Luglio 22nd, 2023 Riccardo Fucile
LE BATTUTE NEGAZIONISTE AL TG4: “IL CALDO NON E’ POI UNA GRAN NOTIZIA, E’ SEMPRE STATO COSI'”… E POI TAGLIA CORTO QUANDO UN’INVIATA DICE COSE SENSATE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Temperature sopra i 40 gradi e chicchi di grandine come palle
da tennis, ma per Andrea Giambruno, conduttore di Rete 4 e compagno della premier Giorgia Meloni, il caldo che da giorni sta colpendo l’Italia “non è poi una grande notizia”.
Come a dire: “In estate ha sempre fatto caldo”.
Parole che ricalcano le tesi sbandierate dai negazionisti del clima, questa volta trasmesse in diretta durante la striscia quotidiana Diario del giorno. Così va in scena lo show antiscientifico targato Giambruno: la puntata è quella di martedì 18 luglio, gli ospiti sono la giornalista Karima Moual e Vittorio Feltri, da tempo schierato contro le evidenze del cambiamento climatico.
Gianbruno e l’editorialista di Libero, nonché consigliere comunale di FdI, si danno di gomito: “Direttore – esordisce il conduttore – la notizia, ammesso che tale sia, è che a luglio fa caldo e probabilmente a dicembre nevicherà, ma secondo gli ambientalisti la colpa è di noi cittadini”. La risposta di Feltri: “Gli ecologisti sono dei conformisti che parlano di caldo record, ma è sempre stato così a partire dagli anni Ottanta. A me del caldo non interessa, non lo soffro e non sudo nemmeno”.
“Io ascolterei più gli scienziati di Vittorio Feltri, che ha 80 anni e può ricordare le estati e gli inverni che ha passato ma non è uno scienziato”, interviene Moual.
L’ex direttore di Libero sbotta: “Non mi rompere i c… con la storia dell’età…”. Giambruno sostiene le tesi del giornalista e politico FdI: “Non c’entra l’età – dice – quella di Feltri è un’opinione condivisibile”. Poco dopo, però, è la stessa inviata del programma a contraddire l’opinione che domina in studio.
Giambruno apre il collegamento con Rossella Grandolfo, inviata a Bari: “Va data ragione agli scienziati dell’Ipcc dell’Onu, che studiano tutto questo e che purtroppo per tutti noi hanno confermato che le ondate di calore rispetto agli anni Ottanta sono aumentate e soprattutto si sono ravvicinate di gran lunga”.
Il conduttore non gradisce l’uscita dell’inviata, ma Grandolfo continua elencando le temperature record toccate negli ultimi giorni nelle città italiane: 42 gradi a Roma, 44 a Taranto. Dallo studio Giambruno prova a minimizzare per poi lanciare il servizio sul caldo. Il titolo: “Clima impazzito o è solo estate?”.
(da La Repubblica)
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Luglio 22nd, 2023 Riccardo Fucile
GLI OPERAI COSTRETTI A SUDARE SOTTO IL SOLE ROVENTE NEI CANTIERI NON POSSONO GODERE DELLO SMART WORKING
Morire di caldo, mentre si lavora. È successo già almeno cinque volte negli ultimi giorni. E i sindacati ora dicono basta: «Fermate il lavoro, se non ci sono le condizioni». Mai più operai di 44 anni che si accasciano sull’asfalto mentre dipingono le strisce, gruisti di 75 anni stroncati da infarto, camionisti che chinano la testa a 62 anni nelle piazzole di sosta.
A queste temperature record, si rischia la vita in cantiere, nei campi, sulle impalcature, per strada a consegnare pacchi e pizze
Il clima cambia, deve cambiare pure il lavoro.l tavolo, a cui hanno partecipato anche le imprese, non ha dato per ora risposte. La ministra del Lavoro Marina Calderone ne ha capito l’urgenza al punto da riconvocarlo per lunedì. La sua proposta di smart working emergenziale è sembrata a tutti fuori fuoco, visto che il problema non è dentro gli uffici. E allora si cerca un’altra soluzione: la Cassa integrazione ordinaria “per eventi meteo estremi” va semplificata, potenziata, soprattutto finanziata.
Esiste dal 2017, quando i sindacati degli edili spinsero per allargarla da neve e pioggia anche alle alte temperature. Poi fissate in almeno 35 gradi «reali o percepiti», dice la nota Inps. «Significa aggiungere 10-12 gradi in più a quelli ufficiali se parliamo di asfaltisti o addetti alla fornace dei laterizi», spiega Alessandro Genovesi, segretario generale di Fillea Cgil.
Nel 2022 c’è stato il picco di domande a Inps per la “Cig meteo” da giugno a settembre: l’hanno chiesta 4.784 imprese, quasi il doppio delle 2.428 del 2021. Nel 2017 e nel 2019 si viaggiava attorno alle 1.650, solo 484 nel 2018. Nel mese di giugno dell’anno scorso furono 1.392, appena 68 quest’anno. Ma c’è da scommettere che il dato di luglio possa battere le 2.506 richieste record del 2022.
Il non detto degli imprenditori è che si possa fermare un pezzo dell’economia del Paese, nel bel mezzo di una stagione turistica che si preannuncia effervescente. Prevenire le tragedie, evitare che la conta dei morti sul lavoro salga oltre il record dei mille all’anno, è però interesse di tutti. Ecco perché la ministra Calderone vorrebbe presentarsi lunedì con lo strumento della Cig, semplificato e finanziato.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
AMNESTY: “E’ UN ATTIVISTA INDIPENDENTE, GIUSTO COSI'”… “INFASTIDITI” I SOVRANISTI AL GOVERNO CHE VOLEVANO LA PASSERELLA PER METTERCI IL CAPPELLO
Zaki tornerà con un volo di linea. Ma non più domani, come
inizialmente previsto (e sperato) dal 32enne. Sui social, il ragazzo egiziano ha spiegato che i documenti per la revoca del divieto di viaggio verranno completati domenica a mezzogiorno. «C’è un piccolo cambio dei piani, ma stai tranquilla Bologna: arrivo tra un paio di giorni», ha assicurato.
Il sindaco Lepore assicura che verrà messo a disposizione di Zaki «ciò che vorrà, ma lasceremo decidere a lui cosa fare: credo che anche Patrick abbia diritto a vivere la sua normalità».
Bologna, sede dell’Università dove Zaki ha studiato, è la destinazione finale del suo viaggio verso di ritorno in Italia. Saltando Roma e, come anticipato dalla stampa, evitando incontri istituzionali con i rappresentanti del governo. L’Ansa scrive che il ricercatore viaggerà con un volo di linea di una compagnia egiziana verso Milano Malpensa, per poi raggiungere l’Emilia-Romagna.
Altresì, avrebbe rifiutato il volo speciale messo a disposizione dal governo Meloni, «non intendendo incontrare né farsi assistere da autorità dell’esecutivo di Roma».
Una decisione che, secondo quanto riferito a Open da fonti della maggioranza, «ha infastidito, e non poco, il governo italiano».
Il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, commenta così la scelta fatta da Zaki per rientrare in Italia: «La reputazione dei difensori dei diritti umani si basa sulla loro indipendenza dai governi. Ringraziano e apprezzano quando si fanno delle cose per loro, come sono state fatte e infatti Patrick ha ripetutamente ringraziato governo e ambasciata. Decidere di viaggiare su un volo di linea non è un gesto di opposizione politica, ma un gesto di indipendenza».
Una versione diversa da chi, invece, collega il rifiuto di Zaki a una sua posizione politica contraria a quella della maggioranza di centrodestra.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
DA 11 GIORNI SONO BLOCCATI AL CONFINE CON LA LIBIA SENZA ACQUA NE’ CIBO… E I MILITARI SPARANO
Sono strette in ultimo abbraccio, accanto a un cespuglio rachitico. La madre stremata, le braccia aperte, il volto quasi affondato nel terreno. La piccola accoccolata accanto a lei. Ammazzate dalla fame, dal caldo, dalla sete, madre e figlia, sono diventate l’emblema della crisi umanitaria sulla sponda Sud del Mediterraneo.
L’immagine che le ritrae come stracci abbandonati in un mare di sabba è stata diffusa da RefugeesinLibya e altre organizzazioni delle reti di resistenza dei rifugiati che si stanno sviluppando fra la sponda Sud del Mediterraneo e l’Europa.
In Tunisia, qualcuno ha provato a mettere in dubbio la veridicità di quello scatto, ma a confermarlo ai microfoni di Al Jazeera è stato il tenente colonnello Khalifa al Senussi, della guardia di frontiera libica.
“Una donna muore di sete nel deserto con il suo sogno irrealizzato di una vita migliore per sua figlia. Una bambina muore con un sogno mai nato – denuncia RefugeesinLibya – La politica europea uccide. Le autorità tunisine fanno soldi sui neri africani”. Quella donna e la sua bambina non sono le uniche vittime.
Da settimane centinaia, se non migliaia di migranti subsahariani sono intrappolati nell’area desertica fra la Tunisia e la Libia, come al confine con l’Algeria, dove sono stati deportati dalla Garde Nationale. Senza né acqua, né cibo, né assistenza, da giorni chiedono aiuto.
“Mi chiamo Joy – si sente in un audio arrivato dalla frontiera – sono una delle migranti intrappolate alla frontiera fra Tunisia e Libia. Siamo qui da undici giorni”. Parla piano, in un inglese elementare. La voce è provata e insiste più e più volte, “aiutateci, per favore, non ci abbandonate qui”. Dietro, il brusio di un formicaio di gente, bambini che piangono, qualcuno che sommessamente si lamenta.
Non sa dire dove sia Joy, attorno – racconta – c’è solo terra arsa, qualche albero sotto cui lei e altri cercano riparo, e in lontananza le guardie schierate. Da una parte i tunisini, dall’altra i libici. In mezzo, ci sono loro. In trappola
Sono centosessanta o più, sono originari di Sudan, Nigeria, Sierra Leone, Mali, Gambia, ma “noi vivevamo in Tunisia da un sacco di tempo”, dicono due ragazzi arrestati per strada e deportati. E sono esausti. Almeno in due del loro gruppo, racconta un uomo, hanno già perso la vita.
“Ogni volta che tentiamo di rientrare in Tunisia, loro ci bloccano. Ci dicono che fin quando dal governo non arrivano indicazioni, non sono autorizzati a farci passare”, spiega Joy. Qualcuno ci ha provato. Ci sono stati spintoni, cariche, spari in aria. Dal confine, di quelle violenze arrivano filmati che Repubblica ha visionato, verificato ed è in grado di mostrare.
Stando a quanto dichiarato dal presidente Kais Saied, in zona la Croce Rossa starebbe prestando assistenza ai migranti rimasti intrappolati sul confine. “Ma ci danno solo un litro d’acqua da dividere in quattro o cinque, di giorno il sole non ci dà pace, di notte ci sono serpenti e scorpioni da cui non sappiamo come proteggerci”. Il caldo consuma. La sete è una costante. E allora l’unico modo di resistere è stendersi, limitare al massimo gli sforzi, tentare di dimenticare l’arsura, la fame, la paura di rimanere bloccati lì. In attesa di qualcuno che arrivi con acqua o risposte.
Parenti e amici che sono riusciti a sottrarsi alle deportazioni e si nascondono a Sfax o in altre città non possono né soccorrerli, né raggiungerli, perché rischierebbero di rimanere bloccati lì anche loro. Anche le organizzazioni della società civile hanno difficoltà a raggiungere quelle zone.
“Insieme ad altre realtà della società civile tunisina e internazionale stiamo documentando da mesi la situazione, supportando le persone locali e in transito che si trovano a resistere ad una situazione di razzismo di stato e di gravissima crisi economico-politica – spiegano gli attivisti di Mem.Med. – La repressione sociale, le violenze razziste, i respingimenti in mare e in terra, le morti e le scomparse dicono chiaramente che la Tunisia non è un paese sicuro né per le persone migranti né per i suoi cittadini”.
Ma la Tunisia di Kais Saied, con cui l’Ue domenica scorsa ha firmato un memorandum di intesa anche, se non soprattutto, per il controllo delle migrazioni, “è un Paese partner” ha confermato ieri la commissaria Affari Interni Ue, Ilva Johansson. Domenica a Roma, Saied sarà “uno dei protagonisti”, ha annunciato invece nei giorni scorsi palazzo Chigi, della “Conferenza internazione sull’immigrazione” organizzata dal governo italiano.
Nelle stesse ore, dall’altra parte della Capitale, attivisti e portavoce di Sudan, Egitto, Tunisia, Gambia, Sud Sudan, Benin, Burkina Faso, Senegal, Marocco, Somalia, Algeria, Costa d’Avorio, si riuniranno nel controvertice “Africa Counter Summit”, organizzato da Refugees in Libya e Mediterranea Saving Humans
“L’incontro – fanno sapere – si inserisce nell’ambito dell’attività di promozione e costruzione di reti della società civile organizzate mediterranee, che possano contrastare la strategia europea ed italiana di sostegno ai regimi e alle autocrazie che opprimono le popolazioni”. Obiettivo: “continuare a sostenere il soccorso civile in mare, il diritto di asilo, i diritti umani e sociali. Reti capaci di praticare un altro Mediterraneo possibile e giusto, a partire dal sostegno in tutti i paesi africani, delle lotte e mobilitazioni della popolazione contro la fame, la miseria e lo sfruttamento”.
(da La Repubblica)
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
LA LETTERA DI UN RAGAZZO DISOCCUPATO: “LA VERITA’ E’ CHE QUESTA E’ UNA GENERAZIONE PERDUTA, DI RAGAZZI CHE SCAPPANO PER NON SOCCOMBERE”
Luigi, napoletano alla soglia dei trent’anni, scrive a Fanpage.it
spiegando tutto il suo scoramento e tutto il suo «sfinimento» (è la parola che usa più volte) nella ricerca di un lavoro che, evidentemente, qui è negato alla maggior parte dei ragazzi della sua fascia d’età:
“Ho pensato di scrivervi per parlarvi di una situazione insostenibile. Alla mia età, purtroppo, sono ancora a casa coi miei genitori e questo mi pesa, tanto. Dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione, pur non avendo molte speranze, ho pensato che avrei trovato un lavoro degno ma, complice il virus, è diventato molto più difficile. Ho trascorso anni a inviare CV alle aziende senza avere mai risposta, ricevendo un trattamento irrispettoso. Non ho mai avuto l’occasione di lavorare e di crescere, sapere cosa si prova nell’avere una busta paga ma anche non so, avere un appartamento in affitto, pagarsi le proprie piccole spese”. Purtroppo è cronaca di una storia sentita molte volte: le offerte di lavoro su Napoli e provincia in certi casi sono delle prese in giro. Zero garanzie, zero contratto, zero rispetto per chi lavora, sfruttamento e addirittura vere e proprie truffe ai danni di chi approccia per la prima volta con l’ostile mondo del lavoro all’ombra del Vesuvio:
“Ho accettato lavori gratuiti sperando che, a lavoro finito, avrei avuto modo di conoscere persone e fare esperienze che mi facessero guadagnare e, invece, ho avuto delusioni. Addirittura, una volta, dopo aver accettato di scrivere su un sito online, non hanno esitato a rimpiazzarmi senza alcuna spiegazione, in occasione di un mio periodo di malattia. Il lavoro non era pagato ma è scandaloso ciò che mi hanno fatto e penso facciano a tanti ragazzi. In questo paese ti sfruttano e, appena non gli servi più, ti gettano via. Ho lavorato in prova (non pagata) per aziende che dopo non hanno nemmeno voluto comunicarmi l’esito poiché, alla fine, per loro è più semplice trovare più ragazzi che finiscano il lavoro poco alla volta, invece di assumerne uno.”
Lo sfogo di Luigi è toccante e sincero. Nella sua lettera inviata a Fanpage.it i sentimenti espressi sono quelli di molti che raccontano al nostro giornale la quotidiana fatica di trovare un ruolo nella società e in un Sud sempre più respingente per i ragazzi:
“Mi sento logorato. Sento crescere l’ansia del fallimento, del buono a nulla che non riesce a realizzarsi. Preciso che il CV l’ho inviato a ogni tipo di azienda, anche non del mio campo ma, a causa dei miei studi umanistici, i datori di lavoro mi hanno spesso denigrato e rifiutato, dicendomi che non ero adatto a quel tipo di lavoro. Esiste qualcosa di malato in questa città perché, per quanto un ragazzo ci provi, alla fine deve arrendersi e andare via. La città mi ha sfinito, credetemi. In questa città non esiste la comunicazione vista in senso lavorativo e, seppur esista, è molto arretrata e incapace di creare lavoro. Io non ce la faccio più. Credetemi. Diventa difficile alzarsi e trovare un modo di reagire perché non penso di non valere nulla. Ho sempre voluto iniziare dal basso, svolgere piccoli lavori in aziende e poi crescere. Non ho mai preteso di guadagnare troppo già dall’inizio ma neanche lavorare per la gloria.”
La conclusione del ventottenne partenopeo è amara ed è quella di centinaia di ragazzi della Campania: andar via. Nel 2021 l’Istat ha certificato oltre 85mila persone emigrate dalla nostra regione.
“In questo paese esiste la cultura della “gavetta” e mi sembra giusto ma, se un ragazzo non si paga mai, è più un uso e consumo del datore di lavoro. Penso di essere giunto alla conclusione che devo andare via da una città che non sento mia, né per il lavoro né per i rapporti personali.
Per realizzare ciò, però, ho bisogno di trovare un lavoro che mi garantisca un buon guadagno e, al momento, mi sembra una scalata. La verità è che questa è una generazione perduta, di ragazzi che scappano per non soccombere e, presto, spero di essere uno di quelli”
(da Fanpage)
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
LA DIAZ SCATENATA HA INCALZATO UN IMPIETRITO ABASCAL NELL’ULTIMO DIBATTITO TV PRIMA DEL VOTO: “NON HO PAURA DI LEI”
Si chiude questa sera la campagna elettorale per le elezioni in Spagna: domenica 23 luglio i cittadini della quarta forza economica del continente saranno chiamati a rinnovare il Parlamento dopo che il premier socialista Pedro Sánchez ha sciolto il precedente nel tentativo di frenare la caduta nei sondaggi.
Le ultime rilevazioni sembrano indicare che l’azzardo non porterà i risultati sperati: il centrodestra del Pp veleggia verso la vittoria, concordano tutti i sondaggi. Ma difficilmente avrà i numeri per governare da solo, e la prospettiva di un’alleanza con i nazionalisti di Vox imbarazza lo stesso leader dei Popolari Alberto Núñez Feijóo.
Ed è proprio sullo spettro dell’estremismo di destra al governo che hanno battuto il tasto i leader della maggioranza uscente negli ultimi gironi di campagna.
Ad andare giù pesantissimo contro le posizioni «impresentabili» della destra di Vox – alleata dei Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che la scorsa settimana ha spedito agli amici spagnoli un caldo messaggio di auguri – è stata nel corso dell’ultimo dibattito televisivo prima del voto la leader della sinistra Yolanda Dìaz.
«Smettetela di ridere di noi donne», ha detto attaccando frontalmente il leader dei nazionalisti Santiago Abascal. La leader della piattaforma di sinistra Sumar ha mostrato all’avversario, e a favore di telecamera, la foto di due deputati di Vox di Valencia intenti a ridere mentre si osservava un minuto di silenzio in memoria di una donna vittima di femminicidio.
«Lo sa quanto sono state quelle assassinate nel nostro Paese negli ultimi 20 anni, signor Abascal?», ha incalzato l’avversario attonito la vicepremier uscente. «1.212. E lo sa perché ci uccidono? Perché siamo donne. Smettetela di ridere di noi!».
Diaz ha sciorinato nel corso del dibattito le numerose volte in cui Vox ha tradotto le idee in azioni, votando contro provvedimenti in difesa delle donne o contro i diritti Lgbtq+.
Abascal ha provato a difendersi accusato l’avversaria prima di «manipolazione» in merito all’utilizzo della foto, poi di riproporre metodi da regime comunista per la sua aggressività verbale e per il tentativo di «ordinargli» di chiedere scusa per la vicenda rievocata. «Non ho paura di lei, signor Abascal. Lei non governerà mai», gli ha replicato Yolanda Dìaz.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
L’IPOTESI SUGGESTIVA DI PIAZZARE IN LISTA LA “SORELLA MADRE”, ARIANNA E IL RIMPASTO
“Sto valutando di candidarmi alle elezioni europee: cosa ne
pensate?”. Francesco Lollobrigida la settimana scorsa ha fatto questa confessione ad alcuni dirigenti di Coldiretti, sindacato di casa al ministero della Sovranità alimentare.
Parole che aprono scenari interessanti per il governo, che andrebbe verso un rimpasto, ma anche per le dinamiche della Fiamma magica. E cioè la catena di potere casalingo e consanguineo che domina il melonismo.
Il Lollo nazionale venti anni fa ha conosciuto Arianna Meloni. La coppia ha due bimbe. Ary è l’influente sorella maggiore di Giorgia, dirigente di primo piano di FdI (si occupa del tesseramento). In questi giorni la si può incrociare alla Camera, visti i lavori di ristrutturazione in corso nella sede del partito in Via della Scrofa.
Voci di buvette nei giorni scorsi raccontavano di una possibile candidatura della “sorella madre” a Strasburgo, capolista nella circoscrizione Italia centrale per FdI. Ipotesi suggestiva (alle Europee vota Meloni!) che ha trovato pareri discordanti nel partito.
Discorso diverso per Lollobrigida, ultimamente meno esposto mediaticamente rispetto agli inizi dell’esecutivo e per alcuni colleghi ministri “meno reattivo sui dossier nevralgici”. Spesso è in missione all’estero. E lunedì, in Spagna, ha avuto anche modo di incontrare Santiago Abascal, leader di Vox che domenica tenterà la presa del potere in tandem con i popolari.
Se il ministro sembra ritrarsi dai fari dell’opinione pubblica, ecco Arianna Meloni, raccontata come sempre più centrale, come consigliera e amica della sorella premier. Domenica scorsa l’ha accompagnata nella trasferta di Pompei per l’inaugurazione della nuova corsa di Trenitalia, senza aver paura dei flash curiosi. E se fosse per lei, come un giorno ebbe a confessare, “Giorgia la seguirei anche nelle trasferte più lunghe”. Ovunque. Tra miti e leggende di Palazzo, la “sorella madre” c’è. E dice la sua, calma la “capa”, riceve chi va ascoltato e fa ordine nel caos quotidiano del partito della nazione.
Lollobrigida invece è rimpianto, soprattutto alla Camera dove faceva marciare, e non marcire, la falange di deputati che guidava dall’opposizione. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che lo ha visto crescere e che per lui affrontò fisicamente il segretario di Gianfranco Fini Checchino Proietti rimettendoci il posto di coordinatore regionale, gli riconosce ancora oggi doti di tattica e strategia fuori dalla media.
Qualità che non sfuggono alla premier che così potrebbe candidarlo come testa di serie il prossimo giugno nella circoscrizione del centro Italia. Con la possibilità magari di andare a fare il commissario all’Agricoltura se la leader di Conservatori dovesse far parte della maggioranza che verrà. Promoveatur ut amoveatur? E chi lo sa. Di sicuro si aprirebbe, questo sì, un rimpasto. Che magari potrebbe coinvolgere anche altri ministri.
Si fanno i nomi dei titolari del Made in Italy, Adolfo Urso, e della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Sui quali i pareri di Palazzo Chigi spesso sono severi.
Poi certo, grande come un macigno c’è sempre la faccenda di Daniela Santanchè: mercoledì la mozione di sfiducia sarà respinta dalla maggioranza. E però la sopravvivenza della ministra del Turismo rimane appesa al filo delle indagini della Procura: ora si sa che è indagata. Dal governo aspettano il rinvio a giudizio, sempre che prima non emergano particolari novità giudiziarie compromettenti e clamorose.
Tuttavia lo zoom è su Lollo e sulla sua tentazione. Anche se alla fine deciderà solo lei, Giorgia. Magari dopo aver ascoltato, come accade sempre più spesso, il parere di Arianna.
(da Il Foglio)
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
IL COSTRUTTORE LUCA PARNASI, IMPUTATO PER CORRUZIONE, VUOTA IL SACCO E IN UNA DEPOSIZIONE FIUME RACCONTA IMPEGNI E APPUNTAMENTI CON POLITICI DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI (DAL RENZIANO BONIFAZI AL GRILLINO DE VITO FINO ALLE CENE CON SALVINI) CHE DOVEVANO FAVORIRE I PROGETTI DELLA SUA SOCIETÀ EURNOVA… “TUTTI I FINANZIAMENTI HANNO LO STESSO OBIETTIVO. NON AVERE NEMICI E AVERE RICONOSCIBILITÀ ALL’ESTERNO”
I Cinque Stelle? «Un problema per il progetto dello stadio». Il Pd? «Un partito con cui dialogare» La Lega? «Lo stesso». I finanziamenti alla politica? «Una grande strategia di marketing alla quale nessun imprenditore si sottrae. A meno di essere un colosso quotato alla borsa di Singapore». I media? «Lo strumento più sicuro per bruciare un piano: quando esce sui quotidiani allora non si fa».
Cinque anni dopo il carcere, in un’aula Occorsio con pochi cronisti, l’imputato di corruzione Luca Parnasi racconta e precisa, descrive ed elenca in una deposizione fiume che a tratti si fa affresco di un’epoca. Nel 2018 l’agenda di Luca Parnasi è fitta di impegni. È da Vanni in via Col di Lana per parlare con l’allora presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito (pentastellato).
È in un ristorante del centro storico per dialogare con il tesoriere Pd dell’epoca, Francesco Bonifazi, circa l’eventualità di offrire il proprio contributo economico che, infine, saranno «centocinquantamila euro» versate all’associazione Eyu. Ci sono poi le messe «in una chiesetta vicino a piazza della Pigna» con Giancarlo Giorgetti che gli presenta Giulio Centemero, l’uomo dei conti della Lega (ma a qualche cena dal carattere più ufficiale fu lo stesso «segretario Matteo Salvini» ad affacciarsi spiega il costruttore).
Parnasi torna su Bonifazi: «Rividi Bonifazi in un incontro casuale al circolo canottieri Aniene e toccai con mano quello che faceva Eyu. Quindi lo rincontrai dieci minuti a Sant’Andrea delle Fratte. La loro fondazione mi sembrava valida. Era nato anche un rapporto tra coetanei, ricordo che mi fu presentato Domenico Petrolo di Eyu e, a quel punto, lo misi in contatto con Talone (Gianluca Talone, un suo collaboratore, imputato, ndr)» Duecentocinquantamila euro andarono invece alla Lega, tramite «Più voci» l’associazione che faceva capo al partito di centrodestra: «I romani a Milano sono visti come marziani.
Io mi considero un po’ tedesco per l’approccio ordinato e metodico nel mio lavoro. Centemero, persona quadrata, mi presentò “Più voci”. Il mio obiettivo era conoscere imprenditori del Nord, quello era un modo». Su questo aspetto il costruttore torna più volte: il suo approccio con la politica è duplice. Da un lato i partiti lo dovrebbero mettere al riparo da possibili terremoti amministrativi, dall’altro gli permettono di farsi conoscere, lo promuovono diciamo così.
C’è però il politico pressante che Parnasi individua nel suo coimputato forzista Adriano Palozzi al quale elargisce cinquemila euro: «Palozzi — spiega — è un tipo corpulento e verace che aveva fatto bene da sindaco di Marino. Era chiaro che, se lo avessi finanziato, lui avrebbe messo la sua funzione al mio servizio. Mi pressava. Lo accontentai. Tutti i finanziamenti hanno lo stesso obiettivo. Non avere nemici e avere riconoscibilità all’esterno». Ce n’è per il vero nemico di Parnasi: l’allora assessore all’urbanistica Paolo Berdini che ridusse le cubature del suo stadio: «Se tutti gli assessori fossero come Berdini le città sarebbero all’età della pietra».
(da Corriere della Sera )
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Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile
AVEVA CRITICATO “MAD VLAD” E IL MINISTRO DELLA DIFESA SHOIGU PER “L’INCOMPETENZA” NELLA GESTIONE DELLA GUERA IN UCRAINA
Igor “Strelkov” Girkin, l’ex ministro della Difesa
dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, nel Donbass ucraino poi annesso unilateralmente da Mosca, è stato arrestato. Segno che, dopo il fallito ammutinamento di Wagner ed Evgenij Prigozhin, le autorità non sono più disposte a tollerare il dissenso contro le forze armate russe.
Finora centinaia di oppositori in Russia erano stati condannati per “discredito delle forze armate russe”, mente i nazionalisti e i cosiddetti “blogger Zeta” avevano goduto di una tacita immunità. Non è più così.
Secondo la politologa Tatiana Stanovaja, fondatrice e direttrice del think tank R.Politik: “Questo è un momento che molti siloviki (esponenti delle forze di sicurezza, ndr) aspettavano con ansia. Strelkov ha superato tutti i confini immaginabili molto tempo fa… L’arresto innegabilmente soddisfa gli interessi del ministro della Difesa. È una diretta conseguenza dell’ammutinamento di Prigozhin: i vertici dell’esercito adesso ha maggiori leve politiche per reprimere gli oppositori nella sfera pubblica”.
Girkin non aveva risparmiato critiche al presidente russo Vladimir Putin e al ministro della Difesa Sergej Shojgu per quello che definiva il loro modo incompetente di gestire la cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina. Soltanto tre giorni fa aveva chiesto che Putin si dimettesse: “Il Paese non sopravviverà ad altri sei anni di questa codarda mediocrità al potere”, aveva scritto martedì sul suo canale Telegram che conta 800.000 iscritti.
Girkin era stato condannato all’ergastolo in contumacia da un tribunale dell’Aia nel novembre 2022 per l’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines avvenuto nei cieli dell’Est Ucraina nel 2014 che aveva provocato la morte di 298 persone.
(da agenzie)
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