Destra di Popolo.net

RAGAZZA MINACCIA DI LANCIARSI DAL PONTE, CARABINIERE SI SIEDE ACCANTO A LEI E SVENTA IL SUICIDIO

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

E’ ACCADUTO SUL PONTE MEIER AD ALESSANDRIA… IL CARABINIERE LE HA PARLATO A LUNGO ED E’ RIUSCITO A CONVINCERLA

Aveva minacciato il suicidio mettendosi in precario equilibrio sul parapetto del ponte ad Alessandria ma un carabiniere, tempestivamente arrivato sul posto, è intervenuto subito: si è seduto accanto a lei e le ha parlato convincendola a desistere nell’estremo gesto, salvando la ragazza.
È accaduto nella notte tra martedì e mercoledì sul ponte Meier di Alessandria dove, a seguito di una segnalazione, è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile del comune piemontese.
I carabinieri, con rapidità ma anche molta cautela, si sono avvicinati al punto in cui la ragazza si trovava, cercando di dissimulare il proprio arrivo, affinché non generasse reazioni indesiderate.
Mentre uno dei militari aggiornava la Centrale Operativa su quanto stesse accadendo e richiedeva l’intervento di personale medico, l’altro carabiniere, senza esitare, ha scavalcato a sua volta la balaustra e si è calato sulla stretta trave metallica, raggiungendo la ragazza, sempre con la necessaria cautela per non allarmarla.
Lentamente e con fare rassicurante, il militare è riuscito ad arrivare a sedersi proprio accanto alla ragazza. Dopo l’iniziale imbarazzo e le prevedibili reticenze, la giovane ha ascoltato e risposto alle domande del carabiniere e si è convinta infine a seguirlo nel percorso inverso. Una volta giunti in prossimità della balaustra, la giovane è stata quindi afferrata dagli altri Carabinieri intervenuti e, finalmente, riportata sulla piattaforma pedonale, sana e salva.
Un gesto di coraggio quello del carabiniere dimostrato sopratutto dalla pericolosità del luogo. All’arrivo dei militari, infatti, la giovane, dopo avere scavalcato la ringhiera di protezione, era seduta su una delle travi trasversali che collegano le due piattaforme carrabili a “forma di mandorla” del ponte, con le gambe nel vuoto. “Aveva lo sguardo perso nel vuoto e non dava l’impressione di essersi accorta dell’arrivo dei Carabinieri, giunti a fari spenti e senza sirene, percorrendo la piattaforma pedonale” raccontano dall’Arma.
La situazione era chiara, un tentativo di suicidio come altri già avvenuti in passato sul ponte sul Tanaro. Nonostante l’atteggiamento rassicurante dell’agente, la giovane inizialmente gli ha intimato di non avvicinarsi, altrimenti si sarebbe lasciata cadere nel vuoto. A questo punto il sangue freddo del carabiniere e una delicata e ferma opera di convincimento per rassicurare la ragazza, ha permesso all’uomo di arrivare a sedersi proprio accanto a lei.
Poi è iniziato un lungo dialogo tra i due durante il quale la donna ha raccontato i propri problemi, non senza difficoltà e interruzioni alla vista di altre pattuglie, dei sanitari e dei vigili del fuoco. La fiducia ottenuta dall’agente però è riuscita a fare breccia negli insani propositi della giovane che si convinta infine ad alzarsi, esortata dal Carabiniere, e a raggiungere di nuovo il corrimano di protezione,
Impresa non facile, a causa della superficie della trave resa viscida dall’umidità della notte e dal precario equilibrio della ragazza. Tutto però infine si è risolto nel migliore dei modi, la ragazza è stata affidata alle cure dei sanitari del 118 e trasportata presso il locale pronto soccorso, dove è attualmente ricoverata.
“E’ durata mezz’ora ma lì sopra è sembrata un’eternità”, dice il vicebrigadiere Salvatore Germanà, 40 anni, nell’Arma dal 2005. È il carabiniere che l’ha convinta a scendere. “Un carabiniere sceglie questo lavoro per passione – dice – Una cosa così però ti fa sentire utile in un senso ancora più profondo.
(da Fanpage)

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TRA GRILLI E ZANZARE, IL MONDO CAPOVOLTO DI GIORGIA IN STATO CONFUSIONALE

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

QUANDO DICEVA CHE “TUTTI DEVONO AVERE LE STESSE POSSIBILITA’ A PRESCINDERE DALLA FAMIGLIA IN CUI SI NASCE”— POI VEDI IL COGNATO LOLLOBRIGIDA E PENSI CHE ABBIA SCHERZATO

Non so voi, ma io con questo governo non sto capendo più niente. Prima che arrivassero Giorgia Meloni e tutti i suoi scudieri ero convinta di avere un’idea perlomeno approssimativa di dove stessero il bene e dove il male, Eros e Thanatos, amore e odio, vita e morte.
Ora mi addormento la sera, mi risveglio il mattino e mi ritrovo un mondo capovolto, in cui le persone cattive sono buone e le buone cattive e quello che andava fatto non si deve più fare e io ora ho paura di sbagliare tutto, qualsiasi cosa, sempre.
Prendete il ministro Sangiuliano. Per farci sapere che la cultura è un bene sacro e i giovani devono imparare a rispettare i beni culturali, decide di mandare in onda cosa? Un audio del programma radio La Zanzara in cui uno dei conduttori lo difende. La Zanzara, nota fonte della cultura italica con l’anziano bestemmiatore, Mohamed che rutta e Giovanni che loda Hitler, da cui i giovani si abbeverano quotidianamente. Il prossimo convegno sull’egemonia culturale della destra lo organizzerà allo Zoo di 105. Del resto, nel mondo capovolto di Sangiuliano bisogna punire con sanzioni salate gli ambientalisti che buttano carbone vegetale nella Barcaccia, ma l’annerimento dei marmi e l’erosione dei beni culturali dovuti all’inquinamento non sembrano preoccuparlo. Sommergiamo di multe chi ci sta dicendo che Venezia con tutte le sue meraviglie verrà sommersa, mi sembra lineare.
Ferrei decreti che complicano solo la giustizia
E a proposito di inflessibilità dello Stato, io avevo capito che questo governo avesse in testa di depenalizzare, snellire le vie tortuose della giustizia e invece ci ritroviamo decreti anti-rave nonché proposte di introdurre l’omicidio nautico, l’idea di una Procura nazionale anti-stragi e il reato di istigazione all’anoressia, roba che mezzo Paese si ritroverà a denunciare Chiara Ferragni e la sua taglia 38.
Più, ovviamente, la proposta geniale di sanzionare con multe da 5.000 a 100.000 euro chi dovesse tradire l’italico idioma. Cioè, gli italiani sono gli ultimi in Europa nella conoscenza della lingua inglese, tra le più importanti economie dell’Eurozona siamo quelli che parlano meno la lingua del commercio, tutti ci hanno sempre detto che dobbiamo studiare meglio e di più l’inglese e ora se uno dice “The pen is on the table” gli fanno 2.000 euro di multa? Io non capisco più niente.
E perché, le sanzioni per chi produce la carne sintetica? Se si riuscisse a mangiare la carne senza dover macellare 700 milioni di animali l’anno come avviene oggi in Italia e senza produrre l’inquinamento atmosferico che avvelena per esempio la Pianura Padana, non mi sembrerebbe il male assoluto.
Ma ripeto, io non capisco più nulla. O meglio, capisco che si vogliano difendere gli interessi degli allevatori, di Coldiretti e del cibo made in Italy, peccato che 15.000 allevamenti italiani riforniscano la carne a chi? A McDonald’s, la nota italica catena con menù tipico della tradizione nostrana.
Fanno i ministri della sovranità alimentare e poi spezzano le reni a chi minaccia il McChicken. McChicken fatto con un pollo Broiler selezionato geneticamente e macellato a sei settimane di vita (in pratica è un pulcino sovralimentato) e poi dicono pure “che schifezza la carne sintetica”.
Io mi sforzo, lo giuro, ma non lo capisco questo governo Meloni. Sembra sempre che se la prendano con la parte giusta della storia, ma forse sono io a essere quella confusa. Per dire, gli antenati di mio padre erano tutti contadini abruzzesi, suo padre però aveva studiato, lui ha studiato, con me ha insistito perché facessi il liceo classico. Tanti genitori hanno insistito perché studiassimo materie umanistiche. Ora viene fuori che dovevamo tutti fare l’agrario.
Io vi giuro che se Giorgia Meloni tra 10 anni non iscrive sua figlia all’Its e a 18 anni la ragazzina non è capace di riparare un aratro rotativo pianto un casino.
Anche la storia dei grilli e delle etichette. A parte che non ho capito perché i grilli sarebbero una minaccia per il cibo italico. È pieno di grilli italiani, secondo me se certe sere d’estate uno li ascoltasse bene, nella quiete della campagna, scoprirebbe che qualcuno frinisce pure l’inno di Mameli. Detto questo, il ministro Lollobrigida dichiara guerra alla farina di grilli e impone la vendita in scaffali ad hoc con speciale etichettatura. E uno dice: vabbè, questo Lollobrigida è proprio scrupoloso. Poi però si oppone all’etichetta “nutriscore”, che è una specie di preziosissimo bollino che indica i profili nutrizionali del cibo. “L’Italia è una superpotenza, il nutriscore è pericoloso!”, ha tuonato.
Ok alle merendine piene di zuccheri, conservanti, grassi
E anche qui aiutatemi a capire. Perché attorno allo scaffale della farina di grillo, che per carità, può farvi schifo, ma ha ottimi valori nutrizionali, mettiamo le reti elettrificate e davanti alla merendina piena di zuccheri, conservanti e grassi l’etichetta Nutriscore sarebbe pericolosa? Ah certo, forse perché potrebbe avvisarci del fatto che non tutto il made in Italy è puro distillato di salute.
E qui entro di nuovo in confusione: ma il governo non dovrebbe preoccuparsi più della salute degli italiani che del fatturato di tutte le multinazionali del cibo? O almeno un po’ e un po’, non dico tanto. Per dire.
Ci sono 8,6 milioni di italiani a rischio salute per eccesso di consumo di alcol. Da Meloni a Crosetto a Lollobrigida erano tutti al Vinitaly a brindare, dopo che Lollobrigida è riuscito a far scampare al Paese l’ennesimo pericolo: l’etichettatura “nuoce alla salute” sulle bottiglie di vino. E qui torna la domanda: perché i grilli sono delle merde insidiosissime e il vino, gli zuccheri industriali, 700.000 milioni di animali allevati in allevamenti intensivi e abbattuti, i menu americani di McDonald’s, l’inquinamento da CO2 e il nustriscore sono il bene?
Forse per la stessa ragione per cui Giorgia Meloni punta a rendere alcuni reati tributari non punibili, niente giudizio penale per chi si accorderà con il Fisco e verserà tutto il dovuto, ma per carità, basta Reddito di cittadinanza. O per la stessa ragione per cui incontra i superstiti di Cutro e chiede: “Ma non conoscevate i rischi delle traversate?”.
O per la stessa ragione per cui Giorgia Meloni ci raccontava che “Merito e uguaglianza non sono nemici, sono uno fratello dell’altra. L’uguaglianza va garantita nel punto di partenza. Nella scuola pubblica tutti devono avere le stesse possibilità indipendentemente dalla famiglia nella quale si nasce” e poi piazza i parenti nel suo governo. Ecco, il ministro Lollobrigida è l’incarnazione perfetta del credo Meloni: se i ministri dovessero girare con l’etichetta nustriscore appuntata sulla giacca lui avrebbe la scritta “cognato”.
Insomma, alla fine dei conti non sono così confusa: a questo governo va bene tutto tranne i poveri e i grilli. Che poi, metaforicamente parlando, sono la stessa cosa: né il bene, né il male. Semplicemente gli ultimi.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IN 12 ORE IL GOVERNO SI RIMANGIA LA PROMESSA DI ASSUMERE TREMILA PRECARI NEL PUBBLICO IMPIEGO

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

L’ENNESIMA GIRAVOLTA: PRIMA FA USCIRE LA NOTIZIA DELLA STABILIZZAZIONE DI TREMILA PRECARI POI DICE CHE E’ SOLO UN’IPOTESI

Dalla Giustizia al Fisco e fino al decreto pubbliche amministrazioni, in questo governo l’unica costante sembra essere quella di rimangiarsi la parola.
Così accade che alla vigilia del Consiglio dei ministri in cui si sarebbe dovuto approvare il piano di potenziamento degli uffici pubblici, con tanto di bozza che ha fatto il giro delle redazioni e in cui si parlava di circa 3mila assunzioni, la maggioranza scopre di averla sparata grossa e così è corsa ai ripari congelando il provvedimento.
C’è da scommettere che più di qualcuno, davanti alla bozza composta da 30 articoli, deve aver sudato freddo pensando ai costi da sostenere e per questo è arrivata la rovinosa retromarcia.
Imbarazzo che traspare da quanto hanno fatto sapere ieri pomeriggio fonti di Palazzo Chigi secondo cui in merito al cosiddetto ‘Decreto assunzioni’, le anticipazioni sul provvedimento che sono circolate insistentemente costituiscono la mera sommatoria delle proposte avanzate dai singoli ministeri. E quindi su tali richieste, continuano le stesse fonti, è in corso un approfondimento e una verifica di fattibilità di sistema e di copertura finanziaria per la quale occorrerà far slittare il provvedimento.
L’unica certezza è che alla fine di questa analisi, il risultato finale sarà notevolmente ridimensionato sia nei numeri che nell’impatto della misura.
Una giustificazione che ha scatenato l’ilarità di tutti perfino del Terzo polo, solitamente poco incline a criticare le destre, con la deputata Daniela Ruffino che ha affermato: “Sono 3.250, 2.000 o quanti sono i posti davvero disponibili nella Pubblica amministrazione? È incredibile che la presidenza del Consiglio sia dovuta intervenire per correggere il ministero della Pa che aveva preannunciato ieri 3.250 posti disponibili nei ministeri e negli enti pubblici. Troppa confusione, dal Pnrr alla Pa: è il caso che la presidente Meloni dia una ‘registrata’ ai ministri, rivedendo, tanto per cominciare, la strategia di comunicazione. Annunciare, correggere, rivedere e integrare: gli italiani cominciano ad averne le tasche piene”.
Eppure dalla lettura della bozza non sembrava si parlasse di numeri ancora da definire. Al contrario in alcuni casi, come per le assunzioni nei ministeri, la partita sembrava già finita tanto che il nuovo personale sarebbe stato così suddiviso: 301 assunti sarebbero finiti all’Interno, 11 alla Cultura, 20 alle Infrastrutture, 210 agli Esteri, 103 all’Agricoltura, 4 all’Ambiente, 4 a Università e ricerca, 2 al Ministero per imprese e made in Italy, 350 funzionari a quello del Lavoro, 142 al Turismo, 49 alla Salute. Lo stesso testo poi proponeva la stabilizzazione dei precari che hanno lavorato in Regioni, Province e Comuni per almeno tre anni così da rafforzare la capacità amministrativa degli enti locali. In particolare si dava la possibilità a Regioni, Province e Comuni di procedere alla stabilizzazione fino al 31 dicembre 2026 che abbiano superato i 36 mesi a tempo determinato, nei limiti della pianta organica e previo superamento di un “colloquio selettivo”.
Tra gli altri punti contenuti nella bozza anche l’estensione della possibilità di offrire un incarico retribuito ai vertici della Pa per personale in pensione visto che si legge nel documento che le amministrazione pubbliche potranno “conferire incarichi dirigenziali o direttivi retribuiti al personale collocato in quiescenza, per un periodo non superiore a due anni e comunque in misura non superiore al 10% delle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente”.
(da La Notizia)

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GLI ECONOMISTI BOERI E PEROTTI: “ECCO I CINQUE MOTIVI PER RINUNCIARE AL PNRR”

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

CAPACITA’ DI SPESA, FRETTA, PRIORITA’ SBAGLIATE, SCARSA TRASPARENZA E POCHI CONTROLLI: UN DURO ATTO DI ACCUSA AL GOVERNO MELONI

In un editoriale pubblicato oggi su Repubblica gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti elencano i cinque errori della politica italiana sul Recovery Plan. Puntando il dito in massima parte contro il governo Meloni.
Secondo Boeri e Perotti i cinque errori diventano cinque motivi per rinunciare ai fondi a debito del Pnrr.
Il primo è che il piano «è nato nel modo sbagliato», perché si è voluto portare a casa più soldi possibile per porsi solo successivamente il problema di spenderli. «Nessun paese, e tantomeno l’Italia, è in grado di spendere così poco in tanto tempo».
La capacità di spesa, la fretta e le priorità sbagliate
Gli altri due motivi riguardano invece la capacità di spesa e le priorità sbagliate. Anche con il nuovo Codice degli Appalti, dicono gli economisti, non si è affrontato il problema delle troppe stazioni appaltanti. E molti comuni non sono in grado di gestire gare d’appalto e lavori. In più i concorsi pubblici stanno fallendo.
Ma l’errore più grave è stato quello di spendere per le priorità, ma di seguire «l’ideologia dominante» di Bruxelles.
Nel senso che più che avere 40 miliardi per la digitalizzazione della pubblica amministrazione sarebbe stato meglio chiedere, per esempio, quei fondi per le periferie.
Poi c’è la fretta. Che è sempre cattiva consigliera. E in questo caso la si vede in azione sugli stadi di Firenze e Venezia. Sarebbe stato più utile un programma capillare di micro-impianti sportivi ben gestiti e ben manutenuti. Ma così non è andata.
La trasparenza, il monitoraggio, il controllo
Secondo gli autori non è vero che rinunciando ai fondi presi a prestito l’Italia farebbe una pessima figura: «Prendere atto della realtà è uno dei marchi dei veri statisti. Nessun Paese, neanche i meglio amministrati, potrebbe gestire utilmente ed efficientemente un tale fiume di denaro in così poco tempo. Non ha senso prendere a prestito per spendere in progetti con scarso valore per la società: anche questa sarebbe una dimostrazione di intelligenza, non di fallimento o di mancanza di capacità progettuale».
Ma secondo Boeri e Perotti non è neanche vero che Bruxelles non lo permetterebbe. «Si tratta di una decisione politica, le regole si cambiano, se c’è un motivo convincente. Non lo è certo l’idea del ministro Fitto di spostare progetti dal Pnrr ad altri fondi statali o ai classici programmi europei (cofinanziati dall’Italia) per guadagnare a tempo. Vorrebbe dire sostituire un debito europeo a tasso quasi zero con debito italiano a tassi molto più alti».
(da agenzie)

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PAOLA BELLONI, LA COMPAGNA DI ELLY SCHLEIN, CONTRO LE FOTO RUBATE: “IO, TRAVOLTA DA UN OUTING INGIUSTO”

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

“COMUNICARE A MEZZO STAMPA L’INTIMITA’ AFFETTIVA DI UNA PERSONA E’ GIORNALISMO?”… “IL FATTO DI ESSERE LA COMPAGNA DI UNA FIGURA PUBBLICA VI DA’ FORSE IL DIRITTO DI ESPORRE ANCHE ME?”

“Un atto ingiusto, si chiama outing. Io ne son stata travolta, ma per fortuna non annichilita”. Parole di Paola Belloni, la compagna di Elly Schlein. Due settimane dopo la pubblicazione su Diva e Donna, settimanale di gossip del gruppo Cairo, delle foto rubate che la ritraevano accanto alla neo-segretaria del Pd, Belloni ha deciso di intervenire. Un lungo post, sulla sua pagina Instagram. Comincia con una citazione della compagna: “Non mi hanno vista arrivare e quindi hanno tirato fuori i teleobiettivi”.
Rivolgendosi direttamente agli autori del servizio di gossip (menzionati tramite schwa: “car* giornalist* di Diva e Donna”), Belloni scrive che “comunicare a mezzo stampa l’intimità affettiva di una persona è un atto ingiusto e si chiama outing. Io ne son stata travolta, ma per fortuna non annichilita, perché ho una rete amicale e familiare che mi sostiene. Mi chiedo solo cosa sarebbe successo se io questa rete non l’avessi avuta”.
È uno sfogo, ma è ragionato. Il veicolo è una pagina social da cui traspare la ricerca di privacy. Meno di duecento seguaci e meno di duecento profili seguiti (in entrambi gli elenchi, c’è Schlein). Quattro foto appena. Chi un po’ conosce la coppia – lei è sarda, 28 anni – assicura che la compagna di Schlein tenga alla privacy perfino più dell’inquilina del Nazareno, che difatti non ne ha mai voluto parlare.
Il post di Belloni non è solo personale. È anche – e parecchio – politico. In piena sintonia con i temi che Schlein ha portato al centro dell’agenda dem. “In Italia – scrive la compagna della leader Pd – non abbiamo il matrimonio egualitario, non abbiamo tutele per i figli e le figlie di famiglie omogenitoriali, non abbiamo una legge contro l’omolesbotransfobia. Siamo un Paese dove migliaia di ‘Spatriati’, per dirla con Desiati, vivono o lasciano le proprie province pieni di graffi e di segreti. Il coming out è una scelta personale, che deriva anche da un’analisi della propria rete sociale. Mi rendo conto che essere la compagna di una figura pubblica vi abbia fatto pensare – scrive rivolta al settimanale – di avere il diritto di esporre me quanto è esposta lei”.
Prima di tornare a farsi seria, Belloni si concede una battuta: “Mi rendo conto che la foto con la papalina di lana in testa e con il sacchetto dei bisogni di Pila in mano (è la cangolina che condivide con Schlein, ndr) era notevole. Avete regalato meme alle mie amiche per i prossimi dieci anni”.
Ma il post, fa capire, non è una discesa in campo nell’agone pubblico. Anzi. Basta leggere la chiosa: “Detto tutto questo ora torno alla mia vita privata e spero che resti sempre la stessa. Anche senza papalina. L’ho buttata”.
(da agenzie)

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COSI’ IL GOVERNO UCCIDE LA SANITA’ PUBBLICA

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

IL DECRETO CALDEROLI VUOLE I CITTADINI DEL CENTRO-SUD DIVENTARE CLIENTI DEI GRANDI OSPEDALI DEL NORD

Il governo ha dato il via libera al Decreto Calderoli sull'”autonomia differenziata”. Una materia consegnata a un gergo burocratico che sembra riguardare una governance della sanità che ha poco a che fare con la nostra vita. Ma così non è. Riguarda invece tutti noi e chi avrà la possibilità di curarsi e chi, invece, resterà fuori. Con una facile previsione: andrà bene ai cittadini del centro-nord, ancor meglio ai benestanti.
Cosa vuole Calderoli
Il decreto prevede che, anche in materia di sanità, le regioni abbiano “una duplice opportunità: gestire direttamente materie e risorse e dare ai cittadini servizi più efficienti e meno costosi”, parola di Giorgia Meloni. Cosa accadrà?
Un rapporto della Fondazione Gimbe dettaglia come questa “opportunità” si tradurrà in un ulteriore divario tra le diverse regioni, ampliando la forbice tra quelle che stanno facendo bene e quelle che invece non curano la gente. E così, scrive il Gimbe: “Il regionalismo differenziato renderà le regioni del Centro-Sud, che avranno sempre meno risorse per riqualificare i loro servizi, clienti dei servizi prodotti dalle regioni del Nord. Che riceveranno clienti da tutta Italia”. Perché, spiega il Gimbe, poter gestire la sanità senza fare riferimento al Ssn darà alle regioni virtuose un’accelerazione.
Un esempio: il decreto Calderoli dice che le regioni potranno gestire autonomamente le retribuzioni dei medici, i contratti di lavoro del personale sanitario, gli accessi alle scuole di specialità …
Ergo, chi ha soldi e funziona bene attrarrà lavoratori dalle altre regioni svuotando gli ospedali e le Asl del Centro-Sud. E poi che potranno mettere bocca sulle registrazioni dei farmaci. Rimuovere vincoli di spesa. Insomma, fare quello che vogliono spappolando il Ssn in 21 piccoli staterelli autoriferiti ed egoisti.
Una spinta alle assicurazioni sanitarie
Non solo: Calderoli prevede autonomia in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi. Ovvero, una spinta a spingere chi può permetterselo a farsi un’assicurazione sanitaria, (e c’è da scommettere che saranno soprattutto i cittadini del Centro-Nord) di modo da poter a sua volta spingere sulla privatizzazione dei servizi. Qui, l’ultima beffa: come è noto assicurazioni, fondi e quant’altro sono deducibili dalle tasse, risultando in un minore introito per la fiscalità generale. Più assistenza privata significa meno soldi per quella pubblica. Via così verso un sistema “americano”.
(da La Repubblica)

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L’INCREDIBILE LETTERA AL “CORRIERE” DI RACHELE SILVESTRI, EX PARLAMENTARE GRILLINA PASSATA A FRATELLI D’ITALIA (UNICA EX M5S ELETTA IN UN COLLEGIO BLINDATO), TRASFORMA UNA GRAVIDANZA IN CASO POLITICO

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

LA 36ENNE DI ASCOLI PICENO SOSTIENE DI ESSERE STATA “COSTRETTA” A FARE IL TEST DI PATERNITÀ PER SUO FIGLIO DI SOLI TRE MESI A CAUSA DELLA “PRESUNTA NOTIZIA USCITA SU QUALCHE ORGANO D’INFORMAZIONE” SUL FATTO CHE IL BIMBO NON SAREBBE FIGLIO DEL SUO COMPAGNO MA DI UN POLITICO MOLTO INFLUENTE DI FRATELLI D’ITALIA, A SUA VOLTA SPOSATO” … CHI L’HA COSTRETTA A FARE IL TEST? QUALE ORGANO DI INFORMAZIONE HA FATTO IL SUO NOME? PERCHE’ NON COMUNICA IL COGNOME DEL COMPAGNO?

In Transatlantico e nelle redazioni dei giornali non si parla d’altro: la lettera al “Corriere della Sera” di Rachele Silvestri, ex parlamentare grillina passata a Fratelli d’Italia, ha avuto la forza di un petardo in chiesa. La 36enne di Ascoli Piceno ha sostenuto di essere stata “costretta” a fare il test di paternità per suo figlio di soli tre mesi a causa della “presunta notizia uscita su qualche organo d’informazione” sul fatto che il bimbo non sarebbe figlio del suo compagno ma di un politico molto influente di Fratelli d’Italia, a sua volta sposato.
La versione della deputata marchigiana (unica ex grillina a essere rieletta in un collegio blindato) è stata subito trangugiata da alcuni parlamentari del Pd con il solito riflesso pavloviano: “Sessismo inaccettabile”, “Pregiudizi sessisti”, “Silvestri vittima di professionisti menzogna”. Chi il cervello lo utilizza non solo per dividere le orecchie, invece, si è fatto qualche domandina. I cattivoni e linguacciuti noti come “addetti ai livori” si chiedono:
1) Rachele Silvestri sostiene che la “presunta notizia” sia “uscita su qualche organo d’informazione”. Ma quale giornale o sito l’ha pubblicata? Dove ha trovato spazio la “calunnia” con nomi e cognomi spiattellati ai lettori? Spoiler: da nessuna parte.
2) La deputata prosegue: “Molti hanno scelto di condividere una evidente calunnia, di telefono in telefono, di chat in chat, rendendosi complici di questo schifo. E anche chi sa ma ha deciso di non parlare lo è”. Da quando un politico, un parlamentare della Repubblica, un personaggio pubblico, reagisce in questo modo alle “calunnie” da whatsapp che circolano sul suo conto? Se i politici dovessero vergare lettere aperte per tutto ciò che circola sul loro conto servirebbe un almanacco al giorno per raccogliere gli sfoghi.
3) Chi ha “costretto” Rachele Silvestri a fare il test di paternità? Da quando le maldicenze, il chiacchiericcio, le voci da bar o da chat, spingono a sottoporsi a un esame così delicato? Voci tra l’altro che nessuno ha pubblicato in chiaro e che non l’hanno tirata mai in ballo direttamente.
4) Se Rachele Silvestri, che ha svelato il nome del suo compagno Fabio ma non il suo cognome, si è presa la briga di informare l’Italia di essere stata “costretta” a fare il test di paternità perché, per stroncare ogni maldicenza, non ne pubblica i risultati? Sarebbe la pietra tombale su ogni “calunnia”.
5) La lettera trascura un dettaglio non secondario: chi ha malignato sulla paternità di suo figlio ha fatto intendere, ma non serve un genio, che tra la deputata e “un politico molto influente di Fratelli d’Italia, a sua volta sposato” ci fosse una relazione. Anche solo “di lenzuolo”. Tra Rachele Silvestri e il politico in questione non c’è stata e non c’è alcuna relazione? Non si sa.
Più che spegnere i fuochi della maldicenza, la lettera apre un caso politico che ora autorizzerà giornalisti e politici a fare domande, a investigare, a infilare il naso. Chissà se il consiglio di scrivere al “Corriere”, forse dato alla Silvestri da qualche autorevole giurista di Fdi, non sia un boomerang destinato a ritorcersi contro chi l’ha lanciato.
(da Dagospia)

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OLIVIERO TOSCANI SPARA A RAFFICA: “E’ UN GOVERNO DI RITARDATI MENTALI, COMPRESA LA MELONI CHE PROPONEVA IL BLOCCO NAVALE”

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

“UN IMMIGRATO E’ SICURAMENTE PIU’ INTELLEGENTE DELLA MELONI”… “LA RUSSA E’ UN CASO CLINICO, DOVREBBE ESIBIRSI CON IL FEZ AI BARACCONI DELLE SAGRE DI PAESE”

Il noto fotografo Oliviero Toscani a La Zanzara su Radio 24 commenta le frasi del Presidente del Senato Ignazio La Russa su Via Rasella: “Povero La Russa, penso però che sia più fascista la Roccella di lui. Lui è un vecchio antiquariato fascista, la Roccella è pericolosa, è tremenda. E’ l’esempio più infimo di fascismo moderno”.
Toscani, ha proposto di accogliere i migranti con le navi di Costa Crociere e lo conferma a La Zanzara su Radio 24: “Portarli qui, farli stare bene, educarli, dargli la possibilità di studiare, è per il nostro futuro. Blocco Navale proposto in campagna elettorale? Roba da ritardati mentali. La Meloni che lo propose è ritardata? Sicuro, abbiamo un governo di ritardati mentali”.
Meglio un immigrato della Meloni?: “Sicuro è più intelligente di lei”, risponde Toscani. Meglio un Presidente del Senato arrivato col barcone che La Russa? “Lui è un caso clinico, bisogna ridere quando parla. Dimissioni? Non dovrebbe essere lì, dovrebbe essere ai baracconi fascisti alle fiere di paese col fez e la gente che gli batte le mani”.
E sulla decisione della cassazione francese di non estradare i dieci terroristi italiani, Oliviero Toscani aggiunge: “Io penso che questi siano delinquenti, mi son sempre stati sui coglioni. Vanno condannati qua, però andare in galera non risolve niente”.
(Da “la Zanzara” – Radio24)

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IO SONO GIORGIA E NON VOGLIO DOMANDE: IN VISTA DEL BILATERALE DI OGGI TRA GIORGIA MELONI E PEDRO SANCHEZ A ROMA, PALAZZO CHIGI HA FATTO SAPERE ALLA DELEGAZIONE SPAGNOLA CHE NON SARANNO PREVISTE DOMANDE DEI GIORNALISTI. AL TERMINE DEL VERTICE

Aprile 5th, 2023 Riccardo Fucile

CI SARANNO SOLO LE DICHIARAZIONI CONGIUNTE DEI DUE LEADER… LA PREMIER TEME L’IMBARAZZO DI UN CONFRONTO ITALIA-SPAGNA SULLA REALIZZAZIONE DEL PNRR?

E niente, anche questa volta Giorgia Meloni non vuole domande. Lo stupore viaggia con il premier spagnolo Pedro Sánchez, che oggi è atteso a Palazzo Chigi per un bilaterale tra due leader che coltivano molti interessi in comune, a partire dal Mediterraneo e dalla questione migratoria.
È dalla delegazione spagnola che La Stampa è venuta a sapere che, per esplicita richiesta del cerimoniale della presidenza del Consiglio, non sono previste domande. Al termine del vertice ci saranno solo le dichiarazioni congiunte dei due leader – «come sempre» confermano da Palazzo Chigi – senza la possibilità di confrontarsi con i giornalisti. Una scelta che ha spiazzato gli spagnoli.
Solitamente, in occasioni del genere, si prendono una o due domande per parte. Così accadeva con Giuseppe Conte e con Mario Draghi. È una consuetudine internazionale, come dimostra la visita di Meloni a Berlino e l’appuntamento con la stampa italiana e tedesca assieme al cancelliere Olaf Scholz.
La delegazione di Madrid ci ha sperato fino all’ultimo ma Meloni ha detto di no. Il motivo – è una supposizione che circola anche tra i colleghi spagnoli – potrebbe essere l’imbarazzo di un confronto sulla realizzazione del Piano di ripresa e di resilienza. La gestione del Pnrr del governo socialista in Spagna è stata premiata dal nuovo bonifico di sei miliardi partito da Bruxelles, proprio nelle ore in cui invece emergevano con forza le difficoltà dell’Italia, con tanto di liti e polemiche interne al governo Meloni.
(da La Stampa)

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