Maggio 29th, 2024 Riccardo Fucile
QUELLA DELLA LEGA ERA LA PIU’ GRANDE MACCHINA DELL’ODIO SUL WEB, MA ORMAI SI E’ TRASFORMATA NELL’OGGETTO DI SCHERNO PREFERITO
Viene quasi da rimpiangere “la Bestia” mentre si assiste alla
campagna elettorale più triste di sempre, e cioè alla sconfortante sequela di spot della Lega per le elezioni europee. La “Bestia” è infatti diventata una specie di randagio sgarrupato in cerca di attenzioni, con un Matteo Salvini ridotto a tentare di raccattare voti utilizzando tappi di bottiglia, grilli e Vannacci (rigorosamente in ordine di credibilità).
È un contrappasso triste, quello di Salvini, passato dall’essere la più grande macchina d’odio sul web a trasformarsi nell’oggetto di scherno preferito da Millennials e Generazione Z.
La campagna elettorale della Lega si basa infatti su un’idea comparativa di un certo livello, ovvero il confronto tra ciò che è Europa (dunque cacca e pupù) e ciò che è Italia (dunque eccellenza e meraviglia). E quindi abbiamo la foto di una tizia che sgranocchia il temibile grillo europeo e il classico piatto italianissimo di spaghetti con la pasta ottenuta da farine canadesi e il pomodoro importato dal Marocco.
Che poi non si è capito perché la dieta europea consisterebbe in un unico grillo da masticare con gli occhi e le zampe e quella italiana in un piatto abbondate di spaghetti.
Il post è un paradosso statistico: riceve una media di 14 commenti di insulti ogni 2 commenti. Il meno gentile è “meglio le cavallette che i parassiti come te”, il più gentile è una bestemmia.
C’è poi l’immagine realizzata dall’intelligenza artificiale pure vagamente blasfema dell’uomo barbuto gravido paragonato alla famiglia tradizionale italiana e lo slogan: “Uomini incinti e follie woke? No grazie!”.
Il commento meno gentile è “Matteo mi hai convinto, l’8 e 9 giugno voterò Gesù Cristo IA incinto”, quello più gentile è una bestemmia.
Geniale anche l’immagine del tizio che rappresenta l’Europa e beve col tappo di plastica attaccato alla bottiglia e l’italiano che invece, dopo aver buttato il tappo in mare da uno scoglio, beve senza l’intralcio del tappo. Il commento meno gentile è “Stai diventando la mia pagina di meme preferita”, il più gentile è una bestemmia.
Ma c’è anche l’immancabile spot comparativo tra i pericolosissimi cibi prodotti nei laboratori europei e una bucolica immagine tutta italiana del trattore che attraversa i campi verdi al tramonto.
“Il commento meno gentile è: “Certo, i cibi italiani coltivati da poveracci sottopagati, riempiti di pesticidi e cresciuti su terreni discarica della camorra. Evviva l’eccellenza italiana!”. Quello mediamente gentile è “Pigliati a schiaffi Mattè”, il più gentile è una bestemmia.
La campagna comparativa è un tale disastro reputazionale che i ragazzi giovanissimi accorrono in massa per bullizzarlo, al che Salvini risponde fingendo autoironia: pubblica le parodie dei suoi spot, tipo la pizza all’ananas europea contro la margherita italiana o il bagno europeo senza bidet e quello italiano col bidet. Il risultato è che nessuno capisce che quelli sono meme-parodia ma li scambiano per la campagna ufficiale della Lega e così Salvini si becca altri insulti conditi come di consueto da considerazioni più moderate: sonore bestemmie.
In pratica, Matteo Salvini è ufficialmente un meme vivente, ne è ormai tristemente consapevole e quindi cerca di recuperare autorevolezza col generale Vannacci. Un’ideona.
Ma l’idea geniale della comparazione è venuta in mente anche a un altro cervello leghista, Susanna Ceccardi, la quale però deve attraversare un periodo di considerevole, immotivata autostima, perché la butta sull’accostamento estetico: pubblica le peggiori foto di Ilaria Salis, di Elly Schlein, di Lucia Annunziata e chiede ai follower di scegliere: O ME O LEI! Provate a immaginare Susanna Ceccardi che inaugura questa campagna fermamente convinta di essere una figa esorbitante e legge una sfilza di “LEI”.
Come Salvini, il passaggio da sedicente Miss Universo a meme vivente è stato fulmineo. Tornando a Salvini, sulla sua pagina colpisce anche un altro contenuto elettorale toccante, con un testimonial d’eccezione a rappresentare le famiglie tradizionali italiane: Chico Forti che abbraccia sua madre, il tutto corredato da una bandiera italiana, un cuoricino e la scritta: “Chico incontra sua madre dopo 16 anni: Ti voglio bene”.
L’idea è chiaramente quella di valorizzare i criminali italiani cresciuti con sani valori patriottici (infatti Forti ha fatto fuori un australiano, mica un italiano) e di sviluppare così nell’elettore un forte sentimento anti-europeista. Bravo Matteo. Bravo anche nell’aver avuto l’idea di piazzare i suoi slogan anti-ecologisti e anti-euro-follie green sui tram milanesi, ovvero i mezzi più ecologici delle città. Per coerenza li avrebbe dovuti piazzare su un tir a nafta. O di far attaccare sui taxi gli adesivi con su scritto: STOP CARNE CHIMICA E INSETTI. La carne chimica, nel piano ideologico della Lega per instillare paure ad minchiam, è l’evoluzione della “carne sintetica”. Mangi un filetto chimico e la lingua ti si scioglie in bocca come un’aspirina.
Anche “Stop ai grilli” sembra uno spauracchio ideologico un po’ forzato, a meno che Salvini – impossibilitato ormai a fare campagna elettorale sui migranti – non abbia in mente di iniziare con i respingimenti dei coleotteri tunisini in mare. Già mi vedo i migliori uomini della Marina armati di retini nel Mediterraneo.
Insomma, Matteo Salvini, in un ammirevole processo di identificazione con la causa anti-europeista, è ormai zimbello nazionale: in fondo, è sovranismo anche questo. Aspettiamo solo che venga certificato, come il prosciutto.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Maggio 29th, 2024 Riccardo Fucile
IMPEGNI ISTITUZIONALI DIVENTANO OCCASIONI ELETTORALI SFRUTTATE PER FARE PROPAGANDA
Un tour elettorale nelle sedi istituzionali, promosso dai mezzi di comunicazione del governo e finanziato dalle casse pubbliche. La partita fra i leader dei partiti della maggioranza è aspra quanto disinvolta: si nutre di dotti convegni sulla riforma della Costituzionale, firme di intese solenni, illustrazione di programmi e risultati. Tutto a carico della collettività.
Giorgia Meloni, nell’annunciare a fine aprile, a Pescara, la propria candidatura, aveva fatto capire che avrebbe fatto un solo comizio. Impegno rispettato, almeno questo. Sabato in piazza del Popolo la manifestazione della premier.
Ma attorno a quest’evento Meloni ha costruito una campagna in cui i ruoli di capo dell’esecutivo e quello di capolista di FdI si sono sovrapposti. A partire dall’incontro dell’8 maggio, nella Sala della Regina di Montecitorio messa a disposizione per un dialogo sul premierato che si è trasformato in una commedia animata da personaggi dello sport e dello spettacolo, impersonato da costituzionalisti per caso quali Pupo e Iva Zanicchi.
L’ultimo sconfinamento lunedì, in un’altra cornice solenne, quella del Teatro Massimo di Palermo, con la firma di un accordo di programma da 6,8 miliardi di euro, praticamente un atto dovuto la cui presentazione è stata piazzata a dodici giorni del voto. E “benedetta” in una cerimonia rilanciata dal canale Youtube della presidenza del Consiglio e costata alla Regione Siciliana qualche decina di migliaia di euro.
Ma va così: competition is competition. E Meloni e Salvini, in questo periodo, non si fanno sconti. Una lotta in chiave populista che, al di là delle aperture senza confini a destra, ha visto persino la trasformazione del linguaggio della premier, dalle smorfie di Telemeloni alla “stronza” di Caivano passando per il sarcasmo riversato sui telespettatori di La7.
L’impennata pre-elettorale non è una novità ma qui la svolta è nei toni e nelle espressioni che trascendono, nello sberleffo che puntella le bugie dette senza contraddittorio (a partire dal record dei fondi per la Sanità), nel presidenzialismo archiviato a favore del presenzialismo. E domani sera in arrivo una diretta-fiume da Paolo Del Debbio, su una Rete4 che era e rimane rete amica, oltre Giambruno.
Matteo Salvini, d’altronde, da tempo ha lanciato la sfida alla premier sull’incerto crinale dei mezzi istituzionali. Venerdì il leader della Lega chiuderà la lunga maratona dell’Italia del Sì, espediente neanche troppo sofisticato per fare propaganda elettorale a spese del ministero delle Infrastrutture, perché il fine è, sarebbe, l’illustrazione dell’attività di quel ramo d’amministrazione. Salvini, da ottobre a oggi, l’ha trasformato in uno spot permanente: dodici tappe nelle varie regioni italiane per un costo che supera il mezzo milione di euro, con calendario tarato sugli appuntamenti elettorali. A Trento e Bolzano prima delle provinciali, a Cagliari e Pescara prima delle regionali. E dove si celebrerà l’appuntamento conclusivo? A Messina, of course, per parlare del Ponte sullo Stretto, la promessa sovrana di Salvini in vista delle Europee. L’evento è stato pubblicizzato ieri sul sito del Mit. E si svolgerà sulla nave Dattilo di proprietà della Guardia Costiera. Che fa capo sempre al ministero. Se Tajani si rifugia nei Ricchi e poveri, in uno spettacolo pagato da Forza Italia, forse è solo perché dalla Farnesina è più difficile fare propaganda. Chissà. Di certo la campagna più trash degli ultimi anni vive sui palcoscenici istituzionali. Con un uso allegro delle risorse statali.
(da repubblica.it)
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Maggio 29th, 2024 Riccardo Fucile
DALLA PARTE DI “THE DONALD” CI SONO JOHN VOIGHT E CHUCK NORRIS, MA LA VERA VARIABILE IN GRADO DI SPOSTARE MILIONI DI VOTI GIOVANILI E’ LA POPSTAR TAYLOR SWIFT
A poco più di due settimane dall’evento in cui le star di Hollywood
raccoglieranno fondi per sostenere la campagna elettorale di Joe Biden, cominciano a riempirsi le caselle degli endorsement celebri.
Il presidente degli Stati Uniti può contare su una serie di stelle di prima grandezza, Donald Trump sui cantanti country e il terzo candidato, l’indipendente Robert Kennedy Jr, su big, seppure controversi, come Kevin Spacey.
Gli attori con Biden
Robert De Niro, volto di film come il Padrino Parte seconda, Taxi Driver, il Cacciatore, ha prestato la sua inconfondibile voce per una clip elettorale a favore di Biden e uscita la settimana scorsa.
De Niro mette in guardia gli americani dal ritorno di Trump, il “dittatore”, pronto a “vendicarsi” dei suoi avversari. Nelle immagini, commentate dall’attore, il tycoon appare mentre ricorda che, se non dovesse vincere a novembre, ci sarà un “bagno di sangue”.
De Niro è in buona compagnia. L’evento elettorale in programma il 15 giugno a Los Angeles – biglietti d’ingresso a partire da 250 dollari – vedrà sul palco George Clooney e Julia Roberts, che saranno raggiunti dall’ex presidente Barack Obama.
La campagna del presidente spera di poter registrare il sostegno di altri big del cinema come Tom Hanks e Jennifer Hudson, in attesa di ricevere l’atteso, dai democratici,(e temuto dai repubblicani) endorsement della popstar mondiale Taylor Swift.
Secondo gli analisti americani, un solo post della cantante potrebbe spingere milioni di giovani ad andare alle urne. Per questo motivo le reti conservatrici hanno lanciato, in passato, un appello a Swift a restare fuori dalla politica.
Chi comincia a fare proseliti è il terzo candidato: l’avvocato e leader del movimento novax Kennedy Jr ha incassato l’appoggio di Spacey, finito in passato nella bufera per le accuse di molestie sessuali, e di Woody Harrelson (“True Detective”, “Zombieland”), che ha fatto da voce narrante a un docufilm di trenta minuti incentrato sul candidato indipendente e postato sui social.
Trump spopola nella musica country: può contare sui cantanti Jason Aldean e Kid Rock, sull’attore e suo vecchio amico John Voight, che in passato ha girato video per convincere gli americani a votare per il tycoon, mentre l’ex presidente si aspetta l’appoggio di Chuck Norris, come l’attore aveva fatto in passato. Nel 2015 Trump aveva ottenuto l’appoggio di altri due “duri” molto celebri: la leggenda della boxe Mike Tyson e del basket Dennis Rodman. Al momento i due non si sono ancora espressi.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
UN PREMIER CHE MENTE SU SANITA’ PENSIONI, DISABILI E MADRI: ECCO TUTTI I NUMERI UFFICIALI CHE SMENTISCONO LE BALLE SOVRANISTE
In un minuto e 26 secondi si susseguono i volti sorridenti di 14 persone. Stiamo guardando lo spot per le elezioni europee di Fratelli d’Italia quindi, ovviamente, ognuna di loro ci spiega perché, il prossimo 8 o 9 giugno, voterebbe per Giorgia Meloni, “detta Giorgia”. “Io voto Giorgia perché è una del popolo”, afferma un barista con alle spalle un comizio della premier in tv.
Questione sanità: gli aumenti inesistenti
Si tratta di un ritornello fisso di Meloni ormai, che non poteva mancare nel suo spot: “Siamo il governo che ha investito in assoluto di più in termini di risorse sulla sanità”.
E qui arriva la prima imprecisione: sì, è vero che rispetto allo scorso anno i fondi sanitari nella Legge di Bilancio aumentano di 3 miliardi di euro – arrivando a circa 136 miliardi – ma servono principalmente a venire incontro all’aumento dei costi dovuto all’inflazione e per investire non in assunzioni di nuovo personale o in nuove strutture, ma per il rinnovo dei contratti, che si mangiano ben 2,4 miliardi.
Inoltre, parliamo di un aumento in termini assoluti. Ma basta dare un’occhiata al Prodotto interno lordo, per renderci conto che, più che di crescita delle risorse, dovremmo parlare di tagli: quest’anno il rapporto tra spesa sanitaria e Pil raggiunge il 6,4%. Lo scorso anno, sempre col governo Meloni, era del 6,3%, mentre nel 2022 raggiungeva il 6,8%.
Pensioni: per meno persone e sempre più distanti
Ma il video continua a scorrere e sullo schermo appare una anziana intenta a fare incetta di ortaggi al mercato: “Io voto Giorgia perché mi ha aumentato la pensione”. Vero: a novembre 2023 il ministero dell’Economia ha stabilito un aumento del 5,4% di tutte le pensioni entro i 2.100 euro lordi mensili, sempre, però, per sopperire all’aumento del costo della vita dovuto all’inflazione.
Gli aumenti diminuiscono all’allontanarsi da quella soglia. Più una questione di perequazione dunque, che di ulteriori soldi in tasca. Ma in ogni caso, quanti cittadini potranno effettivamente beneficiarne? Sotto il governo Meloni è salita l’età minima richiesta per poter accedere sia ad “Opzione donna” che ad Ape Sociale.
E la tanto sbandierata Quota 103 è stata realizzata a suon di penalizzazioni: un nuovo tetto massimo d’importo che scende da 5 a 4 volte il trattamento minimo, un ricalcolo contributivo economicamente penalizzante e un allungamento dei tempi di attesa che arrivano fino a 9 mesi per i dipendenti pubblici.
I tagli ai fondi per le persone con disabilità
Parlando di giovani, nello spot compare poi una ragazza bionda in giacca rosa, seduta in carrozzina, che dice: “Io voto Giorgia perché non si è dimenticata di noi”.
Qui i calcoli sono facili e incontrovertibili: nel 2024 è stato istituito il ”Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità”, dove confluiscono le risorse di altri fondi preesistenti, ma non quelli del “Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità”. Risultato: si perdono 50,2 milioni di euro su un Fondo Unico che può contare su quasi 232 milioni
Per le donne? Aumento dell’Iva, meno asili nido e addio Family act
Ma la scena più toccante è riservata a una coppia: una madre e un figlio, che giocano sul divano con dei peluche. Lei dice: “Io voto Giorgia perché ha aiutato noi mamme a conciliare famiglia e lavoro”. La stessa Giorgia che è anche la presidente del Consiglio che ha riportato al 10% l’Iva su pannolini, seggiolini e altri prodotti per l’infanzia e per l’igiene femminile.
La stessa leader della coalizione che ha annunciato un nuovo Piano per gli asili nido che contribuirà alla creazione di appena 63mila nuovi posti, dopo averne tagliati 100mila dal Pnrr a novembre scorso. La stessa premier che ha permesso l’affossamento del Family act.
Le mamme che potranno realmente gioire, dunque, sono poche e precisamente quelle con un contratto a tempo indeterminato e con due figli: le sparute fortunate del “bonus mamme”. Tutte le altre – precarie, libere professioniste, con un figlio solo – posso aspettare la prossima Manovra per ricevere qualche sgravio fiscale.
(da La Repubblica)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
COME MAI DE LUCA NON HA RISPOSTO A TONO? PER LO “SCERIFFO” LA VENDETTA È UN PIATTO CHE VA SERVITO FREDDO. OCCHIO QUINDI ALLE PROSSIME DIRETTE SOCIAL
E’ lui o non è lui? Ma certo che è lui! Il video di Giorgia Meloni che a
Caivano saluta Vincenzo De Luca rivolgendogli la frase “Presidente De Luca, sono quella stronza della Meloni, come sta?” somiglia tanto a una sceneggiata preparata a tavolino.
Il motivo? In queste foto si vede benissimo il Capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, Fabrizio Alfano, posizionato col cellulare pronto esattamente nella posizione dalla quale verrà girato il video, prontamente diffuso poi ai canali social vicini alla Meloni.
C’è anche la foto della “pistola fumante”, con Alfano di spalle che riprende la scena: si vede chiaramente il telefonino che registra il momento del saluto con parolaccia.
“Scrivi Giorgia” ha covato la sua piccola vendetta personale per più di tre mesi, da quando lo scorso 16 febbraio, un video “rubato” registrò De Luca che, nel corso della manifestazione di Roma con i sindaci della Campania, su un divanetto di Montecitorio, disse: “Ma è tollerabile questo atteggiamento così? Ci sono centinaia di sindaci, che stanno qua, che non hanno i soldi per l’ordinaria amministrazione. Lavora? Ma lavora tu, stronza”, in risposta alla Meloni, che gli aveva detto: “Se si lavorasse invece di fare le manifestazioni si potrebbe ottenere qualche risultato in più”.
Come mai De Luca non ha risposto a tono? Da quello che risulta a Dagospia, anche per lo “sceriffo” la vendetta è un piatto che va servito freddo. Occhio quindi alle prossime dirette social del venerdì…
(da Dagoreport)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA NON CE L’HA FATTA A NON REAGIRE: “E’ UN SOTTOSVILUPPATO, UN IMBECILLE ASSOLUTO”… “MI SCUSO SOLO PER UNA PAROLA CHE NON DOVEVO DIRE, MA PER ME E’ COME DIRE COGLIONE”
«Se mi stanno registrando con un video nascosto ribadisco che secondo me Giovanni Donzelli è un sottosviluppato, se mi mandate in onda sono contento, non ne posso più di sentire questo imbecille assoluto, è una roba insopportabile. Imbecille politico eh, altrimenti mi querela pure per un fuorionda». I celebri fuorionda catturati da Striscia la notizia, e che tra le vittime recenti illustri ha anche l’ex compagno della premier Meloni, il giornalista Andrea Giambruno, questa volta colpiscono Andrea Scanzi. E il suo sfogo durante l’intervento del deputato di Fratelli d’Italia in una puntata della trasmissione di Rete 4 È sempre cartabianca. Il giornalista del Fatto Quotidiano, in collegamento con la trasmissione, attacca e insulta Donzelli a telecamere staccate. Ma si lascia andare anche a un grave epiteto, che viene censurato anche dal tg satirico. Non solo, nello stesso fuorionda è lo stesso Scanzi a scusarsi: «Ho detto una parola che non dovevo dire, la parola ***** non va detta, le altre le confermo. Quella non la dico, è politicamente scorretta. Noi la usiamo in un altro modo, per noi è per dire è un co***one. Invece ha un significato molto diverso quindi è brutto se lo dici a una persona».
(da Open)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
SCURATI DECLINA L’INVITO DEL COMMISSARIO MELONIANO, SARA’ OSPITE DEI TEDESCHI
La Buchmesse, ovvero la Fiera del libro di Francoforte, è uno degli
appuntamenti più importanti al mondo per il settore dell’editoria. L’italia, ospite d’onore dell’edizione 2024, ha invitato più di cento autori a partecipare. Tra loro, tuttavia, non ci sarà Roberto Saviano. Ad annunciarlo è stato Mauro Mazza, commissario straordinario del governo per il coordinamento delle attività relative alla Buchmesse. Durante la conferenza stampa di presentazione alla Literaturhaus Frankfurt, Mazza ha dichiarato: «Saviano non ci sarà perché, da un lato, abbiamo voluto dare voce a chi finora non l’ha avuta. Dall’altro, tra i criteri che ci hanno ispirato, c’è stato anche quello di scegliere autori le cui opere fossero completamente originali, quindi si è fatto questo tipo di scelta».
Lo scrittore con il quale l’attuale maggioranza di governo è in aperto contrasto, riuscirà comunque ad andare a Francoforte. Lo ha annunciato il direttore della Buchmesse, Juergen Boos: «Saviano sarà ospite delle case editrici tedesche».
Tra gli altri nomi più noti che risultano assenti nella lista della delegazione italiana, ci sono quelli di Antonio Scurati, Alessandro Piperno e Paolo Giordano.
Mazza ha spiegato così: «Scurati era stato invitato e ha preferito non esserci, almeno nel progetto italiano. Ma potrebbe essere invitato da editori tedeschi e venire».
Riguardo a Piperno, «ci sarebbe piaciuto averlo, però ha altri impegni, se ricordo bene, legati all’università». E ha aggiunto: «La sua rinuncia, non so quanto sofferta, non è un fatto politico». Infine, Mazza ha detto riguardo a Giordano un laconico «non può venire».
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
IL PROGETTO SCOLASTICO VOLUTO DAL GOVERNO NON INTERESSA NESSUNO, NEANCHE I SUOI ELETTORI
Si torna a parlare di liceo Made in Italy, perché i numeri del flop portano a delle amare riflessioni. La progettualità è a dir poco assente, considerando come non sia ancora certa la formula che verrà adottata dal terzo anno in poi. Di fatto gli iscritti (pochi) non sanno ancora cosa studieranno in seguito.
Pochi iscritti e proposta incompleta
I numeri degli iscritti al liceo Made in Italy, fortemente voluto dal governo di Giorgia Meloni, sono impietosi. Questa nuova scelta inserita tra le possibilità fornite alle famiglie italiane ha portato a poco più di 500 iscritti in prima. Le statistiche lo inchiodano come l’indirizzo meno rappresentativo tra tutti, il che comprende non soltanto i licei ma anche gli istituti tecnici e professionali.
La mancanza di fiducia nel progetto scolastico è anche figlia di una proposta incompleta, attuata con estrema fretta e approssimazione. È l’unico modo per descrivere ciò che ha portato i pochi iscritti a ignorare, di fatto, ciò che andranno a studiare a partire dal terzo anno.
Non è da escludere che a partire da settembre 2025 si assisterà a una “diaspora”. Ne va del futuro di questi ragazzi, per ora certi soltanto del fatto che nel triennio resteranno a scuola per 30 ore a settimana, come in tutti gli altri licei. A ciò si aggiunge un’altra informazione, ovvero che le discipline professionalizzanti saranno le Scienze giuridiche ed economiche per il made in Italy.
Se tutto ciò sarà suddiviso in uno o più programmi, dunque in più discipline, non è dato saperlo. Al tempo stesso si ignorano le ore previste. Dovrebbe essere confermata invece la presenza di due laboratori interdisciplinari. Sul fronte umanistico ci sarà Cultura e comunicazione del made in Italy. Sul fronte scientifico-giuridico-economico, invece, spazio a Dai distretti ai mercati globali: strumenti e strategie per il made in Italy.
Il condizionale domina, in attesa che l’esecutivo si esprima in merito. Si prevede intanto una certa somiglianza con il liceo delle Scienze umane, con opzione economico-sociale.
La scuola Meloni fa flop
L’argomento liceo Made in Italy è stato particolarmente in voga al momento del lancio, per poi svanire dal radar dell’esecutivo. Il motivo è presto detto: lo scorso 24 maggio i tecnici del ministero hanno comunicato l’iscrizione di 506 studenti al primo anno dell’indirizzo voluto da Meloni.
Ciò consente la formazione di 30 classi totali, con una media di meno di 17 studenti. Ciò ha necessitato di una deroga da parte del ministero, considerato che nelle prime di ogni altro liceo sono previsti non meno di 27 studenti.
La matematica non ha partito e in questa storia regna sovrana. Basti pensare che il liceo delle Scienze umane, con opzione economico-sociale, che di fatto dovrebbe far spazio a tutto ciò, vanta 21mila iscritti. Mancanza d’informazioni, approssimazione nella strutturazione del progetto e generale incertezza hanno portato quasi tutti i sostenitori del governo a fare un passo indietro. Quando si parla del futuro dei propri ragazzi, non c’è partito che tenga. Per comprendere quanto male sia stato gestito il tutto, l’opzione economico-sociale della riforma Gelmini del 2010 esordì con più di 10mila iscritti in prima.
Non sono però soltanto i genitori a non essere convinti. Parola Bortoletto, guida dell’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici (Andis), si è così espressa in merito: “Un’operazione fatta troppo in fretta, penalizzando il liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale. Il nuovo liceo è stato proposto con una nota a fine dicembre, a scapito dell’opzione economico-sociale. Era arrivato all’ultimo momento e le scuole potevano scegliere se attivarlo o meno. In più si conosceva soltanto il quadro orario del solo biennio e non del triennio. Mancano indicazioni nazionali e un regolamento. Un liceo monco”.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
SOLITA CRUDELTA’ SOVRANISTA: ASSEGNATO IL PORTO DI LIVORNO A TRE GIORNI DI NAVIGAZIONE
Nella giornata di ieri la nave ong Humanity 1 aveva soccorso nel
Mediterraneo cento persone migranti, tra cui diverse donne incinte e dei neonati, che viaggiavano a bordo di due imbarcazioni “sovraffollate e in pericolo”: un gommone con a bordo 82 persone e una barca in vetroresina coin 18 persone.
Questa mattina un nuovo intervento in mare per la nave umanitaria: su un barchino con 45 persone a bordo l’equipaggio ha trovato anche il cadavere di un bimbo di circa sei mesi. “Siamo purtroppo arrivati troppo tardi per lui”, dicono dall’ong. Nemmeno in questo caso i naufraghi indossavano i giubbotti di salvataggio, il motore era guasto e sull’imbarcazione c’era “puzza di carburante”
Su un secondo barchino, invece, erano in 40 tra cui molti minori non accompagnati. Adesso a bordo della nave umanitaria ci sono complessivamente 185 persone. Per loro le autorità italiane hanno disposto lo sbarco a Livorno. La mamma del piccolo morto, insieme all’altro figlio e alla piccola salma, originari della Guinea Conakry, sono stati evacuati per essere condotti a Lampedusa. Sull’isola, al molo Favarolo, è stata fatta trovare una piccola bara e la salma è stata portata alla camera mortuaria del cimitero di cala Pisana.
“Date le drammatiche circostanze”, l’ong ha chiesto “con urgenza l’immediata assegnazione di un porto sicuro più vicino” anche per lo sbarco di tutti gli altri sopravvissuti.
Secondo quanto ricostruito dalla Sos Humanity, nelle prime ore di questa mattina, la nave ha salvato un totale di 85 persone in pericolo in mare durante due missioni nel Mediterraneo centrale. Il bambino è stato trovato morto. È stata decisa per lui l’evacuazione a Lampedusa su una motovedetta della guardia costiera, insieme alla mamma e al fratellino. Ieri 100 persone erano state salvate in due operazioni distinte. Sulla rotta verso il porto di Livorno, porto sicuro assegnato dalle autorità italiane, l’equipaggio dell’Humanity 1 ha avvistato un’imbarcazione in pericolo vicino a Lampedusa, stamane intorno 5:30.
A bordo 45 migranti senza salvagenti, tra cui donne e minori non accompagnati: qui c’era il bimbo deceduto. Le persone erano partite da Sfax in Tunisia due giorni prima. Un’ora dopo, intorno alle 6.30, l’equipaggio ha incrociato un’altra imbarcazione in pericolo con 40 a bordo, alla deriva in mare aperto, incapace di manovrare e senza attrezzature di salvataggio. Tra le persone salvate numerosi minori non accompagnati, partiti da Sfax. Entrambi i soccorsi sono stati coordinati dal centro italiano di coordinamento dei soccorsi. Attualmente ci sono quindi un totale di 185 sopravvissuti a bordo della Humanity 1, alcuni dei quali “estremamente esausti” e con bruciature di carburante.
Entrambi i soccorsi di ieri, aveva spiegato la ong sui social, erano avvenuti in acque internazionali: i motori delle imbarcazioni si erano fermati e nessuno dei naufraghi aveva giubbotti di salvataggio. “Ancora una volta – aveva scritto l’ong – le autorità italiane hanno senza motivazione assegnato un porto distante per lo sbarco dei sopravvissuti. In questo caso dovremo navigare verso Livorno, circa 1,170 km dal luogo del primo soccorso e questo viaggio durerà tre giorni”.
Intanto proseguono gli sbarchi di migranti a Lampedusa. In 93 sono approdati ieri sull’isola a bordo di tre barchini. A soccorrerli è stata la Guardia di finanza. A bordo dei natanti, partiti dalla Tunisia, c’erano rispettivamente 24, 42 (fra cui 6 minori) e 27 (2 donne e 11 minori) originari di Egitto, Sudan, Siria e Tunisia. Salgono così a 4, nel giro di poche ore, gli approdi sull’isola dove, in precedenza, era arrivato un barcone con 53 persone, tra cui 10 minori.
Il barcone di 10 metri su cui viaggiavano i 53 migranti è stato agganciato dalla motovedetta V836 della Guardia di finanza. I migranti bengalesi, egiziani e siriani hanno riferito di essere salpati da Tajura, in Libia. La barca è stata sequestrata e il gruppo è stato portato all’hotspot di contrada Imbriacola che in precedenza era stato completamente svuotato su disposizione della prefettura di Agrigento.
(da Fanpage)
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