Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
PREGLIASCO: “IMPATTO DA META’ MAGGIO IN POI”…. LOCATELLI: “COSI’ NON SI ONORANO I MORTI”
Non si placano le polemiche sugli assembramenti che si sono verificati durante
i festeggiamenti dello scorso weekend, nel centro di Milano, per il 19esimo scudetto conquistato dall’Inter.
Ad intervenire sulla questione sono stati anche i virologi. ”É stata una manifestazione che, in quei termini, non aveva senso. Mi dispiace perché coinvolge le persone con le quali condivido una passione. Ma la passione andava espressa diversamente” ha dichiarato Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “Si tratta di cose praticamente inevitabili ma non sono contento che si sia festeggiato in quel modo”, ha aggiunto l’infettivologo.
“La gioia la si può comprendere però credo che su di essa debba prevalere il senso di responsabilità: 121mila morti devono averci insegnato qualcosa. Onorare la loro morte vuol dire evitare assembramenti” ha detto a Sky TG24 il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli commentando la festa dei tifosi dell’Inter. “Tutte le occasioni di assembramento – ha aggiunto – vanno assolutamente evitate, ivi compresi i festeggiamenti dei tifosi della squadra di calcio che ha vinto il campionato”
Sulle 30 mila persone assembrate in piazza del Duomo si è espresso anche il virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. “Gli effetti dei comportamenti troppo rilassati visti nel fine settimana, inclusi i festeggiamenti per lo Scudetto, li vedremo da metà maggio in poi”, ha affermato il membro del Cts della Regione Lombardia in un intervento nel programma “Agorà” su Rai3.
“Temo un possibile incremento di casi, ma spero sia solo una leggera onda di risalita e non un’ondata vera e propria. Speriamo che la velocità delle vaccinazioni ci aiuti e speriamo in una meteorologia clemente che, come abbiamo visto lo scorso anno, aiuta. Ciò non significa” – ha aggiunto Pregliasco – che il virus in estate diventi più buono, solo le condizioni di contagio si riducono”.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SALINI E FOA LI HA NOMINATI LA LEGA QUANDO ERA AL GOVERNO CON IL M5S, LA FINISCA DI RACCONTARE BALLE
Ormai ospite fisso di Barbara D’Urso, ieri Matteo Salvini ha parlato del caso Fedez e della censura della Rai. Come sempre, per dissociarsi: “I vertici attuali della Rai non li ho messi io. Fedez ha pubblicato una telefonata con una dirigente Rai, che era la portavoce di Veltroni. Si mettessero d’accordo tra di loro”.
Quando parla di una dirigente Salvini si riferisce a Ilaria Capitani, che è stata portavoce di Walter Veltroni nel 2006 per poi tornare a Viale Mazzini e diventare caporedattrice del Tg2. Poi è stata promossa vicedirettrice di Raitre. Ma soprattutto, gli attuali vertici Rai, ovvero il presidente Marcello Foa e l’amministratore delegato Fabrizio Salini, sono stati nominati quando Salvini era al governo come ministro dell’Interno.
La Rai ha chiuso il 2020 con un risultato netto consolidato in pareggio e una posizione finanziaria negativa di 523,4 milioni.
Ma il pareggio di bilancio è arrivato grazie alle società controllate (Raicom e Raicinema) e al rinvio delle Olimpiadi e degli Europei di calcio cancellati per il Covid, che diversamente avrebbero innescato – secondo molti – uno squilibrio pesante nei conti stimabile tra i 120/150 milioni.
Il conto economico, stando alle indicazioni di previsione. prevede già un meno di 60milioni di euro circa (eventi sportivi a parte).
Intanto sul caso Fedez il ministro degli esteri Luigi Di Maio dice che “un paese democratico non può accettare nessuna forma di censura”. A fare chiarezza sarà la Commissione di Vigilanza Rai che probabilmente martedì o mercoledì ascolterà il direttore di Rai3 Franco Di mare per avviare un’indagine, come ha chiarito il presidente Alberto Barachini. Ora è caccia alle responsabilità.
Ieri Salini ha sostenuto “di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti. Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori”.
(da La Notizia)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL CANTANTE: “RAI VERGOGNOSA, CON L’AUDIO INTEGRALE SI SONO DATI LA ZAPPA SUI PIEDI”… LA TELEFONATA DI FEDEZ A LANDINI CHE HA SMENTITO LA RAI
Il cantante nella notte tra venerdì e sabato chiama il segretario della Cgil
Landini per sapere se esista un regolamento che gli vieti di dire quello che ha scritto nel suo intervento
«Meno male che ho registrato la telefonata e non pensavo di dover arrivare fino a questo punto, ma evidentemente non c’è limite alla vergogna». I riflettori rimangono puntati ancora su Fedez. Nonostante sul palco del Primo Maggio, sabato, si siano esibiti circa 40 artisti, da 48 ore non si fa che parlare solo di lui.
La telefonata cui fa riferimento è quella avvenuta poco prima dell’esibizione con il direttore artistico del Concertone, Massimo Bonelli e la vicedirettrice di Raitre Ilaria Capitani. «Mi vogliono far passare per bugiardo», dice. «Non solo è vero che mi hanno chiesto di non fare i nomi dei politici leghisti ma sono sicuro che sia successo anche ad altri».
Tutto ha inizio quando dalla Rai e dall’organizzazione del Concertone chiedono al cantante di visionare preventivamente il testo dell’intervento che farà sul palco. Nelle parole del cantante, prima l’attacco a Draghi sul blocco delle attività per i lavoratori dello spettacolo, e poi una lunga digressione sulla legge Zan, con riferimenti espliciti a dichiarazioni pubbliche da parte di esponenti leghisti.
Secondo un retroscena su Repubblica, il testo sarebbe stato noto a tanti, compreso qualche dirigente della Lega. «Fedez ne è convinto e con buona ragione, data la ricostruzione degli orari delle “reazioni preventive” consegnate ai social e alla stampa da Salvini e da altri rappresentanti della Lega ben prima della diretta di Rai Tre, con precisi riferimenti al testo, come quello che riguarda il Vaticano».
In quel momento, scatta la telefonata, che dovrebbe essere di chiarimento e invece si trasforma in una lite furiosa da parte di Fedez. Un colloquio registrato sia dall’artista ma anche, sempre stando a quanto ricostruito da Repubblica, dai dirigenti Rai, visto che c’è una registrazione della stessa telefonata anche dal loro capo del telefono. Qualcuno poi gli dice che le difficoltà a poter concedere l’ok al discorso derivano dall’esistenza di un regolamento del sindacato: non si possono portare istanze di questo genere su quel palco. Fedez non si accontenta e chiama direttamente il segretario della Cgil Maurizio Landini, alle 3 di notte tra venerdì e sabato: lui gli dirà che quel regolamento non esiste.
La telefonata
«Le asserzioni che riporto nel mio testo sono consiglieri leghisti che dicono “se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno”», esplode Fedez. «Le sto chiedendo di adeguarsi a un sistema – si sente dell’altro capo del telefono – Tutte le citazioni che lei fa con nomi e cognomi non possono essere citate. Questo non è il contesto corretto». Fedez replica: «Chi lo stabilisce? Io dico quello che voglio sul palco. Nel mio testo non c’è turpiloquio, sono imbarazzo per voi». «Io ritengo inopportuno il contesto», gli dice a quel punto la vicedirettrice Capitani. «Ma io faccio quello che voglio visto che non c’è contesto di censura», sbotta lui che poi conclude: «Nel vostro futuro i diritti civili sono contemplati sì o no?».
La parte mancante della telefonata
Ieri, 2 maggio, dopo le accuse da parte della Rai di aver manipolato il colloquio al telefono, è spuntata la trascrizione di una parte della telefonata che, con il montaggio fatto da Fedez, non risulta. Frasi che, come ha spiegato il contante in un’intervista a La Stampa, non fanno che avvalorare la sua versione dei fatti. «Nella parte che hanno pubblicato loro si danno la zappa sui piedi da soli».
«Mi scusi Fedez, sono Ilaria Capitani, vicedirettrice di Rai3, la Rai non ha proprio alcuna censura da fare. Nel senso che la Rai fa un acquisto di diritti e ripresa, quindi la Rai non è responsabile né della sua presenza, ci mancherebbe altro, né di quello che lei dirà.» E infine: «Ci tengo a sottolinearle che la Rai non ha assolutamente una censura, ok? Non è questo [?] Dopodiché io ritengo inopportuno il contesto, ma questa è una cosa sua.».
«Io chiedo: “ma allora posso dire quello che voglio?” – dice Fedez – E la dirigente Rai mi risponde “no, no, no”.
A quel punto chiedo se posso dire delle cose che per lei sono inopportune ma che per me sono opportune, non hanno turpiloqui o bestemmie e riportano semplicemente i fatti: quel silenzio assordante che si sente di risposta dice davvero tutto».
(da Open)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
UN DURO ATTO DI ACCUSA A CHI “NON SI ADEGUA AL SISTEMA”
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o dico subito: quello che state per andare a leggere è il punto di vista di un gay (che non ha mai avuto troppi problemi con la sua identità) felicemente sposato da quasi 10 anni e che, nella sua vita, ha avuto la possibilità di seguire, da cittadino prima e militante poi, tutte le tappe della sua accettazione prima e quella dei suoi amici e affetti a seguire.
Mi ricordo ancora quando a 20 anni, pur già consapevole, andai a vedere In &out al cinema e trovai una platea urlante e sghignazzante (ci fu pure uno che gridò fiero: “mi viene da vomitare”) al bacio tra Kevin Kline e Tom Selleck. O a 25 quando uscito da un concerto da un teatro bolognese col mio fidanzato di allora, un gruppo di ragazzotti (miei coetanei) mi tirò una lattina di birra gridandomi frocio, che si rovesciò sulla mia meravigliosa giacca presa per l’occasione e che per i loro standard forse era un po’ troppo.
Non so cosa ma un po’ troppo. Adesso, facciamo un salto di vent’anni e arriviamo a venerdì sera. Ero sul mio divano con marito, figlio a quattro zampe e un paio di amici che questi tempi grigi ci consentono, a vedere Nomadland, quando la mia bolla social comincia a parlare di questi due maschi, bianchi, eterosessuali, probabilmente cristiani che su Canale 5 stanno decidendo quale dovrebbe essere il mio, il nostro approccio quando ci danno dei “froci”, “dei negri” e tutto il corollario che gira intorno.
Questi due che hanno lanciato davanti a 4 milioni di italiani plaudenti (tra loro ci sono pure la Amoroso, Noemi, Nina Zilli e la Clerici, che si sono vivamente complimentati sui social) una lotta al politicamente corretto.
Secondo loro, io a quei ragazzi che mi hanno gridato frocio tirandomi una birra, avrei dovuto ridere in faccia e magari, perché no, invitarli per un’altra birra ad un tavolino. Ma io a questi due buttati in prima serata non voglio nemmeno spiegare che le parole sono armi.
E che ovvio, dipende da come le si usa, ma pur sempre armi rimangono. Tanto non capirebbero. Ma chiederei loro: perché se è una sacrosanta lotta per la censura non andate in tv a bestemmiare?
Perché non dite ai vescovi di farsi una risata quando qualcuno lo fa? Perché, sappiamo tutti, che sarebbero cacciati in un nanosecondo.
Ecco la libertà che vogliono difendere è quella di essere violenti con gli ultimi, con gli indifesi, con le minoranze e, ovviamente, a chiedere il diritto di poterlo fare sono sempre gli altri: quelli che nel loro status non sono né ultimi né indifesi né minoranze.
Ma arriviamo a sabato pomeriggio, nemmeno 24 ore dopo il siparietto di cui sopra: i leghisti, ancora ebbri dallo show della sera prima, insorgono preventivamente per quello che dovrebbe essere il discorso di Fedez al concertone del primo maggio.
Loro che 24 ore prima volevano raccontare cosa era la libertà di espressione.
Il resto lo sappiamo: mentre su Canale 5 furoreggia uno show con i due della sera prima e la sovranista Cuccarini, il discorso più politico degli ultimi tempi viene fatto da un cantante in diretta su Rai3.
Fedez fa quel discorso che i leghisti non volevano, ricordando al presidente del consiglio che non siamo una repubblica fondata sul calcio, ma magari sull’arte.
E poi sistema la Lega, il Vaticano e tutti gli altri ipocriti che ci circondano nella battaglia sacrosanta per il DDL ZAN.
Parlandone col mio amico Aleandro abbiamo concordato che ci sono due elementi particolarmente forti per noi (ed è un noi veramente allargato): il primo è quando uno dei vertici Rai dice a Fedez: “Si adegui al sistema”.
In quelle parole torna la paura dei nostri vent’anni. Perché il sistema prevede di nascondere, omettere e tacere dinanzi a frasi omofobe, razziste e discriminatorie.
Quel sistema ci vorrebbe governare o comunque ci prova anche attraverso armi mandate in prima serata su Canale 5.
Il secondo è quando Fedez diventa rosso paonazzo, si arrabbia ed è un fiume in piena tanto da mancargli il respiro. Quel momento ci fa tenerezza, perché lui sta rappresentando tutti noi. I nostri dolori, le discriminazioni che subiamo, la violenza fisica e psicologica, gli insulti.
Sofferenze che non sono colte né da quei due, né da quel maledetto sistema di cui facciamo tutti parte. Purtroppo.
(da Open)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
L’ADOZIONE DELLA PICCOLA, ABBANDONATA DALLA MADRE QUANDO AVEVA SOLO 30 GIORNI PERCHE’ AVEVA LA SINDROME DI DOWN
La “famiglia tradizionale”. Un concetto di cui molti politici si riempiono la bocca
per fare propaganda. Lo ha fatto (di nuovo) Matteo Salvini nel corso della sua intervista a Domenica Live, il contenitore Mediaset condotto da Barbara d’Urso, è tornato a parlare di “figli” che devono avere un padre e una madre.
Una narrazione che ha come obiettivo quello di delegittimare le adozioni per le coppie omosessuali. Ma c’è una storia, quella di Luca Trapanese e della piccola Alba, che – anche nella sua quotidianità – smentisce il quadro “da Presepe” che il leader della Lega continua a propinare anche per contrastare e criticare il ddl Zan.
Lui ha 44 anni e non ha mai celato la sua omosessualità. Ha sempre sostenuto e aiutato le persone – in particolare i più giovani – affetti da disabilità, anche attraverso la sua associazione “A ruota libera” e altri progetti.
Nel 2017 ottiene l’affidamento della piccola Alba, una bambina con sindrome di Down che era stata abbandonata, appena nata, da sua madre. E la sua testimonianza è il modo migliore per smentire le narrazioni del leader della Lega che ancora, nel 2021, contestualizza il diritto (o meno) di adottare un bambino in base al proprio orientamento sessuale.
“Ieri Salvini parlato ancora una volta di famiglia, come la intende lui e cioè quella composta da un padre e una madre, toccando anche il tema delle adozioni per le coppie omosessuali – ha scritto Luca Trapanese sui social -. Chi conosce la mia storia sa che non ho mai giudicato la madre naturale di Alba per averla lasciata in ospedale rinunciando al proprio ruolo genitoriale, né ho mai speso una sola parola critica sulle decine di coppie eterosessuali e idonee all’adozione che non hanno neanche voluto conoscere Alba quando sono state convocate. Alba, meravigliosa bambina con la sindrome di Down l’ho adottata io: maschio, single e gay. Aveva 30 giorni quando è arrivata a casa. Il mio è stato un Sì incondizionato. Sono stato felicissimo di stravolgere la mia vita per lei rinunciando alle mie vecchie abitudini e avendo davanti agli occhi un’unica grande luce: Alba e le sue priorità. Sono forse un santo o un eroe? Niente affatto. Sono un genitore come lo sono tutti quei papà profondamente consapevoli del loro ruolo”.
Niente di più naturale: l’amore di un padre adottivo per sua figlia. Nessuna strana concezione dal sapore medioevale, perché “Omnia vincit amor et nos cedamus amori”, come scriveva Virgilio. E la storia di Luca Trapanese prosegue:
“Alba e io conduciamo una vita – consentitemi di definirla così, anche se è una parola che non amo per niente – estremamente tradizionale. Alba ha me, ha i suoi cugini, i suoi nonni, la sua preziosissima tata ed è circondata dall’amore di tutti. È proprio questo che rende la nostra vita tradizionale: l’amore e basta che fa di Alba una bambina felice e serena. Io sono il suo insostituibile punto di riferimento e lei è il mio. È mia figlia dal primo momento che l’ho presa fra le braccia. Siamo una famiglia. Sapete, ho dovuto sopportare parole davvero pesanti alle quali non ho mai risposto: “Te l’hanno data perché non l’ha voluta nessuno… L’avrebbero data a chiunque…”. No! Non ho avuto sconti dovuti alla disabilità di Alba o al fatto che nessuna famiglia eterosessuale l’aveva scelta. Sono stato valutato dai servizi sociali e dal Tribunale dei Minori. Io sono il papà di Alba perché sono stato ritenuto idoneo ad esserlo. Vorrei dire a Matteo Salvini che alla base della famiglia non c’è il sesso delle due figure genitoriali, ma la qualità del rapporto, che significherà il miglior accudimento possibile ai figli. Caro Matteo, io e Alba saremmo felici di averti ospite a casa nostra, vorremo farti conoscere la nostra vita, ma soprattutto ci terrei a farti respirare l’atmosfera che la riempie. Sono sicuro che quando andrai via, chiudendoti la porta alle spalle, ti domanderai cosa manca alla famiglia di Luca e Alba e ti risponderai: niente”.
Perché questo è. Giudicare la legittimità di poter diventare un genitore, anche attraverso l’adozione, non è una questione di orientamento sessuale. E questa storia è la miglior etichetta possibile per mettere la parola fine su concezioni medioevali.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA NON LA SOPPORTA, E’ NERVOSO, TEME IL SORPASSO ENTRO NATALE…. PER RECUPERARE TERRENO FARA’ DI TUTTO CONTRO DI LEI
In assenza di fatti nuovi, presto Meloni scavalcherà Salvini. Non nel 2023, quando è previsto che torneremo a votare, ma parecchio prima, magari già a Natale.
Basta seguire la curva dei sondaggi. Un anno fa i Fratelli d’Italia erano dati al 13,5 per cento, cioè più o meno la metà della Lega che li guardava dall’alto in basso.
Ma da allora il partito di Giorgia è cresciuto, lento però inesorabile, fino a raggiungere il 17,7; mentre quello di Matteo è scivolato giù, zero virgola ogni settimana, dal 27,2 al 21 per cento
L’ingresso della Lega al governo non ha mutato la traiettoria, cosicché il distacco tra i due partiti si è andato via via riducendo di 9 punti in un anno. Oggi il gap non arriva al 4 per cento; continuando con lo stesso ritmo seguito fino a questo momento, il sorpasso di Fd’I sarà questione di sei-sette mesi al massimo. Virtualmente è già un testa a testa.
E ciò porta a chiedersi che fine farà il centrodestra, come reagirà Salvini sentendosi braccato, come si comporterà Meloni con in testa il berretto da Capitano.
Lui di certo non si darà per vinto. Né potrebbe fare diversamente: la regola mai scritta dell’alleanza, ma già in vigore dai tempi di Berlusconi, è che il candidato premier lo decidono gli elettori; chi prende più voti comanda, gli altri si adeguano.
Una volta che avrà surclassato Salvini, figurarsi se Giorgia rinuncerà a dettare le regole, a mettere condizioni per andare d’accordo con lei, a imporre giuramenti eterni di fedeltà e, nel caso di vittoria elettorale, a guidare di persona il governo diventando così la prima donna premier nella storia d’Italia.
Perché un’altra circostanza è indubbia: qualora strappasse un voto in più della Lega, Meloni rivendicherebbe Palazzo Chigi come sacrosanto diritto. Conoscendone il temperamento, non ci sarebbe verso di farle cambiare idea.
Matteo potrebbe fare al massimo il suo ministro, o l’assistente, o il vice; e sai che soddisfazione, dopo avere pregustato il trionfo, ritrovarsi numero due.
Per giunta di chi, come Giorgia, ha passato anni a dargli la caccia, a rinfacciargli l’alleanza spuria coi Cinque stelle e adesso quella con il Pd (non c’è feeling, i due letteralmente “si odiano”, testimonia una fonte altissima della Lega).
Per Salvini rassegnarsi è impossibile. Sarebbe una doppia tragedia, sul piano umano e su quello politico.
Ecco perché la Lega, quando verrà superata nei sondaggi, reagirà con ogni mezzo. Tutte le decisioni che il suo leader prenderà da quel momento in poi avranno un unico scopo: tagliare la strada alle Meloni, ricacciarla là da dove è venuta. Questo filtra dalle sue parti. Pur di recuperare terreno, Matteo sarà disposto a qualunque spericolatezza. Tirerà fuori le unghie, anzi in parte ha già cominciato.
La rissa sulla presidenza Copasir, che la Lega rifiuta di cedere ai Fratelli d’Italia, va intesa come un colpo di avvertimento. Niente mai più verrà concesso gratis; qualunque posizione di potere (Rai compresa) andrà duramente negoziata.
Meglio perdere una poltrona che concederla ai Fratelli d’Italia, bravissimi a trasformarla in voti. Guarda caso, ad oggi non c’è la minima traccia di accordo sui sindaci per le grandi città dove si voterà in ottobre (Roma, Milano, Napoli, Torino). Finora non hanno nemmeno iniziato a parlarne, perché tanto sarebbe inutile scornarsi sui nomi se manca la volontà di trovare l’accordo; idem sulle candidature per il Quirinale, dove le strategie divergono e nel centrodestra ognuno gioca per sé, guardandosi prudentemente alle spalle.
A conservare un simulacro di centrodestra rimane la convenienza elettorale. Il “Rosatellum” punisce chi rifiuta di fare alleanze, per cui di qui a due anni “un punto di incontro dovremo per forza trovarlo”, sospira il coordinatore azzurro Antonio Tajani. Quando Berlusconi e Fini litigarono (“che fai, mi cacci?”) fu una tragedia per entrambi, nessuno è sopravvissuto.
Le premesse della catastrofe ci sono pure stavolta. Poi si sa: tutto potrebbe accadere. Perfino che Salvini e Meloni imparino a convivere, ad aiutarsi a vicenda dividendosi i ruoli. Ma finora non è successo, anzi vediamo il contrario.
E tra non molto voleranno gli stracci.
(da Huffingotonpost)
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Maggio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LE BALLE SOVRANISTE: NON E’ VERO CHE ISTITUISCE NUOVI REATI, CHE REPRIME LA LIBERTA’ DI PAROLA O INTRODUCE TEORIE GENDER
Tutti ne parlano ma, forse, qualcuno non lo ha letto. Cosa prevede davvero il
ddl Zan, quello sul contrasto all’omotransfobia di cui si parla tanto in queste ore a causa della polemica tra Fedez e la Rai?
Il disegno di legge n. 2005, approvato dalla Camera a novembre 2020, composto da 10 articoli, prevede «misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità».
Insomma, discriminare o insultare una persona in quanto gay o disabile sarà considerata un’aggravante.
Il ddl Zan (che prende il nome dal suo promotore, il deputato Pd Alessandro Zan), però, diversamente da quanto insinuato da alcuni esponenti politici, Matteo Salvini in testa, non istituisce affatto nuovi reati e non reprime la libertà di parola né tanto meno impone uteri in affitto, adozioni per gay o teorie gender.
Istituisce, invece, una Giornata nazionale contro l’omofobia e, di fatto, aggiorna la già esistente legge Mancino. Le critiche al testo, tuttavia, non arrivano solo dal centrodestra. Come ha spiegato Open, anche tra i dem si chiedono alcune modifiche. Ecco, nel dettaglio, cosa prevede la legge più chiacchierata delle ultime ore.
Il ddl Zan istituisce nuovi reati?
Il ddl Zan non istituisce nuovi reati: “aggiorna” quelli già esistenti. L’articolo 2, infatti, modifica l’articolo 604-bis del codice penale che parla di «propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa». Il ddl Zan aggiunge nel testo dell’articolo, dopo «discriminazione razziale, etnica e religiosa», anche la frase «oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità».
Allo stato attuale, infatti, la legge punisce solo chi «istiga a commettere o commette atti di discriminazione o istiga o commette violenze o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Mancano, dunque, quelli sessuali.
Quali sono le pene previste?
Si rischia il carcere fino a 18 mesi o una multa fino a 6mila euro in caso di atti di discriminazione (prima per motivi razziali, etnici e religiosi, ora anche sessuali). Previsto il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza sempre per gli stessi motivi.
La pena viene aumentata fino alla metà per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio (questa è la modifica all’articolo 604-ter del codice penale, che descrive «le circostanze aggravanti» e che, dunque, esiste già, viene solo “aggiornato” dal ddl Zan).
Cosa dice la “clausola salva idee”?
Nel ddl Zan, inoltre, entra anche un articolo ad hoc sul pluralismo delle idee e la libertà delle scelte (è la cosiddetta “clausola salva idee”) che dice: «Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». In altre parole, ognuno potrà continuare a dire di non gradire, ad esempio, le adozioni, i matrimoni gay o l’utero in affitto. Non potrà più dire, invece, – o meglio potrà continuare a farlo ma rischiando delle sanzioni – “disabile di merd*a” o “froc*o di merda”.
Perché si parla di Giornata nazionale contro l’omofobia?
Con il ddl Zan viene istituita per il 17 maggio la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, «al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere». Per il 17 maggio possono essere organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa.
Un emendamento, approvato in commissione Giustizia di Montecitorio, però, ha reso meno impegnativo il riferimento alle scuole, criticato da alcuni ambienti della politica, che temono l’ingresso della fantomatica ideologia gender nelle scuole italiane. Nel ddl Zan non si accenna a questo.
E adesso cosa succede?
Il ddl – che ha già ricevuto l’ok della Camera – è stato calendarizzato in Senato dopo mesi di stallo in commissione Giustizia. Il 28 aprile il ddl è stato sbloccato, la legge calendarizzata. Il relatore resterà il senatore Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia citato da Fedez nel corso del suo intervento sul palco del Concertone come una delle personalità più ostili al testo.
(da Open)
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Maggio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
“IL GOVERNATORE DELLA NOVA SCOZIA, IN CANADA, CON 90 CASI HA ORDINATO UN LOCKDOWN DI DUE SETTIMANE”
“Ci sono politici che sconcertano gli esperti perché, incredibilmente, ascoltano i loro suggerimenti, quei paesi stanno molto, molto meglio”. Parola di Walter Ricciardi.
Si parla sempre di chiusure e riaperture causa Covid, lo spunto arriva dalle decisioni del governatore della Nuova Scozia, Canada, il riferimento – impossibile non pensarlo – è a quelle assunte dai nostri, di governatori.
Nessun intervento in televisione, non un’intervista a un giornale, il commento è affidato a Twitter, la ribalta dalla quale il consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, docente di Igiene e Sanità pubblica all’Università Cattolica di Roma, in passato presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e oggi alla guida del Mission Board for Cancer”, l’organismo dell’Unione Europea chiamato a decidere le strategie comunitarie contro il cancro, continua a esprimere il suo punto di vista e le sue valutazioni sulla situazione del Paese.
Qualcuno, in queste settimane di polemiche infuocate sull’opportunità delle prime riaperture avviate lunedì 26 aprile e la necessità di tenere fermo il coprifuoco alle 22 si sarà accorto della sua assenza, magari si sarà chiesto dov’è finito e perché abbia deciso di tenersi in disparte.
Da quando si è insediato il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi, gli interventi pubblici del consigliere di Speranza, sin dagli inizi della pandemia sostenitore della linea del rigore da impostare sulla base delle evidenze scientifiche, sono diminuiti di molto, quasi azzerandosi.
E in effetti, eccezion fatta per un editoriale scritto per “Avvenire”, delle dichiarazioni di Walter Ricciardi sulle decisioni assunte dal Governo rispetto allo scenario epidemiologico e sulle possibili evoluzioni della curva dei contagi, non c’è traccia nel dibattito degli ultimi giorni. Né del suo primo piano sovente affacciato dagli schermi dei talk show televisivi.
Nei Palazzi c’è chi collega il passo indietro di Ricciardi, molto cercato dai giornalisti e sempre prodigo di considerazioni sullo stato dell’epidemia e indicazioni da seguire per tenere a bada il virus, all’intenzione del consulente di non mettere in difficoltà il suo ministro di riferimento – “già nel mirino di una parte della maggioranza e dell’opposizione” – soprattutto adesso che l’esecutivo pare orientato “a una posizione più aperturista”.
Qualcuno dice pure che “gliel’hanno chiesto proprio, di non essere più così presente come prima”, qualcun altro, stavolta dal Ministero della Salute, sospira un “però poi ha sempre avuto ragione”. Come che sia, Ricciardi non rilascia dichiarazioni e in questi ultimi tempi ha rifiutato di farsi intervistare.
Su Twitter, però, il consigliere di Speranza è presente e dai messaggi che scrive – da quelli che ritwitta, soprattutto – si intende alla perfezione qual è il suo pensiero, quali i timori per il futuro e per gli effetti che la pandemia fa registrare in Italia e nel mondo.
Si capisce che per lui le riaperture andavano rimandate. Ricciardi probabilmente avrebbe prolungato le restrizioni per un altro paio di settimane.
Come si è fatto nella Nuova Scozia canadese. Su Twitter il consulente del ministro Speranza scrive: “Il governatore della Nova Scotia in Canada fa un lockdown di due settimane dopo poco più di 90 casi, avessimo fatto così a ottobre e febbraio avremmo evitato due ondate, migliaia di morti e avremmo una migliore situazione economica psicologica e sociale, non è mai troppo tardi”.
Il riferimento al coprifuoco è nel retweet a un messaggio in cui elencando i dati – numero dei contagi, dei morti, Rt e i ricoveri nei reparti di terapia intensiva, l’esperto che lo aveva scritto concludeva: “Altro che coprifuoco rischiamo di giocarci la prima parte dell’estate”.
Ancora un retweet a proposito dei 23 passeggeri che viaggiavano sull’aereo atterrato a Roma da Delhi tre giorni fa risultati positivi. “L’Italia senza controlli seri e veri alle frontiere – si legge nel tweet rilanciato da Ricciardi – è un paese totalmente vulnerabile a nuove varianti e contagi di ritorno”.
Per il consulente del ministro “ci sono tanti che si illudono e non imparano dalle lezioni dell’anno scorso” e non si può non prendere in considerazione quello che sta succedendo in India. Il motivo è contenuto nel messaggio scritto da Gianluca Pistore, autore del libro “Il virus che non esisteva” e ritwittato da Ricciardi un giorno fa: “In India 400.000 nuovi casi in un solo giorno. Ecco cosa succede a lasciar fare al virus”.
(da agenzie)
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Maggio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
VERDI 27%, CDU-CSU 24%, SPD 15%
Più si avvicina la fine del mandato della cancelliera Angela Merkel, carica da
rinnovare a settembre, più scende insorabilmente nei sondaggi, ma anche in alcuni passaggi elettivi, l’alleanza Cdu-Csu. Segno che i tempi stanno cambiando e che la Merkel è l’unico vero collante della coalizione cristiana-democratica.
Cdu-Csu infatti perde tre punti percentuali in vista delle elezioni politiche del 26 settembre, che vedrebbero i Verdi come prima formazione politica nelle urne.
E’ quanto attesta un sondaggio realizzato da Kantar per l’edizione domenicale della Bild, secondo il quale il blocco conservatore che esprime come candidato alla Cancelleria Armin Laschet, raccoglierebbe nelle intenzioni di voto il 24%, rispetto al 27% dei Verdi, che propongono Annalena Baerbock alla guida del governo.
Il sondaggio rivela anche che il Partito socialdemocratico (Spd) ha guadagnato due punti percentuali, raggiungendo il 15%, così come i Liberal democratici della Fdp, che si attestano all’11%.
Invariati i consensi per la Linke, al 7% e per la formazione di destra Afd, al 10%.
(da Globalist)
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