Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
SFIDARLO SU QUESTI TERRENI SAREBBE UN AZZARDO DAGLI ESITI INCERTI… IL FUTURO DIPENDERÀ DALLA POSTURA DELLA MELONI, DAL GRADO DI RISPETTO CHE MOSTRERÀ VERSO GLI ORGANI DI GARANZIA, DA COME SI RAPPORTERÀ ALLE ISTITUZIONI
Giorgia Meloni, sullo slancio della vittoria, sogna un presidente
eletto dal popolo. Però sul Colle c’è ancora il guardiano delle «vecchie» regole, Sergio Mattarella. È con lui che la destra dovrà vedersela, a cominciare dal passaggio più delicato: la gestazione del prossimo governo.
Come si regolerà il garante della Costituzione quando dovrà conferire l’incarico? Punterà senza indugio sulla leader dei Fratelli d’Italia, che già si sente sulla sedia di Super Mario e, forte del 26 per cento, griderebbe allo scandalo se la scelta cadesse su nomi diversi dal suo? Altra domanda: il capo dello Stato si lascerà imporre la lista dei ministri o farà valere le proprie prerogative qualora gli venissero proposti nomi a vario titolo «impresentabili»?
Come reagirebbe se questa destra estremista, arrembante, sicura di sé tentasse di delegittimarlo? Più in generale: quale tipo di convivenza si annuncia tra i nuovi padroni del Parlamento e un Garante dotato di vasti poteri, che gode anch’ egli di salda popolarità nel Paese?
L’unica vera certezza è che, con l’Italia sbilanciata a destra, Mattarella farà Mattarella. Resterà il personaggio che abbiamo imparato a conoscere da otto anni a questa parte. Rigido, anzi intrattabile quando sono in gioco questioni non negoziabili come la collocazione occidentale dell’Italia, il suo ancoraggio europeo, il rispetto dei valori costituzionalmente garantiti.
Sfidarlo su questi terreni sarebbe un azzardo dagli esiti incerti. I vincitori dovrebbero fare i conti con lui perché il Colle rimane inespugnabile, perfino a prova di impeachment (l’ultima parola spetterebbe alla Consulta).
Immaginare Mattarella tremebondo e pronto alla fuga sarebbe un tantino fuori della realtà. Al tempo stesso però rifugge il protagonismo. Lo lascia volentieri ai capipartito. Interviene solo se tirato per i capelli. Nelle quattro crisi che s’ è trovato a gestire, il presidente ha usato sempre lo stesso metro.
Ha conferito l’incarico a chi, sommando le forze della coalizione, era in grado di formare un governo. Ogni volta che s’ è aggrumata una maggioranza, Mattarella ne ha preso atto quasi con sollievo; ne ha battezzate di ogni colore: rosse, giallo-verdi, giallo-rosse, infine policrome o arcobaleno con il governo delle larghe intese. Tutto fa ritenere che pure stavolta userà lo stesso identico metro.
Dunque: una volta accertato che l’unica maggioranza possibile sarà quella di centrodestra, che Silvio Berlusconi e Matteo Salvini rispetteranno i patti, che convergeranno sulla Meloni senza farle sgambetti, nulla lascia immaginare un Mattarella intenzionato a mettersi di traverso. Sarebbe una sorpresa se, preso atto che tutto quadra, rifiutasse a Giorgia le chiavi di Palazzo Chigi.
Idem se negasse a lei la stessa leale collaborazione che ha segnato i suoi rapporti con Matteo Renzi prima, con Paolo Gentiloni poi, quindi con Giuseppe Conte, infine con Mario Draghi. Chi a destra ne dubita si nutre di pregiudizi.
Poi, si capisce, «it takes two to Tango», per danzare bisogna essere in due; dunque il futuro dipenderà dalla postura della Meloni, dal grado di rispetto che mostrerà verso gli organi di garanzia, da come Giorgia si rapporterà alle istituzioni, se abbagliata dal successo tenterà la grande spallata, una rottamazione mai osata finora.
Al governo andrà una leader conservatrice però rispettosa dei valori repubblicani, legata all’Occidente e ancorata in Europa, oppure una maggioranza sovranista, anti-Ue e magari un po’ putinista? Questi dubbi, raccolti in alto loco, non hanno ancora avuto risposta.
È fuori strada chi immagina che Meloni si sia fatta viva col Quirinale per spiegare come si muoverebbe, cosa farebbe una volta insediata a Palazzo Chigi, rassicurando il capo dello Stato sulle sue buone intenzioni.
Durante la campagna elettorale un chiarimento del genere sarebbe stato precoce e forse anche irrituale: Mattarella non l’ha cercato, lei non l’ha offerto. Fonti bene al corrente sono categoriche al riguardo. Ce ne sarà comunque occasione nelle prossime settimane, anche prima delle consultazioni ufficiali previste tra un mese, dopo che il nuovo Parlamento si sarà riunito giovedì 13 ottobre, una volta eletti i presidenti della Camera e del Senato.
E magari ci sarà anche modo di accertare se davvero il Grande Fratello americano, come corre voce nei giri diplomatici, vedrebbe di buon occhio un governo guidato dalla Meloni però senza l’ipoteca rappresentata dal Cav e dal Capitano. Le elezioni sono alle spalle, il futuro è ancora tutto da scrivere.
(da la Stampa)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO PAESE HA UN DEBITO PUBBLICO CHE SUPERA I 2000 MILIARDI. IN EUROPA COMANDANO SCHOLZ, MACRON E LA VON DER LEYEN”
Aldo Cazzullo su la7 ai microfoni della “Maratona Mentana” spiega quali sono gli scenari che emergono da questa tornata elettorale che ha visto una affermazione netta del centrodestra sul centrosinistra. L’editorialista del Corriere parla della vittoria della Meloni e di fatto spiega quali saranno gli equilibri su cui si dovrà muovere la leader di Fratelli d’Italia soprattutto in Europa.
E lo fa ricordando alla Meloni qual è la situazione delle casse del Paese e quali sono i king maker in Europa: “Il nostro Paese ha un debito pubblico che supera i 2000 miliardi e questo la Meloni lo sa. Ma va anche ricordato un altro aspetto: in Europa per fortuna non comanda Orban ma comandano Sholz, Macron e la Von der Leyen che è cattivissima ma con cui la Meloni dovrà avere a che fare”.
Poi rispondendo a Mentana che gli fa notare che la Von der Leyen fa parte dello stesso gruppo di cui fa parte Forza Italia in Europa, Cazzullo si lancia in una profezia: “È vero, Berlusconi sarà l’ago della bilancia di questa maggioranza e di fatto potrebbe anche cambiare opinione in futuro e guardare altrove. Farà il governo con Salvini e Meloni, ma, ripeto, in futuro potrebbe cambiare idea”.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
LA RESIDENZA EXTRALUSSO, LA CUI ESISTENZA È STATA RIVELATA DAL TEAM CHE HA LAVORATO CON NAVALNY L’ANNO SCORSO, VANTA UN COMPLESSO TERMALE DI 7.000 METRI QUADRI
Dopo aver annunciato l’arruolamento dei giovanissimi riservisti,
Vladimir Putin deve fare i conti con la rivolta dei cittadini, soprattutto dei genitori di quei ragazzi che non hanno alcuna intenzione di mandare i loro figli a morire in Ucraina.
La protesta non accenna a diminuire al punto che lo zar è stato costretto ad allontanarsi dalla città e a trovare rifugio nel suo “palazzo” segreto sul lago Valdai, a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo. La residenza extralusso vanta un complesso termale di tre piani, una scuderia, un campo da golf, una sala biliardo e persino un mini-casinò.
Il Cremlino, naturalmente, smentisce che Putin sia fuggito, ma diverse voci lo danno come scomparso negli ultimi giorni.
Secondo la giornalista Farida Rustamova, da mercoledì scorso, Putin è ben protetto e riposato nella sua residenza sul lago Valdai nella regione di Novgorod. La fonte da lei citata, spiega che i video che lo mostrano mentre incontra i funzionari, sono in realtà preregistrati, perché lui è altrove. La vasta tenuta in riva al lago, vista dalle riprese dei droni, mostra una stalla, un campo da golf, un campo da minigolf, un ristorante con cinema, bowling, sala biliardo e persino un mini-casinò.
L’esistenza della residenza segreta è stata rivelata dal team anticorruzione che ha lavorato con il dissidente, ora in carcere, Alexei Navalny l’anno scorso. Il suo team ha dichiarato che la struttura dispone anche di un proprio studio dentistico e di uno studio di estetica e cosmetologia completamente attrezzato.
Il complesso termale a tre piani comprende una criocamera per la terapia del freddo e un bagno di fango in una zona relax di 7.000 metri quadrati. C’è anche una piscina galleggiante – una grande vasca piena di acqua molto salata che ti mantiene in superficie quando ci si sdraia – e una piscina di 25 metri circondata da vasche idromassaggio e saune, oltre a uno spazio per massaggi thailandesi.
La casa è vicina a importanti chiese ortodosse che Putin, 69 anni, ha visitato in altri momenti di crisi durante i suoi oltre due decenni al potere.
(da il Messaggero)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
MA I NAZISTI NON ERANO GLI UCRAINI?
Le immagini di quanto accaduto nella mattinata del 26 settembre si stanno moltiplicando sui social.
Bambini e insegnanti che si riparano sotto i banchi della propria classe, altri che si chiudono negli armadi e qualcuno che cerca di correre via. Le autorità russe parlano di 13 morti in totale, secondo altre fonti locali sarebbero almeno 14, tra cui 7 bambini.
Oltre ai video, ha iniziato a girare sul web anche un nome: Artyom Kazantsev. Secondo Tass e i media della Repubblica russa di Udmurt, sarebbe stato lui a entrare nella scuola n.88 della capitale Izhevsk, a sparare con due pistole e poi a suicidarsi nei corridoi dell’istituto. Nato nel 1988, era un ex allievo di quella scuola.
La polizia lo ha trovato steso a terra, senza vita. Indossava una maglietta nera, con una svastica disegnata sopra, e si era coperto il volto con un passamontagna.
Come riporta l’agenzia Interfax, il Comitato investigativo starebbe verificando la sua eventuale «adesione a visioni neofasciste e all’ideologia nazista». Il motivo di questo suo gesto è ancora sconosciuto.
Accanto alle pistole, racconta il Daily Mail, sono stati trovati dei portachiavi fatti a mano in omaggio di Eric Harris e Dylan Klebold, i responsabili della strage del 20 aprile 1999 nella Columbine High School in Colorado, negli Stati Uniti.
Il Comitato investigativo russo ha fatto sapere che al momento gli agenti stanno conducendo una perquisizione nell’abitazione di Kazantsev per capire il motivo dell’attacco. Viktor Bondarev, capo del Comitato per la difesa e la sicurezza, ha invece proposto di rafforzare le scuole, asili e università russe, valutando anche la possibilità di armarle.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
SALVINI HA GIA’ CHIARITO CHE NON INTENDE DIMETTERSI: “NON VEDO L’ORA DI INDICARE LA STRADA DELLA LEGA PER I PROSSIMI 5 ANNI”… L’EUROPARLAMENTARE DA RE: “LA SCONFITTA HA UN NOME COGNOME: MATTEO SALVINI. SI DIMETTA”
“Il voto degli elettori va rispettato, perchè, come diceva Rousseau nel
suo contratto sociale, ‘il popolo ti delega a rappresentarlo, quando non lo rappresenti più ti toglie la delega’. E’ innegabile come il risultato ottenuto dalla Lega sia assolutamente deludente, e non ci possiamo omologare a questo trovando semplici giustificazioni”.
Lo dice il governatore del Veneto Luca Zaia, commentando con l’ANSA l’esito del voto.
“E’ un momento delicato per la Lega – aggiunge – ed è bene affrontarlo con serietà perchè è fondamentale capire fino in fondo quali aspetti hanno portato l’elettore a scegliere diversamente”
“Non ho mai avuto così tanta determinazione e voglia di lavorare”. Così il leader della Lega Matteo Salvini rispondendo a chi gli faceva notare che qualche esponente ha chiesto le sue dimissioni come segretario. “Ad ogni modo “non vedo l’ora di indicare la strada della Lega per i prossimi 5 anni – ha concluso
«Questa disfatta ha un nome e cognome, Matteo Salvini»: lo afferma senza giri di parole l’europarlamentare trevigiano della Lega, Gianantonio Da Re, commentando il tracollo del suo partito in Veneto. «Dal Papeete in poi ha sbagliato tutto, ha nominato nelle segreterie delle persone che hanno solo ed esclusivamente salvaguardato il proprio sedere». «Quindi si dimetta – conclude – passi la mano a Massimiliano Fedriga e fissi in anticipo i congressi per la ricostruzione del partito».
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
ECCO CHE ASPETTO AVRA’ IL NUOVO PARLAMENTO
Il centrodestra ha vinto le elezioni e ora la politica si avvia a ridisegnare il nuovo Parlamento italiano.
La leadership di Giorgia Meloni si candida a governare il Paese con oltre il 50% dei seggi sia alla Camera che al Senato.
Il tentativo di ottenere i due terzi dei parlamentari, necessario per modificare la Costituzione senza voto popolare, non si è però realizzato. Ieri, 25 settembre, gli italiani si sono recati alle urne – il 63,9% degli aventi diritto in tutto – per votare per la prima volta con il Parlamento tagliato. Sarà, infatti, composto da 400 deputati e 200 senatori. I seggi finora stimati per Camera e Senato secondo una proiezione di YouTrend segnala che Pd e Lega avrebbero lo stesso numero di deputati alla Camera.
Ripartizione seggi Camera dei deputati
Alla Camera dei deputati il centrodestra dovrebbe ottenere 235 seggi su 400. Per quanto riguarda il centrosinistra dovrebbe ottenere 79 seggi alla Camera, mentre il Movimento 5 Stelle 51, Azione – Iv 21 gli alti 10.
Ripartizione seggi al Senato
Sul fronte del Senato la coalizione del centrodestra dovrebbe ottenere 115 seggi su un totale di 200. Il centrosinistra, invece, dovrebbe ottenerne 41, il Movimento 5 Stelle 28, Azione – Italia Viva 9 e gli altri 8
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
I SEI MILIONI DI VOTI IN MENO RISPETTO AL 2018 CORRISPONDONO ALLE PREFERENZA PERSE DAL M5S
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, è innegabile la vittoria della
coalizione di centrodestra con il 43,86% dei voti alla Camera (in base alle 61.031 sezioni scrutinate attualmente su 61.417).
Confrontando il dato con le passate elezioni, dove raccolse il 37%, si potrebbe sostenere un aumento considerevole dei votanti di destra.
Oggi si parla di una sconfitta del centrosinistra, che rispetto al 22,86% del 2018 raccoglie un 26,17%, così come un dimezzamento dei voti da parte del M5S, dal 32,68% delle scorse elezioni a un 15,35%.
Se lasciamo da parte le percentuali, preferendo calcolare l’effettivo numero di votanti, risulta evidente a quanto ammonta il consenso concreto degli italiani per ogni forza politica. C’è una curiosità: il calo degli elettori alla Camera è simile a quello dei voti persi dal partito di Giuseppe Conte rispetto alle storiche elezioni del 2018.
Il voto della Camera
Sono aumentati i votanti di centrodestra? Nel 2018, la coalizione aveva ottenuto alla Camera 12.152.345 contro gli attuali 12.183.722.
La percezione cambia rispetto alle percentuali, lo stesso vale per il centrosinistra che nelle scorse elezioni aveva ottenuto 7.506.723 preferenze contro le 7.270.726 del 2022.
Numeri abbastanza simili, segno che il “blocco” dei votanti nelle due coalizioni sia abbastanza consolidato – anche se il fenomeno dell’astensionismo potrebbe aver colpito tutti gli schieramenti, sebbene in percentuli diverse – mentre il vero risultato (innegabilmente negativo) lo ottiene il Movimento 5 Stelle: 10.732.066 voti ottenuti nel 2018 contro i 4.264.060 ottenuti nella giornata del 25 settembre 2022, una differenza di 6.468.006 di cittadini in meno.
Un dato simile al calo dell’affluenza: 27.571.864 di voti odierni alla Camera rispetto ai 33.923.321 delle scorse elezioni, una differenza pari a 6.143.318 cittadini che non sono andati a votare (in base ai dati attuali forniti da Eligendo riguardo le 61.031 sezioni scrutinate attualmente su 61.417).
I voti dei singoli partiti alla Camera
La vera crescita è quella di Fratelli d’Italia che ottiene 7.235.984 voti rispetto ai 1.429.550 del 2018. Scendono invece Forza Italia (2.250.669 contro 4.596.956), Lega (2.443.411 contro 5.698.687) e Noi moderati (253.680 contro 427.152).
Numeri alla mano, il partito di Giorgia Meloni aumenta di 5.807.069 preferenze rispetto alle scorse elezioni mentre gli altri tre partiti di coalizione ne “perdono” 5.774.282.
Passando al centrosinistra, il Partito Democratico passa dai 6.161.896 del 2018 ai 5.306.358 voti del 2022. L’alleato +Europa passa dalle 841.468 preferenze alle 787.083 di ieri. Cambiano gli altri alleati, ad esempio manca il partito Sudtiroler (134.651 contro gli attuali 117.010) che si è presentato da solo in questa tornata elettorale. Di fatto, il Partito Democratico perde circa 855.538 voti alla Camera rispetto alle scorse elezioni, mentre +Europa appena 54 mila.
Il voto del Senato
Per il centrodestra c’è una crescita più consistente al Senato, che per la prima volta ha aperto ai voti dei 18enni (prima bisognava avere 25 anni), con 600 mila voti in più rispetto al 2018. Un leggero aumento di circa 100 mila anche per il centrosinistra, mentre a perdere è ancora il M5s: 5.547.586 preferenze in meno rispetto alle scorse elezioni. Un numero superiore, ma in qualche modo “simile”, ai 4 milioni di cittadini che non si sono presentati alle urne per il voto del Senato.
(da Open)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
“VEDREMO SE IL PD SEGUIRA’ LE NOSTRE BATTAGLIE SOCIALI”
«Abbiamo compiuto una grande rimonta, tutti ci volevano fuori e invece siamo la terza forza politica in Parlamento», così il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte a poche ore dalla chiusura a delle urne in conferenza stampa.
Con le proiezioni del 16% alla Camera e al Senato, il capo dei pentastellati ha continuato a parlare delle previsioni di chi «vedeva il Movimento ai margini»: «Ci davano a una cifra, in picchiata», ha detto, «e invece questa rimonta e il fatto che siamo il primo partito al Sud dimostra che quando hai delle idee, dei progetti, passione e parli ai cittadini con cuore sincero loro rispondono».
Giuseppe Conte ha poi commentato la vittoria del centrodestra: «Lo dico subito: saremo un’opposizione intransigente. Difenderemo le nostre battaglie e le le riforme attuate: non permetteremo a nessuno di metterle in discussione. Su questo abbiamo gran parte del Paese dalla nostra parte. E sono sicuro che anche dall’opposizione riusciremo a realizzare l’agenda progressista». Il riferimento poi è stato ancora più specifico: «Chi tocca il reddito di cittadinanza troverà in noi un argine insuperabile. Chi pensa di toccarlo dovrà fare i conti con noi».
Tornando al al centrodestra Conte ha continuato: «Sono la coalizione di maggioranza nel Parlamento, non nel Paese. Purtroppo questo corto circuito è frutto di legge elettorale che non condividiamo. Per questo riprenderà subito la nostra battaglia per superare questa legge e offrire uno strumento legislativo che consenta maggiore rappresentatività».
Da non tralasciare per il leader del M5S è poi la lotta alle disuguaglianze: «Come prima forza politica al Sud continueremo a fare delle battaglie alla disuguaglianza la nostra stella polare».
E il rapporto col Pd? Dopo le elezioni le cose sono cambiate dice l’avvocato, «siamo tutti all’opposizione, vedremo se si uniranno alle nostre battaglie sociali in Parlamento».
Il capo del Movimento Cinque Stelle è stato poi incalzato dai giornalisti sull’ex leader Luigi Di Maio. L’attuale ministro degli Esteri poche settimane aveva deciso di abbandonare i pentastellati dichiarandosi in forte collisione proprio con la linea di Giuseppe Conte.
«Luigi Di Maio e gli altri candidati di Impegno Civico? Preferisco ricordare le battaglie che abbiamo fatto insieme», ha detto l’avvocato, evitando di commentare lo scarso risultato ottenuto dagli “scissionisti” del Movimento. Impegno Civico non è riuscito a raggiungere la soglia di sbarramento del 3% prevista per entrare in Parlamento.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2022 Riccardo Fucile
FA CAPIRE CHE NON SARA’ IL PROSSIMO MINISTRO DEGLI INTERNI: LO CREDO, NON SI E’ MAI VISTO UN SEQUESTRATORE DI PERSONE CHIEDERE QUELLA CARICA
«Sono 100 i parlamentari della Lega al lavoro da domani. Conto che
per almeno cinque anni si tiri dritto senza cambiamenti con una maggioranza chiara di centrodestra». Sono le prime parole del leader della Lega, Matteo Salvini, in conferenza stampa nella sede della Lega in via Bellerio a Milano il giorno dopo la sconfitta del suo partito nella vittoria del centrodestra.
Il leader del Carroccio, infatti, ha fallito l’obiettivo del 10%, attestandosi intorno al 9. «Noi oggi commentiamo – ribadisce Salvini – un dato che non mi soddisfa, il 9% non è un dato per cui ho lavorato». «Ma gli italiani hanno scelto la coerenza, se la Lega fa la Lega non ce n’è per nessuno». Poi i complimenti a alla leader di Fratelli d’Italia «Questa notte alle 4 mi sono messaggiato con Giorgia a cui faccio i complimenti».
Per la Lega, però, si tratta di un mancato sfondamento al Sud, dove il M5S ha conquistato più preferenze. Ma non solo, anche nei vecchi feudi del Nord, la Lega è stata scavalcata da Fratelli d’Italia.
In Veneto e Friuli, le regioni di Zaia e Fedriga che non avevano partecipato alla formazione delle liste, il Carroccio non va oltre la metà dei consensi dei meloniani.
«Se dove governiamo Giorgia Meloni ha preso il doppio dei voti, significa che ha fatto una buona opposizione». «Ma sulla Lombardia – continua il leader della Lega – il centrodestra è sopra il 50% nella Regione. Quindi anche in ottica Regionali, la squadra che vince non si cambia».
Salvini rivendica anche lo strappo che ha portato alla caduta del governo: «Non oso immaginare cosa sarebbero stati altri 9 mesi con un governo confuso e litigioso – ha aggiunto – il giudizio degli elettori è chiaro: hanno premiato coloro che hanno fatto opposizione e coloro che hanno fatto cadere il governo su un termovalorizzatore».
«Sull’uscita del governo – continua Salvini, rispondendo a una domanda in conferenza stampa – ho fatto di testa mia. Altri nove mesi non avrebbero fatto bene né alla Lega, né all’Italia». Ora l’obiettivo per il leader leghista è «dare al governo la squadra della Lega migliore in assoluto». «Non chiedetemi – ribadisce in conferenza stampa – nomi e cognomi perché non ci ho ragionato, ma si baserà sul merito».
Dopo aver assicurato che nelle prossime ore parlerà di governo con gli alleati, Salvini ha anche affermato che «Sulla sicurezza la Lega si è sempre distinta».
«Alla fine di qualunque campagna elettorale mi chiedo sempre: ho fatto tutto quello che potevo? Io penso proprio di sì». Poi l’attacco diretto: «Meglio avere il 9% e 100 parlamentari al governo che il 18% e 100 parlamentari all’opposizione».
Quello che serve per il leader della Lega è «una fase di riorganizzazione del movimento, puntando su sindaci e amministratori». «È fondamentale», ribadisce Matteo Salvini che ha voluto ringraziare i 20mila militanti del partito che rappresentano «Il terreno su cui costruire». E a chi gli chiede se ha pensato di dimettersi, risponde: «Mai avuto così voglia lavorare».
(da agenzie)
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