Destra di Popolo.net

DAL VOTO DI OPINIONE AL SUD AL VOLONTARIATO: PERCHE’ NON BASTA “LA DITTA” A SPIEGARE IL FENOMENO SCHLEIN

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

GLI ELEMENTI MENO NOTI DELLA VITTORIA DI ELLY

C’erano alcuni fattori nel voto di domenica scorsa, che il candiato favorito Stefano Bonaccini aveva previsto e provato a contrastare. Tutti hanno parlato di come il nome Elly Schlein (che poi ha prevalso) sia stato battezzato da Dario Franceschini e la moglie, Micaela De Biase.
O di come praticamente tutta la “ditta” di Pierluigi Bersani, o comunque proveniente dal Pds, si sia schierata con lei, da Andrea Orlando ad Achille Occhetto.
Le contromosse hanno riguardato, per Bonaccini, i rapporti con il nord Italia ma anche l’alleanza con esponenti di spicco al Sud: il sindaco di Bari, Antonio Decaro (che in effetti gli ha garantito la vittoria almeno in città), Michele Emiliano e Vincenzo De Luca.
Il rapporto con l’Europa – nel Parlamento europeo Schlein ha cominciato la sua carriera politica – è stato coperto grazie all’alleanza col giovane capogruppo a Strasburgo, Brando Benifei, oltre che con Enzo Amendola (da sempre fondamentale per i rapporti con le strutture europee), e con Pina Picierno, vicepresidente del parlamento Ue e della stessa classe d’età di Schlein, accanto a Bonaccini per un vero e proprio ticket. Eppure, oltre all’abilità oratoria e di leader “di trasformazione”, Elly Schlein ha potuto contare su alcuni fattori in parte inattesi o sottovalutati forse da Bonaccini, certamente dai principali commentatori.
Primo tra tutti il voto del Sud che ha sostenuto il governatore dell’Emilia Romagna, ma in modo molto inferiore alle attese.
I dati più clamorosi sono Napoli e Palermo: nel capoluogo siciliano Schlein ha prevalso, doppiando lo sfidante: 6487 voti, circa il 63%, contro 3658.
In generale in Sicilia, l’ex parlamentare europea ha avuto 57,3% contro 42,7% per Bonaccini e ha contato anche il risultato di Catania, dove ha avuto il 70%.
In Puglia, l’unica tra le regioni più popolose del Sud ad aver sostenuto il governatore dell’Emilia Romagna, il dato non è comunque abbastanza alto da rappresentare un ostacolo: 56,1% per lui, 43,9% per lei. Solo a Bari e Foggia Bonaccini è andato oltre il 60%.
Vincenzo De Luca ha mobilitato certamente i suoi elettori più fedeli, visto che in provincia di Salerno il governatore emiliano ha preso il 75% dei consensi. Ma già a Napoli il richiamo non è arrivato, visto che a vincere è stata la giovane candidata.
L’associazionismo
A questi dati, in controtendenza rispetto ai pronostici di molti, va aggiunta una galassia di sostenitori, di “influencer” della politica che possono aver avuto un peso nell’orientare quello che è stato un voto decisamente di opinione pubblica tanto che si fa fatica a prevedere quanti di questi consensi – che hanno addirittura determinato la massima carica del partito – poi si trasformeranno in voti.
I maggiori esponenti della Cgil sono stati attenti a non esporsi, anche se localmente qualcuno ha fatto la sua parte, ma nel mondo dell’associazionismo qualcosa si è mosso.
Acli, Arci, ad esempio, anche se informalmente non hanno fatto mancare il loro voto. Cecilia Strada di Emergency, per citare una delle associazioni più “politiche”, si è schierata con Schlein.
Lo stesso ha fatto Anna Falcone, leader del comitato per il No al referendum costituzionale (quello che determinò la fine della carriera da premier di Matteo Renzi): anche nomi come il suo hanno pesato nell’arginare quella che, pure in Calabria, doveva essere una valanga di voti per Bonaccini e che si è invece trasformata in un risultato buono, ma non eccellente, 65% a 35% sebbene il segretario regionale e tutti i consiglieri fossero col governatore emiliano.
È per mille piccoli fattori come questi che ieri Schlein, appena incassato il voto, si è lasciata andare ad una battuta al vetriolo: «Non ci hanno visti arrivare».
(da Open)

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STRAGE MIGRANTI, LA LEZIONE DI MENTANA A PIANTEDOSI CHE MINACCIA AZIONI LEGALI ALL’EX FUNZIONARIO DI POLIZIA CHE SOSTENEVA CHE POTEVANO ESSERE SALVATI

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

“QUESTE MI SEMBRANO MINACCE. RICORDIAMOCI COS’È LA LIBERTÀ”

Potevano essere salvati questi uomini, queste donne, questi bambini? Orlando Amodeo, medico e soccorritore calabrese, a Non è l’Arena, accusa apertamente: «Sono 30 anni che faccio soccorsi e ci sono stati salvataggi con imbarcazioni adeguate anche in condizioni di mare peggiori. Qualche anno fa con un barchino siamo scesi con un mare forza 7-8, in sei uomini, e abbiamo salvato 147 persone».
Un’agenzia riferisce che «il Viminale sottoporrà all’Avvocatura dello Stato le gravissime false affermazioni diffuse da alcuni ospiti in occasione della trasmissione “Non è l’Arena” al fine di promuovere in tutte le sedi la difesa dell’onorabilità del governo, del Ministro Piantedosi, di tutte le articolazioni ministeriali e di tutte le istituzioni che sono da sempre impegnate nel sistema dei soccorsi in mare».
Ribatte Enrico Mentana, ospite di Giletti: «Queste mi sembrano minacce. Facciamo nostre le parole degli ospiti, così se la prendono anche con noi. In una televisione libera, gli ospiti dicono quello che pensano. Ricordiamoci cos’è la libertà».
(da Il Corriere della Sera)

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IL NAUFRAGIO DI CROTONE, PAPA FRANCESCO E IL “CRISTIANESIMO” DI PIANTEDOSI

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

PAPA FRANCESCO PREGAVA PER I MIGRANTI MORTI MENTRE IL MINISTRO LI RIMPROVERA PER ESSERE PARTITI DA PAESI IN GUERRA

Già all’Angelus di ieri, prima di ringraziare quanti hanno prestato soccorso, papa Francesco aveva detto: «Stamattina ho saputo con dolore del naufragio avvenuto sulla costa calabrese presso Crotone. Già sono stati recuperati 40 morti tra cui molti bambini. Prego per ognuno di loro, per i dispersi e per gli altri migranti sopravvissuti».
Stride enormemente questa preghiera “per ognuno di loro” con quanto detto dal ministro dell’interno italiano Matteo Piantedosi: “Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi cosa devo chiedere io al luogo in cui vivo, ma cosa posso fare io per il Paese in cui vivo per il riscatto dello stesso”.
Viene così anche da chiedersi se ci sia una logica nel Pantheon della destra italiana. Infatti il ministro Sangiuliano ha detto che il primo intellettuale di destra è stato Dante. Ma Dante non scelse come sua guida Virgilio, l’autore dell’Eneide? Ed Enea chi era se non un fuggiasco? Non fece, come dice il titolare dell’Interno. Fuggì con il padre Anchise sulle spalle, senza avvertire quel dovere di fermarsi a fare ancora qualcosa per Troja in fiamme. Era dunque un vile, oltre che un clandestino, visto che fuggì senza visti.
Ma è troppo facile entrare nel caotico Pantheon della destra italiana, troppo facile commentare la “tesi” di Pantedosi parlando di fuga dai lager, di deportazioni di massa, di territori desertificati, di pulizie etniche feroci, prolungate e taciute.
Ma quando si arriva a condannare i morti bisogna riflettere.
Come si spiega davanti ad un evento simile, il naufragio, che il capo di un partito di opposizione, Giuseppe Conte, inviti a mettere da parte gli slogan e impegnarsi perché l’Europa gestisca davvero i “flussi migratori”? Con Frontex?
(da Globalist)

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ALDO CAZZULLO: “È UN CATACLISMA PER LA SINISTRA ITALIANA MA È POSSIBILE CHE ELLY SCHLEIN SIA DESTINATA A SORPRENDERE ANCORA UNA VOLTA”

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

“ORA PUÒ SUCCEDERE DI TUTTO. CHE IL PARTITO SI RICOMPATTI, O CHE I CENTRISTI EX RENZIANI RAGGIUNGANO IL LORO VECCHIO CAPO, CHE IL RAPPORTO CON I CINQUE STELLE RINASCA O CHE AUMENTI LA COMPETIZIONE”

Davvero lei è certa di vincere?
«Ne sono assolutamente convinta. Lo sento. Avverto una mobilitazione incredibile. Lei non ha idea di quanta gente voglia partecipare. Giovani che non avevano mai fatto politica. Anziani che mi dicono “non prendevo la tessera da trent’anni”, quindi non erano mai stati nel Pd».
Elly Schlein l’aveva detto al Corriere con una sicurezza impressionante , ma ci credevano in pochi, oltre a lei e al suo mentore Franceschini («una come Elly nasce ogni dieci anni»).
A guardare la vittoria di Elly Schlein con gli occhiali della politica, la si potrebbe definire un regalo a Renzi e Calenda: il voto palesemente antirenziano di ieri apre spazio al centro e quindi all’odiato Renzi. Neppure Giorgia Meloni è dispiaciuta: il presidente dell’Emilia Romagna appariva un avversario più solido e sperimentato di una giovane priva di esperienza amministrativa.
Eppure mai come stavolta a guardare la vittoria della Schlein con gli occhiali della politica si rischia di non capire nulla.
Il segno del nostro tempo è la rivolta contro l’establishment, il sistema, e tutto quanto è percepito come «vecchio».
Certo, la Schlein era sostenuta da una parte della nomenklatura del Pd, a cominciare appunto da Franceschini. Ma rispetto al «comunista emiliano» Bonaccini, una giovane donna che al Pd sino a poco fa non era neppure iscritta ha rappresentato il Nuovo.
Il Pd non è più il partito delle coop, dell’asse tosco-emiliano, degli artigiani rossi. È un partito della piccola borghesia metropolitana, attento ai diritti civili, alle ragioni della piazza e dei movimenti. Elettori che l’aggressione di Firenze ha motivato , e che non hanno perdonato a Bonaccini le parole con cui riconosceva alla Meloni una certa capacità. [
Ora può succedere di tutto.Che il partito si ricompatti, o che i centristi ex renziani raggiungano il loro vecchio capo. . Che il rapporto con i Cinque Stelle rinasca o che aumenti la competizione a sinistra. Che gli elettori liberali, moderati, cattolici guardino altrove o che la nuova segretaria sappia avvicinare alla politica una nuova generazione, che in parte si è mossa – per la prima volta – già ieri.
L’esperienza del passato è che non esiste un posto più precario della segreteria del Pd. Eppure una segretaria come Elly Schlein il partito non l’ha mai avuta; e non solo perché non ha mai avuto una leader donna.
Finora il Pd è stato retto da ex democristiani o da uomini formatisi nel Pci ma navigatori di lungo corso, ben noti all’opinione pubblica .
Elly Schlein è una novità e un esperimento. Se la gente percepirà che dietro di lei ci sono i soliti, non sarà una novità e non sarà un esperimento lungo. Eppure è possibile anche che Elly Schlein sia destinata a sorprendere ancora una volta.
Aldo Cazzullo
(da Il Corriere della Sera)

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CHI CRITICA PUTIN, MUORE: È SCOMPARSO ALL’ETÀ DI 71 ANNI GLEB PAVLOVSKY, GIÀ CONSIGLIERE DEL CREMLINO DURANTE I PRIMI DUE MANDATI DI PRESIDENZA DI “MAD VLAD”

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

DAL 2000 AL 2008. DOPO ESSERE STATO LICENZIATO, HA INIZIATO A CRITICARE LE POLITICHE DEL PRESIDENTE, DI CUI È DIVENTATO UN DURISSIMO OPPOSITORE DOPO L’INVASIONE DELL’UCRAINA

Il politologo russo ed ex consigliere del Cremlino Gleb Pavlovsky, che negli ultimi anni aveva assunto posizioni critiche nei confronti del presidente Vladimir Putin, è morto a Mosca all’età di 71 anni.
Ne dà notizia il quotidiano economico Vedomosti, citato dal Moscow Times.
Pavlovsky era stato un personaggio influente durante i primi due mandati di presidenza di Putin, dal 2000 al 2008. Successivamente era stato licenziato dall’amministrazione presidenziale, una decisione che secondo il Moscow Times è legata all’appoggio dato a Dmitry Medvedev per una sua rielezione nelle presidenziali del 2012, che invece segnarono il ritorno al vertice proprio di Putin.
Da allora l’ex consigliere ha criticato più volte la politica di Putin, compresa la decisione di lanciare la cosiddetta ‘operazione militare speciale’ in Ucraina un anno fa.
Nato a Odessa, Pavlovksy era stato un dissidente durante l’era sovietica e aveva trascorso un periodo in esilio nella repubblica di Komi, nel nord della Russia.
(da agenzie)

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PERCHE’ L’ELEZIONE DI ELLY E’ UN FATTO POSITIVO PER LA POLITICA ITALIANA

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

QUELLO  CHE A DESTRA MOLTI NON CAPISCONO O FINGONO DI NON CAPIRE… RIFLESSIONI DI CHI LA SEGUE DA TEMPO E AVEVA COMPRESO CHE AVREBBE VINTO CONTRO OGNI PRONOSTICO INTERESSATO

Qualche anno fa, a diversi mesi dalle Presidenziali francesi, quando uno sconosciuto Emmanuel Macron era dato quarto nei sondaggi con un misero 8%, pronosticammo che sarebbe arrivato perlomeno al ballottaggio: divenne presidente. Seguire la politica non vuol dire solamente comprenderne i meccanismi di vertice, ma saper anticipare la “voglia di cambiamento” degli elettori o di parte di essi.
Sarebbe bastato seguire negli anni il percorso politico di Elly Schlein e i mutamenti sociali del nostro Paese, per comprendere che la marea montante di dissenso verso le politiche sovraniste da un lato e la incapacità dei vertici Pd di interpretare la voglia di cambiamento di metà abbondante degli italiani, avrebbe creato la “tempesta perfetta” per l’ondata travolgente che ha portato all’affermazioni di Elly.
Cosa la distingue da altri politici? Intanto la coerenza. E’ giusto uscire da un partito quando non se ne condivide il percorso, lo abbiamo fatto anche noi.
Si può fare politica anche fuori da schemi precostituiti, evitando i compromessi e mantenendo la rotta valoriale e ideale.
Politica vuol dire rappresentare e diffondere “una visione del mondo” non assicurarsi poltrone e potere.

Gli iscritti al Pd avevano preferito Bonaccini alla Schlein? Non avevamo dubbi, così come sul fatto che quando dal voto di 150.000 iscritti si sarebbe passati a circa un milione di elettori delle primarie, Elly avrebbe ribaltato il risultato. Perchè in ogni partito gli iscritti vivono nel loro mondo nel migliore dei casi, sono parte di cordate interne nella peggiore delle ipotesi. Quando si amplia la forbice prevalgono le tendenze presenti nella società che quel partito rappresenta. E vince la “voglia di cambiamento”, mai come in questo momento necessario nella sinistra italiana.
Argomento interessante è anche il tifo dei media sovranisti per Bonaccini, argomento già di per sè sufficente a indirizzarsi verso la Schein.
I comici media al servizio dell’internazionale sovranista che da mesi ci propinavano l’immagine dei “salotti buoni” che votano Elly, della sinistra da Ztl, della pasionaria dei diritti civili e dell’ambientalismo che “produce disoccupazione”, volevano scegliere pure il segretario del maggiore partito di opposizione. Non ci sono riusciti.

I pappagalli reazionari che parlano da mesi “se vince la Schlein meglio, sarà la fine del Pd” manifestano solo paura . Paura che chi non si è piegato alla propaganda sovranista e quel 60% che ormai diserta le urne possa tornare a votare. Perchè il centrodestra già raccoglie appena il 45% di meno della metà dell’elettorato, è già minoranza attualmente se il 55% non fosse rappresentato da presuntuosi megalomani, incapaci di allearsi. Se in prospettiva solo che la metà degli astenuti trovasse una ragione per tornare a votare, sentendosi rappresentato da qualcuno, i giochi sarebbero sconvolti. Questa è la scommessa di Elly che ha la capacità per riuscirci, chi la sottovaluta non l’ha studiata a fondo.
C’e un mondo di “incazzati”, precari, sfruttati, emarginati, delusi, con un futuro incerto, anche nel ceto medio, che cambiano voto facilmente o non votano, che guardano al leader e alla fiducia che trasmette. C’è un mondo sensibile ai diritti civili, al futuro del pianeta, alla parità di genere, alla cultura, all’istruzione, alla gestione umana dell’immigrazione, al volontariato che oggi non ha rappresentenza.
Perchè una destra sociale non esiste e perchè la sinistra è confluita al centro, intenta più ai giochi di potere che a tutelare diritti e lavoro.
Elly rappresenta una novità positiva, comunque vada, perchè innoverà la sinistra.
In ogni democrazia una opposizione forte è garanzia contro tentativi autoritari e violazione delle regole. E stimolo per la partecipazione alle scelte elettorali.

Senza dimenticarci che siamo il Paese che si è genuflesso in pochi anni a Renzi, Conte, Salvini, Draghi (prossima la Meloni) salvo poi abiurarli.
Segno che gli italiani non sono meglio di coloro da cui “pretendono” coerenza.
Come diceva il Guicciardini “convenne rege aver che discernesse della vera cittade almen la torre”: auguriamo a Elly di individuare quella torre.

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STRAGE MIGRANTI, L’ACCUSA DELL’EX FUNZIONARIO DI POLIZIA: “QUEI MIGRANTI POTEVANO ESSERE SALVATI”

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

“NON E’ VERO QUELLO CHE DICE PIANTEDOSI, SIAMO INTERVENUTI ANCHE CON MARE FORZA 7”

Orlando Amodeo, medico soccorritore a Crotone e per lunghi anni dirigente medico della polizia di Stato, lancia accuse forti sul naufragio di oggi al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Quei migranti potevano essere salvati. Non è vero che le condizioni del mare, come dicono Interni e fiamme gialle, rendevano impossibile avvicinare la barca dei migranti. Noi abbiamo imbarcazioni in grado di affrontare il mare anche a forza 6 o forza 7. Io sono salito a bordo di quelle imbarcazioni, qui in questi anni, e abbiamo compiuto salvataggi in condizioni simili». Amodeo lo ha detto in diretta a Non è l’Arena di Massimo Giletti su La7. «Perché ancora chiacchieriamo su questo? La vita è sacra per tutti, basta con i porti chiusi, i porti aperti, il blocco navale, lo sblocco navale», ha aggiunto Amodeo, «bisogna aiutare queste persone a venire qua con delle navi e con degli aerei: gli scafisti li inventiamo noi, se Italia ed Europa diventassero più umane non ci sarebbero più scafisti e queste tragedie non esisterebbero più».
(da Open)

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GLI USA, BOLOGNA, LE SFIDE A SALVINI: COSI’ ELLY HA SCALATO LA SINISTRA

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

UN LUNGO E COERENTE PERCORSO PRIMA DELL’OPA SUL PD

È il primo pomeriggio di domenica e un militante della sinistra bolognese scrive su Facebook: «Cara Elly Schlein, eravamo quattro universitari scappati di casa, quando cinque anni fa ci hai preso per mano e letteralmente istruito politicamente».
Mancano poche ore alla chiusura dei seggi delle primarie PD, la vittoria della prima (e più giovane) segretaria donna è in arrivo, ma ancora materia per scommettitori forti, e questo compagno di Schlein nelle prime battaglie, lancia un appello a votarla, ricordando l’epoca in cui dalla formazione politica, è passata alla pratica.
Bologna dopo gli USA, ovvero Civati per Obama: viene spesso ricordata la partecipazione di Schlein come volontaria a due campagne elettorali vincenti dell’ex presidente americano, così come la sua adesione a Possibile di Pippo Civati, in rotta con il Pd in seguito alla mancata elezione di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica.
Precedentemente e durante tutto questo, sta la prima vera messa in atto di quell’essere di lotta e di governo, di cui Elly ha fatto un segno distintivo conquistando la sinistra italiana.
Scrivono le sue biografie on-line che Schlein è arrivata a Bologna dopo la maturità nel Paese di nascita, la Svizzera. Qui si iscrive al Dams, passando poi a Legge. Parlando di sé, all’epoca in cui era blogger del Fatto Quotidiano, dice: «Sono laureata in Giurisprudenza a Bologna ma aspirante regista da sempre», poi aggiunge di essere «attiva nelle associazioni universitarie, in particolare sui temi dell’immigrazione e del carcere, con Progrè».
È il 2011, Elly si laurea, fonda questo gruppo ed ecco l’impronta di lotta e di governo. Se da un lato infatti questi studenti che Schlein guida organizzano prima incontri in facoltà, che poi diventano tre giorni di convegni su migranti e carceri (Promigrè) patrocinati dallo stesso ateneo, dalla regione Emilia-Romagna, dal comune e da altre istituzioni, che prestano i luoghi centrali della vita pubblica cittadina; dall’altro, mette in atto azioni di disobbedienza civile che attirano l’attenzione delle cronache locali.
La Lega di Salvini è il nemico naturale di Progrè e diventa celebre l’operazione con cui i militanti rispondono a una campagna pubblicitaria leghista. I manifesti salviniani sostengono che gli stranieri siano privilegiati rispetto agli italiani, nell’accesso a servizi come la casa e la salute. Progré ne affige altri che riprendono il design originale, ma contesta il contenuto con dati statistici.
Proprio con Matteo Salvini, quando già Schlein sarà approdata al Parlamento Europeo, utilizzando il suo seggio per battersi contro il concetto di primo paese d’approdo che guidava la politica comunitaria sui migranti, sarà obiettivo di un’altra azione di lotta in stile Progrè.
Il segretario leghista sta cenando in un ristorante della provincia bolognese. Schlein lo attende all’uscita con un metodo molto usato dai contestatori di ogni fazione e, quando l’incontra, gli domanda perché nessuno del suo partito abbia preso parte attiva al dibattito sulla riforma dei Trattati di Dublino.
«Perché a Bruxelles non siete mai venuti a nessuna delle ventidue riunioni di negoziato sulla riforma migratoria più importante per l’Italia?», domanda Elly. Salvini tentenna poi risponde: «Le riunioni che importavano io le seguivo».
I delusi della sinistra italiana, incominciano a vedere in lei una luce di speranza. Lo stesso compagno della prima ora, sintetizza il concetto così: «Il Pd continua a farmi ribrezzo e lo ritengo irriformabile, come dimostra l’opa che è stata lanciata contro di te. Tuttavia, non mi lascio sfuggire l’occasione di votare per qualcuno di cui mi fido davvero».
Una fiducia che Schlein ha guadagnato anche grazie alla sua sensibilità culturale. Progré, per esempio, oltre a invitare esperti dei temi che le stavano a cuore quali migrazione e carcere, non ha mai messo da parte le rassegne cinematografiche, le mostre e il teatro. La vittoria alle primarie è il risultato di un percorso molto più lungo, che Schlein ha realizzato dentro e fuori il partito, così come dentro e fuori dall’Italia, la cui prova generale, però, è andata in scena a Bologna tra il 2011 e oggi.
(da La Stampa)

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DIECI COSA DA SAPERE SU ELLY SCHLEIN, PRIMA SEGRETARIA DONNA DEL PD

Febbraio 27th, 2023 Riccardo Fucile

DALLE ORIGINI UCRAINE ALLA CARRIERA POLITICA

Elly Schlein è la prima persona alla guida del Pd a essere nata e cresciuta all’estero. Cioè a Lugano, nel Canton Ticino svizzero
È la più giovane persona a essere arrivata alla guida del partito, anche se di poco: ha 37 anni, e Matteo Renzi ne aveva appena compiuti 38 quando vinse le primarie nel 2014
È iscritta al Pd solo da meno di tre mesi, eppure nelle sue liste è stata eletta già nel 2014 al Parlamento Europeo, e il 25 settembre dell’anno scorso alla Camera
È di origine ucraina: suo nonno Hershel Schleyen lasciò la città di Žovka (a nord di Leopoli) allora sotto l’impero austro-ungarico per emigrare a New York. Era ebreo, come la donna che conobbe e sposò in America, Ethel, di origine lituana
Non è la prima della sua famiglia a fare politica e a essere in parlamento. L’altro suo nonno, Agostino Viviani, celebre avvocato senese del Foro di Milano fu senatore del partito socialista. Grande garantista, amico di Marco Pannella, presentò la prima proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati, e fu anche membro del Csm
I nomi delle due nonne di Elly Schlein, Elena e Ethel, sono anche il doppio nome della nipote all’anagrafe
I genitori di Elly Schlein si conobbero per sorte proprio a Bologna, dove lei andò a vivere 19enne e dove nel 2020 fu eletta alla Regione, diventando poi la vice presidente di quel Bonaccini che le ha conteso la guida del Pd. Melvin Schlein frequentava un corso post laurea alla Johns Hopkins University, mentre Maria Paola Viviani era già docente di Diritto Costituzionale all’università di Milano. Decisero di andare a vivere a Lugano, dove Elly è nata e cresciuta
Elly ha due fratelli. Una, Susanna, ha intrapreso la carriera diplomatica ed è ora primo consigliere dell’ambasciata italiana a Atene. Tre mesi fa è uscita illesa da un attentato rivendicato da anarchici greci per protesta contro il 41 bis a Alfredo Cospito
Elly ha partecipato da volontaria a entrambe le campagne elettorali di Obama per le presidenziali Usa, nel 2008 e nel 2012
Schlein con la proclamazione ufficiale della sua vittoria entrerà da segretaria nella stessa sede del PD al Nazareno che occupò simbolicamente insieme ad altri giovani bolognesi dieci anni fa dopo la mancata elezione di Romano Prodi al Quirinale, causata dal “tradimento” di 101 grandi elettori dello stesso Pd.
(da Open)

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