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TAJANI È STATO APPENA ELETTO SEGRETARIO E GIÀ PENSANO A COME FARGLI LE SCARPE

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

LA CORRENTONA DI LICIA RONZULLI PREPARA UNA CANDIDATURA ALTERNATIVA AL CONGRESSO DEL PROSSIMO ANNO… AL CONSIGLIO NAZIONALE ERA ASSENTE MARTA FASCINA, MA I SUOI “BOYS” SI MUOVEVANO COME UNA FALANGE

Nella sala dove si consuma il pranzo, si vedono plasticamente i rapporti di forza del congresso venturo, straordinariamente sbilanciati a favore di Tajani, che ha il sostegno della famiglia Berlusconi e che ha portato a casa il primo round sui tempi della contesa («Prima delle Europee»), che l’ala Ronzulli-Mulè-Cattaneo avrebbe volentieri dilatato fino a dopo il voto.
Da quest’ultimo fronte verrà fuori una candidatura alternativa, probabilmente una donna, che sia la stessa Ronzulli o una carta da pescare nella società civile; in ogni caso si paleserà nelle prossime settimane, comunque prima della fine dell’estate.
I giovani leoni segnati dal marchio «area Fascina» — Alessandro Sorte, Stefano Benigni, Tullio Ferrante — si muovono come una falange e discettano di tessere, delegati ai congressi, del loro peso specifico nel fronte Tajani, dove puntano a unire le forze di Lombardia e Campania.
«Non lasceremo nessun pezzo per strada», dicono. Un pezzo di delegati del Centro-Sud in realtà si era perso, all’inizio della giornata, ritardando l’inizio del consiglio nazionale.
Qualche anonimo bontempone forzista, forse come omaggio alla predilezione di Berlusconi per le barzellette, ne aveva creato una vivente, scambiando le etichette adesive dell’ascensore dell’albergo.
E così più d’uno era finito suo malgrado a cercare il consiglio nazionale sull’uscio della rinomata sala massaggi dell’hotel, prima di venire spedito dagli inservienti due piani più sotto.
(da Il Corriere della Sera)

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MARCO TRAVAGLIO: “È POSSIBILE CHE IL SENATO, PRESIEDUTO DAL PADRE DELL’INDAGATO, DEBBA PRESTO VOTARE SU UNA O PIÙ RICHIESTE DEI PM CHE INDAGANO SUL FIGLIO”

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

SARÀ DURA INTONARE IL CORETTO DELLA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA. CHE FARÀ IL PARTITO CHE FINO ALL’ALTROIERI INVOCAVA PER GLI STUPRATORI 40 ANNI DI GALERA E LA CASTRAZIONE CHIMICA? RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A METTERSI NEI GUAI DA SOLI UN’ALTRA VOLTA?

Un minuscolo rettangolino di plastica rischia di incenerire il pochissimo che resta di uno dei rarissimi pregi della destra postfascista: quello che i fessi chiamano “giustizialismo” e che invece è (anzi era) solo legalitarismo. Quello che portò il giovane Borsellino a iscriversi al Fronte della Gioventù e a frequentarne le feste fino al 1990.
Quello che nel 1992 portò il Msi dalla parte del pool Mani Pulite e contro l’immunità parlamentare (abolita nel ’93 a furor di popolo su pressione soprattutto di Lega e Msi). Quello che, dopo troppi compromessi, tornò in mente a Fini nel 2010, quando ruppe con B. sulla lotta alla mafia e all’impunità.
Il rettangolino di plastica è la scheda sim dello smartphone consegnato l’altroieri da Leonardo Apache La Russa ai pm milanesi. La sim è intestata alla società che controlla lo studio legale La Russa, di cui il presidente del Senato è azionista.
Con un’interpretazione molto generosa dell’articolo 68 della Costituzione, la Procura ha ritenuto che la sim non potesse essere sequestrata senza il permesso del Senato, anche se la usava solo Leonardo.
E anche se l’immunità rimasta copre solo i parlamentari e solo per intercettazioni, misure cautelari e processi per opinioni e voti espressi nell’esercizio delle funzioni: non gli oggetti a essi riferibili in uso ad altri. Altrimenti che si fa se un eletto compra un’auto e la presta a qualcuno che investe un passante e lo ammazza o fa una rapina in banca?
Ma ora, se scopriranno che sullo smartphone manca qualcosa di utile all’indagine che può essere memorizzato solo sulla sim, chiederanno al Senato l’autorizzazione a sequestrarla. E ad acquisire chat su (o con) Ignazio e tabulati telefonici.
Quindi è possibile che il Senato, trasformato in Fort Apache e presieduto dal padre dell’indagato, debba presto votare su una o più richieste dei pm che indagano sul figlio. Con lunga scia di imbarazzi per Meloni e FdI, ma anche per Lega e FI. Sarà dura intonare il coretto della persecuzione giudiziaria, trattandosi di verificare la denuncia di una ragazza che sostiene di essere stata stuprata. Non da un parlamentare sacro e inviolabile, ma da un cittadino comune.
Che farà a quel punto il partito che fino all’altroieri, per bocca di Meloni, Santanchè e pure La Russa, invocava per gli stupratori 40 anni di galera e la castrazione chimica?
Riusciranno i nostri eroi a mettersi nei guai da soli un’altra volta, o già oggi La Russa padre e figlio correranno in Procura per cacciare la sim?
Marco Travaglio
(da il Fatto Quotidiano)

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LA SURREALE GIORNATA VISSUTA OGGI DAI GIORNALISTI CHE HANNO DOVUTO SEGUIRE GIORGIA MELONI A POMPEI: TRATTATI COME COMPARSE, MANCO FOSSIMO NELLA CINECITTÀ DEL DOPOGUERRA

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

L’EFFETTO È QUELLO DEL CINEGIORNALE LUCE: ENTRANO SOLO QUELLI CHE LAVORANO PER LE VELINE DI REGIME, GLI ALTRI (TG1 COMPRESO) POSSONO ASPETTARE FUORI, DOVE FANNO 40 GRADI

Sarà stato un modo, davvero singolare, di festeggiare i 40 anni del film di Renzo Arbore “F.F.S.S. Cioè che mi hai portato fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” oppure quella del ministro Genny Sangiuliano andata in scena domenica è una semplice cafonata da intitolare “F.F.S.S. Cioè che mi hai portato a fare a Pompei se non mi fai vedere gli scavi?”
Già, perché con un treno graziosamente concesso da Luigi Ferraris, il numero uno di Ferrovie, da Roma Termini a Pompei, facendo una sosta a Napoli, sono stati condotti all’area archeologica tantissimi giornalisti, attirati dalla possibilità di vedere gli scavi e i più recenti restauri, quelli tanto propagandati da Massimo Osanna, “il direttorissimo dei musei italiani”.
Già alla partenza ecco i primi problemi: c’è Giorgia Meloni, presenza anticipata dal quotidiano “Il Mattino”, e la sicurezza è stata aumentata a livelli esponenziali. Qualcuno prega: “Mi sembra di tornare ai tempi di Mario Sechi, quando non funzionava nulla, come all’esordio con la conferenza di Cutro, in Calabria”.
Esortazione inutile: Sechi appare all’improvviso, c’è, si fa notare, sta sempre accanto alla premier e, dicono i bene informati, “deve parlare con Arianna Meloni”. I maligni subito dilagano: “Mi sa che con gli Angelucci gli è andata male e torna all’ovile di Palazzo Chigi”, è l’affermazione più gettonata.
Non c’è Daniela Santanché, e i più astuti dicono: “Giorgia, con questa mossa, si presenta nei fatti come ministro ‘ad interim’ del turismo, Danielona ce la siamo giocata, è stato un dis-piacere”.
Giornalisti trattati come comparse, della serie “nun te move, fermate lì che sinnò te corco, ce sta er nastro che non devi oltrepassà”, manco fossimo nella Cinecittà del dopoguerra.
Viaggio sul filo dei 300 km/h, tranne dopo Napoli quando si deve marciare a passo d’uomo passando per Torre Annunziata, fino a quando il treno è stato parcheggiato nella stazione, con le ovvie proteste della popolazione indigena che è stata costretta ad aspettare il passaggio dei vip con i pullman fino agli scavi.
La promessa di visitare Pompei? Totalmente rimangiata: solo i vip entrano, con Gennarino o’ministro che scorta, dal suo piccolo, la Meloni, e poi Osanna, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato, l’ex numero uno di Federterme Costanzo Jannotti Pecci (quello che appena insediato all’Unione Industriali di Napoli ha visto scappare i migliori associati, tra tutti Nicola Arnone di Acqua Lete) e varia umanità, utile per le prossime elezioni alle quali si presenterà Sangiuliano.
Da Roma erano arrivati alcuni decani del giornalismo, come Wolfgang Achtner per la stampa estera, e Mimmo Frassineti, gigante della fotografia dedicata all’arte. Niente da fare: tutti fuori, in attesa dell’uscita delle autorità, tra le sfogliatelle De Vivo e bottiglie d’acqua.
Nemmeno il Tg1 viene fatto entrare: Massimo Mignanelli attende con ansia e nel frattempo si disseta. Altri tirano giù tutti i santi del paradiso. L’effetto è quello del Cinegiornale Luce: entrano solo quelli che lavorano per Palazzo Chigi e per il ministero, per le veline di regime, gli altri possono aspettare fuori, dove fanno 40 gradi. Alcuni progettano di attraversare la strada per entrare nel Carrefour, “almeno lì farà fresco”.
Il tour melonian-sangiulianesco è lungo: gli operatori tv e i fotografi travolgono le transenne e si scatena il putiferio.
Brevi dichiarazioni, i politici scappano a bordo di auto blu sotto gli occhi compiaciuti della cerimoniera di Ferrovie, Olivia Tassara. A proposito, molti chiedono “chi è quel signore alto sempre accanto a Gennarino, che non lo molla un attimo e sale in auto con lui?” La risposta ve la diamo noi, è Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura. La vogliamo fare o no una stagione di grandi concerti a Pompei?
(da Dagoreport)

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CONTE ATTACCA: “GRAVE CHE LA MELONI ALZI LA CONFLITTUALITA’ CON LA MAGISTRATURA”

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

“VUOLE GARANTIRE L’IMPUNITA’ ALLA SUA CRICCA”

“Meloni ci ha precipitato nell’ennesima conflittualità con la magistratura. Vuole garantire l’impunità ai suoi sodali e alla sua cricca”.
Ad accusare la premier è Giuseppe Conte che, intervenendo a SkyTg24, si inserisce nelle polemiche suscitate dal ministro Carlo Nordio e dalla sua riforma della giustizia, nonché dalle accuse contro le toghe sulle inchieste in corso riguardanti esponenti del governo che ha suscitato l’immediata e sdegnata reazione dell’Anm. Per non parlare della nota di Palazzo Chigi (rivendicata nei giorni scorsi da Meloni e dallo stesso Guardasigilli) contro i magistrati che indagano sui casi Santanchè e Delmastro, accusati di “di svolgere un ruolo attivo di opposizione” con le loro inchieste.
“Qualcuno si è illuso che ci fosse una svolta, che si potesse impostare un discorso nuovo, di corretta ripartizione di poteri tra legislativo, esecutivo, giudiziario, superato il conflitto d’interessi che faceva capo”, spiega il leader del Movimento 5 Stelle.
“Meloni – ha proseguito – ci ha precipitato nell’era di massima conflittualitàcon la magistratura. La magistratura che sta indagando su Santanchè e Delmastro è stata tacciata di fare le indagini perchè si sarebbe aperta la campagna per le Europee”. Parole, quelle della premier, che per Conte sono inaccettabili, così come “è inaccettabile la presidente alzi questa soglia di conflittualità massima per garantire un regime di impunità ai suoi sodali e alla sua cricca”.
Poi attacca Nordio rispetto alla sua volontà di rimodulare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa: Il ministro – dice – va a smantellare i regimi di legalità e di contrasto alla mafia. Addirittura, vuole cancellare il concorso esterno. Ma stiamo scherzando?”.
Salario minimo
Conte, che ieri non ha partecipato all’iniziativa del Pd a Napoli sul salario minimo, ha poi parlato della proposta di legge delle opposizioni per la retribuzione di 9 euro l’euro che la maggioranza in settimana si prepara ad archiviare. “Al governo non daremo mai tregua sul salario minimo legale – avverte il 5S – E se adesso si macchieranno di questa grave responsabilità, noi persevereremo e ne faremo un cavallo di battaglia per il futuro del nostro Paese”. Il leader dei pentastellati ha manifestato il suo “rimpianto per non essere riuscito a fare approvare la norma sul salario minimo” nei due governi di cui è stato premier. “Non c’è stato mai il consenso necessario in Parlamento, e oggi che le opposizioni su questa battaglia ci sono, non c’è il governo, che avrebbe la prima responsabilità’ di rispondere alle esigenze del Paese e invece taglia il reddito di cittadinanza per poi introdurre una social card, a lavoratori sottopagati che hanno buste paga di due, tre, quattro euro lordi l’ora risponde che vuole ragionare sulla contrattazione collettiva e vedere il welfare nel suo complesso. Li prende in giro”.
(da agenzie)

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NON C’E’ PACE PER IL COLOSSEO: UN ALTRO TURISTA SORPRESO A GRATTARE IL LATERIZIO

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

E’ IL TERZO IMBECILLE IN UN MESE, SI TRATTA DI UNO STUDENTE TEDESCO

Non c’è due senza tre. Dopo il 27enne inglese e la ragazza svizzera, ieri pomeriggio un altro turista è stato denunciato dai carabinieri del comando di piazza Venezia, a Roma, per deturpamento al Colosseo.
Si tratta di uno studente tedesco di 17 anni, in visita nella Capitale accompagnato da un insegnante. I militari sono intervenuti su richiesta del personale di vigilanza del Parco Archeologico del Colosseo, denunciando e sanzionando il giovane turista tedesco.
Il ragazzo era stato sorpreso pochi minuti prima mentre grattava una parete del piano terra del Colosseo, deteriorando una parte del laterizio. Si tratta del terzo caso in poche settimane.
Il primo, risalente al 26 giugno scorso, ha avuto come protagonista Ivan Dimitrov, un 27enne di origini bulgare ma residente in Gran Bretagna che è stato filmato mentre incideva sul monumento il suo nome e quello della fidanzata. «Ammetto con profondissimo imbarazzo che solo in seguito a quanto incresciosamente accaduto ho appreso dell’antichità del monumento», si è giustificato l’uomo in una lettera di scuse inviata al sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Il 14 luglio è toccato poi a una 17enne svizzera, sorpresa in video mentre incide le sue iniziali sul laterizio. In quel caso, a fermare la giovane è stato David Battaglino, una guida turistica, che ha raccontato: «È la prima volta che sono riuscito a filmare un atto vandalico al Colosseo ma in sei anni ne ho visti a decine, c’è anche chi stacca parti del muro».
(da agenzie)

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JANE BIRKIN TROVATA SENZA VITA NELLA SUA CASA DI PARIGI

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

L’ATTRICE E CANTANTE FRANCESE DI ORIGINI INGLESI AVEVA 76 ANNI

E’ morta a 76 anni Jane Birkin, cantante e attrice britannica naturalizzata francese. Secondo le prime notizie, è stata trovata senza vita nella sua casa parigina. Nata il 14 dicembre 1946 a Londra, Jane Birkin è nota per la sua lunga relazione, anche artistica, con il cantante e compositore francese Serge Gainsbourg negli anni 60 e 70.
Il suo esordio nella musica quando ha cantato in un musical esortata dal compositore inglese John Barry, autore delle musiche dei film di James Bond, che ha poi sposato a 19 anni. Da questo matrimonio ha avuto la sua prima figlia, Kate Barry, nata nel 1967 e morta suicida nel 2013.
Il suo esordio cinematografico è stato nel 1965 con Non tutti ce l’hanno di Richard Lester, ma è con il film seguente, Blow-Up di Michelangelo Antonioni (1966), e con la scena in cui compare in topless, che la Birkin ha raggiunto la celebrità, diventando un’icona della swinging London grazie al suo corpo androgino e alla sua femminilità sensuale.
Arrivata in Francia quando aveva 21 anni, Birkin iniziò a recitare nel cinema francese. Fu durante le riprese del film Slogan nel 1968 che conobbe Serge Gainsbourg. La loro collaborazione musicale produsse uno dei brani più celebri e controversi degli anni 60, Je t’aime… moi non plus del 1969.
La canzone, caratterizzata dai sussurri sensuali e provocatori, suscitò scalpore a causa del suo contenuto esplicito e fu addirittura vietata in alcune radio. Nonostante le controversie, divenne un grande successo internazionale.
Jane Birkin ha continuato a registrare album come solista nel corso degli anni, spaziando tra vari generi musicali, tra cui il pop, il jazz e la musica folk. Ha collaborato con numerosi artisti di fama internazionale, tra cui Michel Legrand, Francoise Hardy e Brian Molko dei Placebo.
Dopo la separazione da Serge Gainsbourg nel 1980, quando la figlia Charlotte della coppia aveva solo 9 anni, Jane Birkin si è legata al regista francese Jacques Doillon. Dalla loro relazione è nata nel 1982 una terza figlia, Lou Doillon, che diventerà a sua volta una modella, cantante e attrice.
Oltre alla sua carriera musicale, Jane Birkin è stata anche un’icona di stile e un simbolo di eleganza senza tempo. Il suo contributo alla moda è stato tale che l’azienda di moda Hermès nel 1984 ha creato la celebre borsa “Birkin Bag” ispirata proprio a lei, diventando uno dei simboli di lusso più iconici e ambiti al mondo.
Nel corso della sua carriera, Jane Birkin ha continuato a recitare sia al cinema che in televisione, lavorando con registi di fama come Bertrand Tavernier, Jacques Rivette, Alain Resnais, James Ivory e Agnès Varda. Ha anche dedicato tempo all’attivismo, sostenendo diverse cause umanitarie e ambientali.
(da agenzie)

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“NORDIO OFFENDE LA MEMORIA DI BORSELLINO. È INACCETTABILE”: L’EX DEPUTATO FABIO GRANATA, STORICO ESPONENTE DELLA DESTRA SICILIANA E PROMOTORE DELLA FIACCOLATA IN MEMORIA DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO, ATTACCA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, CHE VUOLE CANCELLARE IL CONCORSO ESTERNO: “È UNO STRUMENTO IMPORTANTISSIMO”

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

“NORDIO OFFENDE LA MEMORIA DI BORSELLINO. OGGI MELONI NON POTREBBE PARTECIPARE ALLA FIACCOLATA”

“Quello del concorso esterno è uno strumento importantissimo, non a caso individuato proprio da Falcone e Borsellino. È inaccettabile che il problema del ministro della Giustizia non sia la mafia, ma i magistrati e le Procure”. Così a Repubblica Fabio Granata, ex deputato e storico esponente della destra siciliana, promotore della prima fiaccolata in memoria di Borsellino.
Granata ricorda con soddisfazione le dichiarazioni programmatiche di Meloni con “riferimento diretto a Borsellino, un fatto di grande coerenza con la vita e il percorso” della premier.
“Poi però è arrivato Nordio che ha fatto esattamente l’opposto. È inaccettabile”. Alla domanda se si aspetti le dimissioni di Nordio, Granata risponde: “Penso che questo idillio con Meloni, ammesso che di idillio si possa parlare, non durerà ancora a lungo”. Granata, che oggi è assessore alla Cultura a Siracusa, ha rilasciato una intervista anche alla Stampa: “Un ministro della Giustizia come Nordio – dice – offende la memoria di Borsellino”.
“Non serve più ‘ricordare’ via D’Amelio – prosegue – occorre capire ciò che avvenne e perché avvenne. La sinistra vorrebbe equiparare fascismo e mafia, un falso storico. Il governo di destra non ha affatto rotto col berlusconismo. Registro in alcuni settori del governo e di FdI forme di malcelata soddisfazione per l’assoluzione di Mori, De Donno, Contrada e Dell’Utri”.
Per Meloni “ho un grande affetto, la ricordo quando a 15 anni iniziò a venire alla fiaccolata. Ma alla prova dei fatti c’è una forte contraddizione nell’accettare la politica e il linguaggio di un ministro della Giustizia che al centro del suo agire ha una crociata contro magistrati e pm. Non bastano le parole di Mantovano. Un ministro come Nordio offende la memoria di Borsellino, oggi Meloni non potrebbe partecipare alla fiaccolata rappresentando un governo che usa quel linguaggio”, conclude Granata.
(da agenzie)

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“LE DICHIARAZIONI SENZA NOME VALGONO MENO DI ZERO. PERCHÉ NON ME LO VENGONO A DIRE IN FACCIA?”: ANTONIO TAJANI, SUPERFLUO NEO-SEGRETARIO DI FORZA ITALIA, ALZA I TONI CONTRO I SABOTATORI INTERNI AL PARTITO

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

GLI SCHIAFFI PRESI DAL MISSINO PAZZAGLIA, L’INCONTRO CON MONTANELLI, I 29 ANNI A BRUXELLES: IL RITRATTO

“Chi è contro il partito è contro se stesso. Le dichiarazioni senza nome e cognome valgono meno di zero. Perché non me lo vengono a dire in faccia?”. Così, in un colloquio con la Stampa, il neo-segretario di FI Antonio Tajani.
“Non sono preoccupato, non sono uno che si preoccupa” dice, parlando dei detrattori interni. “Io non ho paura – dice ancora – potrei anche candidarmi come capolista in tutte le circoscrizioni alle Europee. Poi però mi criticherebbero perché mi candido, ma non posso fare davvero l’europarlamentare. Io sono stato eletto al Parlamento europeo cinque volte. Sono sempre andato a prendermi le preferenze una per una”.
Respinge l’accusa di aver già accentrato la gestione del partito: “Tutti i passaggi sono stati condivisi, ci sono state riunioni, la bozza del documento programmatico appena votato dal Consiglio nazionale era stata visionata dai gruppi parlamentari. Quelli che parlano senza venire allo scoperto mi devono almeno fare una critica nel merito sulle posizioni politiche. Oppure si tratta solo di voler togliere me per metterne un altro?”.
C’è chi gli contesta di essere troppo appiattito su Meloni: “Ma sono il vicepremier, cosa dovrei fare? Se fossi contro il governo dovrei dimettermi. Ben vengano altri candidati, si facciano avanti, a me mica l’ha detto il medico di fare questo, posso anche fare solo il vicepremier. Hanno persino detto che voglio fare il presidente della Commissione, ma lo sanno che il presidente del Parlamento europeo pesa anche di più? Che faccio, torno indietro? Ci sono già stato 30 anni a Bruxelles, può bastare”. Presidente della Repubblica? “E perché no, pure il Papa”.
IL PRUDENTE MONARCHICO MAI DELFINO E OGGI LEADER
«Se nel 1994 gli avessero detto “un giorno diventerai leader di Forza Italia” forse nemmeno lui ci avrebbe creduto» racconta un suo vecchio amico. Per dire che la cifra di Antonio Tajani può essere racchiusa in una parola: «Prudenza». Cui segue un altro tratto: «Antonio non ha mai dimenticato che deve tutto a Berlusconi».
Antonio nasce nel 1953 a Roma e cresce nel quartiere Parioli. Tifosissimo della Juventus . Ma il primo amore è certamente la politica. Quando si iscrive al liceo Tasso della capitale, lo scontro tra destra e sinistra è infuocato. Tajani si distingue per le posizioni monarchiche. All’uscita di scuola viene picchiato da quattro operai scesi quasi al volo da una macchina. Dopo quell’episodio è costretto a cambiare scuola.
Seguiranno una laurea in Legge alla Sapienza, un matrimonio con Brunella e una carriera giornalistica che lo farà arrivare alla redazione del Giornale di Indro Montanelli. Scrive di politica parlamentare e viene ricordato come un cronista d’assalto. Al punto che un giorno in Transatlantico riceve due schiaffi dal missino Alfredo Pazzaglia per avere scritto un articolo dal «sapore democristiano».
Non è dato sapere se l’episodio abbia rappresentato uno spartiacque. Fatto sta che nel 1994 Tajani partecipa attivamente alla fondazione di Forza Italia. Diviene portavoce del presidente del Consiglio nel primo governo Berlusconi. A Palazzo Chigi sarà un passaggio breve: nel giugno del 1994 verrà eletto all’Europarlamento dove resterà per 29 anni di fila. «È stato un investimento di Berlusconi», sostengono alcuni. Da commissario europeo all’Industria dissuade un’azienda americana, Tenneco, decisa a chiudere la sua fabbrica di sospensioni in Spagna con 210 operai. Succede a Gijon, nelle Asturie, e lì c’è una strada intitolata a lui.
Da presidente dell’Europarlamento si distingue per la moderazione. Apprezzato dai vertici del Ppe è il regista dell’elezione di Roberta Metsola al vertice dell’Assemblea europea.
E a Roma? Sempre un passo indietro, mai sovraesposto. Non è stato un delfino del Cavaliere. Ma di certo quest’ultimo si fidava di lui. Di tutto questo ne è consapevole Giorgia Meloni, che se lo tiene stretto. Anche perché adesso Antonio è diventato il leader di FI. Se soltanto a tempo lo scopriremo presto.
(da Il Corriere della Sera)

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LA “PACE FISCALE” E’ SEMPLICEMENTE UN CONDONO AGLI EVASORI

Luglio 16th, 2023 Riccardo Fucile

CHI LE TASSE LE PAGA MANTIENE ANCHE QUESTI PARASSITI CHE POI USUFRUISCONO DEI SERVIZI PUBBLICI

Chiamare un condono “pace fiscale”, come ha fatto il Salvini facendo eco ai suoi alleati, è un eufemismo che non basterà a rabbonire chi le tasse le ha sempre pagate.
Inutile girarci attorno, passa attraverso la questione fiscale il più evidente discrimine (economico ed etico) tra gli italiani.
Nessuna sperequazione è più ingiusta, nessuna simulazione è più odiosa di quella dei finti poveri che fanno i conti in nero. E quelli come il Salvini, che di Italia e italiani hanno la bocca sempre piena come i criceti con i semi di zucca, non hanno idea di quanti milioni di italiani riescono a offendere ogni volta che parlano di condono fiscale.
Che il Fisco sia farraginoso e in qualche caso oppressivo è una questione che ogni partita Iva (eccomi) conosce bene. Ma che a fare la differenza, al netto di ogni assurdità burocratica e di ogni ingiunzione senza fondamento, sia la volontà di pagare le tasse oppure di evaderle, è una verità palmare.
Un solco politico profondo, anzi profondissimo divide chi considera un dovere civile pagare le tasse (ebbe ragione Padoa Schioppa a lodarle, non per caso fu spernacchiato dai giornali di destra) e chi le considera “un pizzo di Stato”, e ricorre spesso alla sudicia frase “mettere le mani nelle tasche degli italiani” per definire il sacrosanto, trasparente rapporto dare-avere che lega cittadino e Stato.
Se il Fisco funziona male, lo si riformi e lo si metta nelle condizioni di fare di conto con più efficienza. E se ci sono casi acclarati di accanimento ingiustificato, li si risolva. Ma “pace fiscale” significa, nei fatti, dichiarare guerra a quegli italiani che hanno chiaro che cosa significhi cittadinanza. Premiando coloro che non lo hanno chiaro affatto.
(da La Repubblica)

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