Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
NELLA CITTA’ DOVE IL LIBERI TUTTI HA FATTO MORIRE DI PANDEMIA IL DOPPIO DI SPAGNOLI RISPETTO ALLA MEDIA NAZIONALE HANNO VINTO GLI UNTORI
Il risultato delle elezioni nella Comunità di Madrid smuove tutta la politica
spagnola e invia un messaggio forte in tutta Europa.
Vince la nuova enfant prodige del Partito Popolare, alfiera di una linea trumpiana; crolla il Partito Socialista, che segna il suo record storico negativo nella Comunidad della Capitale.
Non riesce il colpo di coda di Pablo Iglesias, il leader della sinistra populista e radicale che si era dimesso dal governo nazionale per tentare di evitare la scomparsa della sua Podemos dalla città che ne aveva dato i natali, in cui raccoglie un magro 7%.
Ma aldilà degli effetti tutti spagnoli, che includono una nuova competizione interna per la leadership dei Popolari, la crisi definitiva dei centristi di Ciudadanos e quella quasi ineluttabile di Unidad Podemos, questo risultato è destinato a fare scuola
La giovane Ayuso incassa il risultato politico di una campagna tutta improntata a far pagare ai suoi avversari il costo politico delle misure restrittive; al grido di “Liberdad!” la sua campagna ha ricordato quotidianamente la sua dura battaglia, talvolta vinta per vie legali, contro le misure restrittive del Governo centrale.
E tutto ciò nonostante le misure del paese iberico siano sostanzialmente meno restrittive di quelle di Francia, Germania e Italia, nonostante una campagna vaccinale che fino a oggi ha proceduto a ritmi non inferiori della media Europea.
Ma soprattutto, nonostante il fatto che Madrid registri il triste record della maggiore incidenza di contagi, ricoveri e soprattutto morti per Covid di tutte le altri grandi realtà spagnole e della quasi totalità di quelle europee. Le dimensioni del risultato lanciano un messaggio a tutta la politica internazionale: in termini di consenso, il prolungamento delle misure si paga caro.
Ma caro si pagherebbe anche un allentamento precoce del livello di guardia, sperando che tra una settimana i dati di Milano in festa scudetto non vengano a ricordarcelo. A Sanchez rimane però una carta importante, la gestione del Recovery Fund, la possibilità di lasciare un segno netto sull’economia e la società spagnola, un segno che è tutto politico. Perché la ripartenza non è una questione tecnica, si tratta di compiere scelte, di decidere verso dove portare il paese.
Dopo l’ultima crisi, la destra Spagnola ha rimesso in camino il paese salvando i forti e facendo pagare il conto ai deboli. Oggi può essere diverso, l’opposto. E questo vale anche per l’Italia e l’Europa. Al costo politico delle misure restrittive si può contrapporre il possibile beneficio nel rendersi protagonisti di una ripresa che oltre che efficace sia anche equa. E allora però, anche da quest’altra parte del mediterraneo, è necessario segnare un solco, o di quo o di là.
A chi vuole incassare il premio gridando liberi tutti occorre far pagare il conto, renderli afoni nella discussione sul segno della nuova normalità.
Paradossalmente, può essere un’occasione: la risposta alla demagogia dell’“io, oggi” è solo la credibilità del “noi, domani”.
(da Huffingtonpost)
argomento: elezioni | Commenta »
Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
LE LEGGI CI SONO MA I CONTROLLI INESISTENTI, 8 AZIENDE SU 10 NON SONO IN REGOLA
C’era anche l’hashtag, #zeromortisullavoro, proposto dalla Uil e rilanciato dalle altre sigle. Ma una settimana fa, il 28 aprile, la Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro non ha acceso – con poche eccezioni – l’interesse della politica. §
Ci è voluto l’infortunio in cui è rimasta uccisa un’operaia di 22 anni, Luana D’Orazio, perché le 185 morti bianche registrate nel primo trimestre dell’anno diventassero un’emergenza e i partiti si ricordassero per esempio dell’esistenza di una Commissione monocamerale d’inchiesta sulle condizioni di lavoro e la sicurezza, creata nel 2019 al Senato ma non ancora costituita.
“Oggi parlano tutti, domani passino alla pratica”, commenta Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil con la delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. “Servono fatti che permettano ai lavoratori di essere sicuri di tornare a casa la sera. Le leggi ci sono, il Testo unico del 2008 è stata una conquista. Ora bisogna investire nella formazione e nei controlli“.
Perché quando i controlli si fanno i risultati parlano da soli: il tasso di irregolarità riscontrato dall’Ispettorato nazionale del lavoro nelle 10mila aziende ispezionate l’anno scorso per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza è del 79,3%. Il problema è che le imprese grandi e piccole, in Italia, sono milioni.
Nel primo trimestre 185 vittime. Dal 2015 mai meno di 1000 all’anno – I dati Inail dicono che dal 2015 – l’anno prima c’era stata una improvvisa flessione – gli incidenti mortali non sono mai scesi sotto i 1000 all’anno. Stando all’ultimo aggiornamento, che comprende i decessi per Covid contratto sul lavoro, nei primi tre mesi del 2021 le denunce di infortunio sono state 128.671 e i casi mortali 185, 19 in più rispetto ai 166 del primo trimestre 2020. Un po’ meno che nello stesso periodo del 2018 e 2019, quando le vittime erano state 212, solo perché con la pandemia e il boom dello smart working sono calati i cosiddetti incidenti “in itinere”, cioè nel percorso verso l’ufficio o la fabbrica. Cambia poco: ogni giorno, per usare le parole della sindacalista, due lavoratori a casa non ci sono tornati. Più al Nord Ovest che al Nord Est (47 casi contro 38), ma il record negativo si registra al Sud (58). Molti più uomini che donne, ma di donne ne sono morte 11 contro le 3 che avevano perso la vita nel primo trimestre 2020.
“Un rappresentante per la sicurezza in ogni pmi” – “Capisco che la morte di una giovane donna abbia colpito molti, ma la realtà è che succede tutti i giorni. Così come tutti i giorni qualcuno resta invalido“, riprende Dettori. La commissione d’inchiesta di cui oggi Italia viva e i presidenti delle commissioni Lavoro e Affari costituzionali del Senato hanno “sollecitato l’avvio dei lavori”? “Ben venga farla partire, ma non risolve il problema”. Che ha tante facce: “Prima di tutto occorre attivarsi perché la prevenzione diventi una certezza. Cosa che a volte nelle aziende piccole come quelle in cui è avvenuto l’incidente di lunedì non succede perché non sono tenute ad avere al loro interno un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: dev’essercene uno a livello territoriale, ma a Prato non era stato eletto”. Su questo fronte, quindi, una revisione delle norme forse servirebbe. In parallelo servono i controlli. “Perché morire sul lavoro non è destino, è il risultato di carenze nelle misure di sicurezza e a volte di stress e fatica causati da problemi organizzativi”. Per i controlli però servono gli ispettori. E gli enti che dovrebbero occuparsene sono da anni in affanno per insufficienza di personale.
Ispettorato e Inail a corto di personale
L’Ispettorato nazionale del lavoro, istituito dal Jobs Act con l’ambizione di accorpare le funzioni di vigilanza di ministero, Inps e Inail, conta 1.500 ispettori che peraltro devono svolgere anche compiti amministrativi perché i dipendenti complessivi sono solo 4.500 a fronte di una pianta organica di 6.500. All’Inail di ispettori ne sono rimasti solo 246, come ha fatto notare lo scorso 28 aprile Claudio Cominardi, deputato M5s in commissione Lavoro ed ex sottosegretario nel governo gialloverde.
Poi ci sono le Asl e i loro servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro: “Nel 2009 i dipendenti erano 5mila tra ispettori e medici e già erano sotto organico, ora sono 2mila”, spiega Dettori.
Mancano persone e mancano fondi: nel 2019 il governo Conte 1, per tagliare le tariffe Inail alle imprese, ha ridotto le risorse destinate ai piani di investimento per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Così di sopralluoghi se ne fanno pochi. Anche se, quando si fanno, gli esiti sono preoccupanti.
Torniamo al bilancio annuale dell’Ispettorato, che si occupa prevalentemente del settore dell’edilizia: 8.068 aziende su 10.069 sono risultate irregolari e ognuna su più di un aspetto se le violazioni contestate sono state ben 12.541 di cui 12.020 penali. Metà degli illeciti riguarda la violazione di obblighi di protezione dai rischi di caduta dall’alto, incidenti che possono avere conseguenze gravissime.
Nel Pnrr il tema non c’è. “Non aspettiamo drammi per cambiare rotta”
La settimana scorsa il governo ha inviato alla Commissione europea il Piano nazionale di ripresa e resilienza con i progetti da finanziare grazie ai circa 200 miliardi in arrivo con il Next generation Eu. La parola sicurezza compare 93 volte, ma mai associata al lavoro. “Il tema non viene citato”, conferma la sindacalista Cgil. “Forse sarebbe il momento per renderlo centrale, come è stato per la sanità con il Covid. Non aspettiamo ulteriori drammi per cambiare rotta: nel marzo 2020 con il governo e le parti datoriali abbiamo scritto il protocollo per la sicurezza dai contagi, facciamo lo stesso per la messa in sicurezza complessiva dei luoghi di lavoro. Penso a un piano nazionale. Le leggi ci sono, ora mettiamoci i soldi per gli ispettori e per la formazione, che deve riguardare anche nuovi pericoli e nuove patologie legate per esempio allo smart working. Nessuno può cavarsela con il cordoglio e le condoglianze alle famiglie: le persone vogliono solo che la sera i loro famigliari tornino a casa”.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
IPOTESI DI REATO OMICIDIO COLPOSO E RIMOZIONE DOLOSA DI CAUTELE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO
Ci sono due persone indagate per la morte di Luana D’Orazio. Le ipotesi di
reato sono omicidio colposo e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. La ragazza di 22 anni morta sul lavoro risucchiata da un orditoio si poteva salvare?
È quello che sta cercando di capire la Procura di Prato che ha aperto un’inchiesta per accertare se la grata di protezione dell’orditoio sia stata rimossa.
Sono stati sequestrati due orditoi presso l’’Orditura Luana a Montemurlo, l’attività dove lavorava la ragazza. Uno è quello dell’incidente mortale, l’altro per poter fare dei confronti tecnici.
I due indagati sono Luana Coppini, la titolare dell’attività, e Mario Cusimano, addetto alla manutenzione del macchinario, anche se va chiarito che si tratta di un atto dovuto per permettere gli accertamenti tecnici.
Scrive Repubblica Firenze che il dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Asl Centro sta indagando per capire se si sia trattato di una negligenza oppure se l’incidente sia dovuto a un guasto o a un’anomalia nel macchinario.
Mentre il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi, spiega: “Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza”.
L’ipotesi della Procura è quella che si legge nell’accertamento tecnico: “Operando nelle qualità sopra indicate rimuovevano dall’orditoio marca Karl Mayer Texilmachine Fabrik Gmbh la saracinesca protettiva, ovvero un meccanismo destinato a prevenire infortuni sul lavoro”. Luana è morta per questo?
L’orditoio è uno strumento utilizzato nelle fabbriche per comporre i tessuti: i fili vengono fatti ruotare attorno a due rulli di grosse dimensioni e il tessuto prende forma in base al disegno progettato .
«Ci sono sempre meccanismi di sicurezza – spiega Giovanni Santi della Filctem Cgil -. In base al modello ci possono essere fotocellule accompagnate da sistemi di stop immediato o anche pulsanti manuali. Le fotocellule intervengono quando il lavoratore non è cosciente di essere rimasto agganciato alla macchina».
Luana però, secondo una causa ancora da accertare, è rimasta imbrigliata e trascinata con forza nell’orditoio. Per questo gli investigatori proveranno a capire se quella “saracinesca protettiva” sia stata in qualche modo disattivata.
“Luana era dolce, bella, buona, solare, umile. Era contenta del lavoro che faceva, le piaceva lavorare. Aveva tanta voglia di lavorare per costruirsi un futuro perché era fidanzata da due anni”.
Così Emma Marrazzo, la mamma della 22enne, ha ricordato la figlia. “Ora voglio giustizia”, ha aggiunto la madre parlando con i cronisti davanti alla sua abitazione. “Il nostro primo pensiero adesso è per il bambino di Luana, 5 anni e mezzo, ragazza madre, che amava tanto la vita. Al bimbo non faremo mancare nulla, ma certo gli mancherà l’essenziale, l’amore della sua bella e brava mamma. Gli diremo che è volata in cielo e adesso è una stella”.
(da NextQuotidiano)
argomento: denuncia | Commenta »