Settembre 16th, 2022 Riccardo Fucile
“L’EUROPA E’ PREOCCUPATA”
“Giorgia Meloni può guidare l’Italia e l’Europa è preoccupata”. È il titolo di un articolo del New York Times dedicato alla leader di Fratelli d’Italia nel quale si sottolinea come Meloni sia “la favorita a diventare il prossimo primo ministro”.
Il giornale americano spiega che l’Europa è preoccupata che la leader di Fdi, una volta al potere, “si levi l’abito da agnellino filo-europeo e sveli le sue zanne nazionaliste – tornando al protezionismo, cedendo ai suoi partner della coalizione che adorano Putin, annullando i diritti dei gay ed erodendo le regole liberali dell’Ue”.
“La leader di estrema destra di un partito che ha radici post-fasciste è nota per la sua retorica in crescendo, il timbro tonante e i discorsi feroci contro le lobby dei gay, i burocrati europei e i migranti illegali”, scrive il prestigioso quotidiano americano in una corrispondenza da Cagliari, dove la Meloni ha tenuto un comizio qualche tempo fa.
E sottolinea come Meloni sia già riuscita in una impresa finora inimmaginabile: diventare la prima politica con un lignaggio post-fascista a guidare l’Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale. “Meloni – che entrerebbe nella storia come prima donna a guidare l’Italia – si muove in bilico su un filo: da una parte deve convincere i ‘patrioti’ di estrema destra che non è cambiata, dall’altra deve convincere gli scettici internazionali che non è una estremista, che il passato è passato e che gli elettori italiani per lo più moderati si fidano di lei, quindi dovrebbero farlo anche loro” aggiunge il giornale.
Il quotidiano americano spiega che nonostante le parole di Meloni che ha tentato di rassicurare affermando “che la sua popolarità alle stelle non significa che il Paese si sia spostato agli estremi, ma che semplicemente si sia sentito più a suo agio con lei e sia fiducioso nella sua capacità di realizzare i fatti”, i mercati globali e l’establishment europeo rimangono diffidenti”. Perché, appunto, temono che una volta al potere le sue simpatie per l’Europa svaniscano.
Il giornale ricorda anche che alla sua conferenza politica annuale nel 2018, Meloni ospitò l’ex consigliere di Donald Trump Steve Bannon e dichiarò di “guardare con interesse al fenomeno” del tycoon e a quello “di Putin in Russia”.
Ora però Meloni sembra cambiata, sottolinea il giornale. “Alla vigilia delle elezioni in Italia, la leader di Fdi ha cambiato rotta. Dopo anni di adulazioni verso Marine Le Pen, improvvisamente ne ha preso le distanze (‘Non ho rapporti con leì, ha detto.) Lo stesso con Orban (‘Non ero d’accordo con alcune posizioni che aveva sulla guerra in Ucrainà). Ora chiama Putin un aggressore anti-occidentale e ha detto che continuerà a inviare armi offensive in Ucraina”. Meloni dunque, ribadisce il giornale, non è nuova a cambi di linea politica e di pensiero. Ecco perché le istituzioni europee hanno molta paura.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2022 Riccardo Fucile
“QUA SITUAZIONE APOCALITTICA”
Una situazione apocalittica, a cui nessuno aveva mai assistito. Così il
giorno dopo l’alluvione che ha colpito le Marche i sindaci dei comuni devastati dal maltempo commentano quanto accaduto.
Il bilancio dei morti e dei dispersi è purtroppo ancora provvisorio e la Protezione Civile che ha lavorato tutta la notte si riunirà nelle prossime ore per fare il punto della situazione.
Intanto cresce la rabbia dei sindaci che spiegano di non aver ricevuto alcun avvertimento ma solo un bollettino con allerta gialla per pioggia, dunque di rischio basso.
”È una situazione apocalittica, una cosa che in tanti anni non ho mai visto – spiega Carlo Manfredi, sindaco di Castellone di Suasa, piccolo comune in provincia di Ancona – piante e alberi trasportati come fuscelli”. Il primo cittadino ha poi rivolto il proprio pensiero ai dispersi, tra i quali c’è anche un bambino: “Purtroppo siamo ancora alla ricerca del bambino di 8 anni – ha proseguito – ieri notte fortunatamente abbiamo trovato la mamma ancora in vita. Era in auto poi ha visto questa corrente d’acqua arrivare ed è scesa con il con il bambino in braccio ma poi sono stati trascinati via”.
Alla preoccupazione di Manfredi, si aggiunge la rabbia di Maurizio Greci, sindaco di Sassoferrato, comune in provincia di Ancona, tra i più colpiti dal nubifragio della scorsa notte: “Non avevamo ricevuto nessuna avvertimento particolare – tuona – soltanto una allerta gialla della Protezione civile per vento e pioggia. Niente che potesse far presagire un disastro del genere. Tutto è accaduto nell’arco di un’ora. Ora il cielo è sereno. Nel mio comune non risultano dispersi”.
Secondo le prime stime in poche ore sarebbe caduta in varie zone della Marche la pioggia che in media viene registrata in sei mesi.
“Ci sono i cambiamenti climatici in atto, con l’eredità della caldissima Estate 2022 che, a causa del mare caldo – spiegano gli esperti meteo – lascia una possibilità di nubifragi intensi per almeno un altro mese. L’Estate 2022 finirà ufficialmente domani con l’arrivo di venti fortissimi, maltempo e un crollo termico diffuso, ma come visto ieri il rischio nubifragi estivi, a causa del calore accumulato, ci accompagnerà ancora per settimane”.
Secondo quanto riportato dall’assessore alla Sanità delle Marche, la scorsa notte sono oltre 2.500 le richieste di intervento arrivate dalla regione al numero unico 112: “Ci sono afflussi importanti negli ospedali – ha spiegato Filippo Saltamartini – persone che presentano forme di ipotermia, perché sono state in acqua per diverso tempo, e fratture da caduta”. La situazione più critica al momento resta a Senigallia dove è esondato il fiume nel centro storico a causa dell’enorme quantità di acqua e dei tronchi d’albero e dei detriti trasportati a valle dal Misa: “Alcune persone si sono rifugiate ai piani alti – ha detto Saltamartini – perché i piani terra sono invasi dall’acqua”.
(da Fanpage)
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Settembre 16th, 2022 Riccardo Fucile
L’ACCUSA DEI SINDACI: “NESSUNO CI AVEVA AVVERTITI”
Il maltempo mette in ginocchio le Marche, provocando dieci morti e quattro dispersi in provincia di Ancona. Quattro sono le vittime a Ostra, una a Senigallia, una a Trecastelli e una a Barbara, dove ci sono ancora tre dispersi (tra cui due bambini).
Sono almeno 50 i feriti che si sono recati negli ospedali della regione. Ancora isolato il Comune di Cantiano, paese di poco più di 2mila abitanti in provincia di Pesaro e Urbino, dove le fortissime piogge hanno
trasformato le strade in veri e propri torrenti e trascinato via auto. A Senigallia esondato il Misa. Decine di persone rifugiatesi sui tetti delle abitazioni e sugli alberi sono state salvate dai vigili del fuoco in azione.
Tra i dispersi ci sono due bambini
A Barbara “al momento sono dispersi una madre con una figlia di circa 8 anni che cercavano di scappare”, racconta il sindaco del comune, Riccardo Paqualini. “E in un’altra situazione scappavano sempre una madre e un figlio: in questo caso la mamma si è salvata”.
Il piccolo, di 8 anni, era con la mamma in auto che è rimasta bloccata dall’acqua. Secondo quanto ricostruito al momento dai soccorritori, la donna sarebbe riuscita a lasciare l’auto con il figlio in braccio ma sarebbe poi stata nuovamente travolta. I vigili del fuoco l’hanno soccorsa e salvata nella notte ma del bambino non c’è ancora traccia.
In tre ore caduta la metà della pioggia che piove in un anno – Nella provincia di Ancona, ha spiegato il responsabile delle emergenze del dipartimento della protezione civile Luigi d’Angelo, si sono abbattuti “400 millimetri di pioggia in due, tre ore (la metà di quello che piove in un anno nella Regione, ndr). È stato un evento estremamente intenso – ha sottolineato -, tutte le forze sono in campo e al lavoro”. Probabilmente, ha aggiunto, “il caldo di questi giorni, scontrandosi con una cella di aria fredda, ha determinato dei fenomeni così violenti”.
L’ondata di maltempo che ha colpito le Marche “non era prevista a questi livelli, non avevamo livelli di allarme. E l’esondazione del Misa, in particolare, è stata repentina e improvvisa”. Lo dice all’ANSA l’assessore regionale alla Protezione civile Stefano Aguzzi. In alcune località, “non c’è stato tempo di intervenire, ci sono persone che magari erano in strada o sono uscite non rendendosi conto del pericolo”.
Il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio è partito per le Marche dopo la bomba d’acqua. Intanto continua il lavoro dei soccorritori, andato avanti per tutta la notte a Barbara, comune che assieme a Otra e Trecastelli e che è stato investito da un’ondata di acqua e fango che ha travolto tutto il paese
Al momento ha smesso di piovere nella zona di Senigallia e hinterland ma proseguono incessanti le operazione si soccorso a persone in difficoltà dopo le forti precipitazioni, esondazioni e allagamenti che hanno causato disagi e vittime ell’Anconetano.
Il maltempo che ha colpito l’entroterra di Senigallia ha trascinato a valle lungo il fiume Misa “parecchi tronchi di alberi e piante che hanno ostruito il ponte Garibaldi, lì il fiume è esondato sul lato destro”, ha detto il direttore della protezione civile regionale delle Marche Stefano Stefoni. Nel cuore della cittadina della Marche sono visibili i danni procurati dai detriti, rami e fango, trascinati dal torrente. Molti cittadini sono all’opera per svuotare cantine e negozi allagati. “Ci sono esondazioni anche nella zona di Bettolelle – ha aggiunto – e vicino al ponte 2 giugno (ora dedicato alle vittime dell’alluvione del 2014, ndr), che è anch’esso pieno di legna”. I vigili del fuoco hanno messo in salvo alcune persone, tra cui anziani, con gommoni da rafting: nel centro di Senigallia si segnalano anche blackout.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2022 Riccardo Fucile
IL SITO INDIPENDENTE RUSSO MEDUZA: “PROBLEMA DIFFUSO TRA GLI UFFICIALI”
Il presidente russo Vladimir Putin sarebbe preoccupato per
l’incremento nel consumo di alcol tra i suoi ufficiali. Un abuso che sarebbe sia in frequenza che in quantità e che durerebbe sin dall’inizio della guerra in Ucraina.
A rivelarlo è la testata russa indipendente Meduza.
Secondo due fonti consultate dal giornale, le preoccupazioni del presidente russo lo avrebbero portato ad affrontare l’argomento in due incontri individuali con due governatori.
Si tratta dei governatori dell’oblast’ di Vladimir (a est di Mosca) Alexander Avdeev, già ambasciatore russo in Vaticano dal 2013 a marzo 2022, e dell’oblast’ di Kirov (a nord di Kazan), Alexander Sokolov. «Bisogna aumentare la propaganda per uno stile di vita sano», avrebbe dichiarato Putin ad Avdeev.
A Sokolov il presidente russo aveva parlato di un peggioramento delle abitudini alcoliche della popolazione, chiedendo al governatore di non «nascondere nulla sotto al tappeto» e di «fare attenzione» alla questione.
«Da febbraio la gente scarica lo stress bevendo»
Come fa notare Meduza, prima d’ora Putin aveva raramente sollevato il tema dell’alcol. Quando nel 2016, incalzato da un giornalista in merito al traffico illegale di alcolici nel Paese, aveva affrontato l’argomento, il presidente russo aveva dichiarato: «L’alcolismo è un problema per la Russia».
Stando a una delle fonti del sito indipendente, ora «la gente sta scaricando lo stress in questo modo (bevendo, ndr) da febbraio». Cioè che causa maggiormente agitazione sarebbe il danno causato dai soldati russi all’Ucraina e ai suoi abitanti. La maggior parte dei membri dell’esercito, ricorda Meduza, non sapeva che il 24 febbraio sarebbe iniziata l’invasione.
(da Open)
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Settembre 15th, 2022 Riccardo Fucile
“DI FRONTE A UN RISULTATO MOLTO NEGATIVO DELLA LEGA NON MI STUPIREBBE UN RIBALTONE AL VERTICE DEL PARTITO. FORZA ITALIA? MI ASPETTO UN TRACOLLO”… “LA MELONI CHE DICE: “EUROPA, LA PACCHIA È FINITA”? UNA INUTILE FRASE DA GANASSA, UNA SPACCONATA E VOLER RINEGOZIARE IL PNRR E’ UNA FOLLIA”
Sindaco Sala, mancava solo la notizia dei finanziamenti russi ai partiti stranieri a movimentare la campagna elettorale. Lei crede che in Italia qualcuno abbia preso rubli da Putin?
“Non so e, come tutti, aspetto di capire meglio gli sviluppi di queste notizie di intelligence. Indipendentemente da ciò ci sono già elementi per ritenere che i rapporti ambigui a livello internazionale siano uno degli elementi di debolezza della coalizione di centrodestra. I rapporti politici di Salvini con Mosca non sono una illazione, bensì una pura constatazione”.
E Meloni?
“Sulla collocazione internazionale del Paese ha preso una posizione molto diversa e infatti la politica estera è uno dei temi su cui il governo di destra, se dovesse vedere la luce, potrebbe inciampare”.
Vede ingerenze russe sul voto?
“Vedo quello che succede in Rete, dove ci sono macchine di propaganda costose, animate da migliaia di troll. Chi li gestisce? Chi li finanzia? Domande cui sarebbe interessante avere risposta”.
Ha già detto che voterà per il Pd. Perché?
“Non credo sia sorprendente, anche se non ho mai avuto la tessera ho sempre votato per il Pd. È una questione di valori e di visione della società, ma al di là dei leader, che attraggono molto l’attenzione del cittadino, un sindaco ha il dovere di guardare alla qualità della classe dirigente e Milano ha bisogno di interlocutori giusti in Parlamento. Un bravo parlamentare, capace di presentare emendamenti, di aggiustare un decreto, è spesso più importante di un premier o di un ministro”.
È la sua declinazione di voto utile?
“In democrazia ogni voto è utile. Ma la nostra pessima legge elettorale non è un proporzionale corretto, io lo chiamo sproporzionale: è oggettivo che nei collegi uninominali la sfida sia a due, e siccome un terzo del nuovo Parlamento sarà costituito da chi vince nei collegi, se non voti per chi può conquistarli, parte del tuo voto rischia di andare disperso”.
Perché il Pd spesso vince nelle città ma ha problemi quando si vota per il governo del Paese?
“Il Pd ha sempre saputo presentare nei Comuni personalità riconosciute e apprezzate dai cittadini, che forse andrebbero più valorizzate. Trovo profondamente sbagliato mettersi ora a parlare di futuro del Pd. In questi ultimi giorni di campagna bisogna dare più forza ad alcuni temi, come la questione ambientale, che da anni non è più un vezzo, è anche occasione per ricostruire il futuro industriale del Paese”.
Cosa serve al Pd per tornare a espandere il suo consenso nel Nord?
“Battaglie precise che vadano al di là della sacrosanta difesa dei diritti civili. I diritti, poi, sono di tutti, dobbiamo per esempio pensare a quelle maggioranze silenziose che chiedono diritto alla sicurezza”.
Al Pd si imputa anche una campagna troppo in negativo: votateci perché sennò vincono loro.
“Da profondo antifascista dico sarei stato meno insistente sul rischio di un ritorno al Ventennio. Della destra mi fa molto più paura che FdI abbia chiamato la sua convention programmatica a Milano “Appunti per un programma conservatore”. Davvero qualcuno pensa che in un mondo così in cambiamento la conservazione sia un punto di forza? No, è debolezza. Questo mi fa paura”.
Lei vede questa presunta svolta moderata di Meloni?
“La vedo ondivaga, in certi momenti cerca di presentarsi come moderata, in altri alza i toni”.
“Europa, la pacchia è finita” non è una frase da leader moderata.
“Una inutile frase da ganassa, come diciamo noi a Milano, una spacconata. La questione europea è quella centrale, è vero che dobbiamo farci rispettare ma dobbiamo ricordarci che siamo un Paese molto indebitato e con infrastrutture deboli. Due debolezze su cui possiamo migliorare solo in collaborazione con la Ue”.
Meloni vuole rinegoziare il Pnrr.
“Follia. Già ho seri dubbi che saremo in grado di appaltare tutti i progetti entro il 2023, come chiede l’Europa. Se ci mettiamo anche a ridiscutere non so cosa potrà accadere”.
Sul disegno di Autonomia c’è un’altra delle frizioni tra Salvini e Meloni.
“Aspetto di vedere una proposta concreta prima di sbilanciarmi. Il federalismo è un principio condivisibile, non una religione. Capita che le Regioni abbiano competenze assurde, come quella sul turismo, e non ne abbiano altre decisive”.
La destra può vincere le elezioni. Ce la farà anche governare?
“Non ho mai coltivato l’illusione che il centrodestra si sarebbe diviso. Non lo ha mai fatto nei momenti importanti. Più facile che litighino dopo il voto”
La coalizione del Pd si annuncia un flop.
“Dopo la repentina caduta di Draghi, a noi elettori di sinistra pareva evidente che non si potesse stare in alleanza con il M5S che ne è stato il detonatore. Sulla rottura con Calenda-Renzi, invece, c’è una quota di posizionamento politico e una di personalismo. Il mondo che fa riferimento al Pd ha più difficoltà a digerire un rapporto con Renzi che con Calenda, azzardo che la crisi sia cominciata da lì”.
Che previsioni fa sul voto al cosiddetto Terzo polo?
“Ho conoscenti intenzionati a votarli perché reputano il Pd troppo a sinistra. Ne ho convinto qualcuno che si tratta di una valutazione sbagliata”.
Sente aria di slavina al Nord per la Lega?
“Il risultato della Lega è uno di quelli che attendo con più curiosità e che avrà un peso notevole nella lettura delle elezioni. Parlo spesso con politici leghisti e privatamente non esprimono giudizi lusinghieri su Salvini. Il suo potere nella Lega è ancora forte, ma di fronte a un risultato molto negativo della Lega non mi stupirebbe un ribaltone al vertice del partito”.
E Forza Italia?
“Mi aspetto un tracollo, sul territorio non ha più figure attrattive”.
Dica la verità, crede ancora possibile una rimonta del Pd?
“Io non credo che ci sia davvero il 40% di indecisi su che partito votare. Piuttosto, mi sembrano in molti che non sanno se si recheranno ai seggi. Penso a loro e so per esperienza che conta ogni singolo voto. Dobbiamo provare a conquistarlo fino all’ultimo giorno di campagna”.
(da La Repubblica)
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Settembre 15th, 2022 Riccardo Fucile
“MAD VLAD” HA DOVUTO ABBOZZARE PUBBLICAMENTE: “APPREZZIAMO MOLTO LA POSIZIONE EQUILIBRATA DEGLI AMICI CINESI IN RELAZIONE ALLA CRISI UCRAINA”
Al di là dei grandi proclami – “La Cina è pronta a lavorare con la
Russia come grandi potenze”; “Nei primi sette mesi di quest’anno, il volume degli scambi reciproci è aumentato di un altro 25 per cento. E nel prossimo futuro, come concordato, aumenteremo il fatturato commerciale annuo a 200 miliardi di dollari o più” – Vladimir Putin e Xi Jinping devono aver avuto delle divergenze sulla guerra in Ucraina, che come spiegato da diversi analisti, preoccupa non poco Pechino.
È lo stesso Putin, nel corso dell’incontro oggi a Samarcanda a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, a dire che la Russia comprende “le preoccupazioni della Cina sulla questione ucraina” e intende “chiarire la posizione russa” a tal proposito. Ma aggiunge lo zar, “apprezziamo molto la posizione equilibrata degli amici cinesi in relazione alla crisi ucraina. Comprendiamo le vostre domande su questo argomento”.
Del resto XI Jinping, nonostante l’amicizia con Putin, e l’alleanza con la Russia, nonostante “capisca le ragioni che hanno costretto la Russia a lanciare un’operazione militare speciale” in Ucraina, non dà e non fornirà in futuro alcun supporto militare a Mosca per la guerra in Ucraina. Da parte sua la Russia, sottolinea Putin, è “fermamente impegnata” nel riconoscimento del principio di una sola Cina e condanna “le provocazioni degli Usa a Taiwan”.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2022 Riccardo Fucile
“OGNI CONCESSIONE RAFFORZEREBBE PUTIN, SE RESISTETE DOPO L’INVERNO POTREBBE ESSERE SOSTITUITO”… “SOVRANISTI PEDINE IMPORTANTI DEL CREMLINO”
“L’inverno sta arrivando”: il motto della casata degli Stark nella serie tivù “Il trono di spade” è da un po’ di tempo diventato il pay-off della propaganda della Russia di Vladimir Putin.
Viene ripetuto nei post delle ambasciate di Mosca in Occidente e nei filmati pubblicitari prodotti dal ministero degli Esteri (Mid). È un cinico richiamo al ricatto del gas con cui il Cremlino cerca di dare scacco all’Europa.
Ebbene, se si vuole evitare la guerra totale tra i “white walkers” e “Westeros”, ovvero tra le “ombre bianche” del nord — che tra l’altro nel serial televisivo sono dei gran brutti tipi— e il “Continente occidentale”, è meglio resistere al ricatto.
Parola di uno che il Cremlino lo conosce bene: Abbas Gallyamov è stato tra gli speechwriter del presidente russo. Per tre anni ha scritto i suoi discorsi.
“Se l’Europa dimostrerà debolezza e farà concessioni in cambio dei rifornimenti energetici, Putin si rafforzerà e rimarrà al comando. E il conflitto in Ucraina rischierà di trasformarsi nella Terza guerra mondiale”, dice Gallyamov a Fanpage.it. “Se invece l’Europa resisterà al ricatto del gas, il leader del Cremlino dopo l’inverno sarà più debole, e potrebbe esser sostituito”. Abbiamo raggiunto telefonicamente Abbas Gallyamov a Tel Aviv, dove è emigrato nel 2020 a causa del suo dissenso dal regime attualmente al potere in patria.
La rotta delle forze armate di Putin a Izyum ha provocato malcontento nelle élite, riportano i media russi citando fonti vicine al potere. Mentre i consiglieri di decine di circoscrizioni delle grandi città, peones della politica a stretto contatto con la gente comune, chiedono l’impeachment del presidente. Le critiche per l’andamento della guerra in Ucraina lo stanno indebolendo? C’è la possibilità di una rivolta di palazzo sostenuta dal popolo?
La ritirata in Ucraina non è necessariamente il prodromo di una rivolta contro Putin, ma è certo un passo in quella direzione. È un brutto colpo all’immagine di costante vincitore che il presidente si è costruito. Ed è un brutto colpo alla sua legittimità. Ma Putin è ancora potentemente radicato nel sistema politico creato intorno a lui. Quindi non credo che questo episodio per adesso isolato sarà seguito immediatamente da una rivolta, da un golpe.
Putin ha perso forza e legittimità, diceva. Può ritrovarle?
Se riesce a stabilizzare la situazione sul campo di battaglia, se le forze ucraine non continueranno nella loro offensiva, allora questo sarà un ottimo argomento da utilizzare per pacificare sia le élite che l’opinione pubblica. Soprattutto, il presidente sta cercando di convincere tutti che l’Europa resterà congelata quest’inverno, senza il gas e il petrolio russi. E che dovrà infine piegarsi al suo volere, fermando l’invio di armi e ogni sostegno all’Ucraina.
Quindi il Cremlino punta tutto sull’inverno?
Credo si sia riusciti a convincere élite e popolazione ad aspettare fin dopo l’inverno. E questo sentimento di obbedienza tradizionale, che sta sicuramente indebolendosi ma è ancora presente, potrebbe far sì che si acconsentirà ad aspettare. È senz’altro la cosa migliore, dal punto di vista degli uomini del Cremlino. Perché non sanno esattamente cosa fare. Non è il momento di muovere le acque, all’interno del palazzo.
Ma se l’Europa, seppur infreddolita, resistesse al ricatto del gas, l’inverno finirebbe per minare la legittimità di Putin — secondo il suo ragionamento.
E in questo caso potrebbe accadere di tutto, all’interno del Cremlino. Non credo che ci sarebbe una vera e propria rivolta. Ma le persone intorno a Putin potrebbero convincerlo a farsi da parte per lasciare il posto a un successore. Così sarà il successore a doversi confrontare con i problemi esistenti. Ma ciò non succederà prima del prossimo marzo. Aspetteranno. Almeno per l’inverno. Sperando che l’arma del gas e del petrolio possa render più forte la Russia e il suo attuale regime.
Quindi sarà importante vedere che cosa deciderà l’Unione Europea rispetto al gas e al petrolio russi quest’inverno. È uno dei motivi principali della campagna elettorale in Italia.
L’Italia da questo punto di vista è molto importante per Putin. Perché nei Paesi europei l’opinione pubblica italiana è quella che simpatizza maggiormente con lui e meno con l’Ucraina. Così spera che i partiti populisti ed euroscettici che potrebbero far già parte della prossima coalizione di governo prendano ulteriore spinta quando arriverà l’inverno e la gente avrà freddo. Portando a provvedimenti in materia energetica in grado di fare gli interessi del Cremlino.
Cosa si chiedono in questo momento, dopo la sconfitta sul campo di battaglia, i responsabili della politica russa? Se fare una mobilitazione di massa? Scatenare una guerra mondiale? Usare armi nucleari?
Si domandano che fare per fermare l’offensiva ucraina. E certo si interrogano sull’opportunità di una mobilitazione di massa. Ma è un opzione parecchio rischiosa. Non è per niente chiaro quanti nuovi soldati possa procurare. Piuttosto, potrebbe causare proteste di piazza. Perché la gente non vuole andare a far la guerra nemmeno ora che i volontari vengono pagati un sacco di soldi, per i parametri degli stipendi russi (secondo la Bbc, ai volontari vengono offerti anche 4.000 euro al mese più indennità e bonus — ndr). E perché mai si dovrebbe andare al fronte addirittura gratis? Soprattutto ora, quando è ovvio che la possibilità di essere uccisi o di diventare invalidi è quantomai realistica. La guerra sta diventando sempre meno popolare. Sono molto pochi quelli che accetterebbero di andare a morire. Tutta la narrativa del Cremlino sulla “denazificazione” e la demilitarizzazione dell’Ucraina è più o meno convincente quando si sta vincendo la guerra e possono vedere i successi in televisione, seduti sul divano. Ma quando devi alzarti e andare a combattere, c’è bisogno di argomenti molto più solidi. La mobilitazione di massa è davvero un’alternativa poco praticabile per il Cremlino.
E allargare il conflitto facendolo diventare una guerra mondiale è un’alternativa concreta, se l’inverno rafforzerà la Russia? La narrativa del regime prepara a una tale eventualità da mesi. Nei talk show della tivù di Stato si ripete ogni giorno che di fatto la Terza guerra mondiale è già iniziata. E si evocano continuamente la potenza nucleare della Russia e la sua capacità distruttiva.
Non si può escludere niente, quando si parla di Putin. Quella dell’allargamento della guerra a Paesi Nato, la guerra mondiale, è una possibilità, qualora il regime recuperasse la sua forza. E anche quella dell’utilizzo di testate nucleari è una possibilità, sempre se il regime si sentirà forte.
Davvero lo farebbero?
Probabilmente prevarrebbe la prudenza. La gente che deve decidere tiene famiglia. Mica vogliono immolare sé stessi e i loro familiari in una catastrofe nucleare. Soprattutto, quando sei debole — come lo è Putin rispetto a qualche anno fa — non è detto che i tuoi diretti subordinati ti obbediscano. E se non lo fanno, la cosa potrebbe sfociare in un golpe che ti fa perdere il potere. Solo se Putin si sentisse forte l’ipotesi rischierebbe di avverarsi.
La retorica della guerra nucleare è diretta più alla audience interna o a quella esterna?
È diretta alla audience ucraina, europea e americana. E finora il ricatto è fallito. Per la audience interna, d’altro canto, ormai servono fatti. Non basta più la propaganda. Non puoi più solo evocare minacce contro ciò che sa succedendo nella realtà, mentre le tue difese vengono attaccate e distrutte. La minaccia nucleare diventa completamente inadeguata. Le parole non funzionano più. Alla audience interna si deve far vedere che i carri armati ucraini vengono davvero fermati. In qualsiasi modo. Anche per questo la situazione è sempre più pericolosa.
Lei è stato tra gli “speech writer” di Vladimir Putin dal 2008 al 2010. Ha avuto contatti stretti con lui. Che tipo era in quegli anni e quanto è cambiato?
Era una persona del tutto razionale e funzionale. Un bravo top manager, che delegava responsabilità ai suoi collaboratori, sapeva quali domande fare e ascoltava con attenzione le risposte. Dimostrava una totale adeguatezza al suo ruolo. Non mi sarei mai aspettato che diventasse quel che è poi diventato.
(da Fanpage)
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Settembre 15th, 2022 Riccardo Fucile
CARRI ARMATI ABBANDONATI E CASE SACCHEGGIATE DI OGNI BENE
Edifici sventrati, distruzione, casse di munizioni non utilizzate lasciate
sotto gli alberi, ma anche carri armati abbandonati con il simbolo della “Z”, carcasse di automobili e altri mezzi lungo la strada, ponti crollati.
È questo quello che le telecamere di una troupe della Cnn è riuscita a immortalare dopo essere entrata nella città ucraina di Izium, sotto il controllo dei russi fino a tre giorni fa quando l’esercito di Kiev è riuscita a liberarla, nell’ambito della travolgente controffensiva portata avanti nella regione di Kharkiv.
L’emittente americana è la prima che è riuscita a varcare i confini della cittadina, dove, come riferisce il consigliere comunale Maksym Strelnikov, almeno mille abitanti sono morti, l’80% degli edifici è stato distrutto e il sistema di riscaldamento è stato danneggiato sotto “l’occupazione russa”, durata circa sei mesi.
Izium rappresenta un’enorme perdita strategica per l’esercito di Mosca, che l’ha utilizzata come base chiave e rotta di rifornimento per le sue forze nell’Ucraina orientale: l’operazione mostra la velocità e la portata del fulmineo contrattacco ucraina nel Nord-Est.
La troupe dell’emittente Usa è entrata anche nel bunker dove era acquartierato il comando delle truppe di Mosca, dentro tanti banchi in fila, come quelli di scuola, probabilmente il posto dove sedeva ognuno degli ufficiali russi.
Uno spazio basso, angusto, dove venivano prese le decisioni. Il reporter Sam Kiley ha anche intervistato una coppia di ucraini che hanno festeggiato l’arrivo dei soldati di Kiev: “I russi prima di andare via hanno rubato tutto, si sono portati via qualunque cosa”, hanno raccontato.
Tuttavia, la paura per le truppe di Putin attanaglia ancora la città. La maggior parte dei residenti contattati dalla Cnn si sono detti ancora troppo spaventati per parlare liberamente di quello che era successo lì negli ultimi mesi.
Intanto, sono partiti i lavori per rendere sicuro il centro cittadino, anche se non mancano le difficoltà. La città rimane ancora senza internet e senza telefono, una tattica utilizzata dai russi nei territori occupati.
(da Fanpage)
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Settembre 15th, 2022 Riccardo Fucile
LA RUSSA: “SE LETIZIA MORATTI VUOLE PRESENTARSI BISOGNA DARLE UNA RISPOSTA, È UNA RISORSA”… OCCHIO PERCHE’ DELUSA DAL CENTRODESTRA, POTREBBE CEDERE ALLE LUSINGHE DI CARLO CALENDA E CORRERE PER IL TERZO POLO
Matteo Salvini attacca Giorgia Meloni e sottolinea appena può le differenze con gli alleati-avversari? Fratelli d’Italia risponde infilando il piedino nel portone di Palazzo Lombardia, ultima vera roccaforte del potere salviniano.
Una controffensiva significativa nel merito ma soprattutto nei tempi: mancano dieci giorni al voto e domenica la Lega proverà a difendersi dall’avanzata meloniana nel Nord mostrando i muscoli a Pontida.
A lanciarla ieri mattina è stato Ignazio La Russa, uno dei consiglieri più fidati della presidente di Fdi, in un’intervista al Corriere della Sera. Due le cose dette da La Russa. La prima è che la ricandidatura del governatore leghista Attilio Fontana è «un’ottima proposta». La seconda è che se Letizia Moratti vuole presentarsi «bisogna darle una risposta, è una risorsa».
La questione, in Lombardia, è nota: la Moratti, che nei mesi più duri della pandemia era stata chiamata a dare il suo contributo come assessore al Welfare, a luglio ha confermato la sua disponibilità a correre per il centrodestra nel 2023.
Molti dicono che in realtà l’ex sindachessa di Milano abbia soltanto fatto presente quanto le era stato prospettato quando l’avevano richiamata in prima linea. Nessuno ha mai chiarito. Fatto sta che la risposta della Lega non si è fatta attendere: ha subito fatto quadrato intorno ad Attilio Fontana. Nonostante il rischio che una Moratti delusa dal centrodestra possa cedere alle lusinghe di Carlo Calenda e correre per il Terzo Polo. Fratelli d’Italia, invece, ha sempre mantenuto un low profile. Sul tavolo, infatti, c’erano anche la ricandidatura del governatore siciliano ed esponente di Fdi Nello Musumeci e la regola «dell’automatismo» per cui l’uscente avrebbe avuto la precedenza.
Il problema, per Fontana e per la Lega, è che un mese fa Musumeci ha fatto un passo indietro, dimettendosi, facendo accorpare il voto siciliano a quello nazionale del 25 settembre e scegliendo di candidarsi alle politiche. Al suo posto, per il centrodestra, ci sarà Renato Schifani di Forza Italia. «La Russa ha solo chiarito che a una figura come quella di Letizia Moratti bisogna dare una risposta – rincara la dose la coordinatrice lombarda di Fdi Daniela Santanché -Del resto la regola dell’automatismo non esiste più, è finita un mese fa in Sicilia».
Dopo il 25 settembre, insomma, i giochi saranno ancora aperti. Senza contare che il voto nazionale, con alcuni assessori lombardi candidati per il Parlamento, potrebbe cambiare l’assetto e gli equilibri della giunta Fontana. I diretti interessati lo sanno e giocano ancora a carte coperte.
Letizia Moratti si limita a ringraziare La Russa per le parole di stima mentre il governatore getta acqua sul fuoco: «La Russa afferma che Moratti è una risorsa e che lo sia non ci sono dubbi, tanto è vero che l’ho scelta come vicepresidente di Regione Lombardia».
Di tutt’ altro avviso, invece, il capogruppo regionale del Pd Fabio Pizzul: «Un’affermazione di questo tipo da una figura non certo di secondo piano in Fratelli d’Italia possiamo definirla una luce rossa che si accende».
(da agenzie)
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