Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile
NEL PD NON ESISTE PIÙ L’AREA DEI “GIOVANI TURCHI” DI MATTEO ORFINI MENTRE LETTA HA MESSO IN LISTA TANTI DEI SUOI … DENTRO FORZA ITALIA, STRAGE DEI GIANNILETTIANI
«Per qualcuno oggi è il giorno del Quirinale. Per me, invece, finisce qui».
Mancavano tempi e modi. Il finale, però, era già scritto. Il giorno di fine gennaio in cui tramontò la candidatura del suo amico Mario Draghi al Colle, Giancarlo Giorgetti aveva previsto che il suo spazio all’interno della Lega si sarebbe ridotto fino ad annullarsi.
E così, sette mesi e una crisi di governo dopo, alla consegna delle liste del Carroccio rimane quell’amara verità che i fedelissimi del ministro uscente ripetono come la cantilena di un rosario: «Gli amici leghisti di Giancarlo nel prossimo Parlamento si conteranno sulle dita di una mano sola. Massimo Garavaglia, Silvana Comaroli, Giorgetti stesso. Altri?».
Gli altri, in Transatlantico, non ci torneranno. Fuori dalle liste del partito di Matteo Salvini o scivolati in una posizione estremamente complicata, come Barbara Saltamartini, Paolo Grimoldi, Paolo Ferrari o Matteo Bianchi, tutti rigorosamente atlantisti, tutti meticolosamente distanti dalla tentazione di criticare l’obbligo vaccinale o il green pass.
L’esclusione più eccellente è quella di Raffaele Volpi, già sottosegretario alla Difesa, poi presidente del Copasir. Che infatti, nella sua dichiarazione di addio, ricorda di aver sostenuto da cittadino di Brescia, «uno dei territori più martoriati dal Covid, provvedimenti difficili ma di responsabilità, anche se avversati da minoranze rumorose e a volte addirittura negazioniste».
Se l’ala giorgettiana radicata nel Nord Ovest finisce decimata, nel Nord Est di Luca Zaia le cose non sono andate meglio. L’ha detto ieri il governatore veneto in persona, nella dichiarazione con cui rinvia al 26 settembre eventuali conti da regolare: «Ci sono più parlamentari veneti uscenti di quelli che si possono candidare. Io ho visto le liste solo tra ieri sera e stamattina (ieri, ndr ). Ora si lavora pancia a terra, bilanci e commenti vengono dopo, non serve alimentare polemiche. Magari avremo un bel risultato, arriveremo al 30-40%, e avremo solo da festeggiare».
Quando i partiti non celebrano i congressi, evitano le discussioni interne, non misurano i rapporti di forza nel proprio perimetro, può succedere anche questo: che la compilazione delle liste per il Parlamento diventi l’occasione unica per un regolamento dei conti senza appello.
A Luca Lotti, predecessore di Giorgetti alla guida del Cipe, è andata pure peggio del quasi omologo leghista. Dalle liste del Pd è rimasto fuori lui in persona. «Il segretario del mio partito ha deciso di escludermi dalle prossime elezioni politiche. Mi ha comunicato la sua scelta spiegando che ci sono nomi di calibro superiore al mio».
Hanno rischiato il posto, salvo poi essere ripescati in seguito, il sottosegretario Enzo Amendola e il costituzionalista Stefano Ceccanti. Mentre di fatto non esiste più l’area dei «giovani turchi» che si riconosce in Matteo Orfini – gli ex giovani dalemiani che si erano alleati con Matteo Renzi dopo la sua scalata al Pd – che non riporterà in Parlamento né Giuditta Pini né Fausto Raciti.
Dentro Forza Italia, per quanto il diretto interessato sia rimasto sempre alla larga dalle beghe di partito (non solo mai candidato ma mai nemmeno iscritto), si riduce l’area di quelli che sono cresciuti nel mito di Gianni Letta o ci hanno lavorato per anni a stretto contatto.
Col nuovo corso griffato Antonio Tajani perdono il posto in Aula – o rischiano di perderlo – Valentino Valentini, ministro degli Esteri ombra del berlusconismo degli ultimi vent’ anni, lo storico responsabile dell’organizzazione forzista Gregorio Fontana, l’ex uomo-ovunque di Arcore Sestino Giacomoni oltre a Giuseppe Moles, sottosegretario di Stato con delega all’Editoria.
E rimane fuori, dice Andrea Ruggieri, «chi, come me, è un berlusconiano top, di quelli che per difendere il leader in tv si è beccato fior di querele, di quelli che non hanno mai tradito la causa o minacciato di cambiare partito. Alcuni di quelli che se n’erano andati da Forza Italia e poi sono tornati hanno il posto sicuro in lista. Io, che ero stato chiamato da più forze politiche per cambiare casacca e sono sempre rimasto a servire la causa berlusconiana con disciplina e onore, alla fine sono rimasto a piedi».
(da il Corriere della Sera)
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Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile
CONSIDERERÀ IL FATTO COME UN UN FASTIDIO POLITICO. QUINDI PRONTI ALLA NOVITÀ: IL BOLLETTINO CONTAGI ANDRÀ ANCHE LUI IN PENSIONE ANTICIPATA”
Contagi Covid da tre giorni filati sono più di quelli della settimana precedente, ieri 35.360 quelli ufficiali e censiti. Un problema quello dei contagi in ennesima ricrescita. Per molti però, più che un problema, un fastidio.
Vasta è la fascia di opinione e imponente è la galassia di comportamenti di massa che considerano il Covid un ingombro da…sgombrare. Anzi, già sgombrato. E vasto è l’umore politico che considera eventuali restrizioni o limiti il vero problema.
Guardarsi da restrizioni e limiti più che dal Covid è il sentire di fondo dei partiti che si avviano, ad elezioni probabilmente vinte, a formare e guidare il prossimo governo, quindi anche il governo che deciderà come comportarsi di fronte a ri-riscresite dei contagi.
Letteralmente non tollerando neanche l’idea di restrizioni e limiti ad attività sociali ed economiche, cosa farà il governo Meloni-Salvini-Berlusconi di fronte al fastidioso rinnovarsi e crescere dei contagi? Considererà il fatto come un fastidio, un fastidio politico.
Un fastidio da rimuovere
La scansione quotidiana (ormai da più di due anni) dei contagi e delle morti e del tasso di positività sarà presto individuata come “il” fastidio all’interno del fastidio Covid. E quindi si può scommettere che questa scansione e comunicazione saranno individuati come ansiogeni e molesti. Una robusta corrente di opinione durante la pandemia si è nutrita della rabbia contro la realtà, dando a questa rabbia la forma della negazione e quindi elaborando il concetto del “terrorismo” di chi la realtà la raccontava e comunicava.
Nulla di nuovo nella storia umana nella negazione di massa della realtà e conseguentemente nell’odio e astio verso chi la realtà la rappresenta. Il governo della Destra non accoglierà fino in fondo questo umore ma darà a questo sentire una qualche soddisfazione.
Se il Covid e i suoi contagi sono un fastidio e non un problema, allora al fastidio non andrà dato alimento e pubblicità. Quindi questo “memento” quotidiano della conta dei contagi andrà ridotto, distanziato, silenziato. Magari un bollettino mensile invece che quotidiano…
Smettere di contare fa bene alla salute
La costante avversione della Lega e di Forza Italia (e anche della Meloni che stando all’opposizione sempre a tutto si è opposta e si opponeva) a limiti e restrizioni troverà per mano del governo della Destra una prima forma: smettere di contare i contagi o almeno smettere di comunicarli come un “memento mori”.
Smettere di contare fa bene alla salute, economica e politica. Quindi per questo inverno pronti alla novità: il bollettino contagi andrà anche lui in pensione anticipata.
(da Blitzquotidiano)
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Agosto 25th, 2022 Riccardo Fucile
CROSETTO AUSPICA LA RIDUZIONE DELL’IVA SUL GAS AL 7%, MA IL GOVERNO ITALIANO L’HA GIÀ ABBASSATA AL 5… BERLUSCONI CHE LANCIA L’IDEA DI UNA TASSAZIONE UNICA PER L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA AL 2%. CHE C’È GIÀ E SI CHIAMA IMPOSTA DI REGISTRO… LA MELONI INVOCA UN TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER DI AZIENDE SALVATE DALLO STATO, PECCATGO CHE LA NORMA ESISTE DAL 2017
Una delle mode più sfiziose di questa campagna elettorale è quella di
invocare misure che in realtà sono già in vigore.
È partito Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia (secondo qualche commentatore papabile futuro ministro), auspicando che il nostro paese seguisse l’esempio della Germania nella riduzione dell’Iva sul gas.
Non fosse che Berlino ha deciso di abbassare l’imposta al 7% mentre in Italia è stata ridotta al 5% mesi fa e così resterà almeno fino al prossimo dicembre.
Come ha fatto notare il deputato di Italia Viva Luigi Marattin, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi invece ha proposto: “Per rilanciare il mercato immobiliare e consentire a tutti di comprare una casa, introdurremo una tassazione unica per l’acquisto della prima casa al solo 2%“. Non chiarissimo cosa intenda Berlusconi ma, come si legge facilmente sul sito dell’Agenzia delle Entrate “Chi acquista da un privato (o da un’azienda che vende in esenzione Iva) deve versare un’imposta di registro del 2%, anziché del 9%, sul valore catastale dell’immobile, mentre le imposte ipotecaria e catastale si versano ognuna nella misura fissa di 50 euro”.
Giorgia Meloni ha invocato un tetto agli stipendi dei manager di aziende salvate con denaro pubblico. “E’ giusto che lo Stato tuteli il sistema produttivo e anche quello del credito. Entrambi sono sistemi indispensabili per la vita della nazione. Però quando lo Stato interviene a salvare o ad aiutare imprese con i soldi degli italiani, è il caso almeno di stabilire quali debbano essere le regole d’ingaggio”, spiegando che nei casi in cui le aziende usufruiscano degli aiuti da parte dello Stato debba essere fissato un limite agli stipendi dei manager e debbano essere anche resi trasparenti i finanziamenti.
Per quanto riguarda le banche questa norma esiste già. È contemplata nell’articolo 4 del decreto Salva risparmio del 2016, in vigore dal 2017.
(da il Fatto Quotidiano)
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