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VISIBILIA, CONTI TRUCCATI GIA’ NEL 2016: 3,5 MILIONI DI CREDITI INESISTENTI

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

SANTANCHE’ HA TACIUTO SUI BUCHI DI BILANCIO DELLA SRL GESTITA DAL 2014 AL 2019

C’è un macigno da 3 milioni e mezzo di euro che pende sopra la testa di Daniela Santanchè. È il peso dei crediti falsi verso clienti per pubblicità inesistente che, secondo i consulenti dei pm, Visibilia Srl ha registrato nel bilancio 2016. Ricavi falsi che servivano a nascondere un gigantesco “buco” patrimoniale, in modo da evitare già 7 anni or sono all’attuale ministro del Turismo di dover mettere mano al portafoglio e ripianare il dissesto. Lo sostiene Nicola Pecchiari, il professore della Bocconi specialista in forensica contabile che il 2 novembre ha ricevuto l’incarico di consulenza tecnica sui conti di Visibilia dai pm di Milano Roberto Fontana e Maria Gravina. Con la sua relazione Pecchiari ha dato impulso le indagini per falso in bilancio e bancarotta sul disastrato gruppo editoriale-pubblicitario che dalla fondazione nel 2008 alla fine del 2021 ha visto ai vertici la senatrice di Fratelli d’Italia e smonta la narrazione di Santanchè del 5 luglio in Senato quando ha detto che si sarebbe “aspettata un plauso” per aver messo il suo patrimonio personale a garanzia del ripiano dei debiti di Visibilia. Nel paragrafo 7.3.4 della sua prima relazione del 25 gennaio 2023, “Irregolarità contabili nei bilanci di Visibilia Srl accertate nel bilancio al 31 dicembre 2016”, dalla pagina 47 alla 51 Pecchiari scrive che in quell’ormai lontano 2016 nei conti di Visibilia Srl “i crediti per fatture da emettere includevano un importo inesistente pari a 1,75 milioni, i crediti per note di credito da ricevere includevano un importo inesistente pari a 1,5 milioni e i crediti finanziari verso terzi per 240 mila euro”.
Dal 23 gennaio 2012 sino al 7 agosto 2019 Visibilia Srl ha visto Santanchè come amministratore unico e ancora oggi, pur in liquidazione per mano dell’azionista di minoranza (5%) Antonino Schemoz, il ministro ne è socio al 95%.
Secondo il consulente dei pm i crediti inesistenti gonfiavano per 3 milioni e mezzo il patrimonio di Visibilia Srl che all’epoca era di appena 1,27 milioni, nascondendo un “buco” di 2,22 milioni. In base alla legge, il capitale di Visibilia Srl avrebbe dovuto essere immediatamente abbattuto e ricostituito: ma Pecchiari scrive che “la società ha occultato tale deficit patrimoniale” spostando la cancellazione di gran parte dei crediti falsi al 2019 e 2020.
Sono anche questi i motivi per i quali Santanchè, il compagno Dimitri Kunz, gli amministratori Fiorella Garnero (sorella della ministra), Massimo Cipriani e Davide Mantegazza insieme all’ex sindaco Massimo Gabelli dal 5 ottobre sono iscritti tra gli indagati per le ipotesi di reato di falso in bilancio e bancarotta.
Quei crediti inesistenti hanno avuto anche l’effetto di moltiplicare a catena i falsi. Secondo Pecchiari “il piano industriale usato per valutare l’avviamento a fine 2016” di Visibilia Srl “era di fatto ‘falsato’ perché ipotizzava flussi di ricavi pubblicitari e incassi futuri” per un società che invece era già nel baratro.
Il consulente dei pm scrive che grazie a quei crediti falsi “il conferimento del ramo d’azienda ‘concessionaria’ nel 2019 da Visibilia Srl a Visibilia Concessionaria Srl ha consentito, grazie a una perizia basata su dati previsionali assolutamente irragionevoli e incoerenti, di iscrivere una plusvalenza fittizia” in Visibilia Srl e un avviamento parimenti fittizio nella Concessionaria.
Voci che, se fossero state invece correttamente svalutate, avrebbe portato la Concessionaria a fine 2019 ad avere patrimonio negativo per 2,56 milioni, che la Santanchè avrebbe dovuto ripristinare immediatamente.
Per questi motivi dopo la perquisizione, ispezione e sequestro dei libri contabili avvenuti il 9 novembre 2022, il 2 marzo il Nucleo di Polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano è tornato in Visibilia Srl esibendo il decreto di sequestro delle carte sulle fatture da emettere e sulle note credito da ricevere dal 2014 al 2019 e l’informazione di garanzia sull’indagine penale in corso. Informazione di garanzia che la ministra ha invece smentito di conoscere.
(da Il Fatto Quotidiano)

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QUINDICI ITALIANI SU CENTO FATICANO A METTERE INSIEME IL PRANZO CON LA CENA

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

PERCENTUALE DOPPIA DELLA MEDIA UE

Aumentano i poveri nell’Unione europea e in Italia più che altrove. È quanto emerge dalle rilevazioni dell’Eurostat aggiornate al 2022. L’istituto di statistica europeo considera poveri i cittadini che non possono permettersi un pasto completo (contenente carne, pesce o un equivalente vegetariano) ogni due giorni. In Italia questa condizione riguarda circa 15 persone su 100 mentre la media europea è poco più della metà, l’8,3%. Una percentuale salita di un punto rispetto al 2021. Eurostat segnala poi che considerando le persone a rischio di povertà, nel 2022 la quota a livello Ue è stata del 19,7%, 2,2 punti percentuali in più rispetto al 2021 (17,5%). La percentuale più alta si registra in Bulgaria (44,6%), seguita da Romania (43%) e Slovacchia (40,5%). La quota più bassa riguarda invece Irlanda (5%), Lussemburgo (5,1%) e Cipro (5,6%). L’Italia si colloca al 13esimo posto.
A livello familiare viene presa in considerazione anche la capacità di affrontare spese impreviste, permettersi di pagare una settimana di ferie l’anno, oppure far fronte agli arretrati di pagamento (su rate del mutuo o dell’affitto, bollette, rate di acquisto rateale o altri pagamenti di prestiti). Oltre ai pasti si tiene conto della capacità di mantenere la casa in modo adeguato, avere a disposizione un’auto/furgone per uso personale. A livello personale incide avere o meno una connessione a Internet, poter sostituire i vestiti logori, avere due paia di scarpe della misura giusta (compreso un paio di scarpe per tutte le stagioni). Si guarda inoltre se si può spendere una piccola somma di denaro ogni settimana per se stessi, poter svolgere attività ricreative regolari e infine potersi riunire con amici o famiglia per bere qualcosa insieme.
(da Il Fatto Quotidiano)

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STIPENDI: I DUE MOTIVI PER CUI IN ITALIA SONO COSI’ BASSI

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

RAGIONI E DINAMICHE DEL CALO PIU’ FORTE DEI SALARI TRA I BIG DEL MONDO

Mentre i prezzi sono in continuo aumento, gli stipendi dei lavoratori calano. In Italia, insomma, si guadagna sempre meno. Il nostro paese è la “maglia nera” per i salari tra le grandi economie avanzate del pianeta. È la fotografia scattata dall’Ocse, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, nel suo ultimo rapporto sulle “prospettive sull’occupazione” per l’anno in corso, come abbiamo spiegato qui.
Tra i big del mondo, nel 2023 l’Italia ha registrato il calo dei salari reali (cioè rapportati all’inflazione) più importante rispetto al periodo che ha preceduto la pandemia di covid. La perdita di potere d’acquisto, fa notare l’Ocse, ha un impatto più forte sulle famiglie a basso reddito, che hanno una minore capacità di far fronte all’aumento dei prezzi attraverso il risparmio o l’indebitamento.
Alla fine del 2022, i salari reali in Italia erano calati del 7,3% rispetto al periodo precedente la pandemia. La discesa è continuata nel primo trimestre del 2023, con una diminuzione su base annua del 7,5%, avverte l’organismo internazionale. Secondo le proiezioni Ocse, in Italia i salari nominali, calcolati senza tenere conto dell’aumento dei prezzi, aumenteranno del 3,7% nel 2023 e del 3,5% nel 2024, mentre l’inflazione dovrebbe attestarsi al 6,4% nel 2023 e al 3% nel 2024. Il problema è proprio l’aumento dei prezzi: l’invasione russa dell’Ucraina ha contribuito a un’impennata dell’inflazione, che non è stata accompagnata da una crescita corrispondente dei salari nominali. Di conseguenza, i salari reali sono diminuiti praticamente in tutti i paesi Ocse, ma in Italia più della media. Le più colpite sono le famiglie a basso reddito, che hanno una minore capacità di far fronte all’aumento dei prezzi degli ultimi mesi.
Il problema del mancato rinnovo dei contratti collettivi
I dati sono chiari, dunque. Ma perché in Italia si guadagna sempre meno? Perché gli stipendi sono così bassi?
Ci sono due motivi principali, tralasciando il “fattore Ucraina” che sta contribuendo all’aumento generalizzato dei prezzi.
Un particolare avvertimento viene lanciato all’Italia rispetto ai “significativi ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi (oltre il 50% dei lavoratori italiani è coperto da un contratto scaduto da oltre due anni)”, che – sottolinea l’Ocse – rischiano di “prolungare la perdita di potere d’acquisto per molti lavoratori”.
In Italia, i salari fissati dai contratti collettivi sono diminuiti in termini reali di oltre il 6% nel 2022. Si tratta di un calo particolarmente significativo se si considera che, a differenza di altri paesi, la contrattazione collettiva copre, in teoria, tutti i lavoratori dipendenti.
L’indicizzazione dei contratti collettivi alle previsioni Istat dell’inflazione – al netto dei beni energetici importati (Ipca-Nei) -, recentemente riviste significativamente al rialzo, sottolinea l’organizzazione internazionale, “fa pensare che i minimi tabellari potranno recuperare parte del terreno perduto nei prossimi trimestri”. §
Il punto è che ora i ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi prolungano la perdita del potere d’acquisto per chi lavora. La contrattazione collettiva, sottolinea l’Ocse, può contribuire a mitigare la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori e a garantire una più equa distribuzione dei costi dell’inflazione tra imprese e lavoratori, evitando una spirale prezzi-salari. I dati suggeriscono che nei paesi Ocse “c’è spazio per i profitti per assorbire aumenti salariali, almeno per i lavoratori a bassa retribuzione. I governi dovrebbero, inoltre, riorientare i sostegni messi in piedi nell’ultimo anno in maniera più mirata sulle famiglie a basso reddito”.
La questione del salario minimo
Non è solo questione di contrattazione collettiva, però. Il direttore per l’impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse, Stefano Scarpetta, ritiene che nel nostro paese pesi anche “l’assenza di un salario minimo“, già introdotto in trenta paesi Ocse su 38.
Evocando, tra l’altro, gli effetti della guerra in Ucraina, l’economista sottolinea “l’importanza di avere in momenti come questo un salario minimo, accompagnato da una commissione per valutarne il livello”. Viene citato l’esempio della Germania, che come l’Italia ha una “forte” contrattazione collettiva, il che non ha impedito all’ex cancelliera Angela Merkel di introdurre una forma di salario minimo (partito nel 2015 da 8,50 euro l’ora) anche in risposta alla diffusione dei cosiddetti “mini job”.
Diverse leve possono essere attivate per limitare l’impatto dell’inflazione sui lavoratori e garantire un’equa ripartizione dei costi tra poteri pubblici, imprese e lavoratori. “Il mezzo più diretto per aiutare questi ultimi è quello di aumentare i loro salari, compreso il salario minimo legale, che è fissato dallo Stato”, sottolinea l’Ocse nel suo report. Nei paesi Ocse, in media, i salari minimi nominali “hanno tenuto il passo dell’inflazione grazie a degli aumenti discrezionali o grazie a dei meccanismi di indicizzazione. Al contrario, le retribuzioni negoziate nell’ambito dei contratti collettivi sono diminuite in termini reali, a causa del ritardo legato alla natura scaglionata e relativamente poco frequente delle trattative salariali”, osserva l’organizzazione internazionale.
(da today.it)

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“SALITE, E’ UN ORDINE!”: GIORNALISTI BLOCCATI SUL PRIMO TRENO ROMA-POMPEI PER IL PASSAGGIO DELLA MELONI

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

IMPEDITO AI GIORNALISTI DI FOTOGRAFARE L’ARRIVO DELLA PREMIER PER L’INAUGURAZIONE… PORTE SBARRATE IN FACCIA AGLI INVIATI, CHIUSI DENTRO UN TRENO

Chiusi dentro un treno, con le porte sbarrate, mentre passa Giorgia Meloni. Non sono ancora le 9 del mattino. Il treno speciale per Pompei è fermo al binario 1. Manca ancora mezzora alla partenza. «Signori dovete salire sopra ora» avvertono. I giornalisti sono alla stazione Termini, invitati da Trenitalia, per raccontare il primo viaggio del treno veloce Roma-Pompei. Ci sono alcuni inviati, anche di testate straniere, in pantaloncini, pronti ad affrontare i 40 gradi di torrido tour tra gli scavi. Non tutti sanno che sul treno c’è anche la premier Giorgia Meloni e per questo motivo la sicurezza si fa più severa.
Ci doveva essere anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè, ma alla fine ha disertato, forse per evitare di esporsi alle domande sulle inchieste che la coinvolgono. I giornalisti vengono invitati ripetutamente a restare dentro la carrozza.
Nessuna possibilità di fare una foto, di esercitare il più semplice esercizio di cronaca. I cordoni rossi di Trenitalia delimitano l’area delle delegazioni di governo, ma non basta. I carabinieri e gli addetti dell’azienda delle ferrovie si fanno più inflessibili.
«Salite!» ordinano. Telegiornali, quotidiane, agenzie si ammassano sulle scalette. «Non potete stare qua», intimano. Un carabiniere, uno dei due che presidia l’uscita della carrozza 4, azzarda: «È un ordine».
Sta passando il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. I carabinieri e la security si fanno più solerti. L’addetto di Trenitalia con radio trasmittente e posa da bodyguard si fionda per chiudere gli sportelloni. I giornalisti vengono respinti dentro. Blindati, impossibilitati a mettere il collo fuori per fotografare a 200 metri di distanza l’arrivo della presidente del Consiglio, circondata comunque dalle sue guardie del corpo.
Anche la Rai protesta. Per le immagini ci sono i collaboratori dello staff e i canali ufficiali di Palazzo Chigi. I giornalisti sono bloccati all’interno. Lontani.
(da La Stampa)

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PARLA LA GUIDA TURISTICA CHE HA FERMATO LA RAGAZZA CHE HA SFREGIATO IL COLOSSEO: “I SUOI GENITORI MI HANNO DETTO: CHE MALE C’E’?”

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

“MI HANNO CACCIATO VIA CON UN GESTO DI STIZZA”

Nelle ultime ore una 17enne turista svizzera, in vacanza a Roma con la famiglia, è stata sorpresa da una guida turistica a incidere l’iniziale del suo nome su un basamento del Colosseo.
Un altro sfregio, a pochi giorni da quello compiuto dal 31enne bulgaro residente nel Regno Unito. Chi ha fermato e filmato la giovane è la guida David Battaglino, dell’agenzia City Walkers, che a Repubblica Roma racconta: «È la prima volta che sono riuscito a filmare un atto vandalico al Colosseo ma in sei anni ne ho visti a decine, c’è anche chi stacca parti del muro. Mi hanno anche sputato una volta perché ho rimproverato un ragazzo».
I genitori della ragazza alla guida: «Solo una ragazzina, non sta facendo nulla di male»
«Stavo facendo il tour al Colosseo con il mio gruppo. E un ragazzo messicano – spiega Battaglino – mi ha fatto un cenno per indicarmi quella ragazza. Ho continuato a parlare col gruppo e col cellulare ho ripreso la ragazza e dopo qualche secondo il mio gruppo mi ha applaudito. A lei, in inglese, ho detto: ‘Vuoi un applauso?’. La giovane ha compreso che era finita nel mirino di chi l’arte la tutela e si è allontanata per andare verso la famiglia».
«Ho detto ai genitori che quel che aveva fatto la figlia era illegale e loro con un gesto di stizza mi hanno cacciato via. Ho detto al gruppo che avrei indicato la famiglia alla vigilanza, li ho fotografati e seguiti e ho subito raggiunto la vigilanza per indicarglieli», ha aggiunto la guida. I genitori hanno cercato di minimizzare: «È solo una ragazzina, non stava facendo nulla di male». La giovane invece è finita in caserma con la famiglia. Ora dovrà affrontare una denuncia da parte dei carabinieri di Piazza Venezia.
(da Open)

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CELLULARE SEQUESTRATO A LA RUSSA JR: LA RICERCA PER PAROLE CHIAVE NELLE CHAT E L’ACCERTAMENTO IRRIPETIBILE PRIMA DELLA RICHIESTA AL SENATO

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

IL PADRE DELLA PRESUNTA VITTIMA: “LA MANCATA CONSEGNA SPONTANEA DELLA SIM DIMOSTRA LA VOLONTA’ DI NASCONDERE QUALCOSA”

Dopo un venerdì convulso, che è culminato con il decreto di sequestro del cellulare di Leonardo Apache La Russa in Procura ma senza la sim, indirettamente collegata al padre, ora i magistrati studiano le prossime mosse. L’obiettivo dei pm ora è cercare nelle chat del 19enne, nell’app di messaggistica e nei social, per ricostruire quanto accaduto la sera del 18 maggio scorso all’Apophis di Milano. Ma evitando qualsiasi scambio con il padre Ignazio La Russa in quanto con «soggetto tutelato dalle garanzie costituzionali».
In quel caso, andrebbe richiesta l’autorizzazione del Senato, una possibilità che i magistrati non escludono nei prossimi giorni. Ma intanto l’attenzione è concentrata sul dispositivo, consegnato senza sim, e nel quale potrebbero essere rimaste tracce digitali utili all’indagine.
La ricerca per parole chiave
Secondo quanto riferisce il Fatto Quotidiano, nel decreto di sequestro lungo poco più di una pagina viene fatto esplicito riferimento all’uso di parole chiave per circoscrivere meglio la ricerca sul dispositivo. Ora gli inquirenti stanno individuando con cura quali saranno le parole sulle quali basare la ricerca – e gran parte delle indagini. Verrà poi disposto l’accertamento irripetibile, in presenza di un consulente della difesa, e avviata l’analisi sulla copia forense.
L’attenzione si concentrerà sulle chat, da WhatsApp e Telegram ai messaggi diretti sui social come Instagram e Messenger. Anche se cancellati, una traccia digitale rimane impressa sull’apparecchio.
Due i paletti: la ricerca per parole chiave e il limite di eventuali elementi che possano violare le garanzie costituzionali dell”articolo 68. Quegli elementi verrebbero subito scartati, a meno che non venissero considerati utili all’indagine. In quel caso potrebbero rientrare in una successiva richiesta al Senato per accedere e utilizzare quei materiali. Le indagini proseguiranno poi con l’ascolto dei testimoni, che potrebbero essere quasi un centinaio. Dai loro racconti potrebbe emergere il quadro completo che. andrà a colmare anche le lacune nei ricordi della giovane che ha denunciato la violenza sessuale.
Il padre della presunta vittima: «Consegni la sim»
La formula individuata dagli inquirenti per superare eventuali impedimenti costituzionali, ossia la consegna del dispositivo senza sim, non soddisfa il padre della presunta vittima.
«Prendo atto della mancata spontanea consegna della sim del telefono coinvolto», riporta la Repubblica, «vista la delicatezza degli eventi, ritengo che questo fatto sia la dimostrazione di una volontà di nascondere qualcosa. Soprattutto da parte di chi predicava l’abolizione delle immunità parlamentari, come scritto sui giornali, figuriamoci davanti a un asserito reato di violenza sessuale».
(da Open)

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“DELEGATO AI FATTI SUOI”: IL MELONIANO GIANMARCO MAZZI E’ SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA, MA SI MUOVE DA AGENTE DI MASSIMO GILETTI. SI OCCUPA DI SPETTACOLI DAL VIVO

Luglio 15th, 2023 Riccardo Fucile

SI AGGIRA AL FESTIVAL SANREMO COME SE FOSSE (ANCORA) DIRETTORE ARTISTICO. E’ NORMALE?

Da quando tutto questo è “normale”? E’ sottosegretario alla Cultura, ma si muove da agente di Massimo Giletti. Si occupa di spettacoli dal vivo e sta per scrivere la nuova legge sugli spettacoli dal vivo.
Tratta l’Arena di Verona come se fosse la sua villa di campagna, siede (ancora) nel cda della Fondazione Casa dei cantautori e si aggira al Festival Sanremo come fosse (ancora) direttore artistico. E’ normale? Quando si fa il nome di Gianmarco Mazzi la risposta immediata è: Mazzi, chi?
Ha la delega alla musica, ed è il sottosegretario “assolo”, il patriota, il deputato di FdI, delegato ai fatti suoi. Prima ancora di essere eletto, aveva chiesto di ricevere questa carica esclusiva, forte della sua competenza e delle sue relazioni con agenti come Lucio Presta, Ferdinando Salzano, protagonisti del settore, e in passato, compagni d’armi, soci, di Mazzi. E’ normale?
E’ da inizio legislatura che Mazzi sta infrattato. Il ministro Gennaro Sangiuliano e il sottosegretario Vittorio Sgarbi attirano tutte le attenzioni e gli hanno costruito lo schermo perfetto.
Come un sottosegretario alla Cultura possa rappresentare un artista come Giletti, sfugge a qualsiasi uomo di equilibrio. Da sottosegretario, Mazzi, ha continuato ad avere un contratto da agente che La7 ha definito “superato”, dopo la sua nomina. Non per lui. Mazzi voleva ancora essere pagato da La7 e ha chiesto pure pareri.
La verità è che Mazzi non ha mai voluto rinunciare a quella che resta la sua principale attività: l’impresario. Blindato nel collegio di Padova, eletto con FdI, la sua città natale è Verona. In questa città si è mosso come un podestà grazie al controllo, unico, che ha avuto di quel monumento che è l’Arena.
Dal 2007 al 2012 è direttore artistico dell’Arena, ma l’ex sindaco, Flavio Tosi, ne argina il potere. Quello vero, il potere, lo riceve a partire dal 2017, con il sindaco Federico Sboarina, ed è durato, formalmente, fino allo scorso settembre. Di fatto, prosegue ancora.
In quegli anni Mazzi è stato amministratore unico di Arena di Verona srl. Mazzi aveva la potestà di decidere quali artisti far esibire e per quante serate. L’anno scorso, a Ferdinando Salzano, produttore della FP Group (insieme a Mazzi, in passato, ha allestito Giulietta e Romeo di Riccardo Cocciante) sono andate ben 36 serate su 56. E’ normale?
Nel 1981, entra a far parte della famiglia della Nazionale cantanti (invenzione di Gianluca Pecchini) e da allora comincia a frequentare il mondo della musica italiana fino a scalarlo. E’ un giovane del Fuan, ed è amato da Ignazio La Russa, vero direttore generale della destra. Nel giro di dieci anni, Mazzi aggancia Mogol, Morandi, Barbarossa, passando per Adriano Celentano, fino al salto definitivo nel 2004.
Diventa direttore artistico di Sanremo nell’edizione condotta da Paolo Bonolis, artista rappresentato da Lucio Presta, agente che con la sua società Arcobaleno Tre contende il mondo dello spettacolo televisivo a Beppe Caschetto. Mazzi, per sei anni, immagina e impagina Sanremo. Prende per mano politici, li accompagna personalmente a sedere. E’ un metodo.
Il 25 marzo 2023, Checco Zalone debutta, con il suo spettacolo, al Teatro Brancaccio di Roma, e in prima fila arriva Giorgia Meloni. A scortarla è Mazzi che lo spettacolo di Zalone lo ha prodotto insieme a Lucio Presta.
La lunga attività di Mazzi è a sua volta un corridoio di società che negli anni ha aperto, chiuso, liquidato. Le ultime visure camerali ne attestano otto. Nel 2015, Open Mind (società costituita nel 2012 e che aveva come soci Presta e Mazzi) viene cancellata. Si possono cancellare anche le relazioni?
Da sottosegretario alla Cultura, poche settimane fa, Mazzi si è battuto per la riconferma della soprintendente della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia, soprano, e candidata, nel 2017, come capolista di FdI. La nomina è passata sopra la testa del sindaco di Verona, Damiano Tommasi, che siede in cda, come presidente della Fondazione Arena di Verona, e che ha parlato “di operazione sprezzante da parte del governo”.
Il resto è cronaca recente. Gasdia, senza avvisare il sindaco, procede infatti al rinnovo dei vertici di Arena di Verona Srl e scatena quella che è già una battaglia giuridica con Tommasi. E’ normale?
Mazzi, con la sua delega alla musica, si accinge invece a legiferare sugli spettacoli dal vivo, lui che vive di “assoli”. Come opera è evidente, come ha operato, adesso, è noto, come dice, un produttore musicale, da anni costretto ad accettare l’egemonia Mazzi, “con lui ogni limite era già stato superato”.
(da il Foglio)

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LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA È UNA PICCONATA AL PANTHEON DI GIORGIA MELONI

Luglio 15th, 2023 Riccardo Fucile

LA MELONI È IN GROSSA DIFFICOLTÀ DI FRONTE ALLA PROPOSTA DI ABOLIRE IL REATO DI CONCORSO ESTERNO. AL PUNTO CHE POTREBBE DISERTARE LA CERIMONIA DI RICORDO DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO, IL 19 LUGLIO

Questo 19 luglio poteva essere il giorno della grande incoronazione di Giorgia Meloni da parte di un pezzo del mondo dell’antimafia, che l’ha vista crescere e al quale lei ha aderito da ragazza.
Ma l’anniversario della strage di Via D’Amelio, dove perse la vita il magistrato Paolo Borsellino, un volto da sempre nel pantheon della destra, rischia di diventare una grana per la prima presidente del Consiglio. Perché proprio quel mondo nel quale si è formata e che è il suo riferimento, oggi si sente tradito dal suo governo. Ma in fondo anche da lei stessa, che in passato ha partecipato più volte alla fiaccolata del 19 luglio organizzata dalla destra siciliana come contraltare alle manifestazioni istituzionali e a difesa del “suo” Borsellino.
Le frasi del ministro Carlo Nordio sull’abolizione del reato di concorso esterno, tema caro alla Forza Italia di Silvio Berlusconi, che in Sicilia significa Marcello Dell’Utri condannato per mafia. Gli applausi di un pezzo del governo per la sentenza di assoluzione di Mori, Contrada, Dell’Utri e De Donno nel processo sulla trattativa. Lo scontro con la magistratura sugli stessi temi cari ai berlusconiani e in piena continuità con il centrodestra degli ultimi trent’anni. Non solo Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato], ma anche un pezzo della destra che è riferimento della presidente del consiglio oggi non si sente in sintonia con il governo di Giorgia Meloni.
Con il governo di chi il 28 ottobre scorso, nel discorso di insediamento al Parlamento, diceva : “Ho iniziato a fare politica a 15 anni, il giorno dopo la strage di via D’Amelio, nella quale la mafia uccise il giudice Borsellino. Il percorso che mi ha portato oggi a essere presidente del Consiglio nasce dall’esempio di quell’eroe”. Meloni ha citato Borsellino per rimarcare l’essersi formata partendo da quella destra che ha sempre amato Borsellino. Il giudice che da studente era stato un componente del Fuan, l’organizzazione giovanile del Movimento sociale.
Il giudice che quel 19 luglio del 1992, prima di essere ucciso dal tritolo piazzato dagli uomini di Totò Riina davanti alla casa della madre, era stato a pranzo a Villagrazia di Carini nella villa di Giuseppe Tricoli, storico missino: il figlio di Tricoli, Marzio, era molto legato ai figli di magistrato. La destra e Borsellino, con l’amico fraterno Giovanni Falcone che lo chiamava scherzando “il camerata”. Una certa destra, però: il giorno dei funerali di Borsellino l’unico politico ammesso dalla famiglia fu Gianfranco Fini, ex missino e maestro di Giorgia Meloni.
Ecco perché questo 19 luglio per Meloni poteva essere un giorno che chiudeva il cerchio della sua ascesa politica.
Invece lei stessa non sa se ci sarà alla cerimonia in ricordo della strage e sicuramente per l’evento organizzato a Palermo da Fratelli d’Italia manderà solo un audio messaggio. Perché tanta freddezza e incertezza? Fabio Granata, promotore della prima fiaccolata per Borsellino insieme a Tricoli e agli allora giovanissimi, oggi onorevoli, Raoul Russo e Carolina Varchi, fa capire certi umori di questa destra: “Da Meloni e dal suo governo ci aspettavamo qualcosa di diverso: non le frasi di Nordio sull’abolizione del reato di concorso esterno e non gli applausi per la sentenza di assoluzione del processo sulla trattativa Stato-mafia – dice – pensavamo che con lei al governo si sarebbe respirata aria nuova”.
Anche dalla famiglia Borsellino trapela una certa delusione. Salvatore Borsellino avrebbe gradito la nomina della Varchi a presidente della commissione nazionale Antimafia, forse anche per suggellare la storia dei ragazzi della fiaccolata. E poi, soprattutto, a creare certi disaccordi sono gli atti conseguenti al discorso di Meloni in Parlamento. Lo scarto non c’è stato e il 19 luglio non ci sarà comunque alcuna incoronazione di Giorgia Meloni da parte di questo “suo” mondo.
(da La Repubblica)

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BRUTTE NOTIZIE DA BANKITALIA: A PRIMAVERA LA RICCHEZZA NAZIONALE HA SMESSO DI CRESCERE. NEL 2024 IL PIL SALIRÀ SOLO DELLO 0,9%

Luglio 15th, 2023 Riccardo Fucile

LA STIMA TIENE CONTO DEL CALO PROGRESSIVO DELL’INFLAZIONE E DEI MAGGIORI INVESTIMENTI PUBBLICI DEL PNRR, DANDO PER SCONTATO CHE VENGANO “MESSI A TERRA”. SE COSÌ NON FOSSE, SAREBBERO GUAI

Nel secondo trimestre di quest’anno la crescita della ricchezza nazionale si è arrestata, certifica la Banca d’Italia. Che sempre ieri ha registrato un nuovo record assoluto del debito pubblico italiano che a maggio ha raggiunto quota 2.816,7 miliardi di euro, 59,8 in più della fine del 2022. In pratica, secondo le stime, si tratta di 47.862 euro a italiano, 107.483 a famiglia.
La frenata di primavera, stando all’ultimo Bollettino di previsione diffuso ieri da via Nazionale, è dovuta essenzialmente alla diminuzione della produzione manifatturiera, frenata in particolare dall’indebolimento del ciclo industriale globale, e delle attività nel settore delle costruzioni. «In attesa che lo stimolo derivante dal Pnrr si dispieghi pienamente», infatti, l’attività nel settore dell’edilizia si sarebbe ridotta «risentendo della graduale attenuazione degli effetti degli incentivi fiscali legati al superbonus 110%».
Dal lato della domanda il Pil sarebbe stato sostenuto ancora dai consumi, soprattutto dai servizi a partire da quelli turistico ricreativi. E per fortuna che già nel primo trimestre di quest’anno avevamo acquisito un bel +1,3% di crescita, livello che la Banca d’Italia conferma per l’anno in corso, mentre rivede al ribasso le stime del 2024, quando il Pil salirà appena dello 0,9% (anziché dell’1,1 previsto dal governo), e quelle del 2025 (+1%).
Insomma dopo il boom del 2021-2022 iniziamo a decelerare tornando ad una crescita sotto il punto percentuale. È la maledizione dello zero virgola che ci perseguita da decenni ormai. La colpa di questa frenata viene individuata essenzialmente in un fattore: l’indebolimento della dinamica degli investimenti privati, che si accentuerebbe nella seconda metà di quest’anno e nel 2024 per effetto dell’aumento dei tassi di interesse e dell’irrigidimento delle condizioni di accesso al credito.
L’impatto sul Pil potrebbe essere anche più rilevante se non fosse compensato dal calo progressivo dell’inflazione e dai maggiori investimenti pubblici programmi nel Pnrr, che (sottinteso) la Banca d’Italia da per scontato che vengano messi a terra. Altra incognita tutta da verificare.
Quanto ai prezzi al consumo in primavera l’inflazione è ancora scesa (pur restando su livelli molto elevati), grazie alla decisa diminuzione della componente energetica che si è riflessa sui beni alimentari, su quelli industriali non energetici e a giugno anche in parte sui servizi. Quest’anno l’aumento dei prezzi sarebbe pari al 6% e poi scenderebbe al 2,3 nel 2024 ed al 2% nel 2025.
(da la Stampa)

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