra era la profondità e il travaglio dei personaggi di quelle vicende che il solo richiamarle e paragonarle all’oggi offende la verità storica e il normale senso del pudore.Piuttosto, la giravolta di Salvini sembra spinta dalla volontà dei gruppi forti del nord del Paese di avere più garanzie politiche di partecipazione alla divisione di una quantità grande di risorse come quella dei fondi europei”.
Poi aggiunge una considerazione: “Invece, per quanto riguarda il suggeritore politico, è assai probabile che a consigliare in Capitano, che solo pochi mesi fa chiedeva pieni poteri, sia stato il suocero Verdini (Denis Verdini, padre di Francesca legata sentimentalmente al leader della Lega), lo stesso che aveva indotto Berlusconi al patto del Nazareno.E dunque? Per valutare l’inopportunità di fare un governo con la Lega sufficiente verificare la congruità e la possibilità di raccordare i programmi tra forze politiche come Pd, Leu ma anche M5stelle, che con la Lega dovrebbero concorrere a sostenere Draghi”.
(da Globalist)
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