CON LO STATO E CON IL BUON SENSO
ESSERE CON LO STATO NON VUOL DIRE AUSPICARE UNO STATO DI POLIZIA
Più che il senso dello Stato, è il senso del ridicolo che manca nei commenti furibondi di Meloni e Salvini (rispettivamente: premier e vicepremier della Repubblica) alla scarcerazione di Youssef Siher. Il cui arresto in quanto vero e proprio ideatore di una rivoluzione — manco l’avesse depositata alla Siae — aveva sollevato molte perplessità (eufemismo) in ambienti politici e culturali anche molto diversi. Il più spiritoso dei quali Giuliano Ferrara quando scrive che Siher dice più o meno le stesse cose di Ginevra Bompiani.
Del Salvini si sapeva, da lui non c’è da aspettarsi che il ricalco sistematico di tutti i luoghi comuni, nessuno escluso, del bullismo di destra: sui social è stato, per anni, il Siher della sua fazione. Ma Meloni, santo cielo, non la si pensava così esposta all’umore nero del “butta via le chiavi” che è da sempre il mantra del suo vice.
Dopo avere definito «vergognosa» la decisione della gip di Milano, cade rovinosamente nella consecutio temporum del caso Siher, accusandolo di «essere il gestore della pagina Telegram che incitava a quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione». Che la pagina Telegram sia stata aperta dopo, non prima, dei disordini milanesi, per la presidente del Consiglio e per chi la consiglia (male) può anche essere un dettaglio. Per la magistratura, no, non può esserlo, e difatti Siher è già fuori.
Riassumendo: che persone con il profilo di Siher siano all’attenzione della Digos fa parte della legittima e necessaria attività di polizia. Che si ritrovino in galera, e sbattute in prima pagina in quanto Grande Giovane (versione aggiornata del Grande Vecchio) per avere esortato sui social a scendere in piazza, è una assurdità.
Presidente Meloni, siamo più o meno tutti con lo Stato e con la Polizia, ma siamo contro uno Stato di Polizia.
(da Repubblica)
Leave a Reply