Aprile 30th, 2023 Riccardo Fucile
E LA VISITA DELLA MELONI A WASHINGTON NON E’ STATA ANCORA CALENDARIZZATA
Sono le prime dichiarazioni alla stampa da parte statunitense sulla
fuga di Artem Uss, il russo di cui gli Stati Uniti avevano chiesto l’estradizione, che invece è scappato dall’Italia all’indomani del primo via libera della Corte d’appello di Milano, con quella che dai primi accertamenti sembra essere una operazione di «esfiltrazione» dei russi.
«Noi apprezziamo l’Italia come stretta alleata della Nato, del Quint (gruppo di dialogo tra Usa, Francia, Germania, Italia e Regno Unito. ndr ) e del G7. Anche se questo è stato un incidente molto spiacevole e siamo stati molto delusi per come si è svolto, siamo rincuorati dal fatto che l’Italia è andata avanti e c’è una indagine in corso», dice al Corriere della Sera una funzionaria del dipartimento di Stato.
«I nostri team dell’Fbi, della Giustizia e dell’IC (intelligence community, ndr ) sono in stretto contatto con le autorità italiane e siamo rincuorati perché l’Italia ha fatto qualcosa: congelando i suoi beni, nominandolo per sanzioni Ue».
La funzionaria aggiunge però che il congelamento dei beni «è una delle risposte e delle mosse da fare, ma alla fine dobbiamo fare un passo indietro e guardare alla situazione più ampia: questa è la Russia che viola palesemente la sovranità di un Paese. Non voglio commentare troppo, visto che gli italiani stanno ancora indagando e, speriamo, valutando ogni strumento a disposizione in risposta a quanto accaduto».
Da parte del dipartimento di Stato «non appena è arrivata la notizia della fuga, c’è stato un coinvolgimento ad ogni livello con gli italiani. E questo coinvolgimento continua», sottolinea la funzionaria.
(da agenzie)
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Aprile 30th, 2023 Riccardo Fucile
SOLITI FAVORI ALLE IMPRESE, LA PRECARIETA’ DIVENTA PRASSI
C’era una volta il decreto dignità. Fortemente voluto nel 2018 dall’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio, modificava il Jobs Act e introduceva nuove regole per i contratti a tempo determinato.
Da un lato li accorciava dai 36 ai 24 mesi massimi e riduceva da 5 a 4 le proroghe, ma poi permetteva il rinnovo dopo i primi 12 mesi e per un massimo di altri 12 mesi solo in presenza di alcune causali senza le quali il contratto sarebbe stato trasformato in assunzione definitiva.
Contratti più flessibili
Il nuovo decreto Lavoro allo studio del governo, e che lunedì primo maggio arriverà in Consiglio dei ministri, rimette tutto in discussione, in particolare per quanto riguarda i contratti a termine.
Le causali dai 12 ai 24 mesi diventeranno più «soft» e saranno legate ai contratti collettivi o aziendali oppure demandate a patti tra datore di lavoro e lavoratore.
«Una nuova deregulation che favorisce la precarietà» attacca l’opposizione.
Incentivi e giovani
Ma le novità riguardano anche altro. Per le nuove assunzioni, ai datori di lavoro sono riconosciuti degli incentivi. Quelli per i giovani fino a 30 anni che rientrano nella categoria «neet», cioè che né studenti né lavoratori, durano 12 mesi e valgono per le assunzioni dal primo giugno 2023 a fine anno e pesano per il 60% della retribuzione mensile lorda. Ma l’incentivo viene esteso anche per i contratti di apprendistato e somministrazione.
Confermato l’esonero contributivo per l’assunzione nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole di giovani fino ai 35 anni e disoccupati. Il decreto prevede inoltre un fondo di 10 milioni di euro per il 2023 e di 2 milioni dal 2024 per le famiglie di studenti di scuole e università deceduti (dal primo gennaio 2018) mentre erano impegnati in attività di formazione, come ad esempio l’alternanza scuola-lavoro.
Limite dei voucher
Sale a 15 mila euro, da 10 mila, la soglia di utilizzo dei voucher per i lavoratori di aziende che operano nei settori dei congressi, delle fiere, degli eventi, degli stabilimenti termali e dei parchi divertimento.
Viene tolto il limite dei 29 anni per i contratti di apprendistato nei settori turistico e termale. E negli stessi settori potranno essere assunti sempre con contratti di apprendistato anche disoccupati sopra ai 40 anni.
Contratti di espansione
Più flessibilità anche per i contratti di espansione: viene prorogato alla fine di quest’anno lo scivolo pensionistico con l’anticipo di cinque anni per le aziende con oltre 1.000 dipendenti. La possibilità è rivolta alle aziende nell’ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione. Cuneo fiscale Ancora da sciogliere del tutto il nodo del cuneo fiscale che il governo sta pensando di portare a un taglio di 4 punti per i redditi fino a 35 mila euro, che si tradurrebbe in 55 euro netti in più al mese.
(da il Corriere della Sera)
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Aprile 30th, 2023 Riccardo Fucile
QUATTRO ITALIANI SU DIECI SI RITENGONO SOTTOPAGATI
Quest’anno il Primo maggio arriva in un momento delicato,
soprattutto per gli italiani. Perché il nostro Paese ha un serio problema di impoverimento, specie per quel che riguarda il lavoro, registrato settimana dopo settimana da ogni rilevazione che dà conto delle opinioni degli italiani. L’indifferenza è il triste risultato che scaturisce dalla domanda sulla celebrazione del Primo maggio. Tra rabbia, tristezza, speranza, delusione e festa, è proprio l’indifferenza a essere generata con la maggiore frequenza.
Secondo gli intervistati negli anni il Primo maggio ha assunto il ruolo di una festività priva di significato, solo vetrina e propaganda (30,2%), governata dalla politica (19,8%) e obsoleta (16,5%).
Solo per un italiano su tre (28,4%) mantiene la sua importanza e il suo valore. È principalmente l’elettorato del Partito democratico a dichiararlo (58,3%).
Se ci fermiamo a riflettere fa una certa impressione osservare che, anche tra l’elettorato di centrosinistra, con il tempo questa festività abbia smarrito il suo significato originario. Per i più il Primo maggio è una scusa per un ponte, come del resto il 25 aprile e, purtroppo, la mancanza del quorum dello scorso giovedì in Parlamento con l’assenza dei parlamentari nel giorno del voto sul Def offre un’ennesima conferma ai cittadini, qualsiasi siano state le giustificazioni.
In ogni classifica il lavoro è sempre una voce dominante, eppure rispetto all’articolo 4 comma 1 della Costituzione – «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» – la stragrande maggioranza degli italiani dichiara di non vedere riconosciuto tale diritto nella società odierna (75,8%). E neppure rispetto al comma 2 del medesimo articolo – «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società» – si ritrova una visione italiana, perché il 76,1% degli intervistati afferma di non ritrovare nulla di tutto questo nella nostra società.
Sembra assurdo, ma la Costituzione italiana, celebrata e pluricitata, appare non rispettata proprio nei suoi principi fondanti.
La criticità più evidente secondo i cittadini è che il lavoro oggi sia sottopagato (37,3%) soprattutto nella visione delle donne (40,2%), così al posto di portare dignità alla persona (16,8%) si trasforma in un’emergenza (13,1%) e in uno strumento gestito in maniera antiquata (10,9%). Sono proprio i più giovani tra i 18 e i 24 anni, prossimi al mercato del lavoro, che ne lamentano i maggiori disagi e non ne riconoscono lo strumento per la costruzione di un futuro.
Del resto le manifestazione del 25 aprile e del Primo maggio non fanno registrare alcun cambiamento nelle intenzioni di voto degli italiani, poche sono le evoluzioni che registrate nel sondaggio realizzato per Porta a Porta tra il 26 e il 27 aprile. Rispetto a 15 giorni fa (ultimo sondaggio su La Stampa) pochi sono i cambiamenti rilevanti: un +0,5% per il Movimento 5 Stelle (15,7%) e la perdita di consenso di Fratelli di Italia (-0,6%).
Riflettendo sui dati, ciò che pensano gli italiani del Primo maggio rispecchia ciò che pensano del lavoro, e a tratti della politica. La domanda riflette una risposta mancata: paghe inferiori alle attese, navigare a vista tra le emergenze, sciatteria nella gestione, metodi antiquati ecc… Di anno in anno cresce la percentuale di persone maggiorenni che non partecipano alla vita politica. Un’adesione che potrebbe avvenire in maniera indiretta per qualche elettore, leggendone o parlandone, oppure in via attiva partecipando a cortei e manifestazioni e che, tuttavia, a oggi tiene lontano un italiano su tre (26,3% dati Istat 2021).
Nulla cambia e tutto si perpetua e così, come recita una freddura, se al desiderio di un bambino per un unicorno alato da trovare sotto l’albero di Natale gli chiedessimo qualcosa di più reale, lui ci potrebbe domandare un lavoro per aiutare la sua famiglia e pianificare il futuro… Sarà proprio allora che ci faremmo in quattro per trovare la leggendaria creatura.
(da La Stampa)
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Aprile 30th, 2023 Riccardo Fucile
DEVONO ESSERE RIPARATI
Venti cannoni semoventi M109L consegnati dall’Italia all’Ucraina sono inutilizzabili. Lo rivela un articolo del Financial Times, che riporta le dichiarazioni di un consigliere del ministro della Difesa di Kiev.
I venti obici – che appartengono alla stessa tipologia di semoventi visti transitare dalla stazione di Udine qualche settimana fa – sarebbero stati prodotti dalla Oto Melara nei primi anni Novanta.
Si tratta di cingolati dotati di un cannone da 155 millimetri, considerato lo standard dell’artiglieria Nato. Nel 2002, spiega Repubblica, il governo italiano ha deciso di trasferire tutti i cannoni semoventi nel deposito di Lenta, in provincia di Vercelli.
La scorsa estate, l’esecutivo di Mario Draghi ha deciso di recuperare gli M109L, abbandonati da oltre vent’anni all’aria aperta, per inviarli al governo di Kiev. L’accordo previsto era il seguente: l’Italia avrebbe fornito 60 obici all’Ucraina e gli Stati Uniti avrebbero finanziato i costi di riparazione. A settembre, il governo italiano ha spedito ai tecnici ucraini i primi venti cannoni. Le componenti americane per ripararli, però, non sono mai arrivate oppure si sono rivelate incompatibili. Risultato: i cannoni sono rimasti fermi per mesi.
Secondo la ricostruzione del Financial Times, i venti M109L sarebbero diretti in Italia o in Belgio, dove potranno essere riparati. Nel frattempo, il governo italiano sembra aver imparato la lezione. La seconda tranche di semoventi partiti a Pasqua e filmati alla stazione di Udine, precisa Repubblica, sono stati riparati prima di partire e pare che siano già stati usati in battaglia.
(da agenzie)
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Aprile 30th, 2023 Riccardo Fucile
IL CAPITANO ALESSIO GHERSI ERA AI COMANDI DELL’ULTRALEGGERO PRECIPITATO IN FRIULI
C’era il capitano dell’Aeronautica militare Alessio Ghersi
sull’ultraleggero precipitato nell’alta Val Torre in Friuli e morto insieme a un parente che era bordo con lui.
Ghersi era un pilota delle Frecce tricolori con il nome di Pony 5, aveva la posizione di secondo gregario destro.
34 anni, originario di Domodossola, era entrato in Aeronautica mixiate nel 2007 con il corso Ibis V dell’Accademia Aeronautica. Finite le scuole di volo, era stato assegnato al IV Stormo di Grosseto. È stato lì che ha conseguito la qualifica di pilota combat ready sul velivolo Eurofighter, con cui ha svolto attività di difesa aerea anche per missioni Nato.
È stato poi selezionato per le Frecce Tricolori, con cui stava per partecipare alla quinta stagione. Ghersi e l’altra vittima dell’incidente viaggiava su un Pioneer 300 areche I-8548 che era decollato poco prima da Campoformido. Testimoni hanno raccontato di aver visto il velivolo prendere fuoco prima di schiantarsi in una zona boschiva.
La seconda vittima è il 35enne Sante CiacciaLa seconda vittima dell’incidente aereo è invece Sante Ciaccia, un 35enne originario di Monopoli, in provincia di Bari, ma attualmente residente a Milano. Risulta essere un parente della moglie del pilota dell’ultraleggero, Alessio Ghersi. Stando alle prime ricostruzioni disponibili, Ghersi e Ciaccia stavano facendo un sorvolo serale di pochi minuti per poter ammirare il paesaggio montano.
Un’uscita semplicemente di svago favorita dal fatto che il 35enne era arrivato in Friuli proprio per assistere all’Airshow delle Frecce, in programma alla Base aerea di Rivolto per domani. E ora annullato in segno di lutto dai vertici dell’Aeronautica militare.
(da Open)
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Aprile 30th, 2023 Riccardo Fucile
“LI PAGHERO’ DI PIU’ MA MI COSTERANNO MENO DI UNO STATO CHE TI TAGLIEGGIA”
M. R. è un imprenditore alla guida di un gruppo hi-tech con due sedi principali a Roma e Londra e altre sedi in molti paesi del mondo. Ha approvato i conti del gruppo e il 2022 è andato così bene da avere la possibilità di distribuire un dividendo a se stesso e ai soci. Convocata l’assemblea della società ha fatto approvare la delibera per la distribuzione di quel dividendo. Ultimo atto formale la sua registrazione. E questa in Italia è una strada tutta in salita. «In Gran Bretagna», si sfoga M.R., «mi è bastato inviare la delibera per mail alla Camera di commercio procedendo così rapidamente al pagamento dei dividendi. In Italia questo è impossibile perché non esiste ancora una procedura digitalizzata». Non potendo recarsi di persona fisicamente perché avrebbe perso troppo tempo prezioso, M.R. ha incaricato una agenzia specializzata di fare la fila per lui, e ovviamente l’ha pagata per questo 120 euro più Iva. In più ha dovuto pagare 200 euro all’Agenzia delle Entrate per registrare il verbale sui dividendi (che vengono a loro volta tassati), più una marca da bollo di 16 euro. Ma non basta registrarla qui. Bisogna fare il bis anche alla Camera di commercio. Il deposito qui costa un po’ meno (120 euro), ma a parte restano da pagare altri 65 euro di diritti camerali. Alla fine 548 euro per quello che a Londra costa zero. «L’unica cosa che posso dire è Bye Bye», spiega amareggiato l’imprenditore, «perché ogni volta è così in qualsiasi passaggio burocratico. Stare in Italia mi costa troppo e in ogni paese civile del mondo tutto questo non esiste più da anni: si fa tutto on line senza costi. Non mi resta che proporre ai miei dipendenti il trasferimento a Londra. Li pagherò di più, ma mi costeranno meno di uno Stato che ti taglieggia per cose inutili buone solo a mantenere in piedi strutture che non servono più, con i loro consigli di amministrazione e personale in esubero…».
(da agenzie)
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