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DEL MASTRO QUERELA RENZI CHE CONTRATTACCA: “PRODURREMO NUOVE CARTE SULLO SPARO DI CAPODANNO”

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

“VIENI IN AULA E DILLA LA VERITA’, PRIMA CHE LA TIRIAMO FUORI NOI”… “LA SCORTA NON AVEVA TITOLO PER FARE LA SCORTA”…. “FACCIANO L’ESAME DEL DNA SIA DELMASTRO CHE I PUBBLICI UFFICIALI PRESENTI”

C’è anche un dromedario tra chi attende oggi Matteo Renzi a Biella. L’ex premier è atteso in città per presentare il suo libro e per parlare del caso Pozzolo. E alcuni militanti di Fratelli d’Italia si sono organizzati: si sono raccolti in via Italia, davanti al luogo dell’appuntamento, portando anche l’animale. «Lo-Renzi d’Arabia», si legge in un cartello. «Perché è il parlamentare più ricco e le sue ricchezze dipendono dall’Arabia Saudita», dicono alcuni di loro.
Mossa a cui Renzi ha replicato: «Ci hanno fatto un gigantesco spot al libro. Questa è la dimostrazione della differenza tra influencer e politici. Andare al circo a prendere un dromedario… È la dimostrazione che non sanno parlare dei contenuti. Mi attaccano sull’Arabia da anni, ma oggi sta emergendo chiaramente l’importanza geopolitica di sostenere le leadership moderate e riformiste della penisola arabica».
Scontro con Delmastro
Il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro ha annunciato oggi una querela nei confronti del leader di Italia Viva. Questo per via delle sue parole in merito allo sparo di Capodanno. Ma Renzi insiste: «Porteremo altre carte nei prossimi giorni in Parlamento chiedendo che Delmastro venga in aula. Questa vicenda è di 40 giorni fa, Delmastro non ha ancora risposto alla nostra richiesta di parlare in aula».
E ancora: «Venga in Senato e racconti la verità, noi continueremo con i nostri documenti perché tanto la verità prima o poi viene fuori. Il mio suggerimento a Delmastro è: ‘Ma dilla te la verità, prima che la tiriamo fuori noi’. Se vuole dire la verità lo faccia, se invece vuole continuare con queste pagliacciate da circo è un problema suo». E ha aggiunto: «Nel caso specifico del sottosegretario è evidente che stanno girando ricostruzioni false: una volta era fuori a gettare l’immondizia, una volta a caricare la macchina. Ci sono due cose da fare: la prima è un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio per sapere se la scorta aveva i titoli per fare la sorta, a noi risulta di no. E poi se il sottosegretario è così tranquillo, offra il suo dna e lo facciano gli altri pubblici ufficiali presenti in quella sala, per verificare che sulla pistola non vi fossero tracce di persone con incarichi di pubblico ufficiale».
(da agenzie)

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“IO FAVORITA? NON MI ASPETTO NULLA, NON MI VEDEVO MANCO SUL PALCO DI SANREMO”

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

ANGELINA MANGO, FIGLIA DEL COMPIANTO PINO E DI LAURA VALENTE, INCANTA L’ARISTON – “PURTROPPO NON HO POTUTO AVERE CONSIGLI DA PAPA’. NON AVEVO MAI CANTATO NULLA DI SUO PERCHÉ NON NE VEDEVO IL MOTIVO. A SANREMO, INTERPRETARE “LA RONDINE” NELLA SERATA COVER, INVECE, MI SEMBRAVA L’UNICA COSA GIUSTA DA FARE”

Mamma, che è Laura Valente, ci è stata due volte con i Matia Bazar. Nella serata delle cover e dei duetti Angelina ha portato «La rondine», una canzone di papà, accompagnata dai musicisti, alcuni dei quali registrarono la versione originale, del Quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma Nella serata duetti del 2007 papà e mamma duettarono. C’era anche lei?
«Ero in prima elementare e l’ho visto da casa: ero impegnativa da piccola e con tutti gli impegni che avevano non potevano certo portarmi al Festival. Mi ricordo che fu una grande emozione. E oggi mi dà calore sapere di avere una storia familiare in questo posto».
L’emozione di affrontare una canzone di papà?
«Anche se normalmente tendo ad andare nuda sul palco, in questa serata sento che ci sono ancora più punti scoperti».
Quando papà è scomparso nel 2014 lei aveva 13 anni. Facevate musica insieme, gli ha chiesto consigli?
«Ho iniziato a scrivere canzoni in italiano nel 2015 e purtroppo non ho potuto avere consigli da lui. A casa però si faceva musica in maniera libera, era condivisione più che consigli. E anche adesso è così. Con mia mamma e mio fratello, è grazie a lui se faccio musica, finiamo di pranzare e suoniamo o ascoltiamo qualcosa»
Perché era incasinata?
«Ho avuto problemi nella crescita per cause esterne e questi traumi li sto snodando. Mi piaceva legare questa immagine terribile alle perline».
La scelta della cover è un modo per chiudere un cerchio, per sciogliere quei traumi?
«Non ha un valore così decisivo. Non avevo mai cantato nulla di mio padre, perché non ne vedevo il motivo. Qui invece mi sembrava l’unica cosa giusta da fare: ne ho parlato a casa, e anche gli altri la pensavano così».
Da teen ha mai rifiutato la musica dei genitori per ribellione o altro?
«Non ho mai pensato “ogni scarrafone è bello…”, ho sempre ascoltato quello che mi piaceva, che venisse dalla famiglia o da fuori».
«La noia» della canzone. Come la vive?
«Il brano è nato perché sia io che Madame avevamo questa sensazione di aver vissuto molti alti e bassi e mai un momento stabile nella vita. Ultimamente abbiamo sperimentato una tranquillità e serenità che ci ha fatto strano. Se non sei abituato a viverli, questi momenti all’inizio ti sembrano negativi. Però io penso che la noia sia essenziale, e che quei momenti siano del tempo in più che abbiamo, non del tempo perso».
Non c’è più spazio per la noia nella società degli smartphone e dei social: non siamo mai soli…
«Mi sono annoiata tanto da piccola. Lagonegro è un paese di 5 mila abitanti che non offre tanti stimoli e così ho avuto tanto tempo da dedicare alla musica e alla famiglia. A me la noia è servita».
Lei gira per Sanremo con un walkman e le cassettine di una volta…
«A casa ho una grande libreria con cd, dvd e cassette e vinili. A me piace toccare il prodotto: facendo così assume un valore più grande il momento di ascolto».
In cos’altro si sente vintage e in cosa Gen Z?
«Sono generazione Z piena nello stile, nella musica e anche nell’uso dei social. Sono vintage nei rapporti umani, nell’amore e nel contatto, visivo e fisico».
Lei è in ottima posizione sia per la Sala Stampa che per Televoto e radio. Se succede?
«Non mi vedevo manco sul palco di Sanremo. Non mi faccio aspettative. Al di là delle classifiche non ho altri obiettivi se non portare tutta me stessa lì e comunicare qualcosa. Sul palco mi sono sentita a a casa. Penso non esistano amori non corrisposti e quando provo qualcosa di forte è difficile che ci sia uno sbilanciamento con il mio interlocutore. Ho sentito l’amore reciproco con il pubblico e l’orchestra».
(da agenzie)

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MELONI CERCA DI PLACARE I FATTORI, MA NON SA USARE I SOLDI CHE HA PROMESSO

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

I SOLDI PRESI DAL PNRR CI SAREBBERO, SE SAPESSERO COME SPENDERLI

Ora dopo ora la strategia prende forma, almeno sulla carta: il governo va avanti con le promesse di “pagherò” agli agricoltori, parlando di vecchi stanziamenti, finora insufficienti, e guardando al futuro con il moloch delle risorse del Pnrr.
Che non vengono spese, per problemi oggettivi nella capacità di impiego dei fondi del Recovery, e comunque non sarebbero orientati a dare un po’ di fiato nell’immediato. A conti fatti, dunque, non sono arrivate le risposte chieste dal movimento dei trattori, al netto dell’esenzione sull’Irpef agricola ormai già messa in conto, seppure solo per i redditi più bassi.
SOLITE RISORSE
Gli agricoltori, però, non chiedono impegni futuribili, ma un’azione concreta fin nell’immediato. Così Giorgia Meloni ha girato intorno alla vicenda, rimestando nell’esistente. «Per il 2024 sono disponibili 80 milioni di euro per le operazioni di credito agrario», ha detto la presidente del Consiglio alle associazioni degli agricoltori ricevute nella giornata di ieri a Palazzo Chigi, rivendicando di aver «stanziato 300 milioni di euro per il prossimo triennio per far fronte alle emergenze in agricoltura. Le prime filiere oggetto di un intervento da 30 milioni di euro saranno pere, kiwi e vite colpite da peronospora».
Un elenco snocciolato a mo’ di propaganda davanti a un pubblico amico. Di fronte non c’erano infatti gli imprenditori agricoli scesi in piazza negli ultimi giorni, ma le sigle ufficiali. Nessun riferimento agli altri interventi del governo che hanno danneggiato il comparto agricolo, come la cancellazione delle agevolazioni agli imprenditori under 40 che hanno deciso di avviare una nuova attività. Oppure il balzello indiretto dell’assicurazione contro le calamità: prima le casse pubbliche coprivano fino al 70 per cento, con l’intervento dell’esecutivo di destra la quota scende al 40 per cento. Un colpo per le aziende.
PIANO SENZA SPESA
Per quanto riguarda il futuro la presidente del Consiglio ha spiegato: «Il governo intende agevolare il rapporto tra impresa agricole e banche potenziando il fondo di garanzia dell’Ismea per consentire alle imprese agricole non solo di accedere al credito bancario, ma anche di ottenere riduzione dei tassi di interesse per effetto della garanzia Stato». Il remake meloniano di quanto era stato fatto qualche giorno fa: la premier ha venduto come una novità l’incremento dei fondi all’agricoltura previsti nel Pnrr, che però era già fatta da tempo.
Certo, la modifica c’è stata, con un aumento della dotazione da 5 a 8 miliardi di euro, come riferito dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Ma non basta per varie ragioni. In primis per la capacità di spesa del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che resta un punto interrogativo. Da Palazzo Chigi si attende ancora la relazione sullo stato d’attuazione che fa capo al dipartimento di Raffaele Fitto. Il documento era atteso a fine dicembre, poi è slittato a fine gennaio. Sono passati altri giorni, vanamente. La promessa è che arriverà entro febbraio, perché sarebbe sostanzialmente pronto.
Insomma, il parlamento attende novità per conoscere lo stato di attuazione effettiva. Così l’unica vera testimonianza sulla capacità di impiegare, concretamente, le risorse è fornita dall’ufficio parlamentare di bilancio (upb): nell’ultimo dossier disponibile, risalente al 26 novembre, che evidenziava una frenata della spesa nel 2023. Solo il 7,4 per cento, stando ai dati della piattaforma Regis (che registra tutte le operazioni), era stato speso. Un dato parziale, certo. Ma che conferma la preoccupazione sugli effetti concreti del Pnrr e sulla difficoltà ad allocare le risorse. Fitto si era affannato a derubricare i numeri dell’upb, chiedendo di fare affidamento solo ai dossier pubblicati da Palazzo Chigi.
SOLDI AI BIG
E se gli affanni sulla capacità di spesa solleva preoccupazioni, c’è un ulteriore elemento che allarma gli agricoltori: gli 8 miliardi di euro messi sul settore andranno a finanziare le filiere con una serie di bandi e di progetti. E alla fine le risorse del Piano andranno ad avvantaggiare le medie e grandi imprese, lasciando le briciole ai più piccoli. Quelli che appunto lamentano le mancanze del governo.
«Al posto di perdere tempo con iniziative come il “maestro dell’arte della cucina italiana” e il riconoscimento dell’agricoltore custode dell’ambiente, approvati alla Camera nelle ultime settimane, il governo pensi a intervenire sul meccanismo della formazione dei prezzi», spiega a Domani Alessandro Caramiello, capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Agricoltura alla a Montecitorio. Una soluzione, aggiunge il parlamentare del M5s, è quella di «migliorare il meccanismo gestito oggi dall’Ismea».
Intanto, sempre sul Pnrr si addensano altre incognite in questo inizio anno. Al vaglio del governo c’è la preparazione di un decreto Pnrr quater, l’ennesimo provvedimento per favorire l’avanzamento del Piano. Il testo doveva vedere la luce già a gennaio.
Ma a ogni Consiglio dei ministri è sparito dall’agenda con uno slittamento continuo che lascia intendere più di qualche problema sulla stesura. «Il testo è in fase di elaborazione», si è limitato a dire il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo un question time al Senato. Il decreto, tuttavia, non dovrebbe contenere l’individuazione delle risorse, 10 miliardi di euro, da destinare ai Comuni per la realizzazione dei Piani urbani integrati, stralciati dal Pnrr con la promessa di attingere ad altri plafond.
(da agenzie)

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SONDAGGIO DEMOS: MELONI PERDE 5 PUNTI DI CONSENSO, LA FIDUCIA NEL GOVERNO CALATA DI 10 PUNTI IN UN ANNO

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

PREVALE UN CLIMA DI INSICUREZZA E FRAMMENTAZIONE POLITICA

Viviamo in tempi incerti. Lo conferma il sondaggio condotto da Demos per l’Atlante Politico pubblicato su Repubblica. E l’incertezza coinvolge tutti gli ambienti politici. E sociali.
La fiducia verso il governo, anzitutto, ha toccato il livello più basso, dai tempi del secondo governo Conte. Dunque, da febbraio 2020. Attualmente è scivolata al 44%: quasi 10 punti in meno, rispetto a un anno fa. Sul piano elettorale, però, le conseguenze appaiono molto più limitate. In quanto il partito della premier Giorgia Meloni, i Fratelli d’Italia (FdI), è sceso di soli 2 punti, rispetto a un anno fa. E supera ancora, di poco, il risultato ottenuto alle Politiche, nel settembre 2022. Dall’altra parte, però, l’opposizione si conferma un campo “diviso”. E, quindi, certamente “non largo”. Il Pd è sceso al 19,6%. Poco meno, rispetto allo scorso novembre. Dopo avere recuperato costantemente nell’ultimo anno. Mentre il M5S è ri-salito al 16,9 %. Dietro, cambia poco. Gli altri partiti, infatti, restano lontani. Sotto il 10%. La Lega intorno all’8%, FI al 7%. Europa Verde, i Verdi e la Sinistra si fermano al 3,5%, mentre Azione e Italia Viva restano ai margini. Fra il 3 e il 4%. Rigorosamente divisi. In fondo, troviamo +Europa, di Emma Bonino. Che, comunque, mantiene un grado di consenso “personale”. Elevato.
Se osserviamo il gradimento verso i principali leader, l’immagine politica risulta ancora più sfocata. Infatti, non si vedono figure in chiara “crescita di consenso”. Al contrario. Negli ultimi mesi, quasi tutti i leader mostrano perdite (più o meno) limitate. Per prima, la premier, Giorgia Meloni. Pur confermandosi la “più gradita” agli italiani, il “gradimento” nei suoi confronti si riduce di 6 punti e scende al 44%. Più indietro, il segretario di FI, Antonio Tajani, dopo aver “beneficiato” della successione a Silvio Berlusconi, scende, a sua volta, di 6 punti e si ferma al 37%.Ma tutti i leader dimostrano un “andamento lento”.
Solo Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, vede risalire il proprio consenso di alcuni punti. Per la precisione, 4. E arriva al 24%, senza staccarsi di molto dal “fondo” classifica. Poco più sopra, si colloca Elly Schlein, che fatica ad affermare la propria leadership. Nel Pd e sul piano politico nazionale. Un problema significativo, in tempi nei quali l’immagine dei partiti si identifica sempre più con la figura del Capo. Per questo, si accentua la pressione sul Pd da parte del M5s. Il cui segretario, Giuseppe Conte, ottiene un grado di consenso “personale” molto più elevato (40).
Il sondaggio di Demos per l’Atlante Politico delinea, quindi, un quadro politico “sicuramente insicuro”. Certamente incerto. Dove la frammentazione rimane elevata. Nell’opposizione, in particolare. Viste le tensioni aperte fra Pd, M5s e Terzo Polo – a sua volta diviso. Ma i contrasti e le divisioni sono evidenti – e crescenti – anche nella maggioranza, visto che appare difficile considerare FdI e Lega veri alleati. Il problema è che, da tempo, siamo in campagna elettorale. In vista delle elezioni europee di giugno. Alle quali potrebbero candidarsi le leader dei principali partiti italiani. Giorgia Meloni ed Elly Schlein, per prime. Utilizzando l’Europa come un’occasione di confronto. E verifica degli attuali rapporti di forza. Tra maggioranza e opposizione. Nella maggioranza e nell’opposizione.
Ma l’insicurezza è alimentata anche, e soprattutto, dalle manifestazioni promosse e organizzate in Italia e in Europa da settori e ambienti sociali che reagiscono contro le difficoltà politiche ed economiche di questo periodo. La protesta dei trattori, contro i prezzi dei carburanti e le politiche agricole dell’Unione Europea, è partita da Francia e Germania, ma, da giorni, si è allargata. E ha coinvolto l’Italia. Verso Milano, Roma. E Sanremo. Attualmente è condivisa da quasi 8 italiani su 10. Un sostegno inferiore, di poco, solo allo sciopero di medici e infermieri, contro la carenza di personale sanitario. Mentre si dicono d’accordo con le proteste dei sindacati verso le politiche economiche del governo circa 2 persone su 3. Infine, l’iniziativa dei giovani di Ultima Generazione, per sensibilizzare sui problemi dell’ambiente e del clima, ottiene un grado di approvazione più ridotto (circa 20%). Soprattutto per le forme di protesta utilizzate: il lancio di vernice su palazzi e opere d’arte. Queste manifestazioni ottengono consenso da parti politiche diverse, come sottolinea Fabio Bordignon, nella sua analisi. Tuttavia, convergono e contribuiscono a rafforzare il clima di insicurezza e frammentazione politica osservata in questa indagine. Dove l’unico aspetto condiviso è la divisione.
(da agenzie)

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FIGLIUOLO, IL GENERALE DELLA BUROCRAZIA: RIMBORSI AL PALO OTTO MESI DOPO L’ALLUVIONE IN ROMAGNA

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

PROCEDURE FERRAGINOSE, COSI’ IL GOVERNO SPENDERA’ MENO E L’APPENNINO E’ STATO DIMENTICATO, NONOSTANTE I PROCLAMI DELLA MELONI

Pochi giorni prima di Natale, a Lugo di Romagna, si sono riuniti una ventina di geometri. Obiettivo, decifrare due ordinanze del generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario di governo per la ricostruzione e gli indennizzi per l’alluvione che a maggio ha colpito in particolare l’Emilia-Romagna. «Un rompicapo», si sfoga uno di loro, Mirko Cicognani, professionista di Faenza, su Fq MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in edicola da sabato 10 febbraio.
Il generale Figliuolo è dipinto dai media come un uomo della Provvidenza, e la politica gli dispensa incarichi delicati, a partire dalle vaccinazioni in pandemia. FQ MillenniuM è andato a verificare il suo operato sul campo. A gennaio 2024 – documenta l’inchiesta di Natascia Ronchetti – solo poco più di 2000 fra persone e aziende avevano caricato on line le domande di indennizzo, a fronte di 60 mila danneggiati. Colpa delle procedure farraginose: «Di questo passo il governo spenderà meno di quanto previsto, perché c’è un limite oltre il quale imprese e cittadini rischiano di scoraggiarsi», afferma Davide Baruffi, sottosegretario alla presidenza della Regione. Intanto, a Faenza 750 persone vivono ancora fuori dalle loro abitazioni, danneggiate da acqua e fango.
Va peggio sull’Appennino, racconta il reportage di Luca Martinelli con foto di Michele Lapini. Molte strade sono ancora interrotte dalle frane (l’alluvione ne ha provocate ben 66 mila). La ferrovia Faentina, collegamento fondamentale fra l’Appennino tosco-emiliano e la pianura, è ripartita a fine dicembre, ma ancora oggi i treni vengono fermati in caso di allerta meteo o rilevazione di smottamenti. La realtà è ben lontana da quello che la presidente del consiglio Giorgia Meloni proclama nel recente libro intervista con Alessandro Sallusti La versione di Giorgia: “Non salveremo una sola pianta né un solo animale selvatico se non mettiamo economicamente e socialmente al sicuro gli agricoltori, gli allevatori, i pastori, gli abitanti dei borghi, i piccoli imprenditori dell’economia rurale e turistica. Un governo conservatore ha il dovere di essere al loro fianco”.
Al di là dei giudizi sulla figura di Figliuolo e sul governo Meloni, ha ancora senso il modello del “commissario straordinario” per gestire la ripartenza dopo i disastri naturali? I dati suggeriscono di cambiare approccio, Nel 2023 in Italia ci sono stati 9 “eventi estremi” al giorno, calcola Coldiretti, fra “grandinate, trombe d’aria, bombe d’acqua, ondate di calore, freddo con gelate improvvise e tempeste di vento”, con relativi danni ai raccolti e impennata dei prezzi di frutta e ortaggi ai danni dei consumatori. Certo, non tutti hanno la portata dell’alluvione di maggio 2023, dove sono esondati all’unisono ben 23 fiumi. Ma il cambiamento climatico ci impone di prepararci, avverte Carlo Buontempo, il fisico italiano che guida il Copernicus Climate Change Service a Reading, nel Regno Unito, intervistato da Luisiana Gaita: “Non è vantaggioso, soprattutto economicamente, mettere una toppa quando ci sono inondazioni e frane”. Perché i dati danno un’indicazione univoca a livello globale: “Nei giorni più piovosi dell’anno, le precipitazioni diventano più intense”.
Il susseguirsi di eventi estremi, non solo in Italia, sta provocando un cambio di atteggiamento dei partiti di destra, anche in vista delle elezioni europee di giugno. Tra il 2004 e il 2019, su 792 interventi dei conservatori al Parlamento europeo, quelli che ammettevano la causa umana del riscaldamento globale sono aumentati dal 44 al 56%, quelli schiettamente negazionisti sono crollati dal 38 al 9%, racconta un’inchiesta internazionale di Michele Bertelli, Maria Elorza e Martin Vrba. La nuova strategia è quella di ritardare le norme sulla transizione ecologica, in nome delle ripercussioni economiche.
Si distingue la Russia, da dove le organizzazioni ambientaliste vengono cacciate come “indesiderabili”. È toccato per esempio a Wwf e Greenpeace, mentre gli attivisti dei Fridays For Future vengono perseguitati ed espulsi. Nel Paese di Putin, spiega un approfondimento di Yana Fortuna, trova consensi l’idea che tutto sommato se i ghiacci e il permafrost si sciolgono sarà più agevole trivellare la Siberia e l’Artico a caccia di materie prime preziose. E se New York e Londra finiranno sott’acqua, Mosca avrà tutto da guadagnarci.
(da Il Fatto Quotidiano)

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VENGHINO, SIGNORI, VENGHINO, GIORGETTI IN VERSIONE PIAZZISTA: DISPERATO, PROVA IN TUTTI I MODI A CONVINCERE GLI INVESTITORI A COMPRARE A BUON MERCATO L’ARGENTERIA DI STATO

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

ORA TOCCA A MPS, DI CUI È GIÀ STATO VENDUTO IL 25%… MA PER ARRIVARE ALLA SOGLIA PROMESSA DEI 20 MILIARDI NON BASTERANNO IL “MONTE”, POSTE, ENI E FERROVIE

Il piano del governo è incassare 20 miliardi di euro in tre anni dalla cessione di alcune quote delle partecipazioni, senza perdere il controllo delle società statali ritenute strategiche. Per centrare il target inserito nella Nadef e ricavare l’1% di Pil, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dice che «serve una buona reputazione, ed è ciò che stiamo costruendo».
Una fonte da cui ottenere risorse fresche è il Monte dei Paschi di Siena, che nel 2023 è tornato all’utile e al dividendo, e ora annuncia 300 assunzioni di personale da destinare alla rete commerciale. Dopo aver venduto il 25% di Mps, il Mef potrebbe mettere sul mercato un’altra quota dell’istituto di credito senese.
«La cosa incredibile è che la banca è diventata l’oggetto del desiderio, adesso la vogliono tutti. È una posizione privilegiata per il governo, chi l’avrebbe detto un anno fa», sottolinea Giorgetti in Transatlantico al Senato.
In aula, nel corso del Question time, il ministro risponde a un’interrogazione sul processo di privatizzazione di Poste: «Il governo non vuole perdere il controllo, ci muoviamo sempre nella logica della difesa dell’interesse generale». Quanto pensa di ricavare il Tesoro dalla vendita di Poste? «Dipende dalle condizioni di mercato», risponde.
(da agenzie)

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TE LA DO IO LA STAFFETTA: GUERRA TOTALE IN RAI TRA IL DEMOCRISTO SERGIO E IL MELONIANO ROSSI

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

ROSSI È FINITO INTRAPPOLATO DALL’ASSE SERGIO-CHIOCCI-VESPA (PIU’ MARIO ORFEO) … il VERO OBIETTIVO DELLA LEGA SONO I VERTICI DELLE FERROVIE, MA CONTENDERE LA RAI A MELONI È D’UOPO PER AVERNE ALMENO LA PRESIDENZA E ALCUNE DIREZIONI

Ormai è chiaro a tutti che i giocatori in partita, da tempo, non sono più loro due. Ancor prima che l’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio e il direttore generale Giampaolo Rossi annunciassero insieme la data di approvazione del bilancio 2023 (il 17 aprile prossimo) — con questo lanciando di fatto la corsa alla loro successione — intorno alla Rai si è scatenata la tempesta perfetta.
Roberto e Giampaolo, i due amici di una vita (il primo era discepolo del padre del secondo), che avevano siglato un patto amichevole per scambiarsi i posti nel prossimo mandato, si ritrovano a dubitare l’uno dell’altro. Non senza turbamenti psicosomatizzati. Lo si è visto in questi giorni, in cui ad e dg avrebbero dovuto stare vicini in platea e godersi il successo.
E invece fanno la staffetta: il dg ha sostituito all’ultimo minuto sul treno speciale delle polemiche per Sanremo l’ad, ricoverato al San Carlo di Nancy per «una violenta alterazione dello stato di salute» (sic nel suo comunicato). La prima sera del Festival i due sono stati avvistati distanti in platea, dove forse s’incontreranno per l’ultima. Per il resto è quasi silenzio.
A riempirlo, ci pensano quelle che ormai sono le opposte tifoserie. La vulgata vuole che la Lega abbia messo gli occhi su Sergio per sottrarre a Rossi la poltrona di ad che gli è stata promessa dalla premier Giorgia Meloni, di cui è uomo di comprovata fiducia.
Rossi è uomo riservato, poco incline ad apparire. Ma in silenzio ha costruito una forte rete di alleanze: con tutta la dirigenza innanzitutto; con Forza Italia, grazie agli ottimi rapporti che lo legano da sempre ai manager di Mediaset; con il M5S, un feeling che passa attraverso la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia. Ma anche con qualche emissario del Pd che, interrogato, lo negherebbe fino alla morte.
La Lega lo ha messo nel mirino in quello schema che riproduce in ogni trattativa, in cui punta al massimo per ottenere comunque qualcosa. Già, perché il vero obiettivo della Lega sono le Ferrovie, ma contendere la Rai a Meloni è d’uopo per averne almeno la presidenza e alcune direzioni.
Roberto Sergio di fronte alla lettura che lo vuole in corsa sostenuto dalla Lega s’indigna: dice che è «a disposizione del Paese» e che a metterlo contro l’amico Giampaolo sono i suoi, che fanno circolare veline avvelenate.
L’ad finora si è mosso bene: ottimi i rapporti col sindacato, che ha convocato appena insediato; buona la relazione con Gianni Letta, con cui condivide la genesi del premio Laurentum; promettenti, i contatti con l’opposizione (M5S ma anche Pd) grazie a un’infornata di nomine tra le vicedirezioni. Esagerata la sintonia con Fiorello, che ogni tanto veicola qualche sua freccia avvelenata.
La Lega non è mai stato il suo riferimento. Ma, da quando si dice che il consigliere di amministrazione del Carroccio Igor De Biasio avrebbe riunito i suoi per sostenere la conferma di Sergio come ad, i sospetti lo inseguono.
La guerra è totale. E Sanremo ci finisce in mezzo. Lega e FdI si contrappongono sulla protesta degli agricoltori: i primi sostenendoli, i secondi sminuendoli
Ma intanto le tifoserie litigano su tutto: la Lega attacca la Rai per il treno speciale per Sanremo, FdI invece protesta per la sponsorizzazione occulta della scarpe di John Travolta. In mezzo, Roberto e Giampaolo. E l’incubo peggiore: restare insieme o cadere insieme.
(da Il Corriere della Sera)

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LA BCE AVVERTE CHE IN ITALIA E IN GERMANIA IL 10% DELLE IMPRESE È A RISCHIO FALLIMENTO PERCHÉ IN DIFFICOLTÀ A RIENTRARE DEI PRESTITI. SONO I DATI PEGGIORI DI TUTTA EUROPA

Febbraio 10th, 2024 Riccardo Fucile

LE CAUSE PRINCIPALI SONO GLI ELEVATI TASSI D’INTERESSE E I MAGGIORI ONERI SUI FINANZIAMENTI… SOLO IN ITALIA NEI PRIMI 9 MESI DEL 2023 SONO FALLITE 5.468 SOCIETÀ – LA MINA VAGANTE DEI CREDITI DETERIORATI

Quasi il 10% delle imprese di Italia e Germania sono a rischio fallimento. Fra le cause ci sono gli elevati tassi d’interesse e quindi i maggiori oneri sui finanziamenti. L’allarme arriva dalla Banca centrale europea (Bce), che nel suo ultimo bollettino economico evidenzia come le imprese di Roma e Berlino siano quelle più in difficoltà a rientrare dei prestiti. Il secondo e il terzo trimestre hanno rappresentato una vulnerabilità marcata.
Solo in Italia, secondo i dati Crif, nei primi 9 mesi del 2023 sono fallite 5.468 società. Un incremento dell’1,48% su base annua. E quelle che hanno accusato ritardi gravi nei pagamenti commerciali sono aumentate del 9,4%.
Circostanze analoghe per la Germania. Un fenomeno che rischia di peggiorare ancora. Il primo aumento dei tassi della Bce è arrivato nel luglio 2022. Da allora, il costo del denaro si è innalzato di 450 punti base. Le ultime indicazioni del Board di Francoforte non lasciano intendere una immediata sforbiciata.
Intanto, però, l’indice delle dichiarazioni di fallimento delle imprese dell’area dell’euro ha sorpassato i livelli pre-pandemia, toccando il massimo storico. Dal 2015 non era così elevato. A soffrire di più sono due Paesi in particolare: Italia e Germania. Nel secondo e terzo trimestre del 2023, è rimasta relativamente bassa nel settore dei servizi (6%), mentre è cresciuta nell’industria (11%), nelle costruzioni (10%) e nel commercio (10%).
Il pericolo, avverte la Bce, è che ci possa essere un ritardo nella registrazione delle procedure concorsuali. «Poiché il fallimento è il procedimento legale avviato dopo che un’impresa è stata dichiarata insolvente – rileva il sondaggio Survey on the access to finance of enterprises (Safe) della Bce – le statistiche sulle procedure fallimentari rappresentano la punta dell’iceberg delle imprese in difficoltà finanziaria».
Secondo Francoforte, in media un incremento di 1 punto percentuale degli interessi pagati (in rapporto ai profitti netti) aumenta del 12% la probabilità di diventare vulnerabile. Di contro, si spiega, le variazioni di debito, fatturato o profitti hanno un impatto molto minore sul bilancio aziendale. Questo lascia intendere che «gli aumenti dei tassi di interesse, necessari per ridurre l’inflazione da livelli molto elevati, potrebbero incidere sull’attività economica attraverso il loro impatto sulle imprese».
Le aziende di Roma e Berlino, più che le altre, hanno inoltre una significativa probabilità di avere in bilancio Non-performing loan (Npl, crediti dubbi, ndr). Secondo le evidenze del sondaggio Safe, «osservando le passate indagini, in media, circa il 10% delle imprese vulnerabili aveva già prestiti bancari in sofferenza nel trimestre in cui erano state intervistate e considerate vulnerabili».
La situazione, per l’Italia, è difficile che cambi in fretta. In base alle stime dell’Associazione bancaria italiana (Abi) e di Cerved, nel 2023 il tasso di deterioramento del credito alle imprese (l’indicatore che esprime la percentuale dei crediti in bonis all’inizio del periodo che nel corso dell’anno diventano Npl, ndr) toccherà il 3,1% dal 2,2% del 2022, superando per la prima volta i valori pre-Covid che si attestavano nel 2019 a 2,9 per cento. Nel 2024 si prevede poi un ulteriore aumento che porterà l’indice a raggiungere un picco del 3,8%, il valore più alto dal 2016.
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